di Alessandra

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gnocchi di barbabietola 2

Che io e i numeri non si vada d'accordo, è un altro di quegli assiomi di cui si parlava qualche giorno fa. Sono passata alla storia, al liceo, per aver ispirato la frase più felice della professoressa di Matematica, quando, di fronte al mio ennesimo errore, disse che una zolletta di zucchero, sciolta in una tazzina di caffè, avrebbe avuto più probabilità di ricomporsi, di quante ne avessi io, a capire i teoremi.
Questo per dire che non mi sono stupita più di tanto quando ho realizzato che il calendario dei turni del blog che mi ero elaborata mentalmente non coincideva con le scadenze reali, anzi: semmai, il miracolo era il contrario, visto che finora ero sempre riuscita ad arrivare "giusta"agli appuntamenti. Quello che però mi è rincresciuto è che, oltre ad aver perso un titolo buono, oltretutto ossequioso della tradizione, come "giovedì gnocchi" , passo al pc la serata normalmente dedicata alla televisione: perché, come è vero che il giovedì sta agli gnocchi, è altrettanto vero, almeno in casa mia, che il mercoledì sta ad XFactor.
A scanso di equivoci, anticipo subito che, a dispetto della rigorosa puntualità che mi vede, davanti al televisore, allo scoccare delle nove, con cucina pulita e lavastoviglie avviata, a me XFactor NON piace. Lo trovo lento, dispersivo e volgare, l'esatto contrario del suo corrispondente statunitense, quell'America's Got Talent che, oltre a sfornare talenti veri, annovera anche fra i suoi giudici quella meraviglia della natura di Simon Cowell, che basta vederlo per tornare a sperare.
L'unico motivo per cui guardo questo programma è solo perché spero, ad ogni puntata, che il suo contenuto si possa finalmente avvicinare alla buona idea di partenza- la valorizzazione di talenti musicali italiani- e passi se ciò deve avvenire attraverso i meccanismi di un reality, con annessa gara canora: se questo è lo scotto da pagare per avere un po' di buona musica in televisione, siamo disposti a sorbettarci anche collegamenti quotidiani, processi, coreografie strampalate e tutto quanto fa scioubissss.
Va da sè che, ogni volta, io vada a dormire delusa- o meglio: amareggiata dalla pochezza che lo spettacolo riesce a produrre, come casting, come giudici, come scelta delle canzoni, come tempi assegnati alla musica, come tutto, insomma. Me ne sarei dovuta rendere già conto quando, alla prima edizione, venne eliminato uno dei gruppi più raffinati che mai erano apparsi sui palcoscenici italiani, i Cluster, colpevoli di "non essere entrati in pancia" a quello, fra i giurati, che spiccava per incompetenza in materia musicale. E avrei dovuto averne ulteriore conferma lo scorso anno, quando tre buzzurroni spiritati, che potevano anche essere simpatici, ma che in dieci puntate o forse più, avranno azzeccato tre o quattro note, o forse meno, hanno perso per sei punti la finale, contro un onesto mestierante, tornato nell'inevitabile anonimato appena spenti i riflettori.


gnocchi alla barbabietola

E a quelli che potrebbero obiettare che non è il caso di prendersela per queste cose, che i problemi che affliggono questo mondo sono ben altri e ben più gravi e che queste sono solo canzonette, rispondo serenamente con un bell'anche no: perché, vedete, la Dani e io siamo madri di due aspiranti musiciste, che si confrontano da anni con strumenti di tutto rispetto e con uno studio di tutto rispetto e sentire spacciare per musica e per artisti queste banalità di bassa lega, davvero, mi avvelena il sangue. Uno dei giudici, in questa serie, ha sancito che l'intonazione è secondaria, per un adulto che sa di voler fare il cantante- e le nostre figlie a dieci anni, con un futuro irto di punti interrogativi, hanno dovuto affrontare selezioni durissime, all'interno delle quali la perfetta intonazione costituiva la prova preliminare. Abbiamo visto schiere di più o meno giovani con ambizioni artistiche snobbare la musica italiana o esibire con spocchia abissi di ignoranza musicale, quando da noi da anni gli impegni familiari sono modulati sulle stagioni sinfoniche e sui concerti sparsi per l'Europa, e le memorie dei vari cellulari scoppiano di invenzioni di Bach alternati a pezzi dei Green Day. E soprattutto, assistiamo ogni giorno a sacrifici sempre più pesanti- a levatacce mattutine, a schiene precocemente doloranti, a giornate che non conoscono ore libere, la cui ricompensa è tutta e solo nella gioia dell'oggi, nell'amore viscerale per lo strumento che suonano e per ciò che riescono a tirarne fuori. Io non so che cosa farà mia figlia da grande- e penso che anche la Dani lasci aperta ogni strada alla sua : ma quello che so, oggi, è che la musica non è quella che ci propina questa televisione, fatta di risse, di parolacce, di polemiche sterili e di arroganze sfacciate. Perché se l'X factor che si ricerca è solo l'apoteosi del "televisivo" e del "velinismo", allora è meglio metterci una croce sopra. Per sempre.



gnocchi alla barbabietola 1


Ingredienti (per 4 persone)
400 g di patate
150 g di farina
1 barbabietola piccola (sui 200 g)
sale

Lavare benissimo le patate con la buccia e metterle a cuocere in acqua fredda leggermente salata. Quando saranno cotte, sbucciarle ancora calde (meglio se bollenti) e passarle allo schiacciapatate. Incorporarvi 100 g di farina e il sale, impastando rapidamente e poi, a poco a poco, la barbabietola frullata, aggiungendo i restanti 50 g di farina, per rendere più asciutto l'impasto. Alla fine, dovrete avere il classico impasto da gnocchi, morbido, ma che non si attacca alle mani. Spolverate il piano di lavoro e preparate tanti rotolini, da cui taglierete degli gnocchi, lunghi max 2 cm. Volendo, potete passarli sui rebbi di una forchetta, per dare loro la classica forma rigata.
Mettete sul fuoco una pentola capiente, con abbondante acqua, portate ad ebollizione, salate e, alla ripresa del bollore, gettatevi dentro gli gnocchi. Quando sono cotti, verranno in superficie. Scolateli bene con una schiumarola, a mano a mano che affiorano, e conditeli con burro fuso e semi di papavero
Buon Appetito
Alessandra

English Version

Ingredients (serves 4)
400 g potatoes
150 g flour
1 small beet (about 200 g)
salt

Wash very well potatoes with the skin and cook them in lightly salted cold water. When they are cooked, peel while still hot (preferably boiling) and go to the potato masher. Incorporate 100 g of flour and salt, mix quickly and then, little by little, add he beet smoothies, and he remaining 50g of flour, in order to dry the dough. You must obtein a soft dough but not pasting to hands. Sprinkle the work surface and prepare some rolls, from which you will cut the dumplings, max 2 cm long. If desired, you can pass them on the tines of a fork to give them the classic form striped.

