Di Daniela
Scroll down for English version
TORTA FANTASMINA

fantasmi 021

Certo che non è nostra abitudine postare addirittura due ricette in un giorno solo: però, per quanto si possa ignorare e fingere non esista e essere assolutamente contrari ad ogni festeggiamento, è innegabile che ai bimbi questa festa così Americana e distante da noi piace moltissimo....
L'idea di aver paura, ma "per finta" di mostri e fantasmi colpisce la loro immaginazione e ha un effetto liberatorio... I mostri non esistono eio sono più forte e non ho quasi paura.....

fantasmi 013

E così, un po' per amore del gioco , un po' per assecondare la sua voglia di aiutarmi in cucina e di festeggiare con una torta un po' diversa, con la mia piccola abbiamo prodotto questa torta:
Niente di follemente innovativo. E' una ciambella allo yogurt questa volta con la farcitura di marmellata di albicocche e decorata con della pasta di zucchero.
La sua ricetta prevede

fantasmi 014

  • 450 gr di zucchero a velo confezionato
  • 5 gr di gelatina (chiamata anche colla di pesce, si trova sia in fogli che in polvere)
  • 30 gr di acqua
  • 50 gr di glucosio

E' sufficiente ammollare la colla di pesce per dieci minuti in acqua fredda e poi strizzarla e scioglierla nei 30 grammi di acqua calda girando accuratamente con un cucchiaino. In una boule grande mettete lo zucchero a velo, versategli dentro l'acqua con la gelatina, il glucosio e cominciate a lavorarla molto bene, finchè non diventa un composto morbido e compatto. Fatela riposare un po' chiusa in un foglio di pellicola trasparente e poi stendetela su una superficie "infarinata" di zucchero a velo, fino ad uno spessore di pochi millimetri.
[Devo però mettervi a parte di un piccolo segreto: per ottenere una pasta ancora più elastica e semplice da modellare NOI (Ale e io) utilizziamo un metodo alternativo e cioè, non usiamo il glucosio, ma lavoriamo lo zucchero l'acqua e la gelatina con le mani molto ben unte di olio di semi e anche il piano di lavoro viene unto con dell'olio, mentre tiriamo la pasta. In questo modo riusciamo , appunto, ad ottenere un impasto ottimo come sapore, ma più morbido e facilmente malleabile, ottimo soprattutto per quando dovrete modellare figurine. Si può colorare con i soliti colori alimentari e naturalmente in questo caso dovrete aumentare leggermente la quantità di zucchero. n.d.r.]
Ricoprite la torta, tenendone da parte due tondi per coprire i fantasmini . I miei li abbiamo fatti con una pralina di cioccolato (lo confesso: due lindor golosissimi) fissata in cima ad uno stuzzicadenti con gli occhi, come pure il nastro intorno al fondo della torta, fatti con chicchi di melagrana! drappeggiate poi la pasta come fosse il classico lenzuolo. Mai visto nulla di più spaventoso??

fantasmi 016

Buuuuuuuuu....onissima serata a tutti

Daniela e Gaia

GHOST CAKE

450 gr icing sugar packed
5 g gelatin (also called isinglass, is both leaf or powder)
30 grams of water
50 g glucose

It's enough just soak the fish glue for ten minutes in cold water and then squeeze and dissolve in 30 grams of hot water by turning carefully with a spoon. . In a large boule put the icing sugar, pour in the water with gelatin, glucose and start working very well, until it becomes a soft and compact compound. Let it rest a bit 'closed in a sheet of plastic wrap and then roll it out on a surface "floured" with icing sugar, to a thickness of few millimeters. [ [But I have to tell you a little secret: to get a dough more elastic and easy to shape we. (Ale and me) use an alternative method that is this: we do not use glucose, but we work the sugar, water and jelly with hands well greased with vegetable oil and also the work plan is anointed with oil, when we roll the dough. In this way we can, in fact, to get a good mix like flavor, but more soft and easily malleable, especially if you have to shape flittle figures. You can paint with the usual food colors and of course in this case you should increase slightly the amount of sugar. ndr] .

Cover the cake, by keeping two rounds to cover the ghosts. I made mine with a chocolate praline (I confess: two greedy Lindor), set atop a toothpick, with eyes, as well as the tape around the bottom of the cake, made with pomegranate seeds! Then draped like the classic pasta sheet. Have you ever seen anything more frightening?

Buuuuuuuuuu...on appetito

Daniela

Condividi post

Repost 0

Di Daniela
Scroll down for English version

zucchetta 007

Ogni tot di tempo (e non sto a dirvi a quanti mesi corrisponde un tot, per decoro) , mi capita di avere dei meravigliosi momenti di relax assoluto, in cui adoro rileggere i libri che più mi hanno fatto ridere o piangere o mi hanno fatto passare ore meravigliose . Questi momenti impagabili mi ritemprano e mi ricaricano di energie positive e poi ... via verso nuove avventure... che siano la visita di controllo dal dentista, o la coda odiosa con un caldo da svenire alle poste. L'ultima volta che mi è capitato è stato qualche settimana fa, quando tutto di un fiato sono riuscita a rileggermi l’Apocolocyntosis di Seneca. Posso dire che la scelta della ri-lettura è stata felicissima, sotto molti punti di vista.
1. Innanzitutto perché è un libro divertentissimo in cui Seneca “prende in giro” il divino Claudio, nientedimenochè l'imperatore in persona, naturalmente ben dopo la sua morte
2. E poi perché si sposa perfettamente con la stagione: E' infatti questo il racconto della «zucchificazione», cioè la trasformazione dell’imperatore defunto, del Divo Claudio, non in un dio, ma in una «zucca» (kolokynte in greco), date le sue doti di "zuccone", stupidotto insomma. E tra Claudio e la zucca, è la seconda che ne esce bene: un frutto che non si rovina col tempo come Claudio che è uno zuccone e zuccone rimarrà in eterno!!
Perciò il puro divertimento e il piacere della lettura quale nutrimento dell’anima, anche in questo frangente si è trasformato nell’occasione di un pensiero ben più prosaico e terra terra , ma non meno piacevole, circa il nutrimento del corpo. E così il passo dalla brillante, divertente e spumeggiante “zucca di Seneca” (e dire che ha quasi 2000 anni....), ad una zucca assolutamente solo “buffa”, è stato più breve di quanto si possa immaginare. Quindi, dopo la giusta riflessione ed aiutata dalla mia Piccola, costretta in casa da un malanno di stagione, questa mattina mi sono dedicata a una spero divertente ricetta, che abbiamo intitolato

TAGLIERINI VERDI AL RAGU' DI ZUCCA

zucchetta 008

Per 4(affamate) - 5 persone

Tagliolini verdi (potete ovviamente anche procurarvi degli ottimi tagliolini già pronti, va bene lo stesso e si velocizza non poco l'esecuzuone del piatto , naturalmente!!):

  • 150 g spinaci bolliti
  • 350 g farina
  • 4 uova
  • sale

Bollite gli spinaci in acqua salata. Scolateli molto bene e passateli col passaverdure. Versate la farina in una ciotola, fate un buco nel centro e rovesciate le uova leggermente sbattute e salate. Unite anche il puré di spinaci. Cominciate a lavorare uova e farina mescolandoli sulle prime, con una forchetta. Quando tutto comincia ad essere amalgamato più o meno cominciate a lavorare l'impasto con le mani vigorosamente per un diveri minuti fino ad ottenereuna pasta liscia ed elastica. Se dovesse essere risultare troppo morbido, basterà aggiungere qualche cucchiaio di farina ed impastate fino al completo assorbimento anche di questa. Fate ora una palla con l'impasto e lasciate riposare in uno strofinaccio per 20 minuti. Tagliate la pasta a pezzi e tiratela con la macchina (la mitica nonna papera) sulla posizione più spessa o se siete super brave col mattarello . Se utilizzate la macchina, ripassate lo stesso foglio di pasta più volte ripiegandolo fino a raggiungere lo spessore adeguato al formato di pasta scelto, nel nostro caso circa 3 mm. Lasciate riposare ancora qualche minuto. Passate nuovamente i fogli di pasta con lo speciale attrezzino della macchina che taglia secondo il formato scelto, per ottenere dei taglierini.(Va da se che se preferite fare le tagliatelle o una qualunque altra forma di pasta va bene lo stesso!)Lasciateli essiccare per almeno 2 ore. (La forma a onde della foto è merito della mano magica di mia suocera!!)

