di Daniela



Vi ho detto già della mia passione per la fotografia… e così pure del mio scoperto amore per frutti e fiori. Così ieri mattina appena sveglia, data la luce brillante e l’aria pulita del mattino, giusto il tempo della colazione e sono uscita in giardino per fare qualche foto ai nuovi fiori di stagione che sono sbocciati in questi giorni
Perciò, giro bellissimo con fida macchina tra le mani, a cercare le inquadrature migliori per ogni foto…. I frutti che cominciano a maturare, i fiori che hanno sfumature delicate e appena illuminate dai raggi obliqui del sole mattutino, il verde brillante delle foglie non ancora prosciugate dal sole più intenso…

Collage difiori 2 PicnikCollage di Picnik

Collage 3 di fiori Picnik



Insomma per chi ama scattare, una vera pacchia! E così scatta di qui scatta di li, sono venuti fuori un paio di clic originali che prontamente vado a mostrarvi, e ditemi voi se non ho ragione a trovarli “particolari”…….
Comincerei con questo che mi piace definire “sole al tramonto”

fiori giugno 018


E mi piacerebbe poi proporvi questa “luna crescente”




luna1

Sono strane vero?
Ma eccovi le originali ………

Collage di Picniksole



Collage di Picnik luna2


Allora avevo ragione? Sono particolari o no?
A questo punto, quasi quasi, per mantenermi su colori un po' decisi e una buona dose di freschezza che al momento non guasta affatto vi posto le dosi per due smoothies, bevande tanto care ad Ale,
Sono prorpio quello che ci vuole per affrontare, caricati di vitamine e potassio, così importante in questa stagione, il clima caldo e umido di fine giugno 2009. Sperando che vi piacciano, eccovi le dosi per 1 bicchiere di

SMOOTHIES ALLA PESCA (Bellini analcolico), ALL'ANANAS TROPICAL e LIMONATA AL ROSMARINO






(da speciale Cucina Italiana 2006) per un bicchiere più o meno serve per Bellini


. 1 pesca

. 60gr succo di pesca

. 8 lamponi

. acqua soda (facoltativo)







Per Ananas

. 90 gr succo d'ananas

. 60 gr latte di mandorle

. 30 gr succco di limone

ananas fresco o fettina i limone per guarnire(facoltativo)




Per limonata

. 2 limoni
. 30 gr zucchero o ancora meglio un cucchiaio di sciroppo di zucchero di canna
. 1 bel rametto di rosmarino
. 1/2 limone per decorare



Ovviamente ghiaccio a volontà!




Bellini: frullate il succo di pesca con metà del frutto e 3 cucchiai di ghiaccio tritato. Frullate separatamente anche i lamponi . versate in un flute il frullato di lamponi e poi, delicatamente per evitare che si mescolino, il frullato di pesca, e , se vi fa piacere proseguite fino a riempire il bicchiere con la soda.
Ananas: mettete il succo di ananas nel bicchiere dello shaker, unite il latte di mandorle, il succo di limone e un bel po' di ghiaccio tritato. Agitatelo benissimo e poi versatelo nel bicchiere che avrete tenuto in frigo o freezer fino a quel momento. Servite subito
Limonata: mettere nel bicchiere del mixer il succo di un paio di limoni se piccoli lo zucchero e alcune foglioline di rosmarino con il ghiaccio meglio se tritato, e agitare un bel po'. versare nel bicchiere dove metterete anche qualche fettina sottile di limone e guarnite con un rametto di rosmarino.

e buona estate a tutti.......

Daniela

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Oggi pomeriggio,scherzando con un "collega" che si occupa di cause dei
Santi, ho proposto la canonizzazione del nostro ministro della
Pubblica amministrazione: stando ai dati che si leggono sui giornali,
infatti, ne ha miracolati più lui che tutti i calendari messi insieme,
per giunta in una manciata di mesi e senza neppure bisogno di far
tante indagini per reperire le prove: basterebbe censire il numero di
cartellini miracolosamente tornati al loro posto e alle ore giuste,
che troneggiano come tanti ex voto nelle reception degli uffici
Fra i Comuni che hanno maggiormente benificiato dei carismi di s.
Brunetta, c'è Zafferana Etnea, paese alle pendici del vulcano, che ha
registrato, in un solo anno, una diminuzione delle assenze per
malattia negli uffici pubblici del 91,4% in un anno. e così, quando ieri
mattina ho deciso di telefonare per avere qualche informazione sul
Parco Pubblico dell'Etna- che è la prossima nostra meta- ho dovuto
attendere solo pochi squilli, prima di avere risposta.

La conversazione, però, si è svolta pressappoco in questo modo
"Pronto".
"Pronto? Parlo con il Parco Comunale dell'Etna?"
"Pronto"
" sì pronto, buongiorno. parlo con il parco comunale dell'Etna?"
"Pronto"
"Pronto, mi sente??"
" Sì. Pronto.
" Vorrei avere alcune informazioni.."
"Pronto"
" ... sugli orari delle escursioni sull'Etna"
"........."
" nel senso, le organizzate voi, giusto???"
"................"
" no, perché ho recuperato questo numero di telefono sul sito del Parco...."
"..........."
"...e volevo sapere come funziona"
"..............."
" cioè, noi siamo in tre, saremmo lì il 13 aprile, ma volevo sapere,
ci sono degli orari, delle durate, dei costi, non ne ho idea, capisce,
veniamo da Genova, ci son stata trent'anni fa, magari è cambiato
qualcosa, non so, chiedevo a voi che risultate essere i referenti...

