torta budino al cioccolato


... Ma quando finisce, l'adolescenza???
No, perchè qui siamo ad un mese dai quindici anni e io non ne posso già più. E sono brutta, e sono mal vestita, e non sono popolare, e non ho il ragazzo, e qualsiasi altra voce vi possa venire in mente, perchè noi non ci facciamo mancare nulla, ma proprio nulla.
Questo fine settimana è stato funestato dal taglio di capelli. Va da sè che questo fine settimana era quello in cui il marito tornava per ripartire il lunedì, quindi ci sarebbe dovuta essere una relativa tranquillità, in casa, che poi si sarebbe dovuta trasformare in una calma olimpica dopo l'infausto pareggio del Genoa.
E invece no: abbiamo cominciato sabato sera, con due brufoli due, che a suo dire, venivano esaltati dai capelli che non le stavano più a posto. Preciso che mia figlia li porta sempre tutti raccolti e con la fronte scoperta, ma tant'è, stavolta era colpa loro.
" domani ti porto dal parrucchiere" è stata la formula magica che ha tamponato le lacrime e così, la domenica ci siamo fiondate nel salone più trendy di Genova per fare 'sto benedetto tagli scalato. Che, ovviamente, non le piaceva.
"Ok, va bene, torniamo indietro e lo facciamo aggiustare"
Detto, fatto- e lì è iniziata la domenica di traggggedia, con me che facevo sparire tutti gli specchi e lei che si disperava, pensando ad una vita da reclusa fino al momento della ricrescita.
E quindi, ieri, altro taglio di capelli: e meno male che stavolta si piace, perchè col prossimo saremmo stati in puro stile marines.
Superfluo dire che, in tutto questo frangente, il marito non solo non mi aiuta per niente, ma fa di tutto per peggiorare la situazione. Dopo essersi macchiato della grave colpa di non aver notato il nuovo taglio e di averle detto che per lui era tutto uguale a prima, è riuscito a mandare in frantumi ogni tentativo di ricostruzione del morale della creatura, messo in atto da me. E così, quando la consolavo, dicendole che i brufoli (sempre i soliti due) sarebbero passati, mentre a lei sarebbero sempre rimasti quei bellissimi occhi e quel bellissimo naso e quella bellissima bocca, dal fondo dello studio è arrivato, implacabile un "... e quel bellissimo carattere", che ha sancito il de profundis di ogni mia speranza.
vi prego, se qualcuno lo sa, me lo dice quanto dura????
TORTA BUDINO AL CACAO
Dopo il fango del mississipi, qualcosa di più morbido: una torta al cioccolato che la la caratteristica di separarsi in strati, mentre cuoce, formando una sorta di budino denso, al di sotto. Ho trascritto integralmente la ricetta, presa da un vecchio libro della Newton Comtpon (365 modi di preparare le torte- Luigi e Olga Tarentini Troiani), ma la prossima volta provo a mettere metà acqua e metà latte nel liquido che va versato sopra. Inutile dire che è una sorpresae che, se avete bambini o ragazzini per casa, li fare tutti felici.

torta budino

per 6 persone
70 g di cacao amaro
120 g di farina
1 cucchiaio di lievito in polvere
2 uova grandi
220 g di zucchero
6 cucchiai di burro fiso
1/8 di litro di latte
1 bustina di vanillina*
60 g di noci tritate
170 g di zucchero di canna
un pizzico di sale
panna montata per accompagnare
* io non la uso mai: o sciroppo di vaniglia (quello buono) o la vaniglia naturale. Qui ce ne va poca, quindi ho optato per il primo
Setacciate in una grossa ciotola la farina, il lievito, metà del cacao, la vanillina e il sale. In un altro contenitore combinate le uova, lo zucchero, il burro e il latte. Unite i due composti e mescolate poco, quel tanto che basta per amalgamare il tutto. Aggiungete le noci tritate e versate in uno stampo quadrato da 21 cm (più o meno: comunque, piuttosto piccolo), NON IMBURRATO, levellando bene
Mischiate il cacao rimanente con lo zucchero di canna e 1/4 di litro abbondante di acqua bollente. Versate sopra l'impasto nello stampo e fate cuocere a 190 gradi per 35-40 minuti (prova stecchino).
Servite la torta preferibilmente calda, accompagnata con panna montata

torta budino

Buon Appetito

Ale

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" Poche storie, Ella e John hanno deciso: partiranno. Chi se ne frega dei divieti e delle ansie dei figli, al diavolo medici, paramedici, rompiscatole che ti ammorbano a suon di esami, prescrizioni, precauzioni. Ella ha più problemi sanitari di un Paese del Terzo mondo, John non ricorda come si chiama sua moglie, ma insieme fanno "una persona intera". Di cose grandiose se ne possono fare anche all'ultimo round. Anche dopo una vita che non ha nulla di straordinario. E allora? Si parte e stop. In barba a ogni cautela, ogni pallosa ragionevolezza, a ottant'anni suonati, Ella e John balzano sul loro camper- un vecchio Leisure Seeker- e attraversano l'America da Est a Ovest. Partendo da Detroit, puntano dritti a Diseyland, lungo la mitica Route 66. Un vero e proprio viaggio contromano a base di cocktail vietati, hippies irriducibili, diapositiva all'alba, malviventi messi in fuga. Un inno alla Strada, un caleidoscopio di personaggi strepitosi e cittadine fantasma, ansie sogni paure: quello che è stato, che si è amato, quel che è qui ora e più non sarà...perchè la vita è profondamente nostra, teneramente, drammaticamente grande, fino all'ultimo chilometro"

