Di Daniela

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Stamattina, domenica, giorno del riposo, giorno dei bambini a casa, senza scuola, giorno in cui si può indulgere a letto, senza fretta, con il piacere di crogiolarsi nella mezza-veglia-mezzo sonno, che è poi il sogno sfrenato di tutto il resto della settimana per molti. Ma, siccome è soprattutto il giorno dei piccoletti, ho pensato di raccontarvi una favola. Oh, lo so bene che l'età delle favole per molti di noi è passata da un bel pezzo, ma, per chi ha voglia di tornare un po' indietro, per pochi minuti, eccovela. Il post serio , che inizialmente intendevo scrivere sulla vera natura, gli utilizzi e le virtù del grano saraceno, aspetterà la prossima occasione......Volendo potete saltare la favola a piè pari e scendere subito sull'ottima (nel senso di "slurp" sempre in tema di favole e fumetti!) ricetta delle gallette bretoni, ma per chi ha qualche istante da perdere.......

"Il grano saraceno"

Fiaba di Hans Christian Andersen

immagine da qui

Molto spesso capita che, se si passeggia dopo un temporale in un campo dove cresce il grano saraceno, si scopre che questo è diventato tutto nero e bruciacchiato; come se una fiamma vi fosse passata sopra, il contadino infatti dice: «È stato colpito dal fulmine!» ma perché è stato colpito? Ora vi racconterò quello che un passerotto mi ha detto una volta, e il passerotto lo ha sentito da un vecchio salice che si trova ancora oggi proprio vicino a un campo di grano saraceno.
Era un salice molto grande e onorevole, ma ormai vecchio e grinzoso: aveva una fenditura proprio nel mezzo, e là crescevano l'erba e cespugli di more. Il salice è piegato in avanti, e i rami sono chini verso terra e sembrano lunghi capelli verdi.
Nei campi intorno all'albero crescevano grano, segala, orzo e avena, sì proprio la bella avena che quand'è matura sembra una folla di piccoli canarini dorati appoggiati su un ramo. Il grano stava lì, benedetto, e quanto più era pesante, tanto più si piegava verso il basso per devota umiltà.
C'era anche un campo di grano saraceno, che si trovava più vicino al vecchio salice, ma il grano saraceno non si piegava affatto come l'altro grano, restava dritto e pieno di superbia.
«Io sono ricco come la spiga di grano» diceva «ma sono molto più bello, i miei fiori sono più graziosi, profumano come i fiori del melo, è un piacere guardarmi, conosci forse qualcuno più bello di me, vecchio salice?»
E il salice annuiva col capo, come per dire: "Certo che lo conosco!", ma il grano saraceno si gonfiava di orgoglio e diceva: «Che stupido albero, è così vecchio che gli cresce l'erba nella pancia!».
Improvvisamente venne brutto tempo, tutti i fiori del campo richiusero i loro petali e chinarono le graziose testoline, mentre la tempesta passava sopra di loro; il grano saraceno invece se ne stava dritto nella sua superbia.
«Piega la testa come facciamo noi!» gli dissero i fiori.
«Io non ne ho bisogno!» rispose il grano saraceno.
«Piegati come facciamo noi!» gridò il grano «adesso passerà in volo l'angelo della tempesta! Ha grandi ali che vanno dalle nuvole del cielo alla terra, ti colpirà prima ancora che tu possa chiedergli di risparmiarti!»
«Ma io non voglio piegarmi» replicò il grano saraceno.
«Chiudi i fiori e piega le foglie!» gli disse anche il vecchio salice «non guardare il fulmine mentre si stacca dalla nuvola, neppure gli uomini osano guardare, perché attraverso il fulmine si può vedere nel cielo di Dio, ma tale vista rende ciechi gli uomini; che cosa succederebbe quindi a noi piante della terra, se osassimo guardare, noi che siamo molto inferiori?»
«Molto inferiori?» disse il grano saraceno. «Voglio proprio vedere nel cielo di Dio!» gridò pieno di superbia e arroganza.
Giunse il fulmine e sembrò che tutto il mondo fosse una sola fiamma di fuoco.
Quando il brutto tempo si calmò, i fiori e il grano si ritrovarono immersi in un'aria pulita, rinfrescata dalla pioggia, ma il grano saraceno era stato bruciato dal fulmine, e ora non era altro che una inutile erba morta nel campo.
Il vecchio salice agitò i rami al vento e dalle verdi foglie caddero grosse gocce d'acqua; sembrava che l'albero piangesse.
Allora i passerotti chiesero: «Perché piangi? Qui tutto è benedetto dal Signore; guarda come splende il sole e come corrono le nuvole, non senti che profumo viene dai fiori e dai cespugli? Perché piangi dunque, vecchio salice?».
E il salice raccontò allora della superbia e dell'arroganza del grano saraceno, e della punizione che non manca mai. Io che vi racconto la storia, l'ho sentita dai passerotti; me l'hanno raccontata una sera che ho chiesto che mi narrassero una storia."

Sperando di avervi fatto iniziare la giornata in modo un po' diverso e piacevole, passo ora alla ricetta "slurpissima" (definizione di Gaia) di oggi

GALETTES BRETONNES (CREPES DI GRANO SARACENO)

Ricetta tratta da QUI

galettes bretonnes
Ingredienti: Dosi per 4 persone (circa 12 crêpes grandi e 20 "normali"):
  • 250 g di farina di grano saraceno
  • 1 cucchiaio di farina 00
  • 1 / 2 litro di latte
  • 1 / 2 cucchiaino di sale
  • 40 g di burro salato
  • eventualmente, 1 tuorlo d'uovo

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Tempo di preparazione: 10 minuti Tempo di cottura: 25 minuti

Unite la farina e il sale (aggiungere 1 cucchiaio di farina di grano 00 rende più facile la riuscita! Però per i celiaci si può senz'altro sostituire con un cucchiaio di farina di riso, come pure gli intolleranti al lattosio possono sostituire il latte con il latte di riso e il burro con un po' d'olio d'oliva. ). Mescolate la farina con un po 'di latte, mescolare bene per ottenere una pastella soda ed elastica, che va lavorata energicamente per qualche minuto . Quindi aggiungere gradualmente il latte mescolando. Aggiungere il burro fuso e, eventualmente, un tuorlo. Versione moderna: Versare gli ingredienti nel frullatore e frullate! Lasciate riposare l'impasto per almeno 1 / 2 ore. Scaldate la piastra per le crepes (anche se sarebbe necessaria una piastra molto ampiaperchè le gallettes sono più grandi rispetto alle cepes.), ed ungetela con un po' di burro fuso, che ho visto tutti "spalmare" con una mezza patata. Versare un mestolo di pastella quasi al centro della piastra, e farla spanderla per tutta la piastra con un movimento deciso del polso, oppure, se lo avete , utilizzando l'apposito attrezzo di legno, simile ad un rastrello piatto, senza punte, che si chiama "rozell". Cuocete da un lato, guarnitela secondo la vostra ricetta preferita e poi, se la dimensione lo cosente, ripiegate i quattro lati lasciando "in vista" il ripieno. Questa è la ricetta tradizionale: i modi di condirla sono infiniti, ma oggi vi dico com'è il preferito di casa nostra. Vi anticipo però che ne proporrò ogni tanto una diversa, tanto per darvi qualche idea......

