Chiedo venia: stasera sono stanca e in ritardo su tutto: per cui, o racconto l'intera giornata, ma posto chissà quando, oppure arrivo fino a metà, e posto stasera. Propendo per la seconda ipotesi, anche perchè in questa tappa abbiamo visto davvero un sacco di posti, uno più meritevole dell'altro: e per sapere come andrà a finire, ci sentiremo domani...




DSC_5198


Piove- c'è il sole/c'è il sole- piove: il tempo, in Scozia, è tutto così. E siccome l'andamento del nostro umore, in vacanza, si modula sul tempo, è tutto un passare da sorrisi a musi lunghi, da cappelli ad ombrelli, da "che spettacolo quando c'è il sole" a " l'anno prossimo, nel Sahara". Stamattina, il copione è lo stesso. Dormiamo in un delizioso hotel sul Fiordo di Edimburgo, il famoso Firth of Forth, dall'altra parte del mare, famoso per celebrare i matrimoni della middle class edimburghese: ci sono foto di sposi sorridenti in tutti gli angoli, lei sempre in versione meringa, lui sempre in stile pinguino, tanto che, preso il possesso della nostra camera, ci assicuriamo bene che non ci siano altri ritratti da qualche altra parte, bagno compreso. La missione si compie con successo e possiamo salutare Edimburgo da lontano, godendoci la bassa marea dalle nostre finestre.

DSC_5526

Piove, dicevo, e noi abbiamo in programma i Trossachs, un'incantevole regione a ridosso del Loch Lomond, tutta costellata di laghi e laghetti, immersi nella foresta. Partiamo col morale a terra, ma nel giro di pochi minuti si risolleva.....


DSC_5142

La prima tappa è alla Inchmahome Priory, una abbazia in rovina (toh) che noi pensiamo sia sulla strada. Ci sbagliamo a metà: sulla strada, infatti, c'è il pontile e l'ormeggio della barca che ti traghetta verso l'isola, in mezzo al lago. Intorno a noi, però, non c'è nessuno. Non un'imbarcazione, non una biglietteria, non un approdo. Mi spingo fino alla cima del pontile e scorgo un cartello bianco : "se volete che vi veniamo a prendere, girate il pannello verso il bianco", c'è scritto più sotto. Noi non verifichiamo, ma pare che funzioni...

DSC_5126

Facciamo rotta verso il Loch Katrine attraverso i loch Ard, Chon e Arklet, perchè prima vogliamo vedere le Cascate di Inversnaid, sul loch Lomond. Cioè, "vogliamo" è una parola grossa: io ci terrei, ma se si tratta di muovere un passo, ecco che la creatura si lamenta che è stanca e il marito attacca a dire che non abbiamo le scarpe adatte. O meglio: io non ho portato le scarpe adatte per tutti- e quindi, non solo mi tocca rassegnarmi ad una marcia indietro, ma pure in silenzio, perchè chi è causa del suo mal etc etc.

DSC_5134


Il punto più struggente dei Trossachs è il Loch Katrine, il luogo che ispirò a Sir Walter Scott "La Ragazza del Lago".E' il bacino idrico di Glasgow, ma non c'è nulla che ne snaturi la poesia, anzi: l'accesso è praticamente impossibile e l'unico mezzo di locomozione è un antico battello a vapore che si chiama- indovinate un po'- SS Walter Scott e che fa il giro dell'intero lago.

DSC_5179


Ma i Trossachs sono anche i luoghi del Robin Hood scozzese, il famoso Rob Roy, le cui gesta furono cantate, tanto per cambiare, da Walter Scotto in tempi antichi e dall'omonimo film, in tempi recenti. "Bel film", chiosa il marito, mentre io racconto alla creatura di questo allevatore di bestiame della fine del Settecento, finito al centro di un complotto, condannato ingiustamente e vissuto da fuorilegge proprio in queste terre, divenuto l' emblema scozzese della lotta contro le ingiustizie dei ricchi e dei potenti. E siccome entrambi sono interessati alla storia, la romanzo ancora un po' e quando li vedo ben disposti, calo l'asso...

DSC_5225

" Te e il tuo navigatore, c'era un cartello grosso così TOMBA DI ROB ROY- e invece no, dobbiamo seguire miss turn left". Abbiamo sbagliato strada e siamo finiti lungo una ciclabile dei Trossachs, vale a dire un sentiero impervio e tortuoso, che si snoda nel bosco per non so quanti km- maledizione alle miglia- , per giunta in mezzo a ciclisti e ad agnelli. Il posto che stiamo cercando si chiama Balquhidder, non abbiamo idea di come si pronunci e neppure di dove sia. In altre circostanze, farei inversione e tornerei indietro: ma qui c'è in gioco la mia collezione di tombe e figuriamoci se demordo....

DSC_5228

Alla fine, ci arriviamo. Seguendo il cartello stradale, ci avremmo messo due minuti scarsi e se avessimo avuto qualche dubbio, questo sarebe stato subito fugato dal numero di turisti che si affollano nel piccolo cimitero. Balquhidder è uno dei posti più piccoli che abbia mai visto, un gruppetto di case con una deliziosa Library Tea Room ai piedi della chiesa e del cimitero, ma agli stranieri ci sono abituati: " Welcome to Scotland", mi saluta una coppia di vecchietti, indicandomi la strada, senza che neanche abbia bisogno di aprire bocca. E chissà perchè, son di nuovo felice

DSC_5247


Fotografiamo la tomba, bighelloniamo per il cimitero, diamo una rapida occhiata alla chiesa, mentre ormai il tempo si è messo decisamente al bello. Guardiamo l'ora: son quasi le due- ed iniziamo ad aver fame. Gli Scottish Breakfast ci fanno fare un pieno di calorie che arriva comodamente fino a sera: stavolta, però, c'è un pub, proprio fuori Callander, noto per il coscio d'agnello alla menta- e tanto basta per risvegliare gli appetiti di tutti.


IMG_0632



Prima delusione del viaggio: no lamb, today. Però il pub è delizioso, con le travi a vista e le bottiglie di whisky belle allineate sgli scaffali, il menu sulla lavagnetta, appeso allo scaffale dei libri e il gestore che suggerisce i piatti con aria sorniona e un po' intrigante. "baderbiiin sup", biascica a mio marito che gli chiede spiegazioni sulla zuppa del giorno e "lit spong cheik"risponde a mia figlia che non sa che cosa sia lo "sticky fudge". I due ammutoliscono ed io capisco che è arrivato il mio momento- e dò il bianco, dalla A alla Z, anzi: dall'antipasto al dolce., passando per tutti i modi di dire pentola, teglia, fuoco dolce e fiamma alta Faccio effetto pure all'oste che, stordito da sì tanta competenza, arriva pure a darmi la ricetta della casa della cheese cake al baileys: quando sono lì lì per chiedergli il diametro della tortiera, però, il marito mi ferma, paga il conto, saluta e andiamo via. Mancanza di tempo, dice lui. Ma in realtà, muore d'invidia...


DSC_5130



a domani per il seguito
ale



Condividi post

Repost 0

cestini di patate e funghi

Ve la anticipo qui, perchè è troppo bella. Anzi, no: bella, non lo è per niente o quanto meno non o è stata per noi che, tanto per cambiare, ci eravamo in mezzo. Però, è così "singolare" che temo che per un bel po' di tempo mi sarà impossibile parlare di funghi senza associarli a questo episodio.
Dunque, non so se vi ho mai raccontato che a mio marito piace andar per funghi. Ci va sempre meno spesso, purtroppo, perchè è oberato dal peso del lavoro ( e dell'età e di tutto il resto), ma appena arriva la stagione, se ha un momento libero, prende un bastone, infila gli stivali e parte. In più, la casa di famiglia dei miei suoceri è in un bosco dove nascono quasi solo porcini: e quindi, ogni volta che si avventurano oltre la prima linea degli alberi, possiamo star certi di una cosa: che se mai ci saranno dei funghi, a riempire i cestini, questi saranno solo dei "neri"
Grosso modo a tre quarti della vacanza scozzese, mentre stavamo scendendo lungo le Highlands, ci siamo avventurari in una delle tante stradine panoramiche che costeggiano i laghi. Il percorso si allungava e ci si perdeva in comodità, ma la bellezza del paesaggio circostante valeva la pena di sobbarcarsi il disagio dei km in più e dei sobbalzia alla schiena. Al solito, il rituale era lo stesso: macchina di traverso sul ciglio della strada, con me a sorvegliare che non fosse di intralcio e il marito e la figlia in giro a far foto.
Quel giorno lì, però, la creatura non si era voluta spostare di un millimetro dal sedile posteriore, complice il libro che stava leggendo e così eravamo rimaste in due ad aspettare il ritorno di Giulio. Che però non arrivava.
"Come mai ci mette tanto?" mi chiedevo, mentre davanti a me sfilavano immagini di cadaveri portati via dalla corrente o straziati da cervi inferociti. E siccome di natura sono ansiosa e mia figlia non mi degnava di una risposta, ho deciso di scendere e di andare a cercarlo.
"Porciniiiiiiiiiiiiiiiii" l'ho sentito urlare da lontano "prendi un sacchetto e vienimi incontro, che c'è pieno di funghi!"
Detto fatto: mi armo di sacchetto (Walkers, quello degli Shortbread) e lo raggiungo. non prima però di essermi inciampata in tre esemplari, l'uno più bello dell'altro, proprio lì sul ciglio della strada.
" E ora?" gli chiedo, mentre ci dirigiamo a sud. "cosa ne facciamo?"
"Niente: li diamo alla signora del B&B e le chiediamo di prepararcene un po' per domani. Il resto, se li tiene"
Ora, non so voi ma se c'è una cosa a cui non so resistere è il profumo dei funghi. Fatemi assaggiare qualcosa- qualsiasi cosa- che abbia questo profumo e potete star certi che lo mangerò, senza esitazioni. E quindi, vi lascio immaginare in che condizioni siamo arrivati al B&B, affamati come lupi e levando in alto il sacchetto, a mo' di offerta votiva.
"Poison". La signora sembra uscita da un fumetto. Ha i capelli lunghi e ricci, gli occhialini tondi e il naso in su, un camicione a fiori e i sandali senza calze. Mentre scaricavamo i bagagli ci ha fatto una testa così sulla sicurezza, le uscite antincendio e l'uso dei saliscendi delle porte, ripetendo che, se altrove fumare è un divieto, lì è un peccato (a pity) e pure mortale (deadly pity) e ora, davanti ai nostri porcini, ha lo sgurdo incrollabile di chi sa di essere nel giusto.
"Sono velenosi"
Il marito strabuzza gli occhi, poi li fissa prima sui finghi e poi su di lei. E comincia a spiegarle che questi sono porcini, altrimenti detti Boleti non so come, che in casa loro li raccolgono da una vita, che sua madre è una botanica, che lui li ha bevuti nel latte e ogni altra argomentazione per strapparle un sì
Ma quella, non cede di un millimetro, anzi
"Poison, Deadly poison".
E così, ci siamo rassegnati. Immobili, senza colpo ferire, abbiamo assistito al rito della spazzatura, con la tipa che prendeva il sacchetto, lo teneva accuratamente lontano da sè e lo faceva cadere nel bidone della rumenta, chiudendo subito il coperchio. Ma se vi dico che, al mattino dopo, davanti a quella poltiglia limacciosa che fa acqua da tutte le parti e che loro chiamano "mushroom" ci siam quasi messi a piangere, mi credete o no???