"L'Etna E' CHIUSO"

..... come chiuso, in che senso???? non è mica in eruzione, perché lo
avete chiuso???"
" E' chiuso per neve. Ce le ha le racchette?"
" che racchette, scusi? io verrei lì il tredici aprile che è il giorno
dopo Pasqua, magari la neve si è sciolta"
"se non c'ha le racchette, non può salire"
"ma fra venti giorni???? intendo dire, siete così sicuri che fra venti
giorni di primavera ci sia ancora la neve?"
" eeeehhhhhh....... eeeehhhhh.... e come si fa a dirlo???? e poi ci
sono altri fattori... altre cose....non potete
sapere..........eeehhhhhhh..........eeeehhhhhhh... non mi può
telefonare il giorno prima???"
"il giorno prima?? ma se le ho detto che vengo da genova... "
" eeehhhhh... eeeehhhh... venite da Genova, avete detto???
eeeehhhhh..... se venite da genova, allora è chiuso, mi sa..."


ci credete, se vi dico che non mi sono arrabbiata neanche un po'?
anzi, ci credete se vi dico che, passato lo sconcerto iniziale, mi ha
preso una ridarola che continua anche adesso? perché lo voglio vedere,
il ministro, a risolvere 'sta bega, con tutti i dipendenti al lavoro,
ma il vulcano che ha incrociato le braccia....

comunque, se ce la fa, la strada della canonizzazione è spianata: già
me lo vedo, sulle immaginine, con i tornelli al posto della palma del
martirio e sul retro la preghiera del dipendente pubblico - l'unica
che non concede indulgenze- a S. Brunetna, patrono emerito del comune
di Zafferana Etnea.

alla prossima
alessandra

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Di Daniela.



DSCF4935



Non avrei mai pensato che mi sarebbe piaciuto tanto avere un giardino….. In effetti avevo sempre considerato la cosa dal punto di vista esclusivo della fatica che bisogna fare per stargli dietro: è un continuo togliere erbacce, tagliare erba, controllare fiori, curare le piante…. In effetti la fatica c’è, ma la soddisfazione per il risultato raggiunto è impagabile…. Quando il giardiniere viene a far il lavoro più specializzato e ti dice, “complimenti, si vede che lo state seguendo proprio bene!” e non parla di tuo figlio , ma del tuo giardino, è inutile dire che ti senti proprio orgogliosa: una specie di sindrome di Miss Marple , insomma che ti attanaglia improvvisamente!
Quest’anno per esempio l’albicocco è stato fantastico e lavorando quasi “a cottimo” è riuscito a produrre un gran numero di frutti eccellenti e sani. Approfittando di questo e per evitare di sprecare tutta quella meraviglia, ho pensato di preparare un po’ di marmellata con le albicocche un po’ troppo mature.

Collage di Picnik


Questo è il risultato delle mie “fatiche” :

MARMELLATA DI ALBICOCCHE


DSCF4928




· 1,2 kg di albicocche (del mio giardino)
· 200 gr di acqua
· 750 gr di zucchero semolato
Prendete circa 1,2 kg di albicocche tanto per considerare di avere circa 1 kg di albicocche pulite, cioè denocciolate. Io quest’anno come vi dicevo, ho potuto usare le mie e così, non essendo trattate in nessuna maniera, per pulirle è bastato passarle sotto l’acqua corrente giusto per togliere la polvere. Se non siete altrettanto fortunate, prendetele piuttosto mature e dopo averle lavate accuratamente (perché, e cito Ale, trovarsi in bocca il cadavere di un ragnetto non fa piacere a nessuno..... ) togliete il nocciolo e tagliatele a pezzetti piccoli .
Mettetele in una pentola, meglio se d’acciaio con il fondo piuttosto spesso, e lasciatele riposare mentre preparate uno sciroppo con acqua e zucchero . Impiegherà più o meno 4 o 5 minuti per raggiungere la consistenza giusta, e ha anche la spiacevole tendenza, se il fuoco è troppo alto, a fuoriuscire dalla pentola mentre bolle (a me logicamente è successo ed ho dovuto rifarlo!!), perciò prestate attenzione alla cottura. Una volta che lo zucchero è sciolto, versate lo sciroppo direttamente sulle albicocche e mettete il tutto sul fuoco. Mescolate ogni tanto per prevenire inconvenienti , e poi fate cuocere per circa una mezz’ora, togliendo la schiuma, eventualmente, finché la marmellata non ha raggiunto la consistenza desiderata. Devo dire che la prova del piattino funziona egregiamente, comunque il colore deve essere ancora chiaro e la consistenza quella del miele più o meno.

DSCF4950



Quando è pronta, togliete la pentola dal fuoco ed eliminate l’eventuale schiumetta, e poi versatela subito nei barattoli sterilizzati e asciutti, che avrete preparato. Chiudeteli e , (attente a non scottarvi!!) girateli subito a testa in giù, lasciandoli così fino a che tutto sarà freddo. Per iper sicurezza volendo , potreste ancora sterilizzarli per una 20ina di minui....vedete voi. Io l'ho fatto.
Ora potrete conservarli in dispensa, meglio se al buio , fino a quando non avrete di nuovo voglia di una cucchiaiata d’estate!!!!!!
P.S. non ho saputo resistere e ne ho fatto un paio di barattoli con la lavanda…. Il profumo è meraviglioso.

DSCF4962



Buona domenica
Daniela

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Ci svegliamo tardi, complice anche la tirata nel profondo della notte, a seguire tutti i programmi sportivi che parlano dell'epica impresa del Genoa (la faccia di Mughini... non ha prezzo!!!!) e veniamo accolti dalla solita principesca colazione, a cui si aggiunge una granita alle mandorle confezionata all'istante, dopo che si viene a sapere che ieri ne abbiamo mangiata una a Siracusa - " e signura mia bbella, nun mi dirà che vi siete mangiata la granita del bar...- Ce ne andiamo con il cuore colmo di gratitudine e di ammirazione verso questi due signori ( due notti 140 euro, per tre persone, alla inclusive) e salutiamo Noto mentre comincia a cadere una lieve pioggerellina




A Catania siamo sotto il diluvio: parcheggiamo in piazza Stesicoro e cerchiamo di arrangiarci come si può, fra la Messa in Duomo e una cassatina in Via Etnea. E' la domenica di Pasqua e, a parte le chiese, è tutto chiuso: niente casa di Verga, niente Museo Bellini, niente mercato del pesce e in compenso un'acqua che vien giù a secchiate, infilandosi sotto le giacche impermeabili e dentro le scarpe.




