Di Daniela

Parliamo ancora un po' di fiori? Per esempio quali sono i vostri fiori preferiti? siete più profumate rose - rosa
prova fiori 019
o bianche
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o gialle magari
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o orientaleggianti peonie
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o forti camelie
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o allegri narcisi
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o sofisticate orchidee
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o magari semplici ed eleganti calle?
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Conoscete il linguaggio dei fiori? Sapete quali sono i messaggi per ognuna di queste meraviglie? In ultima analisi : dimmi che fiore prediligi e ti dirò che sei!!!! Vi darò alcune anticipazioni : la camelia vuol dire sacrificio. E' un pegno e un impegno ad affrontare ogni sacrificio in nome dell'amore. se regalata è un segno di stima. L'avreste detto? Oppure il narciso : ovvero autostima, vanità ed incapacità d'amare. e che dire delle calle : sono l'emblema della bellezza, semplice e raffinata.
Dopo aver fatto scorpacciata di fiori direi che non ci rimane moltissimo tempo per cucinare: che ne dite perciò se vi propongo una non-ricetta da pochi minuti, ma gustosa e super light? Mi è stata suggerita da Giancarlo , una persona dai mille talenti!!!! Eccovi il suo

PETTO DI POLLO AL LIMONE CON RIDUZIONE AL LIMONE E 4 PEPI

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Ingredienti per 2
1 petto di pollo tagliato a fettine (ma sono perfette anche le cosce o le ali a seconda dei vostri gusti)
3 limoni
olio e.v.o
pepe misto (rosa, verde, nero, bianco)
1 cucchiaino di fecola di patate
1/2 bicchiere d'acqua
sale

Spremete i 2 limoni e mettete il loro succo in una terrina, con una spruzzata di pepe appena macinato, sale e 3 cucchiai di olio. Emulsionate bene. Prendete le vostre fette di petto di pollo (o cosce o ali) e immergetele nella marinatura, dove dovranno stare per circa un quarto d'ora. Questo passaggio oltre a dare un ottimo sapore alla carne, elimina anche qualunque sentore di "frigorifero" questa abbia acquistato.

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Intanto spremete 1 altro mezzo limone : mettete il succo in un pentolino, aggiungete 1/2 bicchiere d'acqua, sale pepe anche qui e unite mescolando con la frusta il cucchiaino di fecola di patate, in modo che non si formino grumi. Mettete il pentolino sul fuoco e, sempre mescolando , fate sobbollire la salsina fino a quando non avrà preso una consistenza cremosa , riducendosi della metà. Potete aggiungere anche un po' di buccia grattugiata (ovviamente se il limone non è trattato) che aggiunge profumo al tutto. Trascorso il quarto d'ora cuocete in una ampia padella a fuoco vivace il vostro petto di pollo scolato dalla marinatura, e fatelo dorare bene da entrambe le parti.
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Cuocetelo per qualche minuto, salate e portate in tavola il vostro pollo accompagnato da una fresca insalatina e dalla sua salsina al limone. Semplicissimo, veloce e gustoso, ma soprattutto light (che ne dici Stefi?) ! Ovviamente sia per la marinatura cjhe per la salsa, potete sbizzarrirvi a volontà aggiungendo spezie profumate o senape, o magari curry, specialmente nella salsina.
Buon appetito
Dani


LEMON CHICKEN BREAST WITH LEMON REDUCTION WITH 4 PEPPERS

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Serves 2
1 sliced chicken breast (but are also perfect thighs or wings depending on your taste)
3 lemons
Oil e.v.o
mixed pepper (pink, green, black, white)
1 teaspoon potato starch
1 / 2 cup water
salt
Squeeze 2 lemons and put the juice in a bowl with a sprinkle of freshly ground pepper, salt and 3 tablespoons of oil. Mix well. Take your slices of chicken breast (or thighs or wings) and dip them in the marinade, in which should stay for about fifteen minutes. This step in addition to providing a great flavor to meat, it also eliminates any hint of "refrigerator" that has purchased.
Meanwhile, squeeze another half lemon : put the juice in a saucepan, add 1 / 2 glass water, salt and pepper and add, stirring with a whisk , a teaspoon of potato starch. Put the saucepan on the medium heat and, stirring constantly, simmer the sauce until it has taken a creamy consistency, reducing by half. You can add a little grated 'zest of lemon (obviously if the lemon is not covered) that adds fragrance to the whole. After the quarter-hour cook in a large skillet over high heat your chicken breast drained from marinade, and let it brown well on both sides.
Cook for some minutes, add salt and bring to the table your chicken accompanied by fresh salad and its dressing with lemon sauce. Simple, fast and tasty, but especially light (how about Stefi?)? Obviously both the marinating and the sauce, can be changed at your will by adding fragrant spices or mustard, or even curry, especially in the sauce.
Bon appetite
Dani

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Cosa potrei scrivere di Londra? Confesso, per una volta, sono quasi senza parole.... Stando lì si ha la sensazione di essere nel centro pulsante della vecchia europa : la storia, l'arroganza isolana, la modernità, la cultura.... e la Regina e le parate e le parrucche e i teatri e i musei : insomma , in una parola, Londra!!!!!
Buona serata a tutti
Dani

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di Alessandra
English Version Below