tagliolini 011

A questo punto preparate il
RAGU' DI ZUCCA
zucchetta 005

  • 250 gr. di polpa di zucca
  • 80 gr di porri
  • 120 gr di zucchine (perfette anche quelle invernali verdi scure)
  • una costa piccola di sedano
  • aglio e prezzemolo
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • peperoncino
  • olio e.v.o.

zucchetta 023

Pulire la zucca eliminando la buccia e i semi interni; tagliatene una metà a pezzetti e una metà a pezzetti piccolissimi. Pulite anche porri e zucchine, e di entrambi tagliate a pezzetti grossolani poco più della metà, e tagliendo la parte rimanente in pezzetti piccolissimi e regolari, come avete fatto per la zucca, che terrete da parte. Mettere in una padella antiaderente un po' di olio evo con un battuto di sedano, prezzemolo e aglio e un pezzetto di peperoncino piccante. Fate riscaldare e aggiungete la zucca, le zucchine e il porro tagliati grossolanamente.

zucchetta 008

Fate cuocere per qualche minuto finchè le verdure saranno morbide, bagnandole con 1/2 bicchiere di vino bianco e, togliendole dal fuoco, con un frullino ad immersione, frullate bene il tutto . Riportate il tegame sul fuoco e aggiungete la dadolata finissima di zucca , porri e zucchine, che avete preparato in precedenza. Fate cuocere per 5 o 6 minuti, tempo che la dadolata si ammorbidisca e salate. Portare ad ebollizione la quantità di acqua salata sufficiente per cuocere i tagliolini, e appena bolle buttateli facendoli cuocere per 5 o 6 minuti se fresci e fatti in casa o seguendo le indicazioni se comprati fatti. Scolate la pasta al dente e versatela nel tegame col ragù di zucca, fatela saltare per pochissimi minuti, mescolando, fino a quando i sapori non si amalgamano. Servitela calda.

fantasmi 001

So che probabilmente non sarà stata una pensata originalissima, ma, per concessione al vituperato Halloween fatta per le mie figlie, io avevo comprato qualche zucchetta piccola al supermercato, e con Gaia abbiamo deciso di servire i nostri tagliolini dentro queste piccole zucche , svuotate, e tagliate a mo' di zuppierine. La mia aiutante ha poi deciso che le sarebbe piaciuto decorare la zucca ,disegnando quello che secondo lei doveva essere un ghigno spaventoso, ma dato il suo carattere, il massimo del terribile che ha potuto immaginare è stato questo...

zucchetta 024

Quindi, miei cari, un "teeerrificaaaaanteeeee" buon appetito
Daniela

GREEN TAGLIOLINI WITH PUMPKIN RAGOUT

(Of course you can use also packaged pasta. If you do so you , simply cook it according to package instructions.)
For 5

  • 2, 3/4 cups flour 00
  • 2/3 cup boiled spinach
  • 4 eggs
  • salt
Slowly boil water, salt, and spinach, till tender. Strai them and squeeze them very well. Put cooked spinach in blender with egg and blend thoroughly. Put in a bowl and add enough flour to make a dough that can be kneaded. Knead for 1 minute on a lightly floured surface. Roll out flat (very thin) on a floured surface. Set aside for 20 minutes. Make into golf ball size pieces. Roll out final time into the thickness of the pasta you want (or use thepasta machine: easyer and faster!!). Cut into desired shapes (For one easy shape—roll or fold up and cut lengthwise into 0.11 inch taglierini strips) Spread out on a rack to dry for 2 hours.
In the meantime prepare the pumpkin ragout:

  • 9 oz pumpkin flesh
  • 3 oz leeks
  • 4 oz zucchini
  • 1 clove garlic
  • some parsley chopped
  • 1 celery heart
  • 1 chilli pepper (or as you like)
  • extra vergin olive oil

Peel pumpkin and onions. Remove soft flesh and seeds from pumpkin. Put a chopping board. Chop 1/2 pumpkin flesh in thin slices, and 1/2 in very little cubes, never larger than a matchstick. Do the same with zucchini and leeks (of course cut leeks only into very thin slices). Set aside. Pel and chop also the galic clove, the parsley and the celery heart. In a saucepan heat a drop of olive oil and add garlic, parsley, celery, the chilli pepper, and the slices of pumpkin, zucchini and leeks. Sauté over medium-high heat until soft , about 5 minutes, stirring often. Take great care not to scorch. Add white wine and allow to simmer another 5 minutes. Add a pinch of salt. Remove the saucepan from the fire and whisk all the vegetable together with the food mixer. Put the pan again on the medium heat and add the little cubs of zucchine, pumpkin and the leeks little slices. When all vegetables are tender ( after 6-7 minutes) add a little salt. Remove from fire.
In the very largest pot you own you will have brought to a boil water with salt. Pour the tagliolini in one go in the boiling water. Cooking time will vary with thickness. Cook to taste by boiling 8-10 minutes then sampling every few minutes. (Of course you can use also packaged pasta. If you do so you , simply cook it according to package instructions). when they're ready put them in the saucepan with the ragout. Toss to combine.

Me and my baby serve these tagliolini in a little pumpkin, that she draws for me... she thinks it's teeeeeerrrificcccccc!

Bon appetit

Daniela

Condividi post

Repost 0

di Alessandra


scroll down for the English Version

miste cibo 042

Non so cosa mi sia preso in questi giorni, ma mi son messa a cucinare cose che preparavo quindici anni fa, quando alla passione - già allora sconfinata- per la cucina non corrispondeva ancora un'altrettanto immensa volontà di sperimentare e una abilità sufficiente per preparare una cena degna di questo nome, portata più, portata meno. Siccome, però, cucinare mi toccava già allora, mi ero specializzata in pochi piatti, che venivano preparati a turno, di cui all'epoca andavo fiera e che oggi rievoco con sincero orrore: c'era il filetto al pepe verde con mezzo litro di panna sopra, i salatini fatti con la sfoglia del banco frigo, la bresaola condita con la rucola e il grana, la torta "dei vasetti", la torta di mele ( alta mezzo cm) , il roast beef ai tre pepi (rigorosamente troppo cotto) e questo plum cake al mandarino, di tutte di gran lunga la preparazione più frustrante. Mi veniva sempre schiacciato, in stile ciabatta, crudo dentro e stracotto fuori, e ogni volta che lo infornavo mi chiedevo se mai sarebbe arrivato il giorno in cui sarei riuscita a prepararne uno alto, soffice, umido e porfumato come quello che si intuiva fosse il dolce della foto.
Ovviamente, quando arrivò quel benedetto giorno, il plum cake al madarino era stato bello che dimenticato, surclassato dalle mode che imponevano a questo tipo di dolce di profumare di spezie esotiche, di assumere un colorito verdognolo e un retrogusto di refrescume ( è finita, l'epoca del tè matcha, o dura ancora????) e, soprattutto, di variare un dosaggio antico e confortante,nella sua semplicità, con proporzioni e ingredienti che, della tradizione, se ne facevano un baffo. Io ho provato tutto, giuro- e alla fine, non so come, sono tornata ai vecchi ricettari, dove il plum cake era quello con "tanta farina quanto burro e quanto zucchero", con l'uvetta, i canditi e il tè per goderselo meglio. Certo, le variazioni sul tema me le concedo, eccome: ma lo spartito resta quello e gli intrusi devono avere le carte in regola per partecipare: armonizzarsi con il resto, valorizzarne il sapore, essere freschi e di stagione. E visto che sui banchi di Cartier, l'altro giorno, sono spuntati i mandarini, non ho resistito: ho chiuso gli occhi davanti al cartellino del prezzo e ho fatto un profumato tuffo nel passato....
PLUM CAKE AL MANDARINO

miste cibo 034

Ingredienti per uno stampo da un litro

250 g di farina 00
250 g di burro morbido
250 g di zucchero semolato
4 uova
4 mandarini
un bicchierino di mandarinetto ( o Cointreau)
1 bustina di lievito vanigliato