Dopo due ore di inutile bighellonare, ci arrendiamo, ripromettendoci di tornarci un'altra volta: perché Catania è una città elegante, raffinata, composta, tutta giocata sul chiaroscuro della pietra lavica e del marmo bianco, una specie di salotto buono in cui si respirano modernità e mondanità, temperate dal garbo, dalla misura, da uno squisito buon gusto che trapela un po' dappertutto- dalle vetrine dei negozi, alle pasticcerie, alle guardie a cavallo, ai passanti che si scambiano gli auguri sotto la pioggia






Risalire lungo la Riviera dei Ciclopi con 'sto tempo non è proprio una bella idea, ma tant'è: arranchiamo con un umore se possibile più nero del cielo che ci copre e passiamo per Aci Castello




e per Aci Trezza, dove troviamo, ovviamente, la Casa del Nespolo e io propongo di fotografare la creatura, che con il suo metro e sessantequalcosa è la tappa di famiglia, con la didascalia de "La Longa". Smetto di ridere ( da sola, sia chiaro: son sempre due contro uno) quando quella risponde " E tu La Mena", suscitando l'ilarità del marito, che trasuda orgoglio paterno da tutti i pori.




Finiamo a pranzare in un ristorante tristissimo sulla spiaggia e, per finire in gloria, ordiniamo pure il Menu Turistico, 30 euri tutto compreso, pure il vino della casa, disponibile in due colori, bianco o rosso, un sovrapprezzo per il rosè.



Sfidiamo la sorte e tiriamo su fino a Taormina, dove ci becchiamo il nubifragio peggiore di tutti, chiusi nella chiesa di santa Caterina, fradici , infreddoliti e mogi. A quanto pare, però, sono finite le riserve di pioggia, perché all'improvviso non solo smette, ma spunta anche un timido sole, accolto da tutti come una specie di apparizione divina




Taromina è bellissima ( che ve lo dico a ffà????), un po' troppo turistica per i gusti di mio marito, l'anticamera del paradiso per quella specie di becky bloom che mi ritrovo come figlia, che inizia a schizzare da una boutique all'altra, intonando il mantra del "mamma -mi-compri-", con opportuni intervalli del "ti-prometto- che- da- lunedì-studio" e " questo-a- genova- non- si- trova" La capitolazione materna avviene su uno straccetto lilla con due enormi margherite che se le avessi disegnate solo che alle elementari un 3 in disegno no me lo avrebbe negato nessuno, ma che, essendo uscite dalla mente di un guru, costano un capitale.




Torniamo indietro, ad Acireale, dove arriviamo che è già buio.


Una veloce rifocillata




e poi a dormire. All'asciutto, finalmente

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Di Daniela

frittelle 016



Stamani sono stata alla Castorama, anzi per dirla correttamente alla francese , alla Castoramà!
Dovevo fare una banale commissione, acquistare un disinfettante per le mie rose, e quindi sono partita armata delle migliori intenzioni per prendermi il necessario. Come sempre una volta arrivata li, ci vuole del bello e del buono per trovare un posteggio che non sia a 15/16 km dall’ingresso. Poi carrellino alla mano via per il giro acquisti!
Intanto come in ogni magazzino che si rispetti, tu entri per comprare uno spillo ed esci con 20 altre cose inutili , che appena arrivi a casa ti chiedi come diavolo ti è venuto in mente di comprare…..
Poi guardandoti intorno, cominci, almeno , io comincio, a pormi interrogativi inquietanti. Il primo della lista è: ma gli italiani non sono un popolo di poeti navigatori e santi? Perché guardando il carrello della spesa a dei tuoi vicini alla Castoramà ti viene il sospetto che più che altro noi siamo un popolo di ristrutturatori di interni, interior designers e, da non sottovalutare, garden designers !!! Ciò si evince con facilità dalle dimensioni delle latte di colore che acquistiamo, dal numero di rulli e pennelli di ogni dimensione e tipo, dalla quantità esorbitante di attrezzi per il giardinaggio, di piantine vere e finte, di sassolini per abbellire aiuole, dalla dimensione dei sacchi per la rumenta (pardon: sacchi per la spazzatura) o dei vasi o ancor più dei sacchi di terra e concime che si vedono girare…
Ora certamente per qualcuno , più saggio e maturo di me, saranno tutte cose necessarie , quelle sul carrello…. Ma chissà quante altre Daniele ci sono in giro che volevano piantare 2 piantine di lavanda in un aiuola e si ritrovano con il necessario per rinfoltire la foresta amazzonica in macchina….
Tra l’altro, alla fine del giro acquisti, se non sei stato fortunato da trovare un posteggio all’ombra, della foresta amazzonica rischi di conoscere con precisione anche la temperatura dell’aria……..
Consoliamoci delle nostre spese folli con un buon caffè e qualcosa di dolce, che ci ritempri e che ci consoli delle salaci osservazioni mariti ironici e spiritosi sulle nostre capacità di risparmiatrici con delle ottime:

Frittelle di mele e frittelle di riso della nonna Carla

frittelle 018



Per inciso la nonna Carla è mia mamma, che è diventata una appassionata lettrice del nostro blog. In origine, in casa nostra, si chiamavano Frittelle di San Giuseppe, perché la mia adorata nonna le preparava sempre per quel giorno che a Spezia è festa patronale e insieme compleanno del nonno.
Servono per prepararle:

per quelle di riso
2 hg di riso roma o arborio
1 uovo grosso o due piccoli
Un pizzico di buccia grattugiata limone non trattato
Pizzico di sale
Zucchero semolato

riso e mele 010


Per quelle di mele
1 mela gialla Golden (ma vengono bene con qualunque mela)
2hg di farina
1/2 bicchierino di cognac
Acqua q.b.
Zucchero semolato

Avvertenza valida per entrambe: quando mettete le cucchiaiate di pastella nell’olio si devono allargare a frittella, ma rimanere compatte. (Nel caso si “spantegassero” aggiungete un pochino di farina)

Per il riso
Fate bollire il riso in acqua leggermente salata per 10 min. ca, deve essere al dente.
Toglietelo dal fuoco , fermando la cottura sotto l’acqua fredda, e importantissimo , fatelo scolare per un bel po’ di tempo (deve essere asciutto e sgranato.)
Mettetelo in una terrina e aggiungete l’uovo e mescolate accuratamente.(volendo un goccetto di cognac non sta male neppure qui. Tenete presente che vanno benissimo per i bimbi perché il sapore non si avverte affatto nelle frittelle cotte).
Prendete una cucchiaiata di impasto che deve risultare ben morbido e versatelo nell’olio bollente in una padella capace.
Appena dorate scolatele accuratamente, mettetele su carta assorbente per qualche minuto e poi , ancora calde, passatele nello zucchero semolato. Mia nonna su alcune metteva della cioccolata fusa al centro, che potreste sostituire per brevità anche con un cucchiaino di nutella.