sally lunn buns

Correva l'estate 1992- e il primo che chiede "dov'è che andava?" lo sbatto fuori da qui per sempre... Ecco, ho perso il filo.
Ricomincio.
Correva l'estate del 1992 quando, per tutta una serie di ragioni che non sto qui a ricordare (fidanzato bastardo incluso) decisi su due piedi di mandare a monte le vacanze con gli amici e di girarmi in lungo e in largo la Gran Bretagna, con mia madre. Se dieci anni prima, quando le ferie da sole erano un miraggio e le estati coi genitori una inevitabile condanna, mi avessero detto che mi sarei passata l'agosto dei miei 26 anni con mammina, minimo minimo mi sarei sparata in bocca. Invece, si trattò di un viaggio bellissimo, "al femminile" al punto giusto e "nostro"al punto giusto, come poteva esserlo un ripercorrere, da adulte e insieme, quelle che, per entrambe, erano state le tappe di una formazione umana, prima ancora che professionale e culturale.
Eravamo partite così, senza prenotazioni e itinerari, forti lei di un'esperienza da vendere, io di un'incavolatura da smaltire, alla ricerca dei tasselli mancanti di un Paese che credevamo di conoscere al km e che, neanche a dirlo, ci sorprese di nuovo, in lungo e in largo- dalla cattedrale di Exeter sotto il temporale alla linea ferroviaria Glasgow - Mahalaig, in un itinerario scandito da quadri, libri e sale da tè: Betty's a York, la chiesa di S. Nicola ad Aberdeen e, soprattutto, Sally Lunn a Bath.
Onestamente, non so se Internet già ci fosse, nel 1992; e, altrettanto onestamente, Bath non era ancora rientrata, nelle mie scorribande mangerecce nella perfida Albione. Altrimenti, mai nella vita mi sarei sognata di entrare con leggerezza in quello che, nel giro di qualche minuto, sarebbe stato destinato a diventare, per me, uno dei templi della gastronomia inglese, icona i tutte le bontà di OltreManica, tappa obbligata nel giro del mondo dei gourmand: perchè è da Sally Lunn che si mangiano i famosi Buns.
Che, con raro acume e con altrettanto raro spirito di inventiva, si chiamano nientemeno che Sally Lunn Buns e che, con adeguata fantasia, costituiscono l'asse portante dell'intero menu del locale, dall'antipasto al dolce. In pratica, cambia la farcitura, ma la base resta inevitabilmente la stessa.
A vederli, potrebbe prendervi un coccolone: nel senso che vi vengono serviti già farciti e tagliati in 4, all'epoca nella sola forma standard- quella da colazione per il reggimento, per rendere l'idea. Basta il primo morso, però, per riconciliarvi con tutto il resto, dalle calorie in poi- perchè, per quanto di pan brioche si tratti, questo ha qualcosa in più che lo rende straordinariamente mobido, umido e versatile, perfetto per il dolce così come per il salato.
E questo qualcosa in più, naturalmente, altro non è che la ricetta segreta.
Toglietevi dalla testa di recuperarla, perchè purtroppo non c'è. Parola della sottoscritta che la cerca dai primi mesi di vita del blog, spulciando siti internet, riviste di cucina, persino i taccuini storici delle ricette vintage: niente di niente. Anzi, le pochissime cose che ho trovato in rete sono delle bidonate solenni, con le taglie forti dei buns mortificati nelle forme delle brioches perchè così ci stanno, in foto, e con ingredienti e proporzioni che tutto fanno presagire, al gusto, fuorchè la delicata morbidezza dell'originale.
Lo dicevo a mia madre, l'altro giorno, pure in chiave lamentosa, " con tutto quello che gira in internet, porco cane, ora c'è pure la focaccia del nonno, possibile che di 'sta meraviglia non ci sia traccia" e stavo già per proporle di rassegnarci a tornarcene a Bath, quando lei mi ha interrotto e mi ha detto che la ricetta, noi, ce l'abbiamo.
Oh yeah.
Presa direttamente dal bancone del locale, nell'agosto del 1992.
Oh yeah 2
Perchè all'epoca ancora era pubblica.
Oh yeah 3
E, come se non bastasse, che il foglietto originale lo aveva dato a me.
Gli oh yeah si interrompono qui.
Perchè se volete avere la certezza matematica di perdere qualcosa, mettetelo su un foglietto e datelo alla sottoscritta. Non lo troverete mai più.
Però, siccome la mamma mi conosce bene, se ne era fatta una copia, conservata gelosamente insieme alle scatole (originali anch'esse) dei buns che portammo a casa, per consolare gli afflitti rimasti ad aspettarci.
Copiare gli ingredienti e metter su l'impasto è stato tutt'uno e vi lascio immaginare l'ansia dell'attesa, resa ancora più lunga da una lievitazione lenta , da una cottura "in crescendo", da tempi di raffreddamento obbligati, che se lo sformi da caldo ti si sbriciola in mano.
Alla fine, 'sto benedetto "primo morso" l'ho dato.
Ed era tutto talmente uguale, ma talmente uguale, ma talmente uguale a vent'anni fa che scommetterei tutto quello che volete che se questa non è la "The Original Recipe" poco ci manca. A voi va bene, ovviamente, per due motivi.
Il primo- che poi è il più importante- è che vi beccate una ricetta superlativa, da straporca figura, facilissima da fare e, almeno finora, diversissima dal "solito" pan brioche.
Il secondo- non meno trascurabile- è che ve la cavate con un post relativamente breve. Intendo dire che per una robina come la madeleine, Proust ci ha scritto qualcosa come la Recherche. Mentre qui sopra ce la sbrighiamo con un semplice oh yeah. Elevato alla enne, si intende...

SALLY LUNN BUNS

sally lunn buns

La "soffiata" dalle cucine di Sally Lunn non è andata oltre le dosi, che vi trascrivo in originale, con traduzione, conversione e modifiche. Per il procedimento, mi sono affidata al solito, vecchio modo per preparare la pasta brioche che, visto il risultato, ha funzionato alla grande

1/3 cup sugar (75 g)
1/3 cup butter (115 g)
1 1/2 tsp salt ( 1 cucchiaino e mezzo di sale fino)
1 cup scalded and cooled rich milk (250 ml, latte intero, scaldato e fatto raffreddare)
1/4 cup warm water (60 ml di acqua tiepida)
1 c. yeast ( qui, non si è capito: nel dubbio, una bustina di lievito secco)
3 eggs beated (leggermente sbattute, sul grosso)
4 cup flour, sifted (500 g di farina setacciata)

sally lunn buns

Ho fatto sciogliere il lievito nell'acqua tiepida, insieme ad un cucchiaino di zucchero e, appena son cominciate le bolle, ho aggiunto tutti gli altri ingredienti, latte tiepido incluso.
Ne ho ottenuto un impasto molto appiccicoso, tant'è che ho dovuto aggiungere 2 cucchiai di farina e lavorare molto: almeno 10 minuti con l'impastatrice. Il consiglio, come sempr,e è di procedere con cautela, quando si tratta di aggiungere i liquidi.
In ogni caso, alla fine, ho ottenuto un impasto meraviglioso, liscio e molto idratato.
Ho fatto lievitare fino al raddoppio: circa un'ora e mezza, come succede per gli impasti grassi.
Poi, ho abbattuto l'impasto, l' ho rimpastato a mano per altri 5 minuti e l' ho suddiviso in due stampi: l'ideale sarebbe stato lo stampo da panettone basso ma, in mancanza di quelli, ho usato uno stampo da soufflè (il più piccolo, quello in foto) e uno più grande da timballo. La misura giusta è la prima, tant'è che il bun stava perfettamente nella sua scatola, neanche a farlo apposta.
Seconda lievitazione, anche qui fino al raddoppio, e poi in forno: li ho infornati con il forno freddo e la temperatura programmata a 180 gradi, per mezz'ora, li ho lasciati raffreddare e poi li ho sformati.
Potete farcirli come volete- il classico è con burro fuso, salmone affumicato e aneto nella versione salata, panna e marmellata di fragole in quella dolce- perchè sono buoni in tutti i modi. L'unica critica, neanche a dirlo, è venuta dal marito, che li ha trovati troppo dolci. Nulla vi vieta di ridurre lo zucchero, ovviamente: però, in quel caso, non chiamateli Sally Lunn Buns...
buona giornata
Ale

English Version

SALLY LUNN BUNS

sally lunn buns

1/3 cup sugar (75 g)
1/3 cup butter (115 g)
1 1/2 tsp salt
1 cup scalded and cooled rich milk (250 ml)
1/4 cup warm water (60 ml)
1 c. yeast (25 g)
3 eggs beated
4 cup flour, sifted

Dissolve yeast in warm water, with a teaspoon of sugar and let rest for 15 minutes; then , add all the other ingredients, including warm milk.
I've got a very sticky dough, so that I had to add 2 tablespoons of flour and a I had to kenad a lot, with mixer. It's better to proceed cautiously with liquids....
Anyway, at least I got a wonderful dought, very smooth and hydrated.
I did it rise until doubled, approximately an hour and a half, as it does for fat mixtures.
Then I kneaded the dought by hand for 5 minutes and I divided it into two molds (if you don't have the low panettone mold, you can use a souffle mold- the smallest one in the photo)
Let them rise for the second time, until doubled (about 2 hours)
I baked them starting from a cold oven, set at 180 degrees for half an hour
.
Let them cool, until removing from the mold
Serve filled with butter and smoked salmon or with cream and strawberry jam
Buon Appetito
Alessandra

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Di Daniela
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Una picola premessa: dico sempre che sono toscana e non ligure se non di adozione e per una minuscola frazione di dna. Però l'amore per questa terra è nato con gli anni e soprattuto con la mia "permanenza" vacanziera a Monterosso da sempre.... e mi piace così tanto che ne ho appeso un pezzetto anche nella mia cucina.....