  • 1 pezzo di gorgonzola
  • 1 confezione di mascarpone (facoltativo)
  • una confezione di gherigli di noci

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Quando avreta messo la vostra gallette sull'apposito pentolino, mettete al cetìntro qualche pezzeto di gorgonzola, un cucchiaio circa di noci tritate e, se vi piace un paio di cucchiaini di mascarpone (a me piace molto la morbida dolcezza che conferisce al "corposo" gorgonzola) . Fate cuocere per un paio di minuti, per dar tempo ai formaggi di sciogliersi un po', ripiegate la gallette e servitela calda.

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Il modo tradizionale di ripiegarle, in bretagna sembra che sia quello di ripiegare parzialmente verso l'interno la gallette, lasciando una parte del ripieno a vista, ma naturalmente potete fare come più vi piace o vi viene comodo.

Buon appetito a tutti

Dani

GALETTES BRETONNES (crepes buckwheat)
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Recipe taken from HERE
Ingredients: Serves 4 (about 12 large pancakes and 20 "normal"):
1 1/4 cup buckwheat flour
2 tbsp white flour 00
2 1/2 cups milk
1/4 tsp salt
2 tbsp butter(the recipe says salt, but with normal butter are perfect)
1 egg yolk (optional)
Preparation time: 10 minutes Cooking time: 25 minutes
 
Add the flour and salt (add 1 tablespoon of wheat flour 00 makes it easier to succeed! But for coeliacs can certainly substitute a tablespoon of rice flour, as well as lactose intolerant can replace the milk with rice milk and butter with a little 'of olive oil.). Mix the flour with a little 'milk, mix well to obtain a firm and elastic batter who goes to work vigorously for a few minutes. Then gradually add the milk stirring. Add the melted butter, and /optional) a yolk. Or: Pour the ingredients into a blender and blend! Let the dough rest for at least 1 / 2 hours. Heat the plate for gallettes (although this would require a very large plate, because the galettes are larger than the crepes.), And grease it with a little 'of melted butter, which you can "spread" helping with half a potato. Pour a ladle of batter almost to the center of the plate and let it spread through the whole plate with a firm movement of the wrist, or if you have it, using the special tool made of wood, like a rake flat, with no spikes, which called "Rozell". Cook on one side, leaning over your "stuffing" favorite and then, if size permits, fold the four sides leaving "in view" the filling. This is the traditional recipe, but the dressing recipes are endless: so today I tell you only the favorite in our house. In the next posts, I'll tell you other recipes, just to give you some ideas ......
1 piece of gorgonzola
1 package mascarpone cheese (optional)
a box of walnuts
When you put your gallette on the appropriate pan, put in the midddle few small pieces of gorgonzola cheese, about a tablespoon of chopped walnuts and, if you like a couple of teaspoons of mascarpone cheese (I really like the soft sweetness that gives the "strong" gorgonzola). Cook for a couple of minutes, to allow time for the cheese to melt a bit ', fold the galette and serve hot. The traditional way to fold seems to be that of partially folded inwards the cakes, leaving a part of the filling on sight, but of course you can do as you like or you will be comfortable. Bon appetit
Daniela

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quiche finocchi e roquefort

Bollettino medico del 27 febbraio 2010 ore 8.30: a parte che è tutto come prima (il ditone non accenna a sgonfiarsi, se non fosse nel posto sbagliato sembrerebbe il naso di Rudolph, mentre la sottoscritta continua a sclerare in ciabatte) ho finalmente una diagnosi: non ho niente. Non ho infezioni, non ho fratture, non ho slogature, nada de nada, insomma. A parte il piccolo particolare che rischio l'ambutazione dei piedi. Entrambi, ovviamente, e pure nello stesso tempo.
Ma andiamo con ordine.
Ieri mattina, dopo una notte insonne, passata al lume del dolore, arranco verso il Pronto Soccorso, non prima di aver invocato un mantra collettivo per evitare il taglio (non DEL dito, che quello me lo avrebbero fatto in anestesia, ma SUL dito, che invece, a detta dei colleghi, sarebbe avvenuto "a freddo", in stile prosciutto di Natale, solo che quello è morto prima, mentre io sarei morta durante). Parto col protocollo dei diritti del malato, nella borsa mentre il marito, in un impeto di bontà, prima mi consola, spiegando scientificamente che un taglio solo non servirebbe a niente, mentre due sì, ma tre son meglio, e poi mi lascia ad un km dall'ingresso del Pronto Soccorso, verso il quale arranco, invocando tutti i Santi del Paradiso non prima di essermi scusata per averli disturbati poco tempo fa - ma giuro, non volevo e giuro non lo faccio più.
La prima dura prova mi attende all'ingresso, quando vengo interrogata all'accettazione:
"cos'ha?"
Ok, questa la so
" ho male a un dito del piede"
"cos'ha?"
Ussegnur, mi è capitato il sordo
"HO MALE A UN DITO DEL PIEDE"
"cosa urla, mica son sordo. Le ho chiesto che cosa ha al dito del piede: un'infezione, una frattura, una slogatura, insomma, che cos'ha?"
Attimo di smarrimento. O sono entrata dalla porta sbagliata, o sono su scherzi a parte. Azzardo "un giradito", ma a quanto pare non basta
" A quale dito?"
Ussegnur due, e questa non la so. So tutti i sette nani, tutti i re di roma, tutte le virtù teologali e i peccati capitali, ma non chiedetemi le dita dei piedi, perchè oltre l'alluce non vado. Confesso la mia ignoranza e- miracolo- mi dice che sui piedi si va a numero: pare che dopo "l'anulare del piede sinistro" si siano arresi all'ignoranza dei pazienti. Dopodichè, mi spiega dove devo andare.
Ora, dovete sapere che io sono mancina e, come dice mio marito, ho il senso di orientamento di un piccione viaggiatore morto. Per me, destra e sinistra sono dei concetti astrusi, che sostituisco da "di là" e "di qua", per giunta senza alcuna mimica: cioè, io dico "di là" e "di qua" senza indicare da che parte è il "di là" e da che parte il "di qua" .Quindi, quando il tipo mi ha detto " vada a sinistra, prenda il corridoio, giri a destra, faccia la scala, poi vada avanti nel corridoio, giri a destra e poi a sinistra", ho capito che non era cosa. Per fortuna, però, so leggere, ho seguito tutti i cartelli e sono arrivata a destinazione.
Mentre son lì che aspetto, mi cade l'occhio sul foglio di accettazione e comincio a leggere: quando arrivo a "segni vitali", passando per "valutazione pupille", "scala del dolore" e "fattore di rischio", non ne dò più. Di segni vitali, intendo. Ho appena la forza di rispondere alla telefonata del marito che, tutto accorato, mi chiede a che ora apre il suo parrucchiere, dopodichè mi chiamano e mi dicono di andare dalla dottoressa Caviglia*. (il primo che ride, lo ammazzo)
La succitata dottoressa Caviglia è una virago di 100 kh lungo cappelluta, che vederla e associarla a bisturi affilati e luccicanti è praticamente tutt'uno. Mi intima di salire sul lettino e, con la forza di venti braccia, comincia a mastrussarmi il dito. Che, orrore, non mi fa più male.