Per la glassa
250 g di zucchero a velo
qualche goccia di succo di mandarino
Montate il burro con lo zucchero, fino ad ottenere un impasto spumoso. Aggiungeteci le uova, ad una ad una, sempre montando, il bicchierino di liquore , la scorza grattugiata di due mandarini e, infine, la farina setacciata col lievito.
Imburrate bene una teglia antiaderente da plum cake e riempitela con metà del composto. Disponetevi sopra gli spicchi dei mandarini, pelati a vivo, e ricoprite con il restante impasto.
Infornate a 190 gradi per almeno 45 minuti ( ma anche un'ora, in certi casi) Se dovesse scurire troppo, coprite la superficie con un foglio di alluminio.
Aspettate che si sia raffreddato, prima di sformarlo.
Quando è completamente freddo, glassatelo, dopo aver mescolato lo zucchero con pochissime gocce di succo di mandarino.
E' perfetto per la colazione del mattino o per l'ora del tè


  • Contrariamente a quanto si crede, la vera origine del Plum Cake è tedesca: si trattava di un dolce di prugne (e qui si spiega l' altrimenti incomprensibile "plum") piuttosto basso, più simile ad una crostata che a questo dolce alto e soffice. Furono gli Inglesi, però, a rielaborarlo successivamente, sostituendo, oltre all'impasto, anche la frutta: non più le prugne, ma uvetta e canditi, fissandolo nelle forme in cui è arrivato sino ad oggi
  • Per quante ricette girino sui siti e sui testi, la ricetta originale è una specie di 4/4: stesse dosi di burro, zucchero, farina e uova. Per chi non ha voglia di pesare le uova, grosso modo 4 uova corrsipondono a 250 g/ 3 a 175 e così via. Esistono viarianti con uova e tuorli ( in questo caso, 2 uova e 2 tuorli), approvate e concesse
  • Il vero segreto per la buona riuscita di un plum cale è montare bene il burro: non si dovrebbero sentire più i granelli dello zucchero, si diceva una volta: anche se nessuno è più così fiscale, usate le fruste elettriche per almeno 7-8 minuti, prima di aggiungere gli altri ingredienti
  • La cottura è un'altra nota dolente, per via della forma alta e stretta dello stampo : forno statico, 190 gradi, dai 45 minuti all'ora. Deve uscire umido all'interno, ma non crudo (prova stecchino). Come già detto, coprite la superficie con un foglio di alluminio, nell'ultimo quarto d'ora, se vi sembra che scurisca troppo.
Nient'altro, direi...
Buon Appetito
Alessandra

English Version

TANGERINE PLUM CAKE

miste cibo 036


Serves 8 to 10

250 g of flour 00
250 g of soft butter
250 g of sugar
4 eggs
4 tangerines
a little glass of tangerine liquor (or Cointreau)
2 tsp of baking powder

For frosting
250 g of icing sugar
few drops of mandarin juice

Using an electric mixer, beat butter and sugars until light and fluffy. With mixer on low, beat in eggs, one at a time, until incorporated; beat in the glass of liquor, two tangerines zest and, at last, the flour sifted with baking powder. Grease well a non-stick pan from plum cake and half fill with the compound. Put over segments of the mandarins, peeled raw, and cover with the remaining dough. Bake at 190 degrees for about 45 minutes (but an hour, in some cases), until cake is golden ; loosely tent with aluminium foil and bake until cake pulls away from side of pan and a cake tester inserted in center comes out clean. Let cake cool completely in pan. Run knife around cake edge and remove cake from pan. Dust with icing before serving.
This cake is perfect for morning breakfast or for tea time
Buon Appetito
Alessandra

Condividi post

Repost 0

Di Daniela
 

Scroll down for English version
 

miste cibo 088

Ci sono ricette che non hanno alcun bisogno di essere "raccontate"... sono nel dna di chiunque stia in cucina per "obbligo" o per diletto. Il tiramisù è una i queste. E' il dolce consolatorio per eccellenza , lo dice il nome stesso, ed è preparato con ingredienti nutrienti, calorici e profumati, che ti fanno pensare a casa, ai pomeriggi invernali di quando studiavi e pensavi improvvisamente che era assssssssolutamente necessaria una pausa. E in quei casi, non si poteva scappare, i casi erano due: se la crisi da affrontare era lieve, era sufficiente un tea con qualche biscottino o una torta veloce, ma se il problema andava fronteggiato con solennità o la stanchezza era oltre ogni dire (vi ricordate la differenza proposta da M. Boldi in un vecchio film tra dolore affabulante o inconfutabile?) allora BISOGNAVA proprio prepararsi un tiramisù! E magicamente le cose miglioravano... o meglio, forse non miglioravano affatto, ma l'aver mangiato qualcosa di così dolce e soffice almeno ti bendisponeva nei confronti del resto del mondo. Quindi, cullata da queste riminiscenze tenerissime, ho deciso di proporvi questa volta una versione arricchita del tiramisù e, per ciò che mi riguarda , leggermente differente anche nel modo di eseguirlo, che mi ha dato molta soddisfazione e ha fatto fare una merenda goduriosa alle mie figlie, "provate" dall'interminabile pomeriggio di studio "matto e disperatissimo", almeno secondo il loro metro di giudizio ovviamente......

 

TIRAMI SU ALLE NOCI

 

 

 

miste cibo 094

 

 

 

Queta ricetta di un super classico come il tiramisù arricchito con delle noci viene direttamente da un maestro nell'arte culinaria come lo chef Sergio Barzetti "da anni un cultore dell’arte della tavola nel senso più completo" come dice la presentazione ad un suo libro. A noi è piaciuto moltissimo e così eccovi la sua ricetta

 

 

 

Per 6 persone

 

 

 

  • 400 gr di mascarpone fresco
  • 50 gr di zucchero semolato
  • 80 gr di zucchero a velo
  • estratto di vaniglia 
  • 4 tuorli d'uovo
  • 4 albumi
  • 1 confezione di savoiardi
  • 150 gr di noci sgusciate
  • 1/2 bicchiere di liquore nocino
  • 2 bicchieri di caffè espresso
  • cacao amaro
  • un pizzico di sale

 

 

miste cibo 078

 

 

Preparate i due bicchieri di caffè espresso , profumatelo con qualche goccia di estratto di vaniglia, un cucchiaino di zucchero di canna e una volta freddo, il nocino.
In una terrina con la frusta, montate a spuma i tuorli con lo zucchero semolato. Separatamente preparate una meringa montando a neve ben ferma gli albumi con un pizzico di sale e lo zucchero a velo.
In un'altra terrina amalgamate il mascarpone con i tuorli montati con lo zucchero, aggiungete la meringa e le noci tritate abbastanza finemente, con un movimento della spatola dal basso verso l'alto per ottenere una crema omogenea.
Immergete velocemente i savoiardi nel caffè, sistemateli in una pirofilao in bicchierini monoporzione, versate parte della crema di mascarpone e noci e contuinuate facendo degli strati fino all'esaurimento degli ingredienti.
Lasciate in freezer per almeno un ora. Sformate, spolverizzate con il cacao amaro e servite decorando a piacere.

 


miste cibo 096

Buon appetito

Daniela

WALNUT TIRAMISU'

Tiramisu is Italian for "pick me up,"and that's what this simple creamy dessert will do to you. This recipe comes from chef S. Barzetti.

 

For 6

 

 

  • 14 oz mascarpone cheese
  • 1/4 cup granulated sugar
  • 3/4 cup confectioner's sugar
  • 4 egg yolks
  • 4 egg whites
  • 5 oz walnut kernels
  • 1/2 little glass of walnut liqueur
  • 1 tsp of cane sugar
  • 2 glasses of espresso coffè
  • bitter cocoa powder
  • 1 pinch of salt
  • 1 package of sponge finger (or ladyfinger)

 

Prepare 2 glasses of espresso , add some vanilla drops (or a pinch of vanilla extract), the cane sugar, and the nocino liqueur.
In a bowl whisk the egg yolks with the granulated sugar until light and fluffy. Set aside. In another bowl beat the egg whites into a snow (or neige or until frothy) with a pinch of salt and the confectioners' sugar. Set aside. In the first bowl mix the mascarpone cheese with the beaten yolks, add minced walnuts and the whites, gently with a spatula to obtein a smooth cream.
Dip the ladyfingers in espresso then arrange in bottom of a dish or of a little glass, like I did. Spread with a third of cream-cheese mixture and go on till the end of the ingredients (see the photo). Put in the refrigeretor covered for at least one hour.
Dust with bitter cocoa powder just before serving.