CESTINI DI PATATE CON CREMA DI PORCINI E ROSMARINO
da Easy Finger , di Sigrid Verbert

cestini di patate e funghi

Ideona/ina della Cavoletto per far fuori anche gli ultimi gambi del bottino dei suoceri, dopo averli mangiati fritti, nel sugo e con le patate- e stasera ci aspetta un risotto. Ieri, però, mi erano rimaste fuori dalla teglia alcune patate e così ho recuperato questa ricetta veloce, ottimo finger food da aperitivo autunnale
Per una ventina di cestini
4 piccole patate
4 porcini (io ho usato una decina di gambi)
50 g di ricotta
1 rametto di rosmarino (prezzemolo, nel mio caso)
1 dl di olio d'oliva
1 spicchio d'aglio

Versare l'olio in un pentolini, aggiungere il rosmarino, far scaldare leggermente, spegnere e far riposare per 20 minuti
(ho omesso tutto questo procedimento, perchè, come ho detto, ho usato il prezzemolo)
Intanto, pulire i funghi, tagliarli a pezzi e saltarli in padella con un filo d'olio, l'aglio in camicia e il rosmarino. Eliminare l'aglio, frullare i porcini con la ricotta, salare e pepare. Sbucciare le patate e tagliarle a fettine sottili. Eliminare il rosmarino e spennellare ogni fettina di patate con l'olio, prima di sistemarle, 4 o 5 alla volta, disposte a fiore, in stamppini per mini crostate (ho usato quelli per le mini quiches). Infornare a 180 gradi per una decina di minuti (nel mio forno, anche 5). Sfornare i cestini, lasciare intiepidire e guarnirli con la crema di porcini.
Ci vediamo stasera, per la Scozia
ciao
ale

Condividi post

Repost 0

DSC_5040_HQ

"Quanti giorni, ad Edimburgo?"
Bella domanda. Una vita, mi verrebbe da rispondere, visto che se mai c'è una città ad avere un posto speciale nel mio cuore questa è proprio la capitale della Scozia. Però, abbiamo tre settimane e un viaggio lungo e tappe difficili da raggiungere, molto di più di quanto non lo sia questa. Senza contare che Edimburgo è magica e ruffiana al tempo stesso e ti si concede tutta sin dal primo sguardo, senza nessuna reticenza, senza nessun bisogno di superare ostacoli, urbanistici o culturali che siano. Non è Glasgow, dalla bellezza rude e schiva, gelosa custode di tesori inimmaginabili, da tanto son nascosti: al contrario, è un susseguirsi di immagini da cartolina, perfette e mai stucchevoli, da tanto vivono della vivacità e della simpatia di chi lì vive o lavora. E poi, a ben pensarci, io ci son stata tante, volte, se a mio marito piace troveremo un'altra occasione per ritornare e a mia figlia ci vuole ancora del tempo, per assaporare e capire e il tutto e subito, in questo caso, non funziona.
"Un giorno basta"- taglio corto, spuntando mentalmente dalla lista dei posti da vedere tutto quello che può richiedere visite approfondite e quindi tempo. Cadono sotto i colpi della gomma il National Museum of Scotland, l'Osservatorio, la National Gallery (forse) e la Georgian House (ma anche no), mentre punto la sveglia mezz'ora prima del previsto e mi addormento organizzando e riorganizzando la giornata, nel disperato tentativo di incastrare tutto.

Ci si è messa pure la pioggia, a scombinarmi i piani- e stavolta non sembra che abbia intenzione di smettere. Usciamo dal parcheggio di Castle Terrace con gli ombrelli sotto braccio, in segno di resa: d'altronde, non è tempo per le manfrine, le indecisioni, il "semmai torno indietro a prenderli": son solo le nove, ma i turisti abbondano e il Castello è a pochi passi.


edimburgo


Dire Edimburgo e pensare al Castello è un riflesso incondizionato. D'altronde, sarebbe impossibile fare il contrario, visto che la fortezza che da secoli domina la città è il fulcro della sua storia. E' dal castello che deriva il nome (dyn, in gaelico, sta per fortezza), è dal castello che trae origine il soprannome (l'Atene del Nord, una specie di acropoli), è nel castello che si sono succeduti gli eventi storici più importanti, dalle imprese di re Malcom fino a quelle di Bonnie Prince Charlie, passando per Robert the Bruce e l'immancabile Maria Stuarda che qui diede alla luce il futuro re d'Inghilterra. La visita, quindi, è d'obbligo, come si intuisce dalle code al botteghino. Noi le dribbliamo, grazie ai soliti abbonamenti, ed iniziamo a salire.


edimburgo

The Castle è, propriamente, una grande fortezza. Quindi, non aspettatevi di entrare in un castello, ma in una serie di edifici, più o meno grandi, più o meno importanti, tutti disposti intorno alla spianata, sui cui bastioni un tempo si combattevano guerre, oggi ci si spintona per fare la foto al panorama: "ma se si può essere più cretini- dico a mia figlia, accennando col mento a due che si stanno infradiciando fino alle mutande per raggiungere l'inquadratura perfetta- "almeno si vedesse qualcosa, uno potrebbe anche capirlo, ma così...ce ne saranno di scemi, al mondo". Questo lo dico proprio nell'esatto istante in cui uno dei due si gira, rivelando a tutti gli astanti di essere il marito: neanche a farlo apposta, intorno a noi ci son solo Italiani , quella deficiente della creatura, anzichè filarsela all'inglese, resta dov'è, piegata in due dal ridere e nel giro di tre minuti stanno ridendo tutti. Tranne me, naturalmente...

Dei vari edifici che compongono il Castello, quello dove la fila è più lunga ospita i gioielli della Corona. Quello che a me invece è sempre piaciuto più di tutti è il Memorial, una sala del XVIII secolo tutta consacrata agli scozzesi vittime delle due guerre mondiali. E' una successione di tante piccole cappelle, ognuna con le bandiere e le insegne del corpo militare di appartenenza, sotto alle quali si trova il libro con tutti i nomi dei defunti, reparto per reparto. Ovunque, corone di papaveri rossi, ad indicare una morte che deve essere oblio per i caduti- ma solo per loro

edimburgo




Giramo un'ora per il Castello, fermandoci ovviamente ad ascoltare la prima delle tante cornamuse che faranno da sottofondo a questo viaggio. Fedeli alle consegne, gli Scozzesi suonano anche se diluvia, coperti da cerate nere che arrivano fino alle ginocchia, fra il tripudio dei bambini e l'esaltazione dei soliti "foto-ricordo-addicted", che agognano ad essere immortalati accanto a loro. Stavolta è una giapponese a mettersi in posa, in linea perfetta con la direzione delle canne dello strumento: il suonatore le inclina e la centra in pieno, con un tempismo degno del migliore dei film comici. Dio esiste- e porta il kilt.


edimburgo



Il Royal Mile o "miglio reale" è il nome che viene dato alle strade che collegano The Castle con Holyrood Palace, all'estremità opposta. Milleseicento metri di meraviglie, funestati purtroppo dalla massiccia presenza di negozi per turisti- turisti compresi. "Vent'anni fa, non ce n'erano quasi", borbotto, mentre mi faccio strada fra espositori di magliette e venditori di cartoline, alla disperata conquista della mia meta, mai agognata come in quest'ultimo mese e altrettanto additata agli amici come rimedio di tutti i mali: il negozio che vende i famosi Sixpence, le monetine che tradizionalmente accompagnano tutti i riti del popolo britannico- dal pudding di Natale alla scarpa della sposa (and a sixpence in your shoe)- spazzate via dall'introduzione del sistema decimale, nel 1970 o giù di lì. Da quel momento in poi, i Sixpence sparirono quasi del tutto: molti vennero custiditi gelosamente, allo scopo di mantenere vive le tradizioni del passato (senza andare troppo lontano, sia io che mia sorella siamo andate all'altare con un sixpence nella scarpa), ma la maggior parte finì sui banchi di qualche antiquario astuto che ne fece incetta a tempo debito per farci ricarichi mostruosi su. Uno di questi si trovava proprio nel Mile, più o meno a metà ma, per quanto mi affanni a cercarlo, non lo trovo. Trovo però il negozio del cachemire e quello dei kilt, dove si fanno due lunghe soste consolatorie- e pazienza se il negozio non c'è più: la fortuna, è rimasta lo stesso.