quiche finocchi roquefort
Io ho sempre pensato che, quando sono stata creata, il Signore mi abbia detto "va', e fa le tue figure di m..": per cui, una più, una meno, non fa differenza. Solo che, quando sto per scusarmi, con tutti i sensi della mia mortificazione, mi rispedisce sul lettino e mi diagnostica l'imminente amputazione di entrambi i piedi.
Domanda da cento milioni: che cosa avreste fatto voi? indifese su un lettino, con 'sta specie di vikinga davanti, che emette un sì tragico verdetto, senza mutare espressione e, soprattutto, senza mollare la presa sui vostri piedi?
Io mi sono messa a ridere. Cioè, ho pensato che un po' di sano senso dell'umorismo non si nega a nessuno, che una tipa così non poteva che avercelo macabro e che a me conveniva non irritarla, dandole a intendere che avevo capito il battutone e che mi era pure piaciuto.
"rida rida, che poi quando rimarrà senza piedi, riderò io"
Morale: due cerotti di nitroglicerina da tenere sotto le dita per almeno tre mesi, pediluvi caldi un giorno sì e un giorno no e solenne de profundis per i collant, almeno fino a giugno. Per cui, se vedete su una spiaggia una tipa in costume, con i collant fino alla vita, saprete chi è...

* per ovvi motivi di privacy, il cognome della dottoressa riguardava un'altra parte del piede- ma sempre di piede si trattava. Parola di Giovane (?) Marmotta


QUICHE AI FINOCCHI E ROQUEFORT

quiche finocchi roquefort


altra non ricetta, da fine del mondo
Fate bollire un finocchio, ovviamente dopo averlo mondato e pulito, in acqua leggermente salata.
Nel frattempo, stendete in una tortiera (20/22 com di diametro) un foglio di pasta brisée, sempre rigorosamente comprata e sbattete 250 ml di panna (l'ideale sarebbe la creme fraiche) e due uova. Salate leggermente. Quando il finocchio è cotto, suddividetelo a spicchi e ricoprite con questo il fondo della tortiera. Ovviamente, vi resteranno degli spazi, fra uno spicchio e l'altro, che verranno colmati da tanti dadini di roquefort. Qui si va a gusto: se vi piacciono i sapori forti, mettetene tanto, se invece preferite un gusto più delicato, metetene meno. Versatevi sopra il composto di panna e infornate a 200 gradi per 15-20 minuti, fino a quando la torta non è bella gonfia e dorata. Servite con un'insalata mista.
Buon Appetito
Alessandra

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Di Daniela

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Ora, non so voi, ma io sono un'appassionata di sport. Ne ho fatto parecchio da ragazzina, faccio ancora qualcosa anche adesso e lo seguo quanto più posso alla televisione o , se sono fortunata, dal vivo. Sono pochi quelli che non mi piacciono proprio (non amo il calcio in primis), ma soprattutto vado pazza per le Olimpiadi!! Le trovo uno spettacolo affascinante, trascinante perfino entusiasmante spessissimo. Le seguo sempre, estive ed invernali, e tanta è la mia passione che mio marito , 4 anni fa per Natale , mi ha regalato un biglietto per una gara delle Olimpiadi di Torino e per essere precisa, per una serata della danza sul ghiaccio. Uno spettacolo meraviglioso: si sentiva l'adrenalina scorrere, il tifo sfrenato per tutti gli atleti; ma il boato quando è scesa in campo la coppia italiana è stato da brividi!!!! Insomma seguo sempre con gioia questo spettacolo e vedere il gesto possente, elegante e preciso degli atleti è bello e coinvolgente....ma questa volta sono veramente sconcertata: sono le Olimpiadi meno belle (per non dire le più brutte) che io ricordi, sia in assoluto, sia per i nostri colori!! Sono seguiti male dalle televisioni, non mi piace la regia, la neve è orribile, il tempo ancor peggiore e poi la nazionale italiana è proprio un disastro : non so quanti anni sono che non prendiamo così poche medaglie, e la tristezza di atleti, sempre dati come gran favoriti e che poi naufragano tristemente in zone medio basse della classifica è proprio deprimente (che mi dite della Kostner che solo ieri sera aveva dichiarato:"tranquilli so che il podio è alla mia portata"!!!). Evidentemente qualche errore, come minimo, della preparazione fisica c'è stato da parte dei nostri , ma credo anche, che peggio di così non si sarebbero potute organizzare le gare. Il minimo in assoluto si è raggiunto con lo slalom gigante femminile: uno scandalo incredibile!!! Tra rinvii, pioggia, nebbia e neve macia sembrava di essere alla sagra del"tutto quel che non dovrebbe accadere ad un'Olimpiade"!!! Peggio forse dei mondiali di Morioca del'93......
Depressa perciò per l'indecoroso spettacolo, con mia figlia abbiamo decIso di prepararci questi deliziosi
BISCOTTI AL BURRO CROCCANTI
(da "il libro d'oro dei biscotti")
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Devo fare una piccola premessa: ogni volta che vado in montagna non posso astenermi dal prendere un po' di burro di malga.

