torta senza cottura fragole e cioccolato- e il post che mai avrei voluto scrivere.

Io come sempre faccio quel che posso- Francesco Guccini

Quando avevo 21 anni, ero al terzo anno di università. Siccome son di gennaio e ho imparato a leggere ancor prima che a camminare, mia mamma mi aveva fatto "saltar l'anno", come si diceva ai miei tempi, dando alla carriera scolastica della figlia una leggera spinta che, da allora in poi, si è sempre mantenuta, senza traumi. Diploma di scuola media a 13, maturità a 18, laurea a 22, come da curriculum regolare di chi si trova ad avere qualche mese di vantaggio sul resto dei coetanei, e nulla di più. 
Quando avevo 21 anni, però, ero al mio secondo anno di lavoro in regola. Insegnavo- e insegnavo alle scuole superiori, pure statali. Era un periodo in cui, per alcune materie, questo era ancora possibile, specie se le suddette materie dovevano essere insegnate in scuole che ancora non si chiamavano "di frontiera", ma avevano tutti i requisiti per oltrepassarla- e pure dalla parte sbagliata. In parole povere, non ci voleva andare nessuno, in mezzo a teppistelli di periferia, obbligati da servizi sociali e guardie carcerarie a star dietro ai banchi di scuola e la mia gavetta dietro la cattedra era iniziata da lì, con ragazzi più grandi di me che ti davano del tu e bidelli che ti trascinavano dal preside, "perchè ha di nuovo preso l'ascensore, e gliel'ho già detto ieri, che è solo per i prof". 

Ma a me insegnare piaceva- e farlo lì in mezzo, piaceva di più. Con la maturità dell'oggi registro tante e tali di quelle situazioni di rischio che mi chiedo come ho fatto non solo a passarne indenne, ma addirittura a non accorgermene. Ma all'epoca ero una ragazza felice e tanto bastava. 
Quello a cui non bastava, per contro, era mio padre che temeva che un impegno lavorativo costante, serio e per giunta all'estremo opposto della città, potesse distrarmi dagli studi. Che, per inciso, avvenivano su un doppio binario. Perchè, neanche a dirlo, il resto del mondo frequentava una facoltà ed una sola, mentre io ne facevo due e pure in contemporanea. 
La prima era l'Università statale, facoltà di Lettere antiche, nelle forme elefantiache dei miei tempi: tutto lo scibile umano, condensato in 20 esami. La seconda, era una facoltà straniera, convenzionata con quella italiana (è per questo che potevo frequentarne due, in contemporanea), concepita nelle forme di un'università di oggi: snellezza negli esami, obblighi di frequenza, seminari, tutoraggi and so on. Ci ero finita dentro per una serie di ragioni che poi magari un giorno vi racconterò e mi ero innamorata all'istante di tutto, contenitore e contenuti. Ragioni professionali imponevano un percorso di necessità parallelo e così al mattino andavo a lavorare e il resto del giorno lo dedicavo alle mie mille altre cose, fra cui lo studio: perchè per mio padre era chiaro che, qualsiasi cosa potesse accadere nell'universo mondo,  nulla sarebbe stato così importante da giustificare una rinuncia alla laurea. 
Lo ripeteva ogni volta con il tono accorato di chi aveva subito una vita di rinunce, a causa di capacità non riconosciute da un titolo di studio adeguato. Non so cosa avrebbe potuto fare, mio papà, se avesse potuto proseguire negli studi: e non so che cosa avrebbe dovuto subire, se non avesse avuto la grinta e la dignità che gli hanno sempre permesso di relazionarsi alla pari con chi occupava gradini più alti. Certo è che deve aver sofferto parecchio, nel non vedere adeguatamente riconosciuta la sua intelligenza, in un'epoca in cui le carriere si giocavano prevalentemente sui titoli di studio: tanto che la sua più grande soddisfazione, all'epoca, era quella di portare le figlie alla laurea, senza che si dovessero preoccupare di nulla- e io gli rompevo le uova nel paniere, con un lavoro fisso, regolare e pure impegnativo. 
Tuttavia, come ho già detto, studiare mi piaceva: e così, cercavo di mantenermi in pari, sessione per sessione, ritagliando il tempo necessario per gli esami dal lavoro e dal divertimento e sfruttando i trucchi imparati stando dalla parte giusta della cattedra che, mettendomi dalla parte dell'insegnante, quando ancora avevo l'età dello studente, mi avevano spianato la strada 
Fatto sta che quando avevo 21 anni, nella sessione estiva, avevo dato 13 esami: 5 da una parte e 12 dall'altra.I primi 12 voti, erano stati dodici 30 e lode. L'ultimo, era stato un 30. 
Ero in cucina, ancora con i libri in mano, che cercavo fra i ripiani del frigo ristoro alla sete e refrigerio dall'afa dei primi di luglio e, fra le informazioni che sparavo a mitraglia su cosa avrei fatto, chi avevo incontrato, e no, mangiate voi che ho troppo caldo, avevo aggiunto che avevo preso trenta. 
Avete presente, quelle scene che si fissano nella memoria- e lì restano, per tutta la vita? Ecco: con tutta che son passati venticinque anni, ho ancora in mente mio padre, la forchetta a mezz'aria e un'espressione altrettanto sospesa, fra l'incredulo e l'offeso, che mi chiede, preoccupato: " E la lode?"