Bring to boil water, in a large pan, add salt and throw the gnocchi in. Initially, they will sink to the bottom, when they will be cooked, they will surface . Use a skimmer, to take the ones which have sufaced . When all the gnocchi have been put in a sauce pan , dress with melted butter and poppy seeds
Buon Appetito
Alessandra


Questa ricetta partecipa a "un tocco di rosa in cucina", il contest di Sara di Meringhe alla Panna






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Di Daniela

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dolce alle mele 007
Questo, lo sapete certo tutti , è il prologo della stagione delle mele: quella in cui questi meravigliosi frutti cominciano a maturare sulle piante e a raggiungere il masso del sapore e del colore. Devo dire che tutta questa cultuira "melifera" che mi attanaglia nasce da due fatti specifici:

1° il fatto che si da il caso che in giardino, in un luogo assolutamente errato deo punto di vista dei garden designer, ma evidentemente ottimo per lui ho un incredibile albero di mele che produce pomi della discordia (la sua ombra danneggia le rose, e da qui la discordia tra lui "togliamolo" e mia suocera"ma no, fa mele tanto buone, teniamolo") perfetti e gustosi,
dolce alle mele 032
2°il fatto che vado in vacanza da qualche anno in Valtellina.
Devo dire che questa seconda circostanza mi ha fatto decisamente più impressione perchè, in questa stagione, oltre al prepararsi dei colori magnifici dell'autunno, le strade che percorrono la valle sono spesissimocircondate da entrambi i lati da lunghi filari di meli, con su i loro frutti verdi, gialli o rossi nelle varie sfumature che sono veramente uno spettacolo piacevole.
Perciò, continuando un po' a parlare di piatti con ingredienti stagionale, ho pensato di proporvi un po' di cose con le mele, che vi racconterò, come sempre , a mamo a mano che le sperimenterò. Intanto vorrei ricordarvi le due idee "melidi" che vi abbiamo già proposto tempo fa, e cioè l'insalata di avocado mele e arachidi e insalata di mele, pinoli e noci
Tanto per iniziare, in questo momento in cui per le ragioni di cui vi ho parlato, io e il resto della famiglia siamo diventati tutti dei "forzati della torta", comincerò da una semplice e profumata

TORTA ALLE MELE


dolce alle mele 010
La ricetta arriva direttamente da una signora altoatesina dal cognome impronunciabile (A. Kompatscher) che però prepara delle cose meravigliose e alla quale spesso faccio riferimento per farmi ispirare golosità dal gusto un po' autunnal-invernale. Nel caso specifico questa torta prevede per


  • 125 gr di burro
  • 125 di zucchero semolato
  • 1 bustina di zucchero vanigliato (2/3 cucchiai)
  • la scorza di 1/2 limone
  • 2 uova grosse o 3 piccole
  • 200 gr di farina
  • 1 cucchiaino raso di lievito in polvere (io però ne ho messi 2)
  • 1-3 cucchiai di latte
  • 3 mele acidule piuttosto grandi
Montate a crema il burro ammorbidito a temperatura ambiente, aggiungendo lo zucchero vanigliato e quello semolato, la scorza di limone e , una alla volta, le uova..
Setacciate la farina con il lievito e, alternandolacon il latte, incorporatela nel composto. Versatelo in uno stampo a cerniera, imburrato, e spianatelo bene.
Sbucciate ora le mele e tagliatele a metà . Togliete il torsolo, incidetele sulla parte superiore e distribuitele sulla superficie della torta accostandole e senza premerle; perchè vi affonderanno da sole durante la cottura.


dolce alle mele 005


Fatela cuocere in forno alla temperatura di 200° per circa 45 minuti (nel mio forno ventilato ho portato la temperatura a 180° per 35 minuti: regolatevi voi, ed estraetela solo quando avrà raggiunto il solito bel colore dorato.) Fatela raffreddare sulla gratella e prima di servirla cospargetela di zucchero a velo o in alternativa, come suggerisce l'autrice, spalmatela di marmellata di albicocche scaldata e passata al setaccio per darle un bell'aspetto lucido.
Buon appetito a tutti

Daniela


dolce alle mele 016


APPLE CAKE


  • 1/2 cup of sugar
  • 2 or 3 spoons of vanilla sugar
  • 2 eggs or 3 if small
  • 1 tsp of lemon peel
  • 1-3 tbs of milk
  • 3 big apples 'slightly sour'
  • 1/3 cup of flour
  • 1/2 cup of butter ( 1 stick)
Whip up the butter with sugar, icing sugar with vanilla, the lemon peel and the eggs, one at a time. Sift the flour with baking powder and add it to the mixture, with milk. Pour it in a greased mould and level with a spatula. Peel the apples, cut them in half and put every one on the top of the mixture, without pressing. Bake it at 190 C for about 40 minutes, until when it looks golden
Let it cool and then sprinkle the topo with icing sugar , before serving or spread warm apricot jam on the cake.
Buon Appetito
Daniela

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di Alessandra
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old fashioned chocolate cake


So bene che dovrei impiegare quel che resta della mia materia grigia a pormi interrogativi un pochino più spessi, ma siccome non son mai stata troppo incline alla speculazione ( e siccome, di questi tempi, speculare sui massimi sistemi mi intristisce più del dovuto) mi sono messa a fare l'elenco dei motivi per cui io adori senza mezzi termini Misses Nigella Lawson.
La domanda è meno oziosa di quanto possa sembrare, perché in sè la cucina di Nigella non avrebbe nessuna attrazione, per me: intendo dire, che siamo tutti capaci a nascondere la mancanza di originalità dietro qualche decina di migliaia di calorie e ad imbertuelare tutti gli ingredienti dentro un robot da cucina, spacciandoci per chef sopraffini. Anche la slinguazzata finale, che tanto turba i sonni di tutti i maschi inglesi, dall'asilo alla casa di riposo, levoca in me, come unica turba, quella dei NAS che accorrono a mettere i sigilli alla sua cucina- e mezzo metro di nastro adesivo sulla sua bocca.
Eppure, io la adoro: letteralmente. Non c'è programma, libro o rivista che parli di lei che mi sia sfuggito e posso avere anche un appuntamento col Padreterno che, se mi appare sullo schermo, con le sue chiome fluenti e le sue unghie laccate, io mi blocco basita a guardarla e, quel che è peggio, a desiderare di assomigliarle, almeno un po'.
E' per questo che, domenica scorsa, mentre mi accingevo alla costruzione di questa porc...ops, di questo capolavoro, ho pensato che fosse giunto il motivo di interrogarmi seriamente sul perché di questa attrazione fatale, giungendo alle seguenti fondamentali conclusioni:

1. è inglese. se mi conoscete anche solo tanto così, saprete che io ho una passione viscerale e invereconda per tutto ciò che è anglosassone, meglio se Perfida Albione Original. E' un male di famiglia, che si trasmette di generazione in generazione e che, anziché combattere, si favorisce in ogni modo, dal Jerome K. Jerome sul comodino della figlia alla devozione alle eggs and bacon, passando per i dischi Beatles, i pomeriggi a Covent Garden, e, buon ultimo, il poster di David Beckam (rigorosamente senza moglie)

2. è l'unica donna formosa che porti con disinvoltura le magliette con le coste e lo scollo ovale- quelle che per me e la Dani e tutte le altre donne a cui sono state elargite a piene mani misure di reggiseno superiori alla media, sono state l'incubo più ricorrente dell'adolescenza, quando ancora si sottostava ai dettami della madre o delle mode, e queste magliette erano una tappa desolatamente obbligata. Nigella riscatta anni di spalle ingobbite e di braccia incrociate sul petto, di sguardi di invidia per le amiche normo dotate e di preghiere accorate ("Signore, fa' che mi svegli piatta"), in tempi in cui ci si affidava ancora alla bontà divina, anziché alla chirurgia plastica.

3. è l'unica donna al mondo che, mentre aspetta che cuociano le basi di questa torta, invece di spremersi le meningi su come fare a non assaggiarne nemmeno un pezzetto, non solo se ne va tranquilla a prendersi un bel caffè in giardino, ma si fa pure fuori una scatola di cioccolatini ripieni che fanno ingrassare solo a guardarli. E, quel che è peggio, lo fa prima con aria compiaciuta e poi guardando in cielo, ad occhi chiusi, in pura estasi dei sensi, alla faccia di tutte le schiave delle diete, della linea e della taglia 38.

