"Un vincitore è un sognatore che non si è arreso"... l'addio ad un mito.

"Un vincitore è un sognatore che non si è arreso"... l'addio ad un mito.

I funerali di Stato di Rolihlahla Mandela, Nelson da tanti anni, il mito di diverse generazioni, colui che, pagando tutte le conseguenze del suo gesto, ha lottato contro ed ha sconfitto l'Apartheid si tengono oggi a Qunu, il suo villaggio di origine.

L'uomo che è stato il primo presidente nero del Sudafrica, dopo 27 anni di carcere, vincitore del Nobel per la pace con il suo predecessore alla presidenza, Frederik Willem de Klerk  come di mille altre onorificenze in molti paesi del mondo, riceverà oggi l'estremo saluto del suo popolo, e sarà poi sepolto, secondo le sue precise volontà, nel cimitero di quel villaggio che lo vide bambino, in una zona creata per lui, circondato da rocce e da aloe.

Mi piacerebbe ricordarlo con voi, citando la sua poesia preferita, quella che lo aiutò a sopravvivere negli anni terribili della prigionia: Invictus, scritta dal poeta inglese William Ernest Henley nel 11875

Invictus (indomito)

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo da un polo all'altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per la mia anima inespugnabile.

Nella feroce morsa della circostanza
Non ho arretrato né gridato.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma non chino.

Oltre questo luogo d'ira e lacrime
Incombe il solo Orrore delle ombre,
E ancora la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino;
Io sono il capitano della mia anima.

 

 

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