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Il sapore è tanto diverso dal normale, così intenso e buono , che proprio non so resistere. Perciò. pur partendo dal presupposto che la "morte sua" sia crudo sul pane o su una fetta con la marmellata,

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o. al più, usato, sempre crudo, come condimento di alcuni piatti, confesserò che anche nei biscotti trova una sua naturale collocazione: il profumo che esce dal forno infatti è assolutamente grandioso, e la croccantezza che da ai biscottti, eccellente. I biscotti così preparati possono resistere alcuni giorni in una scatola di latta e sono anche un regalo carino per qualche amico goloso, indipendentemente dalla sua età!!

biscotto reg

Dunque ecco la ricetta: le dosi si intendono per la preparazione di circa 12-15 biscotti

  • 1 tuorlo
  • 2 cucchiai di latte
  • 100 gr di burro
  • 100 gr di farina bianca
  • 70 gr di zucchero
  • una presa di sale
  • facoltativo: alcune gocce di cioccolato

Lavorate il tuorlo con il latte in una ciotola fino ad ottenere un composto schiumoso. Mescolate il burro, la farina, lo zucchero e un pizzico di sale in una terrina abbastanza ampia. Unite anche il composto di uova e latte e lavorate il tutto fino ad avere uina pasta omogenea. Avvolgetela ora nella pellicola trasparente e mettetela in frigorifero per almeno una 30ina di minuti. Accendete intanto il forno a 200 ° e imburrate una piastra da forno. Stendete la pasta su una superficie leggermente infarinata allo spessore di 3 millimetri circa e poi ritagliate la pasta con un taglia biscotti, illibro dice della dimensione di 5 cm di diametro, ma va bene qualunque forma vogliate dare loro. (qui vorrei intervenire, a favore di chi, come me , non riesce a tirare col mattarello le varie paste in maniera omogenea. Una volta, in una trasmissione della magica Martha, ho visto un set di cerchietti, credo di silicone, che vengono infilati ai due lati del mattarello, ed essendo di uguale spessore , permettono di tirare la pasta in modo uniforme, tanto per non avere tutti i biscotti pendenti, peggio della celebre torre. Siccome, per ora, non sono ancora riuscita a trovarli in giro, io mi arrangio mettendo due mestoli di legno piatti ai due lati dell'impasto che devo tirare: il mattarello, rotolandoci sopra fa si che la pasta abbia ovunque lo stesso spessore. Lo so che è la scoperta dell'acqua calda, ma se qualcuno non ci avesse ancora provato.....magari viene utile come indicazione adesso!!!)

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Unite i ritagli e stendeteli nuovamente e andate avanti così fino alla fine della vostra pasta. Mettete i biscotti sulla piastra imburrata, o coperta da un foglio di carta forno, e fate cuocere per 5 - 8 minuti, finchè i biscotti non saranno leggermente dorati. Tirateli fuori dal forno e lasciateli sulla piastra fino a quando non si saranno induriti e poi trasferiteli su una griglia per farli raffreddare.
P.S. Su alcuni biscotti, prima di metterli in forno, potete aggiungere anche qualche goccia di cioccolato: li renderà ancora più golosi!!!

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Buon appetito

Dani

CRISPY BUTTER COOKIES
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dosages are intended for the preparation of about 12-15 biscuits

1 yolk
2 spoons milk
7 tbsp butter
1 5/8 cup of white flour
1/3 cup sugar
a pinch of salt
some chocolate drops (optional)

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Knead the yolk with the milk in a bowl until mixture is foamy. Mix the butter, flour, sugar and a pinch of salt in a large bowl. mix well the egg mixture and milk and work it all up to have a smooth paste. Wrap in plastic wrap and place in refrigerator for at least 30 minutes. Preheat oven to 392 F° and grease a baking tray. Roll out the dough on a lightly floured surface to a thickness of about 0,2 in. and then cut the dough with a biscuit cut the size of 1.9 in. in diameter(but,if you prefer tou can use any other shape!!).(Here I want to speak in favor of those who, like me, you can not pull a dough with rolling pin to the same equal thickness. Once, in a broadcast of "magic" Martha, I saw a set of circles, I think of silicone, which strung on either side of the rolling pin, and being of equal thickness, allow you to pull the dough evenly, so as not to have all the biscuits pending, worse than the famous tower of Pisa. Since, by now, I have not yet succeeded in find them, I put two wooden spoons arranged on both sides of the dough that I have to pull: the rolling pin, rolling over the wooden spoons makes the dough has everywhere the same thickness. I know it is the discovery of the hot water but if someone had not tried yet ..... maybe is useful as an indication now !!!). Place the cookies on the plate buttered, or covered by a sheet of greaseproof paper, and cook for 5 - 8 minutes, until the cookies will not be lightly golden. Pull out of the oven and leave them on the plate until it will be hardened and then place them on a grid to make them cool.
P.S. On some biscuits, before putting them in the oven, you can add a few drops of chocolate will make them even more tasty
Bon appétit
Dani

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venezia 095

Cosa si può scrivere, che ancora non sia stato scritto, o raccontare, che ancora non sia stato detto su Venezia: una città di una bellezza abbagliante e al tempo stesso malinconica e remota..... In tutto il mondo chiunque la conosce, perfino a Las Vegas hanno tentato di riprodurre i suoi canali....
Ma Venezia è ancora oltre tutto ciò: Venezia è un sogno, luccicante e fatiscente insieme, e mostra di se solo una facciata. Venezia è un termine di paragone, la sua arte e la sua architettura sono inarrivabili, perfino il suo carnevale ha una fama mondiale.....
Venezia va vista, amata e portata nel cuore......

Buona serata

Daniela

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cheesecake cioccolato lamponi

Bollettino medico di giovedì 25 febbraio, ore 08.30. La paziente sclera. Ormai vivo in infradito rosa, stile Madama Butterfly al bagno, ma il fil di fumo che si leva proviene dal cotechino con cui termina la mia gamba sinistra, a mollo da un quarto d'ora senza che stia succedendo niente. Mi prendo ancora 24 ore, poi dichiaro la resa e vado al Pronto Soccorso. Se per frattura del dito o ustione del piede ancora non si sa, ma è certo che ci andrò.
Spero solo di non incontrarci mio padre, come è successo qualche anno fa, quando ci siamo ritrovati lì, io per un dito, lui per un polso, l'uno all'insaputa dell'altro. Io mi ero fatta cadere la serracinesca della porta di un negozio giusto a metà del dito medio (particolare superfluo: c'era una probabilità su 5, ma, tanto per cambiare, è toccata a me) ma, naturalmente, ero andata a lavorare, specializzandomi questa volta in guida con una mano sola e cambio col polso. Solo che non avevo fatto i conti con gli alunni che confermarono anche in quell'occasione, il sincero attaccamento per la loro professoressa, in un crescendo di dolore ce andava dall'"uuuhhhh prof che schifo, è tutto gonfio!" al " ad un mio amico glielo hanno dovuto tagliare", fino all'apice della loro preoccupazione: " prof, vada a casa, che non può mica reggerle, due ore con noi , in quelle condizioni!". Quando ho detto che allora, sì, se insistevano così tanto, sarei corsa subito a farmi visitare, ho capito di averli fatti davvero felici. c'era addirittura chis altava sulla sedia e quando passai ad avvisare la classe successiva che niente saggio, la professoressa va dal medico, ci fu nientemeno che un boato.
E così, col cuore gonfio di commozione, me ne sono andata a San Martino. E mentre ero lì che aspettavo il mio turno, vedo spuntare dal fondo del corridoio mio papà.