frittelle 029


Per le mele
Tagliate le mele a fettine sottili, ma non sottilissime in modo che non si disfino completamente.
Preparare a parte la pastella con la farina , il pizzico di sale, il cognac, e l’acqua meglio se gassata e fredda.
Aggiungere le mele appena la pastella avrà raggiunto la giusta densità (deve formare un nastro filante quando scende dal cucchiaio: non troppo lenta ma neppure dura) e lasciatele dentro, finché l’olio non avrà raggiunto la temperatura corretta. Come sempre deve essere abbondante.
Ora mettete una cucchiaiata di pastella con una fetta di mela nell’olio bollente e scolatele appena dorate.
Anche in questo caso fatele asciugare sulla carta da cucina e poi passatele, calde, nello zucchero semolato.
Sono assolutamente deliziose e piaceranno soprattutto ai bimbi….
Provate!
A presto
Daniela

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La sorpresa più bella del quinto giorno è la colazione al bed and breakfast di Noto, servitaci dai proprietari, in una gara all'ultimo respiro sul fronte dell'ospitalità: oltre al buffet carico di ogni ben di Dio, rigorosamente fatto in casa e appena sfornato, ci attende una macedonia di fragoline appena raccolte, profumate con la mentuccia dll'orto. Al solito, i minuti contati ci impediscono di goderci come vorremmo tutto questo splendore, e ci incamminiamo verso Siracusa ripromettendoci, l'indomani, di far colazione come tutti i cristiani, vale a dire godendocela un po' e non ingozzandoci come maiali, con l'occhio fisso sull'orologio in puro stile blocchi di partenza...

La prima tappa siracusana è Neapolis ed io non sto nella pelle dall'eccitazione: è il ricordo più vivido della mia vacanza da liceale, in occasione delle rappresentazioni tragiche e dopo venti e passa anni non vedo l'ora di tornare. Il velo di timore di rimanere delusa cade subito, di fronte al panorama inalterato che mi si para davanti.....



Per chi non lo sapesse, Siracusa è divisa in 4 quartieri, tre dei quali sulla terraferma e l'ultimo, Ortigia, su un'isola collegata alla città da un sistema di ponti. Neapolis è sostanzialmente un grande parco archeologico, immerso in un agrumeto profumato, che costituisce una sorta di unicum nel suo genere, proprio per il contrasto fra le rovine, resti di un mondo che non c'è più, e il ripetersi del ciclo della natura, che qui, oltretutto, fiorisce rigogiosa, con rami appesantiti da frutti che è difficle non raccogliere, tanto forte è la tentazione di tendere una mano. Io ho sempre trovato tutto questo molto "classico", nel senso più vero del termine, con questo implacabile e puntuale trionfo della vita della natura sulla caducità delle cose umane



Arriviamo mentre è in corso l'allestimento del teatro per le imminenti rappresentazioni tragiche, per cui troviamo operai al lavoro e sedili blu sopra le gradinate di pietra, che avevano fatto imbestialire uno degli ospiti del B&B, che si era lamentato con noi, durante la colazione, dicendo che toglievano magia al luogo e deturpavano l'ambiente. Sarà. Io la vedo in modo tutto diverso, però, complici una trentina d'anni di osservazione e di studio di scempi e di abbandoni delle nostre opere d'arte, dimenticate negli scantinati dei musei o lasciate in balia del degrado. E complice anche l'emozione pura, cristallina, lancinante, di una sedicenne innamorata dei suoi studi, a cui veniva data l'oppportunità di ripetere la stessa esperienza che i suoi amati greci avevano condiviso millenni fa, osservando la stessa rappresentazione tragica, magari seduti anche nello stesso posto....




Ovviamente, c'è una folla da far paura. E' sabato santo, turisti a go go, pullman da ogni dove e biglietteria spostata, rispetto al parcheggio- mio marito continua a sostenere che l'errore sia stato il mio, che ho dato indicazioni sbagliate, ma assolutamente no: le indicazioni erano giuste, è la biglietteria ad essersi messa nel posto sbagliato- e per raggiungerla dobbiamo passare lungo una fila interminabile di chioschi di bibite e di souvenir agghiaccianti. Il personale, però, è gentilissimo, nonostante la bolgia a prova di pazienza di Giobbe.

Arriva mezzogiorno che neanche ce ne accorgiamo, ma, come al solito, le cose da vedere sono tante. Ad Ortigia, ci fermiamo subito al mercato

...e poi, finalmente, eccoci nel cuore della città vecchia, in quella magica Ortigia sul cui fascino si è detto di tutto e di più- ma sempre troppo poco.....


Disdegnamo questo cartello, ancora non presaghi del ruolo che avrà nel nostro futuro

e ci orientiamo decisi verso la prima granita con brioche della nostra vacanza,


a cui fa seguito una sosta qui....



ed un'altra qui....



Fra l'una sosta e l'altra, riusciamo a vedere l'Annunciazione di Antonello nel convento di Santa Riparata, mentre non c'è nulla da fare per la Santa Lucia di Caravaggio, appena trasferita nell'omonima chiesa di Ortigia, adiacente al duomo, e non ancora visibile al pubblico. Supplico in tutte le lingue, ma invano. Anche il museo archeologico è chiuso e non ci resta che barcollare fino alla macchina, carichi di scorzette candite e frutta martorana, alla volta di Pantalica.


