pranzo di natale


Vi ricordate gli "anche sì" e gli "anche no" di quanche tempo fa? E le ricette per i fans e i pdf per i non fans? E chi ha facebook di qua e chi non l0 ha dall'altra parte?
Ecco, dimenticatevi tutto...

"Non mi è chiaro tuttavia il perchè formare più gruppi di appassionati(con e senza Facebook) dal momento che a mio parere il vostro blog è già un piccolo mondo perfetto, frequentato da chi gode del vostro modo di scrivere, apprezza le recensioni dei libri e dei viaggi, sperimenta e commenta le ricette che proponete..."

Le comunità perfette sono quelle dove non si sbaglia mai.
Noi lo abbiamo fatto, e vi chiediamo scusa.
Da domani, una ricetta al giorno, per festeggiare il Natale, tutti insieme

Ale & Dani

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Se siete alla ricerca di un'idea di cucina dell'essenza, dove la sottrazione è la cifra per assaporare la nitidezza di un piatto, in un accostamento di sapori che supera l'impressione di un contrasto per fondersi in una sublime coincidenza, Carlo Cracco è lo chef che fa per voi. Nel suo percorso professionale spiccano i nomi più insigni della ristorazione mondiale, da Gualtiero Marchesi ad Alain Ducasse, ma l' ultimo approdo è all'insegna dell'originalità, con una cucina che è puro intelletto, scevra da ogni cerebralismo e sorretta da un gioco divertito e innovativo di tecniche possedute alla perfezione e per questo portate all'estremo. Il Tuorlo d'Uovo Marinato è l'emblema di questa filosofia, che parte dalle materie prime e le tratta in modo nuovo, che rompe il cerchio della tradizione e le estrapola da contesti abituali e, per certi versi , abusati: il risultato è un sapore nuovo e antico nello stesso tempo, che subito spiazza, poi esalta e infine fa riflettere sui nuovi orizzonti delle frontiere di una gastronomia di non facile presa ma di indubbia eccezionalità

TUORLO D'UOVO MARINATO CON ASPARAGI VERDI
da Cracco- Le Ricette dei Grandi Chef
il sole 24 ore

per 4 persone
uova, 4
mazzo di asapragi verdi, 1
fagioli secchi, 200 g
sale grosso affumicato, 1 kg
cipolla bianca, 1
brdo vegetale, 1 dl
burro, 40 g
olio EVO, qb
sale, qb

Preparazione

1. Lasciate a bagno i fagioli in acqua fredda per mezza giornata, poi lessateli per 40 minuti e frullateli con un goccio della loro acqua di cottura.
2. Amalgamate il sale affumicato, lo zucchero e la purea di fagioli. Mettete i tuorli delle uova a marinare per 4-5 ore in questo composto, finché la superficie non sarà diventata resistente. Poi scacquateli delicatamente sotto un filo d'acqua fredda corrente
3. Sbattete gli albumi e stendeteli fra due fogli di carta da forno oliati. Cuoceteli nel forno scaldato a 150 gradi per circa 10 minuti, in modo da ottenere una sorta di rete. Lasciate raffreddare e ricavate dei brandelli irregolari
4. Pelare gli asparagi, separare le punte e tagliate i gambi a cubetti. Tritate la cipolla

Finitura

Spadellate i gambi degli asparagi con metà della cipolla e una noce di burro, bagnateli con un mestolino di brodo vegetale misto ad acqua e portateli a cottura a fuoco vivo.
In un'altra casseruola cuocete brevemente le punte degi asparagi con il reto della cipollina e un'altra noce di burro, salatele e mettetele da parte
Prendete metà dei gambi e frullateli nel mixer
Passate la purea al setaccio, incorporate il resto dei gambi e regolate di sale.
Disponete sui piatti la purea di asparagi, le punte e i tuorli marinati; circondate con le tegole di albume e il fondo di cottura, poi servite. Accompagnate a piacere con striscioline di pancarrè tostate nel forno

vino: un piatto ricco di sensazione, dalla grassezza dell'uovo, con le sue sfumature sapido-aromatiche, alle note varietali e acidule degli asparagi. Può sposare un Arneis del Piemonte elevato in barrique, dal gusto morbido e rotondo

Chi la fa? Lo aspetto
Ale&Dani

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danimarca


Stanchi ma felici per la bella giornata trascorsa ( tanto per non farci mancare la citazione dotta, tratta questa volta dai quaderni della sesta elementare di mia nonna), decidiamo di andare a dormire a Kolding, città che, secondo le guide, non merita una vera e propria sosta. Decidete voi (e decidete anche se è il caso di comprarle, 'ste benedette guide...)

kolding

Al mattino, comunque, siamo pronti per l'altra tappa che aspettiamo con impazienza, vale a dire Odense, la città di Hans Christian Andersen. Ma prima, permettetemi di indulgere in un breve e tipico quadretto familiare, tanto perché vi rendiate conto dei casi della vita e dello stile con cui noi siamo soliti affrontarli.

kolding

Dunque, non so se vi ho mai confessato che noi siamo Genoani. Il che, con tutto il rispetto, è diverso che essere interisti o milanisti o juventini: a meno che non abbiate in famiglia un morto di infarto nella Nord, una madre che firmò un contratto prematrimoniale ante litteram, accettando dal futuro sposo che "prima il Genoa, poi la famiglia", la formazione del Genoa 71-72 come prima cosa che avete scritto e un marito che rischiò di arrivare in ritardo alla cerimonia nuziale perché in coda per comprare gli abbonamenti per la stagione successiva, senza contare una fede incrollabile che si è mantenuta intatta attraverso le disavventure del Grifone: "solo chi soffre impara ad amare" recita lo strisicone più famoso della Gradinata Nord- e noi Genoani lo abbiamo imparato benissimo. Quindi, non c'è da stupirsi se le grandi soddisfazioni sotto il profilo dei risultati arrivino col contagocce, in media una volta ogni venticinque-trent'anni: era il 92 quando conquistammo l'Europa ed era l'estate del 2009 quando bissammo il successo. Superfluo che mi soffermi su quanto è accaduto in casa mia in quei giorni, dalla micra fasciata di rossoblu con il bandierone della Svezia ( è rossoblu pure quello), alla figlia che girò con una scarpa rossa e una blu per tutta la stagione, fino alla corsa ai biglietti Ryanair, fedeli a quel "ti seguiremo ovunque - anche all'inferno" che fa parte dell'iniziazione di ogni genoano che conti.

casa di andersen
Un'altra premessa doverosa è che mio marito lavora SEMPRE. non ci sono sabati, domeniche e feste comandate che non lo vedano con una valigia in mano, attaccato al cellulare o davanti al pc, perché per lui il calendario comune non esiste. Non solo: non esiste nemmeno assentarsi da casa per più di una settimana e le volte in cui si è dovuto interrompere un viaggio a metà superano di gran lunga quelle in cui siamo riusciti a concluderlo, secondo programma. Io, per contro, sarei sempre in giro: per cui, vigilo di continuo, nella speranza di prenderlo in contropiede e di appioppargli una valigia che non sia zeppa di documenti e blueberry, ma di cartine e di guide. E così, quando ha comunicato che avrebbe avuto due riunioni ad Amburgo fra l'11 e il 14 agosto, non ho esitato a unire l'utile al dilettevole, trasformando in una vacanza il suo solito viaggio di lavoro.