Il seguito, non lo rammento. Ma so per certo che non era successo nulla, nè scene di disperazione, nè attimi di sconforto, nè incavolature nere- e questo, per un solo motivo. Perchè quella domanda, proveniva da mio papà. Se fosse venuta da qualcun altro- da chiunque altro- avrei reagito, in qualche modo. Ma con mio padre no. Perchè il bene che mi ha sempre voluto è qualcosa di ineffabile, dominante, travolgente, un fiume in piena che comprende mille cose- sostegno, presenza, mani tese, spalle su cui appoggiarsi e ammirazione sconfinata per quella figlia primogenita che sarebbe dovuta esser femmina e chiamarsi Alessandra, nei suoi piani di sempre- che ci ha sempre portato ad andare oltre quelle parole di cui non abbiamo bisogno, da tanto proprompente, ogni volta, è la lingua del cuore. 

Però, sia chiaro, ogni volta che mi viene in mente glielo racconto, questo episodio- specie quando si arrabbia perchè sgrido quella lavativa di sua nipote o quando lo sento indulgente col resto del mondo: lui non si ricorda nemmeno di avermelo detto, ma basta che ci pensi un po' su per ammettere che, conoscendo l'uno e conoscendo l'altra, ci poteva stare. E tanto basta, per sogghignarci su. 

Stavolta, però, lo racconto a voi, perchè è da venerdì che ce l'ho in mente. Da quando, cioè, ho letto l'appunto di Mario, che mi chiedeva di scrivere un post in meno e di interagire di più con i lettori del blog, rispondendo ai commenti che vengono lasciati dopo i post. L'associazione di idee non è casuale: perchè, mutatis mutandis, in questo mondo virtuale, la richiesta è l'equivalente della tredicesima lode di fila e Mario è l'equivalente di mio papà: con tutta che non ci siamo mai visti, ha avuto verso di me tali e tante attestazioni di amicizia- gratuita, per giunta- che inconsciamente mi dispongo verso le sue critiche nello stesso modo che riservo a mio padre e a pochissimi altri. 

E così, oggi, scrivo il post che mai avrei voluto scrivere. 

Se avessi voluto farlo, infatti, lo avrei scritto due anni fa, quando siamo entrati in quel tunnel di strazio, disperazione e sconforto che viene percorso da chiunque incontri nella sua strada una malattia che non perdona, complicata, come nel nostro caso, dai risvolti più indegni e vergognosi della piaga della malasanità. Se l'anno scorso mi avete sentita distante, era perchè stavo lottando con le unghie e con i denti contro la scellerata ubris di certi  medici e di certo  personale degli ospedali genovesi (tutti), convinti che spettasse a loro recidere il filo di una vita- e di farlo con la prosopopea di chi svilisce i propri pazienti a "letti di corsia" e sputa liquame sulla nobiltà della propria professione. Dallo scorso giugno, invece, abbiamo imboccato una strada diversa:  grazie a strutture che funzionano, a medici straordinari, a personale umano e preparato, viaggiamo a cielo scoperto, quel tanto che basta per affrontare i raggi del sole che si alternano alle cappe di nubi, con tutto quello che ne consegue. In questi giorni, siamo reduci da due bei temporali e anche se ora è tornato il sereno, il basso continuo della nostra vita è cambiato. Precarietà, ansie quotidiane, incertezza per quello che ci riserverà il domani- e la tristezza che nasce dal rendersi conto che per quei momenti che la ragione ti insegna ad accettare come parte di un ciclo e che tutto sommato ti toccano in sorte tardi, rispetto ad altri, non si è ancora pronti- e forse, non lo si sarà mai. 