Il viaggio è un mezzo incubo e ad un certo punto mi piglia pure paura: strade impervie, isolate, senza nessun cartello, con cani randagi che spuntano all 'improvviso ed inseguono la macchina che arranca per la salita. Non posso aprir bocca, perché l'idea di visistare questa necropoli è stata mia, e mi limito quindi a dire dei secchi "di qua" e "di là", che ci portano dritti nella direzione sbagliata. A scanso di equivoci, dovete seguire la via per Ferla, non quella per Sortino, sbattendovene elegantemente dei segnali stradali, non come abbiamo fatto noi che dopo quasi un'ora di salita ci accorgiamo di aver raggiunto Pantalica dalla parte sbagliata.
Lo spettacolo è comunque impressionante



Oltre 5000 tombe neolitiche scavate nella roccia, a formare una specie di gigantesco e tetro alveare, reso ancora più cupo dalle nuvole che cominciano ad addensarsi suelle nostre teste



Riprendiamo la via del ritorno, e questa volta sono le strade interrotte a rendere allucinante anche questo tratto: mai visti così tanti sbarramenti, in una botta sola. Placo nervoso, paura e mal d'auto facendomi fuori tutte le scorzette che, nelle mie intenzioni, sarebbero dovute durare ALMENO fino a Natale. Quando arriviamo a Palazzolo Acreide, ho nausea, freddo e sono ancora più arrabbiata di prima


Palazzolo è un altro piccolo gioiello barocco che, pur non raggiungendo le vette di Noto, merita comunque una sosta, non foss'altro perché qui ci sono due fra le migliori pasticcerie della Sicilia tutta. Ci sarebbero anche i resti di Akrai, con i famosi Santoni, che però non sono accessibili e siccome inizia a piovere e fa un freddo cane, non ci resta che consolarci al tavolino del Caprice, con cannoli e latte caldo.



Verso sera, il marito inizia ad essere agitato: chiari sintomi pre partita, visto che in cartellone c'è Genoa Juventus, aggravati dal fatto che lui non è accanto alla squadra, a fare il cretino in gradinata, tutto bardato di rossoblu, ma è a prendere freddo con moglie e figlia, in un posto dove, a dispetto di quanto gli avevo assicurato, i decoder non esistono. Tornati a Noto, iniziamo una personale processione per tutti i locali pubblici, intonando una specie di litania, fra parabole e invocazioni, che non produce nessun frutto: alla fine, ci infiliamo nel primo locale a caso, sintonizzando tutti i cellulari su parenti e amici per gli aggiornamenti in tempo reale. Al primo minuto, i nostri vicini di tavolo iniziano a smanettare con un telecomando, si rivelano pericolosi juventini e tempo tre secondi mi son già trasferita da loro, che intanto, se si ha da soffrì, tanto vale farlo insieme. Fra un gol e l'altro, si chiacchiera- o meglio: io tento una conversazione con l'interista del tavolo e la moglie , mentre mio marito e l'altra coppia, manifestamente bianconera, sono in preda a sudori freddi e febbri a 90'. Il che autorizza mio marito a dire tutto quello che gli passa per la testa, in barba ad ogni regola di ospitalità, lasciando me a ricucire gli strappi.
Se non ci credete, eccovi uno stralcio di conversazione
Interista: " Di cosa si occupa, a Genova"
Marito: "......."
Moglie: " E' ingegnere"
I. " che ramo?"
Ma: ".........."
Moglie " è un meccanico, prestato al navale"
I. " Dove lavora???"
M. "........."
Moglie " Libera professione, lo studio di famiglia. E lei cosa fa? " rilancio, pensando che se riesco ad arrivare alla fine del primo tempo, magari quell'ultras che ho sposato torna in sè e si presenta
" io lavoro col mammo"
??????????' il mammo????? nel dubbio, richiedo.
" sì sì col mammo"
" ah, faccio io, spulciando rapidamente nel vocabolario mentale, alla ricerca delle parole dimenticate: macromelia, madamigella, madapolam, madiere, madore, maglio, malebolge, manducare, niente, "mammo"non c'è. Trovo però un "massaio", che sta lì dalla quinta ginnasio, reminescenza manzoniana che allora mi aveva fatto sorridere ( "Renzo era diventato massaio") e per non so quale associazione mentale decido che "mammo" è il maschile di "mamma", termine dialettale per indicare il padre. E così, confortata dalla mia spiegazione, mi lancio in una tiritera sui vantaggi e svantaggi delle aziende familiari, che neanche tremonti avrebbe saputo fare di meglio. Mi interompe l'interista, dando manate sulle spalle alla moglie e guardandomi fra lo stranito e il divertito " nooooo, che ha capitoooooo, col mammo, lavoro, quello delle cave, delle statue, delle tombe"
"...........il marmo?????......" Eh, appunto, che ho detto??? il mammo, il mammo"
Prestazione epica di Milito&Co, vinciamo 3 a 2 e siamo quarti.

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di Daniela




torta di cipolle alla LUISA 014



Dunque in questo frangente mi sa proprio che devo parlarvi di Luisa….
Luisa è una mia amica, una cara amica, che condivide con me gioie e preoccupazioni da un bel po’ di anni. Per descrivere il suo carattere basti dirvi che è una rossa… una rossa vera, focosa, impaziente, nervosa, generosa e perché no, un po’ testarda!
Caratterino pepato eh? Beh, d’altra parte ci vuole, se si deve affrontare la vita con cipiglio, anzi con fiero cipiglio , come fa lei. E’ uno di quegli esseri che ti chiariscono al volo i loro pensieri e che non lasciano spazio ai dubbi interpretativi. Dire che ammiro la sua forza e la sua onestà, rende piuttosto bene l’idea del nostro rapporto.
Bene questa simpatica testa dura, qualche tempo fa , di fronte alla mia incresciosa titubanza sul cosa preparare per cena ad una coppia di amici un po’ “noiosa” mi ha suggerito la sua personale rielaborazione delle ricetta tradizionale di una