IMG_0539


La creatura è in estasi: e non per il nuovo kilt superaccessoriato che le abbiamo regalato, ma per gli artisti che animano il Mile. Siamo agli inizi del Festival Internazionale, una rassegna che, dal 1947, riunisce ogni anno ad agosto giovani artisti da tutto il mondo- ballerini, attori, cantanti di ogni genere. Gli spettacoli sono alla sera, ma di giorno le compagnie scorrazzano per le strade del centro, ora inscenando piccoli spettacoli, ora facendo assaporare qualche breve anteprima, in una caccia allo spettatore pagante che altrove potrebbe suonar fastidiosa ma che qui ti fa rimpiangere il poco tempo a disposizione.

edimburgo


E' anche tempo di Military Tatoo, la grande parata militare che ha sede nel piazzale antistante al Castello, in contemporanea col festival. Per quanto più turistica, è una manifestazione commovente: almeno, io mi sono commossa, ogni volta che ci sono stata e per questo ci sarei tornata volentieri. Ma i biglietti si acquistano con mesi di anticipo e noi , alla Scozia, abbiamo pensato troppo tardi. E così, deviamo verso St. Gills, la cattedrale della città, nota per essere la sede della Cappella dell'Ordine del Cardo, l'onorificenza più ambita di Scozia. Tanto ambita che, per visitarla, è richiesto un supplemento....


Foto0445_HQ



Da St. Gills in giù, la frenesia si placa, per lasciar spazio all'Edimburgo sorniona ed elegante che ricordavo. Anch'io tiro il fiato e finalmente ritrovo le cose di un tempo, le insegne dei negozi


la bottega del fudge

edimburgo



il Christmas Shop


edimburgo

e, finalmente, il vecchio pub di Cannogate, dove ci fermiamo per pranzo e dove il marito ordina il famigerato Haggis. "Famoso" sarebbe l'aggettivo più indicato perchè, di solito, è così che ci si riferisce al piatto tipico di una località. Ma con l'haggis le cose cambiano: intanto, perchè si tratta di un vero cibo da Highlander: un insaccato di cuore, polmone e fegato di pecora, uniti a grasso di rognone, cipolle e spezie varie e fatti bollire direttamente nello stomaco dell'animale (morto, sia chiaro). In più, io per anni sono stata costretta ad assaggiarlo, per doveri di contratto, prima ancora di ospitalità, perchè, lavorando nel turismo, non potevo certo far vedere ai clienti che non mangiavo le prelibatezze che mi venivano messe nel piatto. Se a ciò aggiungete che ogni volta che vado dal macellaio vengo minacciata col coltello perchè vorrei che togliesse il grasso dalla carne, vi lascio immaginare come io sia ben disposta verso quel piatto. Che, ovviamente, il marito ordna subito.
"Stai scherzando, vero?" gli chiedo, quando decifro qualcosa di molto simile ad "agghii" nell'incomprensibile slang americano che il marito si ostina a considerare inglese
"No, perchè? lo assaggio"
" Guarda che è una schifezza... nel senso, che io l'ho mangiato, mi ci hano costretta ogni volta, ma fidati, un incubo... anzi, la guida dice pure che ormai è una specie di leggenda, che non lo mangia più nessuno, e come si fa..."
Io lo so, ora, cosa state pensando in questo momento: e cioè che il marito abbia mangiato l'haggis, trovandolo ottimo. Per carità, non state sbagliando, anzi: lo ha trovato ottimo e difatti lo ha mangiato. solo un terzo, però: perchè il resto è finito nello stomaco della creatura la quale, dimentica dei "no, lì c'è stata dell'insalata e allora non lo voglio" e "no, lo yogurt solo magro perchè sennò ingrasso" si fa fuori sotto i miei occhi mezzo metro di immondo budello, condendolo con mugolii di ogni tipo- mmmmhhhh... spettacolo...mmmhhhh... quant'è buono.... fino al colpo finale del "capisci perchè a casa non mangio? perchè tu, 'ste cose, mica me le prepari..."

edimburgo

Holyrood Palace è la residenza ufficiale della Regina quando viene in visita in Scozia e difatti non è detto che lo si possa visitare sempre: fortunatamente, Sua Maestà non è più una ragazzina e quindi ama avere delle abitudini, che la vogliono a luglio a Holyrood e ad agosto a Balmoral, ma non è detto: per cui, informatevi sempre con un certo anticipo, se volete visitare gli interni. Secondo me, merita un giro, anche se il biglietto è caro e non rientra in nessun pacchetto scontato. Le guide sono simpatiche e sono le uniche che riescano a rendere divertenti le gallerie diei 110 ritratti dei vari Reali ingelsi, soffermandosi su aneddoti e retroscena non sempre convenienti. E se poi siete fra quelli che amano le storie di lacrime e sangue, la stanza dove fu ucciso Rizzio, il fascinoso segretario di Maria Stuarda, è quello che fa per voi....
Di fronte ad Holyrood, sorge un'orrenda costruzione, mai vista prima di allora, che ospita il Parlamento Scozzese: risale a pochi anni fa e ne parleremo meglio nell'ABC ma, in ogni caso, sotto l'aspetto architettonico è un pugno in pieno viso.

edimburgo


Risaliamo verso New Town, passando per Princes Square e per Jenner's, la risposta scozzese ad Harrods. Nulla a che vedere, per carità, ma la creatura ha appena saputo di una crociera premio che i nonni le regalano quest'autunno in Egitto e tanto basta per provarsi tutti i vestiti da sera, mentre io e mio marito continuiamo a chiederci "premio...de che???"

DSC_5047_HQ

Si chiama "New Town" mai in realtà risale al XVIII secolo che qui vide il trionfo dell'età giorgiana. E difatti, il quartiere a Nord di Princess street è contraddistinto da una straordinaria unità architettonica, che sembra inimmaginabile se confrontata con il meraviglioso guazzabuglio di architetture e di stili di Old Town: facciate lineari, porte colorate incorniciate da bianche colonne, ampi viali e ariose piazze sono il segno distintivo di queste strade, il cui asse principale vada da St Andrew a Charlotte Square, dove ha sede la famosa Georgian House.

Date retta a me: andateci. E vedrete che non ve ne pentirete. E' una casa arredata con mobilio originale, che risale proprio all'epoca della costruzione della piazza e che testimonia in modo vivido ed eloquente la vita di quegli anni. L'avrò vista dieci volte e quindi non mi dispiace tirar dritto, di fronte ai "no" imperiosi del marito e della figlia. Ma, se non ci siete ancora stati, un giro fatelo. Ne vale davvero la pena


Alla National c'è una mostra sui Giardini degli Impressionisti, che ci godiamo dal primo all'ultimo quadro, bookshop compreso. La creatura è indecisa fra i semi da regalare a mia suocera e perdiamo mezz'ora per comprare una bustina, ma alla fine lei è contenta ed io pure. Il tabellino di marcia è perfetto, ci siamo pure concessi una deviazione inaspettata e ora possiamo goderci un giro per i giardini fra Princes Street e The Castle. Anche se ha smesso di piovere da un pezzo, il prato è ancora bagnato e di giocatori di golf metropolitani nemmeno l'ombra. Quando lavoravo qui, pranzare sulle panchine e provare a mandare una palla in buca era di prassi: ma ora è tardi e gli stand del festival hanno invaso ogni spazio. Guardo l'orologio: ancora una cosa- e poi siamo a posto


edimburgo

Ve lo ricordate Bobby, il cane che vegliò sulla tomba del suo padrone per quasi vent'anni, fino a quando morì egli stesso? mia figlia ci è cresciuta, con questa storia e quindi una tappa a Greyfriars è d'obbligo. Già che ci siamo, giriamo per Grassmarket, il vecchio quartiere del mercato, il più vero di tutti, con vicoli ripidi e bui a far da contrasto a piazzette che pullulano di tavolini e risate. Ci fermiamo a sentire una band di olandesi, quel tanto che basta per convincere la creatura a premdere accordi con un amico "che quando torno, lo facciamo anche noi in Corso Italia". Mio marito sorride, io abbozzo, commossa, lei è tutta felice. Ve lo avevo detto, no?, che Edimburgo è una città magica?

