MTMag- Pensavo di avere un melanoma. Era un succhiotto


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Woody Allen, what else?, che questa settimana firma uno degli articoli più esilaranti apparsi nelle pagine culturali dei nostri quotidiani  (La Repubblica, 19 gennaio 2013), sull'ipocondria. Due giorni che l'ho letto, due giorni che sono affetta da scoppi di risa inaspettati e incontrollabili: non sarà lapanacea da tutti i mali, ma un buon tonico per far tornare il buonumore sì. E a me, di questi tempi, basta e avanza.



Lunedì scorso c'è stata la prima incursione dell'anno in libreria, da cui sono uscita con tre volumi in borsa e una lunga serie di titoli in agenda. Devo attaccare l'ultimo, ma al momento sono una donna felice. E tutto grazie ad una signora di 88 anni, che di nome fa Elda Lanza, che prima di dedicarsi al romanzo giallo è stata giornalista, esperta di gastronomia e -udite udite- pure presentatrice televisiva. Ora si è cimentata con uno dei generi più impegnativi e qualche mese fa ha pubblicato, con Salani, "Niente lacrime per la signorina Olga": oltre 400 pagine che avvincono, dalla prima all'ultima, grazie ad una scrittura misurata, piena di garbo, con un lieve retrogusto d'antan che non reprime la modernità ed anzi, ci offre sprazzi di come potrebbe essere la letteratura contemporanea, se non si fosse rinunciato a coltivare lo bello stilo: "“Io? Io scrivo da vecchia signora. In italiano corretto: metto le virgole e i punti al posto giusto- ha dichiarato l'autrice in questa intervistaAmo scrivere e lo faccio da sempre. A chi mi legge spero di lasciare qualcosa. Bisogna saper portare la gente in un mondo diverso dal suo...Niente di peggio di uno strafalcione". La rece a prestissimo, ma se intercettate questo titolo e siete in cerca di qualcosa da leggere, non esitate a sceglierlo: non ve ne pentirete. 

Mancano trenta pagine alla fine di Sorelle Fatali, opera d'esordio della statunitense Eleanor Brown e non ho ancora deciso quanto mi sia piaciuto. Probabilmente, moltissimo: ma è talmente originale nell'impostazione narrativa, talmente ben concepito, dal punto di vista della struttura, che mi ha spiazzato. Ero convinta di leggere il solito romanzo- con una scrittura più o meno scorrevole, più o meno avvincente, più o meno preziosa- ed invece mi son ritrovata per le mani qualcosa di più impegnativo: non di sole trame vive il lettore, evidentemente. E visto che, trattandosi di letteratura, dovrebbe sempre essere così, questo stupore dà la misura di quanto ci abbiano male abituati, i prodotti editoriali di questi anni. 

A questo proposito, qualche giorno fa mi sono imbattuta in una serie di articoli (su internet: avete presente quando un link tira l'altro?) in cui si imputava la causa della pubblicazione dei molti, troppi libri che escono ogni anno in Italia all'adozione di un sistema di pagamento che ricorda molto l'economia di scambio: l'editore, cioè, invia al libraio una prima infornata di libri, perchè li venda. Dopo un tot, il libraio gli restituisce l'invenduto e pretende il pagamento del venduto, che avviene però sotto forma di nuove copie di nuovi libri e così via, in una catena in cui l'unico a guadagnare è il distributore- mentre tutti gli altri ci perdono. Tendenzialmente, diffido da Internet e non ho nemmeno salvato le pagine in questione: ma è fuori di dubbio che la spiegazione sia palusibile, considerati i ritmi con cui si sfornano titoli nuovi e la inevitabile impennata verso il basso della qualità dei prodotti. Vado in libreria tre volte al mese, come minimo- e non c'è volta in cui non perda almeno un quarto d'ora al banco delle novità. E ogni volta, una domanda: ma venderanno? O meglio: ma "quanto" vendono, per davvero? Che cosa si nasconde, dietro la fascetta roboante che grida "ristampa" o "seconda edizione"? Tutto avrei pensato, della sottoscritta, fuorchè un anelito ai numeri: ma non trovo altro mezzo, per capire se ci stanno prendendo in giro- e se sì, quanto (Fuori dai denti: l'ultimo, illeggibile ed inguardabile libro di cucina di autore italiano, che ora troneggia in libreria con su scritto "Ristampa", è stato stampato in un numero di copie adeguato al mercato o tarato sul numero di parenti disposti a sacrificarsi, in nome della pace in famiglia? Ecco: è questo che mi interesserebbe sapere: nient'altro)

buona giornata
Ale

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emmetì 01/23/2013 12:00

grazie a te, mi lusinghi sempre! ora non possiamo far a meno di incontrarci, davanti a una tazzulella 'e café, per scambiarci le impressioni. chiamo appena posso

Elisa 01/23/2013 10:30

Appena riesco mi leggo l'articolo di Woody che adoro! Grazie!
Sulle fascette, sì ci prendono per il c...in giro! Sì perché la maggior parte delle volte in cui lampeggia la scritta "Seconda edizione", si tratta soltanto di una ristampa e non di una riedizione, che comporterebbe un altro tipo di lavoro in casa editrice...
Ora mi hai messo la curiosità, per il libro di cucina che citi alla fine...