 

Bon appetit

Daniela

Condividi post

Repost 0

DSC_4195

Il "deserto danese " ci resta nel cuore e nelle scarpe: toglieremo granelli di sabbia da ovunque per quasi tutto il resto della vacanza, ma al momento la cosa non ci preoccupa. Sono le tre, abbiamo fame e, quel che più conta, dobbiamo iniziare la nostra marcia verso sud, destinazione Grenen. Ci fermiamo di lì a poco, però, alla ricerca di un posto dove rifocillarci: la meta è Saeby, cittadina deliziosa, nota ai più solo per questo tentativo di rivaleggiare, con discrezione e sobrietà, con la più famosa Sirenetta

DSC_4152

"Lei" è la Donna del Mare dell'omonim aopera di Henrik Ibsen, che a me, onestamente manca (mi sono fermata a Casa di bambola, al liceo e da allora non ho più avuto il coraggio) ma, credetemi, è l'unica cosa fuori posto in un paesino altrimenti lindo e delizioso. Ovunque casette basse, dai colori pastello e dai tetti di paglia, strade strette che portano alla chiesetta bianca ( gli affreschi sono superbi, per altro), e ovunque un'atmosfera di pace e di serenità. Al terzo ristorante chiuso, però, il fascino che tanto ci aveva colpito si trasforma in insofferenza e quando, finalmente, troviamo una pasticceria aperta, che oltretutto propone un "menu caffè" che ci ispira, ci viene risposto che il sabato e la domenica il caffè non si fa. E così, quando passiamo davanti a uno di questi carretti, la tentazione di allungare la mano è fortissima...

DSC_4160

Se avete avuto occasione di parlare con qualcuno che è stato in Danimarca, saprete già che cosa sono questi, visto che rappresentano una delle attrattive più curiose del Paese, non foss'altro perché sono disseminati praticamente ovunque. Sono delle pseudo bancarelle, per intenderci, che si differenziano dalle nostre per il fatto di non avere a fianco nessun venditore. In pratica, chi ha bisogno della merce esposta ( di solito, prodotti dell'orto) non deve far altro che servirsi e lasciare il denaro nell'apposita cassetta. Già in Baviera avevamo guardato, meravigliati ed increduli, i campi di giacinti dove ognuno raccoglieva i fiori, con lo stesso sistema di pagamento: ma qui la merce è più variegata e i carretti sono molto più diffusi, ad indicare un segno di altissima civiltà , in un popolo che, anche senza questo aspetto, avrebbe già molto da insegnarci, sotto questo profilo. Il paragone con l'Italia sorge spontaneo- e, lasciatemelo dire, non è particolarmente onorevole, per noi....

danimarca


La tappa successiva è il Lindholm Hoje, una necropoli vichinga con oltre 700 tombe: ci arriviamo con delle aspettative altissime e, neanche a dirlo, restiamo un po' delusi. Chissà perché, ci eravamo immaginati un luogo magico, di quelli che ci avrebbe fatto perdere lo sguardo negli infiniti mondi, oltre l'orizzonte ed il cielo, mentre in realtà è in terra che dobbiamo tenere gli occhi fissi, per ben più prosaici motivi...

DSC_4171

Riusciamo a fare un giro comunque, saltellando qua e là, schivando ora i resti dei morti, ora quelli dei vivi e cercando di fare buon viso a cattiva sorte. Ma quando la creatura, serissima, se ne esce con un "hai voglia se sarà concimato, 'sto terreno" non resistiamo più e optiamo per un giro nel museo vichingo, con tanto di ricostruzioni plastiche ed effetti sonori da paura ( pure la puzza di bruciato nella sala della distruzione del villaggio). Meglio, molto meglio la sosta alla caffetteria, dove ci consoliamo con il miolt, the original viking drink...

DSC_4164

Arriviamo a Grenen che è buio- o meglio: lo sarebbe, se fossimo alle nostre latitudini. Qui, invece, è sempre chiaro ed anche quando finalmente scende la notte, il cielo è sempre venato da sprazzi di luce. Io, neanche a dirlo, sono estasiata: passo la sera infagottata sul terrazzo dell'albergo a decantare la bellezza del paesaggio, del sole che non tramonta, dell'atmosfera irreale e sospesa che si respira nell'incanto di questi luoghi...

DSC_4177

Alle 4 e mezza del mattino, chissà perché, ho cambiato umore. Giro per la casa ( la chiamano mini suite, ma qui fanno i figli a multipli di tre, quindi è tutto proporzionato) inciampando nelle sedie e nelle scarpe della creatura e stramaledicendo la mascherina che è rimasta in aereo ( perché non mi ha detto che la stavo dimenticando?), le finestre senza tapparelle ( non ne abbiamo trovata una in tutta la Danimarca) r in utlimo questa latitudine del cavolo che non si è mai visto un posto dove il sole tramonti alle dieci di sera e sorga all'alba delle 4. superfluo dire che Grenen non mi piaccia e che anche la vicina Ebeltoft mi lasci indifferente, Fregatten a parte.


DSC_4191

Si vede che non è giornata, perché per un'ora cerchiamo un castello senza trovarlo e quando, alla fine, ci arriviamo, scopriamo con orrore che è chiuso. In più comincia a piovere, fa un freddo cane e quando il marito decide che c'è la luce giusta per inquadrare la quinta foglia da sinistra del terzo ramo a salire dell'ottavo albero a sinistra, invoco Giove Pluvio che mandi uno dei suoi fulmini direttamente lì. Ma siccome non è giornata, ci tocca aspettare che la foglia si metta in posa, in barba ai nostri piedi congelati e alla crisi isterica che mi sta venendo: ma, per fortuna, la tappa successiva ci rabbonisce tutti

DSC_4197

I castelli stanno alla Danimarca come i grattacieli a New York, le birrerie alla Baviera e i piccioni a Venezia: impossibile non sbatterci contro. E, come i grattacieli e New York e le birrerie in Baviera ( i piccioni li lascere da parte, se non vi dispiace), non tutti sono belli allo stesso modo. Il Gammel Estrup, fra i castelli danesi, è quello che ci è piaciuto più di tutti: e pazienza se andiamo contro corrente e se la risposta giusta qui era "Helsingor" o uno qualsiasi di tutti gli altri che abbiamo visitato: questo è quello più vissuto, più intimo, più vivo, e se pensate che stia esagerando, date un'occhiata qui....
DSC_4201

e qui....

DSC_4222

e soprattutto qui



DSC_4228


dove non si è mai smesso accendere il forno e ad usare gli utensili, ogni volta che si deve preparare da mangiare: e se oggi sono catering, ieri erano i signori del castello- e questo filo rosso con il passato, che si tramanda e si ripete nel rito del cucinare, è qualcosa che ci emoziona per davvero

DSC_4230


L'unica nota dolente è che, oggi, questa cucina non funzioni: e così, ci adattiamo ad un pic nic a base di wasa e di qualche non ben precisato avanzo, e con il fermo proposito di trovarci un ristorante come si deve per cena...


DSC_4234

Se doveste chiedermi a bruciapelo le tre tappe da non perdere in Danimarca, una di queste sarebbe di sicuro il Moesgard Museum: arrivarci è un'impresa, per il solito discorso delle indicazioni stradali ( le guide sono un po' ingannevoli, in merito, perché da come ne parlano, sembra che si debba trovare appena fuori Aarhus, mentre in realtà è nel paese di Moesgard), ma, per quante strade dobbiate sbagliare prima di arrivarci, sappiate che ne vale veramente la pena. Si tratta di un museo preistorico tutto costruito intorno al famoso Uomo di Grauballe, una mummia bimillenaria, ritrovata in un perfetto stato di conservazione a metà del secolo scorso: ovviamente, questa è la sezione da non perdere ( noi ci saremo stati almeno mezz'ora) ma anche tutto il resto non va trascurato


DSC_4256


La creatura si piazza nella sezione dell'alfabeto runico, ben decisa a trascrivere sulla lavagnetta tutto ciò che le passa per la mente, da " mi chiamo Carola" a "forza Genoa", passando per i nomi di tutti gli amici che ha. E siccome la cosa va per le lunghe, mi munisco anch'io di lavagna e gessetti e guardate un po' che cosa scrivo???????????''''