edimburgo

a domani sera
ale

Condividi post

Repost 0

gingerbread

Mettiamola così: attacco di cucina compulsiva. Di quelle che "lo-devo-fare-assolutamente", eccchissenefrega se fuori co son trenta gradi, se vanno tutti al mare, se dovrai arrampicarti sugli specchi per dare uno straccio di spiegazione plausibile, che quanto meno ti faccia ancora apparire "strana" agli occhi degli amici e non "da ricovero immediato".
Mai successo?
A me sì, un sacco di volte. E l'ultima, proprio sul finire della vacanza, mentre eravamo a Bath.
Prima, però, un passo indietro.
E' da quando eravamo piccole che ad ogni viaggio mia mamma ci portava nei supermercati del posto in cui ci si trovava. Non che trascurasse il resto, tutt'altro: è che il supermercato costituiva un passaggio obbligato del nostro ruolino di marcia: museo-cattedrale- centro storico- super, con l'ordine che poteva variare ma i fattori che rimanevano sempre quelli. Dopodichè, iniziava la perlustrazione di tutti gli scaffali, con la stessa attenzione con cui, fino ad allora, avevamo perlustrato i corridoi delle pinacoteche o le navate delle chiese e poi si finiva inevitabilmente alle casse con carrelli pieni di prodotti allora da noi introvabili come la polenta bianca, le farine con vari semi, zuccheri dagli strani colori e spezie di ogni tipo, a rimpinguare lo scomparto del "famolo strano" della nostra dispensa.
Negli anni, le cose sono rimaste uguali: anche se, via via, ampliavamo il raggio dei nostri viaggi, il giro al supermercato rimaneva lo stesso- così come la stessa era l'incavolatura di mio padre, quando ci vedeva uscire cariche di borsine - "e cos'è che avete comprato, questa volta, possibile che a Genova non ce le abbiamo, 'ste cose, mi spieghi dove le metto???" e via dicendo.
E così, quando ho cominciato a viaggiare da sola, in un modo ovviamente differente da quello dei miei genitori, questa abitudine l'ho mantenuta : in qualsiasi posto vada, la prima cosa che controllo sono gli orari del super più vicino e su questi mi regolo per tutto il resto. Non solo: nei posti che conosco meglio vi so anche dire "dove" comprare "cosa" e se siete particolarmente fortunati, oltre che il nome della catena, vi dò anche l'indirizzo. Volete farvi una scorta di Twinings? Andate alla Tesco, in Gran Bretagna: ve lo tirano dietro. E così per le spezie per i Lebcucken o le senapi aromatizzate e la creme fraiche: non vi dico che son pure aggiornata sui tre per due, ma non è detto che col tempo ci arrivi.
Insomma, per farla breve, non eravamo ancora arrivati a Bath che già mi ero fiondata in un WHSmith, che svendeva l'opera omnia della Nigella, facendo perdere un quarto d'ora ad una scaletta già risicata e suscitando il sarcasmo del marito ("Carola, la mamma mi ha fatto risparmiare anche stavolta, come siamo fortunati"); e quindi stavamo correndo come dei forsennati verso le terme quando, all'improvviso, mi viene in mente che, proprio dietro al punto in cui ci trovavamo in quel momento, vent'anni fa c'era un mega supermercato.
Sebbene normalmente abbia il senso di orientamento di un piccione viaggiatore morto (altro battutone del marito, su, su, ridete), i negozi li becco tutti alla prima. E così è stato anche stavolta, con un Waterstone modello centro commerciale, con una food hall da far paura.
"Il Waterstone è quello delle conserve", ho replicato alle obiezioni del marito, con la stessa fermezza con cui i martiri prendevano la via del supplizio, e tempo un quarto d'ora avevo scorte di salse alla menta, composte di mirtilli rossi, paste di zenzero, crema di horseradish and so on tanto che, mentre ero in coda alle casse, notavo con soddisfazione di essere stata nei tempi.
Se non che, per ingannare l'attesa, ho aperto a caso un libro a caso della Nigella, alla pagina del Gingerbread, uno dei dolci più amati da mia figlia, che io ho sempre fatto con quello che il mercato genovese mette a disposizione. Mentre ora avevo l'occasione di rifornirmi di tutto, nientemeno che con la stessa Nigella a farmi da guida... ma quando mi capitava più?
e così, son tornata indietro, ho recuperato tutto quello che serviva e, una volta a casa, ho acceso il forno, per produrre the Real Homemade Gingerbread. In casa, c'era un profumo di attesa, con lo zenzero a ricordare il Natale e mia figlia che si torceva le mani - dai mamma, solo una fettina- mentre il dolce raffreddava sulla gratella, veniva ricoperto di glassa e poi messo sul tavolo "che fino a quando non è pronto, non si taglia". Mi sembrava di essere tornata indietro di dieci anni, quando lei era piccola e la cucina era il posto tutto per noi, dove ci prendevamo cura l'una dell'altra, io preparandole le cose che più le piacevano, lei ricompensandomi con sorrisi sdentati e baci appiccicosi- e quando ho affondato il coltello nella torta, per offrirle la prima fetta, ero intenerita e commossa.
"Ecco, amore, tutta per te"

nigella's gingerbread

"bleahhhh, che schifo.... ma questo non è il pan di zenzero che fai tu! Questo fa vomitare!!"
Lo assaggio: non fa vomitare, tutt'altro. Ha un gusto pregnante, deciso, pungente, come tutti i gingerbread che si preparano in casa da una certa latitudine in su, quando con il sapore forte dello zucchero muscovado ci si cresce, sin da bambini. Per i nostri palati, da poco avvezzi al solo zucchero di canna, l'impatto è brusco, ma hai voglia a spiegarle che è solo questione di farci l'abitudine: "a me piace quello che fai tu"
E per una volta che "mamma 1- resto del mondo 0", non insisto. Per cui, tornerò alla mia vecchia, collaudata e amatissima ricetta. Ma per quella, aspettiamo Natale...

NIGELLA'S GINGERBREAD
da How to be a Domestic Goddness

gingerbread

mezza tazza più due cucchiai di burro- 145 g di burro
mezza tazza più due cucchiai di zucchero muscovado scuro-circa 130 g
3/4 di tazza di corn syrup: il corn syrup è uno sciroppo di mais che da noi si trova in qualche negozio biologico. L'ho sempre sostituito col miele di castagno, andando molto ad occhio nelle dosi: qui potrebbero essere circa tre cucchiai
3/4 di tazza di melassa- 180 g.
2 cucchiaini di zeznero fresco, grattugiato fine
1 cucchiaino di cannella
1 tazza più due cucchiai di latte (250 ml)
2 uova grandi, leggermente sbattute
1 cucchiaino di lievito in polvere, fatto sciogliere in due cucchiai di acqua tiepida
2 cup di farina - 250 g

per la glassa
1 cucchiaio di succo di limone
100 g di zucchero a velo setacciato
1 cucchiaio di acqua tiepida
(apro e chiudo: con queste dosi, viene una glassa troppo liquida: se la volete compatta, come nella foto, partite da un cucchiaino d'acqua e uno di limone: se è il caso, avete tempo ad aggiungere quello che manca)

Sciogliere il burro con lo zucchero, il corn syrup, la melassa, la cannella e lo zenzero, in una pentola capace e , fuori dal fuoco, aggiungere le uova, il lievito con la sua acqua e il latte. Mescolare bene e aggiungere la farina, incorporandola perfettamente al composto: dovrete avere un impasto molto liquido. Riempite uno stampo da plum cake da un litro, rivestito di carta da forno e infornate a 180 gradi per 45 minuti o anche qualcosa di più: eventualmente, coprite la superficie con un foglio di alluminio. Fate la prova stecchino: se esce umido, ma non bagnato, è cotto
Lasciar raffreddare cinque minuti nello stampo, poi trasferire il cake su una gratella e lasciarlo raffreddare completamente.
Preparare la glassa
Setacciate bene lo zucchero a velo in una terrina.
Consiglio sempre di tenerne un po' a portata di mano, perchè è facile che se ne debba aggiungere ancora, in corso d'opera. Aggiungete qualche goccia di succo di limone e un cucchiaino d'acqua e iniziate a mescolare rapidamente: dovrebbe formarsi una glassa molto densa. A questo punto, sta a voi decidere come procedere, aggiungendo un po' di liquido per diluirla o no. Se propendete pe la prima ipotesi, aggiungete acqua goccia a goccia- e mescolate dopo ogni goccia. Sono un po' noiosa, su questo punto, ma bastano pochi ml in più per trasformare la glassa da densa a liquida. Se dovesse succedervi, niente paura: basta aggiungere zucchero.
Glassate il dolce, lasciate asciugare e servire.
Perfetto per l'ora del te
A stasera, per la Scozia
ciao
Ale


Condividi post

Repost 0

header


Vi ricordate il tormentone lanciato da Renzo Arbore, ai tempi di Indietro Tutta, quando concludeva le telefonate con il suo interlocutore attaccando ua serie di "chiam lei?" "no chiamo io" "allora chiamo io?" "no chiama lei?". Per me, ha sempre avuto un che di surreale e tale sarebbe rimasto se non fosse per il ripetersi di una scena simile su questo blog, protagoniste io e la Dani, che ha fatto sì che si arrivi solo oggi a fare quello che si sarebbe dovuto fare un mese fa.
Perchè è da circa un mese che menuturistico sfoggia un "cappello" nuovo, di cui entrambe siamo molto orgogliose, nato dalla fantasia e dalla bravura di Kia, a cui va il merito di essere riuscita nell'impossibile impresa di condensare in poco spazio tutto quel guazzabuglio di idee, spunti e argomenti che è il nostro blog.
Se arriviamo in ritardo è perchè, come forse avrete già intuito, l'una pensava che l'altra avesse già provveduto a ringraziare Kia, per la sua gentilezza e la sua amicizia: già quando abitiamo di fronte, fatichiamo a comunicare, figuriamoci a centinaia o migliaia di km di distanza. Ce ne siamo accorte, dopo tutta una trafila di "ma non l'hai fatto tu?" " ma dovevo farlo io?" e altre amenità, e ora corriamo metaforicamente ai ripari, svelando l'arcano ai molti di voi che ci chiedevano lumi e convogliando tutti i vostri complimenti all'autrice del nostro nuovo header, insieme al nostro gigantesco grazie
Ale& Dani

Condividi post

Repost 0

parmigiana di zucchini e melanzane


Visto che nell'elenco dei buoni propositi post vacanziero c'era anche la spesa accorta e mirata, stamattina ho scritto un menu per questo fine settimana e ho preparato una bella lista, con tanto di pezzature e grammi- perchè di avanzi, nel frigo, è meglio non tenerne, in questi giorni.
Dopodichè, non solo mi sono dimenticata la lista, ma ho pure confuso il carrello...
... ma si può? mi chiedo...