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Tutto questo per dire che, parafrasando De Andrè, quando ami una terra impari a conoscerne i segreti e tra questi anche la cucina. E la cucina ligure ha perle di semplicità saporitissime come quella che ho scelto per voi oggi.
Avete preparato la focaccia tradizionale che vi ha suggerito Ale? Si o no? Perchè se la risposta è no, allora non vi meritate assolutamente la ricetta che sto per proporvi , che insieme all'altra, forma ciò che si definisce un must assoluto per chi viene a Genova (o per chi ci vive , ovviamente!). Si tratta della goduriosissima focaccia di Recco, o meglio, per evitare problemi col marchio registrato, la focaccia al formaggio tipo Recco!!! Comunque che sia tipo o no, questa ricetta che mi è stata data anni fa da una carissima amica che a sua volta la aveva da sempre, è di una rara squisitezza, tant'è che ogni volta che l'ho preparata per qualcuno di "nuovo" ho sempre dovuto rifarla a tempo breve per gli stessi "avventori" perchè tutti volevano riassaggiarla subito. E' molto semplice, ma davvero buonissima, e sia semplice che "pizzata" costituisce un piatto unico particolare che piace anche ai bimbi!
allora partiamo con la nostra

FOCACCIA AL FORMAGGIO TIPO RECCO

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Ingredienti per 2 teglie rotonde da 40 cm di diametro
500 gr di farina
300 ml di acqua
1 cubetto di lievito di birra fresco
sale
3 cucchiai di olio di oliva
650/700 gr di stracchino (crescenza)
2 tazze di latte

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Preparate l'impasto. Ovviamente la quantità di acqua che vi servirà potrà essere diversa a seconda del tipo di farina. Cominciate con un po' meno e poi eventualmente aggiungetene per ottenere un impasto soffice ma non appiccicoso. Sciogliete dentro l'acqua tiepida il lievito di birra sbriciolato, unitelo a poco a poco alla farina e lavoratelo a lungo. Aggiungete i 3 cucchiai di olio e per ultimo il sale. Lavorate ancora bene il tutto, poi fatene una palla e mettetela in un recipente, cosparso di farina, copritela con un telo e sistematela in un luogo tiepido a lievitare per almeno 2 ore. Mentre aspettate che la lievitazione abbia luogo, preparate lo stracchino, mettendolo in una grande zuppiera e schiacciandolo con una forchetta. Unite il latte e continuate a mescolare con la forchetta fino a ridurre il tutto in una poltiglia non eccessivamente fluida, ma morbida. Io ne tengo sempre da parte qualche pezzetto per aggiungerlo "intero". Dopo le 2 ore riprendete la pasta sgonfiatela e dividetela in 4 parti. Ungete le 2 teglie accuratamente. Tirate le sfoglie sottilissime e stendetene una sul fondo di ogni teglia, accuratamente unto, coprendo anche il bordo . Versate su questa base la metà del composto di latte e stracchino. Spargetela bene aiutandovi con un cucchiaio e ricoprite il tutto con la seconda sfoglia. Sigillate le 2 sfoglie passando sul bordo il mattarello e mettete le teglie da parte. In un piccolo contenitore emulsionate la stessa quantità di acqua e olio e con un pennella, passatela su tutta la superficie della vostra focaccia. Spargete anche un po' di sale.

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Fatto questo, con le mani strappate qua e là la sfoglia superiore allontanando i lembi in modo che fuoriesca un po di "ripieno".

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Fatto anche questo la vostra focaccia è pronta per essere infornata a metà altezza a 200° per 5 minuti e poi per altri 10 con solo il grill.

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Deve essere così come colore, cioè leggermente dorata. Volendo potreste anche strappare un po' di più la superficie, ma a me piace sentire la pasta leggermante croccante.
P.S. volendo, prima di strapparla, potreste spargere sulla superficie un po' di polpa di pomodoro, con una spolverata di origano, un po' di sale e un filo d'olio. Poi procedete a "strappare". Si chiama "pizzata" ed è ' squisita anche così....
Non possodirvi altro che PROVATELA : ne vale assolutamente la pena!!
Buon appetito

Dani

Have you prepared the traditional focaccia that Ale suggested you? Yes or no? Because if the answer is no, then you deserve absolutely the recipe I am going to propose today, that together with the other, form what is called an absolute "must" for anyone coming to Genoa (or people who live there, of course!). It's the Recco's focaccia , or, to avoid trademark problems, focaccia with cheese like Recco's! However this recipe was given to me years ago by a dear friend of mine, who in turn had it for many years, and it's very simple but really tasty : so much that every time I prepared for someone " New "I always had to do it again for the same " customers " because everyone liked it!!!! Simple or "pizzata" is a unique dish that appeals to children too! So we start with our
Focaccia with cheese like "Recco"(Genova)

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Ingredients for 2 round pans 40 cm in diameter :
4 1/2 cups of flour
1,3 cups (300 ml) water
1 cube of fresh yeast
salt
3 tablespoons olive oil
23 oz stracchino
(creamy white cheese )
2 cups milk

Prepare the dough. Obviously the amount of water you will need will be different depending on the type of flour. Melt into the warm water the yeast crumbled, add it gradually to the flour and knead for a long time. Add 3 tablespoons oil and salt last. Still worked well together, then do one ball and put it in a large bowl, covered with flour, cover with a cloth and place it in a warm place to rise for at least 2 hours. While waiting for the rising take place, prepare the cheese (stracchino- creamy white cheese), putting in a large bowl and smashing it with a fork. Combine the milk and continue stirring with a fork to cut up everything into a mush not too smooth, but soft. After 2 hours take the dough and divide into 4 parts. Grease the two pans thoroughly. Roll out the pastry thinly and put one on the bottom of each pan and carefully anointed, covering also the board. Paid on this basis half of the mixture of milk and stracchino cheese. Spread well with the aid of a spoon and cover everything with the second pastry. Seal the 2 layers with a rolling pin and put the pans aside. In a small container emulsifythe same amount of oil and water and, with a brush, pass over the surface of your focaccia. Sprinkle a bit 'of salt.
After this, with the hands rip the top sheet so a bit of "filling" come out.
Now your focaccia is ready to bake at mid-height at 392 F° for 5 minutes and then for another 10 min. with only the grill.
Must be slightly golden. Wishing, you could also rip a bit 'more of the surface, but I like to hear the crisp dough.
P.S. if desired, before ripping it, you could spread on the surface a bit 'of tomato sauce, sprinkled with oregano, a bit' of salt and a drizzle of oil. Then proceed to "rip". It's called "pizzata" and it’s'delicious even so ....
I just can tell you one thing: try it, it's absolutely wonderful!
Bon appetite
Dani

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Herman Koch, La Cena

"Troppo amore non fa bene ai figli... Un thriller senza respiro, dove nessuno è innocente" (Niccolò Ammaniti)