odense
Se non che, le date prescelte coincidevano con la prima partita di Europa League del Genoa che, udite udite, avrebbe dovuto giocare con l'Odense. E, a quel punto, in casa è scoppiato il finimondo: valigie riaperte per ospitare i soliti cimeli (abbiamo pure una maglia autografata da Bagnoli, incappato nel parente genoano di mio marito, a Verona) e sorrisi di giubilo stampati sulla faccia dei due, a contrastare con lo sconforto della mia faccia, incredula di fronte a cotanta malaugurata coincidenza. E già mi stavo rassegnando a congelare sugli spalti quando, all'improvviso, salta fuori che sì, la sera in cui saremmo dovuti essere ad Odense, si sarebbe giocato lo storico match, ma dalla parte sbagliata. Genoa Odense, cioè, e non Odense Genoa, come pensato.
Su tutto il resto, sorvolo per decenza.

genoa odense



Odense è la città che ha dato i natali al personaggio più famoso della Danimarca, Hans Christian Andersen e, come spesso accade in casi analoghi, è una sorta di monumento alla sua memoria. Ovunque, ci sono strade intestate a lui (vi lascio immaginare l'orientamento), staue in tutte le pose, case dove è nato, ha vissuto, ha scritto la Sirenetta, ha pianto per gli amori infelici, in una sorta di fiabesca Via Crucis che, dopo un po', ci stufa.

odense

Ed è un peccato, perché in questo modo si rischia di non godersi in modo adeguato lo strepitoso Museo a lui dedicato, che è quanto di più completo e intelligente si possa pensare per commemorare un personaggio. Ho già detto molte volte che noi Italiani dovremmo imparare dai popoli dell'Europa continentale a come concepire l'organizzazione dei musei, per cui non sto a ripetermi, anche se ogni volta che vedo quell'accordo perfetto fra opere d'arte e spazi espositivi e le molteplici possibilità di fruizione dell'impianto museale (con un'attenzione speciale per i bambini, senza per questo violentare in alcun modo la precisione storica) mi viene un nervoso che non vi dico.

odense


Stavolta, comunque, mi diverto, girando per le stanze della casa natale dello scrittore, contando le decine di lingue in cui sono stati tradotti i suoi libri e godendomi sir Lawrence Oliver che legge It's perfectly true, esibendosi nell'imitazione di un pollo.


odense casa di andersen

Appena usciti, finiamo nel mercato rionale, un tripudio di formaggi, fiori e frutta a cui, naturalmente non so resistere. Il mega pacco della giornata sono queste schifezze qui, comprate a cifre vergognose da un sedicente contadino e finite dritte dritte nel più vicino bidone della rumenta
odense

Proseguiamo la visita, con il marito sempre più ingrugnito e la creatura che tiene alto il cellulare, a mo' di crocifisso, con l'inno del Genoa al massimo volume . "Evangelizzo", mi risponde serissima, infastidita dai miei inviti a spegenre tutto, che non si possono fare 'ste figure anche Oltralpe. E così, a prudente distanza, arriviamo alla vera chicca di Odense, la Sankt Knuds Kirche che, oltre a contenere le spoglie di sant Knud (il re Canuto II), patrono della Danimarca, racchiude questo spettacolo di polittico, di fronte al quale rimaniamo a dir poco estasiati

odense


Giriamo un po' nella parte antica, lungo Nedergade, contando gli edifici storici che si susseguono su entrambi i lati e stupendoci per il gran numero di attrazioni riservate ai bambini: per loro c'è davvero di tutto, dal museo delle locomotive alla ricostruzione della città vecchia, passando per un parco giochi naturale, con tanto di funghi e millepiedi di legno, fino ad arrivare alla più piccola biblioteca della Danimarca, una casa di bambola piena zeppa di libri. Se Odense era in cerca di un modo per ricordare Andersen, non poteva trovarne uno migliore

Alla prossima
Alessandra

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Io, si sa, sono tipa da cinque minuti. I beneficiari, di solito, sono i parenti stretti, sui quali scarico, ogni volta, tutto quello che mi passa per la testa: ma se in ufficio vedete una specie di Erinni in giro di perle e tailluer piombare come una furia nell'ufficio del capo non avete bisogno di bussare alla porta per far vedere che ci siete: basta aspettare cinque minuti, e avrete via libera.



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La Dani, invece, parte tranquilla: il suo è un calare sicuro, dalla prima alla quinta, accompagnando le curve e seguendo la strada: anche se, per chi la conosce, questo è preludio di fulmini e saette che, al confronto, l'uragano Kathrina è la pioggerellina di marzo, chi non lo sa ha l'impressione di trovarsi di fronte all'Allegoria della Temperanza, circonfusa da una calma olimpica che niente potrà scalfire

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La Dani ed io andiamo d'accordo: pur essendo diversissime per temperamento, abbiamo sempre trovato un punto d'accordo in modo spontaneo e MT non fa eccezione, anzi: è la prova vivente che se un blog è gestito in maniera democratica- e cioè, se la Dani si rassegna a tutte le cavolate che mi vengono in mente e riesce pure a far vedere che le piacciono- funziona alla grande. Il più delle volte, è lei che aspetta che io ritorni in me, un occhio rivolto al cielo, un altro all'orologio: ma ogni tanto capita che i nostri tempi coincidano alla perfezione, come dimostra questo post, figlio della fugace eppur feconda unione dell'immediato sbollimento della mia ira e della minacciosa risalita della sua carogna. E quindi, tanto per restare in tema di prole, è giunto anche per noi il momento di affrontare la vexata quaestio della paternità di quei prodotti del genio e dell'ingegno che trovano nei food blog la loro vetrina


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Per quanto ci dispiaccia, entrambe siamo convinte che, nel caso delle ricette, non sia possibile affermare con certezza che "quella è mia". Lo diciamo con sincero rammarico, ma il detto del "pater incertus" che, per fortuna di noi madri, non è sempre verificato nella vita reale, si trasforma in assioma quando viene applicato ad ingredienti e procedimenti. Sia chiaro: questo non toglie nulla alla deprecabilità di comportamente scorretti a cui assistiamo con frequenza e che diventano francamente vergognosi quando sono sfacciatamente reiterati. io per prima mi arrabbierei e non poco se qualcuno si appropriasse senza il mio permesso del Lemon curd all'olio d'oliva, che allo stato delle cose reputo una "mia" ricetta non avendo mai trovato traccia, in venticinque anni di ricerche, di una versione come quella: e però se spuntasse, che so, la nipote di Misses Aburthnoit, armata di quadernetto ingiallito, a rivendicare la ricetta con cui la nonna scongiurava il colesterolo del marito, credete che potrei far fuoco e fiamme, minacciando tribunali o perizie calligrafiche? La risposta è no, e i motivi sono noti.


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Nello stesso tempo, però, esistono dei "figli" che invece portano marchiata la loro origine e pure in modo indelebile: sono i cosiddetti prodotti dell'ingegno, quelli che nascono, cioè, dalla mente feconda di chi scrive, per professione o per diletto, e che può dimostrare, in modo assolutamente inoppugnabile, che certi brani o espressioni o modi di dire sono nati dalla sua penna e sono stati registrati all'anagrafe in un determinato giorno. E poco importa se la "penna" è la tastiera di un computer e l'ufficio dell'anagrafe è un food blog: certe cose sono di chi le crea e questo è un principio così importante da aver assunto lo status di un vero e proprio diritto e da godere, pertanto, della tutela della legge.