Questa è la quarta di copertina più bella che io abbia mai letto
E questo è il libro più tenero e commovente e delicato che io abbia mai letto in questi ultimi anni.
E' un inno all'amore, all'anticonformismo, al coraggio che ha come eroi due sposi ottantenni, decisi a sfidare tutto- la famiglia, la salute le regole del buon vivere civile che li vorrebbero a casa, inchiodati a due letti di ospedale- pur di riprendersi in mano quel poco che resta loro da vivere. Lo fanno percorrendo una strada, la celeberrima Route 66, che in questo caso si spoglia di ogni valenza mitica per diventare la delicata metafora di una vita vissuta insieme, condivisa chilometro per chilometro, passo dopo passo e che Ella e John intendono ripercorre insieme, fino al capolinea. Ed al capolinea arrivano davvero, attraverso una serie di avventure in cui mai erano finiti prima e in cui mai avrebbero pensato di incappare, in un viaggio che permette loro di recuperare la bellezza di un rapporto inquinato dalle ingerenze esterne e che, in tal senso, è contromano. E' Ella che parla, raccontando in presa diretta- e lo fa nei modi e nei toni della compagna di una vita: ora bruschi, ora affettuosi, ora venati di compassione, ora vibranti per le momentanee arrabbiature, ma sempre intrisi di una intimità profonda, spontanea, vissuta, che diventa uno dei tanti fili conduttori di questo romanzo.
Se avete genitori che per anni hanno condiviso impegni, fatiche responsabilità e sacrifici e che ora, con i figli sistemati e le preoccupazioni dietro le spalle, possono e vogliono tornare a vivere l'uno per l'altro, amandosi in un modo nuovo, fatto di indulgenza, tenerezza e malinconia, non date loro In Viaggio Contromano: probabilmente, non reggerebbero le emozioni di questa storia. Ma se invece avete ancora tanto tempo da trascorrere insieme, e volete scommettere sul vostro futuro, lungo una strada che, per quantò potrà essere affollata, è e resterà per sempre la vostra, allora questo è il libro che fa per voi.
Buona serata
Alessandra

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Di Daniela
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Parlando di stagioni, e di come ci si accorga dei loro cambiamenti anche semplicemente osservando i vari malanni a cui vanno incontro i nostri figli, ho volutamente sorvolato su quanto deleterio sia l'influsso che ha su di loro l'inizio della primavera.... Infatti i teneri virgulti di casa, esattamente come i loro omologhi vegetali, avvertono un imprescindibile desiderio di rinascere a nuova vita dopo l'inverno, e questa loro rinascita fisico-spirituale si concretizza principalmente in una avvolgente ondata di quello che, fior di scienziati di tutto il mondo, hanno definito praticamente "voglia di far assolutamente niente di niente". Conoscete i sintomi? Penso proprio di si: occhio svagato da triglia bollita, passo distratto, risposte vaghe, ciondolamenti poltrona-divano-scrivania, deambulazioni smarrite per casa.... insomma i classici sintomi primaverili. Richiamarli alla realtà? Complicatissimo. Farli riemergere dal loro stato di prostrazione, spiegando che la natura in questo periodo si risveglia e che perfino i plantigradi si riprendono dal loro letargo invernale? Improbabile! Perciò si possono solo tentare "mezzucci" subdoli, come quelli di richiamare le loro mai abbastanza sopite papille gustative e, consentendo loro l'ingurgitazio di zuccheri a profusione, risvegliare anche parzialmente le attività cerebrali. In quest'ottica, la torta che vi suggerisco oggi è un'utile strumento ricattatorio nei confronti dei creaturini nullafacenti: infatti, per una fetta di questa delizia, sono certa saranno disposti a studiare perfino per alcuni minuti consecutivamente!!!!

 

Prima di cominciare una precisazione: come spesso accade nel corso della preparazione delle ricette un po' di impazienza crea qualche pasticcio: nel mio caso sono stata troppo precipitosa nel versare la gelatina di fragole sulla torta di yogurt. Risultato? la gelatina era troppo liquida ancora e così, invece di rimanere tranquilla in superficie, si è insinuata fin sotto il composto di yourt, creando una sorta di cuscinetto di gelatina tra quello e la base di biscotto. Il sapore non ne ha risentito neppure un po', il look forse un pochino perchè il secondo strato di gelatina avrebbe dovuto essere più abbondante. Però la torta era squisita e la prossima volta penso che riprodurrò questo "incidente" di percorso, aumentando un po' solo la copertura di fragole. Intanto vi do la ricetta "regolare" e poi si vedrà...

 

 

Torta di yogurt e gelatina di fragole

 

 

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Ho trovato la ricetta \, chiara e semplice da eseguire. Ho apportato però alcune variazioni e qualche precisazione che vi spiegherò strada facendo
per il fondo
220 gr Biscotti secchi (io ho utilizzato dei buonissimi Digestive all'avena!)
150 gr Burro fuso
2 cucchiai Zucchero di canna
per la crema di yogurt
6 gr colla di pesce (ne ho messi 8gr)
4 cucchiai latte fresco intero
200 ml panna fresca da montare
500 ml yogurt cremoso già zuccherato (tipo Muller)
per la gelatina di fragole
6 gr colla di pesce (i miei sono 8)
500 gr fragole
2 cucchiai di succo di limoni
100 ml acqua (io ho sostitituito sia l'acqua che il limone con del succo di arancia)
60 gr Zucchero

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Iniziate mettendo i biscotti secchi nella tazza di un robot da cucina e riducendoli in polvere con le sue lame. Versate la polvere di biscotti in una ciotola nella quale aggiungerete due cucchiai di zucchero di canna e il burro fuso; mescolate per bene con un mestolo di legno fino ad amalgamare il tutto. Spennellate con del burro uno stampo a cerchio apribile di 22-23cm di diametro e foderatelo con della carta forno ritagliando un cerchio dello stesso diametro dello stampo e due strisce della stessa altezza dei bordi (Io ho facilitato il tutto utilizzando della pellicola da cucina trasparente) .