TORTA DI CIPOLLE


torta di cipolle alla LUISA 007



gustosa e leggera , che ora vi passerò…. Ultimo appunto: ci siamo fatte un sacco di risate, io e lei, perché io, le prime volte che la preparavo, sistematicamente, il cielo solo sa perché, mi scordavo sempre come dovevo procedere. Perciò le avrò richiesto la ricetta 10 volte almeno, finché sua figlia grande (ciao Anna!) un giorno, stremata, alla mia ennesima domanda “cosa devo mettere nella torta di cipolle?” mi ha detto ”ma Dani, aspetta, prova un po’ con delle…..cipolle eh!” come dire “e basta, non rompere più, ti prego!!”. Da allora, giuro, mi ricordo benissssssimo la ricetta che prevede per 6 persone:

per il ripieno
• 1 kg di cipolle borretane (per capirci quelle che vendono in vassoietti già pulite di qualunque misura)
• Un paio di bicchieri di latte
• 4-5 hg di ricotta, (o se la trovate di prescinseua, ma Luisa dice che è squisita anche con la crescenza)
• Un bel pugno di parmigiano
• 4 uova
• Sale e pepe
Per la pasta
• 300 gr ca. di farina
• 150 gr ca. di acqua
• 2 cucchiai ca. di olio
• Sale
Semplicissima come sempre l’esecuzione: preparate la pasta impastando velocemente gli ingredienti e lasciandola poi a riposare mentre vi occupate del resto.
Mettete una pentola sul fuoco con un po’ d’acqua e i due bei bicchieri di latte (deve risultare circa metà e metà), salate e portate a ebollizione. A questo punto, buttateci le cipolline sciacquate e fate cuocere per 5 / 10 minuti a seconda delle loro dimensione. In questo sta il segreto della torta, perché Luisa sostiene che l’aggiungere un po’ di latte rende le cipolle più digeribili!
Fatto ciò, scolatele e mettetele nel mixer insieme ad un bel pugno pieno di parmigiano grattugiato, alle uova intere, e alla ricotta.
Fate girare la lama per un po’ fino a ridurre le cipolle a pezzettini piccoli. Risulta una specie di crema “granulosa” ma morbida. Assaggiatela, aggiustate di sale , spolverate su un po’ di pepe e lasciatela riposare.
Nel frattempo tirate la pasta preparata in una sfoglia sottile, foderate una teglia e rovesciateci dentro l’impasto che non deve risultare altissimo , ma, diciamo, circa un paio di centimetri. Ripiegate sul ripieno la pasta e spolverizzatela con abbondante pane grattato , un po’ di parmigiano e qualche fiocchetto di burro o un giro d’olio.
Infornatela quando il forno avrà raggiunto la temperatura di 180° e lasciatela cuocere per 25-30 minuti a seconda del forno, finché non avrà assunto un bell’aspetto dorato. Eventualmente 4 minuti di grill serviranno allo scopo.
Tirate fuori e lasciatela raffreddare
E’ squisita fredda, accompagnata da un’insalata.
Provatela e buon appetito.
Daniela

torta di cipolle alla LUISA 011a

P.S. Baci e a presto Luisa!

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Caro Principe de Laf Afturias
me efcufo per el mio espagnol, ma non lo hablo da la famofa noche brava del capo de agno del millenovesientonovantadof, e los postumos fuero asì dolorofi che da alora ajo resolto che hablar espagnol es divertiente sul momiento, ma para nada la magnana dopo.
E tuttavia, tiengo urgiensa de conferir con la vostra Majestad por què pare che el proximo jueves nosostros ce encontreremo alla serata de Gala de Los Ingegneros Navalos de Espagna, a Vigo.
Quel desastrado del mi hombre me ha enformado folo ieri, a las cinco de la tarda, del Gala- e folo esta noche della Vostra Presentia- e folo esta magnana della vostra vera identità, per cui el Principe de Laf Afturiaf no è un perfonagio de invencione, ma un principe en carne e oxa e nada meno che Felipe de Espagna, el marito de la Letizia Ortiz, che è in competifion con la Carlà per elegancia e fimpatia- e ahora es muy tardi por rifar un intiero guardaroba para l'occafione.
Tiengo a precisar che con regular preaviso anche yo posso far la mia puerca figura, efpecialmente se si passa da Lourdes, ma con asì poco de tiempo al maximo posso sfoggiar el medesimo habito de la Letizia cuando encotrò la Carlà, quelo tutto plissado, con la sola diferencia che io les plisses le tiengo in todo el cuerpo, fino a los piè. De mas, el mio punto de fuersa è la conversasion, che procura un directo stordimiento, mejor de la Letizia e la Carlà junctamente.
Epperò, non me siento de sottoporla al tormiento de una intera noche in compagnia de los ingegneros: que son intollerabiles già da solos, figuriamoces todo al miesmo tiempo. Ajungo anco che con losotros ci sarà anco el mi hombre, que es el più ingegneros de todos, que hablerà toda noche de elicas e de motores e quando verrà el momiento del brindisi, censurerà la cocina e il cocinero, dicendo che la madre de usted resulta mejor.
Quindi, caro Principe de Laf Afturiaf, ftia a Palacho, quella noche, a jocar con los ninos e a tifare Real e, sobra todo, tienga a casa la su mujera, che sennò se annoierà a muerte e rovinerà por siempre el caracter simpatico e el forrifo gioiofo. E nosotros, se riuneremo un'otra vez.....
Cordalidad
Alehandra
POLPETTE IN SALSA AGRODOLCE


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2 hg macinato di manzo
2 hg macinato di maiale
mollica di un panino bagnato nel latte
2 uova grosse
una bella manciata di parmigiano reggiano grattugiato
una puntina di aglio (oppure fregare l'aglio nel contenitore dove si impasta)
poco prezzemolo tritato finissimo
tanta maggiorana
sale

Si impastano tutti gli ingredenti, si fanno delle polpettine che si passano direttamente nel pangrattato e si fanno frigger ein un contenitore stretto, in modo che l'olio le ricopra tutte, senza bisogno di girarle. Farle asciugare bene su carta assorbente e servire caldel

si servono con una salsa di pomodoro agrodolce, preparata con 300 g di salsa di pomodoro, 1 dl di aceto di mele e 40 gr di zucchero.

Alessandra

P.S. ci sentiamo al ritorno da Vigo, ma il blog continua con le ricette di Daniela e le ultime pagine del diario del viaggio in Sicilia.