E siccome ho smesso da un po' di essere schiava della linea, la taglia 38 non l'avevo neanche per il ciripà e la dieta la comincio lunedì (quello della prossima settimana, ovviamente), mi sono lanciata nella più goduriosa di tutte le torte di nigelliana fattura, quella che meglio rappresenta il Nigella Style e che la divina prepara passo passo in questo video

http://www.youtube.com/watch?v=Sk-obgix23Y

E' chiaro che, senza la maglietta a costine, la quarta di reggiseno e la scatola di cioccolatini a forma di cuore, bene come a lei non vi verrà: ma se i risultati sono come quella che abbiamo preparato qui da noi, direi che un tentativo lo si debba proprio fare....

OLD FASHIONED CHOCOLATE CAKE


DSC_7068



200 g di farina 00
200 g di zucchero
1 cucchiaino di lievito
1/2 cucchiaino di bicarbonato
2 cucchiai di estratto di vaniglia ( o una bustina di vanillina)
150 g di panna acida
175 g di burro morbido
40 g di cacao amaro
2 uova

Per la glassa
175 g di cioccolato fondente
75 g di burro
1 cucchiaio di sciroppo di mais ( il miele è perfetto come sostituto- o il golden syrup, se lo avete)
1 cucchiaio di estratto di vaniglia
300 g di zucchero a velo ( ho usato quello vanigliato, quindi niente vaniglia)
125 g di panna acida

Montare il burro con lo zucchero, aggiungere le uova ad uno ad uno, la panna, la vanillina, il cacao e, in ultimo, la farina setacciata con il lievito ed il bicarbonato. Ungere due teglie di 22 cm di diametro ciascuna e riempirle con il composto. Potete usare anche un'unica teglia e poi tagliare la torta a metà: in questo caso, usate una teglia più profonda
Infornate a 180 gradi per una mezz'ora. La torta deve essere cotta, ma morbida.
Lasciate raffreddare e sformate. Se avete preparato un'unica torta, tagliatela in due parti
Preparate la glassa
Fate sciogliere a bagno maria il cioccolato con il burro, poi aggiungetevi il miele e la vaniglia e la panna acida. Mescolate bene e aggiungete lo zucchero: dopodiché, montate il composto con la frusta elettrica, fino a quando è spumoso.
Farcite la metà della torta, sovrapponetevi l'altra e spalmate la glassa tutto intorno, aiutandovi con una spatola.
E' migliore il giorno dopo- sempre che riusciate a resistere...
buon Appetito
Alessandra


English Version
NIGELLA'S OLD FASHIONED CHOCOLATE CAKE

DSC_7092

200 g flour 00
200 g sugar
1 teaspoon baking powder
1 / 2 teaspoon baking soda
2 tablespoons vanilla extract (or a packet of vanillin)
150 g sour cream
175 g soft butter
40 g unsweetened cocoa
2 eggs

For frosting
175 g dark chocolate
1 tablespoon corn syrup (honey is perfect as a replacement-or golden syrup, if you have it)
1 teaspoon vanilla extract
300 g of icing sugar (I used icing sugar with vanilla, so no vanilla extract)
125 g sour cream

Whip butter with sugar, add eggs one by one, the cream, vanilla, cocoa and, finally, the flour sifted with baking powder and baking soda. Grease two baking tin ( important: diameter 22 cm)and fill with the mixture. You can also use a single tin and then cut the cake in half: in this case, use a deeper tin
Bake at 180 degrees for half an hour. The cake should remain soft.
Let it cool down and pull out of shape. If you have prepared a single cake, cut it into two parts
Prepare frosting
Water bath to melt the chocolate with the butter, then add the honey and vanilla and sour cream. Mix well and add the sugar and then mounted the mixture with the electric whisk, until it is frothy. Spread the frosting on the first disk or on the first cake and put the second on top Spread the frosting all around, using a spatula.
Best eaten the day after, provided that you will resist...
Buon Appetito
Alessandra


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Di Daniela

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sogliola e mao 050

Ci sono degli oggetti, o persone o anche luoghi che sono irrimediabilmente legati nella memoria, ad un particolare momento della vita. E non solo le situazioni strane o qualcosa di veramente importante, ma anche cose minute, di tutti i giorni, magari divertenti...E' il caso delle sogliole per me! Tutto nasce quando la mia figlia primogenita era piccola... un milione di anni fa....beh, in quel periodo io e lei stavamo a Monterosso non solo tutta l'estate , ma, se il tempo lo permetteva anche l'ultima parte della primavera e la prima dell'autunno...Data la vicinanza con Genova, la cosa non creava problemi a mio marito e la piccola ne traeva enormi vantaggi per la salute...
Ovviamente, siccome lei si svegliava prestissimo (ebbene si , c'è stato anche un tempo remoto in cui alle 6,30 era pimpante e sorridente, incredibile eh!) riuscivamo ad uscire altrettanto presto e andavamo a comprare il pesce fresco direttamente dai pescatori sul molo, quando avevano appena scaricato il pescato e prima che lo vendessero ai vari ristoratori e negozianti... Così potevo avere le soglioline più grassocce e della misura più "conveniente" per il mio personale piccolo squalo biondo.
Soluzione: col passar del tempo avevamo fatto amicizia con un paio dei nostri "fornitori" abituali e in particolare con un ragazzo giovane , la cui mamma, Maria, vendeva più tardi il pesce nel suo chiosco. Ora saprete che evidentemente tutte le mamma e le nonne del mondo ritengono che la sogliola sia il pesce migliore da dare ai piccoletti, per un sacco di motivi , non ultimo lo scarso numero di lische che hanno... quindi, quando il pesce arriva ai vari venditori, le sogliole sono le prime che spariscono, accapparrate dai più mattinieri. E così le rare volte che la piccoletta e io uscivamo più tardi da casa e arrivavamo al chiosco della Maria, di sogliole neppure l'ombra! Sconforto della creatura, che delicata principessina di papà, sogliole voleva e sogliole dovevano essere. Concessione unica: qualche lieve digressione a favore del nasello! Comunque il problema per noi non si poneva mai perchè, poco dopo il nostro arrivo al chiosco sguarnito dei "pesciolini piatti" di sua madre, il nostro amico pescatore ci veniva vicino e con aria a metà tra il cospiratore e il venditore del mercato nero mi diceva bisbigliando "vuole una sogliola?" con lo stesso tono con cui avrebbe potuto offrirmi la peggior droga sul mercato o una merce rarissima di contrabbando.... E così ogni volta che devo preparare uno di questi pesci non posso fare a meno di pensare al mare, alle ultime estati senza scuola e impegni noiosi alle porte, alla mia bambina piccola e al pescatore-cospiratore... e mi piace da pazzi..
Eccomi allora a voi a raccontarvi di questi particolari

ROTOLINI DI SOGLIOLE ALL'UVA BIANCA

sogliola e mao 051



Ingredienti per 4/6 persone

  • 6 filetti di sogliole
  • 2 limoni freschi
  • 1 dozzina di acini d'uva bianca
  • pangrattato q.b.
  • 1uovo
  • 1 cucchiaio di burro
  • sale, pepe e noce moscata


Prendetee i filetti di sogliola e passateli nell'uovo sbattuto con sale, pepe e noce moscata: poi arrotolate ciascuno di essi attorno ad un acino d'uva e fermate l'ultimo lembo con uno stecchino di legno.

sogliola e mao 041

Imburrate una larga teglia e poggiate sul suo fondo dodici sottili fette di limone (tagliate con tutta la buccia). Rotolate gli involtini delicatamente nel pangrattato; poi poggiateli sulle fette di limone, fissandoveli con lo stecchino. Completata la preparazione e la sistemazione dei rotolini, colatevi sopra l'ultimo burro liquefatto e passate il tutto in forno caldo, per 25 minuti ca, fintanto, insomma che non saranno belle dorate. Quando aprirete il forno , vi stuzzicherà un profumino delizioso e il sapore, vi assicuro, è particolare, ma molto gustoso.
Buon appetito