Collage di Picnik

Versate all’interno dello stampo il composto di biscotti .Con l’aiuto di un cucchiaio o di una spatola, pressatelo sul fondo livellandolo per bene . Ponete lo stampo nel frigorifero per mezz’ora. Nel frattempo iniziate a preparare la crema di yogurt : ponete 8 grammi di colla di pesce (4 fogli da 2 gr l’uno) ad ammollare in una ciotola con dell’acqua fredda . Trascorsi 10 minuti, versate 4 cucchiai di latte in un pentolino e scaldatelo senza farlo bollire. Non appena i fogli di colla di pesce saranno morbidi, strizzateli con le mani e uniteli al latte caldo (il pentolino non dovrà più trovarsi sul fuoco), mescolando per farli sciogliere per bene. Lasciate raffreddare il composto di colla di pesce. Montate a neve ferma la panna fresca, versatela in una ciotola ed unite delicatamente lo yogurt, mescolando con una spatola dal basso verso l’alto per non smontare la panna. Unite infine al composto la colla di pesce ormai non fredda, come diceva la ricetta originale, ma tiepida, mi raccomando, disciolta nel latte.

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Estraete dal frigorifero lo stampo contenente la base di biscotti e versatevi sopra la crema di yogurt; riponete in frigorifero per almeno 2 ore. Mezz’ora prima dello scadere delle 2 ore, cominciate a preparare la gelatina di fragole. Mettete in ammollo in una ciotola di acqua fredda 6 gr (8 per me) di colla di pesce (altri 4 fogli da 2 gr l’uno). Di qui partono i miei suggerimenti, che si distaccano in parte dalla ricetta originale. In un pentolino, fate sciogliere 60 gr di zucchero con 100 ml di succo di arancia filtrato. Invece di unire i fogli di colla di pesce a tutto il composto, usatene solo 2 in metà del liquido procedendo come al solito cioè, strizzatela ed unitela alla metà dello sciroppo preparato (lontano dal fuoco) mescolando per scioglierla per bene, quindi lasciate raffreddare. Prendete le fragole ed eliminate la sommità verde quindi lavatele velocemente sotto l’acqua corrente, scartando eventualmente i frutti rovinati. Mettete la metà delle fragole nel frullatore insieme ai 2 cucchiai di succo di arancia (o limone) e riducete il tutto in una crema liscia. Passate il composto al setaccio per eliminare tutti i semini. Non appena lo sciroppo con la colla di pesce sarà freddo unitelo alla salsa di fragole. Estraete lo stampo dal frigorifero ed accertatevi che la crema di yogurt sia diventata compatta, quindi versatevi sopra la salsa di fragole e rimettete di nuovo lo stampo in frigorifero per ancora 1 ora.

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Pochi minuti prima della scadenza dell'ora, tagliate a pezzetti le fragole rimaste, e dopo aver sciolto gli ultimi 2 fogli di colla di pesce nel liquido rimasto, appena tiepido unitevi le fragole, mescolate e versate sopra la torta di yogurt e rimettete in frigo per almeno un'altra ora. Tiratela fuori dal frigo, eliminate la carta trasparente o da forno e mettetelo sul piatto di portata, accompagnandolo eventualmente con fragoline fresche o con coulis di fragole.
Buon appetito

Daniela

 

Yogurt and strawberry jelly cake

 

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Before beginning a clarification: as often happens during the preparation of recipes, a bit 'of impatience creates a mess. In my case I was too hasty in pouring gelatin strawberry on the yogurt cream. The result? gelatine was too liquid and so, instead of remaining quiet on the surface of the cake, has crept up under the mixture of yogurt, creating a buffer between the cream and the base of biscuit. The taste did not suffer , the 'look maybe a little bit, because the second layer of jelly should have been more abundant. But the cake was delicious and the next time I'll do it, I 'll follow this "incident" path, raising a bit 'only the strawberries jelly. In the meanwhile I'll give you the "regular" recipe and then we'll see ...
I found the recipe here, clear and easy to do. But I've made some changes and some clarification that I will explain you
for the crust
I found the recipe here, clear and easy to do. But I've made some changes and some clarification which I'll explain to you


for crust
220 gr dry biscuits (I used the delicious Digestive with oats!)
150 g melted butter
2 tablespoons brown sugar

for cream yogurt
6 g gelatine (I put 8gr)
4 tablespoons fresh whole milk
200 ml fresh cream
500 ml creamy yogurt already sweetened (like Muller)