cheesecake cioccolato lamponi

Ora, io so di essere persona amabile. E so anche di essere persona dal buon carattere, paziente e remissiva, con la sola colpa di essere finita in una società che non ha i mezzi per riconoscere così tante virtù, e per giunta concentrate tutte in una sola persona. Ma che, nel giro di sì poche ore, mi fosse toccato in sorte di toccare con mano da quanto amore fossi circondata, questo no, non lo avrei mai immaginato. Prima gli alunni, e ora mio papà. Il quale, per altro, doveva essere stato mosso dal sesto senso paterno, visto che avevo preferito affrontare questa dura prova da sola, senza avvisare nessuno- e lui meno che mai. E così, gli sono andata incontro col dito teso, abbracciandolo e baciandolo ed esprimendogli tutta la mia gratitudine per essere venuto a sostenermi nel momento del bisogno.
Avete presente quando uno si trova suo malgrado nel bel mezzo di una situazione in cui non sa dire come diavolo ci sia finito dentro e non si raccapezza più? Ecco, moltiplicatela per mille e quella era l'espressione di mio padre, quando mi ha visto al Pronto Soccorso. E, anzichè rispondere ai miei slanci, dicendomi che sì, era corso subito al mio capezzale, mi ha guardato con aria interrogativa e mi ha detto: "belin, ma cosa ci fai tu qui?"
Per farla breve, aveva combinato qualcosa con la barca ( qualsiasi cosa succeda a mio padre, c'è di mezzo la barca) e quindi era venuto a farsi controllare il polso.
La fatica più grande l'abbiamo fatta con i medici, quando abbiamo dovuto convincerli che eravamo lì per caso e no, non avevamo avuto nessun incidente insieme, e no, non stavamo nascondendo niente all'assicurazione e sì, c'erano testimoni, sia da una parte che dall'altra, che avevano assistito ai fatti. Il tutto, ovviamente, senza ridere....


CHEESECALE AL CIOCCOLATO E AI LAMPONI


cheesecake cioccolato lamponi

Premessa: rispetto alle dosi tradizionali di colla di pesce, io ne uso molto meno. Evito l'effetto mappazza, la cheesecake si scioglie in bocca e mantiene una morbidezza eccellente. L'unica controindicazione è che, nelle preparazioni bicolori, la fetta resta un po' troppo traballante: il che non danneggia il palato e neppure la vista, ma la foto sì, perchè non regge spostamenti e tempi di posa. Quindi, fate voi: o salvate l'aspetto, aggiungendo più gelatina, o salvate il gusto

stampo a cerniera 20-22 cm di diametro

120 g di wafer al cioccolato
60 g di burro fuso

250 g di philadelphia
250 ml di panna
100 g di cioccolato fondente
200 g di zucchero
14 g. di colla di pesce (potete aumentare fino a 18)
100 g di lamponi

ungere bene lo stampo a cerniera e foderare il fondo con carta da forno. Far sciogliere il burro, polverizzare i biscotti col mixer, mischiarli al burro fuso e rivestire il fondo e i bordi *della tortiera con questo composto, livellando bene.
* Fino a metà del bordo, non tutto
Mettere in frigo per mezz'ora
Nel frattempo, ammollare metà della gelatina in acqua fredda e far sciogliere il cioccolato a bagno maria
Montare con le fruste il formaggio con lo zucchero e dividere il composto in due; in uno, aggingere il cioccolato fuso, mescolando bene.
Scaldare poca panna in un pentolino e, quando è quasi al punto di evollizione, toglierla dal fuoco e sciogliervi metà della dose di colla di pesce, mescolando con un cucchiaio di legno fino a che non si sentono più filamenti o grumi. A questo punto, versare un cucchiaio del composto di formaggio e cioccolato nel pentolino e incorporatelo alla panna liquida; quando è beme amalgamato, precedete con un altro cucchiaio e con un altro ancora, per scongiurare lo choc termico. A quel punto, potete riunire i due composti. Montate metà della panna e incorporatela al composto di cioccolato. Versatelo nello stampo a cerniera, all'altezza del bordo di biscotti, e livellate bene. Mettete in frigo per circa un'ora.
Dopodichè, fate lo stesso con il composto bianco: versatelo nella tortiera sopra lo strato di cioccolato e immergetevi i lamponi, tenendone da parte qualcuno per la decorazione. Devono proprio finire dentro lo strato bianco Far riposare in frigo per almeno tre ore e comunque fino al momento di servire.
Decorate con lamponi e/o scaglie di cioccolato o zucchero a velo o foglioline di menta
Buon Appetito
Alessandra


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Una delle cose che mi piace di più di questo blog è il legame a doppio scambio che si è instaurato fra noi quando si parla di libri: da una parte, voi consigliate, dall'altra io divulgo le vostre proposte e le mie scelte, innescando quindi una sorta di condivisione che altrimenti sarebbe impossibile. Visto che da vent'anni sono orfana di uno strampalato salotto letterario (si chiamava V.I.P., dove l'acrostico stava per Vietato Il Prestito) l'aver ricreato qualcosa di simile in chiave virtuale mi compensa di una mancanza che, fuori retorica, mi intristiva un po', per non parlare degli stimoli legati ad un parlare di libri ad ampio raggio, come solo il web consente di fare. E questo è il lato A. Il lato B, invece, è la mancanza di immediatezza nello scambio di opinioni, cosa che invece si verifica nei "salotti" e che a ben guardare costituisce l'elemento che li distingue dalle conferenze o dalle lezioni frontali. Siccome qui in cattedra non c'è nessuno, sto pensando a come fare a risolvere il problema e, al momento, mi è venuta una sola idea, che però, essendo ancora in fase embrionale, per ora tengo per me. In compenso, metto la palla al centro e se avete delle proposte su come fare a mettere in moto uno scambio degno di questo nome, le accetto volentieri