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Ci sarebbe anche da aggiungere che, al di là della ratio legis, queste creature appartengono così tanto ai propri creatori che si riconoscono lontano un miglio, anche quando sono usate da altri, in altri contesti, in altri food blog, senza che sia specificata in alcun modo la loro provenienza. Lo diciamo per esperienza, perché ogni tanto capita anche a noi di imbatterci in espressioni e modi di dire che sono nati dalla nostra fantasia e che si trovano, senza citazioni e senza link di sorta, talvolta per giunta storpiati nell'ortografia e nella sintassi, su blog coperti a loro volta da copy right e spesso in prima linea per la difesa dei diritti d'autore.

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Vedete, quando abbiamo deciso di aprire MT, la Dani e io avevamo unicamente voglia di distrarci e di divertirci: a distanza di sette mesi, oggi possiamo dire con orgoglio che ce l'abbiamo fatta, e pure alla grande. Ce la spassiamo tutti i giorni fra scalette, riviste e acquisti dai nomi impronunciabili e dalla provenienza incerta ma che nel blog ci stanno divinamente e ci piace da matti mandare niusletter a mezzo mondo o riempire cesti di Natale virtuali . Di conseguenza, prese com'eravamo dalla foga del divertimento, non ci siamo accorte di quanto stava capitando intorno a noi: e cioè che, accanto ad uno stuolo di "nuovi amici sempre più amici" che si raggoglievano attorno a MT, si stava generando un gigantesco fraintendimento fra altri food blogger, specialmente fra quelli con cui non ci siamo mai presentati ufficialmente ma che, a quanto sembra, passano ripetutamente di qua.

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Confessiamo che la cosa ci ha lasciato un po' stupite: tanto stupite che, a mano a mano che realizzavamo il fatto, cominciavamo a vedere il lato comico della cosa- a nostro parere, l'unico della vicenda- e non nego che ci sia stato un momento in cui ho temuto davvero di strozzarmi dalle risate - o di perdere la socia, per lo stesso motivo. Tuttavia, come sempre, la ragione ha preso il sopravvento ed allora, mentre cercavamo di riconquistare la nostra dignità bevendo un po' d'acqua e soffiandoci il naso, abbiamo pensato che non sarebbe stato giusto lasciarvi brancolare in questo errore e che fosse quindi doveroso un chiarimento, in forme ufficiali e per iscritto. E cioè che se spariamo cavolate a raffica su questo blog, in un crescendo di botte e risposte che prosegue nei commenti con i nostri amici, è solo perché, per mezz'ora al giorno, dismettiamo i panni seriosi e compiti a cui ci costringono i ruoli che ricopriamo nella vita reale e facciamo le deficienti, per un po'. E quindi, in altri termini, facciamo le sceme- e però, non lo siamo per niente...


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GRANDE DIZIONARIO DI MENU' TURISTICO
ad usum delphini et squalorum

  • che lipidine: the day after "che libidine"
  • ecchediamine- ecchecaspita- eccheppalle: manifestazioni di contenuta contrarietà della Dani quando le si blocca la barra di spazio della tastiera d'antiquariato del suo pc. Esiste anche la variante ECCHEDIAMINE- ECCHECASPITA-ECCHEPPALLE, quando, oltre alla barra di spazio, si blocca pure il tasto della miuscola
  • le ricette da porca figura: il più grande flop nella storia dell'editoria dei Paesi islamici
  • proh dolor: nota marca di burro
  • stupendissima: 300 e passa interventi su CI e ancora non sapete cosa sia???
  • fool blog: MT
  • bloggo: l'equivalente del blocco dello scrittore, applicato al food blogger. E' l'espressione che ricorre più frequentemente , fra quelle riportate qui sopra, oltretutto in una versione imbarbarita dall'uso e dall'abuso, "c'ho il bloggo". E' dovere degli estensori del Vocabolario recuperarne qui la forma originaria, "ho il bloggo", nel rispetto della correttezza filologica, della morfologia, della grammatica- ed anche dei membri della commissione che rilasciò ad entrambe le titolari di questo blog la licenza di seconda elementare
Alla prossima
Alessandra






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Di Daniela

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Rieccomi a parlare di prodotti di qualità particolare. Quando ero piccola, io e mia sorella prendevamo in giro papà, perchè lui, da appassionato gastronomo e amante dei sapori semplici, ma "ricercati", ogni tanto discuteva con qualche suo amico, come lui appassionato, la miglior qualità dei fagioli prodotti in una certa zona, rispetto piuttosto alle patate di un'altra... a noi sembravano inutili sofismi: le patate sono patate, dovunque tu le prenda "Come sei fissato papà!! Che differenza vuoi che ci sia!!!!"

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Bene, sono orgogliosa di dire, che passando gli anni, mi sono convinta che lui aveva assolutamente ragione: la differenza c'è eccome!!! Dipenderà probabilmente dal terreno , o dall'altitudine a cui vengono coltivate, o dall'acqua o dalla purezza o meno dell'aria, ma le verdure sono molto diverse tra loro, per intensità di sapore o profumo, o anche solo per intensità di colorazione.... Un esempio semplicissimo sono le patate : sembra incredibile, ma la differenza c'è, eccome, tra luogo e luogo di provenienza. Quelle che ho utilizzato per questa ricetta le ho acquistate durante il mio giretto valtellinese. Sono davvero speciali e meritano un trattamento adeguato al loro rango: ecco perchè ho scelto questa ricetta della mitica Ada Boni e del suo "Talismano della felicità" per valorizzarle. Si tratta delle
 
PATATE DUCHESSE
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Vorrei anche raccontarvi il perchè dell'inquietante immagine che segue. La mia figlia microba (la piccoletta di casa) mi ha chiesto lumi su questa storia delle patate: "Perchè dici che sono duchesse? chi te lo ha detto? E poi , valgono più o meno delle principesse?" e al mio distratto "Ma chi?" risposta scontata e pronta" Ma le duchesse è ovvio!!" Allora, compreso il fraintendimento, le ho chiesto con poca grazia di immaginare che cosa mai potevano essere le patate duchesse... Lei si è allontanata senza dire una parola e dopo 5 minuti mi ha chiamato di là per farmi "vedere una cosa". Sono andata e lei mi ha detto : "ecco qui mamma: una patata duchessa, con una principessa e un principe... tanto non è importante chi conta di più, no......?" E rideva a crepapelle soddisfatta , la furbina...E come darle torto? Quindi ecco la sua libera interpretazione del tema di oggi:
 
"Barbie Principessa, Ken Pricipe, Patata Duchessa!!!!!"