PARMIGIANA DI ZUCCHINE E MELANZANE AL PESTO ROSSO
da Sale&Pepe, luglio 2010

parmigiana di zucchini e melanzane

Questa è una delle ricette migliori che abbiamo preparato quest'estate. Ad essere sinceri, di antagonisti ne ha avuti pochi, perchè fra tutti gli impegni di giugno, le traversie di luglio e le vacanze di agosto, di tempo per cucinare me n'è rimasto poco. Però, sono convinta che "se la sarebbe giocata" anche con avversari più numerosi e migliori, a cui non avrebbe avuto nulla, ma proprio nulla da invidiare. Il giudizio ha comunque il conforto del nostro amico Mario, che è incappato nella stessa ricetta, l'ha provata e l'ha promossa a pieni voti. E se altrove (v. libri) abbiamo sempre da ridire, sulla cucina mi taccio: anche perchè quali argomenti potrei avere, con l'autore di questo capolavoro qui?
Insomma, a farla breve, ve la posto anch'io, considerato che di melanzane e zucchine degne di questo nome godremo ancora per poco


600 g di melanzane
600 g di zucchine
350 g di mozzarella
50 di parmigiano grattugiato
120 g di pomodorini secchi sott'olio
35 g di capperi sotto sale
25 g di filetti di acciuga sott'olio
uno spicchio di aglio fresco
10 g di foglie di basilico
origano
6 cucchiai d'olio EVO
peperoncino
sale

parmigiana di zucchini e melanzane

Spuntate, lavate e asciugate le melanzane e le zucchine, tagliatele a fette dello spessore di mezzo cm scarso, quindi cuocetele su una griglia ben calda. Affettate la mozzarella.
Passate al mixer i pomodorini unendo i capperi dissalati, i filetti di acciuga ben sgocciolati, il basilico lavato, ll'aglio a pezzetti, un pizzico di peperoncino e l'origano e l'olio. Regolate di sale
Distribuite sul fondo di una pirolfila un velo di pesto, fate uno strato di melanzane, zucchine e mozzarella, salate, cospargete con parmigiano e un velo di pesto e continuate così a stati, fino ad esaurire gli ingredienti; terminate con un po' di parmigiano
Coprite la pirofila con un foglio di alluminio e ponetela in forno già caldo a 180° per circa 20 minuti; togliete l'alluminio e proseguite la cottura a 200 gradi per 10-15 minuti.
Servite la parmigiana tiepida o fredda.
Buon fine settimana
Ale

Condividi post

Repost 0

Ma cosa cavolo ci è girato, di deviare verso il Vallum Hadriani, questo proprio non lo so. Il ruolino di marcia prevedeva di andare dritti nei Borders e di fermarci al Vallo solo se gli avessimo dato la classica facciata dentro- in senso metaforico, sia chiaro. E così è stato, a dire il vero: stavamo progredendo verso la Scozia quando, all'improvviso, spunta il cartello con le indicazioni, che ci dice che il famoso muro fatto erigere da Adriano per segnare i confini dell'impero è a poche miglia.
"beh, dai, otto miglia cosa vuoi che siano?" chiedo io, mentre annaspo nelle conversioni "quindici km, più o meno... praticamente è qui... e poi, scusa, ma se non lo vediamo adesso, quand'è che lo vediamo più?" E così è mezz'ora che giriamo, alla ricerca di un muro che non c'è, finendo di volta in volta ora al Vallum Camping, ora al Vallum Hotel, ora all'Hadrianus Pub e via dicendo. Alla terza volta che giriamo intorno alla stessa rotatoria, alla ricerca del cartello che non c'è, impietosiamo un indigeno che ci spiega che siamo da tutt'altra parte. Seguiamo le sue indicazioni e, alla fine, ci arriviamo: ma bisogna fare un pezzo a piedi, per il bosco, e sta iniziando a piovere, la creatura sbuffa "ma quando arriviamo, in Scozia?" e onestamente ha ragione: per cui, torniamo indietro e non se ne parla più.

abbotsford

Colline sinuose, rovine di abbazie, castelli e Walter Scott: signori, benvenuti nei Borders. Sono la regione più a sud della Scozia, quella che ci accoglie con tanto di confine e di insegne che ti annunciano che finalmente sei arrivato. Siamo elettrizzati, nonostante la coltre della pioggerellina sottile ci impedisca di godere appieno delle meraviglie che ci sfrecciano di fronte. Ce le gustiamo in silenzio, almeno fino a quando non arriviamo a Jedburgh, la nostra pima tappa in terra scozzese.


borders


Jedburgh farà sì e no un quattromila abitanti e l'impianto urbano è adeguato al loro numero: in pratica, una strada principale, con poche case ai lati. Eppure, l'arrivo è da lasciar senza fiato, grazie ai resti dell'abbazia che sovrastano tutto il paese, testimonianza di un passato di prosperità e ricchezza. Furono i monaci agostiniani a fondarla, intorno al 1200, e a rimanerci per trecento anni, resistendo alle continue razzie a cui la città era esposta, a causa della sua posizione di confine con l'Inghilterra. Se ne andarono solo quando, al termine di una scorreria più violenta delle altre, la Chiesa di Roma li richiamò in patria, in seguito allo scisma degli Anglicani. E così, da quel momento, l'edificio fu lasciato all'abbandono ed oggi ne restano solo i ruderi che, stagliati nel cielo grigio, hanno un fascino antico e misterioso.

jedburg



La pioggerellina si è fatta più intensa e, mentre il marito si rassegna e torna alla macchina a recuperare gli ombrelli, io e la creatura ci infiliamo in un pub dove servono gli shortbread fatti in casa. Basta uno sguardo d'intesa e, quando lui è di ritorno, siamo di fronte a mezzo metro quadro di biscotto, alto due dita e largo un palmo e per mandar giù il primo morso ci vuole una pinta di te. Ma almeno abbiamo risolto il problema del pranzo- e anche di quelli a venire, mi sa.

jedburg

Siccome continua a piovere, rinunciamo a visitare l'interno, un po' perchè riusciamo a scorgerlo fra le rovine e un po' perchè abbiamo in programma altre due visite ad abbazie simili: il che, ovviamente, non si può dire agli abitanti di Jedburgh, ma se vi fidate, è così. Proseguiamo verso Kelso e lì decidiamo di visitare il nostro primo castello, che si annuncia così, dalla riva del fiume


floors castle




Fllors Castle è il più grande castello abitato di Scozia: ne vedremo molti altri, con i vari duchi tutti alloggiati in un'ala e le altre sale messe a disposizione dei visitatori. Paganti, ovviamente, perchè sennò non avrebbe senso, però accolti con gentilezza e cortesia. In ogni sala troviamo testimonianze di vita vissuta, anche recenti ed anche private, come la foto della famiglia in campagna o quella del diploma del figlio a Eton ("un gran figo", sentenzia la creatura), il tutto in mezzo ad arazzi di Bruxelles, tappezzerie di seta- molte delle quali originali- mobili di finissimo antiquariato e quadri d'autore, dallo scontato Gainsborough al meno ovvio Matisse. Il clou, però, lo tocchiamo nella sala delle carrozze, con la foto del duca in stivaloni da pesca, che innalza il trofeo: una trota di non so quante libbre, esposta in una teca in fondo alla parete. Mentre gironzolo per lo shop, fra gli scaffali pieni di prodotti blasonati- dalla saponetta alla marmellata- inizio a temere il giudizio del marito, di solito critico verso questo genere di cose. Invece mi sbaglio: la visita gli è piaciuta, e proprio per questi aspetti di quotidianità, che lo rendono vivo e coinvolgente. Anzi, ha anche raccolto una chicca, nel pipì stop

floors castle



I Borders vogliono dire Walter Scott: il più grande romanziere di Scozia, infatti, si trasferì qui da Edimburgo sin dalla più tenera età, per trovare sollievo alla sua cagionevole salute nell'aria salubre della campagna: la scelta gli giovò e, a quanto pare, gli piacque, visto che praticamente non si mosse più da questi luoghi, lasciando un'impronta indelebile nella loro storia: basti pensare che fu sceriffo della contea per ben 32 anni. Naturalmente, non c'è luogo dove non abbia dormito o mangiato o fatto una capatina ma, fra tutti, andiamo sul sicuro

scott view


Eccola qui, la famosa Scott View, il panorama che si gode dal punto in cui sir Walter era solito recarsi per starsene un po' in pace. Il tempo infame non permette foto degne di questo nome ma più di tanto non ci preoccupiamo: ce lo porteremo per sempre nel cuore

scott view


La tappa successiva è la Dreyburgh Abbey, che per noi segna la prima delle abbazie da visitare. A differenza di quella di Jedburg, sorge in un posto isolato e per raggiungerla c'è da percorrere un piccolo sentiero: per cui, ci si arriva a poco a poco, assaporando l'emozione, passo passo. Quando entriamo, ha smesso di piovere e l'erba è morbida e profumata. Io e la creatura passeggiamo lente, godendoci ogni anfratto, ogni scultura, quasi ogni pietra e finendo per perdere la nozione del tempo. Il marito fa segno da lontano che bisogna andare, ma non è ancora il momento: c'è ancora una cosa da vedere, la più importante di tutte

melrose

No, dico: pensavate forse che potessi lasciare da parte la tomba di Walter Scott? E che la mia personale collezione di lapidi, tumuli e tutto quanto fa cimitero fosse per sempre priva di un tale gioiello? mi avvio decisa sul lato ovest della chiesa, a colpo sicuro- e difatti la trovo subito, una lastra di marmo rosa, con su inciso il nome del grande romanziere. Accanto riposa il maresciallo Haig, che si distinse nella Grande Guerra per il suo valore. Il merito è tutto della guida, che ci informa in merito, perchè io, di 'sto tipo, non sapevo proprio nulla, ma quando si tratta di tombe non vado certo per il sottile e a un due per uno non posso certo dir di no.


melrose


Altro giro, altra abbazia: a Melrose, questa volta- e forse è la migliore di tutte, non fosse altro che per la simpatia dei doccioni zoomorfi: la guida dice di cercare il maialino che sona la cornamusa, ma per quanti sforzi facciamo, non riusciamo a trovarlo. In più, lo shortbread è staot finalmente digerito e ci è venuta fame: prendiamo un cream tea veloce- e pessimo- e poi ripartiamo di nuovo per quella che, per me, è la meta più attesa della giornata: Abbotsford, la residenza ufficiale di Walter Scott e la sua biblioteca.

abbotsford


Se mai mia sorella dovesse leggere questo diario di viaggio, sono certa che si farebbe prendere dalla malinconia: perchè, pur non essendo malata di libri come la sottoscritta, quando ci andammo insieme per la prima volta, neppure lei riuscì a restare immune dall'ammirazione per quella che, per me, resta la più bella biblioteca privata che io abbia mai visitato. E' un luogo dove le condizioni ideali della lettura- l'intimità, il raccoglimento, la tranquillità tutt'intorno-sono elevate ai massimi livelli, esaltate dalle proporzioni contenute della sala, dal caldo colore del legno, dai libri che tappezzano le pareti. E se poi si pensa che lì dentro furono composti Ivanohe, Rob Roy e La Donna del Lago, rimanere impassibili proprio non si può.


