Ma allora per cosa combattiamo?

 

Lettera aperta al Ministro Franceschini dall'orchestra, il coro e tutte le maestranze del Teatro Lirico di Cagliari.

 

Non sapete che delusione sia per me, che vivo e cerco di far parte di questo ambiente, vedere che l'Italia, vera e propria guida, collassi ed imploda in questa maniera. 


Quando chiesero a Winston Churchill di tagliare i fondi destinati all’arte per sostenere lo sforzo bellico egli rispose semplicemente “ Ma allora per cosa combattiamo?”.

Licenziare un’intera orchestra e un intero coro di una delle più prestigiose realtà musicali del nostro Paese vuol dire non solo buttare per strada le vite di 182 persone e rispettive famiglie, ma vuol dire colpire al cuore le radici stesse della nostra società. In Italia è nata prima la cultura e poi lo Stato, le nostre radici affondano nell’arte, la respiriamo e la viviamo ovunque e continuamente, senza talvolta nemmeno accorgercene. Siamo circondati dalla bellezza a tal punto che nemmeno pur la riconosciamo, proprio come accade con i nostri Teatri e con le loro Maestranze. La lirica in Italia è un patrimonio mondiale! Nel resto del pianeta ce la invidiano e la copiano, noi invece qui la guardiamo spesso con distrazione e a volte addirittura la mal sopportiamo. I nostri musicisti come i nostri scienziati, accademici, ricercatori sono sparsi in ogni nazione di questo mondo e sono la nostra vera eccellenza ma eccellenza, per gli antichi greci era un termine formato da due parole bello e giusto. Chiediamo a lei sig. Ministro Franceschini insieme al sig. Marino sindaco di Roma e al sig. Fuortes da pochi mesi sovrintendente del Teatro dell’Opera, cosa sia rimasto di questa bellezza e giustizia che rappresenta la nostra eccellenza, cosa ci sia di giusto e di bello nel distruggere 182 vite umane, nel chiudere due compagini che nemmeno durante l’occupazione nazista, nemmeno sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale nessuno ha mai pensato di chiudere. Winston Churchill nel porre quella domanda dimostrò di aver capito una cosa fondamentale per chi è chiamato a governare una nazione. Egli capì che un popolo lo puoi fiaccare, lo puoi offendere, ferire e umiliare ma rinascerà sempre se avrà conservato le proprie radici. Ecco, il dubbio che viene oggi è che l’operazione di licenziamenti non sia solo un’opinabile manovra di spending review ma, sicuramente involontariamente, avalli un progetto più ampio e devastante l’impoverimento della nostra identità culturale. La preghiamo, non ci risponda adesso che l’orchestra e il coro continueranno a vivere sotto forma di cooperativa o di associazione, tutte cose che si traducono in precarietà, insicurezza, paura e impoverimento, concetti che mal si sposano con giustizia e bellezza di cui parlavamo prima. Un teatro è fatto di persone che si riconoscono in quella identità con l’orgoglio e la fierezza di appartenere a qualcosa che c’era prima e che continuerà ad esserci dopo di loro. Siamo certi che un Ministro della Cultura comprenda appieno ciò che abbiamo espresso, così come saprà meglio di noi che qualsiasi siano le problematiche da affrontare e risolvere “ est modus in rebus”, il licenziamento è solo una sconfitta! Noi, lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari firmatari della presente e le chiediamo Receda da questa posizione non v’è nulla di disonorevole nel sostituire una decisione errata con una giusta.

Ci si auspica che questa lettera possa dare una svolta a questa drammatica vicenda!

NotizieNazionali.net

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