cjalson rustici


Con calma...
In zona Cesarini, arrivo sul filo dl rasoio al Contest di Rossella di Ma che ti sei mangiato?, tutto dedicato ai cjalson, tradizionali ravioli di pasta di patate e farina, tipici della Carnia, secondo le ricette della zona, rivisitate da Gianni Cosetti, uno degli chef più famosi del Friuli, il cui ristorante, il Roma di Tolmezzo, fu uno dei primi in quella regione a conquistare la stella Michelin.
La pasta in casa è uno dei progetti con cui inizio ogni nuovo anno, e se avete fatto i lettori zelanti e siete andati a leggervi il post linkato sopra, non dovete fare poi un grosso sforzo per capire che abbiamo rischiato di fare una porca figura vera, rinunciando a partecipare al contest.
Epperò, siccome esiste un dio anche per chi proprio con l'imperia non ci acchiappa e col mattarello meno che mai, prima la Rossella ha prorogato la scadenza e poi, quando proprio non sapevo più che pesci pigliare, è apparsa la Mapi, con tanto di valigione in stile Mary Poppins ed ombrellino (quello zebrato, ma ci saremmo stupiti del contrario....): e insomma, per farla breve, questi cjalsons sono stati fatti ed anche mangiati- e, quel che più conta- ci sono anche piaciuti.
Per cui, un grazie a Rossella per aver ideato questo contest e un monumento alla Mapi per avermi salvato quel che resta della faccia.
Ed ora, la ricetta




cjalson rustici

CJALSON RUSTICI

Per la pasta

300 gr di patate
200 gr di farina 00
1 uovo
noce moscata
prezzemolo

ripieno

Per il ripieno

300 gr di salsiccia
mezzo bicchiere di vino biancoo secco (circa 75 gr)


Far lessare le patate con la buccia, dopo averle lavate e strofinate bene, per togliere ogni residuo terroso, in acqua salata. Sbucciarle quando sono ancora calde, passarle allo schiacciapatate ed impastarle con la farina, l'uovo e il prezzemolo tritato. Aggiustare di sale e far riposare una mezzo'oretta.

Nel frattempo, preparare il ripieno.

Far andare in padella la salsiccia spellata con mezzo bicchiere di vino bianco e far asciugare bene. Frullare la salsiccia con un po' di impasto dei cjalson.

La ricetta non prevede questo passaggio, ma serva per legare il ripieno che altrimenti rischia di finire da tutte le parti, a causa della grumosità del grasso della salsiccia. C'è chi ha legato con un uovo, qui abbiamo preferito frullare, ammorbidendo con un po' di impasto.

Stendere la pasta piuttosto sottile, tagliarla a rondelle con un coppa pasta dai bordi scanalati, mettere al centro un cucchiaino di ripieno, ripiegare i lembi come da foto, schiacciando bene con le dita, per farli aderire.

Far cuocere i cjalson in acqua bollente salata e scolarli quando salgono in superficie.

La ricetta tradizionale li vuole conditi con una salsa ottenuta frullando 200 g di ricotta con 150 ml di latte e una bella macinata di pepe: noi abbiamo usato del burro fuso con dei semi di papavero e ci sono piaciuti ugualmente.


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Di Daniela
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Eccomi qua, a quest'ora di un giorno di relax, con il morale alle stelle e piena di energie per farvi solo un breve accennno alla mia serata di ieri: c'è stata la mia prima lezione di cui vi avevo accennato l'altro giorno presso il Casa Parodi ed è stato un momento piacevolissimo: Anna un'ottima padrona di casa, il posto carinissimo, le sue ospiti molto piacevoli e io mi sono divertita davvero tanto.... ma vi racconterò meglio poi... per ora mi limito a presentarvi queste ultime due cosette "da piccoli" che potete realizzare senza fatica e senza alciìna difficoltà de avete ospiti del'età giusta da soddisfare... anche se vi assicuro che le scopette sono divertenti ma anche buone e si lasciano sgranocchiare a qualunque età! e ora partiamo e ....se Halloween deve essere , che Halloween sia!!!!!

LA STREGA, H. POTTER E LA NIMBUS 2000!

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Ingredienti
per ogni strega
2 marshmallow
2 palline di cioccolato
un fiorellino di ostia giallo e uno azzurro
gelatina di mele
2 cubetti di cioccolato al riso soffiato
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per 20 scopette Nimbus 2000
85 gr di zucchero di canna imballato
110 gr di burro o margarina, ammorbidito
2 cucchiai di acqua
1 cucchiaino di vaniglia
240 gr di farina 00
la punta di un cucchiaino di sale
20 Mikado
3 cucchiai circa di gocce di cioccolato fondente
Matita per disegnare sui dolci

L'idea della strega lo trovata qui. Ho cambiato qualche ingrediente seguendo le mie inclinazioni, ma l'idea generale è quella. Semplicemente fondete il cioccolato e create sulla carta forno aiutandovi con il dorso di un cucchiaio la tesa del cappello da strega. Prendete un marschmallow e con le forbici dategli una forma conica. Immergetelo nel cioccolato fuso avanzato o spennellatelo con un pennello da cucina, e mettete anche lui sulla carta forno. Appena sono asciutti sovrapponeteli, aiutandovi se serve, con una goccia di cioccolato fuso.