Daniela

sogliola e mao 052


roulades of sole with grapes
For 4 - 6

  • 6 fillet of sole
  • 2 fresh and juicy lemons
  • 12 white grapes
  • bread crumbs as needed
  • 1 egg
  • 1 spoon of butter
  • salt and pepper and nutmeg
  • Beat the egg, adding salt, pepper and nutmeg. Dip the fillets in the batter. Wrap each fillets around a grape, fix with a toothpick and roll it over the breadcrumbs. Cut the lemons obtaining about 12 round slices. Butter an oven proof dish and arrange the lemon slicess. Put each roulade on a lemon slice and add a little butter on topcook. In the oven at about 195°C for 25 minutes:the fillets are ready when they look golden

    Bon appetit

    Daniela

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    di Alessandra
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    parmentier


    E' di questi giorni la pubblicazione dei risultati di uno studio scientifico, che stabilisce senza tema di smentita che noi donne siamo più infelici degli uomini. La notizia è stata riportata sulla prima pagina del Corsera, con il puntuale commento di Maria Laura Rodotà- un'altra che vorrei troppo come amica- la quale dice, in sintesi, che noi potremmo essere realizzate e felici se solo gli uomini ci lasciassero tirare un po' il fiato, invece di essere sempre lì pronti ad alzare il tiro delle loro aspettative. L'esempio di partenza è il più classico di tutti, vale a dire le lamentele che provengono dalla parte maschile in merito al disordine delle nostre case. Hai voglia a spiegar loro che se una deve fare la mamma, la moglie, la lavoratrice full time e mandare avanti una casa, qualche smagliatura, da qualche parte, deve pure averla, chiosa la giornalista: "In alternativa una (insomma io) si potrebbe licenzia­re dal Corriere , vendere la prole per esperimenti scientifici, abbandonare il cane in tangenziale; utilizzando il tem­po così conquistato per riordinare l’ap­partamento. Ma neanche questo sareb­be socialmente accettabile, ovvio."
    Se vi dicessi che mi ci sono rivista, direi una bugia: nel senso che sarebbe immensamente più veritiero se la Rodotà, per trarre ispirazione per il suo articolo, si fosse appostata fra le pareti di casa mia, magari nelle zone più strategiche, tipo la stireria o la cucina, e magari anche nelle ore più strategiche, che sono tutte quelle in cui mio marito e mia figlia sono in casa. In pratica, è come se giocassero a ping pong, facendo rimbalzare, al posto delle palline, l'infinito elenco delle mie manchevolezze, che cominciano con il disordine della casa e finiscono con lo stare poco a tavola, passando attraverso la mancanza di razionalità del mio agire ( il marito) o l'infinito fastidio dei miei continui rimproveri, per cose passate di moda, e pure da secoli (la figlia)


    parmentier

    Ora, che io sia una disordinata cronica è qualcosa che sta fra l'assioma e il dogma: nel senso che o vi fidate o fate un salto in casa mia e capite all'istante quello che intendo, senza bisogno di dimostrazioni. Quello che però magari non si intuisce al primo sguardo è che io sono responsabile di quel bailamme soltanto per la mia parte. Che, oltretutto, non è nemmeno la più grossa, se proprio vogliamo dircela fino in fondo. Per esempio, che mia figlia sia in casa lo si nota dalla semina di tutte le sue cose, lasciate disinvoltamente cadere nel tragitto fra l'ingresso e la sua stanza, guarda caso disposta in fondo all'appartamento. Una specie di moderna pollicina, per intenderci, con la differenza che un conto è inciamparsi in una briciola, un altro in una specie di catafalco nero che ad occhi inesperti potrebbe sembrare una bara e che invece è la custodia del suo violino. Va da sè che non si abbia nemmeno il conforto del soccorso: " Il mio violino!!! un'altra volta! ma possibile che tu non veda dove metti i piedi??" e quando le si fa notare che al prossimo incontro ravvicinato con il mio piede malato, il suo adorato strumento finisce giù dal balcone, magari pure con lei dietro, ecco che partono gli ammutinamenti in cameretta- e addio speranze che sia lei a raccogliere tutto. Col marito, per altro, è una battaglia persa in partenza: anzi, se mai dovesse leggere questo articolo, sono sicura, sicurissima, che direbbe che io non ho di che lamentarmi, visto che sono piena di distrazioni e di hobby, che lui peraltro mi lascia coltivare, senza aprire bocca: per esempio, non sono forse libera di andare a lavorare tutte le mattine? o di cucinare tutti i giorni? o di stirare, la domenica pomeriggio? Tanto per dirne una, non più tardi di un'ora fa, nel pieno di un bel pomeriggio di fine estate, con figlia allocata dai nonni, e la prospettiva di una serata libera, ha avuto la bella pensata di propormi di uscire per andare a comprare nientemeno che l'asse da stiro, comunicandomelo con lo stesso tono che altri avrebbero usato per dire "ti porto da Heinz Beck" o " facciamoci un week end in Costa Azzurra". E anche se non ha ancora proferito parola, ha tuttora sopra la testa dei bei punti interrogativi, non riuscendosi a spiegare come io abbia potuto rimandare a lunedì un'esperienza del genere e radicandosi sempre di più nella sua assoluta convinzione di aver sposato una che tutto è fuorché normale.
    La Rodotà conclude l'articolo ammonendo le donne a non rassegnarsi, perché questo sarebbe l'inizio della fine , ed io condivido con lei questo monito alla resistenza alla lotta, perché è solo così che si avranno delle soddisfazioni: ieri, per esempio, entrando a sorpresa in camera della creatura, sono riuscita a distinguere la forma del letto e, alla sera, il marito ce l'ha fatta a trovare da solo il carica batterie del suo cellulare. Il che mi ha permesso di avere più tempo per dedicarmi all'hobby del preparare la cena, pure comprensivo,questa volta, di una delle vellutate che mi piacciono di più...
    PARMENTIER

    parmentier


    per 4 persone
    4 patate medie
    250 ml di brodo vegetale
    mezzo litro di latte
    250 ml di panna
    sale
    pepe
    olio EVO


    Sbucciare le patate, lavarle, tagliarle a tocchetti, mettendoli via via a bagno in acqua fredda, perché non anneriscano
    In una casseruola, scaldare 3 cucchiai di olio EVO e aggiungere le patate, scolate e aciugate bene.
    Salare e fare insaporire, mescolando sempre con un cucchiaio di legno, per cinque minuti
    Coprire il tutto con brodo vegetale e proseguire la cottura, col coperchio e a fiamma bassa, per un quarto d'ora circa, fino a quando le patate saranno tenere.
    Frullare tutto ( anche con un frullatore ad immersione) fino ad ottenere una crema liscia: passate al colino e riportate sul fuoco, allugando con il latte. Aggiustate di sale . Appena prende il bollore, aggiungere la panna, senza togliere la pentola dal fuoco, mescolare bene, far cuocere ancora un minuto o due ( sarebbe meglio che la panna non bollisse: se dovesse succedere, togliete subito dal fuoco). Aggiustate ancora di sale, se occorre, e servite caldo, con una macinata di pepe bianco o una spolverata di noce moscata o di erba cipollina
    Buon Appetito
    Alessandra

    English version
    PARMENTIER SOUP

    parmentier

    Ingredients for 4 persons
    4 medium potatoes
    250 ml of vegetable stock
    500 ml of milk