Collage di Picnik

Per 6 persone
· 1 kg patate grosse e farinose
· 100 gr burro
· 4 tuorli d’uovo
· Sale
· Pepe bianco
· Noce moscata

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Si tratta di un composto di patate lessate e passate e di uova, che è molto usato per crocchette e per contorno di carni e pesci.
Lavate le patate , sbucciatele , tagliatele a spicchi risciacqua tele e mettetele sul fuoco in una casseruola ricoprendole di acqua fredda e salata.
Coprite la casseruola e fate cuocere a fuoco vivo le patate; quando la polpa cederà sotto la pressione della forchetta , scolatele e mettetele in forno leggero per fare evaporare l’acqua contenuta nelle patate (attenzione a non far prendere loro colore)
Passate poi le patate, raccogliete il purè in una casseruola e uniteci il burro; conditelo con sale pepe e noce moscata.
Mettete la casseruola sul fuoco e mescolando fate asciugare il purè. La diligenza nel compiere questa operazione è il caposaldo della ricetta. Rimuovetela continuamente con il cucchiaio di legno finché non sia diventato una pasta liscia e consistente. Levate poi la casseruola dal fuoco, lasciatela raffreddare un pochino e aggiungete i rossi d’uovo; mescolate accuratamente e rimettetela sul fuoco per altri due o tre minuti sempre mescolando.
Eccovi un suggerimento per un paio di utilizzi piacevoli di questo impasto:

Patate duchesse in bordura
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Preparate l’impasto delle patate duchesse e mettetelo in un sac a poche con la bocchetta stellata e festonate l’orlo interno di un piatto che possa andare in forno, con una ghirlanda di piccole stelle. Doratele, facendole lievemente colorire in forno a 180° per 10/15 minuti a seconda del vostro forno, o comunque appena sono dorate.
Questa ghirlanda costituirà una piacevole e gustosa decorazione per la preparazione che metterete all’interno del piatto: carne, verdure, o altro. Naturalmente potrete anche preparare sulla leccarda rivestita di carta forno, tante stelle di patate duchesse che farete colorire sempre in forno e poi adagerete sul piatto di portata a contorno della pietanza.
Crocchette di patate duchesse al forno
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Queste crocchette non vanno fritte e quindi sono assai più leggere. Preparate l’impasto delle patate duchesse, prendetene delle piccole porzioni e createne con le mani delle pallottoline grosse come noci. Preparate una placca da forno, rivesti tela con la carta forno, e su di essa appoggiate le pallottoline. Appiatti tele leggermente con la forchetta , in modo da dare loro la forma di “gallette”. Doratele con l’uovo sbattuto e passatele in forno di calore moderato per qualche minuto.
Un uso particolare viene dall’impasto per le
PATATE DUCHESSE VARIATE ALLA DAUPHINE

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Per 6 persone:
· 750 gr di patate duchesse
· 125 gr di acqua
· 50 gr di burro
· 75 gr farina
· Sale
· 2 uova
Le patate Dauphine sono una variante delle patate duchesse alle quali si aggiunge un po’ di pasta choux.
Preparate l’impasto delle patate duchesse.
Con l’acqua, il burro e la farina, un pizzico di sale e due uova intere preparate la
pasta choux
in questo modo: mettete in una casseruolina l’acqua, il burro a pezzetti e il sale tenete pronta la farina pesata. Mescolate per sciogliere bene il burro , e appena il liquido bollirà ritirare via dal fuoco la casseruola e versateci dentro in un sol colpo la farina. Mescolate bene , poi rimettete il recipiente sul fuoco, sempre mescolando. Ben presto la pasta si raccoglierà in una palla , che si staccherà dal cucchiaio e dalle pareti della casseruolina. Lavorate bene questa pasta col cucchiaio di legno e dopo pochi minuti quando sentirete che fa un leggero rumore come se friggesse, togliete la casseruola dal fuoco e lasciate che l’impasto perda gran parte del suo calore. Quando sarà freddo o quasi freddo metteteci le uova, uno alla volta (chiaro e rosso) mescolando energicamente, e non mettendo il secondo uovo se non quando il primo è completamente amalgamato. Fatto ciò continuate a lavorare bene la pasta con il cucchiaio fino a quando sarà vellutata e si straccerà qua e la facendo anche delle bolle.
Aggiungete questa pasta alle patate duchesse e lavorate i due composti con il cucchiaio di legno ottenendo così l’impasto delle patate Dauphine.

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Con queste patate potrete creare delle crocchette decisamente più “importanti “ delle normali crocchette di patate : l’interno non rimane vuoto dopo la cottura come gli choux, ma risulta leggero e gustoso. Vanno infarinate, dorate e impanate e si possono cuocere sia fritte sia al forno (190° per 15 /20 minuti). Servono per guarnizione sia di carne che di pesce
Buon appetito
Daniela

DUCHESS POTATOES

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Serves 6
· 2.2 lb potatoes, preferably big and floury
· 3.5 oz (0.9 stick) butter
· 4 yolks
· Salt
· White pepper
· Nutmeg

Duchess Potatoes are a mixture of mashed potatoes and eggs. The same mixture is used for croquettes or as a side dish with meat or fish.
Wash, peel and slice the potatoes, rinse them so as to eliminate part of the starch and put them in a large pot filled with cold salted water.
Cover the pot and cook over high heat until tender when pierced with a fork. Remove from heat, drain and put them in the oven at a low temperature until excess moisture evaporates (take care not to colour them).
Mash potatoes until smooth, gather the puree in a pot and add butter, salt, pepper and nutmeg. Mix thoroughly to blend and put again to a medium heat until excess moisture evaporates. This operation is very important and the success of the recipe depends on your diligence in performing it. Mix it continuously with a wooden spoon until it becomes smooth and thick.
Cool the puree a little and add the yolks; mix accurately and put it again over heat for another two to three minutes, mixing it continuously.
Here are two enjoyable ways of using this mixture:

A Border of Duchess Potatoes

Spoon the potato mixture into a pastry bag with a large star tip and pipe onto the border of a serving dish that can go in the oven, so as to form a garland of little rosettes. Put in the oven at 356 °F until lightly brown for 15 minutes.
You can of course pipe the Duchess Potatoes rosettes in a lightly greased baking sheet, then color them in the oven and serve them as a side dish.
 
Duchess Potatoes Croquettes
These croquettes are oven baked and thus much lighter than common croquettes. Prepare the mixture as explained above, scoop small portions of it and shape them into small balls the size of a nut.
Lightly grease a baking sheet, cover with baker's parchment paper and lay croquettes on it. Flatten them sligthtly with a fork so as to make them resemble “crackers”. Brush with a beaten egg and put in the oven to a moderate heat for a few minutes.

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A particular mixture is that of

DAUPHINE-STYLE DUCHESS POTATOES
Serves 6:
· 26.46 oz Duchess Potatoes mixture
· 4.4 oz water
· 1.764 oz (0.441 stick – 3.5 tbs) butter
· 2.64 oz (1/3 cup) flour
· Salt
· 2 eggs
Dauphine Potatoes are a variation of Duchess Potatoes, with the addition of choux pastry.
Prepare Duchess Potatoes as directed above.
Prepare choux pastry: put water, diced butter and salt in a small pot and keep the weighed flour close at hand. Stir with wooden spoon to melt the butter, remove from heat as soon as the liquid boils and put in all the flour. Stir well, then put on heat again and continue stirring. Soon enough a ball of pastry will take shape and will detach from the pot. After a few minutes it will give off a frying noise. Remove from heat and leave to cool. When it has cooled down enough add the eggs (whole) one at a time stirring well to mix them and not adding the second if the first is not well incorporated. Continue working the mixture with a spoon until it is smooth and velvety and starts to make “blisters”.
Add this pastry to Duchess Potatoes mixture and mix them well with a wooden spoon, thus making the Dauphine Potatoes mixture.
This mixture allows you to create much more “important” croquettes: the inside is not caved in after coking like choux, but remains light and tasty. Flour them, then pass them in a lightly beaten egg and in crumbles and finally fry or bake them. They go well with both meat and fish.
Bon appetit
Daniela

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di Alessandra

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stufato di manzo alla guinnes



Sono stata in Irlanda vent'anni fa e da allora mi porto dietro il ricordo di un Paese commovente. Erano commoventi i dolci profili delle sue colline, i rosa dell'erica che spiccavano all'improvviso, il verde declinato in ogni sfumatura, gli specchi trasparenti dei suoi laghi, le ombre lunghe dei suoi castelli. Era commovente la dignità di un popolo allora ridotto in povertà, l'attaccamento profondo alle loro radici, la lezione di civiltà che impartiva difendendo ogni giorno, con orgoglio e fierezza, una libertà che costava fatica e sacrificio, ma che non sarebbe mai stata in vendita, per nessuno. Ed erano commoventi i suoi dolci, il profumo del burro degli scones, le sorprese nascoste sotto la crosta dei pudding, il pratie che ti si scioglieva in bocca, nel caldo delle sale da te.