A ciò si aggiunge un altro cambiamento, grazie al cielo meno grave, ma non per questo meno responsabile di certe mie assenze, vale a dire il nuovo contratto lavorativo che da febbraio mi vuole vincolata alla scrivania dell'ufficio, dalle 8.30 alle 16.00, orario continuato. Prima, avevo una totale flessibilità di orari, potendo anche lavorare da casa. Ora, devo anche lavorare da casa- e andarmene in ufficio. Ovvio che le responsabilità siano aumentate- ovvio che il carico di lavoro sia triplicato. E spero che sia altrettanto ovvio per tutti che, pur avendo libero accesso ad internet, non mi sia possibile trascorrere sul blog più del tempo della pausa caffè. Scarico i commenti, per evitare che chi li ha lasciati pensi che non siano stati ricevuti e quindi li riscriva. Ma rispondere, è tutta un'altra faccenda: implica tempo e concentrazione- e se sono in ufficio è evediente che ambedue debbano essere dedicati alla mia scrivania e non al resto. 

Va da sè che questo cambio di contratto abbia avuto delle ripercussioni pesanti anche sulla vita domestica: se prima potevo scegliere di lavorare alla sera e di dedicarmi all'asse da stiro al mattino, ora non posso più- e tutte le incombenze della perfetta "donna in corriera" sono lì, pronte ad aspettarmi, appena varco la soglia di casa, di solito con tacchi storti, piega sgarruppata e carica di borsine della spesa che neanche un camallo, nei momenti migliori. Rientro alle 5, ho una casa grande, un marito e una figlia bene abituati- fate un po' voi. 


In mezzo, ci sta tutto il resto- e quando si tratta di una vita vissuta pericolosamente come la mia, potete immaginare con che cosa debba fare i conti, tutti i giorni, tutte le ore, tutti i minuti: progetti vecchi e nuovi, obiettivi raggiunti e da raggiungere, programmi che si scombinano e si ricombinano, proposte decenti che si rifiutano e proposte indecenti che si accettano sempre, la sfiga che con gli altri ci vede benissimo, con te è addirittura ipermetrope- e, in mezzo questo blog, che chiamarlo hobby è una barzelletta e chiamarlo lavoro un insulto alla Costituzione, laddove si sancisce il diritto ad una retribuzione proporzionata alla qualità e alla quantità del'impegno etc etc. Per non parlare della violazione di tutti i precetti religiosi, quelli legati al riposo, visto che qui sopra non ci sono nè venerdì, nè sabati, nè domeniche e se vado avanti così mi gioco anche le feste comandate. 

Se però finora non vi ho mai parlato di nulla, è per il semplice motivo che Menuturistico non è un diario pubblico. Essere comunicativi, estroversi, senza filtri, è una cosa. Essere riservati e gelosi del proprio privato è un'altra, come sa bene chi, come me, è entrambe le cose. Il fatto che sappiate come la penso su un sacco di argomenti, che conosciate i miei gusti e la direzione delle mie preferenze e  che possiate prevedere le mie reazioni significa che, in questi tre anni, ho raccontato me stessa- ma non gli affari miei. Quelli, li riservo di più alla niusletter- ma anche lì, vi sarete accorti che son mesi che non ne arriva una: perchè scriverla ora significherebbe gioco forza attingere ad una dimensione privatissima che la riservatezza del mio carattere mi trattiene dal condividere. E siccome non ho filtri, quando mi racconto, preferisco "passare la mano", a tempi più tranquilli. Perchè intanto lo so, che voi mi capite. 

Epperò....


"Non sono cattiva. E' che mi disegnano così"- Jessica Rabbit

Epperò, "qui sopra" non sono tutti benevoli. Non sono tutti ben disposti. E, probabilmente, non sono tutti ben sintonizzate sulle mie bande. E non c'è come finir prigioniera di stereotipi che non ti appartengono, per trovarti in mezzo a fraintendimenti da cui si finisce sempre per uscirne con le ossa rotte- e io più degli altri. E questo, Mario lo sa, più di altri, meglio di altri.
E quindi, questo post andava scritto. 
E andava detto, forte e chiaro, che se in questo periodo, per qualche volta, non ho risposto ai commenti, è perchè sono a pezzi. Fisicamente, moralmente, spiritualmente. Ma non rinuncio all'appuntamento con questo blog, per il semplice motivo che, al momento, se mai ho un'illusione di normalità, è qui e solo qui che la trovo.  Se mi dedico all'emmetighallenge, passo dei quarti d'ora a scrivere cavolate su facebook, scrivo post a cui so che non potrò dedicare più tempo di quanto già mi prendano ogni giorno (e da quando c'è mt, mi alzo fra le 5 e le 6 del mattino)- è solo perchè il risultato di questi due anni è una stanchezza cosmica, che mi ha prosciugato di ogni energia. E la vita virtuale è la sola che mi permetta di recuperare qualche pezzetto di un presente altrimenti travolto da preoccupazioni e dolore- e di attingere da qui quello che mi serve per andare avanti, senza venir meno a nessuno dei mille impegni che mi son presa con voi come con tutti. come non mi assento dal lavoro, come non mi stacco dall'asse da stiro, così non scrivo post buttati lì, con ricette mal descritte o mal presentate, comportandomi nell'unico modo che conosco e a cui, ahimè, chi mi sta vicino si è subito abituato, quasi che io non abbia il diritto/dovere di mollare un  po' gli ormeggi e non essere sempre quella che va al massimo. 
Sia chiaro: io vorrei poter rispondere a tutti i vostri commenti, sia per il puro piacere che ne ricevo, ogni volta, sia perchè questo significherebbe che nel mio porto, è tornata la quiete. Ma se non lo faccio, è solo perchè non posso- e se non posso, è solo per i motivi di cui sopra, a cui si aggiunge ancora una cosa: vale a dire, una parte "buona" di una vita reale, fatta di un marito collaborativo, presente, desideroso di rendermi felice, di una figlia che tutto il mondo mi invidia- e con piena ragione, e di una serie di piccole e grandi gioie che mai come in questo periodo desidero godermi con consapevolezza piena. 
Riuscirete a perdonarmi? :-)