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Con due palline di cioccolata, o due gocce o quello che preferite, formate gli occhi, appiccicandoli sul secondo marshmallow. per la bocca disegnate con della gelatina colorata o con un colorante alimentare le labbra e per il naso, va benissimo un'altra goccia di cioccolato oppure, come ho fatto io, la parte interna di una rosa di ostia. Per i capelli la fantasia può sbrigliarsi: io ho usato due petali di diverso colore delle stesse roselline, uniti con 1 goccia di cioccolato. Non importa che il lavoro sia perfetto: ciò che conta è l'impressione d'insieme.
Mettete il cappello preparato in testa alla strega e mettetela da parte. Intanto preparate le Nimbus 2000, che invece ho preso di qui


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Riscaldare il forno a 180 º. Mescolate lo zucchero di canna, il burro, l’acqua e la vaniglia in una ciotola media. Mescolate anche la farina e il sale. Formate una ventina di palline con l’impasto e schiacciatele leggermente ad un’estremità, come piccole pere.

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Mettete le piccole pere su un foglio di carta forno un po’ distanziate tra oro. Schiacciate con i rebbi di una forchetta la parte larga delle “perine” per ottenere l’effetto setole di saggina. Infilate in ogni scopetta uno stuzzicadenti al posto del manico, allargando un po’ il foro di entrata.

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Mettetele in forno già caldo a 180 per circa 12 minuti, finché non appaiono dorate.

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Lasciate raffreddare su una gratella . Intanto fate sciogliere a bagno-maria le gocce o la tavoletta di cioccolato. Nel caso fosse troppo denso aggiungete qualche goccia di latte. Mentre il cioccolato si scioglie, prendete dei mikado, togliete dalle scope gli stuzzicadenti, allargando un pochino il foro. Infilate la parte non cioccolatosa dei bastoncini (eventualmente accorciatela di 1 centimetro), al posto degli stuzzicadenti.

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Adagiate le scopette su carta forno e con un pennello immerso nel cioccolato fuso , pitturate la parte superiore della scopa che avrà così lo stesso colore del suo manico.Se avete voglia, potreste decorare le Nimbus 2000 con una matita per scrivere sulle torte

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o con un filo di caramello , oppure potete lasciarle così: sono carinissime ugualmente.
Servite una strega vicino alla sua scopetta e il gioco è fatto (ovviamente se avete come me un H. Potter della giusta dimensione…….. :-)

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Buon appetito tremante
Dani


20 NIMBUS 2000 AND SOME WITCHES !!!

I got here the idea of witch, also if I make some little changes in my version. Is not she cute? And what about the Betty Crocker Witches' Brooms??? Enjoythem with me.....

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For every witch
marshmallows
2 scoops of chocolate
ostia a floret of a yellow and blue
apple jelly
2 cubes of rice crispies
chocolate

For 20 witches's brooms
1/2 cup packed brown sugar
1/2 cup butter or margarine, softened
2 tablespoons water
1 teaspoon vanilla
1 1/2 cups all-purpose flour
1/8 teaspoon salt
10 pretzel rods, about 8 1/2 inches long, cut crosswise in half (I used Mikado)
2 teaspoons shortening
2/3 cup semisweet chocolate chips
Butterscotch-flavored chips, melted (or a "food pen")


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The Suzie's idea of a witch is here. I changed some ingredients according to my inclinations, but that’s the general idea. Simply melt the chocolate and create on the parchment paper with the back of a spoon a circle to form the brim of the witch’s hat. Take a marschmallow and with scissors, give it a conical shape. Dip it into melted chocolate and put it to dry on the parchment paper. Just overlap the cone and the circle for the hat,using, if neede, a drop of melted chocolate. With two scoops of chocolate, or with two drops or anything you like, form eyes, sticky them on the second marshmallow. Draw the mouth with colored jelly or a food coloring pen. You can use also another chocolate drop, or, as I did, the inside of a yellow and a blue wafer rose.
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For the hair you can use your imagination: I used two different colored petals of the roses themselves, combined with a drop of chocolate. No matter that the work is perfect: what matters is the overall impression.
Put the hat on witch’s head and set aside.
Here the Betty Crocker's recipe
1. Heat oven to 350ºF. Mix brown sugar, butter, water and vanilla in medium bowl. Stir in flour and salt. Shape dough into twenty 1 1/4-inch balls.
2. Place pretzel rod halves on ungreased cookie sheet. Press ball of dough onto cut end of each pretzel rod. Press dough with fork to resemble "bristles" of broom.
3. Bake about 12 minutes or until set but not brown. Remove from cookie sheet. Cool completely on wire rack, about 30 minutes.
4. Cover cookie sheet with waxed paper. Place brooms on waxed paper. Heat shortening and chocolate chips over low heat, stirring occasionally, until melted and smooth; remove from heat. Spoon melted chocolate over brooms, leaving about 1 inch at top of pretzel handle and bottom halves of cookie bristles uncovered. Drizzle with melted butterscotch chips. Let stand until chocolate is set.