Questo è quello che recita la fascetta sulla copertina della copia che ho comprato l'altro giorno, subito sotto il giubilante "due edizioni in una settimana". Il che, su menuturistico, è di solito foriero di sventura, per cui confesso che ci ho pensato parecchio, prima di proporlo come testo da leggere insieme la prossima volta.
Poi, però, la curiosità ha avuto la meglio.
L'autore è Herman Koch, un giornalista olandese che già si era cimentato con qualche romanzo, senza mai neppure sfiorare il successo planetario di questa sua ultima fatica, calata come un fulmine nel mondo dell'editoria e dei libri in genere, a far razzia di una miriade di riconoscimenti, fra cui il Premio del Pubblico 2009. Da noi è uscito a gennaio di quest'anno e dopo una settimana era già alla seconda edizione, secondo un copione che si è pu ntualmente ripetuto in tutti i Paesi dove è stato pubblicato.
La cena del titolo è l'unità di tempo e di luogo in cui si svolge il romanzo: al tavolo di un ristorante stellato, in una non ben precisata località dell'Olanda, siedono due fratelli, con le rispettive mogli. Ben lungi dal trascorrere una serata di piacere, i quattro cercano di proteggere i loro figli, autori di un delitto atroce- e questo mentre si susseguono le portate, presentate da un maitre cerimonioso, ignaro di quello che i suoi commensali stanno decidendo.
L'argomento, è chiaro, è spinoso e finisce per coinvolgere tutti gli aspetti più biechi della nostra società: lo si intuisce dall'interrogativo della quarta di copertina, che si chiede di cosa siamo capaci per proteggere i nostri cari e fino a dove può spingersi la protezione dei genitori verso un figlio che ha commesso qualcosa di ingiustificabile, che potrà rovinare la sua vita per sempre.
Questo è, dunque, il fulcro su cui ruota l'intera storia, che si snoda per 286 pagine: mi è stato assicurato che, una volta ingranata la marcia della lettura, la storia scorre veloce e, alla fine, si sta col fiato sospeso, in attesa del colpo di scena che, vi preannuncio, ci sarà. Per cui, non starei a dilatare troppo i tempi del nostro appuntamento: il solito mese, potrebbe andar bene, cosa dite?
Intanto, eccovi gli estremi:
Herman Koch,
La Cena
Neri Pozza- Bloom
16 euro

Tre cose ancora:

la prima: sebbene non fosse nelle mie intenzioni riproporre un libro "tosto", non ho potuto fare diversamente. Rispetto a Un Uomo Solo è davvero tutt'altra cosa, ma proprio tutta:-tutta-tutta però, una lettura leggera non è, non tanto per lo stile, che scorre, quanto per le tematiche che affronta. Nello stesso tempo, mi sembrava una buona idea poterci confrontare, stavolta, con degli argomenti più attuali e più "aperti", in una società che da anni ha preso la china del dispregio dei propri valori. Per l'estate, prometto qualcosa di più lieve, compatibilmente con i limiti di una lettura comune: intendo dire che, per quanto io adori Nero Wolfe, non potrei mai proporlo come testo su cui discutere- e lo stesso vale per la Kinsella e le sue amiche, detto con tutto il rispetto di questo mondo e con tutti i loro libri impilati in libreria

la seconda: sono a rischio bidone anch'io. Questo era chiaro sin dagli inizi, ma lo ribadiamo qui: io non consiglio libri che ho già letto. Mi limito a sceglierli, tenendo conto di un tot di parametri, uno dei quali è quello appena detto e l'altro è la pubblicazione recente. Per il resto, è un salto nel buio pure per me. Mi è andata bene con Isherwood (che, per inciso, non è per niente il mio genere), può andarmi male con Koch e con i testi successivi. Mi auguro di no, ovviamente, ma le regole del gioco sono queste e a queste sto.

la terza: detesto gli incensamenti, meno che mai se ci sono di mezzo io, per cui non vi dirò mai che la scorsa notte è stato bellissimo:-)
Però, se avete il tempo e la pazienza di andarvi a rileggere il post di Un Uomo Solo, lo capirete da soli.
Non so come dirvi grazie.

Dito qui sotto, dai...
Ale




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di Alessandra

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...mia nonna si sta rivoltando nella tomba...
E con ragione, direi: perchè a Genova, cuocere il pesto è un sacrilegio. Senza se e senza ma.
L'unica ricetta esistente col pesto cotto sono le famose (famigerate???) lasagne alla Portofino, che però, come dice il nome, son roba da foresti. Qui da noi, o crudo, o niente
A me, questo imperativo categorico ha sempre un po' sorpreso. Sia chiaro: non mi sono mai sognata di violarlo, un po' per dogmatismo (mia nonna non era il tipo da cedimenti, e su Genova e la sua storia, meno che mai), un po' per esperienza, avendo toccato con mano, anzi, con lingua, che il pesto cotto fa abbastanza schifo.
Quello che mi sorprendeva, invece, era la corrispondente libertà nella scelta degli ingredienti con cui ciascuno, a casa sua, preparava questa salsa. Sì, lo so che la ricetta è una, che c'è il capitolare, che abbiamo tutti i marchi di questo mondo. Ma se aveste fatto un giro delle tavole dei Genovesi, trent'anni fa, vi sareste accorti subito della diversità delle ricette. Per dire, io conoscevo una signora che ci metteva dentro un tuorlo e che continuava a sostenere che era così che andava fatto. E anche mia nonna, che, da antesignana del Km 0, normalmente disprezzava il burro, ne metteva una noce, per stemperare il forte dell'aglio. Come dire, cucina che vai, pesto che trovi.
Ciononostante, nessuno si sarebbe mai sognato di farne un uso improprio come quello che vedete in foto e che è il prodotto delle mie fatiche domenicali. Nessun genovese, intendo: ma se si varcano i confini della Superba e agari si seguono le orme di Colombo, allora sì, che di simili fantasticherie se ne trovano, insieme alle mille altre che hanno come protagonisti tutti i prodotti della nostra tradizione, dagli spaghetti in giù. Se però, personalmente, non riuscirò mai ad accettare della pasta scotta a contorno di una bistecca o servita assieme alle polpette, su questo pane ho chiuso un occhio e mi son detta "perchè no?", complice anche una vaschetta di pesto comprato nel frigo, residuo del cocktail vulcanico di due sabati fa.
Il risultato è assolutamente scenografico e- nonna, tappati le orecchie- pure gustoso. Lo si può mangiare così, oppure, come mi suggeriva Annalu, come base di una bruschetta con pomodorini conditi. Non c'è limite alla fantasia, insomma: anche perchè lo scempio è già stato compiuto....


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La fonte è qui , dove ci sono tutti i passaggi ortodossi. Io, neanche a dirlo, ho fatto una variazione, che poi si è rivelata fonte di un po' di casino nella composizione della treccia: il procedimento originale, infatti, prevede di suddividere in due l'impasto e di preparare due pani separati. Siccome temevo un risultato finale troppo sottile, ho modificato un po' i passaggi, partendo da un unico pane e suddividendolo il due al momento di metterlo in teglia. L'intoppo si è verificato al momento della formazione della treccia, che lì per lì è venuta sfilacciata, vista la lunghezza dell'impasto: però, una volta che l'ho tagliata in due, l'ho rimodellata con maggiore facilità, ottenendo un risultato che mi ha completamente soddisfatto
Comunque, ecco qui la ricetta e i passaggi (e pietà per le foto e per il piano di lavoro: ma finchè non mi decido a farmene fare uno che si adatti alla penisola rotonda-grrrrrr- della nuova cucina, mi arrangio con mezzi di fortuna)


PESTO BREAD (pane al pesto)
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per due pani, in due stampi da plum cake da litro
250 g di farina (io uso la 00)
250 g di manitoba
280 di acqua tiepida
2 cucchiai di olio EVO
1 cucchiaio raso di zucchero
1 bustina di lievito secco (potete usare anche il lievito di birra, 20 g)
1 cucchiaino di sale
3 cucchiai di parmigiano grattugiato
e, naturalmente, il pesto- 150 g circa

Preparate una pasta da pane:
fate sciogliere il lievito in un po' di acqua tiepida, insieme ad un cucchiaino di zucchero e lasciate "crescere", coperto, per una quindicina di minuti. Poi, aggiungete la farina, il resto dell'acqua a poco a poco, impastando bene e, in ultimo, l'olio e il sale. L'impasto dovrà risultare elastico e morbido, esattamente come quello del pane. Fate lievitare fino al raddoppio e poi procedete in questo modo.
Su un piano di lavoro infarinato, stendere la pasta in un rettangolo e spalmatevi sopra il pesto, lasciando mezzo cm dai bordi