for strawberry jelly
6 g gelatine (mine are 8)
500 g strawberries
2 tablespoons lemon juice
100 ml water (I changed both water and lemon juice, with orange juice)
60 g sugar
Start putting the biscuits in the bowl of a food processor and reducing powder with its blades. Pour the powder biscuits in a bowl in which you add two tablespoons of brown sugar and melted butter, mix thoroughly with a wooden spoon to mix everything. Brush with butter a ring mold opening of 22-23cm in diameter and line with parchment paper by cutting a circle of the same diameter of the mold and two strips of the same height of the edges (I used transparent plastic wrap) .
Pour the mixture into the mold of biscuits. With the help of a spoon or a spatula, press and level it very well on the bottom. Put the mold in the refrigerator for half an hour. In the meantime started to prepare the yogurt cream: put 8 grams of gelatine (4 sheets of 2 g each) to soak in a bowl with cold water. After 10 minutes, pour in 4 tablespoons of milk in a saucepan and heat without boiling. Once the sheets of gelatine are soft, squeeze with your hands and add to hot milk (the pot will no longer be on fire), stirring to dissolve them . Leave to cool the mixture of gelatine. Whip the cream until stiff, pour into a bowl and add yogurt gently, stirring with a spatula from the bottom up. Mix the lukewarm gelatine, to dissolve it in milk.
Remove the mold containing the base of biscuits from the refrigerator and pour the yogurt cream. Store in the refrigerator for at least 2 hours. Half an hour before the end of 2 hours, start to prepare the strawberry jelly. Soak in a bowl of cold water 6 g of fish glue (another 4 sheets of 2 g each). But I suggest you to do this way: in a saucepan, melt 60 grams of sugar with 100 ml of orange juice filtrate. Instead of joining the sheets of gelatin in the entire compound, only use half of the liquid 2 in proceeding as usual, ie, squeeze it and add it to half of the syrup preparation (away from the heat), stirring to dissolve thoroughly, then let cool. Take the strawberries and remove the top green and then wash them quickly under running water, discarding any damaged fruit. Place half the strawberries in a blender along with 2 tablespoons of orange juice (or lemon) and reduce it into a smooth cream. Pass the mixture through a sieve to remove all seeds. Once the syrup with the gelatin is cold add to the strawberry sauce. Remove the mold from the refrigerator and make sure that the cream of yogurt has become compact, then pour over the strawberry sauce and put back the mold in the refrigerator for 1 hour more
A few minutes before the end of the hour, chopped strawberries left, and after dissolving the last 2 sheets of gelatin in the liquid left, just warm add the strawberries, stir and pour over the cake and put yogurt in the fridge for at least another hour. Pull out of the refrigerator, remove the tracing paper or baking dish and put it on, possibly accompanied with fresh strawberries or strawberry coulis.
Bon appetite

Dani

 

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manarola

Manarola, che si inerpica lungo il carugio fino alla sua chiesa : da li, a dicembre , si gode la vista splendida del presepe luminoso che illumina la collina difronte, spettacolo unico, come la bellezza dei suoi tramonti, la particolarità delle sue barche calate in mare col paranco, l'ampiezza mozzafiato del suo orizzonte, l'inizio della via dell'amore o la raccolta serenità del suo cimitero, sul cui muro troneggiano gli ultimi versi di "Liguria" del Cardarelli: "O aperti ai venti e all'onde liguri cimiteri! Una rosea tristezza vi colora quando di sera, simile ad un fiore che marcisce, la grande luce si va sfacendo e muore".
Buona serata
Daniela

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di Alessandra

clafoutis feta e zucchine

Ci credete se vi dico che sto scrivendo questo post alle 3.26 del mattino? E che tendenzialmente non soffro di insonnia? E' che il marito è apena uscito di casa, destinazione Malpensa, dove lo attende il volo delle 6.30 per Copenaghen. E questo dopo che è tornato dalla Cina sabato sera, al termine di 24 ore di volo, 7 giorni di permanenza a Canton e 7 ore di fuso sulle spalle e dopo aver trascorso l'intera domenica a lavorare, la mattina in ufficio, il pomeriggio da casa (salvo la "pausa Genoa", dove, more solito, ha lasciato parte del sistema nervoso, apparato digerente buon peso).
E pensare che ho sempre desiderato un marito che viaggiasse per lavoro: mi dava l'idea dell'uomo affermato, del professionista di successo, della famiglia felice, forte di una stabilità economica e di una sicurezza globale, per così dire, come solo un marito/padre di tal fatta avrebbe potuto assicurare. La realtà, invece, è tutta diversa: l'affermazione professionale, speriamo, arriverà, ma al momento siamo nella fase del sacrificio, dell'impegno, della tenacia -e dell 'apprensione da parte mia che, essendo ansiosa, vivo col fiato sospeso ogni volo ed ogni tragitto in auto.
"Vai con lui", mi potreste dire e, in un mondo perfetto, questa sarebbe la soluzione ideale. E' il mondo reale, che mi frega ogni volta, e anche questo caso non fa eccezione: intanto, c'è la creatura con la sua scuola, il suo violino e- soprattutto- la sua età. Siamo nel buio fitto dell'adolescenza che me l'ha progressivamente trasformata da figlia brillante e spiritosa in un'estranea insofferente e insopportabile, perennemente scontenta e arrabbiata. Ieri abbiamo toccato il culmine, con un taglio di capelli rifatto due volte nella stessa mattinata, che l'ha fatta incavolare prima e diventare isterica poi. Lasciarla alle nonne, al momento, significa passare il mio tempo in telefonate internazionali, se non intercontinentali, e marcirmi il fegato prima, durante e poi, quando arriva la bolletta della tim - Gerusalemme docet. E poi ci sono gli impegni , lavorativi e domestici, che non mi danno tregua. Oggi, per esempio, devo buttar via la mattinata (e l'estetista) fra la coda allo sportello dei parcheggi a pagamento, per farmi convertire il tagliando dalla micra alla mini e la coda all'ufficio amministrativo , all'altro capo della città, per vedere se mi tolgono le 4 multe prese nel frattempo, alla faccia del cruscotto disseminato di documenti, spiegazioni e, in ultimo, vere e proprie suppliche. Nel pomeriggio, bisogna comprare il violino nuovo alla figlia e quindi andare dal liutaio, in centro, recuperarne due, portarli in Conservatorio per l'esame dell'insegnante (Albaro), riportarli dal liutaio, prendere quello che intanto abbiamo già scelto (anche qui: paghiamo come banche, abbiamo un liutaio di fiducia che ci segue da anni, il marito è pure competente in materia, potremo avere il diritto di evitarci queste inutili manfrine???) e riportarlo a casa: dove, nel frattempo, devono arrivare l'idraulico- che aspettiamo da mesi: c'è un'infiltrazione nel soffitto del bagnetto e ormai mi sento come il capo del villaggio di Asterix, quello che aveva paura che il cielo gli cadesse sulla testa- e poi il parroco che viene a benedire. Del fatto che, dei 40 giorni della Quaresima, abbia scelto di passare da noi proprio oggi, non si sorprende più nessuno: anche perchè, in tutta sincerità, dubito che in un altro giorno sarebbe stato diverso. Ora che ci penso, già lo scorso anno era stato accolto da mia madre e mi sa che anche stavolta sarà lo stesso. In mezzo, devo lavorare, in casa e fuori: la pila della biancheria sporca e da stirare rivaleggia con quella delle pratiche, ma l'urgenza è la stessa: da una parte, viene a mancare la materia prima, dall'altra mancano due giorni alla consegna delle scadenze del mese, a cui faranno seguito altre pratiche ed altre scadenze. Senza contare l'occhiata ai compiti di greco, quella allo stato del frigo, l'altra allo smaltimento della posta, alla cena veloce, all'orlo da fare al tailleur che mi serve mercoledì. Il tutto con l'ansia del marito a Copenaghen, che arriverà stanotte, stanco morto, e la sveglia puntata alle sei di domani mattina: perchè, si sa, domani è un altro giorno. Ma gli impegni, ahimè, son sempre gli stessi.
Vado a scrivere la niusletter, che è la volta che la spedisco puntuale...