DSC_4263


MENU TURISTICO IN RUNICO!!!
(e sfido chiunque a copiarci l'idea)

Per quanto definitivamente convinto che, dopo questa, io mi sia completamente rimbecillita, il marito scatta obbediente la foto e, finito il giro, riprendiamo la strada verso Aarhus e ci dirigiamo subito all'attrazione principale della città, vale a dire a Den Gamle By, la Città Antica

DSC_4267

E qui, forse, è il caso di fare una precisazione: buona parte delle "antichità" sparse sul territorio danese sono ricostruzioni: la precisione filologica è impressionante, i materiali sono gli stessi, l'aderenza ai dettami dell'urbanistica, dell'architettura, dell'arredamento delle varie epoche considerate è capillare. Pertanto, i risultati sono estremamente armoniosi, anche se, naturalmente, manca del tutto la patina della storia. I Danesi, naturalmente, si divertono come pazzi: noi siamo un po' più scettici, e a me resta il rimpianto di non aver organizzato questo viaggio qualeche anno prima, quando cioè mia figlia era ancora una bambina e si sarebbe immersa in questi scenari con lo stupore e l'incanto dei suoi anni. Ora, invece, continua a cantare "nothing to see, nothing to do" e quando si aprono le cateratte del cielo e ci rendiamo conto che non è una ricostruzione del diluvio, ma qui fanno sul serio, corriamo di corsa alla macchina e decidiamo di cercarci un albergo: di cose, per oggi, ne abbiamo viste abbastanza...

DSC_4284

Alla prossima puntata
Alessandra

Condividi post

Repost 0

Di Daniela

Scroll down for English version


Questo blog esprime solidarietà ad Adriano, a Lydia e a quanti, in questi anni, hanno contribuito, con il loro spirito di gratuita condivisione, ad arricchire il web con le loro ricette. In attesa di una normativa che sani una vacatio legis reclamata da tempo, ci uniamo alle proteste di chi reclama la tutela della propria creatività.


miste cibo 064


ok, ok, non vi annoierò più con le variazioni metereologiche, sebbene in questo periodo ci si potrebbe agevolmente far su un trattato, con i passaggi dal bello al brutto, sole-caldo, pioggia- sole -freddo, insomma un disastro carico di raffreddori, torcicolli o influenze più o meno striscianti. Siccome, come ebbe a dirmi filosofica la creatura n 1 quando era piccolissima "mi sembra che non si possa ordinare il tempo che ci serve, vero mamma?" (aveva in ballo una gita dalla nonna !!), facendo di necessità virtù, possimo sempre stabilizzare il nostro umore e le nostre giornate :

  1. dedicando qualche momento alla meditazione, per non infuriarci se , già sulla soglia pronte per uscire con look semi-polare, veniamo investite da un paio di raggi bollenti, o se in sandali, ci schizzeranno delle gocce improvvise ed inattese
  2. nutrendo il nostro spirito con una sana lettura
  3. nutrendo il nostro corpo con una sana e appetitosa cenetta profumata, classicissima con un pizzico di originalità, ma sempre profumata di casa

MEZZALUNA DI TACCHINO ARROSTO CON PURE' DI MELE
miste cibo 016

    Per 5

  • 900 gr di fesa di tacchino
  • filo da cucina per legare l'arrosto
  • 3 foglie di salvia, un rametto di rosmarino, uno di timo
  • 10- 12 fette circa di pancetta
  • olio evo
  • dado classico
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • 1- 2 cucchiaini di fecola di patate

Per il purè di mele

  • 1 kg di mele pastose
  • il succo di 1 limone
  • 2-3 cucchiai di fecola di patate
  • 1 noce di burro
  • sale

miste cibo 014


Preparate la fesa di tacchino arrotolandola un po' su se stessa e inserendo all'interno della piega le foglie di salvia il rosmarino e il timo lavati e asiugati. Date alla carne una forma il più possibile compatta e, sovrapponendole leggermente, ricoprite tutta la parte superiore del'arrosto con le fettine di pancetta. Legate strettamente la fesa con la sua copertura (chissà perchè a me viene sempre un po' a forma di mezzaluna)


miste cibo 061


e mettetelo in una pentola capace meglio se a fondo spesso (io ne uso una fantastica di rame) e fate rosolare la carne con un po' di olio evo. Quando è ben rosolata, bagnatela con il bicchiere di vino bianco e una volta evaporato, sbriciolate mezzo dado da brodo nel tegame, allungando il fondo di cottura con dell'acqua calda (un bicchiere o poco più). In un totale di 40 minuti tutto risulta cotto a puntino e saporito.


miste cibo 044



Togliete ora l'arrosto dal tegame, ponetelo su un tagliere e intanto aggiungete al fondo di cottura nel tegame i cucchiaini di fecola mescolando velocemente con una frusta. Questo rende il sughetto particolarmente denso e piacevole. Fate sobbollire per qualche minuto e spegnete il fuoco.
Intanto preparate il purè di mele. Succiate le mele e mettetele a cuocere in pochissima acqua a fiamma bassa finchè non sono sfatte, Passatele allo schiacciapatate e raccogliete il passato in un recipiente. Unite il succo di limone, un pizzico di sale e la fecola, per ottenere un composto piuttosto consistente. Ponete il recipiente sul fuoco e mettete al centro del composto la noce di burro. Fate cuocere mescolando finchè il composto non sia ben amalgamato e non abbia preso la consistenza di un classico purè.
Al momento di servire tagliate le fette di arrosto non troppo sottile e irroratele col loro fondo. Disponetele su un piatto di portata e servite insieme al purè caldissimo (è ottimo contorno per cani arrosto e anche per il pollame, perfino lessato) . In alternativa perfetto anche il purè di patate, naturalmente..

miste cibo 065

(sullo sfondo a destra il purè di patate a sinistra di mele)


Buon appetito

Daniela


Roast "half-moon" of Turkey breast with bacon and apple puree


for 5

  • 1 boneless, skinless turkey breast half (about 2 pounds)
  • 3 sage leaves, 1 thyme and 1 rosemary sprigs
  • 10-12 slices of bacon
  • extra vergin olive oil (e.v.o.)
  • 1 glass of dry white wine
  • 1 stock cube
  • 2-3 tsp potato flour

for the apple puree

  • 2 pounds of pulpy apples
  • 1 lemon juce
  • 3-4 tbsp potato flour
  • 1 knob of butter
  • 1 pinch salt

Prepare the turkey breast rolling it and putting the 3 sage leaves, thyme and rosemary in the middle. Pat and tuck turkey to form a uniform log, like an half moon. Lay bacon crosswise over turkey, overlapping slices slightly. Using kitchen shears, trim ends of bacon so slices extend 1/2 inch beyond roulade on each side; tuck ends under. Tie the slices and the flesh toghether. Put some oil in a big saucepan(I use a copper one) over high heat and put the "half moon" in it, just to create a browned skin on the turkey breast. Sprinckle with the white wine. Once browned, add a couple glasses water with a stock cube and reduce the temperature as necessary and roast until cooked through (almost 40 minutes) . After this time,take the turkey off the pan and set aside. Put 2 or 3 tsp in the juices that have accumulated in the roasting pan, whisking for few minutes . This make the "sauce" smooth and thicker. Remove from heat.
For the apple puree: take about two pounds total of Gala or other sweet apples peeled, cored, and cut into cube. Put in a pan the apples, and 1/2 cup of water. Cover, and simmer until apples are tender and the liquid has evaporated, 10 to 12 minutes. Put them in a potato masher and put the apple puree in a pan over low heat. Whisky with butter, lemon juice, salt and potato flour, till when firm and smooth. Before serving, cut some slices of rost breast and sprinkle with its warm sauce and serve with the warm apple puree.The apple puree is perfect for rost meal and boiled chicken too. Anyway, the rost turkey is naturally wonderful also with potatoe puree.
Bon appetit
Daniela

Condividi post

Repost 0



chi la fa?