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cospargere con un po' di parmigiano

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e, partendo da uno dei lati cordi, iniziate ad arrotolare l'impasto


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fino ad ottenere questo risultato

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dopodichè, tagliatelo a metà per il lungo. Con il coltello, l'è dura. L'impasto è morbido, il ripieno è semiliquido, insomma, ci vuole una lama più affilata: la rotella da pizza è perfetta

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quandl sarete arrivati in fondo,

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separate le due metà, in questo modo

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e poi arrotolatele a mo' di treccia


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come vi dicevo prima, non avendo diviso l'impasto, la mia treccia inziale è venuta brutta. Però, il bordo era alto, e questo era il mio obiettivo principale. All'inconveniente della treccia, si rimedia. Basta suddividerla a metà, per il lato corto e aggiungere due o tre intrecci, per ottenere un risultato come questo

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A questo punto, bisogna lasciar lievitare bene. Qui calcolate un po' più tempo del solito, perchè l'impasto è molto più grasso del normale: il mio, ci ha messo due ore buone. Alla fine, si presentava così

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Spolverare la superficie con il parmigiano rimasto e infornare a 180 gradi per 30/40 minuti.
Buona giornata
Ale

English Version


Dough:

  • 2 cups warm water
  • 2 tablespoons olive oil
  • 2 tablespoons sugar
  • 1/2 cup skim milk powder
  • 1 tablespoon salt
  • 1 tablespoon instant yeast
  • 5 -5 1/2 cups bread flour
Filling
  • 2/3 cup pesto
  • 1 cup grated parmisan
Method
Combine 100 ml of warm water, yeat and sugar and let rase, for about 15 minutes. Add all the other ingredients and knead for about 10 minutes
Place the kneaded dough into the bowl ,cover with plastic wrap and allow to rest for an hour or till double in bulk.
Pour out the dough onto a very lightly floured surface.

Roll out the dough to a 9 x 14 rectangle. Spread half the pesto on top of the dough and sprinkle 1/4 of a cup Parmesan on top.

Bring in the side by a half inch and then roll the dough like a jelly roll.

Pinch the seam closed. Take a sharp knife and cut the dough down the center length wise.

Open the jelly roll exposing the inside of the roll. Take the two cut pieces and braid them together with the cut side always facing up.

Cut in half the bread and put it into two loaf pans. Then cover both loaves with plastic wrap and allow to rest for an hour or till double in bulk. Sprinkle the tops with the remaining Parmesan cheese and place into a preheated 375 degree oven for 30 - 35 minutes. Check the bread about 10 minutes before they are finished to see if you need to cover with tin foil if they are getting to brown. Remove from oven and allow to cool on a wire rack.
Buon Appetito
Alessandra


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Grazie a Sabrina per la splendida foto
Un borgo di pescatori bello come nelle favole, con le case dai colori delicati, il porticciolo, la chiesa che si spinge nel mare come la prua di una nave.... e il 9 maggio per tutti "La sagra del pesce", che ormai ha vita fin "dal 1952, quando in occasione della festa del Santo Patrono dei pescatori, San Fortunato, alcuni pescatori camoglini decisero di attirare l’attenzione dei turisti di passaggio friggendo pesce su improvvisati fornelli agli angoli delle stardine del borgo ed offrendolo in omaggio agli ospiti." Per 3 giorni, ancora oggi, in una gigantesca padella viene preparata una meravigliosa frittura.
Siete ancora in tempo....
Buona serata
Dani

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Di Daniela
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Qualche giorno fa è stato il mio compleanno. E' stata una giornata molto divertente, ma parecchio "intensa" tra i festeggiamenti, la casa sottosopra per via della mia ideona di far "riprendere" le porte con lo smalto che le sta rendendo più belle, ma che, come tutte le vernici, puzza mica poco, e il disordine dovuto all'altra mia idea geniale di cambiare proprio ora la cameretta alla mia figlia n. 3. In tutto questo la mia mamma ha pensato bene di portarmi a comprare il suo regalo per me, perchè essendo io una delle pochissime donne al mondo che odia visceralmente fare shopping era certa che da sola non mi sarei mai comprata nulla. Per fortuna ho trovato subito ciò che mi piaceva e ho archiviato la faccenda con un abito bellissimo e un altrettanto bel completo pantalone acquistato in un tempo record e in modo piuttosto indolore. Grazie mamma e zietta!!! Poi il pranzo con la famiglia e apertura della prima parte dei regali : e qui il divertimento è stato grande !!! Tra gli altri ve ne vorrei raccontare 4 che hanno a che fare moooooltissimo con il nostro adorato blog il primo è quello li sopra a destra, e non ha bisogno di commenti! Me lo hanno regalato unendo le loro forze (e i loro portafogli!...)i miei amatissimi nipoti e le mie figlie che dopo consultazioni ad altissssssssssssimo livello tra loro e con la Ale hanno deciso di rendermi strafelicissima con questo perfetto aiutante in cucina. Non vi dirò degli ignomignosi saltelli di felicità che ciò ha procurato all'apertura del pacco , nè delle decine di ricetteche abbiamo deciso di provare a realizzare insieme a mia nipote, mia validissima collaboratrice fornellesca.... Poi ho trovato divertentissimi questi 3 qui: la presina in silicone a forma di maialino e... sapete cosa è l'insieme colorato di cerchietti? Ma un segna bicchieri ovviamente!!!! e i guanti rosa (da giardino, a proposito di fiori!) tres chic mi hanno divertito moltissimo (Sere e Sabri magiche!)anche se anche qui, guardandoli, si poteva intuire il loro uso....

Collage di Picnik

Ma la cosa su cui ho riso di più e che vi farà venire un'attacco di super invidissima è questo coso qui sotto...

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sapete cos'è? 10...8...8...7...6...5..4...3...2...1
Tempo scaduto! Vabbè ve lo dirò io : si tratta di un utilissimo mescolatore! Nel senso che, mentre voi come sempre state facendo 10 cose insieme in cucina e di queste 10 una ha bisogno di essere mescolata continuamente , mentre cuoce, voi potete mettere nel tegamino in questione il vostro mescolatore, attivarlo, e lui, mentre voi vi barcamenerete tra le altre cose, girerà la vostra crema, o la vostra salsa, o il semolino o chessocchè con solerzia e precisione. Non è troppo incredibile? Grazie Mari per questa divertente e utile pensata: non è veramente incredibile?
Beh dopo aver raccontato tanto mi è rimasto da parlarvi ancora della ricetta di oggi. E' di una incredibile normalità: diverso è solo il modo di procedere o meglio è noto, ma forse non usato per una pasta così semplice. Si tratta degli

SPAGHETTI AGLIO, OLIO E PEPERONCINO S. RUGIATI'S STYLE

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Ingredienti per 4
400 gr spaghetti
2 o 3 spicchi d'aglio ( o 4 se lo amate particolarmente)
1 peperoncino rosso
sale
olio evo
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Durante la sua trasmissione "io, me e Simone", Rugiati ha spiegato che, per ottenere una maggior cremosità in un piatto altrimenti solo "lucido", si deve procedere così: mettete a bollire una pentola con abbondante acqua salata. Appena bolle buttate gli spaghetti. Nel frattempo mettete in una ampia padella l'olio evo con il peperoncino spezzettato (ha suggerito di togliere la punta, perchè lì si concentra il piccante) e gli spicchi d'aglio puliti. Fateli rosolare per pochi minuti. Intanto scolate gli spaghetti quando avranno raggiunto la metà del loro tempo di cottura, ma senza rovesciare l'acqua di cottura. Mettete gli spaghetti scolati nella padella con olio e peperoncino (l'aglio potreste anche toglierlo a questo punto) e continuate la cottura della pasta come se fosse un risotto, aggiungendola cioè con il mestolo a mano a mano che si asciuga. In questo modo, suggerisce il nostro giovane chef, l'acqua evapora, ma l'amido rimane, rendendo "cremosa" la preparazione.
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Appena la pasta arriva a cottura servite subito. Saporita e non solo "lucida". Provatela e fatemi sapere che ne pensate.
Buon appetito
Dani