CLAFOUTIS DI FETA E ZUCCHINI

flan zucchine e feta
da Flan Sformati e Clafoutis di Isabelle Brancq- Lepage

per 4 persone
4 uova
75 g di farina
50 cl di creme fraiche liquida (va bene la panna)
2 zucchine
2 cucchiai di olio EVO
10 foglie di menta tritate
100 g di feta
sale/pepe

Preriscaldare i lforno a 180 gradi
Tagliare la feta a cubetti
Sbattere le uova in una ciotola e incorporare pian piano la farina e successivamente la creme fraiche (lavorate con una frusta non elettrica, per evitare i grumi).
Mescolare energicamente, sino ad ottenere un composto liquido e omogeneo. Aggingere la feta, mescolare bene, salare e pepare.
Lavare, asciugare e tritare le foglie di menta
Lavare le zucchine, grattugiarle e soffriggerle in padella in olio d'oliva per dieci minuti. Salare e pepare. Aggiungere la menta tritata e salare. Scolare. Incorporare le zucchine all'impasto. Imburrare abbondantemente una pirofila e versarvi il composto. Infornare per 25 minuti.
Lasciar intiepidire e servire con della carne bianca (??????? io li ho serviti con una bella insalata)
varianti: tagliare le zucchine a rondelle (come ho fatto io)
Sostituire le zucchine con delle carote (de gustibus)
buona giornata
Ale

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Non ti lascerò mai, Connie,
e dovunque tu vai, donna, cammina piano,
perchè porti con te il cuore di quest'uomo


L'unica volta in cui sono stata in Irlanda ero intorno ai vent'anni: erano gli anni di Mrs. Tatcher, dell'edonismo reaganiano, degli scontri sociali, della deregulation, della crisi del comunismo e del trionfo del consumismo, di tutte le grandi trasformazioni che fecero di quell'epoca un'epoca ,ma di cui a me, allora, importava ben poco: a vent'anni, si sa, si ha lo sguardo nel futuro, ed io non facevo eccezione: avevo una tesi da finire, un fidanzato da dimenticare e la ferma determinazione di godermi al massimo quelle tre settimane di vacanza, nel Paese più magico d'Europa.
E così è stato, anzi: nel bagagliaio dei ricordi, è la valigia con lo shamrock quella più piena e più vivida: ci sono gli spruzzi di rosa sul verde delle colline, i messaggi criptati nei ricami dei maglioni, gli studios degli U2, la casa di Oscar Wilde, il soda bread a colazione, l'Irish stew per la cena, il "chi ne ha di più" dei sottobicchieri della Guinness, la foto di rito alla St. Kevin Cross che sennò resto zitella, il vento delle Aran, il silenzio del Connemara, la copia dell'Ulisse su un muretto a secco, i versi di Yeats al terzo Irish Coffee, le messe del mattino, i pub della sera, i capelli rossi e le magliette verdi, i violini e le street band e una carta d'identità sbiadita, con tre segni rossi e una freccia, ad indicare in quell I'm older than 21, il lasciapassare per la sola vita che allora contasse.

L'unica nota fuori posto era il ricordo del rituale dei pomeriggi in Grafton Street quando, all'apertura dei negozi, tranquilli signori di ogni erà si accomodavano di fronte alle varie vetrine, tenendo in mano l'insegna della bottega alle loro spalle. Quando chiesi informazioni, mi venne spiegato che si trattava di un ingegnoso escamotage per salvare capra e cavoli: di qui, i negozianti che non potevano permettersi l'imposta sulle insegne, di là uno stuolo di disoccupati che doveva sbancare il lunario e, in mezzo, la via principale di Dublino disseminata di seggiolini portatili e cartelli in stile sit in che, anzichè alla pace o alla rivoluzione, invitavano a mangiare gli scones da Paddy's e a comprare le gonne da Miss O'Hara.
Confesso che, sul momento, trovai la cosa divertente: ma fu solo qualche tempo dopo, con la laurea nel cassetto e il fidanzato nel dimenticatoio, che al sorriso divertito subentrò un sentimento diverso: di una rabbia sorda per le ingiustizie della storia, di compassione per il cieco accanimento della malasorte e di ammirazione- immensa, assoluta, sconfinata - per il modo con cui gli Irlandesi avevano affrontato le loro disgrazie, unendo al coraggio, all'abnegazione e alla dignità che con cui molti altri popoli hanno reagito agli schiaffi della storia, il tratto tutto peculiare del sereno distacco e della dissacrante ironia.
E fu solo quando lessi Le Ceneri di Angela di Frank Mc Court che ogni tassello tornò al suo posto ed anche quei fieri sandwich men divennero gli ultimi protagonisti di un'epopea struggente ed intensa, all'interno della quale la storia di Agnes Browne occupa, di diritto, un posto d'onore.
Sia chiaro: il paragone con il capolavoro di Mc Court termina qui, non solo perchè lo stile, la materia i personaggi e l'impronta narrativa delle due opere sono del tutto diverse, ma anche e soprattutto perchè i romanzi di Brendon O'Carroll non hanno nulla da invidiare a chicchessia, anzi: la tipicità delle storie e dei personaggi di questa saga è tale da metterle al riparo da qualsiasi confronto, come conviene a tutti i capolavori, grandi o piccoli che siano.