abbotsford

L'ultima tappa è Peebles, dove abbiamo prenotato un Bed&Breakfast. Ora è spuntato il sole e la valle del Tweed è di una dolcezza che ti stringe il cuore: le placide anse del fiume, le curve morbide delle colline, le macchie di rosa dell'erica stagliate sul verde cupo delle foreste ci accompagnano fino alla prossima meta. Prima, però, facciamo una deviazione verso Traquair House, che la guida indica come la più antica dimora signorile di Scozia ancora abitata. E' tardi per visitarla, ma il cancello d'ingresso è aperto e ci infiliamo nel viale. Che sia una dimora più antica delle altre è evidente dall'aspetto sobrio, quasi feudale dell'edificio, e dalla presenza delle antiche botteghe, un tempo parte essenziale del castello. Oggi rivivono, grazie allo spirito di iniziativa di alcuni giovani che hanno aperto botteghe di artigianato di ogni tipo. C'è anche un birrificio che produce tre tipi di birra e che purtroppo troviamo chiuso. Lì vicino un cartello ci informa che c'è appena stata la fiera, che ogni anno il signore del castello organizza per la popolazione della cittadina, ospitando stand e divertimenti di ogni tipo- il che ci fa sorridere, ma ci intenerisce un po'.

traquair house

A Peebles, tanto per cambiare, è tutto chiuso, ad eccezione di un ristorante che sa di stella michelin, da almeno un km. Con tutta che a noi piace concederci, ogni tanto, qualche cena stellata, di norma teniamo separate le due cose, non foss'altro per come ci riducono i nostri viaggi alla fine della giornata. Quando stiamo per rassegnarci ad un tè con i biscotti, però, scorgiamo sull'insegna il nome del locale, e tutto cambia: perchè un posto che si chiama "Tontine" no può che esserci simpatico, a dispetto dei blasoni all'ingresso e dell'immancabile soup of the day ad aprire il menu. Ultima nota positiva il conto, davvero irrisorio. E così, satolli e felici, ce ne andiamo a dormire
A lunedì
Alessandra






Condividi post

Repost 0

vichyssoise al salmone affumicato


Lo so da sola che la domanda che sto per fare non fa per niente food blogger, ma semmai è roba da casalinghe disperate di Isteria Lane, ma sono mesi che mi scervello su un problema di cui non riesco a venire a capo. E siccome non posso chiedere aiuto alle mie amiche vere, pena strabuzzamento degli occhi o pacche di compassione sulle spalle, passo di qua per chiedere lumi sulla questione che mi sta attanagliando da un po'- e che in questi giorni di immediato rientro ha assunto le parvenze di un vero e proprio interrogativo inquietante.
Ma voi, il frigo, ogni quanto lo pulite?
Ve lo chiedo perchè col mio, da qualche tempo, non riesco più a regolarmi. Premetto che, per quanti sforzi abbia fatto in tutti questi anni, non sono mai riuscita a gestire la casa secondo tabelle e programmi (che so, la prima settimana le tende, la seconda il forno e così via, a rotazione): la rotazione, semmai, è quella dei livelli di esasperazione, ancora gestibili in cucina, preoccupanti in stireria, da ricovero coatto alla neuro nella camera della figlia- e lasciamo perdere le librerie e gli armadi, che sennò finisce che mi vien l'ansia, già di prima mattina.
Con tutto quello che riguarda la parte degli elettrodomestici, però, ho sempre pulito ogni volta che li vedevo sporchi: preparo una torta con più impasto del previsto e metà mi finisce sul fondo del forno? Pazienza (per modo di dire, sia chiaro): mi metto lì e lo strofino a dovere, anche se magari era stato pulito un'ora prima- e così via, per tutto il resto, frigorifero compreso.
Da qualche tempo, però, quest'ultimo è impazzito, tanto che mi sembra di aver a che fare con l'amico di Charlie Brown, quello che viveva nella nuvoletta di sudiciume: per quanto mi affanni con detersivi e spugnette, ogni settimana sono di nuovo daccapo. Superfluo dire che ormai sono diventata quasi maniacale nella sistemazione degli alimenti: sigillo tutto, sistemo in vaschette, metto fogli di protezione negli scomparti, ma niente da fare. E non vi dico in che condizioni l'ho trovato al rientro dalle tre settimane di ferie, con tutta che era stato tirato a lucido il giorno prima della partenza e svuotato praticamente di tutto. Ragion per cui, ho dovuto accantonare tutto il resto, per mettermi di nuovo a pulirlo e tanta è stata la mia frustrazione che ho pure iniziato a parlargli. Se funziona con le piante, mi son detta, potrei avere qualche speranza anche con lui: " che cosa ti ho fatto?" ho iniziato a chiederli, mentre lo svuotavo " ti sei offeso, quando ho detto che eri vecchio? o ti ho umiliato, ogni volta che sospiro di fronte tuo cugino d'America, quello che sembra una cabina armadio, che fa il ghiaccio, l'acqua con le bollicine e se andiamo avanti così mi porta pure il caffè a letto? o è perchè nella casa nuova ti abbiamo dovuto separare a forza dal freezer, che però è lì di fronte, se alzi gli occhi lo vedi?" Ho persino pensato che si fosse offeso perchè lo avessi riempito di cibi che non gli andavano e, in un accesso di scrupolo, mi son messa pure a cercare il famoso coniglio- "sta a vedere che è in crisi d'identità e si è convinto di essere una cella frigorifero dell'obitorio"- ma niente. E' rimasto lì, impassibile, continuando a produrre rumenta, come se niente fosse. E neppure mi ha risposto, il maledetto...


SMOKED SALMON VICHYSSOISE
da The Inverawe Smoked Cookbook- Rosie Campbell- Preston

vichyssoise al salmone affumicato


Prima che i puristi storcano il naso, dico subito che questa zuppa si arroga un nome che non le compete: perchè la vichyssoise ha i porri (che qui non ci sono) e non ha il salmone (che qui c'è). Però, questo è il nome con cui è stata battezzata dal suo autore e tanto basta a far tacere ogni precisazione, almeno qui sopra. Anche perchè, al di là della sua natura, questa è un'ottima zuppa, oltretutto estremamente versatile: non mi azzardo a dire che è simile ad una bisque, perchè questo non è vero, ma può esserne una versione casalinga, per i giorni in cui non hai a disposizione nè le tre ore di tempo che di solito ci vogliono per prepararla, nè il serial killer di crostacei. Quindi, tornando al piatto, va benissimo per una cena con gli amici e per una cena con i familiari, visto che non è la solita zuppa. Senza contare poi che si presta a parecchie interpretazioni, da quella classica (e forse un po' abusata) del bicchierino tiepido, con guarnizione di salmone affumicato, ad altre più innovative, su cui bisognerà lavorarci su. Per ora, intanto, vi dò gli ingredienti e il procedimento di questa. Ah, no, dimenticavo: l'autrice del libro da cui proviene la ricetta è la proprietaria della Smokery più famosa della Gran Bretagna, vale a dire quella di Inverawe, dove ancora il salmone viene affumicato secondo i metodi tradizionali, quindi sul legno di quercia e lentamente. Non potete immaginare quanto sia buono...

Per 4- 6 persone
415 g di patate (o giù di lì)
circa 400 g di brodo (io ho usato il brodo di pesce. in mancanza di quello, potete preparare un brodo vegetale)
2 spicchi d'aglio, pelati (potete ridurli ad uno solo)
tre cucchiai di succo di limone (io ho messo la scorza grattugiata di mezzo limone e un cucchiaio di succo)
120 ml di panna liquida (potete sostituirla con il latte, oppure solo con il brodo, per una versione dietetica: ovviamente, con la panna è più buona)
150 g di flaky roasted smoked salmon - che qui in Italia può essere sostituito con il salmone in scatola, in olio affumicato
100 g di salmone affumicato per decorare ( io non lo avevo e quindi non l'ho messo)
aneto o prezzemolo per guarnire

Pelare e tagliare in quarti le patate e metterle in una casseruola con l'aglio e il brodo. Portare a bollore e far sobbollire per 25-30 minuti o fino a quando le patate saranno molto morbide. Rimuovere dal fuoco.
Mettere nel mixer e farne un purè. Aggiungere il salmone affumicato e frullare bene. Alla fine, aggiungere il limone e la panna e frullare*. Aggiustare di sale e di pepe.
Mettere la zuppa in una scodella e far raffreddare per 2-3 ore **
Per servire, tagliare a strisce il salmone affumicato e guarnire ogni piatto con quelle e con una spruzzata di aneto o di prezzemolo

* qui, mi sono discostata dal procedimento indicato e ho fatto come faccio di solito: una volta che le patate sono cotte (devono quasi disfarsi), ho aggiunto il salmone, ben sgocciolato dall'olio di conserva e tagliato a pezzettini e poi ho frullato con il minipimer, fino ad ottenere una crema liscia. Ovviamente, il brodo, che si ridurrà un pochino, in cottura, non deve essere eliminato.
Invece, per quanto riguarda la panna, tendenzialmente evito di frullarla, in questi casi. Per cui, ho rimesso la pentola sul fuoco, ho aggiunto il limone e, quando ha raggiunto il bollore, ho abbassato la fiamma e versato la panna, mescolando bene.
** L'ho servita tiepida, perchè in famiglia c'è qualche problema con le zuppe fredde. Propriamente, la vichyssoise va sempre servita a temperatura ambiente e quindi anche questa interpretazione non fa eccezione.
A stasera, con la Scozia
Alessandra