Spaghetti with garlic, oil and chilli pepper S. Rugiati's style

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Serves 4
13 oz spaghetti

2 or 3 cloves of garlic (or 4 if you love it especially)

1 chilli pepper
salt

extra virgin olive oil

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During his transmission "I, me and Simon" , S. Rugiati, a young and brilliant chef, said that to get a creamier dish otherwise only "shiny," we must proceed as follows: Boil a pot with salted water. When boils, throw spaghetti. In the meanwhile put in a large pan the extra virgin oil with chili chopped (he suggested to remove the bit, because there spicy is concentrated, ) and garlic, cleaned. Let them sauté for few minutes. Drain the spaghetti when they reached the half of their cooking time, but without throwing away the cooking water. Put the drained spaghetti into the pan with oil and chilli pepper (you could also remove the garlic at this point) and continue to cook pasta like a risotto, adding cooking water as they dry. In this way, suggests our young chef, the water evaporates, but the starch remains, making our spaghetti very creamy drawing. Once the pasta is cooked serve immediately . Tasty and not just "shiny." Try it and let me know what you think.
Bon appetit
Dani

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... e chi vi ferma più, adesso?????
siamo a 46 consigli- e solo 3 sconsigli, cosa succede????? mica mi starete diventando buoni????- e, quello che più conta, è che non si accenna a smettere.
Come vi avevo detto, per dare una maggiore visibilità a questa lista- che è per tutti, e non solo per me, la si ripubblica ad ogni tot: a cadenza settimanale, se le segnalazioni sono tante, in tempi più dilatati, se sono meno.
In ogni caso, sarebbe bello che non restasse lettera morta e che potesse servire da vademecum per orientarsi sugli scaffali della libreria: io, per esempio, l'ho fatto, e questo mese ho comprato, oltre ad alcuni dei titoli della lista "vecchia", Il Conto delle Minne e Acqua agli Elefanti.
Non solo: non ho comprato Due Cuori e Un fornello, che, senza questo sconsiglio, sembrava aver tutte le carte in regola per finire nella mia borsa della spesa.
E, in ultimo, ho rispolverato Il Senso di Smilla per la Neve, su cui ci sono pareri contrastanti, per riconsiderare da che parte sto. All'epoca, mi aveva esaltato all'inizio e spenta alla fine, e siccome non son tipa da un piede in due scarpe, vado dritta al sodo e me lo rileggo
In ultimissimo... Maria Teresa... Non è sempre Caviale di J.M.Simmel... uno dei romanzi più divertenti, a sfondo culinario, che io abbia mai letto... e me lo ero completamente dimenticato!! Ora ricordo con precisione addirittura il posto che occupava sullo scaffale della libreria della biblioteca in cui lo avevo preso in prestito, l'edizione, le pagine ingiallite, ma fino a poche ore fa era tutto finito nel dimenticatoio. Ora, però, me lo cerco on line, perchè lo devo assolutamente possedere!!!!
Più in generale: se, come spero, questi consigli vi saranno utili, potete benissimo lasciare il vostro commento qui in fondo. Io poi lo recupero e lo sistemo al posto giusto. Per il resto, continuate a fare le vostre segnalazioni, a me e a tutti.
Due cose al volo
- martedì, la rece dell'ultimo romanzo della Chevallier, Strane Creature, che mi è piaciuto da impazzire
- mercoledì, sveliamo il nome del prossimo libro da leggere insieme.
Grazie ancora
Ale




28. Avoledo, Tullio, L'Anno dei dodici inverni
Forse sono molto di parte perchè li ho letti tutti e mi piace moltissimo. Avoledo scrive molto bene, ha la capacità di delineare con pochi tratti i personaggi e di costruire una storia con una trama complicata senza incasinarsi. Questa è una bellissima storia d'amore non scontata anche se forse il finale scade un po' ma credo volutamente. (silvia M)

29. Sara Gruen, Acqua agli Elefanti
Ho finito ora di rileggere per la terza volta "acqua agli elefanti" di Sara Gruen neri pozza 17 euri. E' uno dei libri più belli letti negli ultimi anni. Un romanzo delicato e aggraziato come pochi ormai se ne trovano. Una bellissima storia ambientata negli anni della depressione americana. Leggi questo prima di Avoledo. (Silvia M.)

30. Dominique Lapierre- La Città della Gioia
Ho appena finito di leggere la Città della Gioia di Dominique Lapierre.
Un libro vecchio ma molto attuale. Ogni tanto alzare lo sguardo dalla nostra realtà e posarlo su un mondo distante, non solo fisicamente, ma anche culturalmente e socialmente ci allaraga il pensiero. Guardare quelli che soffrono è un aiuto per considerare la nostra quotidianità con più distacco, per non dare tutto quello che abbiamo per scontato. Sopratutto questa lettura mi ha aiutato a considerare con maggiore comprensione chi, da terre lontane e martoriate, viene nelle nostre grandi città a cercare fortuna. ve lo consiglio molto. (Elena)

31. Salvatore Niffoi.La leggenda di Redenta Tiria" (Adelphi, € 15,00).
Come sempre una scrittura fortemente legata alla sua terra (la Sardegna)in cui una ventina di racconti, legati ognuno ad un personaggio che affronta la fine della propria vita in modo diverso, sono legati dalla magia di un entroterra surreale in cui tradizioni e credenze si mischiano alle esperienze della vita contadina...
Coinvolgente: finchè non l'ho finito non sono riuscita ad iniziarne un altro... (Virò)

32. G. Torregrossa, Il conto delle minne (Stefania)

33. T. Fontane, Effi Briest (Stefania)

34. R. Radiguet, Il diavolo in corpo (Stefania)

35. F. Uhlman, L'amico ritrovato (Stefania)

36. P. Salinas, La voz a ti debida (poesie) (Stefania)

37. P. Hoegge, Il Senso di Smilla per la Neve:
Premessa e non piccola: Io leggo TUTTO e dappertutto, compresa fantascienza e fantasy che ad Ale non piacciono. Leggo per amore della parola scritta, leggo perché non so scrivere ed altri descrivono le mie emozioni, leggo perché altrimenti mi annoio. Da quando ho smesso di lavorare leggo ancora di più ed anche a scrocco in libreria il libri con meno di 100 pagine. Vado anche in biblioteca ma più di 4 alla volta non me ne danno e, se mi piacciono, 4 li leggo in due giorni.
Se un libro non mi piace prima di mollarlo cerco di capire se non mi piace la storia, se non mi piace il personaggio o se il traduttore/autore ha fatto solo la 3 elementare ed anche male. Le trame mi interessano francamente poco, ormai dopo tanti anni di letture le trame originali sono poche ed è raro che quelle poche siano svolte in un linguaggio quanto meno accettabile. Trovo che la storia sia solo un pretesto per scrivere come fa Fred Vargas che ho conosciuto da poco(Grazie Ale!). P.Q.M. (per questi motivi) mi piace e mi è piaciuto questo libro. Ora gli scrittori nordici imperversano, quando è uscito il mondo nordico era sconosciuto. Hoegge ce ne ha fatto conoscere un pezzo. E' vero: le descrizioni sono lunghe ma pregevoli. "Il silenzio assordante della neve" esiste ed è una descrizione bellissima. La freddezza dei rapporti tra danesi è come quella del loro mondo tra Groenlandia e Danimarca. Inoltre Smilla è una bellissima figura femminile descritta da un uomo. Per un certo periodo ho creduto che Peter Hoegge fosse una donna sotto pseudonimo. Bisogna essere molto bravi... La storia è anche intrigante ma non ha una fine e credo sia anche per questo che a chi lo ha scambiato per un giallo non sia piaciuto. (Silvia M.)