Se non fossi più che sicura che non saprebbe che farsene, aggiungerei al lunghissimo elenco di riconoscimenti di cui negli anni è stato oggetto Michel Roux( fra cui 21 anni di tre stelle, al Waterside Inn di Bray) la palma del più bel libro di cucina del 2009. Il suo Frolla&Sfoglia, infatti, uscito per i tipi della Guido Tommasi Editori, è una sorta di scrigno di tutti i segreti delle paste basi, dalla brisée alla pasta fillo, passando per la sfoglia, la frolla, la pasta choux, l'impasto per brioches, la pasta per la pizza e quella per il pie, il tutto condito da ricette, trucchi, malizie e suggerimenti che hanno fatto sì che da qualche mese questo libro mi accompagni dovunque, dal leggio della cucina al comodino della camera da letto, e financo in macchina, perché i semafori son lunghi. Pertanto, non potevo certo lasciarvi orfani di uno dei suoi capolavori, anzi: se mi conosco solo un poco, penso che questa ricetta sarà la prima di una lunga serie- e se riuscite a realizzarla, sono certa, anzi certissima, che sarete voi a reclamarle a gran voce...

TORTINE DI FRUTTI DI MARE AL CURRY
da Frolla&Sfoglia- Teoria e Pratica dell'Impasto di Michel Roux
Guido Tommasi Editore
25,00 euro

375 g di pasta brisée
24 cozze fresche, pulite
75 ml di vino bianco secco
1 scalogno tritato finemente
3 capesante, grandi
6 scampi puliti
1 cucchaio di curry
100 g di alghe verdi tenere (facoltativo)
75 ml di panna densa
1 uovo
1 tuorlo
sale e pepe macinato al momento

per servire
300 g di fagiolini, tagliati a metà per il lungo
3 cucchiai di olio di arachidi
1 cucchiaio di aceto di vino rosso

Mettete le cozze, il vino e lo scalogno in una pentola capiente, chiudete bene e cuocete a fuoco vivace per 2-3 minuti, finché le cozze si sono aperte; scartate quelle chiuse. Tiratele fuori dalla conchiglia, mettetele in una ciotola, coprite con la pellicola e lasciate da parte.
Versate il sugo di cottura in un pentolino, scaldatelo appena sotto il punto di ebollizione ( non più di 80°) e cuoceteci le capesante per 3 minuti. Tiratele fuori con un mestolo forato e mettetele nella ciotola con le cozze, lasciando il sugo nel pentolino.
Scottate gli scampi in acqua in lieve ebollizione per 2 minuti e scolateli. Staccate le teste, tagliatele a pezzetti, mettetele nel pentolino con il sugo di cottura. Spolverate con il curry e lasciate sobbollire per 3-4 minuti, poi filtrate, premendo le teste con il dorso di un cucchiaio per estrarre più sugo possibile.: dovreste ottenerne 4-5 cucchiai. Mettete da parte; tenete da parte anche le code degli scampi.
Stendete la pasta a 3 mm di spessore e ricavate 6 dischi con un piatto o un tagliabiscotti di 15 cm di diametro. Usateli per rivestire 6 stampini di 10 cm di diametro e 2 cm di altezza. Metteli in frigorifero per almeno 20 minuti
Scaldate il forno a 180 gradi. Bucherellate il fondo dei gusci di pasta. Cuoceteli in bianco, per 10 minuti, con dei pesi perché non si gonfi in cottura, poi togliete i pesi e infornate per altri 5 minuti. Lasciate i gusci negli stampini e metteteli da parte
Tagliate le capesante a metà in orizzontale e mettete una metà in ogni stampino. Sgusciate le code degli scampi, tagliatele a metà per il lungo e sistemate due metà intorno a ogni capasanta negli stampini. Riempite gli spazi con le cozze e, se usate le alghe, sistematele sopra il tutto.
In una ciotola, mescolate la panna, l'uovo, il tuorlo e il sugo al curry tenuto da parte. Salate e pepate a piacere. Versate il composto sui frutti di mare negli stampini e infornate per 20 min circa, finché il ripieno è rassodato. Infilate con delicatezza la punta di un coltello al centro. Se esce pulita le tortine sono pronte.
Mentre le tortine sono al forno, cuocete i fagiolini in acqua bollente salata finché sono teneri. Scolateli e conditeli con l'olio d'arachidi, l'aceto di vino e sale e pepe a piacere.
Appena le tortine sono pronte, sformatele e mettetele nei piatti caldi. Sistemateci accanto i fagiolini e servite subito.
Chi la fa? Lo aspetto
Alessandra & Daniela

Condividi post

Repost 0

di Alessandra
Scroll down for the English Version

ciocco-timolimone



Di tutti i dolci approdati su questo schermo, la creatura ne ha graditi solo due: la Stupendissima e la Old Fashioned. Il che farebbe di lei un palato sopraffino, se non fosse per due aspetti: il primo è che alle suddette torte è stato dato una sorta di assalto in stile semi piratesco, con la paletta da dolce, al posto del coltello fra i denti, e con una voracità ben lontana dalle arie sdegnose e compunte dei veri gourmand; il secondo è che, dei pochi dolci che mangia, mia figlia privilegia senza nessuna esitazione tutti quelli comprati, meglio se di marchio rigorosamente industriale. Per farla felice, bisogna prepararle un budino di busta, oppure comprarle una merendina, o spalmarle una fetta di roba molliccia e biancastra, smerciata come pancarrè, con dell'ineffabile Nutella- e questo in barba agli sguardi di invidia delle sue amiche, quando transitano per casa e chiedono il bis di torte che, se fosse per lei, finirebbero dritte nella spazzatura. Quindi, potete immagnare con che orgoglio vi presento questi bicchierini che- udite udite- hanno passato la prova: non solo le sono piaciuti ma, fedele al copione, se li è spazzolati tutti in quattro e quattr'otto, incurante sia dell'appetito paterno che dell'interesse scientifico della madre ("mi spieghi cosa gli racconto, domani, sul blog, se neanche li assaggio???"). E alla fine, leccando compiaciuta il cucchiaio, mi ha anche gratificato del più alto e nobile complimento a cui io mai abbia potuto aspirare: " son quasi buoni come un budino Elah" ha detto soddisfatta- e questo è tutto...

CREMA AL CIOCCO-LATTE E TIMO LIMONE

bicchierini ciocco-timolimone

Ricetta tratta da Bicchieri tutto cioccolato, di Josè Maréchal, foto di Akiko Ida, Bibliotheca Culinaria

40 cl di panna liquida
12 cl di latte
4 rametti di timo limone
3 tuorli d'uovo
60 g di zucchero extra fine
125 g di cioccolato al latte

Scaldate il latte e la panna liquida in una terrina a fuoco medio. Al primo cenno di bollore,togliete dal fuoco, aggiungete tre rametti di timo limone e lasciateli in infusione fuori dal fuoco per 2-3 minuti. Con l'aiuto di un passino, filtrate questo composto in una terrina sul cioccolato al latte spezzettato finemente. Mescolate bene il tutto.
In un'altra terrina, sbattete energicamente con la frusta i tuorli d'uovo con lo zucchero. Versateli sulla crema di cioccolato e mescolate bene.
Distribuite la crema ottenuta nei bicchierini e cuocete in forno a bagnomaria a 90 gradi, in una teglia riempita d'acqua a mezza altezza, per 60-90 minuti, secondo la grandezza dei bicchieri. Fate attenzione a che la temperatura non oltrepassi i cento gradi
Non appena le creme saranno cotte, sistematele in frigorifero per almeno due ore
Al momento di servire, utilizzate il rametto di timo limone rimasto per decorare i vasetti di crema