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Insted of pretzel, I used 20 Mikado.I cooked "bristles" of brooms with 20 toothpick as handles, and then I replaced them with the Mikado, widening the hole a bit.
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They are very good anyway.
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Serve them toghether and...
Terryfing
appetit
Dani

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sformato di finocchi con salsa caramellata all'arancia


Mi spiegate come si fa a perdere il caricabatterie della macchina fotografica? Tre giorni che rivolto la casa come un guanto ma niente: non solo 'sto affare non esce, ma neppure riesco a farmi venire in mente un altro posto dove si sia potuto cacciare, visto che non cìè angolo della casa che non sia stato perlustrato accuratamente. Fortuna vuole che io non c'entri- tutto ciò che ha a che fare con le foto, è competenza esclusiva del marito- per cui finora il clima è sereno: in compenso, però, le foto fanno schifo, perchè vengono fatte in un nano secondo, praticamente senza neanche lasciarmi il tempo di sfornare. Prova ne è questo book degli sformatini ai finocchi, che proprio non rende giustizia alla loro bontà. Esattamente come non c'entra molto neppure l'abbinamento: l'idea di partenza era un arrosto di lonza all'arancia, ma siccome a questa settimana manca un giorno, come ben sanno quelli della nius, che è arrivata di martedì, più che due costolette pre tà manger non son riuscita a preparare. In ogni caso, la prova del gusto è stata passata a pieni voti e pazienza se le foto non sono granch'è: se vi piacciono i finocchi e trovate che gli sformati siano una soluzione raffinata, elegante e capace di soddisfare anche i palati più esigenti, chiudete gli occhi e aprite la bocca- e preparatevi ad una gran bella sorpresa...

SFORMATINI DI FINOCCHI CON SALSA CARAMELLATA ALL'ARANCIA

sformatini di finocchio con salsa caramellata all'arancia

Piatto provato di recente a Siena e su cui fervono sperimentazioni di vario genere: cito quella di Sandra, a cui mi sono ispirata, pur con qualche modifica.

300 g di bechamelle molto densa
3 uova
2 finocchi piuttosto grossi
la scorza di un'arancia
100 g di Parmigiano grattugiato
sale

per la salsa all'arancia
un cucchiaino di zucchero di canna, raso
succo d'arancia
scorza d'arancia
brandy

per gli sformatini
pulire bene i finocchi, lavarli, tagliarli in quarti e cuocerli a vapore. Frullarli e scolarli il più possibile dalla loro acqua. Unirli alla bechamelle e frullare di nuovo. Unire le uova, uno per volta, il parmigiano ed aggiustare di sale.
Riempire 6 stampi da monoporzione e far cuocere a bagnomaria a 180 gradi per 45 minuti o direttamente in forno a 180 gradi per mezz'ora.
Lasciare intiepidire prima di sformare

Per la salsa all'arancio
Premetto che ci devo ancora lavorare su: però, al momento ho fatto caramellare poco zucchero di canna, a cui ho unito il succo di mezza arancia. Da parte, ho sbianchito le scorze, tagliate a julienne e fatte bollire per qualche minuto, alternativamente, in due casseruolini; si cambia l'acqua ogni volta e, appena bolle, si scolano da una parte e si rimettono a bollire dall'altra, per tre volte di fila. Poi, si mettono nel caramello all'arancia. Ho sfumato con poco brandy e ho fatto restringere sul fuoco, fino a quando non ho ottenuto una salsa molto densa, con cui ho nappato gli sformatini, una volta nei piatti.
Dicevo che devo lavorarci un po' su, perchè la vorrei leggermente meno dolce, anzi: si accettano consigli e suggerimenti in proposito: sennò, che razza di work in progress è????
ciao
ale



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la melapplepie di monica

Questa è stata una sorpresa. Di quelle che proprio uno non si aspetta- e che quindi valgono doppio. E che poi finiscono per valere triplo o quadruplo se la nuova amica dell'MTChallenge è, anzitutto, una persona deliziosa, e poi una cuoca fantastica. Così fantastica che, da quando ho assaggiato la sua ribollita, so che non riuscirò più a trovarne una uguale: e credo di non essere la sola, a pensarla in questo modo.
Quindi, è un grande onore :-) per noi chiudere questa sfida con la ricetta di Monica, altra toscana doc e un'altra che in cucina non scherza, proprio per niente: d'altronde, come pensate che le sia venuta in mente questa Mel-Apple Pie? Consultando ricettari? Consumando gli occhi su Internet? Facendo prove su prove? Macchè: aveva delle mele...

