RI-CONOSCERE MICHELANGELO LA SCULTURA DEL BUONARROTI NELLA FOTOGRAFIA E NELLA PITTURA DALL'OTTOCENTO AD OGGI

RI-CONOSCERE MICHELANGELO LA SCULTURA DEL BUONARROTI NELLA FOTOGRAFIA E NELLA PITTURA DALL'OTTOCENTO AD OGGI
Galleria dell'Accademia - 18 febbraio - 18 maggio 2014

Renato Sansaini, Michelangelo: La Pietà (particolare) - Basilica di San Pietro, 1940 ca.stampa alla gelatina bromuro d'argento, Firenze, Collezione Ferruccio Malandrini

Renato Sansaini, Michelangelo: La Pietà (particolare) - Basilica di San Pietro, 1940 ca.stampa alla gelatina bromuro d'argento, Firenze, Collezione Ferruccio Malandrini

1564-2014. Quattrocentocinquanta anni dalla morte di uno dei Geni che la nostra Italia ha partorito e che ci rende orgogliosi di essere italiani. Cosi, proprio per questa ricorrenza, la città di Firenze, l’Accademia delle Arti del Disegno, la Galleria dell’Accademia, in collaborazione con la Fratelli Alinari I.D.E.A. S.p.A, presentano Ri-conoscere Michelangelo. La scultura del Buonarroti nella fotografia e nella pittura dall'ottocento ad oggi, una mostra che racconta l’interesse e l’ammirazione che il mondo dell’arte ha avuto, e riscoperto, per Michelangelo Buonarroti (tema ardito che in primavera verrà riutilizzato in una mostra provocatrice che metterà a confronto le opere di Michelangelo e di Pollok). La personalità del Buonarroti fu ammirata per la sua contemporaneità come uomo e come artista ed il suo “non-finito” è solo l’esempio più eclatante della sua modernità. Pittori, scultori e fotografi si sono ispirati per le loro realizzazioni alle sue opere ed, in particolare, la fotografia ha avuto un ruolo importantissimo nella riscoperta del Genio del Rinascimento in quanto, fin dagli albori, ha contribuito a fare delle sue sculture monumenti della memoria collettiva. Inziando proprio dall’esposizione in chiave storico-fotografica, la mostra vuole sottolineare l’importanza di questa arte nella creazione del mito di Michelangelo e nel consolidare la sua fortuna critica e iconografica grazie all’esposizione di alcune opere degli ateliers più famosi ed importanti del XIX e del XX secolo.

 

Eugène Delacroix, Michelangelo dans son atelier, 1849 - 1852, Musée Fabre de Montpellier Agglomération©cliché Frédéric Jaulmes
 

“Il percorso espositivo prende avvio dalle rappresentazioni in chiave storicistica della fisionomia e della personalità di Michelangelo, con opere di Eugène Delacroix e Auguste Rodin, e di altri autori che hanno operato con il nuovo medium fotografico alle origini, tra i primi Eugène Piot, Édouard-Denis Baldus, gli Alinari, John Brampton Philpot, solo per ricordarne alcuni. La mostra si caratterizza per un continuo rimando tra le diverse modalità di tradurre e riproporre la scultura del Buonarroti: dalla fotografia intesa come oggetto di documentazione, alla specificità interpretativa nel confronto con la scultura, per giungere alla totale autonomia autoriale novecentesca tale da creare nuovi punti di vista e di analisi dell’opera d’arte. Nasce quindi un nuovo legame tra storici dell’arte e fotografi, ai quali è affidato il compito di rintracciare le forme e la materia dell’opera a conforto della ricerca storico artistica. Tra i casi proposti, le fotografie di Giuseppe Pagano alla Pietà di Palestrina, il lavoro di David Finn e di Aurelio Amendola, interpreti chiamati a collaborare con autorevoli storici dell’arte che dalle loro interpretazioni hanno potuto trarre importanti conferme alle loro teorie e analisi stilistiche. Via via che il mito si consolida nella percezione collettiva, la presenza di Michelangelo si riconosce anche nell’opera di artisti del Novecento come Medardo Rosso, Henri Matisse, Carlo Mollino, e nella ricerca fotografica di personalità quali Emmanuel Sougez, Herbert List, Horst P. Horst, fino ad avvicinarsi agli anni Settanta, con le ricerche di Tano Festa, Paolo Monti, Antonia Mulas, e raggiungere le espressioni della contemporaneità con Helmut Newton e Gabriele Basilico. Il percorso della mostra si conclude con i riferimenti al tema della copia e del multiplo nell’epoca della riproducibilità e della massificazione affrontati nell’opera di Karen Knorr, Lisa Sarfati, Tim Parchikov, mentre riconosciamo Michelangelo quale modello formale di riferimento della staged photography di Frank Horvat, Youssef Nabil, Kim Ki duk, fino a diventare ‘assenza’ nelle immagini di Thomas Struth e Candida Höfer.” (www.unannoadarte.it )

 

Karen Knorr, Serie Connoisseurs,
The Work of Art at the Age of Mechanical,
Reproduction, 1986-1988 - © Karen Knorr                                        
Tano Festa, Particolare delle Cappelle Medicee, 1965
collezione privata
   
Fratelli Alinari, Schiavo morente, 1900 ca
Firenze, Raccolte Museali Fratelli Alinari
 

Informazioni:


Data Inizio:18 febbraio 2014
Data Fine: 18 maggio 2014
Costo del biglietto: 11,00 euro; Riduzioni: 5,50 euro
Prenotazione: Facoltativa su https://webshop.b-ticket.com
Luogo: Firenze, Galleria dell'Accademia
Orario: da martedì a domenica: ore 8.15/18.50
Telefono: 055 2388614
Fax: 055 2388613
E-mail: galleriapalatina@polomuseale.firenze.it
Sito Web: http://www.uffizi.firenze.it/mostre/mostra.php?t=52f3b49cf1c3bc6802000000

 

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Ravecca Massimo 04/21/2014 19:17

Ciò che caratterizza il genio è la presenza di processi ricorsivi nelle opere, anche in modo inconsapevole. Come il moltiplicarsi all’infinito dell’immagine di un oggetto posto tra due specchi piani paralleli. Pollock aveva elementi ricorsivi nelle sue opere, che hanno permesso di riconoscere i falsi che ne sono assenti. Ciò dovuto alla presenza in piccola scala di frattali nei suoi disegni che sono ricorsivi per definizione e per natura. In Michelangelo è presente direttamente il gioco di specchi.. Nella Cappella Sistina, nella Creazione dell’uomo, le mani del Padre toccano il futuro Figlio dell’uomo, e sono protese verso Adamo, in modo similare. Simili nella Caduta dell’uomo sono l’angelo e il serpente tentatore. L’angelo e il serpente sono speculari. Sembrano dei gemelli. Simili sono Aman crocifisso nella Volta della Cappella Sistina e il Gesù del Giudizio Universale sulla parete d’altare. Gesù morì sulla croce interpretando anche la parte di Aman in un carnevale ebraico? In tal senso il “non finito” di Michelangelo è associabile alla “non forma” di Pollock, perché entrambi frutto, o portatori di processi ricorsivi-speculari. Cfr. Ebook (amazon) di Ravecca Massimo: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.