L'infanzia di Agnes Browne è un affondo diretto nell'Irlanda delle lotte politiche e sociali degli inizi del secolo scorso, dalle militanze nella Fratellanza della Repubblica d'Irlanda alla nascita del sindacato e al risveglio della coscienza operaia che, nella famiglia della protagonista si vivono in maniera amplificata: prima di sposarsi, infatti , Agnes Browne era Agnes Reddin, di Constance Parker Wills, erede delle omonime Fonderie e di Bosco Reddin, figlio di un eroe dei Sinn Fein e anima del sindacato della fabbrica del suocero. Il quale, ovviamente, non esiterà un attimo a ripudiare la figlia che, dal canto suo, si voterà per la vita al marito, adattandosi a vivere nel quartiere più popolare di Dublino e a fare i salti mortali per far quadrare il bilancio, ricompensata dei suoi sacrifici dall'amore per un uomo leale, onesto, carismatico e coraggioso, la cui storia è il vero filo conduttore dell'intero romanzo. Attorno ad essa, però, si intrecciano mille altri fili, dal rumore dei vicoli del Jarro al silenzio minaccioso dei picchetti nella notte, dall'irriverenza delle battute di Marion alla sacralità di una promessa antica, dalla fatica reale della vita del mercato alla dimensione surreale, rifugio di un'esistenza troppo e troppo a lungo esposta ai colpi dell'ingiustizia e della malvagità del mondo. In mezzo, affetti ruvidi, modi bruschi, battute volgari, risate crasse, e, ovunque, la lezione di una dignità e di un decoro che travalicano privilegi di rango o di nascita o di classe sociale, a ricordarci, se mai ce ne fosse bisogno, che non è dai diamanti che nascono i fiori
Da leggere, assolutamente.
alla prossima
Alessandra

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Di Daniela e Ginevra
English version in blue

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Collage di Picnik

Eccoci arrivati ai coniglietti: iniziamo da quello creato con l'origami: è semplice, grazioso e si presta ad essere un segnaposto colorato e un po diverso per la tavola.
Ecco la procedura spiegata come al solito passo passo .
Here we are bunnies: we start from that created the origami is simple, graceful and lends itself to be a placeholder colored a bit different for the table.
Here is the procedure explained step by step as usual.

DSCF2864

CONIGLIETTO PASQUALE
In questo tipo di origami, per la costruzioni del corpicino del coniglio e della sua testa, bisogna partire dalla "Base triangolare", che si costruisce :

EASTER BUNNY
In this kind of origami, the development of the small body of rabbit and its head, must start from the "triangular base, which is constructed:

Collage di Picnik

Segnate le diagonali e le mediane del foglio quadrato e poi piegate come nella foto. Mark the diagonals and medians of the square sheet and then folded as shown in photo.

Il corpo del coniglietto:
The body of the rabbit:

Collage di Picnik

1)Partite dalla base triangolare. Sollevate in alto la punta destra e sinistra, quindi ripetete dietro. 1) Start in the triangular base. Lift up the tip left and right, then repeat back .

DSCF3203
2)Piegate la punta sinistra oltre la linea centrale, quindi ripetete dietro.
2) Fold the left point over the center line, then repeat back.
DSCF2876

3)Piegate la punta in alto a sinistra come nella foto, quindi ripetete dietro. 3) Fold the tip at the top left like in the picture, then repeat back.

Collage di Picnik
4)Inserite la linguetta triangolare nella tasca, quindi ripetete dietro. 4) Put the triangular flap pocket, and then repeat back.
Collage di Picnik
5) Piegate la punta destra sulla linea centrale inserendola sotto la punta di sinistra, quindi ripetete dietro. 5) Fold the right tip on the central line inserted under the tip of the left, then repeat back.

Collage di Picnik
6)Piegate la punta in alto verso il basso e a destra, quindi ripetete dietro. 6) Fold the tip up down and right, then repeat back.
DSCF2964
7)Soffiate dall’ estremità inferiore per gonfiare il corpo ( sul simbolo della nuvoletta). 7) Blow from 'bottom to inflate the body (the symbol of the cloud).

Collage di Picnik
8)Il corpo del coniglio è terminato. 8) The body of the bunny is finished.

La testa del coniglietto:


The head of the rabbit:

DSCF2946

1) Partite dalla base triangolare. Sollevate la punta sinistra e la punta destra sulla sommità. 1) From the base triangle. Lift the top left and the right toe on top.

DSCF2968
2) Portate le due punte indicate sulla linea centrale. 2) Bring the two points indicated on the center line.
Collage di Picnik
3) Piegate le due piccole punte in alto come indicato. 3) Fold the two small spikes at the top as shown.
DSCF2975
4) Inserite le due linguette nelle tasche corrispondenti. 4) Insert the two tabs into the corresponding pockets.

Collage di Picnik
5) Girate il modello, quindi piegate i lati destro e sinistro del triangolo sulla linea centrale. 5) Turn the model, then fold the left and right sides of the triangle on the center line.