38.Ricette per un matrimonio perfetto" di Kate Kerrigan/Morag Prunty
L'unico romanzo "di cucina" che mi sia veramente piaciuto (non ho *ancora* letto Kitchen Confidential) è "Ricette per un matrimonio perfetto" di Kate Kerrigan/Morag Prunty (quando l'ho acquistato l'autrice indicata era la prima, ora il libro è pubblicato sotto il secondo nome; ignoro quale dei due sia il nome d'arte).Romanzo fatto molto bene, in cui si narrano in parallelo le storie di amore e i matrimoni di due donne appartenenti a due generazioni diverse: nonna e nipote, a 10 anni dalla morte della prima.Filo conduttore è il quaderno di ricette di Nonna Bernadine che la nipote, Food Writer di moderato successo, sta recuperando.Le vicende intrecciate delle due donne sono scritte molto bene, con senso pratico e ironia, e la ricetta che apre ogni capitolo funge da filo conduttore della narrazione. Il libro si apre con la frase " They say there is no such thing as a perfect marriage" (Dicono che non esiste il matrimonio perfetto) e, beh, a me è piaciuto da morire. Se solo quell'idiota della Bauermaister avesse letto la Kerrigan/Prunty prima di scrivere quella schifezza della Scuola degli ingredienti segreti, forse ci avrebbe risparmiato la sua disonorevole opera prima. O forse no. (Mapi)

39. Georges Simenon - Luci nella notte - AdelphiUn noir classico, scritto molto bene, che non si dimentica. E' la storia di una coppia ancora giovane, sui 35 anni, con due bambini, due carriere avviate e l'insoddisfazione che si accumula tra gli interstizi del tran-tran quotidiano. Fino a quando un evento imprevisto e imprevedibile mette il dito nella piaga, fa emergere il problema ma fa anche andare molto più in là, diritti all'essenziale e alla riscoperta di se' e dell'altro.
A mio avviso bellissimo. (Mapi)

40. Michela Murgia, Accabadora- un libro che mi è piaciuto molto è "accabadora" di michela murgia. Scritto molto bene, narra di una sardegna magica, antica , femminile.
testualmente dalla 4ta di coperta :"acabar" in spagnolo, significa finire. e in sardo "accabadora" è colei che finisce.Agli occhi della comunità il suo gesto non è il gesto di un'assassina ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi. è lei l'ultima madre." una scrittrice che è stata una piacevole scoperta. (laroby)

41. Manuel Vazquez Montalban, Ricette Immorali- infine, l'ultimo libro letto in tema "culinario/letterario" che mi è davvero piaciuto tanto e lo ritengo un must to have (oltre "kitchen confidential"!!!) è : "ricette immorali" - di manuel vasquez montalban.
"tutti i piaceri sono goduriosamente immorali, perchè solo la sofferenza è morale...mangiare bene ,e bere ancor meglio,...prepara alla comparsa di una comunicabilità che non va sprecata."e seguono ricette spregiudicate ma assolutamente da provare narrate con un'intrigante e simpatico savoir faire abbinata ad un'intelligenza non comune (laroby)

42. "Un giorno" di Alison Mcghee e Peter H. Reynolds della Ape Junior (marchio della Salani Editore).Si tratta di un libro illustrato per bambini, ma sarebbe riduttivo darne questa definizione; senz'altro meglio descriverlo come una poesia da tramandare di madre in figlia tenendo a portata di mano i fazzoletti. Poche parole distribuite in 20 paginette che per� toccano il cuore delle mamme e delle figlie che lo leggono. Di tutt'altro genere, e qui si tratta di un classico, sempre per bambini (ma anche qui si potrebbe aprire un dibattito sul fatto che certi "romanzi inglesi" siano veramente per bambini)� "Il Signore delle mosche" di William Golding. L'ho riletto recentemente e mi piaciuto forse ancora di pi� rispetto alla prima lettura. Daniela

43. Per entrare in un universo nuovo e tutto al femminile: libri non banali, niente di folccloristico.
Elisa Chimenti, Al cuore dell'harem, edizioni e/o."Un romanzo che narra di donne fiere benché a volte infelici per arrivare al cuore di una condizione femminile...." (Pia)

44. Fatema Mernissi, La terrazza proibita,Giunti
L'autrice "fa giustizia degli stereopiti negativi e delle visioni idealizzanti dell'harem e coinvolge i lettori in una dimensione in cui desiderio di libertà femminile, si intrccia alla difesa orgogliosa della propria cultura" (Pia )

45. J.M Simmel- Non è sempre caviale
NON E' SEMPRE CAVIALE, di Johannes Mario Simmel. Giallo/romanzo/ricettario , mentre racconta vicende vere e verosimili nel "backstage" (leggi : trame e intrighi alle spalle della scena ufficiale) dell ultimo conflitto mondiale, vede muoversi anche veri personaggi, uno su tutte Joséphine Baker (per i + giovani : famosissima showgirl di colore, che ballava nuda con addosso un solo, misero gonnellino di banane). Vero, avvincente, interessante, curioso ( e talvolta goloso, dato che vengono dettaglate le ricette delle portate servite ai vari pranzi (o cene) in cui si incontrano i personaggi. Non spaventi la mole di pagine ( almeno, nella mia ricchissima edizione ...) si legge senza fatica ed alcune ricette valgono l impegno. (emmeti)

46. Alice Munro- Il Percorso dell'Amore
Una delle ultime scrittrici da poco scoperte è la canadese Alice Munro...I suoi libri, molti dei quali sono raccolte di racconti brevi, sono straordinariamente delineati personaggi e storie che potrebbero appartanere ad ognuno di noi... Il suo primo libro letto è stato "Il percorso dell'amore", dove l'amore è raccontato a 360° e per me è stato 'amore a prima vista'. (Tiziana)




e di sconsigli......

