Panini Greci del Monte Pilio, per un angolo di Grecia da ricordare


panini alla feta del monte pilio
A me, non riesce di chiamarlo Pilio, perchè la pronuncia del greco moderno è uno scoglio insormontabile per le mie orecchie: e quindi, dico Pelion- e penso a Chirone e ancor prima a quei furboni dei Giganti che, nel disperato tentativo di raggiungere il vicino Olimpo e fare irruzione nella casa degli dèi, loro nemici, si fecero venire la bella pensata di appoggiare sopra la vetta di questo il monte Ossa. Da allora in poi, queste due cime sono diventate un modo di dire, nel parlar comune dei Greci, per riferirsi a imprese che lasciano il tempo che trovano: e magari non sarà neanche escluso che il nostro detto, tutto genovese, "grande, grosso e abelinou" abbia preso ispirazione da questa assurda impresa.


Come sia andata a finire, è cosa nota: i Giganti vennero sterminati, gli dèi se ne rimasero stabilmente sull'Olimpo, ma il Pelion ebbe comunque fortuna come località di villeggiatura: divina, sia chiaro, perchè anche se siamo dal lato del mare, parliam pur sempre della Tessaglia, che è zona di monti, ripidi e scoscesi: e anche se l'Himalaia è un'altra cosa, affrontare queste salite, due millenni e rotti fa, non era certo impresa da poco, almeno per gli umani, che non potevano contare su mezzi di trasporto come nuvolette, cavalli alati e tutto quanto fa Olympus Car Park

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Ma poi arrivò un certo ingegner De Chirico, che oltre ad aver dato i natali al più famoso Giorgio, progettò un piccolo treno che, alla fine del XIX secolo, aprì la strada delle montagne: trasportava merci e persone, tutte assieme, e si arrampicava lungo un binario largo appena 60 cm, e per giunta tutto a curve, ma per quelle terre fu l'equivalente di una benedizione: da allora, infatti, si iniziò a pensare alla costruzione di strade e di altre infrastrutture, tanto che oggi queste zone sono facilmente accessibili a tutti. Il trenino è andato in pensione, ma da qualche tempo è stato restaurato e riciclato come attrazione turistica. E' attivo su una piccola tratta, che si inerpica fra paesaggi mozzafiato, in cui gli scorci del mare più bello del mondo si alternano a tuffi nel verde delle foreste, in mezzo ad architetture antiche, a piccole bomboniere che qui si chiamano chiese e al susseguirsi magico degli "aghià" della fede popolare, quella che ti fa battezzare il villaggio con il nome di un santo, garanzia di protezione, in vita e post mortem.
Quando sono andata in Tessaglia, ero troppo giovane, per poterla apprezzare come avrei dovuto. E oggi, sono troppo vecchia per poter avere il tempo e l'incoscienza di quegli anni,  i veri artefici di una serie di viaggi altrimenti mai fatti. Una partenza, oggi, richiede programmazioni, confronti di agende, suppliche al capo e dita incrociate contro le insidie della professione di mio marito, che di ritorni a precipizio e di viaggi interrotti a metà ne abbiam già fatti troppi. Ma se mai finissi in una favorevole congiunzione astrale, con due pagine di agende libere, in un periodo morto della primavera, questi son posti dove tornerei: per godermeli con la maturità dei miei anni, lontana dai rumori, dalla folla, dal bagno a mezzanotte e l'alba con la chitarra. e magari per assaggiare questi panini, scoperti un mese fa nel libro di Vefa e da allora già rifatti due o tre volte, da tanto son buoni...