La nota della maestra
  • siccome so già che della spiegazione non ve ne può frega' de meno, ma siete tutti ansiosi di sapere dove ho trovato quei bei vasetti lì, che vanno pure in forno, NON VE LO DICO finché non ho finito di elencarvi per bene tutti i restroscena di questo dolce, a cominciare da qualche "imprecisione" (è un eufemismo) della ricetta. E se non state attenti, vi interrgo pure...
  • giuro che in questo momento vorrei poter fare la fudbloggher seria e discettare per un quarto d'ora sulle virtù di un abbinamento così ardito come quello del cioccolato al latte e del timo limone. In realtà, invece, non posso dirvi nulla, perché i 2-3 minuti di infusione indicati dall'autore sono troppo pochi acciocché si percepisca anche il pur vago sentore dell'erba aromatica. Per cui, quando tocca a voi ( o la prox volta che tocca a me), calcolate poco meno di una decina di minuti di infusione, prima di filtrare.
  • la cottura: dolente nota. Ho iniziato a forno statico e a bagno maria e dopo un'ora erano ancora semi liquidi. Dopo altri quindici minuti, mi son fatta forza, ho abbassato la temperatura di 10 gradi e ho acceso la modalità ventilata. Nel giro di venti minuti, erano abbastanza sodi
  • il riposo in frigo è fondamentale: all'aria, non rassodano per niente
  • perché prepararli, allora? perché sono buoni, non sono "aggressivi", piacciono ai bambini, sono scenografici e un po' originali. Potrebbero essere un'idea per un pre dessert in un pranzo di un certo tono, o una merenda per i bambini, o anche un dolce in una cena in piedi. considerate che devono essere preparati in anticipo, il che è sempre una risorsa, per chi deve organizzare un invito
  • i bicchierini sono quelli dello yogurt K.R ( che non vuol dire "cappa punto erre" ma una marca di tre lettere che comincia per K e finisce per R e che si trova in tutti i supermercati, fa pure degli yogurt buoni ed è l'unica che li metta nei vasetti di vetro). Hanno il pregio di andare in forno e di reggere senza colpo subire la lavastoviglie: in più sono gratis, e siccome semmu de zena, la cosa ci piace assai...
Buon Appetito
Alessandra


P.S. Posso togliermi un sassolino? In questo libro, Akiko Ida, da grandissima fotografa quale è, lascia tutti con un palmo di naso, cambiando completamente l'ambientazione delle sue foto: non più sfondi uniformi e cibi da soli, in primo piano, ma scorci domestici, ambientazioni affollate,buone cose di pessimo gusto (questi bicchierini, per esempio, sono fotografati su un tavolo di fòrmica che sembra il mio banco delle elementari). Per me, è stato come respirare aria fresca, in un mare di replicanti, tutti uguali, con gli stessi soggetti fotografati negli stessi piatti e allo stesso modo. Per carità, siccome la Akiko fa scuola ( e meno male, intendo...), fra qualche tempo ci ritroveremo sommersi di foto del Loreto impagliato e del busto dell'Alfieri, ma, per ora, mi godo questa svolta, originale e soltaria, finchè dura...


English Version

MILK CHOCOLATE CREAM WITH LEMON THYME

bicchierini al cioccolato timo limone

40 cl of cream
12 cl of milk
4 sprigs of lemon thyme
3 egg yolks
60 g of sugar
125 g of milk chocolate

Heat the milk and cream in a bowl over medium heat. At the first sign of boiling, remove from heat, add three sprigs of lemon thyme and leave to infuse off the heat for 2-3 minutes. Filtered this mixture into a bowl with milk chocolate, finely chopped and mix it well
In another bowl, beat vigorously with a whisk the egg yolks with sugar. Pour the milk over the chocolate cream and mix well, again.
Spread this cream in little glass and cook them in water bath at 90 degrees, in a baking pan half filled with water for 60-90 minutes, depending on the size of the glasses. Be careful that the temperature does not exceed one hundred degrees
As soon as the creams are cooked, put them in the fridge for at least two hours
Before serving, use a sprig of lemon thyme remained to decorate the jars of cream
Buon Appetito
Alessandra

Condividi post

Repost 0

Di Daniela


Scroll down for English version

miste cibo 006

Ieri vi dicevo del freddo, ma mi sa che oggi vi toccherà sorbirvi una lamentatio sul vento.... Definire semplicemente "vento" questa cosa che sta flagellando Genova in questi giorni è però un filo riduttivo: come gli inglesi hanno il loro famoso "piovono cani e gatti" qui da noi potremmo avere il nostro non meno veritiero "volano tegole e alberi", nel senso che spesso ti ritrovi con le cose più inquietanti e pericolose per l'aria, compreso, nel mio giardino per esempio, un ramo di citronella di un certo spessore, oppure, specialmente verso ponente e con la tramontana, anche le tegole dei tetti , che vengono messe a dura prova dalla buriana scatenata.... quindi a volte diventa perfino pericoloso posteggiare nei luoghi più esposti, perchè non è raro che qualche ramo o similia possa colpire la macchina creando qualche danno di troppo. Perciò grande attenzione a ciò che vola, quando siete a Genova : potrebbero non essere cani e gatti, ma qualche volta, se qualcuno dovesse dirvi "guarda, un asino che vola!" sappiate che potrebbe anche non voler soltanto mettere alla prova la vostra ingenuità........

COPPETTE DI MELE ALLA RICOTTA

miste cibo 008



Da un'idea di "MELE" (2004) Io con questa dose ho preparato 10 coppette monoporzione, come antipasto :

  • 200 gr di ricotta
  • 100 di grana grattugiato
  • 150 gr di gherigli di noce
  • 350 di mele renette
  • 1 pizzico di sale

per il purè

  • 400 gr di mele renette
  • 150 grana grattugiato

miste cibo 004


Lavorate bene in una ciotola la ricotta con il grana , poi unite i gherigli di noce spezzettati e le mele tagliate a dadini. Otterrete un composto piuttosto sodo e non liscio. Salate leggermente, poi versate il composto o in uno stampo unico o in coppette monoporzione come ho fatto io. Livellatelo con la lama di un coltello o con il dorso del cucchiaio e mettetelo in frigorifero a raffreddare per 2-3 ore.
Preparate ora il purè: sbucciate le mele, levate il torsolo e tagliatele a dadini. Frullatele e mettetele in una casseruola a fiamma bassa e, mescolando, unite il grana.
Togliete dal fuoco quando il purè è ben amalgamato e sostenuto ed avrà assunto un bel dolore dorato. Subito prima di servire, se avrete utilizzato lo stampo unico, capovolgetelo sul piatto di portata e copritelo col il purè di mele che avrete messo in un sac a poche in modo da disporlo sulla preparazione con un po' di "garbo" come direbbe la mia mamma. Se come me avrete adottato le coppette monoporzione o i bicchierini, potrete fare a meno di sformarli e coprirete semplicemente la superficie con il purè usando comunque il sac a poche o in qualunque altro modo preferiate. Io ho preparato anche un fiorellino con un coppapasta tanto per fare qualche variazione sul tema.... Se volete rendere più golosa la preparazione potreste utilizzare il mascarpone al posto della ricotta. Croccante e saporito è un antipasto originale e piacevole.