    250 ml of double cream

    extra virgin olive oil
    salt

    pepper


    Peel potatoes off, wash and chop them. In a large sauce pan, warm 3 tablespoon of extra virgin olive oil and add chopped potatoes ; salt and, constantly stirring, cook for 5 minutes. Cover with warm vegetable stock and cook for 15 minutes: potatoes must be tender. Put it in a blend to obtein a smooth soup, then add milk and warm it until boiling. Add the cream and cook for further one or two minutes, without bringing it to boil. Serve warm, with ground white pepper or grated nutmeg or parsley or chives.
    Buon Appetito

    Alessandra

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    Di Daniela

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    acciughe bianche 004
    Sulla scia delle ricette salate veloci ma saporite, oggi torno per voi sul pesce azzurro: ancora acciughine, ma questa volta preparate in modo un po' diverso. Intanto per non perdere il vizio me ne sono fritta qualcuna, come antipasto stuzzicante....

    acciughe bianche 043

    Sono la fine del mondo, si sa, aperte a libro e leggermente infarinate... buttate nell'olio bollente, scolate fatte "asciugare" sulla carta assorbente e leggermente salate .... fantastico!!!! Beh, gustate le fritte sonopassata velocemente a preparare le altre, le ottime

    Acciughe al limone in bianco

    acciughe bianche 013


    per 4 persone


    • 8 hg di acciughe fresche
    • 1 limone molto succoso (altrimenti 1 e 1/2)
    • 1 (o 2 dipende dai gusti) di aglio
    • 1 mazzetto di prezzemolo
    • olio extra vergine di oliva (evo)
    • sale
    • peperoncino
    Pulite le acciughe, togliendo testa, lisca e interiora e sciacquatele accuratamente.
    Pulite e tritate il mazzetto di prezzemolo: tenetene da parte un po' e aggiungete all'altra parte l'aglio anche lui tritato. Prendete ora una casseruola larga e bassa, versateci dentro un filo di olio aggiungendo il prezzemolo e l'aglio tritati. Ponete sul fuoco aggiungendo immediatamente (altrimenti il prezzemolorischia di bruciarsi , diventando amaro) le acciughe con il succo spremuto del limone, il sale e un pezzetto di peperoncino. Muovetele delicatamente con un mestolo di legno e incoperchiate, cuocendo a fuoco medio per circa 5 minuti.

    acciughe bianche 047

    acciughe bianche 004

    Trascorso questo tempo togliete il coperchio, controllate che siano belle bianche per la cottura e poi cospargetele con un poco di prezzemolo tritato senza aglio e servite ancora tiepide. Sono ottime anche sole, ma ottime accompagnate da un bel piatto di

    "patate prezzemoline"

    <acciughe bianche 029


    ..... ora, non sto qui certo a spiegarvi la ricetta di una cosa così semplice.... mi limito a racontarvi come me le prepara la mia mamma: lessa le patate con la buccia un po' di tempo prima, poi al momento di servirle, le sbuccia, le taglia in pezzetti grossolani e le passa in padella con poco olio e un po' di prezzemolo e tritato (e un pochino d'aglio...se piace). Si servono calde insieme alle acciughine e al loro guazzetto.
    Buon appetito a tutti

    Daniela

    Anchovies in White with lemon

    • 28 oz. of fresh anchovies
    • 1 very juicy lemon, (otherwise 1 and a half lemon)
    • 1 or 2 cloves of garlic, depending on your taste
    • 1 bunch of parsley
    • EVO oil
    • salt
    • chilli pepper

    Clean the anchovies, removing heads, bones and entrails and rinse thoroughly. Clean and chop the bunch of parsley: keep a little apart and mix the rest with the garlic, minced.Put a large and low pan on low heat and pour the the oil in.Add the mix of parsley and garlic and stir, taking care not to burn the parsley and the garlic!Add the anchovies, the lemon juice, the, salt and a bit of chilli pepper. Turn the heat on medium and stir gently.Cover with a lid and let it simmer for about 5 minutes.Remove the lid, the anchovies should be white, sprinkle the remaining parsley on top and serve immediately.The anchovies can be eaten alone or with the following side dish

    " Potatoes with parsley "

    it is a very simple recipe, therefore I will just tell you how my mother cooks it.She boils the potatoes and right before serving them she peels them off and cuts them into coarse pieces, heats them up with a little oil, sprinkles some parsley and serves them.Serve them warm along with the hot anchovies and their sauce.

    Bon appetit
    Daniela

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    di Alessandra
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    asparagi di mare

    Quando ero molto piccola, mia mamma aveva una libreria in centro, tutta dedicata ai libri per bambini. Era un'idea pioneristica, per quei tempi e per questa città, e difatti si esaurì in breve tempo, fagocitata da costi e da impegni insostenibili e penso che mia madre debba ancora rimarginare del tutto la ferita, visto che ne ha sempre parlato pochissimo. L'unica cosa che però ripeteva di continuo, ogni volta che ci si imbatteva nell'argomento, era che lei si era letta tutti i libri che aveva in negozio, da cima a fondo, e questo non perché fosse particolarmente incline alla letteratura per l'infanzia, ma perché era fermamente convinta che la professionalità di un libraio passasse attraverso la conoscenza dei libri- e più estesa e approfondita era, meglio avrebbe svolto il suo lavoro.
    Queste parole mi sono tornate in mente ieri, mentre ingannavo un'attesa di quasi due ore nel nuovo megastore di Feltrinelli, aperto qualche giorno fa fra squilli di trombe e suoni di fanfare e che, al di là dei proclami, mi ha lasciato intristita: un'accozzaglia di cose-libri, dischi, dvd, bar, self service, spazi lettura, chaiselong, sezione casalinghi, cartoleria, smemo & smoleskine- spersonalizzata in spazi freddi, dove il rosso -feltrinelli mal si sposa nell'acido di certi verdi e certi viola che farà tanto tendenza, ma che a me, proprio, mette voglia di scappare. Anche i commessi, che pure sono quelli di sempre, sembravano tanti alieni, occupati com'erano a descrivere il funzionamento del bar, a elencare i colori delle nuove matite bio, a riordinare dvd e tutto quanto serve a far dimenticare un catalogo di libri scarno nella quantità, obsoleto nella selezione, banale nelle proposte: superfluo dire che nessuno, lì dentro, parlasse di libri o sapesse darti un consiglio su un titolo: " il terminale è bloccato" , era il ritornello di quel pomeriggio e poco importa se il libro che cercavo era poi in vetrina fra le novità: nessuno ha saputo dirmi niente, all'interno, e quando me ne sono accorta, ero già fuori, con l'umore sotto i piedi e zero voglia di tornare lì dentro.

    asparagi di mare


    Per tirarmi su, sono andata in pescheria ( e prima che qualcuno obietti che non è tanto normale, vi ricordo per par condicio che voi siete lettori di questo blog: il che, se è un ottimo tramite per diventare amici, non depone certo a favore del vostro equilibrio psichico...): sono andata in pescheria, dicevo, a trovare la mia pescivendola preferita- una tipa tutta spiritata, scorbutica e simpatica, che nel lessico familiare si è guadagnata l'ambito soprannome di Florence, dalla inimitabile domestica dei Jefferson ( ve li ricordate? ce li stiamo riguardando su Sky, e ridiamo come vent'anni fa). Al pari di Florence, infatti, la tipa non sente ragioni e fa sempre e solo quello che vuole lei: hai meditato per ore su un menu, tutto imbastito intorno a degli involtini di sogliola? Bene, cambia tutto, perché se Florence ha deciso che quel giorno lì le sogliole non sono buone, non te le vende. Vuoi risolvere un pranzo veloce con un trancio di filetto di tonno? Passa in rosticceria, perché "il tonno glielo hai già dato ieri, a tua figlia, troppo le fa male" E anche quando ti impunti sulle orate, perché quelle son belle, senti, son figlia di pescatore, le vedo lontano un miglio che van bene, perché non me le vuoi vendere, ti risponde con un serafico "perché domani sono più fresche e costano la metà" che ti riduce subito al silenzio.

    asparagi di mare

    La cosa strana è che la Florence lavora in un supermercato e quindi in teoria non rende certo un bel servizio ai suoi capi: tant'è che ogni volta che mi avvicino al banco del pesce, temo sempre che le abbiano dato il benservito. Invece, non solo la trovo puntualmente, ma pare anche che si becchi dei premi produzione da favola, proprio per questa sua competenza: perchè i clienti si fidano, le chiedono consiglio, tornano e, udite udite, comprano molto più di prima.
    Il che conferma la mia teoria- e cioè che in questo mondo di centri commerciali, mega store e commessi impagliati, quando si trova una persona che sa fare il suo lavoro e vuol bene al suo cliente, non la si lascia più, anche se è ruvida e brusca come la Florence. E anche se, invece del pesce, ti rifila tre etti di strane robine verdi " che se si chiamano asparagi di mare, secondo te, di che cosa sapranno?" e ti ci aggiunge pure un ricettina, buon peso " che anche se te di pesce non te ne accapisci, mi sei simpatica lo stesso..."