TORTA DI FRAGOLE E CIOCCOLATO SENZA COTTURA

torta di fragole e cioccolato senza cottura

ciclicamente, vi ammorbo con la foto di questa torta, su FB- e ieri ho visto che l'Araba ne ha postato una simile, in versione total white. Io vado di total- black- e vado pure veloce, perchè mi è giusto caduto l'occhio sull'orologio e il tempo per i convenevoli non ce l'ho. Neanche per gli ingredienti, a dirla tutta, per cui ve la racconto così come viene. 

vi ci vuole uno stampo da cheese cake, a cerniera, oppure uno da crostata col fondo amovibile- se desiderate sformarla. Altrimenti, va bene tutto. 
Imburratelo bene e stendete sul fondo un foglio di carta da forno, dello stesso diametro dello stampo. Imburrate pure quello. Mi raccomando, non dimenticate i bordi. 
Riducete in polvere dei biscotti al cioccolato (per uno stampo di 24 cm di diametro, ce ne vogliono circa 250 g) e aggiungetevi 100 g di burro fuso. Mescolate bene e versate il composto nella tortiera. facendo pressioni con la mano, stendetelo in uno strato sottile sul fondo e sui bordi. Mettete in frigo per un'oretta. 
Mondate tante fragole quante ne servono per rivestire metà del fondo della torta e tagliatele in due. disponetele sul fondo, così...

torta di fragole e cioccolato senza cottura


dopodichè, se siete di corsa, preparate una ganache veloce al cioccolato,portando quasi a bollore 250 g di panna fresca liquida e versandola lentamente su 250 g di cioccolato fondente al 70%, spezzettato. Con una frusta, far sciogliere bene il cioccolato e versare la crema sulle fragole. Tenere in frigo fino a mezz'ora prima di servire.

se avete più tempo, potete fare la ganache montata di Santin (anche questa, nella versione semplificata)
Ingredienti:
• 350 gr. di panna
• 350 gr. di cioccolato al 70 o 75 % di cacao
• 260 gr. di panna montata
Preparazione:
Scaldare la panna e versarla sul cioccolato finemente tritato mescolare fino ad avere un impasto omogeneo. Lasciare raffreddare fino alla temperatura di 40° e incorparare la panna montata.



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Mai 06/29/2012 14:06

... e vedo che il mio post non si è salvato (chissà cosa o tasto avrò pigiato...) ma volevo soltanto darti un pò d'aria con il ventaglio perche te lo meriti, perche l'aria di un ventaglio porta via il caldo ma non i ricordi e non fa male come l'aria in "scatola" (come dice StefaniaPS).

e perche passerei ore ad abbracciarti anche con il caldo, perche sei VERA (spero non comporti malintesi...) e ti ringrazio per questa bontà al cioccolato, che mi calma lo espritu e solleva l'animo, che per di più non va cotto!

Grazie!!!

emmetì 06/29/2012 11:07

grazie a te, invece.... E' bello sapere di avere anime elette attorno a noi! ( PRIVATA, non pubblicare quel che sto per scrivere) sappi che avevo già scritto questa risposta... e credevo di averla confermata e inviata.... Ma sono ancora sotto choc per esser stata aggredita alle spalle , rapinata di un collier e sbattuta per terra martedi scorso (rientro oggi in ufficio ) a 30 mt dal cancello di casa mia, alle 18 e col sole che brillava limpido nel cielo... E ora non sono piu' come prima.........no, proprio no. Stai attenta quando passi in zona, mi raccomando!!!!