PANINI ALLA FETA DEL MONTE PELIO

panini alla feta del monte pilio
La stessa versione, ma con foto che parlano, è dalla Ale only Kitchen , la fonte, come dicevo prima è Vefa's Kitchen, di Vefa Alexiadou, Starbooks dello scorso giugno che mi farà compagnia per tutta l'estate.
Ingredienti per 6 panini o 12 stuzzichini

150g di farina bianca 00
150g di farina bianca "0" o manitoba
120ml di latte fresco tiepido
mezza bustina di lievito di birra  secco (o 12 g di quello fresco)
un cucchiaino di miele (leggero: acacia o millefiori)
un albume 
un cucchiaino di sale fino
2 cucchiai di acqua tiepida
4 cucchiai di olio exv d'oliva


Per farcire:
100g di feta
origano a piacere
Per decorare:

semi di sesamo
burro fuso per spennellare
1 tuorlo

Unire alle farine setacciate il lievito secco (o sciogliere quello fresco nei due cucchiai d'acqua tiepida + miele) l'olio, l'albume, il sale,Aggiungere il latte, poco per volta, e impastare fino ad ottenere un impasto liscio, omogeneo, elastico e non appiccicoso. Formare una palla, ungerla leggermente e metterla in una ciotola. Incidere leggermente la palla con un taglio a croce e coprire con un canovaccio umido. Far lievitare per un'ora o fino al raddoppio, in un luogo tiepido e al riparo da correnti d'aria (il forno spento va benissimo). Quando l'impasto sarà raddoppiato, riprenderlo e stenderlo in un rettangolo di 12x36 cm a 3 mm di spessore. Da questo rettangolo, ricavarne 6 di 12x6cm, farcirli con la feta sbriciolata, e arrotolare l'impasto su se stesso, formando dei rotolini. Avvolgere a spirale, posizionare con la chiusura in basso su un placca da forno rivestita con carta forno. Imburrare la superficie e far lievitare ancora 40 minuti fino al raddoppio. Spennellare con delicatezza la superficie con il tuorlo d'uovo mischiato ad un cucchiaio d'acqua, cospargere con i semi di sesamo o quelli di papavero,  ed infornare a 200°C per 25 minuti, fino a doratura. Servire tiepidi. Per gli stuzzichini, formare dei rettangoli più piccoli. Sono ottimi per accompagnare salumi.

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MarielladM 07/13/2012 11:24

Al liceo avevo un terribile professore di latino e greco, che, oltre a farci tradurre dal latino in greco (!), pretendeva anche cose del tipo: "il testo è in attico, lo legga come se fosse scritto in ionico" oppure "legga con la pronuncia del greco moderno"... Insomma, non ci ha fatto mancare nulla... Quanto ai panini,sono assolutamente da provare!

Anonymous 07/13/2012 11:02

Con Vefa hai conquistato anche me, appena acquistato su Amazon grazie ad un extra sconto
Per ora ho provato poche cose ma son riuscite benissimo
Laura Pennydue

Anonymous 07/13/2012 10:58

che voglia di tornare in grecia, i panini buonissimi , ma è la gracia e il calore dei greci che mi manca, anche per quest'anno non potrò tornarci, ma li mi sento a casa baci merida

ele 07/13/2012 10:14

il racconto mi ha rapita e l'ho letto incantata immaginandoti col peplo nella versione "antica" e "moderna" che ora non posso non assaggiare i panini...ci vediamo alla "stazione"? ce li mangiamo in treno, però li faccio io!

grEAT 07/13/2012 09:29

è veramente una regione bellissima. mare e montagna con tanti paesini con carattere locale per fortuna!
questi panini confesso che non li conoscevo! ah la vefa!!!! :)

irene

Anonymous 07/13/2012 09:06

Anch'io non riesco a prendere confidenza con i suoni del greco moderno e continuo a pronunciare tutto nell'unico (a parer mio) modo ...
Mi hai fatto ricordare la salita alla cima dell'Olimpo (qualche decennio fa...), vero trono degli dei: lungo il sentiero ci aspettavamo di veder comparire Zeus o Atena da un momento all'altro !
Maria Chiara

emmetì 07/13/2012 08:24

bello questo post! Chissà quali meccanismi sotterranei ti hanno portato a scriverlo....Appena letto, io ho ripescato il mio amore per la calda voce (e quella "erre"....)di Francesco Guccini, che nel brano La Genesi declama in chiusura :"....Era venerrrrdi trrrecidi, dell anno zerrrro, del Parrrradiso"!. Citazione divertita, che stuzzica la mia fantasia almeno quanto questi panini, che faro' appena a casa, e onoreranno il mio desco, stasera.