1. Mazzarotta, Ilaria, Due Cuori e un Fornello
"dovevo capire fin da subito che trattavasi di "cagatella": dalla copertina rosina, dalla presentazione, dai disegnini... tant'è, quando vedo un "romanzo" di cucina difficilmente resisto. a parte le ricette, che sono al 99% di una banalità incredibile, mi ha dato fastidio lo stile. la ragazza vuol far la simpatica a tutti costi e farci ridere con le sue piccole avventure/disavventure di convivenza, ma io non ho riso nemmeno una volta... alessandra, ma tu sei MILLE VOLTE PIU' BRAVA!!! come te non sa farci ridere nessuno.." (cristina)

2. Peter Hoegge, Il Senso di Smilla per la Neve
"Io devo assolutamente infierire su un libro che ho letto anni fa, di cui non ricordo alla perfezione i dettagli, ma di cui ricordo alla perfezione la crescente sensazione di noia e di voglia di dar fuoco all'opera, pagina per pagina, con maniacale meticolosità.
Il libro in questione è "Il Senso di Smilla per la Neve".Le recensioni parlano di una storia fatta di solitudine e mistero.Io preferisco descriverla come una storia noiosissima in cui l'unico mistero è rappresentato dalle informazioni omesse.Si parla della solitudine della protagonista, paragonata a quella della sua amata Groenlandia.Beh se tenete conto del fatto che praticamente tutta la seconda metà del libro (se non ricordo male!) è dedicata alla descrizione dettagliata del ghiaccio, potete anche immaginare perché la protagonista sia rimasta da sola! Io amo il ghiaccio ed i ghiacciai, ma davvero, credo che nemmeno una glaciologa potrebbe sopportare tanto.E' pesante, prolisso, è un incubo, non ti passa mai!!!!Il mistero invece, per quel che mi riguarda, sta nel fatto che il libro sia divenuto addirittura un film, che sia stato tradotto in diciassette paesi e che abbia venduto tantissimo.Credo di essere una delle poche persone al mondo a non aver apprezzato questo libro. E devo dire, ne vado fiera!" (Muscaria)

3. "La strategia della tartaruga" di Maurizio Costanzo
sinceramente mi ha deluso molto anche "La strategia della tartaruga" di Maurizio Costanzo: da quello che avevo letto e sentito nelle tante presentazioni/recensioni lo ritenevo molto diverso, con molti aneddoti sul mondo e i personaggi dello spettacolo... Invece l'ho trovato vuoto, inutile, e con un'alta propensione dell'autore a "far pettegolezzo" (cosa che lui stesso dice di odiare.... mah...) (JAJO)

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di Alessandra
English Version Below

lemon chess



Il primo che ride lo anniento.
Ma anche no: anche perchè, detto fra noi, se questo dolce non avesse avuto questo nome, col cavolo che lo avrei preso in cosiderazione. Solito flan al limone, avrei pensato, privandomi per altro di una rielaborazione goduriosa e robusta di un classico un po' abusato e sbiadito. E' chiaro, però, che in questo caso il gusto è passato in secondo piano, schiacciato da tutta una serie di battute più o meno penose, tutte raggruppabili sotto l'etichetta del "che cesso di torta".
Non ne è stata immune neppure la Dani che giusto ieri sera, mentre decidevamo la scaletta della settimana, è passata da una blanda perplessità (un flan? ma non ne hai appena messo uno?) al contenuto entusiasmo da ritratto di signora in un giardino che mai la abbandona (la torta cesso, sì,si, metti la torta cesso, bambineeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee, la ale ha fatto la torta cessooooooooooooooooooooooo). Per cui, insomma, oggi vi tocca.
Se non fosse perchè sono le otto di domenica mattina e ho buttato via metà nuttata in ginocchio davanti al forno a supplicare un impasto che di lievitare, proprio, no ne voleva sapere, vi sciorinerei un elenco infinito di nomi "stranieri" che da noi hanno significati e risonanze ben diverse rispetto alla loro patria d'origine. Su due piedi, mi viene in mente il mitico Trapattoni con Strunz o le contorsioni dei miei amici inglesi, nell'allora più fornito negozio di dischi di Genova, di fronte ad un LP dei Dik-Dik, per non contare le figuracce che ci hanno sempre accompagnato, nella -in quel caso, si- perfida Albione, ogni volta che chiedevamo un "piss of cake".
Vi dò licenza di uccid... ops, di supplire ai miei vuoti di memoria, mentre vado a schiarirmi le idee con il terzo caffè, certa che la squisita sensibilità che da sempre contraddistingue chi passa di qui non mancherà di brillare anche in questa occasione. In cambio, prometto un piatto di fumanti galushki (ma solo per i Genovesi: per il resto del mondo, sono meravigliosi gnocchi dell'Europa dell'Est)


LEMON CHESS PIE

lemon chess

Dicesi fantozzianamente "lemon chess" un dolce del Sud degli Stati Uniti, la cui caratteristica è quella di avere una base di pasta brisè. Quindi, poco dolce. Al pari della quasi totalità dei dolci anglosassoni, poi, è di una semplicità disarmante, visto che si tratta di mescolare insieme gli ingredienti, riempire il guscio ed infornare. Il risultato, come sempre, è sorprendente e, se vi piace il limone, è un'altra di quelle cose da "to do list", senza se e senza ma.

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per 8/10 persone

tortiera 24 cm
pasta brisèè
3 uova più un tuorlo
125 ml di latte
250 g di zucchero
50 g di fecola
55 g di burro pomata
il succo di mezzo limone
la scorza grattugiata di un limone
un cucchiaino di estratto di vaniglia
un cucchiaino di sale
un cucchiaino di essenza di limone (giammai!!!)

la ricetta originale dice di rivestire una teglia di pasta brisèe, di mescolare insieme tutti gli ingredienti e di far cuocere a 180 gradi per 45/50 minuti
Siccome siamo in presenza di un ripieno liquido, io ho fatto una cottura in bianco, di una decina di minuti.
Quindi: ho imburrato una tortiera e vi ho steso la pasta brisèe: la tortiera che vedete nella foto è troppo piccola, rispetto alle dosi. La torta, infatti, deve diventare più bassa: quindi, usate una teglia da 24 cm.
Dopodichè, ho coperto il fondo con un foglio di carta da forno, l'ho cosparso di fagioli secchi e ho fatto cuocere per 10 minuti a 180 gradi.
Nel frattempo, ho mescolato tutti gli altri ingredienti, in quest'ordine
- ingredienti solidi: fecola, sale, zucchero (setacciati)
-ingredienti liquidi: latte, uova, succo di limone (leggermente sbattuti )
li ho poi amalgamati, mescolando con una frusta (non devono rimanere grumi) e in ultimo ho aggiunto la scorze di limone e l'estratto di vaniglia.
Ho riempito il guscio di brisèe e ho infornato per 40 minuti: una volta cotta, la superficie sarà leggermente brunita e "tremula" solo al centro. Lasciate raffreddare e vedrete che acquisterà consistenza uniforme.
Se vedete che la superficie scurisce troppo, copritela con un foglio di alluminio, negli ultimi 10 minuti di cottura.
Si serve fredda, cosparsa di zucchero a velo. Gli Americani, impavidi, ci aggiungono pure la panna montata, ma io non ce l'ho fatta. Mi sono limitata a nappare con un cucchiaio di confettura di fragole, ma più per dar colore che per altro. Per me, è buona di suo, senza tante aggiunte.
Buona Domenica
Ale


English Version

LEMON CHESS PIE

lemon chess

  • 1 1/4 cups sugar
  • 1 1/2 tablespoons fine yellow cornmeal
  • 1/4 teaspoon salt
  • 3 large eggs, at room temperature
  • 1 large egg yolk
  • 1/2 cup milk
  • 1/4 cup unsalted butter, melted
  • 1/3 cup fresh lemon juice
  • Grated zest of 1 lemon
  • 1/2 teaspoon vanilla extract
  • 1/2 teaspoon lemon extract (optional)
  • pie crust
Preheat oven to 180 digrees and bake the crust for 10 minutes. The original recipe suggestes to bake all toghether- pie crust and filling- but in this way you'll avoid the risk of a bad cookek pastry shell.
Sieve sugar, cornmeal and salt; beat milk, eggs and yolk and lemon juice.
Combine all the ingredients, together, add lemon zest an vanilla extract and mix them very well. Pour into crust and bake fo 40 minutes, until top is medium brown: during the last 10 minutes of cooking, cover the top with an aluminium foil, so crust will not burn on you
Cool pie on a wire wrack for 30 minutes. Refrigerate 3 to 4 hours before serving. Keep leftovers in the refrigerator
Buon Appetito
Alessandra

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