emmetì 06/29/2012 09:42

grazie a te, invece : in un brutto momento della mia vita (martedi sono stata aggredita alle spalle, presa per il collo e sbattuta per terra alle 6 di sera, a 30 mt da casa mia-a qualcosina in piu' dalla tua, occhio!!!- )è bello avere la certezza di un'anima affine. un bacio

poverimabelliebuoni/insalata mista 06/27/2012 23:26

IDEM!! baci, CrisG

Michela 06/27/2012 23:13

:-* solo un bacione e un abbraccio. Le parole (le tue, le mie) non sono strettamente necessarie. Comunque tu, per me, sei da centodieci e lode perenne e bacio accademico

Glu.fri 06/27/2012 17:03

Baci, anche a Gamby vah

Alessandra Gennaro 06/27/2012 16:35

la solita buona sorte dei Napoletani... li ho esauriti tutti, i fanchiulo, per oggi... :-)))))

Gambetto 06/27/2012 15:58

Fanchiulo tutto....ok...ma il disco di Miguel Bosé "Super Superman"...quello posso salvarlo?! :D

PS
GRAZIE

Alessandra Gennaro 06/27/2012 14:29

già che ormai siam peggio di giulietta e romeo :-)

Secondo te, cazzuta come sono, non ti avrei elegantemente mandato a quel paese, se non avessi colto in quale profondità e in quale terreno di amicizia nascesse quella richiesta?
La risposta è sì- e pure neanche troppo elegantemente.

A prescindere da alcune valutazioni di ordine generale, tipo che questo blog è scritto per me- e per una cerchia di amici che si è infittita, in questi anni, ma che non ha cancellato quelli della prima ora, che son quelli a cui si pensa, ad ogni riga che si scrive, ad ogni virgola che si mette, tanto che poi, alla fine, i post son tutti pieni di corrispondenze, che Baudelaire al confronto si fumava l'incenso...

Se non me lo avessi fatto capire tu- e in quel modo, non ci sarei mai arrivata. Mai. Perchè l'essere cazzuti significa anche ostinarsi a fare degli errori. Non ascoltare consigli. Non saper dire: ok, ho sbagliato, correggo. Oppure, come spesso nel mio caso, significa anche pensare non solo di potercela sempre fare, ma anche di lasciare intendere che sia scontato, essere cosi.

sono molto più serena, da quando ho scritto questo post. perchè ho tolto un macigno, che a me pesava, sulla strada di una comunicazione che, al di là della riservatezza dei contenuti, è sempre andata sulla direttrice della lealtà e della spontaneità. Con tutti- perchè è vero che scrivo per i miei amici, ma chi passa di qui si becca tutta la ale, senza filtro, che gli piaccia o no.

Ci giravo intorno da troppo tempo, dovevo togliermi questo dente, non sapevo come farlo. Mi hai offerto un paio di tenaglie d'argento :-))) e dopo la sofferenza di ieri, oggi sono sollevata e serena.

e fanchiulo tutto il resto, mario. Cerotti inclusi :-)))

๓คקเ ☆ 06/27/2012 13:56

Un abbraccio affettuoso, senza bisogno di parole.

Gambetto 06/27/2012 13:44

Questa è il commento-risposta che non avrei (mai) voluto scrivere.
Ho letto tre volte il post.
La seconda più lentamente della prima, volevo avere la panoramica all'inizio, poi con la terza solo alcuni brani per andare a pescare ancora più nel dettaglio certi passaggi.
Le reazioni personali non hanno un corrispettivo in parole in certi casi ed è un bene, così come il non richiedere risposte in alcuna forma che metterebbero ancor più a nudo le debolezze affettive personali, soprattutto quando (in ritardo) si ha coscienza di mancanza di sensibilità. Adesso scrivo invece con mente (possibilmente) più fredda.
Un paio di settimane addietro ti avevo chiesto di scrivere a 4 mani un "Quello che (non) ho" e tu non solo hai trovato il tempo di farlo ma hai anche messo nero su bianco una delle pagine più vere e belle del tuo diario di "cucina" e questo non perchè lo dico io (sono al momento l'ultimo che può parlare...), quanto per la reazione che hanno avuto tutti quelli che passano per MenùTuristico in cerca di un quid che fa sentire meno soli nelle proprie quotidianetà e non certo ai fornelli.
Dovevo fermarmi la, perchè quella non era una mia vittoria ma la tua che ritrovavi un certo modo di colloquiare con chi dall'altra parte 'ascolta' e non per quel pubblico che pende dalle tue labbra qualsiasi opinione tu possa esprimere sullo scibile umano.
Epperò...per me voler bene una persona è avere rispetto della sua visione, comprenderla, supportarla quando si è coscienti di un momento di debolezza ma soprattutto contrastarla (per quello che non si condivide) quando si ha percezione di una parità di energia e di predisposizione, perchè nell'affetto è insito (o almeno dovrebbe esserlo) quell'istinto che ti fa individuare i tempi per confrontarsi.
Ecco evidente la mia mancanza di sensibilità. La spontaneità non è un alibi a 40 anni quando perde colpi appunto sul piano della delicatezza, contraddicendo irrimediabilmente quel bene manifesto che in qualche modo ho tradito.
Questa volta mi sono sbucciato un ginocchio da solo ed è giusto riflettere se mettere un cerotto o meno.