L'unica nota stonata di una vacanza altrimenti perfetta fu un incontro ravvicinato e nefasto della sottoscritta con due irlandesi, sicuramente ubriachi e ancor più sicuramente rimbambiti, che mi confusero, in circostanze diverse e in luoghi lontani, con la Kelly Mc Gillis. Quella di Top Gun, per capirci, che all'epoca si vedeva su tutti i manifesti, in tailleur mimetico e make up da marines. Uno dei due tipi mi chiese l'autografo, l'altro mi rincorse per Grafton Street dichiarandomi che avava visto tutti i miei film e che da allora popolavo tutti i suoi sogni, naturalmente erotici.
Prima che si scatenino gli ormoni della parte maschile dei lettori di MT, anticipo subito che io, della Kelly Mc Gillis, non ho assolutamente niente. Non il fisico, non il taglio del viso, non il naso, non il sorriso, nada de nada, insomma. Se fossi in vena di ironia, vi direi che, al massimo, mi avrebbero potuto confondere con la figlia di Fantozzi, ma siccome oggi non è giornata, vado oltre col racconto ( e se qualcuno si azzarda a dire che forse assomiglierei di iù alla signorina Silvani, se non fosse che lei è bella magra, vi depenno dai venticinque lettori e non vi parlo più finchè campo)
L'unico particolare che avrebbe, al limite, potuto dare adito a qualche vago sospetto potevano essere i capelli, che allora erano biondi e mossi: con la non lieve differenza che la Mc Gillis aveva riccioli che trasudavano di parrucchiere da tutti i pori, mentre i miei erano il risultato delle continue docce a cui l'Irish weather ci sottoponeva ogni giorno. Comunque sia, gli episodi si sarebbero arginati lì, se non fosse stato per quei deficienti degli amici di allora, che spero leggano questo blog, quel tanto che basta per rinverdire l'eco di tutti gli improperi che tirai loro dietro in quelle due settimane: i quali, non trovando sufficiente soddisfazione nel verde delle colline e nel blu dei laghetti (e neppure nei fiumi di Guinness e di Irish Coffee) ebbero la bella pensata di farmi passare davvero per la KellyMc Gillis, additandoni a tutti i passanti o inginocchiandosi ai miei piedi nel bel mezzo della strada. Il risultato fu che mi rovinarono completamente la vacanza, un po' per l'ansia di essere abbracciata e baciata ogni volta da perfetti sconosciuti da cui tentavo di difendermi e un po' per il timore che la Mc Gillis , quella vera mi denunciasse per oltraggio alla sua immagine- accusa dalla quale, ahimè, non ci sarebbe stata nessuna possibilità di difesa.


stufato di manzo all guinnes
Per ovvi motivi, negli anni avevo rimosso l'episodio, che invece mi è tornato in mente, l'altra sera, mentre preparavo questo stufato alla Guinnes, tratto da un delizioso libretto sulla cucina irlandese. E saranno stati i fumi dell'alcool, oppure i morsi della fame, oppure, più banalmente, il doppio degli anni che avevo allora ma, rivangando quei ricordi, ho cominciato a ridere come una scema, rivedendo le mie fughe, i baci spalmati sulle guance ogni secondo più rosse, gli amici piegati in due dalle risate. E, chissà perché, loro non mi sembravano più così deficienti, nè io così incavolata, nè i fans così inopportuni, nè la vacanza così rovinata. Vedevo solo un gruppo di giovani scanzonati, pronti a godersi la vita con allegria, ignari dei problemi che li aspettavano dietro l'angolo- tutti, nessuno escluso. Ho spento il gas con un groppo in gola, gli occhi ludici dalle lacrime e tanta, tanta nostalgia nel cuore. L'Irlanda, ve l'ho detto, è un Paese che commuove, anche dopo vent'anni.


STUFATO DI MANZO ALLA GUINNESS

stufato di manzo alla guinnes
da Anne Wilson, Cucina Irlandese

per 4- 6 persone
1 kg di spezzatino di manzo
2 cucchiai di olio
2 grosse cipolle sminuzzate
2 spicchi d'aglio schiacciati
1/2 tazza di farina bianca
1 tazza di brodo di manzo
1 tazza di Guinness
2 grosse carote a fettine
2 foglie di alloro
1 ciuffo di timo fresco macinato
prezzemolo tritato per guarnire
facoltativo: 1/2 tazza di prugne secche snocciolate e tagliate a meta*

Riscaldate l'olio in un'ampia casseruola e fatevi dorare le cipolle. Aggiungete l'aglio e lasciate cuocere per un minuto. Estraete dalla padella e asciugate su carta assorbente
Nello stesso olio, aggiungete lo spezzatino e fatelo rosolare bene da tutti i lati, a fuoco alto. Abbassate la fiamma e, mescolando, aggiungetevi la farina.
Incorporate il brodo, amalgamando bene fino ad ottenere una salsa densa e liscia. Aggiungere la Guinnes e mescolate finché il composto comincerà a bollire. Aggiungete le cipolle, l'aglio e le carote, le erbe e il pepe e mescolate di nuovo.
Lasciar cuocere a fuoco basso per 1ora e mezza, mescolando ogni tanto per evitare che si attacchi. Nel caso, aggiungere un mestolo di brodo.
Togliete il coperchio l'ultima mezz'ora, per fare addensare la salsa
Servite spolverizzato di abbondante prezzemolo

* l'aggiunta delle prugne serve per moderare il gusto amaro della Guinnes, Vanno aggiunte solo durante gli ultimi 30 minuti di cottura
Buon Appetito
Alessandra

English Version

GUINNESS BEEF STEW
by Anne Wilson, Irish cuisine

serving4 - 6 people
1 kg of beef stew
2 tablespoons oil
2 large onions chopped
2 cloves garlic crushed
1 / 2 cup white flour
1 cup beef broth
1 cup Guinness
2 large carrots sliced
2 bay leaves
1 sprig fresh thyme minced
chopped parsley for garnish
facoltativo: 1/2 tazza di prugne secche snocciolate e tagliate a meta* Optional: 1 / 2 cup pitted prunes, cut in half *

. Heat the oil in a large saucepan and let the onions brown. Add garlic and cook for one minute. Remove from the pan and drain on absorbent paper
In the same oil, add stew and brown well on all sides, over high heat. . Lower the heat and, stirring, add the flour.
Stir in the broth, mixing well until you get a sauce thick and smooth.. Add the Guinness and stir until the mixture begins to boil. Add onions, garlic and carrots, herbs and pepper and stir again. Let it simmer for 1 hour and half, stirring occasionally to prevent sticking. If so, add a ladle of broth.
Remove cover the last half hour to thicken the sauce
Serve dusted with plenty of parsley