LA MELAPPLEPIE DI MONICA

la melapplepie di monica



Non so con quale coraggio partecipo a questa sfida, visto i bellissimi piatti già presentati, complimenti a tutte!comunque, visto la domenica un po’ noiosa, ho pensato di divertirmi un po’ in cucina .
Avevo nel portafrutta delle mele , veramente belle da vedere tutte assieme ,pensavo che sarebbe stato un peccato tagliarle in più parti così ho cercato di creare un dolce che mantenesse la forma di questo” famoso” frutto,(da Adamo ed Eva a simbolo di N.Y. ed Apple Inc.)

MELAPPLEPIE

Ingredienti:


per la briseè

250gr. farina

125gr. burro

2 cucchiai di zucchero a velo

70gr.d’acqua

un pizzico di sale

un pizzico di cannella

per il ripieno

4 mele

4biscotti tipo digestive

uvetta

rum

panna liquida(4-5 cucchiai)

zucchero di canna

per la salsa

succo di melagrana

zucchero


Preparare la pasta brisee,lavorando con le dita il burro con la farina fino ad ottenere un mucchio di” briciolame”, formare la fontana aggiungere l’acqua, il sale, la cannella e lo zucchero a velo impastare velocemente e riporre in frigo avvolto da pellicola trasparente.Mondare le mele,togliere il torsolo(senza forare la base)e porle in una casseruola con acqua ,zucchero e un pezzetto di cannella ,lasciar cuocere per 10 min.Scolarle e lasciarle raffreddare .Una volta fredde tagliare la calotta e con molta pazienza,svuotate le mele di un po’ della loro polpa.Mettere quest’ultima in una ciotola con i biscotti sbriciolati ,la panna e l’uvetta ,precedentemente tenuta a bagno nel rum. Riempite le “scodelline” di mele con questa poltiglia e cospargere il tutto con zucchero di canna,chiudere con la parte superiore della mela. Stendere la pasta e ritagliare dei quadrati di circa 15x15 porre su di essi le mele e cercare di rivestire il frutto aiutandovi con le dita e con un coltellino ben affilato , lasciando una piccola apertura nella parte alta per permettere allo zucchero durante la cottura di fuoriuscire, evitando così che la pasta si rompa.Pennellare con un uovo sbattuto ed infornare a 180° per 30-40 min . a seconda del vostro forno.
Buom” appletite “ a tutti!

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Di Daniela
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Lo so, lo so , Halloween non è una festività che ci appartiene, nè mi verrebbe in mente neppure nei miei sogni più arditi di travestirmi da fantasma o, peggio, per via della naturale predisposizione anche caratteriale, da strega... però lo ammetto, sento il fascino di tutti questi dolci carini o forme carine che permettono di sbrigliare un po' la nostra fantasia dietro un gioco da bambini, perchè a questo, alla fine, si riduce il tutto: un momento divertente da passare in compagnia dei nostri piccoletti, che adorano essere spaventati ...... Quindi beccatevi questi terrificanti
OCCHI DI DRAGO UNGARO SPINATO (Harry Potter docet...)
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Ingredienti per 20/26 bulbi
500 gr di panna
125 gr di zucchero
8/9 gr di colla di pesce
1 fogliolina di ostia verde o azzurra o una caramella gelè alla frutta del colore che vi piace per occhio
qualche cucchiaio di gelatina di mele rossa o una stringa di liquirizia o una manciata di gocce di cioccolato meglio se fondente

Con questa dose preparerete un esercito di occhi di drago...... ne ho preparati 26!!!
Preparate come sempre la vostra panna cotta, mescolando zucchero e panna, facendoli scaldare e poi unendo la gelatina preventivamnte messa in ammollo per 10 minuti in acqua fredda.
Utilizzate delle forme in silicone, se le avete, a mezza sfera, oppure il fondo di una tazza, o di una ciotola: insomma dovete versare la vostra candida panna cotta in un numero pari di recipienti semisferici, per dare l'idea del bulbo oculare. Quando la panna si è ben raffreddata, (5/6 ore almeno in frigo) capovolgetela su un piatto di portata o sui singoli piattini e decoratela con la fogliolina
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o la caramella colorata, che fungerà da iride, mentre con la parte scura, che sia cioccolata o liquirizia formate la pupilla: io ho usato la gelatina rossa per dare un senso di maggior "cattiveria" al mio occhio...
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Se aveste qualche difficoltà a sformare i "bulbi" metteteli per 15 minuti in freezer: vi faciliterà il compito! Poi, sempre con la gelatina di mela, rinforzata da una puntina di colore rosso, e una delle mie caccavelle preferite,
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ho poi colato ancora un po' di gelatina qua e la per disegnare i capillari...
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Naturalmente se le preparate per adulti, qualche goccia di vodka.
Alla mia figlioccia piccoletta e alla Microba i bulbi di Ungaro Spinato sono piaciuti da pazzzzissimi...e a voi?
Buuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuon appetiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiitooooooooooooooooooooooooooo
Dani