La Gaia Celiaca 06/27/2012 11:40

ale io non dico niente perché mi vergogno della mia vita molto comoda e rilassata.
ti mando solo un abbraccio e una sequela di complimenti che non finisce più

Anonymous 06/27/2012 10:36

Eh, mia cara.... sei una donna straordinaria e ciascuno, alla ricerca di piacere e arricchimento, ti vorremmo tutta per noi per almeno mezzoretta, al giorno, naturalmente....!
Si sa (a stento) che non è possibile... ma sappiamo anche che tutto quello che esce dal tuo computer è scritto col cuore, ricetta, sfogo o spiritosaggine che sia: e dici poco ???
Anche se ti dico di calare un po' il ritmo, di riguardarti, di mollare ogni tatno so ben che da questo orecchio non ci senti... però... non si sa mai...!
tanti baci
Maria Chiara

CorradoT 06/27/2012 09:58

Si chiama vita. Quel che importa e' fare del proprio meglio.
CIAO
P.S. :)

Chez Denci 06/27/2012 09:12

Non so se questo post mi ha più stupita o stranita perché di primo acchito ho detto non posso leggerlo è troppo personale e di sicuro non posso commentarlo perché che devo dirti? Sono un'estranea che non sa i motivi che ti hanno spinto a scriverlo e le persone cui è veramente rivolto ma poi leggendolo con attenzione ovviamente c'è tanto di "tuo, di intimo" ma c'è anche la necessità tua personale di scriverlo e quindi che ben venga se vale come sfogo e non certo come scuse.
Scuse????
Che brutta parola.. ci si scusa quando realmente si fa qualcosa di brutto, di sbagliato ma quali sarebbero le tue colpe?
Un lavoro; una famiglia; un blog che da hobby si è trasformato in un impegno a tempo pieno?!
Eh sì devi scusarti ma devi scusarti solo perché non ci sveli il tuo segreto, come fai a fare tutto, a stare dietro a tutto e a farlo con una naturalezza che solo a leggerti a volte personalmente mi fa affaticare al solo pensiero :-)
Sincerità per sincerità, se tu lo sei stata ne meriti altrettanta... quando vi ho cominciato a leggere all'inizio ho pensato foste due snobbone; due con la puzza sotto il naso; due della serie so fare tutto e lo so fare meglio degli altri; grazie all'MTC vi ho scoperte meglio e non perché siete così carine da commentare ogni ricetta ma perché ci sono degli aiuti, dei consigli, dei suggerimenti che arrivano oltre i commenti.. prendi ad esempio le news lettere che accompagnano ogni sfida... ma chi ve lo fa fare????
Il vostro modo di essere ovviamente o almeno quello che si percepisce senza conoscervi per davvero.
Non nego che a volte quando leggo alcune vostre ricette e tue soprattutto alzo le mani perché usate ingredienti che non ho mai sentito nominare e dico: sono loro che abitano su Venere o sono io che abito a Cartunia? Però nonostante questo quando posso vengo sempre a sbirciare perché leggervi è un piacere ed ingredienti a prescindere c'è un consiglio, un segreto, una dritta sempre utile nascosta tra le righe.
Ecco ho finito i miei 10 minuti giornalieri ma li ho spesi bene.
Cara Wonder woman i miei ossequi :-)
Debora

Alessandra 06/27/2012 02:18

Ciao Alessandra, all'inizio della storia ho sorriso pensando al record universitario di mio marito che aveva tutti A+ (sistema diverso, ma mi capirai) e un unico A, solo soletto senza il +. Accidenti gli è rimasto impresso!!! Poi quando e dove sono andata io era un periodo che non davano i voti, e quindi ne sono uscita indenne.
Per la seconda parte, non so cosa dire, sto vivendo un momento simile perché ho appena perso una persona per colpa del cancro, una cosa velocissima, scioccante, mi gira ancora la testa, e anche il mio blog non e' un diario personale ma nelle ultime 2 settimane ho postato molto meno.... fa troppo male parlare di tutto veramente. Ho perso un'amica qualche mese fa e l'ho ricordata sul blog, ma questa storia e' così diversa (come sono tutte) e la vivo diversamente e ancora non so come affrontarla. Ma anche se non ne parlo e posto tranquillamente le mie cose, tranquilla non sono, e che non voglio far star male anche chi legge.... Che strana facciata virtuale che ho creato!