* The addition of prunes serves to moderate the bitter taste of Guinness: They should be added only during the last 30 minutes of cooking
Buon Appetito
Alessandra

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Di Daniela

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Collage di Picnik

"Le mie rose d'autunno"
Lo scorso week end ho potuto godere di una riduzione della pena: cioè per meglio dire ho potuto usufruire dell'ora d'aria per un intero week end!! Niente figlie, niente parenti di ogni ordine e grado solo un brevissimo week end con mio marito in Valtellina. La scusa è stata la richiesta del nostro falegname sondalino di venire a montare un sottoscala da lui terminato, prima dell'inizio del mese, complicato in termini di ore libere, di dicembre. Così abbiamo condensato un altro paio di impegni che rimandavamo da un po' e, convocata la mia mamma per opera sostentamento creature, siamo partiti per questi inattesi e graditissimi 2 giorni di libertà..... Io non so se anche voi amate la montagna come ho scoperto di amarla io in questi ultimi anni, ma vi posso assicurare che la bellezza che ogni volta ci accoglie all'ingresso in valle è incredibile. Ogni stagione ti spalanca le braccia con colori diffrenti, con scorci mozzafiato e con una luce diversa. L'autunno poi è una sinfonia incredibile di tinte. Il mio solo rammarico è che gli impegni del sabato mattina mi hanno impedito di girare con la mia adorata macchinetta per fare qualche foto, così, sulla bellezza del luogo e sulla purezza dell'oro di alcune foglie (naturalmente a novembre ci siamo persi la fase del rosso, che è più ottobrina e che da noi risplende ora così....

DSCF0271

o così.....)

Collage di Picnik

dovrete fidarvi solo delle mie parole e di un paio di foto colte al volo sul lato della montagna di fianco a casa mia!!

Collage di Picnik

Ovviamente il rosso e il verde sono rimasti ben presenti nei meleti, che proprio in questa stagione stanno regalando la parte finale della loro produzione: uno spettacolo bellissimo alla cui vista, ma soprattutto al cui profumo, non si può proprio resistere. E così siamo tornati indietro, un po' più riposati, molto più tranquilli e ... carichi di mele (oltre che di yogurt appena preparato e di formaggi da urlo)!!!!

Collage di Picnik

Sono perciò costretta a dedicarvi a questo punto un paio di ricette, almeno, con le mele, tanto per cominciare: va da se che poi ne arriveranno altre a tema.... Ah per le mele, in questo frangente, scomoderò, per fare onore all'incredibile aroma e profumo dei frutti , due grandi della cucina : nientepopòdimenochè Mister Knam e Miss Kompatscher! Che dire di più.....
Partiamo quindi con delle deliziose

MINI SBRISOLONE DI MELE
(da E. Knam)

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Devo fare una piccola premessa: a forza di preparare queste meravigliose piccole delizie ho apportato alcune lievi variazioni alla ricetta originale, soprattutto ho fatto qualche concessione alla mia personale passione per la frutta secca. Naturalmente un'altra variazione possibile è quella di mettere all'interno delle "scatolette" di pasta frolla anche un cucchiaino di crema frangipane (o di crema pasticcera), per la quale vi darò a fondo post la ricetta del maestro con le sue dosi e proporzioni. Ma partiamo dalle sbrisolone originali

brisolone 014


  • 200 gr di pastafrolla (75 gr burro, 75 gr zucchero semolato, 1 uovo piccolo, vaniglia in polvere, 150 gr farina00, un pizzico di sale, 3 gr lievito in polvere. Ricetta del Maestro)
  • 1 mela
  • 100 gr di farina
  • 80 di farina di mandorle (La sostituisco con 20 gr di noci, 20gr di mandorle, 20 gr di nocciole, 20 gr pinoli tritati velocemente insieme nel mixer, creando un composto che non raggiunge proprio la finezza di una farina, ma leggermente più grossolano)
  • 60 di farina di mais (va bene anche la farina normale)
  • 80 gr di zucchero semolato
  • un pizzico di vaniglia in polvere
  • 90 gr di burro
  • 1 tuorlo
  • un pizzico di sale
  • burro e farina per ungere lo stampo

Preparate la pasta frolla secondo le dosi consigliate, o procuratevela già pronta , e mettetela in frigo a riposare, nel caso sia vostra. Imburrate intanto e infarinate i fori di uno stampo per pasticceria mignon (tipo quelli per i (mini) muffins ndr.) Recuperate dopo almeno 1 ora di riposo la pasta dal frigo, tiratela ad uno spessore di circa 3mm e ricavatene, usando un coppapasta, dei dischi leggermente più ampio di diametro dei fori dello stampo. Quindi foderate lo stampo con i dischi ottenuti, in modo che la pasta copra anche i bordi dei fori.
Sbucciate ora la mela, tagliatela a dadini e aiutandovi con un cucchiaino, riempite gli stampini.
Io a questo punto ho preferito inserire in ogni "scatolina" di frolla anche 1 cucchiaino pieno di crema frangipane: il risultato è eccellente e profumatissimo. Se preferite potete anche sostituire la frangipane con la pasticcera. Il risultato sarà comunque buono anche se meno aromatico.
Dedicatevi ora alla preparazione delle "sbrisolone": mescolate , in una ciotola, le farine, lo zucchero e la vaniglia, il burro a pezzetti, il tuorlo d'uovo e il sale e distribuite l'impasto così ottenuto sulle tortine, coprendone la superficie.
Riponete lo stampo su una placca da forno preriscaldato a 170°C e cuocete per circa 20minuti; quindi fate raffreddare le sbrisolone e toglietele delicatamente dallo stampo .


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Anche in questo caso non posso fare altro che suggerirvi di assaggiarle, perchè sono ottime. La firma del pasticcere, d'altra parte, è una garanzia!!

Vi lascio con le dosi della crema frangipane, sempre secondo Knam

  • 100 gr di burro
  • 100 gr di zucchero semolato
  • 1 uovo
  • 100 gr di farina di mandorle
  • 30 gr di farina 00

Mescolate burro, zucchero e uovo con una frusta. Mescolate le farine fino ad ottenere un composto omogeneo. Conservatela in frigo fino al momento di utilizzarla. Ed ora:
Buon appetito


Daniela


MINI CRUMBLE APPLE TARTS

(from E. Knam)

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A short preamble is necessary here: I have been baking these wonderful little delights so often that I have come to vary them slightly from the original recipe; namely, I have made some concessions to my personal passion for nuts. Another interesting variation consists in adding to the filling a teaspoon of confectioner’s custard or fragipane custard; the Master’s recipes are reported at the bottom of this post. But let’s start from the mini crumble apple tarts

  • 7 oz tart pastry (the Master’s recipe is: 0,66 stick butter, 1/3 cup caster sugar, 1 small egg, powdered vanilla, 1 1/3 cup plain flour, un smudge of salt, 0,1 oz baking powder.)
  • 1 apple
  • 1 cup plain flour
  • 2/3 cup almond flour (Instead, I grind quickly in my mixer 2/3 cup of nuts, almonds, hazelnuts and pine nuts; my mixture’s texture is slightly rougher than that of flour)
  • 1/2 maize flour (plain flour works as well)
  • 1/3 cup caster sugar
    un smudge powdered vanilla
  • 0,8 stick butter
  • 1 yolk
  • a pinch of salt
  • butter and flour for the pan

Prepare the tart pastry according to recipe (or buy a ready-made one), wrap it in a cling film and put it in the fridge to rest for at least an hour.
Grease and flour a (mini) muffin pan or any mould for mignon pastry.
Preheat the oven to 338 F°.
Roll out the tart pastry until it is about 3 mm thick, cut it into discs slightly wider than the molds’ diameter and put them in the molds so that the pastry covers their sides as well as the bottom.
Peel the apple, dice it and fill the molds with the aid of a teaspoon. (Here I add 1 teaspoon of frangipane custard (or if you prefer, confectioner’s custard) under the apple pieces . It makes the tarts more flavored.
Prepare the crumble topping: mix in a bowl the flours, sugar, vanilla, diced butter, yolk and salt. Spoon the topping over the apple filling, covering it.
Put the pan in the oven and bake for about 20 minutes; cool the mini tarts and delicately lift them from the molds.