Buon appetito

miste cibo 019


Daniela



Little cups with ricotta cheese, nuts and apple puree
for 10 little cups

  • 7 oz ricotta cheese
  • 3.5 oz grated parmesan cheese
  • 5 oz walnuts kernels
  • 12 oz renette apples
  • 1 pinch of salt

for the apple puree

  • 14 oz renette apples
  • 5 oz grate parmesan cheese
Whisk very well in a bowl the ricotta cheese with grate Parmisan. set aside. Pell the apples, take off the cores, and cut them into little cubes. Break nuts into small pieces and add both apples and walnuts to the cheese mixture. Add a little pinch of salt. You shuld have a mixture rather solid. Spoon it into little cups (single serving), press in whith a spoon and put in the fridge to cool for at least 2-3 hours.
For the puree, peel, core, and chop the apples, and put them into the bowl of a food processor and process until smooth. Then put the mixture in a pan over low heat and add the Parmesan cheese always stirring with a wooden spoon. Cook 5 to 7 minutes more, or until the liquid is completely reduced and the puree will be golden and "solid". Remove from heat and when it's warm, put it into a sac a poche. Now take little cups out from the fridge. With the sac a poche put the apple puree on the little cups and serve them as appetizer. If you prefer you can use mascarpone cheese insted of ricotta.
Bon appetit
Daniela

Condividi post

Repost 0


di Alessandra
Scroll down for the English Version

risotto ai porcini





Da buona genovese, non dovrei cimentarmi col risotto. Lo so da me, e infatti ogni volta che mi avventuro su questa strada, lo faccio con la stessa disnvoltura di chi cammina sulle uova, tanta è la paura di sbagliare e la scarsa dimestichezza con ingredienti e procedimenti a me estranei, sia per cultura locale che per tradizione familiare- il burro su tutti. E così, per anni ho glissato, seppure con rimpianto, limitandomi a placare le mie voglie al ristorante e cercando di convincermi- invano- che di risotti casalinghi se ne sarebbe potuto fare a meno.
Tutto questo finché non mi è capitato fra le mani il primo volume di "Cuochi si diventa" di Allan Bay, che è uno dei libri di cucina più divertenti ed ironici che siano mai stati scritti in questi ultimi anni: me lo sono goduta così tanto che, sin dalle prime pagine, ho smesso di pensare a quest'opera come ad un libro di ricette, appassionandomi con lo stesso coinvolgimento che di solito dedico ad un romanzo: con la piccola differenza che i protagonisti, qui non erano cavalieri erranti o sposi promessi, ma"la molto onorevole polenta", "il garbato vitello", "l'inimitabile ossobuco" e- udite udite- "Sua Maestà il Risotto". Superfluo dire che a questo punto la mia attenzione si è risvegliata e che, nel giro di poche pagine, ho realizzato di essere ad una svolta: perché le "dritte" di Allan Bay, indipendentemente dall'aderenza all'ortodossia, erano proprio quello che cercavo per superare l'empasse che fino ad allora mi aveva tenuto tristemente lontana da quell'universo di meraviglie che sono soliti schiudere i risotti.
Dunque, per farla breve, le indicazioni di Bay sono sostanzialmente quattro: il soffritto, il vino, il brodo e la mantecatura- e alcune di esse hanno rappresentato, per me, delle novità assolute. Vediamole una per una


porcini


1. il soffritto: questo è in assoluto il suggerimento che più mi ha sorpreso- e che più si è rivelato prezioso, ai fini di una buona riuscita del piatto. Andando nettamente contro corrente, infatti, Bay sostiene che la rosolatura della cipolla e la tostatura del riso vanno fatte separatamente, e non nella stessa pentola, come invece di solito si legge. Il motivo di questa separazione va ricercato nell'inconciliabilità delle temperature previste per la cottura della cipolla, da una parte, e per la tostatura del riso, dall'altra. La prima, va fatta a fuoco lento, in modo non aggressivo, mentre la seconda è a fiamma vivace, indispensabile per la caramellizzazione degli amidi- che a sua volta serve per far sì che il chicco non si "spanteghi" in cottura. Quindi, Bay suggerisce di soffriggere prima la cipolla, poi di toglierla dalla pentola, di rimettere la casseruola sul fuoco, di versarci il riso e di farlo tostare a fuoco vivo per 2 minuti. Dopodichè, si abbassa la fiamma, si aggiungono i primi mestoli di brodo bollente, che portano la temperatura del riso a meno di 100 gradi, e solo allora si aggiunge la cipolla. Oppure, ci si prepara un soffritto prima e lo si aggiunge a cucchiaiate dopo aver messo il primo mestolo

2. il vino: altra novità, almeno per me. Lo scopo del vino, nel risotto, era quello di smorzare il sapido dei grassi del maiale, ingrediente solitamente presente nel risotto "storico". In pratica, l'acido del vino controbilanciava, fino ad annullarla, la componente grassa del piatto. Ma, si chiede Bay, al giorno d'oggi, quando la maggior parte dei risotti non prevede l'aggiuta di grassi, che senso ha perseverare nell'aggiunta del vino? Nessuno, rispondo io, "colpevole" di una lunga serie di risotti "acidi", di cui non riuscivo mai a capacitarmi.

3. il brodo: questa la sapevo ( almeno una!) ma ve la scrivo lo stesso. Il brodo è fondamentale per la buona riuscita del piatto, perché il riso è un amido neutro e gran parte del suo sapore gli deriva proprio dal brodo. Di conseguenza, questo deve essere di ottima qualità, sempre in linea con l'ingrediente principale del risotto: se lo si fa a base di pesce, brodo di pesce, se lo si fa a base di carne, brodo di carne e via dicendo

porcini





4. la mantecatura: altra fase fondamentale, che serve a rendere morbido il risotto ( è il famoso effetto "all'onda"). Bay suggerisce di farla a fuoco spento, a fine cottura, aggiungendo un grasso, mescolando con cura e coprendo con un coperchio per 3 minuti. Il grasso- udite udite- può essere anche l'olio, anzi: secondo l'autore il massimo sarebbe l'olio di nocciola, purtroppo introvabile. Le aggiunte ulteriori, a cominciare dal formaggio, sono ovviamente lecite, ma propriamente non fanno parte della mantecatura, stricto sensu.

Le "dritte " di Allan Bay finiscono qui, nello stesso identico punto in cui è cominciata la mia carriera di "risottara". E sarà per gli anni di frustrazione o per le fantasie represse, ho iniziato a produrne di ogni tipo, da quelli più classici a quelli più estremi, ma tutti, finalmente, perfetti: ben equilibrati nei gusti, al giusto grado di cottura, morbidi e saporiti come mai mi sarei sognata di fare.
E così, quando mio marito, lo scorso fine settimana, si è presentato a casa carico di funghi, non ci ho pensato due volte a cosa farne: ne è uscito fuori questo risotto, che non ha nulla di strano rispetto alle ricette tradizionali, ma che a noi è piaciuto da matti...

RISOTTO AI FUNGHI PORCINI

risotto ai fungh

per 4 persone

5 o 6 funghi porcini ( dipende dalla grandezza) puliti
320 g di Carnaroli
qualche fungo porcino secco
brodo vegetale
1 scalogno*
prezzemolo
burro
sale

* lo preferisco alla cipolla, quando ci sono i funghi, perchè sta a metà fra il dolce della cipolla e il forte dell'aglio.

Ammollare i funghi secchi in acqua tipida, con qualche goccia di limone
Far soffriggere lo scalogno a fuoco lentissimo, aggiungendo se il caso un mestolo d'acqua, fino a renderlo trasparente, senza farla dorare. Toglierlo dalla pentola e, nello stesso recipiente, far tostare il riso. Bagnare con l'acqua di ammollo dei funghi secchi e portate a cottura aggiungendo via via del brodo. Dopo i primi mestoli aggiungere lo scalogno soffritto. Quando mancano 5 minuti alla fine della cottura, aggiungere i finghi secchi, tagliati finemente e, negli ultimissimi minuti, aggiungere i funghi freschi, tagliati a tocchetti. Regolate di sale, mantecate con una noce di burro e servite con una abbondante spolverata di prezzemolo. Il Parmigiano è facoltativo, ma ci sta.
Buon Appetito
Alessandra

English Version

Ingredients
for 4


5 or 6 mushrooms (depends on size) cleaned
320 g Carnaroli rice
some dried porcini mushrooms
vegetable broth
1 shallot *
parsley
butter
salt
* I prefer it to the onion, when there are mushrooms, because shallot is a medley between the sweetness of onions and the full flavour of garlic.

Soak the dried mushrooms in lukewarm water, with a few drops of lemon
Fry the shallot on a low heat, and add, if necessary, a ladle of water until shallots will be soft, but not brown it. . Remove it from the pot and, in the same saucepan, toast the rice. Sprinkle with water soaking the dried mushrooms and cook, gradually adding the broth. Dopo i primi mestoli aggiungere lo scalogno soffritto. After few minutes, add the lightly fried shallots. Five minutes before the end of cooking, add the dried mushrooms , finely cut, and , at last, the fresh mushrooms, chopped. Regolate di sale, mantecate con una noce di burro e servite con una abbondante spolverata di prezzemolo. Season with salt, cream with butter and served with a generous sprinkling of parsley. Parmesan is optional.
Buon Appetito
Alessandra


Condividi post

Repost 0