PS Un'altro modo per gustare la gelatina di mele arriverà sabato!!!!


Hungarian Horntail eyeballs!!!
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500 gr cream (2.2 cups)
125 gr sugar (1/2 cup)
8 or 9 gr of gelatine (0.3 oz)

With these doses I prepared 26 eyeballs......
Prepare the panna cotta : Soak in cold water gelatine for ten minutes. Heat the cream on the stove with sugar, until this is dissolved. Remove the mixture from heat and add the gelatine, squeezed, stirring well to dissolve it completely.
Use the half-sphere silicone forms, if you have them, or the bottom of a cup or a bowl.. in short, pour your white panna cotta in some hemispherical containers (25-26 more or less) to create the eyeball. When the panna cotta is well chilled (3 hours in the fridge), upside down on a serving platter or individual plates and decorate with colored leaves or candy, to create iris, while the dark side, it's chocolate or licorice, forme the pupil: I used the red jelly to give an increased sense of "evil" to my eye ...
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If you could have some difficulties to take the eyeballs out of the mold, put them for 15 minutes in the freezer: you'll do it better. Then, with one of my favourite kitchenware,
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I made with apple jelly, with a little more red coloure inside, the capillaries.....
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If you prepare them for grown up, use some drops of vodka.
My little ones liked so much these eyeballs... and you?

Buuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuon appetito
Dani

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stick di polenta e composta di cipolle>

"Cara Ale,
sarai anche una grande cuoca, ma come spari ca$$ate tu, nella blogsfera, non lo fa nessuno. Quindi, torna a fare le pagelle di XFactor, che di ricette sene può anche fare a meno. Delle tue ca$$ate no."

Come si fa a resistere?

Arrivo tardi, in tempo per intuire che dev'essere successo qualcosa- e pure di gravissimo, visto che tutti i protagonisti di "un giorno nello stagno" hanno sbagliato studio e sono finiti in quello di XFactor. Ipotizzo che il primo incontro sia stato con le coreografie di Tomassini o con la Casale prima del trucco, perchè non mi viene in mente altro di così terrificante da aver convinto le povere bestie a cercar rifugio nella Maionki. Di fatto, conto due principi ranocchi superaccessoriati sulla giacca, due girini alle orecchie e una Vedova Nera al dito, stranamente inoffensiva. Il primo piano sulla mano di Mara svela che la signora, sotto il vestito, tiene pelle maculata, a metà fra la lince e il ghepardo e, d'impulso, mi soprendo a commiserare la sorte del povero ragno. Chissà perchè...

La serata è dedicata al massacro delle colonne sonore dei film, il che, in casa mia, ha il sapore del miele perchè non vado al cinema, non guardo i film e quindi ho buone possibilità di resistere allo scempio e di arrivare in fondo. Anzi, proprio per confermare le mie buone intenzioni, risparmio energie e salto volontariamente il medley iniziale dell'ecatombe collettiva e mi metto comoda solo quando la gara inizia

Dami, Gimme Some lovin' (The Blues Brothers): ecco, appunto. Il film cult della storia della mia famiglia, tramandato da generazione in generazione- mio padre-mio marito-mia figlia- la cui colonna sonora è traslocata indenne da tutte le auto che abbiamo cambiato dal 1982 ad oggi e da tutte le memorie di cellulari che si sono scassati, da quando la creatura ne possiede uno. Mi spiegate come cavolo faccio a non sentirmi l'originale nelle orecchie, mentre il povero Damiano zompetta sul palco? A metà dell'esibizione, mi viene da piangere: il ragazzo non è male, perchè l'intonazione ce l'ha, ma ci vuol altro, per affrontare questo pezzo: anche il fisico e la fisicità. hanno il loro peso. E lui sembra l'ex obeso della classe, che ha recuperato una confortante taglia 48 e ha decisio di cominicare da lì a togliersi un po' di soddisfazioni. Quando mi rendo conto che concordo di nuovo con la Tatangelo, il pianto è a dirotto.
http://www.youtube.com/watch?v=srSSMpOoW4Q
Voto 6