For 400 gr of Frangipane Custard
· 0.8 stick butter
· 1/2 cup caster sugar
· 1 egg
· 1/2 almond flour
· 1 oz plain flour
Whisk sugar, butter and egg. Add the 2 flours and mix everything very well with a wooden spoon, till when it's smooth.

Bon appetit

Daniela

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di Alessandra
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La crostata più buona che c'è.
Punto

crostata ricotta e whisky


per 10 persone

per la base
3 hg di ricotta
3 hg di farina 00
250 g di burro (proh dolor)*
1 cucchiaio di zucchero

per il ripieno
400 g di ricotta
400 di zucchero a velo (potete scendere fino a 300)
2 tuorli piccoli
whisky (almeno mezzo bicchierino)


Preparare la base come una normale frolla, mescolando tutti gli ingredienti e lasciar riposare per un'oretta in frigo.
Per il ripieno, montare la ricotta con lo zucchero, aggiungere i tuorli uno ad uno, sempre montando e infine il whisky.
Con 3/4 della pasta rivestire uno stampo da crostata imburrato ( dai 26 ai 28 cm di diametro), riempirlo con la crema ( potrebbe avanzarne un po') e con il resto della pasta fate la griglia
In forno a 180 gradi per almeno 30 minuti.
Sformarla da fredda e spolverizzare con zucchero a velo
E' migliore il giorno dopo

crostata ricotta e whisky

Due o tre consigli
* proh dolor non è la marca del burro: è il mio grido di dolore, di fronte a questa quantità. Ma cosi come per essere belle bisogna soffrire, per essere buone bisogna avere dei grassi. E per essere la più buona del mondo....

il riposo della pasta è essenziale. Il mio consiglio è di stenderla nella tortiera appena impastata e solo allora di metterla in frigo: altrimenti, se la rimanipolate per rivestire la tortiera, scaldate di nuovo il burro e siamo daccapo

per la ricotta, è meglio quella romana: però, se non siete troppo schizzinosi, anche quella del banco frigo è ok

è possibile che vi avanzi un po' di composto: rassegnatevi a mangiarvelo a cucchiaiate, perché è un'ottima crema da dessert

Cottura:
come sempre, dipende dal vostro forno. Siccome il ripieno è umido, è possibile che la frolla non vi cuocia bene: quindi, fate una cottura in bianco di una decina di minuti e poi riempitela e procedete per circa mezz'ora
se invece avete un super forno, infornate tutto insieme.
Il tempo di cottura può variare dai trenta ai quaranta minuti. Controllate il bordo della frolla e cercate di non farlo scurire troppo. Di solito, è indispensabile mettere il foglio di alluminio sulla superficie perché non si scurisca troppo, specialmente se dovete prolungare la cottura oltre la mezz'ora indicata
Come per la stupendissima, non preoccupatevi se quando esce dal forno il ripieno non si è ancora solidificat: lo farà stando all'aria.
Al pari di tutte le crostate, anche questa è migliore il giorno dopo: ma, come per la stupendissima, il problema è resistere...
Buon Appetito
Alessandra

English Version

crostata ricotta e whisky

Makes one 10-inch pie

for the base
3 hg ricotta (1 1/4 cup)
3 hg all- purpose flour (1 1/4 cup
250 g of butter ( 8 tbls)
1 tablespoon of sugar

for the filling
400g ricotta cheese (about 2 cups)
400 of icing sugar (you can get down to 300)
2 small egg yolks
whiskey

Prepare the base as a traditional pastry: mix all ingredients and put in the fridge for about an hour
For the filling, assemble the ricotta with the sugar, add egg yolks one by one, still mount and then the whiskey.
With 3 / 4 of the dough coat a buttered tart mold (from 26 to 28 cm in diameter) filled with the cream and transfert pie to oven (180 degrees), for about 30- 40 minutes
Let il cool after removing pie from the pan and sprinkle with icing sugar
It's better the day after (if you can resist, of course)
Buon Appetito
Alessandra

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legoland

C'era una volta un giovane carpentiere di nome Ole Kirk Christiansen, che viveva a Billund, un piccolo paese nel cantro dell Jilland. Il giovane, pur essendo povero, era però dotato di molte idee e di spirito di iniziativa e così, quando, nel 1934, anche la Danimarca venne colpita dalla recessione di quegli anni, anziché cercar fortuna altrove, decise di rimanere dov'era e di trovare un modo per sopravvivere alla crisi. Aprì quindi un piccolo laboratorio di giocattoli in legno, che chiamò LEGO, unendo le iniziali di Leg Godt, che in danese significa "gioca bene". L'idea si rivelò vincente e, nel giro di pochissimi anni, il piccolo laboratorio si trasformò in una fabbrica all'avanguardia per inventiva e tecnologia: fu la prima, in Danimarca, ad acquistare una macchina per la fusione della plastica e a produrre dei piccoli mattoncini, che andarono ad affiancare gli ormai famosi giocattoli in legno. Quando tutto sembrava andare a gonfie vele, si abbattè sulla fabbrica una tragedia immane: era il 1960 e un incendio distrusse completamente tutto il magazzino. Ma lo spirito dei Christiansen non si perse d'animo e decise di reagire, abbandonando per sempre la produzione in legno e convogliando denaro ed energie sui soli mattoncini di plastica, a conferma di come non tutti i mali vengono per nuocere. Il resto è storia, anche recente: stando alle stime ufficiali, ogni persona al mondo possiede in media 62 pezzi di lego e nel 2000 sono stati proclamati "giocattolo del secolo"

LEGOLAND



Dopo essere stata per anni l'azienda leader dell'economia danese, oggi la Lego è in crisi, tanto che da pochi anni si è deciso di lasciare la sede storica di Billund, da dove la fabbrica non si era mai mossa, per trasferire la produzione nei Paesi dell'Est: tuttavia, il mito continua ed ha il suo santuario in Legoland, il più famoso parco giochi della Danimarca, che continua ad essere uno dei più visitati al mondo. Di recente, Ryanair ha istituito voli diretti dall'Italia all'aereoporto di Billund, permettendo alle famiglie italiane di raggiungere il parco con maggiore facilità di prima