Un abbraccio
Alessandra

gloria cuce' 06/27/2012 01:14

Io che pensavo di essere una che fa tante cose, al lavoro mi hanno soprannominata "Multi-task" e decantano le mie lodi perchè quest'inverno ho vissuto in una città nuova, da sola, senza macchina, con i miei bambini e riuscivo a fare tutto. Adesso sono tornata trovando una casa che dire alla deriva è proprio riduttivo, pensa che oggi ho dovuto dipingere con la candeggina il soffitto ed una parete della mia camera per togliere le macchie di muffa perchè la stanza è rimasta chiusa per quasi nove mesi. Io non ce la faccio a rispondere, ne a scrivere, ne a leggere tutti i post dei blog che seguo, io, pur essendo un anno avanti come te perchè già parlavo anche un po' di inglese, mi sono diplomata ad appena diciotto anni ma mi sono laureata tardissimo, tutto quello che faccio lo faccio benino e non benissimo, di trenta e lode ne ho preso solo uno! I prof dai miei interventi durante le lezioni si aspettavano che prendessi sempre la lode e siccome rimanevano delusi non mi davano quasi mai più di 28. Io non stiro da tempo immemorabile e non so come fare (ogni tanto stiro una camicia di mio marito che ormai ha deciso di comprare quelle che non si stropicciano), chiudo gli occhi e basta. Tutto questo per farti capire che sono felicissima che fino ad ora hai sempre commentato tutte le mie ricette dell'mt, che non importa se non potrai farlo NON SEI OBBLIGATA, che sono felice che rallenti il ritmo così avrò il tempo di leggere TUTTI i tuoi post, che ti invidio per come scrivi, per la doppia Laurea, per come fotografi, perché ogni volta che leggevo su fb: sono appena tornata..... pensavo: ma come c.... fa? Avrà una che fa tutto in casa.... ed adesso scrivi anche un post del genere per scusarti. MAH!!!!! Continuo a rimanere basita, datti una calmata, rilassati! Basta anche solo un post la settimana e saremo tutti più contenti perchè potremmo leggerli senza fretta come con il libro preferito che ci aspetta sul comodino.
Ormai lo sai che ti vogliamo tutti bene qualsiasi cosa tu faccia. Quando l'anno scorso mi hai risposto alla mail in cui spiegavo il motivo per cui non potevo partecipare ad un MT (risi e bisi), sei stata molto più di conforto tu, che non conoscevo, che alcune mie amiche, le tue parole mi hanno dato tanta forza di affrontare la situazione con serenità.
Quindi grazie per il tempo che ci dedichi ma cerca di pensare un po' più a te stessa.
Un abbraccio ed un bacione!!!!!!!
P.s Mamma che commento sconclusionato!
E vabbè sono fatta così!
Aribaci!

elena 06/26/2012 23:48

Un abbraccio forte, forte....l'ho sempre detto che sei speciale, ho ancora sul gozzo il Circolo Pickwich...;))

Cle 06/26/2012 21:33

Non ti perdono... non c'è nulla di che perdonarti, ma solo da farti grossi complimenti!
PErò hai fatto bene a scrivere questo post... questo blog fa un sacco di lettori nuovi ogni giorno e magari non tutti sanno che dietro lo schermo ci sono persone con vite più o meno complicate che non si limitano a fare del proprio meglio, fanno molto di più!
Più siamo, più è difficile, più è lodevole il vostro lavoro.
Un abbraccio.

Mamma Papera 06/26/2012 19:53

ale ma perdonarti di che? sei fantastica sei unica e sei umana oltre tutto, a volte mi chiedo come fai a far tutto <3<3<3 ti abbraccio forte e sai come la penso ^_^

lucyinvacanzadaunavita 06/26/2012 19:00

proviamoci!!!

Ritroviamoci in Cucina 06/26/2012 18:58

Ciao, io ho cominciato a far parte di questo "mondo" da poco e non ti conosco affatto.
Non sono il tipo di persona che si lascia colpire incondizionatamente non appena si tirano in ballo i sentimenti, quindi quanto ti scrivo è consapevole.
Devi essere una persona di una determinazione di cui io non sono stata - e mai sarò - capace. Ti ammiro sinceramente.
PS Prima di cominciare col blog non avrei potuto nemmeno presagire di che fonte inesauribile di cura potesse costituire per me che ero completamente svuotata.