I Kymera, The Phantom of The Opera: esibizione da fiato sospeso, nel senso che mi aspetto da un momento all'altro che Albano afferri la mano di Romina e inizi a cospargerla di baci, in puro stile Gomez- Morticia all'ascolto della loro canzone. Ciò non avviene, complice anche la manica tentacolare della camicia di Romina, con ventose annesse, ma in compenso ci viene inflitta l'imitazione della bambina di The Ring, che al confronto la famiglia Barbapapà sembra un casting di Dario Argento. Facchinetti se la fa sotto e mai pubblicità fu più provvidenziale. Scherzi a parte, loro sono davvero bravi e la teatralità è un valore aggiunto ad un duo che dà prova di una crescente consapevolezza artistica. La Tatangelo preannuncia la finale e tanto basta perchè Ruggeri sacrifichi l'aplomb e il Prontuario della Citazione Dotta al gesto più eloquente del mondo, in una contorsione di braccia, gambe e suppliche ai cameramen di non inquadrarlo mentre agisce come uno dotato di attributi.
http://www.youtube.com/watch?v=JGTWQ28pw08
Voto: 8

La Perla della Serata è il battutone della Maionchi che si inserisce nella pausa della Tatangelo, smarritasi nelle vette del periodo ipotetico: "se io vi avessi avuto in squadra", comincia "avrebbero eliminato pure loro" chiude la Mara. Una volta ripresasi dal travaso di bile, la signora d'Alessio fa notare al pubblico che lei è una signora, per niente è nata a Sora- e quindi non coglie. Dopodichè, la produzione, sempre comprensiva, manda in onda la Casale che ne fa l'imitazione, salvo poi affrettarsi a mandare in onda una pausa, di fronte alla signorile reazione della Sora di Sora, che si autocita e le manda un bel "quando la persona è zero, l'imitazione è zero". Quando si dice: a Sora si nasce- e io modestamente ci nacqui


Ruggero, Mambo Italiano: siamo sempre più alla sagra delle castagne. Il tuo problema è la credibilità, gli dice Elio- ma stasera sei stato credibile. Lui lo prende come un complimento, io avrei ucciso per molto meno ma tant'è: la scelta di quest'anno è chiara e anzichè coltivare sul serio i talenti, si spreca quel poco che c'è, in esibizioni forzate, stereotipate, patetiche. Ma è XFactor 2010, ragazza: che altro ti potevi aspettare?
http://www.youtube.com/watch?v=2mwcrWfh_6I
Voto: 4

Nevruz, Che cosa sono le nuvole: "Chiagne e Fotte", dice di Nevruz la Maionki, preannunciando la sua esibizione- e mi sa che stavolta ha ragione pure lei, viste le ultime perfomance non proprio esaltanti dell'unico vero rocker di Xfactor. Elio non sa più come difenderlo, ha esaurito tutto il repertorio delle frasi ad effetto e Ruggeri col cavolo che gliene passa una ma, per ogni brano che Nevruz fa a pezzi, c'è sempre il pubblico, che ci mette una pezza. E stavolta, non fa eccezione.
http://www.youtube.com/watch?v=hoi37Fv5YKg
Voto: 4

stick di polenta e composta di cipolle


Dopo un breve intermezzo, in cui i Dik Dik ci rilasciano una convincente imitazione dei Liftiba, la gara riprende con

Davide, Everybody talks (da Un uomo da marciapiede)- Grandissimo brano, grandissimo film che, nell'italietta di oggi, viene presentato come "quello in cui c'era il padre di Angelina Jolie". Davide lo canta al solito modo, cioè benissimo, facendolo suo dalla prima all'ultima nota, falsetto finale compreso. Mettiamoci dentro tutto (il film, la mia adorazione per Dustin Hoffman, questo brano che riesce sempre a toccarmi il cuore), ma alla fine ho le lacrime agli occhi. Vince lui, l'ho già detto?
http://www.youtube.com/watch?v=9MRNZSCWz_Y
Voto: 8


Nathalie, Lets the Sunshine (da Hair)- tutto perfetto: perfetta lei, con nastrino in testa e riga fra i capelli, perfetta la coreografia, da puro hippy style, perfetta la canzone. L'unica nota stonata è come mai una ragazza di quel talento, a trent'anni sia ancora costretta nei meccanismi di un talent e non abbia il repertorio e il pubblico che si merita: ma è inutile farsi troppe domande, quando la risposta è dietro l'angolo...
http://www.youtube.com/watch?v=lRWLZQorbNc
voto 8 e mezzo