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Di Daniela

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peproni ripieno di insalata di riso 001




La fotografia è il modo migliore, per chi come me non è capace nel modo più assoluto di disegnare, per esprimere come io vedo il mondo.
È un mezzo di espressione fantastico perché ti consente di trasformare la realtà che ti circonda , riuscendo a creare un’aura magica intorno a qualcosa che magico , magari, proprio non è, e al tempo stesso se vuoi ti permette di far scorgere il negativo dietro qualcosa che a prima vista è invece bello e accattivante… Insomma ti fa sentire quasi di aver potere sulla materia. Una sensazione decisamente unica. Questo capita non solo possedendo strumenti meravigliosi, il sogno di ogni fotografo dilettante, con magici obbiettivi luminosissimi, ma anche con mezzi assai più modesti, che permettano comunque al tuo occhio di esercitare il suo potere: tagliare fuori ciò che non va e mostrare solo ciò che vuole….
Ho conosciuto recentemente una bravissima fotografa (ciao Sabri!), tanto per cambiare amica di Alessandra , che in 30 secondi mi ha dato quei 2 o 3 consigli che hanno cambiato il mio modo di rendere visivamente i piatti che cucino… ovvio solo parzialmente, rispetto alle cose che sa fare lei, però una mano a volte è una manna dal cielo
Perciò a questo punto, risparmiandovi le mie foto preferite di figlie e fiori, vi passo quelle della mia ultima “fatica” culinaria e cioè


INSALATA DI RISO IN PEPERONI cicciotti


peperoni ripieno di insalata di riso 012




Le dosi , le quantità e gli ingredienti per l’insalata di riso , sono talmente semplici che vi do solo una vaga indicazione di come la facciamo noi in famiglia. Poi logicamente ognuno seguirà le sue dosi e i suoi ingredienti preferiti senza minimamente turbare la riuscita della preparazione
Dunque io sono solita mettere:
· Peperoni grigliati, spelati e tagliati a pezzetti
· Cipolline
· Cetriolini sott’aceto
· funghetti (se li ho ovviamente preferisco quelli che preparo io stessa, ma vanno benone anche i confezionati )
· carciofini sott’olio,
· olive nere o verdi o entrambe
· tonno sott’olio (qui interviene il papà della mia questa volta, amica Sabrina che lo pesca e lo “imbarattola” ed è da urlo)
· wurstel
· pezzetti di groviera (topo Gigio style)
· mais,
· e chi più ne ha più ne metta.
Tutto questo ben di Dio lo condisco con una o 2 cucchiaiate di senape allungata con un po’ d’olio e.v.o. e di aceto e mescolata accuratamente. La rifinitura che tanto piace in casa è composta poi da uova sode tagliate a rondelle che metto sopra a mo’ di decorazione.
A questo punto il più è fatto. Mettete in frigo a raffreddare mentre voi preparate le ciotoline diverse in cui servirla.
Prendete un peperone per commensale, possibilmente di dimensione simile e colore diverso e tagliate via il “cappello” a 2/3 dell’altezza. Svuotateli dei semi e della parte bianca interna e metteteli nell’acqua di una pentola che sta bollendo e lasciateli cuocere per 4 minuti. Scolateli, passateli sotto l’acqua fredda per fermare la cottura e metteteli a scolare “a testa in giù” su una gratelle da pasticceria.
Una volta raffreddati e asciutti voltateli, disponeteli su di un unico piatto da portata o , se preferite, in singoli piatti riempiteli con la giusta dose di insalata di riso, guarniteli con la fetta di uovo sodo e , dopo averli ri-incoperchiati portateli in tavola.
Sono buoni , belli e pure colorati!!!
Buon appetito a tutti
Daniela

mostra gingi 186


RICE SALAD IN STUFFED PEPPERS

The ingredients for a rice salad vary so much according to taste and quantity that I am only going to tell you how we make it in my family, you can ad or change the ingredients the result wont change.I normally use: peppers grilled, skinned and cut in pieces
Pickled onions, gherkins, mushrooms and small artichokes in oil, black or green olives, or both, tuna in oil, (the father of my friend Sabrina fish the tuna and tins it, spectacular!) gruyere, wurstel, sweet corn and whatever else you fancy.
Dress with 2 tbs Dijon mustard diluted with olive oil and vinegar and mix thoroughly.Refrigerate and in the meantime take a pepper for each person possibly all of the same size but different colour, cut the top off the peppers and put them in boiling water for 4 mts. then put under running cold water and let them to drip head down on a pastry rack.
Once cold and dry fill them with the rice salad, nish with an hard egg slice, cover them with their lid and they are ready to eat.
Bon appetit
Daniela