Condividi post

Repost 0

york


Il motivo ufficiale per cui si è deciso di fare da Genova alle Orcadi in macchina sono stati i costi proibitivi del noleggio auto, a cui si erano aggiunte le franchigie da urlo di ryanair e altre amenità varie. In realtà, questa è stata l'argomentazione ragionevole, quella che ci permetteva di mettere a tacere le varie obiezioni, dai cauti "ma vi pare il caso?" ai franchi "siete matti". Ma la vera ragione per cui ci siamo sobbarcati quasi ottomila km in tre settimane è stata la comune passione per i viaggi in auto. Il fatto di vedere sempre, di non trascurare nulla delle cose che ci interessano e il poterne scoprire altre, lungo il tragitto, altrimenti nascoste da nuvole o da paesaggi che corrono via dai finestrini del treno, è per noi un piacere puro, al quale sacrifichiamo volentieri ore di sonno e di riposo. E questa volta, è stato lo stesso, anzi: la prospettiva di attraversare l'Inghilterra e di mostrare a mio marito e a mia figlia i luoghi più amati del mondo mi ha entusiasmato sin dal primo giorno, quando ho iniziato a riesumare dalla libreria guide ormai fuori moda e ingialliti diari di viaggio. Ovviamente, si è imposta una scelta, caduta sui posti più piccoli, visitabili tutti in poche ore, che ha tagliato fuori mete più importanti- Oxford e Cambridge su tutte. Quest'ultima ce la lasciamo alle spalle, mentre avanziamo verso York. Viaggiamo da due ore e altrettante ci separano dalla nostra meta. Fuori piove e lo spesso strato di nuvole sopra di noi lascia ben poche speranze. Per fortuna, non troviamo traffico, neppure intorno a Londra, tanto che tiro un respiro di sollievo, a pochi km dall'arrivo.

york


Detto fatto: deviazione su una stradina fuori mano, per lavori in corso, e gigantesca ruspa a fare da apri pista. Perdiamo tempo, la figlia attacca col mal d'auto, al marito viene mal di testa e, tanto per cambiare, ha lasciato le pastiglie a casa.
"Ma avevi detto che le avevi prese" faccio io, sconfortata. Contrariamente al solito, mi son portata dietro una mezza farmacia, dimenticando l'unica medicina di cui mio marito fa un uso pressochè costante, visto che soffre di emicranie e che, a suo dire, è l'unica che gli faccia effetto. La vedo malissimo: di reperire un farmaco italiano, non se ne parla nemmeno- e nemmeno si vedono Boots all'orizzonte. C'è solo una farmacia sgarruppata, dove entro per disperazione, uscendone con una roba alla Harry Potter ed istruzioni in tema: prima prenda la pillola rossa, poi quella rosa, poi quella gialla. Alzo un sopracciglio, ma il mal di testa ha la meglio e quindi procedo, in buon ordine - rossa, poi rosa e poi gialla- alla somministrazione.

york



A York arriviamo in ritardo sui tempi e sotto un diluvio. Di iniziare la visita, non se ne parla e ci fiondiamo nella primo locale che ci ispira. Siamo bagnati fradici e abbiamo bisogno di un caffè che ci prendiamo in una sala da te deliziosa, accanto alla torre e nei pressi del parcheggio. Non so a voi, ma a me 'ste cose così British mandano fuori di testa: mi sembra di stare in un romanzo, a metà fra quelli della Austen e quelli della Agatha, con queste sale un po' buie, il sottofondo della pioggia che scroscia che si mescola al tintinnio dei cucchiaini contro le tazze, signore anziane dai capelli bianchi arricciati da una permanente fuori moda, cameriere in grembiulino bianco e, tutt'intorno, un'atmosfera sospesa, quasi irreale, che a me sa di pura poesia


durham


"argh, mamma, sono rimasta chiusa nel bagno!". La poesia finisce con la figlia che ora ride ma che fino a un minuto prima prevedeva una morte lenta e indecorosa- e tutto perchè invece di spostare la serratura da una parte, si ostinava a spostarla dalll'altra. "tutta la mamma", commenta truce il marito, al quale il mal di testa è miracolosamente passato e per chiuderla lì decido che la pausa è finita e chissenefrega se piove: siamo o non siamo in Inghilterra?

york

Ero stata a York quasi vent'anni fa, nel famoso viaggio con mia mamma: si era trattato di una toccata e fuga, fra un treno e l'altro, che però non ci aveva impedito di goderci appieno le bellezze del centro, pranzo a base di salmone compreso. Il ricordo che mi portavo dietro, però, era quello di una cittadina tipo Canterbury e non di una vera e propria città, quale in effetti è. Ma se le dimensioni aumentano, non diminuisce il fascino, accresciuto semmai dall'eleganza che si estende anche oltre la parte storica e dala vivacità delle sue strade. Alle viuzze dell'impianto medievale si alternano viali ampi, circondati da negozi e animati da artisti di strada e di chioschi che vendono hot dog, hamburger e, ahinoi, i temutissimi donoughts. Alzi la mano chi riesce a resistere a queste ciambelle fritte e glassate, che trasudano grassi saturi e migliaia di calorie ad ogni morso e che fanno venire l'acquolina in bocca solo a vederle: io, finora, ho contato solo quella del marito, che difatti ci blocca al primo scatto: prima, la cattedrale. E come dargli torto?

york


Se a Canterbury c'è la Cathedral, a York è il Minster, a farla da padrone, ma per il resto, le differenze non sono poi molte: stessa maestosità, stesso stile, stessa importanza storica. A loro, però, non ditelo, perchè le due città si sono da sempre divise il potere spirituale sulla chiesa anglicana, sebbene l'arcivescovo di Canterbury goda del riconoscimento del primato sul suo altrettanto illustre collega. Ciò non toglie che York sia stata per secoli meta di pellegrinaggi e questo ha fatto si che la sua cattedrale sia la più grande chiesa gotica d'Inghilterra. La ricordavo tutta bianca, ora invece è ingiallita dallo sporco e dalle intemperie, ma l'emozione è la stessa

york


Anche qui si paga: un po' meno, rispetto a Canterbury (che dipenda dal primato?), ma una cifra consistente, in ogni caso. Ma la visita all'interno è imperdibile e questo nonostante i numerosi interventi di restauro e a volte anche di ricostruzione, a causa dei numerosi incendi di cui l'edificio fu vittima nel corso dei secoli, l'ultimo dei quali in epoca relativamente recente e questo spiega la presenza di numerosi idranti nella chiesa, che a noi fanno un po' sorridere, ma quando ce vo'...




Il centro di York, come dicevo , è meraviglioso. Per fortuna ha smesso di piovere e possiamo godercelo al meglio, a cominciare dal mercato rionale, che pullula di prodotti locali

york


La creatura però li disdegna: ecchediamine, la chiesa l'abbiamo vista, la torre pure, il centro storico anche, ci abbiamo messo pure il mercato, insomma, cos'altro bisogna fare, per mangiare 'sti benedetti donoughts? Nulla: basta tornarsene indietro e recuperare la bancarella che li prepara all'istante. La scelta è limitata, ma con due sterline te ne danno dodici e pazienza se sono piccoli: son sempre più di uno, fa i conti la figlia, tutta contenta. Il sorriso svanisce, però, nello stesso momento in cui la tipa della bancarella alza il coperto sulla friggitrice, mostrando un liquido melmoso e puzzolente e aggiungendo orgogliosa un "deep fried" che ci farebbe venir voglia di fuggire. Ma ormai il danno è fatto e non ci resta che piangere


york

Nutrita la rumenta, andiamo verso Durham dove, udite udite, non sono mai stata- e questo nonostante la sua cattedrale normanna rientrasse nella mia personale lista dei posti da vedere, preferibilmente al più presto. Il fatto è che la mia permanenza in Inghilterra era legata al turismo - e alla parte più becera, per giunta, vale a dire quella del turismo scolastico. Per cui, quando si trattava di organizzare delle gite, o si trovavano posti pieni di attrattive (leggasi pub, negozi di videogame e affollamento di "fauna locale") oppure niente. A me sembrava impossibile che un monumento così famoso per la sua storia e per la sua bellezza non fosse degno della considerazione di chicchessia, ma ogni volta che proponevo di andare a Durham la scena era sempre la stessa.
"Cosa c'è da vedere, in quel posto lì?"
"la cattedrale normanna, fidatevi, uno spettacolo"
"ah... e poi?"
Stavolta, però, mi rifaccio, in una sorta di "o Durham o a casa", tanto che arrivo pure a prenotare una notte lì, suscitando la sorpresa di un'italiana trapiantata a Londra che incontriamo per la strada e che mi chiede con curiosità cosa cavolo ci facciamo, a quell'ora, in un posto così deprimente. Ma se non ci fermiamo stavolta, quando mai capiteremo in questi posti? E con questa argomentazione convinco il marito e la deviazione si fa.

york


Di solito, quando viaggiamo, mia figlia sta sdraiata sul sedile posteriore. Da piccola, dormiva, adesso si limita a sentire la musica, oppure a mandare messaggi col cellulare, oppure ancora a leggere, anche se sostiene di dover stare in quella posizione perchè soffre di mal d'auto. Si tira su ogni tanto, per vedere le cose più suggestive oppure semplicemente perchè è in vena di chiacchiere. E' il caso di questa volta, che la vede stranamente allegra e pimpante, tanto da spingersi a chiedere informazioni sulla prossima meta
Dov'è che andiamo, più?"
" A Durham"
"E cosa c'è da vedere, in quel posto lì?"
"La cattedrale normanna, fidati, uno spettacolo"
"Ah... e poi?"


durham

Di solito, quando si ripongono tante aspettative, è facile restare delusi, ma questa volta non è andata così. La cattedrale è splendida nella sua imponenza e, come pensavo, vale davvero il viaggio. Leggo che è stata addirittura votata come il monumento più bello di Inghilterra, in un sondaggio lanciato da una radio nel 2002 e, se non fosse per la mia passione viscerale per Salisbury ed Exeter, non esiterei a concordare con questo verdetto. E' uno dei pochissimi monumenti romanici del Paese, ma lo stile è tutto declinato nelle forme normanne, dalla torre massiccia ai muri spessi, il che ne fa un vero capolavoro nel suo genere. Per inciso, l'ingresso è gratis, anche se è richiesta un'offerta per aiutare la comunità a sostenere le spese, visto che il Governo inglese non prevede nessun tipo di finanziamento. La lasciamo volentieri, mentre usciamo alla scoperta del resto del centro.