Stefano, La prima cosa bella (da La prima cosa bella)- Malika Ayane si conferma donna di gran classe perchè, dopo aver sentito Stefano proporre questo successo nella sua versione, riesce ad arrivare alla fine del programma dando di sè l'immagine di una persona rilassata e completamente a suo agio. Se mi dicessero che, arrivata a casa, ha distrutto il servizio di piatti che le ha regalato Ctemonini, non solo non mi stupirei, ma le darei anche tutta la mia comprensione: Stefano, infatti, canta sempre peggio. Ma il pubblico lo vota e quindi va avanti, almeno finchè è protetto dal meccanismo del talent e dalla corazzata Maionki. Ma cantare- anche sotto la doccia- è tutta un'altra cosa
http://www.youtube.com/watch?v=RwrONmbwsYQ
Voto: 2

La sfida è, udite udite, fra Damiano e Davide. Siamo ai punti che l'unica consolazione è constatare che i pronstici di Malgioglio non si sono avverati - "Malgioglio, hai toppato", per dirla alla Elio- ma per il resto c'è di che vergognarsi. I peggiori dentro e i migliori fuori, è lo slogan a cui consegneremo ai posteri questa edizione, ma che pena vedere due ragazzi di quel calibro costretti a contendersi un posto, già all'ottava puntata. La scelta di Davide, poi, grida vendetta al cospetto di Dio. Se esce, io XFactor non lo guardo più- e non ci sono ca$$ate che tengano. In ogni caso, il ragazzo dà l'ennesima prova di stile, restando impassibile anche di fronte al giudizio del suo giudice che, unica fra i quattro, lo sbatte fuori. Damiano, per contro, prima supplica a mani giunte e poi si contorce, un mix fra una boga fuor d'acqua e un bacillo dello yogurt, che ti verrebbe quasi da invocare il colpo di grazia, per non vederlo soffrire così. E' un peccato, sia chiaro, come lo è stato per Cassandra- Dorina- Manuela- Alessandra ed essere l'unico uomo di qualche talento fra tante donne mandate a casa anzitempo è magra soddisfazione: ma quest'anno va così- e mi sa che non sia ancora finita.

Fra le 4 nuove proposte c'è un gruppo che si chiama Apple Pies e vi assicuro che ho dovuto leggerlo due volte, il loro nome, perchè non osavo crederci. Quando l'ho realizzato, mi son venuti i brividi, con tutta che i kymera avevano smesso di cantare da un po': primo caso di simbiosi fra un programma televisivo e un blog, roba da non crederci...

Categoria Under 24 - Mara Maionchi
Joe- 50 Special (C. Cremonini)- Ora, vabbè che paga il caso umano, vabbè che paga lo scugnizzo, vabbè che paga la Casale formato pittbull, ma anche la paraculaggine di svilire un ragazzo artisticamente dotato come Joe con una canzoncina come questa, proprio non si può: si irrita pure la Ayane, che invece era quella con cui ci si giocava il Fante di Cuori e chi ne fa le spese è il concorrente, un personaggio interessante e probabilmente con molti più numeri di Stefano e Ruggero. Cantata così, sembra di stare all'oratorio, nelle pause fra il canto d'Ingresso e quello di Comunione: coretti, controcanti, svisata fra ritornello e strofa- e il British Style del ragazzo diventa l'abito della festa. Ci manca don Matteo, e siamo al completo...
Voto 5

Categoria Under 24- Anna Tatangelo
Marika- Summertime
Ci pensa la Ayane a riequilibrare il clima da sacrestia, tirando giù due begli smoccolamenti, a cui fa seguito la Sora de Sora, con una carico da undici imprpnunciabile in questa sede, ma d'altronde, Da Sora se nasce... il tutto a causa dell'interpretazione di Marika, che canta Summertime con una bella voce calda, avvolgente, con qualche tonalità nera. Da lì a farsi venire i brividi ce ne vuole, ma la Tatangelo si gioca tutto e, una tantum, sembra che la produzione sia dalla sua parte: d'altronde, c'è grossa crisi e una dipendente a libro paga mica la si può lasciar senza far niente, no? Si scomoda pure l'icona di Morgan, mai apparso fino ad ora, ripreso mentre giudica positivamente la ragazza, ai provini dello scorso anno. Il Bravo Presentatore si guarda bene dal chiederle come mai non foss entrata nell'edizione precedente e si sofferma invece sulla sua storia familiare, col nonno cantante e la nipotina che segue le sue orme. La lacrimuccia finale sigilla il nuovo pacchetto- e chissà perchè, qualcosa mi dice che non ci sarà più storia...
Voto: 7

Categoria Over 25 (Elio)
Elizabeth- I wanna dance with somebody (W. Houston) Elio la presenta come una persona solare, lei garantisce che col suo sorriso ci riscalderà: se dovesse andar male, ha buone possibilità di riciclo negli spot delle energie alternative dell'Enel. La base fa pena, ma lei ci mette del suo, inanellando una serie di stecche e di urli che fan venir voglia di chiedersi cosa ci sia da ridere, dopo una figura così...
Voto 5

Categoria Gruppi (Ruggeri)
Gli Apple Pies-Eleanor. Cantano bene, sono simpatici, affiatati, divertenti. Ergo, sono fuori. Ma nessun problema. Gli facciamo vincere l'MTChallenge, cosa ne dite?
Voto: 8
Alla prossima
Ale

p.s. ah, no, dimenticavo: passa Marika. Ma ve l'avevo detto, che non c'era storia, no?