Mamma in pentola 06/26/2012 17:52

Anche senza conoscerti personalmente...da subito, da quello che scrivi "di non personale", si capisce che non sei una persona normale, ma sei una donna Super e una donna Super ha tutte le cose da fare che hai te, quelle che ti piace e quelle che devi, in quanto mamma, moglie e lavoratrice; ma tra le cose che ti piace fare sicuramente c'è MenuTuristico e tutto quello che lo concerne e siccome deve rimanere un piacere il post di oggi non importava, ma è più forte di te, l'hai voluto scrivere, perché sei...Super...ed è la lode (ciliegina sulla torta) che non hai preso qualche hanno fa: quello che sei oggi era prevedibile che lo diventavi, già da quando eri studente: due facoltà e un lavoro fisso da insegnante in una scuola da veri "duri"??!!!....Ed eri solo una ragazza...e che ti aspettavi ora che quella ragazza è diventata una donna, una moglie e una madre e sempre una figlia (per fortuna)...per forza ti è triplicato il "lavoro", ma questo perché lo vuoi te e "lo puoi te"....e da mamma, donna e moglie "normale" e con meno esperienza di te, ti ammiro e ti rispetto anche se non sempre rispondi e non sempre dai il massimo (ma quando?), ma per me era sottinteso....importante è che non ti perdi di vista, come ti ha scritto Lucyinvacanzadaunavita, ma che te lo dico a fare..lo sai già.
Intanto prenditi un abbraccio e un bacio
da una mamma, moglie e figlia, che nonostante tutta è rimasta pigra lo stesso
e chissà che non sia un po' contagioso...così ti riposi un po'...
Claudia
P.S.Non mi rispondere che la lode te la do lo stesso eh...

lasagnapazza 06/26/2012 14:22

Cara Alessandra, ho letto stamattina il tuo post, come ormai faccio da tre anni a questa parte. Non ci conosciamo molto ma ti seguo da sempre. Ed è per questo che mi permetto di inviarti un mio commento a questo tuo post scritto a cuore aperto.
La tua generosità traspare da ogni singola lettera che compone ogni singola parola di ogni singolo post di questo blog. E così il tuo entusiasmo. E la tua cultura. E questo mix esplosivo di qualità (che forse non tutti comprendono e che forse qualcuno ti invidia) fa sì che ci si aspetti da te sempre il massimo. E’ la storia della lode mancante su quel trenta. Ti assicuro, so cosa significa. Ma penso che chi ha imparato a conoscerti sappia anche che una tua mancata risposta a qualche commento non significa nulla perché sicuramente sarà stata determinata da motivi più che validi. E non è bello che tu ti senta in dovere di giustificarti per questo.
Un abbraccio
Mari

grEAT 06/26/2012 14:03

cara alessandra, la ricerca della perfezione e di consenso è l'ennesima fregatura che ci hanno inoculato, tanto per non lasciarci vivere la nostra vita; perfino a un blog che teoricamente dovrebbe essere senza impegni. più o meno.
detto da una che non sapeva dire di no finchè non ha deciso di dire di no e ora sta mooooooooolto meglio!

ps. ho fatto leggere a mio marito il tuo post sulla kopenhagi e tu ti sei beccata i complimenti per il bellissimo post; io la richiesta pressante di farla.

un abbraccio e non mi rispondere! :)
irene

stella 06/26/2012 13:54

si io ti perdono ;-)

Francy 06/26/2012 13:51

Sei stata fin troppo generosa nel condividere molto del tuo privato. Secondo me scegliere come impiegare il tempo è una delle poche libertà che la vita stressante di oggi ci concede, e per nulla al mondo ci rinuncerei.
Ripeto, anche se immagino che avendo un'ottima padronanza della lingua italiana questo post l'avrai scritto in dieci minuti, lo stesso secondo me non ti dovevi sentire obbligata. Io sono per lo slogan "il blog è mio e me lo gestisco io"! La ricetta no, quella hai fatto bene, perfetta in queste calde sere d'estate dove accendere il forno è improponibile! Bacioni, Francy

Acquolina 06/26/2012 13:29

sì, ci hai abituato bene, i tuoi commenti, come i tuoi post, sono sempre spiritosi ma centrati, densi e pieni di umanità, sei una persona speciale, mi dispiace per quello che stai affronatando, un abbraccio!
Francesca

Stefania Orlando 06/26/2012 13:22

Non servono sempre parole per spiegare, tanto fa la percezione del "tra le righe"...non dovevi scriverlo questo post, Ale, perchè siamo noi lettori ad avere aspettative disumane, non tu a doverti giustificare.
Chi il blog lo regge merita anche di prendere respiro, come, quando e perchè meglio creda.

Un abbraccio da una che ha appena cambiato lavoro, ed è pure andata a scuola un anno in anticipo ;-)

Saretta 06/26/2012 13:16

Ale, hai tutta la ia ammirazione ed anche di più..forza!Un abbraccio
Sara