Anonymous 01/23/2013 09:41

Ottimi consigli, metto in wishlist

Per l'eccesso di libri pubblicati: mai sentito parlare di "aiuti all'editoria"? Be' in pratica lo Stato (cioè noi) rimborsa alle case editrici un tot per ogni libro invenduto, in pratica un editore guadagna più così che dai libri effettivamente venduti (dal cui guadagno deve decurtare le spese mentre i rimborsi sono netti)

Bello eh?

Così si pubblica di tutto, senza stare a guardare trama e qualità di scrittura, l'importante è "fare numero", al resto pensa la pubblicità (che funziona: quanti acquistano quel libro perchè "Ne parlano tutti!"?)

Lasciami anche aggiungere che quello che una volta si chiamava "correttore di bozze" dovrebbe avere una sia pur minima conoscenza della lingua italiana, da quel che leggo in giro non è così (di recente ho beccato un "d'orata" e non era un trattato sulla pesca)

Il tutto spiega anche perchè i super economici (Miti e Superpocket) sono scomparsi dalle librerie (io almeno sono anni che non li trovo più): costavano poco e vendevano molto, quindi non davano spazio a "contributi per l'editoria, meglio puntare su libri in edizione rilegata, su carta pesante e stampati molto grandi così prendono più pagine

D'altronde se agli editori interessasse vendere non avrebbero promosso la famigerata "legge Levi" che avrebbe dovuto proteggere piccoli editori e librerie e ha ottenuto l'effetto opposto: il "grande nemico" Amazon continua a stra-vendere

OK la chiudo qui, scusate ma oggi sono sull'acido andante

Laura Pennydue

perladarsella 01/23/2013 09:26

Pensa che quel libro l'ho letto intorno agli undici anni e, dopo un'infanzia passata a lacrimare su capanne dello zio Tom, piccole donne e ragazzi della via Paal, la scoperta che coi libri si poteva anche ridere, e parecchio, è stata una delle grandi rivelazioni della mia vita.
(perché, il pezzo dello zio Podger che deve attaccare un quadro non t'ha fatto sganasciare?)

Alessandra Gennaro 01/22/2013 20:31

Che meraviglia! ho letto che il suo primo libro si intitolava "La Tavola": ora lo cerco, perchè lo leggerei molto volentieri. Io non la conoscevo, neanche come presentatrice televisiva, ma non ho grande dimestichezza col mezzo. Mia mamma, invece, mi diceva proprio oggi che era una presenza significativa, di grande arguzia e di classe... il libro, comunque, è scitto in maniera deliziosa. E per nulla datata.

Alessandra Gennaro 01/22/2013 20:29

Ce l'hoooooooooooooooooooo!!! e confermo, anche se non l'ho ancora letto, la sua capacità di affrontare questo tema. Vedi Pomodori Verdi Fritti... che nel film viene (volutamente?) ignorato, mentre nel libro è centrale- e trattato con grande delicatezza. Grazie per il consiglio, gli faccio fare un salto nella pila che ho sul comodino

Alessandra Gennaro 01/22/2013 20:27

anche sul formaggio. L'anatomopatologo nello scompartimento del treno. Da allora,mai più riso così tanto, in tutta la mia vita!

Alessandra Gennaro 01/22/2013 20:26

:-)

Dede Leoncedis 01/22/2013 19:20

Elda Lanza! me la ricordo benissimo alla televisione e da qualche parte credo di conservare ancora dei calendari, allegati ad una rivista di cucina di una quarantina di anni fa, in cui lei dispensava consigli di economia domestica.

emmetì 01/22/2013 10:29

al volo, sull onda del piacere appena provato, segnalo l ultimo di Fannie Flagg:Miss Alabama e la casa dei sogni. Un po' piu' corposo rispetto ad altri suoi romanzi, c'è il mondo reale della quotidianità, come pure il reiterare di contrattempi che impediscono la conclusione di un progetto; e pure un lieve tocco di giallo (pallidissimo) che intriga quel tanto che basta. Solito, delicatissimo tocco sulla omosessualità femminile ( in 3righe? forse meno). bello.

perladarsella 01/22/2013 10:00

Sull'ipocondria la parola definitiva secondo me l'ha messa Jerome K. Jerome col pezzo del ginocchio della lavandaia in Tre uomini in barca.

Babs 01/22/2013 08:54

Grazie. Dei sorrisi che mi rubi leggendoti. E delle dritte da libreria, mi sa che devo farci un giro :-)