durham


Un mortorio. Giuro. E per giunta, è tutto chiuso, a parte qualche ristorante etnico o italiano e alcuni pub dove però vige l'inderogabile divieto ai minori di 18 anni, a cui l'accesso non è consentito neppure se in compagnia dei genitori. Quando lo avevo detto a mio marito, sostenendo che un conto è Londra e un altro è l'Inghilterra, mi aveva guardato con scetticismo, ma ora non so se è più seccato per la cena che sfuma, o per dover ammettere che, una tantum avevo ragione: perchè gli Inglesi non son mica come noi... loro sì che le seguono, le regole...


york




Alla fine, troviamo un pub liberale, dove oltretutto mangiamo benissimo, ma dove riesco a macchiare il maglione nuovo e i calzoni a causa di una bustina di senape strizzata con troppa foga. L'operazione di smacchiatura ha come unico risultato il farmi sembrare un'incontinente e così mi avvio rapida in direzione dell'albergo, con la creatura piegata in due dalle risate e il marito che non stacca gli occhi dal cielo. Per fortuna, l'hotel è vicino ed abbastanza confortevole e tempo due minuti siamo già pronti per dormire, per giunta con i bagagli fatti: non c'è tempo da perdere, la Scozia ci aspetta
a domani
Alessandra

Condividi post

Repost 0




pie frutti di bosco

Raccontavo giusto ieri sera, parlando del nostro arrivo in Inghilterra, del problema della guida a sinistra. A dire la verità, era più un problema di mio marito che non mio: siccome guida in automatico, mi diceva, il suo terrore era di perdere la concentrazione e trovarsi contromano, vittima dell'abitudine acquisita macinando da anni centinaia di migliaia di km su strada. Io, per contro, ero più tranquilla: quando lavoravo in Inghilterra, era capitato che dovessi prendere la macchina e non ricordavo particolari difficoltà, anzi: essendo io mancina, passato il primo impatto, mi ero trovata subito a mio agio. E quindi, nelle sere in cui programmavamo il viaggio e vedevamo crescere le distanze in modo esponenziale, continuavo a ripetere a mio marito che avrei guidato io, senza alcun problema. Mi sono illusa fino a Calais ma poi, appena sbarcati in suolo britannico, non ha voluto sentire ragioni: lui al posto di guida, al volante, e io in quello della guida "spirituale", visto che più che da navigatore mi toccava controllare di continuo che imboccasse la corsia giusta. A quanto pare, la soluzione ha funzionato, perchè siamo tornati sani e salvi e senza alcuna segnalazione da parte dei vigili britannici e, una volta a casa, siamo serenamente tornati alle nostre abitudini.
Più o meno...

L'altro ieri accompagno la creatura alla master class e, proprio a metà del percorso, scorgiamo un blocco stradale: furgoni messi di traverso, cartelli, un piccolo sit in in mezzo alla strada e vigili che deviano il traffico. Sono i venditori ambulanti dei mercati rionali che protestano contro l'Assessore e i prossimi tagli che cancelleranno posti di lavoro e hanno organizzato questa dimostrazione contro di lui. Mi fermo in coda, studiando un percorso alternativo lungo la direzione obbligata ma, quando lo trovo, non posso accedervi, perchè è giorno di mercato. E così, finisco per aggirarmi in questo dedalo di viuzze, fino a quando trovo lo sbocco verso Corso Europa, la principale arteria del traffico dal levante al centro città. Naturalmente, ho un diavolo per capello: rischiamo di arrivare in ritardo, l'indicatore del carburante è sul rosso, il traffico mi snerva e in più mi sento al centro di una guerra fra poveri, il che mi deprime ancora di più: "perchè capisci che non è possibile - non-è-pos-si-bi-le- ridursi così già alle nove del mattino, e adesso come faccio, che son senza benzina, qui ci fermiamo in mezzo alla strada, e si è mai visto autorizzare un corteo nello stesso posto del mercato e HO CAPITO che arrivi in ritardo, ma se non so dove andare... ecco, aspetta che ci siamo, fammi infilare qui dentro..."
Insomma, a farla breve: contromano in Corso Europa.
Roba da restarci secchi all'istante, altro che le stradine di Scozia, dove al massimo fai unfrontale con una pecora.
Se scrivo, vuol dire che sono ancora qui e che è andato tutto bene: non c'erano auto, ho fatto inversione e, tremando come una foglia, sono riuscita a girarmi dalla parte giusta.
Solo che ora per un po' sto brava: vado a fare la spesa a piedi, mi concentro prima di attraversare la strada e, buon peso, non ho nemmeno fatto rifornimento, che non sia mai che mi venga la tentazione di rimettermi al volante, prima di aver riprogammato il nostro senso di marcia. E prima che il mio angelo custode venga dimesso dalla Neuro...

PIE DI MIRTILLI E MELE ALLA CANNELLA
da Sale&Pepe, agosto 2010

pie frutti di bosco



Gran bella ricetta, nata dalla fusione di una crostata apparsa su Sale e Pepe del mese scorso e dalla mia personale ansia di svuotare il frigo, prima della partenza, principale artefice delle mie varianti, a cominciare da un ripieno "misto" e dal foglio di sfoglia in scadenza, anzichè di frolla, per coprire il tutto. In ogni caso, è venuta fuori una torta spettacolare, così buona che stravolgo la scaletta dei dolci d'Oltremanica per pubblicarla qui ( vi vorrei commossi, a questo punto).
Eccovi l'originale- accanto le mie modifiche

per 8 persone (tortiera di 24 cm di diametro)
500 gr di pasta frolla già pronta ( io ho fatto una frolla con le mie solite dosi del 3-2-1- 3 hg di farina, 2 hg di burro freddo, 1 hg di zucchero, più un tuorlo e tanta scorza di limone grattugiata fine, almeno un cucchiaino abbondante: l'ho usata per fare la base. Per la copertura, invece, ho usato un foglio di pasta sfoglia rotondo, comprato a supermercato)
500 g di mirtilli (500 g di frutti id bosco misti, mirtilli, lampone, ribes rosso e bianco)
un cucchiaio di marmellata di mirtilli ( ne ho messi due)
una mela
il succo di mezzo limone
un cucchiaio di zucchero (ho messo quello di canna)
un cucchiaio raso di farina
mezzo cucchiaio di cannella in polvere (qui, de gustibus: potete anche diminuire la dose. A noi piace che si senta e quindi ho lasciato così)
gelato al cioccolato ( omesso: a parte che serve da accomagnamento, mentre per noi questa è stata la torta per la colazione e quindi era già sufficiente così, il cioccolato qui non ce lo vedo per niente. Su due piedi, direi di nuovo cannella, per esaltare il sapore di un ingrediente, oppure calvados)
Ho aggiunto poi tuorlo e latte, per spennellare


pie frutti di bosco

procedimento

Ho preparato la frolla, partendo dalla farina e dal burro freddo: per impastare senza che quest'ultimo si scaldi troppo, conviene prima lavarsi bene le mani con acqua fredda- io le lascio un po' sotto il getto del rubinetto- e poi incorporare i due ingredienti lavorando all'inizio con la punta delle dita " come quando se cuntan le palanche", diceva mia nonna- dove "palanche", in questo caso, sta per banconote. Appena vedete che farina e burro si sono più o meno amalgamati, aggiungete il tuorlo, lo zucchero e il limone e iniziate ad impastare, il più rapidamente possibile. Non impastate a lungo ma, appena vedete che la pasta è liscia e compatta, fermatevi pure.
A questo punto, di solito si consiglia di metterla in frigo per farla raffreddare, perchè è essenziale alla sua buona riuscita che entri in forno fredda. Però, se poi dovete lavorarla di nuovo per stenderla nella tortiera, ecco che tanto fredda non è più, quando entra nel forno. Senza contare che, appena uscita da frigo, è bella dura, per cui dovete impastare con forza, per renderla lavorabile, e allora siamo di nuovo daccapo.
L'unica soluzione, secondo me, è stenderla subito nella tortiera e poi metterla in frigo. Così, quando la tirate fuori, è fredda e tale resta, senza doverla lavorare di nuovo.

Quindi, una volta stesa la pasta nella tortiera, ho preparato il ripieno, mescolando insieme tutti gli ingredienti: la mela andrebbe grattugiata, io l'ho tagliata in pezzettini. Dopodichè, ho preso lo stampo con la frolla dal frigo, l'ho riempito con il composto e ho spennellato i bordi con poco tuorlo, mescolato con il latte. Ho steso poi il foglio di sfoglia, premendo sui bordi della frolla in modo che si saldasse bene. Poi ho praticato dei piccoli tagli nella sfoglia, con un coltello appuntito, per far uscire l'umidità del ripieno in cottura, e ho spennellato bene con il resto del tuorlo e dell'uovo.

In forno a 180 gradi per 40 minuti, fino a quando sarà ben dorato.
Aggiungo una cosa, grazie ad una domanda nei commenti: la sfoglia cuoce in meno tempo che la frolla. In questa torta, 40 minuti ci vogliono tutti, per la frolla, perchè il ripieno è umido, ma per la sfoglia potrebbero essere troppi. Quando ci si trova di fronte a queste situazioni, si usa il sistema del foglio di alluminio, con cui si ricopre la superficie della torta. Ossia, quando la torta è cotta in superficie ma il ripieno o il fondo non lo sono ancora, basta metterci sopra un foglio di alluminio e proseguire la cottura. In questo modo, si cuoce tutto perfettamente, senza correre il rischio che una parte bruci.

La ricetta dice di servirlo freddo con una pallina di gelato al cioccolato ma, come ho già detto, non concordo. Per me, o lo si mangia freddo, senza accompagnamenti di sorta, oppure tiepido, con una pallina di gelato o anche all'inglese, con della panna liquida. Però, è talmente buono così che non starei a snaturarlo con altri ingredienti.
Ci vediamo stasera, per la terza puntata del viaggio ( che finalmente ci arriviamo, in Scozia!)
ciao
ale



Condividi post

Repost 0