Seconda domanda: vado giù diretta, perché per quanti giri di parole faccia per "mitigare" la cosa, nei fatti è così e quindi girarci attorno sarebbe solo una perdita di tempo. C'è una certa influenza di queste "rece" sulle vostre letture e soprattutto sui vostri acquisti. Ossia, fuori dai denti, alcuni leggono (e spesso comprano) i "libri da leggere", dopo che sono stati consigliati qui. Sia chiaro: io faccio esattamente lo stesso con i titoli che mi consigliate voi e la bilancia degli acquisti pesa più dalla mia parte che dalla vostra: solo che per questo mese, ho in lista una decina di libri, mentre quelli che esalto qui sopra sono molto, ma molto meno. Di nuovo, la cosa non può che farmi piacere, perché rientra nella logica dello scambio di cui al punto due (il fatto che mi senta come una specie di Sai Baba in libreria è irrilevante, ovviamente). In più, un bel libro è sempre un bel libro, anche se non vi piace e quindi, per quanto possa andar male, è sempre un'esperienza con il più davanti. Tanto per farvi un esempio recentissimo, sto leggendo "Il tè delle tre vecchie signore" di F. Glauser. Se vi dicessi che mi fa impazzire, vi direi una bugia. Però, è davvero un piccolo capolavoro e quindi -per ora- non demordo: evito di leggerlo in coda al supermercato, lo prendo in mano nei momenti di tranquillità e, pur non essendo ansiosa di vedere come va a finire, mi rendo conto che oggettivamente è un gran bel libro. Quindi, se, metti caso, uno di voi si fosse fiondato in libreria per prendersi l'ultimo Carofiglio e poi mi dicesse che non gli è piaciuto, mi dispiacerebbe sul fronte "umano", per così dire, ma non più di tanto su quello della qualità dell'opera: non è stata di tuo gradimento, ma non hai buttato via nè tempo nè denaro.

Il problema si pone invece con i giudizi negativi e, ancora di più, su quelli "così e così" e non perché si crei un confronto fra chi la pensa diversamente -cosa che, anzi, come si diceva, è la parte più vivace di queste pagine- ma per il rischio che proprio non si crei nulla, nella misura in cui i miei giudizi scoraggino il vostro desiderio di leggere quei determinati libri, per il semplice fatto che a me non sono piaciuti. Anche questo è un empasse da cui vorrei uscire, cominciando col dirvi, per esempio che, a parte 40 anni precisi (ho cominciato a 4 anni e da allora non ho più smesso) di letture di ogni genere, una vecchissima laurea in lettere classiche e una più o meno recente attività di critica marchettara che rinnego dal profondo del cuore, non ho nessuna competenza in merito. Vale a dire che quello che leggete qui sopra non è altro che una riflessione "a voce alta" su una lettura, che mi fa piacere condividere, ma che non intende pregiudicare niente.

Dico questo anche per i non pochi nuovi autori che mi hanno scritto chiedendomi di leggere i loro libri e di parlarne qui sopra. Al momento, preferirei non farlo e proprio per i motivi che ho appena esposto. Qui c'è una comunità di amici, che parla di libri "sanza alcun sospetto" e senza vincoli di alcun genere e, non ultimo, non voglio essere privata dell'immenso piacere di girare per gli scaffali di Feltrinelli e scegliere da me le mie letture. Se volete mandarmi i vostri libri, li leggerò volentieri e vi manderò, in privato, le mie impressioni: ma usare questo blog per farsi pubblicità, questo proprio no.
Buona serata
Ale

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Di Daniela
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Giurin giuretto questa è l'ultima ricetta smaccatamente montana.... ma è talmente saporita che proprio non sono riuscita a evitare di proporvela. Stamatina ci siamo dedicate a prepararli con mia figlia grande, cosa di per se incredibile, perchè di solito lei parte piena di belle intenzioni, ma poi alle prime "difficoltà" sparisce, anzi "evanesce", tanto per mantenerci in clima nevoso! Invece stamani è rimasta con me, almeno fino al momento in cui abbiamo deciso che forma utilizzare per ritagliarli e poi, naturalmente, è sparita quando è stato il momento di "lavorare"!!!
Comunque questo è stato il risultato dei nostri sforzi ed è stato veramente ottimo.....

CUORI DI GRANO SARACENO E BRESAOLA

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La ricetta l'ho trovata qui dopo averli assaggiati durante una eccellente cena a casa di amici di amici. Ho apportato due uniche variazioni : la 1a nelle proporzioni tra farina 00 e farina di grano saraceno e la 2a nell'idea per il condimento.
Ingredienti per 4 persone
Per la pasta:
  • 150 g di farina bianca
  • 100 g di farina di grano saraceno
  • 2 uova intere
  • Acqua
  • Sale

Per il ripieno:

  • 100 g di bresaola
  • 100 g di patate
  • 100 g di panna montata
  • 100 g di ricotta
  • 50 g di parmigiano reggiano
  • Noce moscata
  • Sale e pepe

Impastate nel solito modo e fate riposare la pasta. Nel frattempo macinate finemente la bresaola e mettete a cuocere le patate con la buccia. Appena cotte, sbucciatele e passatele al passaverdura. Amalgamate ora la bresaola con le patate, la panna montata (ovviamente non zuccherata ;-)), la ricotta, il parmigiano grattuggiato, la noce moscata, sale e pepe quanto basta.

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Tirate metà della pasta in una sfoglia (nella mia nonna papera a mano sono arrivata al numero 5), e preparate i ravioli mettendo l'impasto in piccoli quantità, a distanza di circa 3 cm, sulla sfoglia. Ricoprite con un'altra metà della pasta, anch'essa tirata in sfoglia: premete con le dita in modo da far aderire le due sfoglie

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e tagliate con la solita forma di raviolo o, come ho fatto io, date con un coppa pasta la forma che preferite, nel mio caso un cuore (eventualmente potreste utilizzarlo per il prossimo San Valentino, che ne dite?).

cuoricini

Cuocete in acqua bollente per 10/12 minuti e servite :

1) con burro fuso e parmigiano (questi invece li ho ritagliati con la forma preferita dalla piccola, i famosi fiorellini!). Semplici, ma eccellenti.

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2) se vi dovesse avanzare un po' del ripieno, come è successo a me, scioglietelo in una piccola casseruola con un po' di latte o panna, scaldandolo appena : sarà un condimento squisito!

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Buon appetito

Dani


I promise you that this is the last typical recipe from Valtellina.... but it is so flavorful that I just have to propose it. This morning my daughter and I prepared these “little harts”, and it’s so strange to work with her : since when she was very little she is always full of good intentions, but then, at the first "difficulties" she “vanishes”, and is back again only when everything it’s over! Instead she stayed with me this morning, at least until we decided what form to use to crop and then, of course I made the “harder work” alone!!!However, this was the result of our efforts and it was really good .....


BUCKWHEAT HARTS WITH BRESAOLA


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I found the recipe here after tasting them during an excellent dinner at the home of friends of friends. I made a single change in the proportions of buckwheat flour and flour 00.