    FRITTATA SOTTILE DI ASPARAGI DI MARE

    asparagi di mare

    200 g di asparagi di mare
    5 uova
    75 g di emmenthaler grattugiato
    poco sale
    olio EVO

    Pulire benissimo gli asparagi di mare, avendo cura di togliere il gambo a tutti, sciacquarli sotto l'acqua corrente e farli cuocere in acqua bollente non salata per una quindicina di minuti. Sono pronti quando sono teneri.
    Sbattete le uova in una fondina, come per fare un'omelette, aggiungetevi il formaggio grattugiato, gli asparagi di mare scolati bene e lasciati un po' intiepidire e mescolate il tutto. Aggiungete una piccola presa di sale ed assaggiate: se vi sembra insipido, aggiungetene ancora un po', ma non troppo, perché gli "asparagi" sono già salati di loro.
    Prendete una padella, ungetela d'olio, versatevi il composto di uova ed asparagi e fate rapprendere, come per una frittata. Quando è quasi completamente rappresa, giratela e finite di cuocere. Si mangia tiepida, accompagnata da soncino o da un'insalata di pomodori freschi.
    Buon Appetito
    Alessandra


    Sea Asparagus Thin Omelet


    200 g sea asparagus
    5 eggs ( medium or large)
    75 g grated Emmenthaler
    a bit of salt
    EVO oil

    Clean well the sea asparagus and rinse them under running water. Take care of rubbing the stalks out and cook them in boiling water , for about fifteen minutes, until they'll be tender. Don't put any salt, as asparagus are already salty by themselves. Strain very well and let them cool down.
    In the meantime, whisk eggs with cheese and a bit of salt and add the boiled asparagus, roughly chopped. Mix all the ingredients, taste and salt again, if necessary.
    Heat two or tree spoons of olive oil in a large pan, pour the mixture and cook it as a normal omelet: turn it around when the mixture is firm.
    Eat it lukewarm, with fresh salade or tomatoes.
    Buon appetito
    alessandra


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    Di Daniela
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    petti pollo 015



    Eccomi a voi questa volta con un paio di mini ricette salate, gustose ma semplicissime.... arrivano nientepopòdimenochè dalle inesauribili trovate di "Elle" e di.... udite udite, Martha Stewart!!!! Lo so, mi direte "Sei andata a scomodare la Regina Madre di ogni cucina per un petto di pollo?!?!?" Beh è vero, però, volete mettere la classe della preparazione, se arriva direttamente da lei? Poi, confesso eranvamo un po' provate, Ale e io, dalle accuse di portare oltre ogni ragionevole livello la voglia di dolci di tutti voi.... e così, dopo le morigeratissime acciughine, pesche azzurro, per difinizione magro e sano, eccomi ancora con qualcosa di salato e saporito.
    Perciò, ispirata anche dalla regina delle regine, vi propongo questi squisiti
    Petti di pollo grigliati al sesamo
    petti pollo 033

    Per 4 - 6 persone occorrono:

    • 6 petti di pollo di circa 150 gr l'uno
    • 3 limoni
    • 2 yogurt
    • 12 fichi freschi
    • olio di arachidi
    • 50 gr di burro
    • di semi di sesamo q.b.
    • senape dolce
    • sale e pepe
    Spremere 2 limoni. Mescolate in una fondina il succo dei 2 limoni con lo yogurt e 2 cucchiai di mostarda. Salete pepate e fate marinare i petti di pollo per circa 30 minuti. Mel frattempo pulite i fichi con uno strofinaccio umido e fate 4 tagli sulla sommità, per farli assomigliare ad un fiore. Poi metteteli da parte in una padella. Scolate ora i petti, irrorateli con il succo dell'ultimo limone. Preriscaldate il grill del forno.
    In una padella fate rosolare intanto i petti da entrambe le parti nell'olio caldo. Salateli e pepateli, e dopo averli tolti dal fuoco, poneteli in una pirofila e cospargeteli con la metà dei semi di sesamo preparati. Infornarli sotto il grill per circa 3 minuti, poi estreteli e ripetete la stessa operazione sull'altro lato dei petti . Nel frattempo fate riscaldare a fuoco dolce i fichi nel burro fuso per circa 5 minuti. Servite disponendo i petti di pollo nei singoli piatti, accompagnati ognuno dai fichi.

    Petti di pollo rosolati in salsa di senape

    petti pollo 004


    Per 4 persone:

    • 4 petti di pollo
    • sale, pepe
    • olio evo
    • 1/2 bicchiere abbondante di vino bianco secco o di brodo di pollo
    • panna fresca
    • 2 cucchiai di mostarda di Digione
    • 1 cucchiaio di dragoncello fresco tritato o 1 cucchiaino essiccato

    Spolverizzate i petti di pollo con sale e pepe. In una padella ampia scaldate l'olio a fuoco medio alto , poi metteteci i petti e rosolateli bene da entrambe la parti per 10 - 12 minuti , finchè siano ben dorati e cotti anche all'interno. Trasferiteli in un piatto e teneteli da parte in tiepido.

    Versate ora nella padella che avete usato per il pollo, ancora sul fuoco, il vino e fatelo ridurre per 1 minuto della metà. Aggiungete ora la panna, il dragoncello e la senape. Fate cuocere mescolando il tutto per 2 minuti circa, per farla rapprendere un pochino. Unite a questa salsina anche gli eventuali succhi che il petto di pollo avrà rilasciato freddandosi.

    A questo punto riscaldate per qualche secondo il pollo, versate sopra la salsina e servite subito.


    petti pollo 026


    Chicken breasts grillè au sésame



    Ingredients
    • 3 lemons
    • 2 yogurt
    • 12 fresh figs
    • vegetable oil
    • 1/4 c butter
    • sesame seeds
    • sweet mustard
    • salt and pepper
    Squeeze 2 lemons. Mix in a bowl the lemon juice, the 2 yogurts and 2 spoon of sweet mustard. Sprinkle chicken breast with salt and pepper and infuse them for 30 minuts. In the meantime clean the figs with a wet towel, cut them flower like and put them in a fryer with the butter. Drain the chicken breast and sprinkle them with the juice of the third lemon. Preheat the owen grill. In a large skilled, saute the chicken breast until cooked through, 10 to 12 minutes, turning once. Sprinkle with salt and pepper. Transfer them to a oven-proof dish and sprinkle them with half of the sesame seeds. Put them in the oven for 3 minutes. Than do the same thing on the other side of the chicken breasts.
    At the same time, heat the figs for 5 minutes in the butter over medium heat. Serve the chicken breasts with the figs immediately.