LEGOLAND

Per quanto riguarda il Parco, è in continua evoluzione, ma l'attrattiva più bella resta sempre Miniland, un grande spazio dove potete passeggiare in mezzo a perfette ricostruzioni di monumenti,piazze, castelli , fattorie, centrali idoelettriche, porti e, se vi piacciono le atmosfere esotiche, farvi anche un bel safari. I pezzi di Lego usati per costruirla sono oltre 20 milioni e resterete estasiati di fronte alla precisione con cui sono stati ricostruiti i dettagli, anche minimi. E soprattutto, altro dettaglio non trascurabile, è che tutto, ma proprio tutto, è fatto con i Lego

LEGOLAND


In questi ultimi tempi, però, sono state potenziate le aree giochi: nulla a che vedere con Gardaland e molto poco per gli adulti. In compenso, è un paradiso per i bambini, che possono andare in trenino in mezzo agli animali,

LEGOLAND

combattere contro i vichinghi a colpi di spruzzi d'acqua

LEGOLAND


e magari riposarsi, facendo un salto al saloon

LEGOLAND


Igrandi, invece, resteranno a bocca aperta di fronte alla Statua della Libertà

LEGOLAND


oppure alla riproduzione del Monte Rushmore, la più maestosa delle costruzioni del parco, per la quale è stato usato oltre un milione e mezzo di mattoncini


LEGOLAND

mentre chi ama cucinare, dalle food bloggers alle desperate housewifes, può sempre fare una foto ricordo con questo tipo qui

LEGOLAND

Il biglietto d'ingresso, ovviamente, è piuttosto caro: circa 40 euro per gli adulti e 30 per i ragazzi (al di sotto dei tre anni non si paga) e dà l'accesso a tutte le attrattive per l'intera giornata. Esistono poi degli sconti per chi desidera tornare il giorno dopo e delle card per avere l'accesso libero tutto l'anno.
LEGOLAND

Noi, invece, siamo entrati gratis- e questo senza scavalcare cancelli nè essere rincorsi per il resto della vacanza dalla Polizia. Basta arrivare all'ingresso pochi minuti prima della chiusura dei giochi e da lì in poi si ha un numero variabile di ore ( da una a due) per godersi Miniland e l'intero parco.
La cosa non è per nulla pubblicizzata dalla stessa Legoland ed anche le guide che ripostano questa opportunità sono molto imprecise: siamo stati testimoni di molti turisti (per lo più italiani) rimasti fuori dai cancelli perché arrivati all'ora indicata dalla guida, che non era quella prevista. E' possibile che, per scongiurare questa abitudine, la direzione del parco abbia deciso di variare gli orari di continuo, ma esiste un modo per aggirare queste strategie: basta munirsi di numero di telefono e il giorno stesso in cui si decide di visitare il parco, telefonare e chiedere con precisione l'ora di ingresso e il tempo di permanenza.

LEGOLAND

Noi siamo stati fortunati, perché siamo entrati alla 16.30, con chiusura prevista alle 18.00, il che è un tempo sufficiente per guardare e riguardare tutto ( e ve lo dice una il cui marito - che pare abbia addirittura avuto il ciuccio fatto di mattoncini- è caduto in catalessi di fronte ad ogni costruzione), ma d'estate è facile che questo accada. Certo, se volete portare i vostri bambini, non è questo il sistema da adottare: ma se invece avete ragazzini al seguito, non vi conviene spendere più di 100 euro in tre, per incastrarvi un un trenino o spruzzare getti d'acqua a due pirati, per giunta finti. Fate come noi, e non ve ne pentirete
Alla prossima
Alessandra


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2007_1211natale-20070007
ISTRUZIONI PER SCARICARE IL PDF
CLICCATE A SINISTRA, SOTTO LA SCRITTA "I PDF DI MENUTURISTICO", METTENDO IL MOUSE SOPRA "IL CESTO DI NATALE" . VI APPARIRA' UNA PAGINA, SU CUI CI SARA' SCRITTO DI CLICCARE "QUI" E VOI OBBEDITE E CLICCATE SU "QUI". DOPODICHE' VI APPARIRA' UN'ALTRA FINESTRA, CON DUE OPZIONI: VISUALIZZA/SCARICA. CLICCATE SULLA PRIMA, SE VOLETE SOLO DARCI UN'OCCHIATA, OPPURE SULLA SECONDA, SE INVECE VOLETE SALVARLO SUL PC.
DI PIU', NON SO SPIEGARE: MA SE PROPRIO NON CE LA FATE, SCRIVETECI CHE VE LO MANDIAMO PER POSTA, OK???
(p.s. quando dico che mi diverto da morire a tenere questo blog, non scherzo per niente...)

Partiamo dagli "anche no"- va bene? Nel senso che, da quando abbiamo iniziato a riempire "il Cesto di Natale" ci sono piovute in posta molte richieste di quanti, pur non volendo e/o potendo iscriversi a FaceBook avrebbero comunque desiderato ricevere anch'essi le trenta ricette di questo mese.

Non nego che la decisione sia stata sofferta, perché comunque vorremmo che MT fosse un posto dove tutti, senza distinzione alcuna, potessero ricevere quello che possiamo darvi ( che poi, a ben guardare, son solo ricette, ma fino a quando non ci verrà in mente qualche altra soluzione, vi dovete accontentare di questa): alla fine, però, si è deciso per il no, in coerenza con le motivazioni- o meglio: l'impulso- che ci aveva spinto a trovare un modo per ringraziare quanti fra i nostri amici di FB avevano subito rimpinzato la pagina di questo blog: e quindi, pur con molto dispiacere, abbiamo deciso di non soddisfare a queste richiesta

O meglio: si è scritto "NO" ma si è pensato "NI", perché una via d'uscita la si voleva trovare, a tutti i costi. Così, è nata l'ideona per gli "anche no" (copyright, pliiis), sperando che possano continuare ad esserci amici: recuperare dalle trenta che inviamo ai fans ogni mese, le dieci ricette che a noi sono piaciute di più e farne un pdf, con tanto di copertina, indice e fotografie. E siccome non ci piacciono le attese e la suspence la lasciamo ai libri gialli, lo pubblichiamo insieme a questo post, in attesa di potervi dare una data fissa per l'appuntamento mensile. Ovviamente, sarà così per tutti gli altri mesi dell'anno, per tutto il tempo in cui durerà "una ricetta al giorno", con i fans che ne riceveranno tante quanti sono i giorni del mese e gli "anche no" che si consoleranno con il pdf. Superfluo dire che anche i fans possono attingere a piene mani, ora et semper.

A questo proposito, vi anticipiamo il titolo del prossimo appuntamento che, ahinoi, pecca di banalità ma Ubi Christmas, Ideone cessant e così vi beccate 6 menu di 5 portate l'una, per poter saccheggiare qualche idea per i prossimi pranzi delle feste, dalla Vigilia all'Epifania. Se per allora FB non si fosse ancora rabbonito, sì da ripristinare la funzione aggiornamento, si continua con il solito sistema, fermo restando che chi manca un appuntamento con "one recipe a day" può scriverci ( o nella posta di FB o su menuturistico@blogspot.com) per richiederci gli arrestrati.

Con le niusletter, invece, manteniamo la tradizione: una o due ricette la settimana, il lunedì, condite dalle solite chiacchiere. Di nuovo, chi vuole aggiungersi ai chilometri di destinatari, può scriverci all'indirizzo del blog.

Dire che per essere lunedì abbiamo già parlato troppo....

Buona settimana
Ale&Dani


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