Serves 4
For the dough:
1 1/3 cup white flour
3.5 oz buckwheat flour
2 eggs
Water
Salt

For the filling:
3.5 oz of bresaola
3.5 oz potatoes
3.5 oz of whipped cream
3.5 oz ricotta
1.7 oz parmesan cheese
Nutmeg
Salt and pepper


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Mix the ingredients in the usual way and let the dough rest. Meanwhile, finely minced bresaola, and cook the potatoes with the skin. When cooked, peel and mash with masher. Mix bresaola with potatoes, whipped cream (unsweetened of course ;-)), ricotta, grated parmesan, nutmeg, salt and pepper to taste.Roll out half the dough into a sheet not too thin, and prepare ravioli by placing the mixture in small quantities, at a distance of about 3 cm, on sheet. Cover with another half of the dough , also rolled: press with fingers to adhere the two sheets and cut with the usual form of ravioli, or, as I have done, cut with the shape you like : I choose a heart (you can use it for next Valentine's Day, can't you?).
Cook in boiling water for 10-12 minutes and serve:1) with melted butter and Parmesan cheese (I cut these in the form of the little flowers, as I often do!). Simple but excellent.
2) But if you prepare a little more filling, you can heat it in a saucepan, with a little milk or cream: it will be a delicious sauce!

Bon appetit

Dani

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Uno dei topoi letterari più consolidati nella letteratura "gialla" è quello del marito che torna a casa e trova la moglie morta. Sul fatto che non succeda praticamente mai il contrario o che il cadavere della vittima venga sempre trovato nel bagno o in camera da letto, è un mistero che lasciamo agli arredatori, agli psicologi e agli architetti, che hanno certo più compenteza di una povera lettrice come me. Nel contempo, però, non si può negare che lo schema, proprio in quanto consolidato, abbia più volte mostrato la corda, scivolando in risoluzioni banali, scontate e spesso noiose.
A confermare la regola, per fortuna, esistono le solite eccezioni, questa volta rappresentate da ben due romanzi che, pur affrontando lo stesso tema da prospettive diverse e con stili e soluzioni narrative decisamente distanti le une dalle altre, riescono comunque a svecchiare l'argomento e a restituirgli tale freschezza da farlo sembrare quasi una novità.

Il primo è City Hall, opera prima del canadese Robert Rotenberg che, sul momento, non mi aveva attratto per niente. Il solito legal thriller partorito da un avvocato, per giunta di matrice anglosassone e, come se non bastasse, apparenemente ispirato a Presunto Innocente, che di tale genere resta il capolavoro indiscusso- e per questo ingombrante: c'erano tutti i presupposti perchè rimanesse sullo scaffale della libreria. Qualsiasi sia stata la ragione per cui invece questo libro è finito nel carrello, gliene sono grata, perché era da tempo che non leggevo un libro così gradevole, nella composizione, nel plot narrativo e nella scrittura. La storia, come ho detto, è tutta incentrata sul marito che si autoaccusa dell'omicidio della moglie, il cui cadavere giace nel bagno e qui troviamo la prima novità, visto che lo schema consueto prevede la difesa ad oltranza dell'indagato dal sospetto di uxoricidio. Le indagini partono comunque, e sono affidate ad un team di personaggi- il poliziotto, il pubblico ministero, il magistrato ed altri di contorno- a cui spetta il compito di raccogliere prove e, da lì, di dubitare della confessione del marito e di arrivare alla ricostruzione reale dei fatti.
La trama, quindi, è al'insegna dell'azione, oltretutto movimentata da questi bruschi cambiamenti di fronte: eppure, il grande pregio di questo libro è che, a fronte di un plot incalzante, ciascun personaggio è introdotto dalla propria storia e in un modo così intimo e delicato che, quando egli fala sua comparsa sulla scena del dramma, il lettore conosce già tutto di lui. Rotemberg costruisce a poco a poco la sua galleria di protagonisti e di comparse, delineandoli con garbo e precisione, creando una sorta di narrazione parallela- incalzante e veloce il piano dell'azione, intimo e pacato il piano della presentazione- che permette all'autore di travalicare i limiti dello stereotipo del legal thriller per dar vita a personaggi originali , proprio in quanto portatori di un proprio passato e, di conseguenza, di una propria individualità Non a caso, in questo romanzo non esistono i "cattivi", se non uno sparuto gruppo di comparse, introdotte più per una funzione strumentale alla trama che per altro: e questo perché ogni attore ha alle spalle un vissuto che, in un modo o nell'altro, spiega e a volte giustifica il suo operato, in un modo così coinvolgente e toccante che da un lato ci rende incapaci di condannare e, dall'altro, ci intenerisce e ci commuove.

Di tutt'altro genere, come dicevo, La rete a maglie larghe di Hakan Nesser, altra opera prima dell'ennesimo giallista svedese, a cui però hanno fatto seguito altre avventure, molte delle quali con il commissario Van Verteren come protagonista.
Rispetto a City Hall, si torna al giallo classico, di indagine, seppure con un'ampia parentesi sulla fase processuale: tuttavia, la trama, lungi dall'esaurirsi con il verdetto, trae da qui l'impulso per la prosecuzione dell'indagine, per nulla conclusa con il verdetto di condanna del marito di turno, che torna a ricalcare lo schema ben noto, proclamando la propria innocenza. Non lo fa a gran voce, ma sommessamente, il che ammanta di ulteriore mistero una storia che, sin dalle prime pagine, si annuncia come complicata. Starà al commissario Van Verteren il compito di venire a capo del mistero, attraverso un metodo d'indagine consueto, per un personaggio che consueto non è. La quarta di copertina lo presenta come il nuovo Maigret, con una definizione ancora una volta deviante, ancorchè lusinghiera. Van Verteren, infatti, ha tratti tutti suoi, a cominciare da una burbera malinconia che nasconde un animo sensibile, ma non nel senso stereotipato del termine. La sua è una sensibilità strana e sorprendente e sfaccettata, che lo rende ora lucido spettatore di un matrimonio- il suo- ridotto da tempo a uno stanco simulacro di una vita coniugale e ora confuso, quando annaspa nei ricordi di ciò che poteva essere e non è stato. Bach fa da colonna sonora all'intera storia, raccontata con uno stile asciutto e piano, che rende ancora più efferati i delitti commessi ed atroci gli scenari che via via prendono forma.
Da leggere entrambi
Alessandra