    Sauteed Chicken in Mustard-Cream Sauce

    Serves 4

    • 4 boneless, skinless chicken breasts (6 ounces each)
    • 1/4 teaspoon salt
    • 1/4 teaspoon pepper
    • 2 tablespoons olive oil
    • 1/4 cup dry white wine, or chicken broth
    • 1/2 cup heavy cream
    • 2 tablespoons Dijon mustard
    • 1 teaspoon dried tarragon (or 1 tablespoon chopped fresh)
    Sprinkle chicken breasts with salt and pepper. In a large skillet, heat oil over medium-high heat. Add chicken; saute until cooked through, 10 to 12 minutes, turning once. Transfer to a plate; keep warm.
    Pour wine into hot skillet; cook, stirring, until reduced by half, about 1 minute. Whisk in cream, mustard, and tarragon. Cook, whisking, until thickened, about 2 minutes.
    Pour any accumulated chicken juices into sauce. Right before serving, drizzle cream sauce over chicken.
    These ingredients also makes an excellent sauce for fish, such as seared salmon and trout.

    Bon appetit

    Daniela

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    di Alessandra

    grenen carola

    Avete mai provato a dormire in una casa di bambola? Se sì, sapete già che non c'è nulla di romantico: la nostra seconda notte danese, trascorsa in una deliziosa casetta azzurra e bianca, con piumoni gonfi e lettini di legno, è un crescendo di cigolìi e di zuccate: superfluo dire che ancora una volta conquisto il primato della più ammaccata e quando, alle otto del mattino, esco finalmente da quella trappola infernale, sembro reduce dalla campagna di Russia, con il piede fasciato dal giorno prima e la testa tutta dolorante. Mi ci vorrebbe un caffè triplo, ma Skagen, a quell'ora, è deserta

    Collage di Picnik

    Sfidiamo la fame e ci dirigiamo verso la prima meta della giornata- la più sognata, la più attesa, la più entusiasmante: Grenen, la sottile lingua di sabbia che accompagna l'incontro del Mar Baltico e del Mar Nero, in uno scenario che si annuncia da sogno.Lungo la strada, troviamo una pasticceria aperta, dove facciamo scorta di dolci, che condividiamo sulla spiaggia assieme a questi bei tipi qui

    grenen uccelli


    Il vento è più forte del previsto e da lontano si levano nuvole che non promettono nulla di buono. Sono in molti a dirigersi verso il Sandormen, una specie di trattore allungato che trasporta i turisti fino all'ultimo lembo di terra, ma noi preferiamo sfidare la sorte e andare a piedi

    sandormen

    L'emozione è indescrivibile: è presto e siamo ancora in pochi e l'impressione è di essere davvero arrivati al punto estremo del mondo.Procediamo a testa bassa, il vento impetuoso che ci sferza sul viso, le mani tese a coprire ogni lembo di pelle, un passo dopo l'altro verso quello che a noi sembra l'infinito...

    grenen


    La costa è sabbiosa e le acque sono basse ma le correnti sono insidiosissime: ovunque cartelli che scoraggiano dall'imprudenza, e vietano a chiare lettere di fare il bagno

    grenen collage

    La spiaggia si stringe sempre di più e, a sinistra, si scorge il Mare del Nord, pronto a congiungersi col Baltico: quando arriviamo sull'estremità della terra ferma, lo spettacolo è di quelli che mozzano il fiato

    incontro mari

    Un mare a Oriente e uno ad Occidente si danno appuntamento qui e si incontrano, felici, congiungendo le loro onde in una sorta di "dammi il cinque" spumeggiante e contagioso

    carola skagen

    A me, naturalmente, viene l'ansia: quella disgraziata che corre come una furia verso il mare, quell'altro che invece di sgridarla la fotografa, io che ho la stessa libertà di movimenti di uno sherpa, con scarpe della figlia in una mano e attrezzatura del marito dall'altra...insomma, riusciamo a fare una litigata solenne pure là in cima, pure coronata da quello che per gli indigeni è un acquazzone estivo e che a noi sembra un concentrato di tutti i peggiori tifoni del secolo. Per fortuna dura poco, e alla fine si alza pure un po' di sole..


    DSC_3995

    Torniamo a Skagen, perché voglio vedere il museo, dove sono raccolti i principali capolavori della cosiddetta "scuola di Skagen", nata sul finire del XIX secolo, su iniziativa di un gruppo di artisti danesi che, seguendo le orme degli impressionisti decise di importare nella loro terra questo nuovo modo di dipingere, individuando come luogo di principale ispirazione proprio Skagen, grazie alla luce tutta speciale che la avvolge tuttora. All'epoca, però, Skagen era un piccolo borgo di pescatori che non aveva nulla di fiabesco o di romantico, anzi: questa era gente che lottava ogni giorno con la morte e la cui sopravvivenza era conquistata, giorno per giorno, ora per ora, nella lotta contro il freddo, la fame, i pericoli del mare, la miseria e le malattie.

    Collage di Picnik

    A contatto con i piccoli e grandi drammi della quotidianità dei pescatori, gli artisti non riuscirono a restare impassibili: alcuni di loro si trasferirono addirittura qui, per meglio condividere la fatica di questa gente e tutti, senza eccezione, li descrissero nei loro quadri che, se si avvicinano agli impressionisti nella tecnica sono immensamente più emozionanti. Si trattiene il fiato davanti alle barche che resistono ai marosi delle tempeste, si trepida con le mogli sulla spiaggia, si ammicca alle ragazze che spettegolano dietro alle dune, si piange ai funerali delle tante vittime del mare. Esco commossa - e lo resto per molto tempo ancora, mentre l'auto sfreccia via, fra il verde degli abeti e il rosa antico dell'erica

    erica

    La Chiesa Sepolta è un'altra delle testimonianze della dura vita di questo popolo, costretto a lottare ora contro le insidie di un mare ostile, ora contro l'avanzare inesorabile delle dune

    tilsendanerkirke

    Qui, una volta, c'era una chiesa: intera, intendo, con tanto di navate, altare, abside e tutto. Poi, la sabbia delle dune a poco a poco iniziò a coprirne le fondamenta, costringendo i fedeli ad un paziente ma frustrante lavoro di scavo, per poter assistere alle funzioni: alla fine, ci rinunciarono e abbandonarono il luogo e la chiesa al loro destino. Le dune avanzarno, secondo copione, ed anche se oggi il corpo centrale è stato rimosso e le dune, soprattutto, si sono tenute a bada piantando intere piantagioni di alberi, il campanile è rimasto, a ricordare la precarietà della vita di un tempo. Va da sè che oggi sia diventato una delle mete preferite dai turisti ed una delle "cartoline" più note della Danimarca, ma, secondo me, il fascino resta. Secondo mio marito, ovviamente no ed anzi, è un emerito pacco, dice convinto, iniziando la dimostrazione , misure alla mano, di come la sabbia non sia poi salita così in alto. A suo dire, può essere arrivata, approssimativamente, a 51, 3 millimetri, ma prima che prosegua con altre misure, stacco il gruppo, attirata da queste cose qua...

    bacche polari

    Le riconoscete? Sono le bacche polari,* quelle della marmellata dell'Ikea!!!! Vengo trascinata via proprio mentre sto per raccoglierle a man bassa, già pregustando conserve che portino con loro il sapore dell'estate. Ma siccome in casa mia nessuno comprende il mio genio culinario, mi rassegno a riprendere il viaggio, a mani vuote. Ma quello che mi aspetta, dietro l'angolo, mi fa dimenticare qualunque cosa...
    DSC_4114

    Il deserto? direte voi...Il deserto, dico io- e che deserto...Chilometri e chilometri di dune di sabbia, le uniche su cui non si sia mai fatto nessun intervento di contenimento e che, infatti, si muovono, e pure alla velocità impressionante di 15 metri l'anno. Trattandosi di dune, si scalano facilmente, anche se, ancora una volta, si deve lottare contro il vento. Tuttavia, c'è chi sta peggio di noi...