Collage di Picnik
6) Sollevate le punte in basso verso sinistra e verso destra, in modo da fargli assumere la posizione della foto. 6) Raise the tips at the bottom left and right, so it assumes the position of the photo.

Collage di Picnik
7) Piegate come nella foto. 7) Bend as in the picture.

DSCF2989
8) Soffiate nell’ estremità inferiore in modo da gonfiare la testa… 8) Blow in 'lower end so as to inflate the head ...

DSCF2904
9) Ora la testina è pronta! 9) Now the cartridge is ready!

Posate la testolina sul corpo; eventualmente, per renderla un po’ più stabile, fissatela con un po’ di colla o scotch.
Drop the head on the body, possible to make it a little 'more stable, secure with a little' glue or scotch.

Ma se per un qualche motivo, dovesse anche piacervi un coniglietto da assaggiare avrei da suggerirvene un altro , un po' più ghiotto: ma per questo ci sentiremo più tardi!!
Buona Pasqua!! Happy Easter!!

Daniela e Ginevra

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A leggere Agnes Browne Ragazza, ci avrò messo sì e no tre ore. A scrivere due righe di rece, ci metterò tre giorni- perchè non c'è come con i libri "senza filtro", quelli per cui dopo tre pagine non c'è più la parola scritta a fare da tramite fra te e la storia, che io fatico a mantenere quel minimo di distacco necessario a parlarne senza doversi soffiare il naso ogni tre per due.
Quindi, ci tocca aspettare: a voi, la recensione, a me la lettura del libro successivo, In Viaggio Contromano, che è lì sul comodino che mi dice "leggimi leggimi" ma a cui, per ora, sto resistendo, stoica.
Nelle more dell'attesa, sto copiando tutte le rece sulla pagina dei fans di FB, nella sezione delle Discussioni.
Onestamente, non ho ancora capito perchè lo stia facendo, anche se al momento il colpo d'occhio non mi dispiace. Sto addirittura pensando di recuperare anche quelle su aNobii, in una sorta di Summarium, così da avercele tutte lì, in una botta sola.
Dopodichè, i casi saranno due
- o proseguirò nella foga della collezione, trasferendo su FB tutto quello che ho scritto dalle origini ai giorni nostri, letterine a Babbo Natale e formazioni del Genoa comprese
- oppure mi fermerò lì, a chiedermi cosa diavolo ne faccio, di tutta quella roba
Nella prima ipotesi, siete pregati di contattare la Dani, che ha il numero del Dipartimento di Igiene Mentale più vicino alle nostre case; nella seconda, invece, bisogna che mi diate una mano a pensarci un po' su
E' chiaro che se non fossi in mezzo a 'sti indici, col cavolo che mi sarebbe venuto in mente di fare tutto questo lavoro: ci avevo provato, tempo fa, ma solo per rendermi conto sul serio se avere una pagina dei fans su MT andasse oltre al riquadro dei suddetti che ti fanno ciao alla destra del blog.
Stavolta, invece, è partito tutto da una considerazione diversa, vale a dire dalla struttura da "panta rei" tipica di ogni blog, per cui si vedono solo le cose pubblicate dall'oggi al domani e recuperare i post passati è un delirio. Per carità, con le ricette va benissimo: uno arriva, mette i dati nel motore di ricetta et voilà, bell'e che fatto. Ma con i libri, è parecchio diverso.
Per carità, anni di niusletter insegnano che io sono capace di chiacchierare per ore anche di stufati alla birra e minestrine in brodo e resto convinta che la cucina sia uno dei modi più intimi ed efficaci per esprimersi e per comunicare.
Ma parlare di libri è tutt'altra cosa: non più nobile o più elitaria, ma semplicemente diversa, perchè diverso è il modo con cui un libro "parla"- con noi, nei vari momenti della nostra vita, a noi, nella varietà del nostro sentire e del nostro capire. Fateci caso: quante volte abbiamo trovato messaggi sconvolgenti in libri che per anni non eravamo riusciti neppure ad aprire? e quante volte abbiamo colto sfumature e significati che in letture precedenti ci erano sfuggiti? e quante volte ancora il libro che per noi è stato il peggiore dell'anno è piaciuto immensamente ad un nostro amico? A me è capitato un sacco di volte: non mi vergogno a dire che sono riuscita a leggere Dostojewski dopo i trent'anni e che ho capito la Austen dopo i quaranta: ma se non avessi avuto sempre a portata di mano Delitto e Castigo e Orgoglio e Pregiudizio, chi mi dice che non mi sarei fermata alle impressioni dell' 'oggi", precludendomi l'arricchimento che invece ho avuto dalle stesse letture, fatte in tempi più maturi?
Intendo dire, cioè, che per me i libri devono stare "tutti lì". E così come lo faccio nella vita reale- ho librerie chilometriche, con libri su tre file, lo faccio pure in quella virtuale, considerato, a maggior ragione, che qui lo spazio non manca. Mancano, semmai, le idee su come sfruttarlo al meglio: ma ci possiamo pensar su, cosa ne dite?
buona serata
ale
P.S. Quello che avevo detto sul libro che mi tenta dal comodino e su di me che resisto, è vero solo a metà. La prima ovviamente...