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di Alessandra
English Version Below


sablè cumino limone


Bollettino medico di martedì, 23 febbraio, ore 7.00: teoricamente, sarei in piedi. Praticamente, sto ancora su un piede solo, con la non trascurabile differenza, rispetto ai giorni scorsi, che stavolta lo alterno. Vale a dire che, fino a mezz'ora fa, il piede malandato era il destro. Ora, dopo che una gruccia da pantaloni, de fero e rinforzata, è franata dritta dritta sul secondo dito del piede sinistro, zompetto per il corridoio, in stile Mino Damato sui carboni ardenti, ma senza l'espressione ascetica che aveva lui. Qui, di ascetico, ci stanno solo i santi che, ad uno ad uno, sto convocando direttamente dal Paradiso...
E comunque , la prima prova è stata superata: trattasi del famigerato aperitivo per la Festa Solenne dell'Ufficio che da almeno 5 anni vede la sottoscritta cooptata dal capo, in qualità di P.R. -da Pranzi&Rinfreschi a Pulisci&Risciacqua. Siccome sull'argomento si potrebbe scrivere un trattato, ma siccome non ho voglia di marcirmi il sangue già alle 7 e un quarto del mattino, rinvio a momenti più allegri la rievocazione delle varie tappe che mi hanno condotto ai vertici di questa carriera e passo subito a raccontarvi la Sfida dell'Anno, vale a dire come preparare un buffet per cinquanta persone, dovendo essere sul posto alle otto del mattino, per giunta in tenuta da professionista rampante, con tanto di scarpa col tacco, alla faccia della tempistica, del sudore da duro lavoro e, buon ultimo, del ditone malato.
Fosse stato per il marito, avrei dovuto telefonare al Capo e dirgli pacatamente che non ero in condizione di muovermi e che si arrangiassero da soli, una buona volta, magari mandando anche qualcuno a prelevare vassoi e caraffe. A parte la nominescion per "la migliore battuta del secolo", il suggerimento non ha sortito alcun effetto e, dieci minuti dopo, sperimentavo una nuova posizione al volante, guidando senza una scarpa e schiacciando il pedale dell'acceleratore col solo tallone. E' stato solo quando sono arrivata al parcheggio, sana, salva e senza neppure una smagliatura nella calza che ho capito che ero lì per volontà divina e che quindi, qualsiasi cosa fosse successa, avrei trovato un appiglio a cui aggrapparmi. E così è stato. Il primo, indispensabile, è stato l'aiuto della Paola, un'altra che, quando si decideranno a fare uno speciale sul mio buon carattere, potrà candidarsi a fare l'ospite d'onore; il secondo, invece, è stato il colpo di genio di lavorare scalza, su un pavimento di marmo, in una stanza che non aveva mai visto un calorifero in vita sua. Tempo trenta secondi e stavo sperimentando gli effetti analsegici del congelamento, con grande beneficio della sottoscritta e degli invitati, che, nel giro di mezz'ora, hanno fatto fuori il seguente buffet

sablè alle olive



Mini quiches al roquefort e ai finocchi (48 pezzi)
Mini quiches lorraine (48 pezzi)
Focaccia alla salvia (100 pezzi)
Mini croissant farciti con crescione e salmone affumicato (70 pezzi)
Baci di dama salati al pesto (80 pezzi)
Sablè al cumino/limone (50 pezzi)
Sablè alla paprika (50 pezzi)
Sablè alle olive (50 pezzi)

i primi 4 sono stati preparati una settimana prima e congelati; i secondi 4, invece, tre giorni prima e chiusi in scatole di latta. Al mattino (presto: prima delle 6, di sicuro), ho fatto scongelare in forno quiches e croissant, e nel frattempo farcivo i baci di dama, mentre le brioches sono state riempite in loco. Tovaglie bianche (pure quelle antiche: mamma, non leggere), con sopra dei copritovaglia ciclamino, vassoi d'argento ed alzatine. Superfluo aggiungere che le sablè nelle foto sono state immortalate prima dell'inizio della cerimonia, visto che, a parte le briciole, non è avanzato niente....


SABLE' AL PARMIGIANO
(C. FELDER)

sablè alla paprika



la ricetta base è di Felder e si riferisce ad una ventina di biscotti


farina 130g
burro 1oog
tuorlo d'uovo 1
parmigiano grattugiato 100g
sale 1 presa
pepe nero 1 presa
Preriscaldate il forno a 180. Unite tutti gli ingredienti in una ciotola a lavorate con la punta della dita fino ad ottenere una consistenza sabbiosa. Se preferite lavorate al mixer. Aggiungete l'uovo, compattate e formate una palla. Conservate in frigo per 1h. Stendete la pasta su uno spessore di ca 5mm e ricavate dei quadrotti di 4cm. infornate 15-18m. a 180°

Io sono partita dalla stessa base, quadruplicando le dosi e riducendo le dimensioni, e ho aggiunto tre diverse "profumazioni"

- cumino in semi e scorza di limone grattugiata
- paprika forte
- olive nere tritate grossolanamente

Nelle scatole di latta, si sono conservati tutti bene, eccetto quelli finiti nel contenitore con il coperchio che chiude male: mi è bastato rimetterli in forno a 150 gradi per 5 minuti e sono tornati fragranti come gli altri.
Buoni, buoni, buoni
Buon appetito
alessandra

English Version

sablè alle olive



This is a Felder's recipe, but I've added some modifies

for about 20 biscuits

130g flour
1oog
butter
1 egg yolk
100g grated Parmesan
1 pinch salt
1 pinch black pepper
Preheat oven to 180. Mix all ingredients in a bowl and knead fastly with your fingertips until you have a sandy texture. If you prefer, you can use the mixer. Add the egg, compacted and formed a ball. Keep in refrigerator for 1h. Roll out the dough to a thickness of approximately 5mm and made of squares of 4cm. bake 15-18m. 180 °


To this basic recipe, I added three different "fragrances"

- Cumin seeds and grated lemon zest
- Hot paprika
- Black olives, coarsely chopped

You can bake them in advance and preserve them in a tin, for 3 or 4 days

Buon Appetito
Alessandra


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Quando arrivi ad Amsterdam non puoi fare a meno di innamorartene. La tranquillità ti avvolge e ti muovi per strade dove bere un tè caldo leggendo un buon libro è la cosa più naturale del mondo. Passeggi su canali , guardando la città e chiedendoti se riuscirai mai ad abitarci, un giorno. Lì, tra i tulipani colorati e i musei da capogiro, lì tra i parchi di un verde mai visto e tra il rumore dell’acqua che scorre, tra visioni di cieli azzurri e barche e case dai colori vivaci ci si potrebbe vivere, in un’impalpabile atmosfera di serenità. Magica Amsterdam, dove si respirano culture diverse e diversi pensieri, dove tutto però sembra , in fondo, profondamente unito e perfettamente amalgamato. Una città terribilmente romantica ed estremamente folle, con le sue biciclette che sfrecciano per le strade, con locali coloratissimi e vivaci e con le sue lingue diverse che si intrecciano, dove una risata ad un tono più alto non viene vista come trasgressione, dove cammini per strada e, per quanto ne dicano, sei sicuro che nessuno disturberà il tuo vagare.
Buona serata
Daniela

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