    Collage di  dune

    Saliamo e scendiamo senza posa, resistendo alla tentazione di rotolarci lungo i pendii delle colline, timorosi del vento e del freddo: ci basta arrivare di volta in volta sulla cima delle montagnole e fermarci a guardare tutto intorno...

    dune mobili

    E' solo quando stiamo per riprendere il viaggio che ci accorgiamo che qualcosa non va: siamo pieni di sabbia ovunque e continueremo per giorni a levarcela d dosso, nonosntante docce bollenti e strofinate energiche: questo è comunque il contenuto delle mie scarpe, al decimo scatto di fila...


    Collage di dune mobili

    Ridendo e scherzando- e litigando e arrancando- si son fatte le tre: il tabellino di marcia è andato da tempo a farsi benedire, ma il nostro stomaco reclama comunque un po' di cibo. In zona non c'è nulla- e le cose da vedere, purtroppo, son finite. Non ci resta che iniziare la discesa, verso un sud che per noi è un de ja vu, lontano dal fascino rude, selvaggio e travolgente di questi luoghi, da cui ci allontaniamo silenziosi e malinconici. Ma un pezzo del nostro cuore è rimasto qui, nella sabbia dorata delle dune, nell'impeto del vento, nel grigio mugghiare del mare: e prima o poi, torneremo a riprendercelo

    skagen mulino


    Alla prossima
    Alessandra


    * errorone!!!!1 leggere il commento di Rossa di Sera...

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    di Alessandra
    scroll down for English version
    tarte  lemon curd olio EVO e rosmarino
    Tanto per darvi un'idea dell'aria che tira, son due giorni che mi sento come un incrocio fra Nonna Papera e Archimede Pitagorico: nel senso che, finalmente, anche Menu Turistico può vantare un'invenzione culinaria e, quel che più conta, la sottoscritta può finalmente abuffarsi di lemon curd, alleggerendo non già la linea, ma la coscienza: perchè, dopo consultazioni di ogni tipo, ricerche in internet, esperimenti ed assaggi, siamo finalmente riusciti a fare il lemon curd senza burro.

    lemon curd olio Evo e rosmarino

    In attesa del postino, con la nomination per il prossimo Nobel, vi racconto come ci sono arrivata: l'illuminazione me l'ha data il numero di Gourmet del maggio scorso, che giaceva fra la pila delle riviste da consultare e che, proprio nell'ultima pagina, riportava la ricetta di una tarte all'olio d'oliva, ripiena di un lemon curd fortemente alleggerito di burro. Le dosi, però, erano ancora troppo alte (80 gr. contro i miei 125 soliti), ma venivano introdotti due illuminanti cucchiaioni di maizena, che nella ricetta originale non ci sono e che invece potevano benissimo sostituire il burro, come addensanti. Da lì in poi è stato tutto uno sperimentare, fino all'approdo a questa versione che non ha nulla di diverso, nel gusto, dal classico lemon curd, ma che non contiene neanche un grammo di grassi animali. Non solo: l'aggiunta di due cucchiai d'olio, alla fine, lo rende estremamente lucido e fluido alla vista e infinitamente più versatile in cucina: in questa tarte, per esempio, l'ho abbinato col rosmarino, cosa che mai mi sarei sognata di fare con un curd burroso.


    lemon curd

    Ma andiamo con ordine. Sono partita dalla ricetta di Gourmet, pressocché uguale a quella che seguo di solito, che prevede:
    il succo e la scorza grattugiata di tre limoni
    2 tuorli e 2 uova intere
    80 g. di burro
    2 cucchiaini di maizena
    200 g di zucchero
    2 cucchiai di olio extravergine di oliva.

    Ho completamente eliminato il burro e ho aumentato ad un cucchiaio pieno la dose di maizena.
    Quindi, la nuova ricetta è questa
    il succo e la scorza grattugiata di tre limoni
    2 tuorli e 2 uova intere
    1 cucchiaio di maizena
    200 g di zucchero
    1 cucchiaio di olio extravergine di oliva.

    Nota, aggiunta dopo 2 anni di lemon curd senza burro a go go: via la maizena, bastano le uova.

    Dopodiche, a freddo, in una casseruola dal fondo spesso, ho mischiato tutti gli ingredienti, ad eccezione dell'olio, amalgamandoli bene con una frusta. Ho messo sul fuoco a fiamma medio bassa e, sempre mescolando, ho portato ad ebollizione. Ho abbassato la fiamma al minimo, ho fatto bollire per due minuti e poi ho filtrato il tutto in un colino a maglie molto strette. In ultimo ho aggiunto UN cucchiaio di olio EVO leggerissimo e ho subito invasato. Con questa dose, ho ottenuto circa 350 ml di curd denso e lucido e dallo stesso identico sapore dell'altro.
    Fosse stato per me, avrei dato subito inizio alle danze, mangiandomelo direttamente dal barattolo, come d'altronde faccio dal 14 aprile 1985, data della scoperta del Lemon Curd: ma siccome soffro della sindrome da stupendissima, e mi ero ripromessa di escogitare una versione leggera per le amiche del forum , sono subito passata alla seconda fase della sperimentazione, con questa
    Tarte alle mandorle e olio d'oliva con curd al rosmarino


    lemon curd olive oil and rosemary

    Per la base
    250 g di farina 00
    50 g di farina di mandorle
    100 g di zucchero
    200 di burro ( volendo, ma io non l'ho sperimentata: 100 di burro e 2 cucchiai di olio EVO)
    1 tuorlo
    scorza di mezzo limone grattugiata

    Si impasta tutto e si cuoce in bianco, a 180 gradi per 17 minuti e si lascia raffreddare
    Per il curd al rosmarino, si scalda il curd e vi si aggiunge una manciata di aghi di rosmarino spezzettati e, quando è tiepido, lo si versa sulla torta, livellando bene con una spatola.
    Se vi piace il lemon curd, è la fine del mondo. Se invece vi infastidisce il "troppo dolce" che lo contraddistingue , potete stemperarlo con della crema pasticcera o con una meringa cruda. In ogni caso, la bella figura è assicurata- e la riconoscenza eterna delle amiche in perenne lotta con la bilancia, pure!
    alla prossima
    alessandra


    English Version

    No butter Lemon curd

    lemon curd

    Ingredients
    juice and grated rind of three lemons
    2 yolks and 2 whole eggs
    1 tablespoon cornstarch
    200 g sugar
    1 tablespoon extra virgin olive oil ( very light)

    Mix all the ingredients, except oil, in a thick bottomed pan and , stirring constatly, at low heat, until boiling: it mus boil for two minutes. Then, filter all in a very tight streiner. Heat again until boiling and add extravirgin oil. Stirr very well and pot the hot mixture. Keep in fridge for maximum one week.

    Almond Tarte with Rosemary Lemon Curd

    For the crust
    250 g flour 00
    50 g almond flour
    100 g sugar
    200 of butter (if you wish, but I have not tested: 100 of butter and 2 tablespoons of oil EVO)
    1 egg
    grated rind of half a lemon

    Knead all the ingredients very slowly, until you obtein a smooth dough. Lay out on the bottom and the ...of a tarte pan, with a border you can remove, and keep in fridge for 1 hour minimum. Then, bake it at 180° for 17.18 minutes.
    For the rosmary lemon curd, warm lemon curd and when it's going to boil, add one teaspoon of roremary, finely chopped. Stir well and pour it in the crust, when thet're both warm, and level with a palette knife.
    Buon Appetito
    Alessandra

    Questa ricetta partecipa alla seguente raccolta
    organizzata dal blog di Martina in collaborazione con Giallo Zafferano

    barattolo

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