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di Alessandra

cocco bread

Quello che segue è un post datato, che risale al 7 gennaio di quest'anno, quando Genova si è svegliata coperta dalla classica coltre di neve. Il che potrebbe far sollevare il sopracciglio anche al più ben disposto di voi, perché va bene che non c'è più la mezza stagione, va bene che facciamo prima ad aspettare Godot che tre giorni di fila di bel tempo, va bene che anche il bucato di ieri sera è andato a farsi benedire, sotto l'ultimo dei temporali, ma inaugurare l'inizio dell'estate con un memoir della nevicata del 2009 , forse, è un po' troppo.
In verità, però, la neve non c'entra : o meglio, all'epoca era stata la fonte di una serie di ispirazioni culinaria fra cui il mitico plum cake del sottotitolo, ma oggi non ha più nessun senso, anzi: anch'io, come tutti, ho voglia di sole, di vacanze, di aria aperta.
Tuttavia, non posso fare a meno di inserirlo qui ed ora, per il semplice fatto che è da qualche tempo che mi accorgo che a questo blog manca un pezzo e che questo pezzo si chiama Cecilia. Che, nel tourbillon di amicizie della mia vita, è quella che resiste impavida da oltre vent'anni, secondo me perché è l'unica dotata di un seppur minimo bagaglio di doti intellettuali tali da poter riuscire ad apprezzare le mie altissime virtù, secondo lei perché è l'unica che ancora riesca a sopportarmi.
Quindi, siccome questo blog è un diario quotidiano della mia vita, e siccome una bella fetta di quest'ultima la condivido con lei, mi tocca presentarvela, attraverso uno dei ritratti più sublimi che mai siano usciti da questa penna, e non capsico perché, dopo averlo letto, mia figlia mi abbia tenuto i musi per una settimana ( la Cecilia è da anni sulla vetta dell'Olimpo personale della creatura e non accenna a schiodarsi da lì) e sia stata inversata come un guanto da mio marito, perché pare che non sia così che si trattano le amiche. A conferma di quello che dicevo sopra, la protagonista, per contro, ci ha riso alle lacrime, al punto che ancor oggi, a distanza di mesi, quando le ho preannunciato che sarebbe uscita dall'anonimato delle persone reali per diventare un personaggio di questo blog, ha convenuto che migliore presentazione di questa non ci potrebbe essere. Anzi, ha anche aggiunto di metterci il sonoro....
Stamattina ci siamo svegliati sotto la neve. O meglio: voi vi sarete svegliati, perché io sono stata tutta la notte in piedi, a saltellare per casa, un po' per il freddo e un po' per l'eccitazione che ogni volta mi prende quando nevica. Può essere che sia una sintomatologia grave, di sicuro è congenita e non curabile, visto che ce l'ho praticamente dalla nascita, l'ho trasmessa alla figlia e con gli anni peggiora: è che la neve, per me, esalta il lato più bello della parte domestica della mia vita, dai plaid della nonna con un bel libro giallo, fino alle tazze fumanti di cioccoalta calda. Da accompagnarsi, rigorosamente, con un dolce antico, di tradizione, di quelli che, già dalla preparazione, ti riportano indietro nel tempo, a quando queste cose le facevano la nonna e la mamma e tu, al massimo, potevi sperare di pulire la pentola o di avere un pezzetto di pasta cruda, in attesa che fosse tutto pronto. Una torta di mele, una crostata con la marmellata di prugne, un ciambellone soffice da prima colazione, per intenderci. Oppure un bel plum cake, come questo qui, preparato con la ricetta della prima land lady ( che sarà morta e sepolta da vent'anni, mi sa), un trionfo di canditi, di uvetta e di burro, uscito fragrante dal forno giusto ieri pomeriggio e che sembrava quasi aspettasse la neve, per essere mangiato.
Quasi.
Già, perché fra l'operazione di sforno e la nevicata, è arrivata la Cecilia.
Che, per i due o tre che non lo sapessero, è la mia segretaria lionisitica- o meglio: l'incarnazione dell'idea platonica della segretaria: efficiente, puntuale, misurata in tutto...
In tutto, tranne che negli appetiti.
Mai vista persona mangiare di più, giuro: e questo a discapito dell'aspetto da "così piccola e fragile" per cui nessuno, vedendola, si immaginerebbe che dietro quelle fattezze preraffaellite e sotto quei chili di maglioni si nasconda uno stomaco senza fondo, da fare invidia ad intere colonie di struzzi.
E' evidente che parlo a ragion veduta, forte delle decine di cene che l'hanno vista arrivare in rigoroso anticipo, con il solo intento di abbuffarsi prima dell'arrivo degli ospiti. Presentandosi sistematicamente con un " che cosa c'è da mangiare???" e finendo ogni volta per scegliere ora il bigné che tiene in piedi la montagna di profiterol, ora la tartina faticosamente incastrata in mezzo al piatto, ora rovinando tutti gli effetti artistici studiati per giorni dalla sottoscritta e realizzati con sudore, fatica e lacrime.
E sorvolo sulla volta che, con l'intento di aiutarmi, si è fatta fuori tre quarti ( 3/4) del gelato che sarebbe dovuto servire a riempire un panettone da un chilo, sotto gli sguardi atterriti delle mie amiche che ancora non la conosncevano e che non osavano dirmi che, per ogni cucchiaio che finiva al posto giusto, ce n'erano tre che si ingollava beatamente giù dal gargarozzo...
Ieri, ovviamente, non è stata da meno: giulio non aveva ancora finito di tagliare la prima fetta che già era sotto con la mano, "su, su, muoviti che c'ho fame", e poi un'altra e poi un'altra ancora, fino alla completa sazietà. dopodiché, cosa pensate che abbia fatto? Che mi abbia ringraziato, per averle dato la merenda? Che abbia fatto una novena alla befana, per aver avuto in sorte un'amica come me, che son vent'anni che la sostiene, tipo punto di ristoro ai raduni degli Alpini? Che abbia detto, " complimenti, che buono, mi dai la ricetta?"
nossignori: prima si è fatta un garbato ruttino di gradimento che le vetrerie di casa hanno tintinnato per mezz'ora, dopodiché, guardandomi con fare accusatorio, ha sentenziato che c'era troppo burro e infine, non paga di quanto già non avesse fatto, ha iniziato a tirar fuori metri di rotolini di ciccia dalla cintura dei calzoni, dicendomi che adesso, per colpa mia, si sarebbe dovuta fare gli straordinari in palestra e un guardaroba nuovo. Il tutto, ovviamente, sorseggiando una pinta di camomilla- perchè il tè- guai al mondo- le sta indigesto...


COCONUT BREAD

cocco bread 1


300 g di farina
70 di burro
150 di farina di cocco
300 di zuchero
2 uova
2 cucchiaini di cannella
200 ml di latte
una stecca di vaniglia
2 cucchiaini di lievito

Far bollire il latte e mettere in infusione i semi di vaniglia.
Far fondere il burro e lasciar raffreddare.
Quando latte e burro sono a temperatura ambiente, versare tutti gli ingredienti nel robot da cucina e mescolare bene il composto: dovrà rimanere piuttosto liquido e un po' grumoso, a causa della farina di cocco.
Imburrare e infarnare uno stampo da plum cake da un litro e mettere inn forno caldo a 180 gradi, modallità statica, per 50 minuti. Se dovesse scurire troppo in superficie, cuocete gli ultimi dieci minuti coprendo lo stampo con carta stagnola.
Rispetto ai plum cake tradizionali, che partono da una base di 4/4, questo è molto più leggero: solo 70 g di burro e 2 uova, per un totale di almeno quindici fette di dolce...
Perfetto così, ma anche con banane fresche ( io le odio e non lo farò mai, ma la morte sua mi sa che sia quella) oppure con altra frutta a picere. Se preferite che si senta di più il cocco, dimezzate la cannella o toglietela del tutto.
Va da sè che il plum cake del post fosse quello very british, ma stavolta mi son messa a vento: la stiamo aspettando da un momento all'altro ( la Cecilia, si intende) e non sia mai che mi accusi di averle rovinato la prova costume...
buon appetito
alessandra

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