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di Alessandra


red velvet (beetroot) cake


Ve lo ricordate il post sui cimiteri?
Quello dove la grande comunità del blog ha dato il meglio di sè nei commenti?
Ecco, io no.
Nel senso che, siccome qui sopra ci scrivo solo cose normali non è che il fissarle per iscritto conferisca loro un maggiore rilievo: che poi siano normali solo per me, questo è un altro discorso, che nulla toglie al fatto che io non ci faccia caso più di tanto e che quindi mi dimentichi di aver raccontato urbi et orbi i miei affari.
Quindi, quando ieri, parlando con un'amica, assidua lettrice di MT, le ho detto che all'epoca in cui viveva negli USA , Giulio abitava da un becchino, non intendevo scatenare nessuna reazione inconsulta come quella che ne è venuta fuori ( e da cui naturalmente prendo le distanze: sono una persona seria, io....)
Anche perchè, se Giulio non avesse abitato lì, non sarebbe mai potuto entrare in possesso di uno dei cimeli di famiglia, vale a dire la raccolta delle ricette di tutte le torte con cui le donne devote del Missouri (le famose Pie Women) erano solite abbellire le bancarelle nelle varie feste parrocchiali, intitolato nientemeno che "From the Good Cooks At Thr Gower Christian Church". Praticamente, uno scrigno di bontà, stando alla copertina e all'indice: "Grandma Burnham's Brown Bread, Luscious Lemon Bar Cookies, Delicious Chocolate Fudge, Marble Marvelous Cheesecake", che la mente associa subito a robe goduriosissime, tripudi dei sensi, trionfi di lussuria e perdizione... Peccati mortali, insomma. Nel vero senso della parola, però. E se non ci credete, leggete qui
Pistachio Cake
1 preparato per torta margherita
1 pacchettino di pudding al pistacchio
3 uova
1 tazza di olio
1 tazza di SEVEN UP (la Zup di Muscaria)
1/2 tazza di noci a pezzetti
Procedimento
Unire tutti gli ingredienti e mescolarli a velocità media per 3 minuti. Infornare per 50 minuti a 180 gradi, lasciar raffreddare nello stampo per 15 minuti, sformare e far raffreddare completamente.
Per la Glassa (credevata, eh, che fosse finita qui???)
1 pacchettino di pudding al pistacchio
1 busta di Dream Whip ( questa ce l'avevamo anche noi: è quella specie di bario che, da montato, si trasformava in schiuma da barba)
1 tazza e mezza di latte freddo
Mescolare a velocità bassa per 1 minuto. Aumentare fino alla velocità media e continuare a mescolare per 5 minuti- perchè, si sa, se non si mescolano a lungo, le torte non vengono buone...

red velvet (beetroot)cake



Prima che cominciate a preoccuparvi, la ricetta qua sotto, che pure è americana, ma americana, ma americana che di più non si può, non proviene da questo compendio di sonore schifezze, ma da un sito/blog statunitense di cui ho perso tutti i riferimenti- che metterò subito, nel caso l'autore passasse di qui. Siccome non so più da dove l'ho presa, non sono neppure potuta andare a farmi un ripasso sull'origine di questa torta, il che rende praticamente certo che da qui in poi snocciolerò una serie di cavolate galattiche (da qui in poi: sia chiaro).
Dunque: la Red Velvet è una torta di cioccolato a cui viene aggiunta una quintalata di colorante rosso e che per tradizione si prepara a San Valentino. In origine, però (butto lì i Pilgrim Fathers), il rosso da cui il dolce prende il nome era dato dalla barbabietola, che insieme al cacao ne costituiva l'ingrediente principale. Quindi, quella che segue è una versione quanto più possibile vicina all'originale, con la barbabietola al posto del colorante, ed è una vera scoperta, almeno per me. Del sapore peculiare della barbabietola resta poco o nulla, mentre la torta acquista una morbidezza fuori dal comune, che resta inalterata per diversi giorni, tanto che, mentre la assaggiavo, mi è venuta subito in mente la torta 3C- quella con la Coca Cola- di cui potrebbe costituire una variante più sana e leggera.

RED VELVET BEETROOT CAKE



red velvet (beetroot) cake

230 g di farina autolievitante
100 g di cioccolato
125 g di burro salato
100 g di cacao (facoltativo)
3 uova grandi
200 g di zucchero di canna
25o g di barbarietola grattugiata

Accendere il forno a 180 gradi e imburrare bene uno stampo a ciambella
Far fondere il burro e il cioccolato a bagnomaria
Montare le uova con lo zucchero e quando sono belle spumose, aggiungere la barbabietola grattugiata finemente; unire il cioccolato e il burro fusi, mescolando bene per far amalgamare tutti gli ingredienti. In ultimo, la farina setacciata (eventualmente con il cacao)
Versare il composto nello stampo e far cuocere a 180 gradi per 35/40 minuti (prova stecchino)
Io l'ho lasciata così, per darvi l'idea del colore che prende, ma negli U.S.A. la decorano con tutto: dalla glassa al cioccolato fuso, allo zucchero a velo. Liberi di sbizzarrirvi come volete, quindi. Intanto, sempre buona resta.





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monterosso 386


Ancora 5 Terre, ancora un percorso lungo la costa verso La Spezia per arrivare alla Terra più alta: 33 rampe con 377 gradini di pietra ti portano dal mare verso il piccolo borgo di origine romana arroccato su un promontorio sul mare. Le vigne lo circondano e il suo vino era conosciuto già a Pompei!! Un'antica rocca ormai in rovina a strapiombo sul mare li proteggeva dalle incursioni di predoni del mare. La vista che si gode da lassù è mozzafiato!! Anche qui una piccola citazione. Nel suo Decamerone, alla 10a giornata, Boccaccio fa proporre una cura miracolosa per il mal di stomaco di un suo personaggio :"Ghino, udito questo, si partì, e pensossi di volerlo guerire senza bagno; e faccendo nella cameretta sempre ardere un gran fuoco e ben guardarla, non tornò a lui infino alla seguente mattina; e allora in una tovagliuola bianchissima gli portò due fette di pane arrostito e un gran bicchiere di vernaccia da Corniglia, di quella dello abate medesimo, [.....]" E dopo 377 gradini come negare a chiunque un bel bicchiere di vino bianco ghiacciato?


Buona serata




Daniela

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