STICK DI POLENTA ALLE ERBE CON COMPOSTA DI CIPOLLE


stick di polenta e composta di cipolle

Preparate la polenta, come la fate di solito, e metteteci una manciatina di salvia, timo e rosmarino. Fatela raffreddare su ul tagliere di legno e poi tagliatela in bastoncini, che farete grigliare per pochi minuti. Per la composta di cipolle, andate qui
ciao
ale

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Di Daniela
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Dunque eccomi già qui a proporvi il "cosa fare" della polpa di mela che vi avanza preparando la Gelatina di ieri.... Si tratta di biscotti squisiti, senza grassi, cosa da non sottovalutare, e profumatissimi. Sono perfetti, come si vede dalle foto, per un tea time con le amiche e dopo qualche giorno, ottimi da "pucciare" nel latte la mattina per colazione! Rimane comunque mio pensiero che la polpa, così com'è, schiacciata contro un colino a maglie fini, e addolcita con un niente di zucchero a velo, così non c'è il problema dello scioglierlo, è un modo eccellente di consumarla, estremamente sana anche per i piccoli. Certo i biscotti...... A giovedì, per un suggerimento su come utilizzare la gelatina di mele.... e sarà gola pura...
Prima, però un'informazione al volo: da venerdi inizio un corso di cucina presso CasaParodi, ad Ovada, a cadenza mensile. I posti sono limitati e penso che per questa prima lezione la classe sia al completo ma, se vi fa piacere seguire i prossimi, potete chiedere informazioni direttamente allo Store
NONFAT GINGERSNAPS
biscotti allo zenzero senza grassi
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La ricetta proviene dal sito di David Lebovitz che a sua volta si è ispirato a Ina Garten, The Barefoot Contessa.

Perché queste sono destinate ad essere biscotti morbidi, bisogna controllare attentamente la cottura. Dal momento che tutti i forni sono diversi, toglieteli solo quando, toccandoli delicatamente con le dita al centro, si sentono "sostenuti", ma ancora un po' cedevoli.
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Per 20/22 biscotti
180 gr di zucchero di canna75 gr di polpa di mele45g melassa (preferibilmente dal sapore dolce che potrete sostituire con del miele, meglio se di castagno. Io ho usato un miele di acacia riducendo un pochino lo zucchero)315 g di farina1 cucchiaino di bicarbonato di sodio2 1 / 2 cucchiaini di cannella in polvere1 1 / 2 cucchiaini di zenzero secco1 / 4 cucchiaino di chiodi di garofano1 / 2 cucchiaino di pepe appena macinato nero1 / 4 cucchiaino di sale2 albumi di grandi dimensioni, a temperatura ambiente50g zenzero candito finemente tritatosupplementari di zucchero (circa 100g: io ho usato quello di canna) mescolato con un pizzico di cannella per ricoprire i biscotti
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Nella ciotola di un mixer elettrico, battete lo zucchero di canna, succo di mela e di melassa per cinque minuti a media velocità, con la frusta.
Nel frattempo setacciate insieme la farina, il bicarbonato di sodio, spezie e sale. Piccolo suggerimento: il quantitativo delle spezie, come sempre, dipende dai vostri gusti personali. potete aggiungere togliere e mischiare come preferite ovviamente :-)!
Dopo cinque minuti, spegnete il mixer, raschiate i lati, e aggiungete gli albumi. Sbattete per un altro minuto.
Con il mixer alla minima velocità, aggiungete gli ingredienti secchi fino a quando saranno completamente incorporati, e mescolate ancora un minuto.
Mescolate lo zenzero candito tritato. Fate raffreddare la pastella molto bene.
Per cuocere i biscotti, preriscaldate il forno a 180C. Ricoprite con carta forno una teglia. Versate un po 'di zucchero al profumo di cannella (io ho usato zucchero di canna con una punta di cannella) in una piccola boule, poco profonda. Formate delle palline della dimensione di una grossa noce (o più piccole, se preferite) e fatele cadere dentro lo zucchero. Se l'impasto dovesse essere un po' troppo morbido agggiungete un cucchiaio di farina. Rotolatele bene e con le mani formate delle palline. Non lesinate con lo zucchero, perchè oltre ad aiutarvi a modellare la pasta dei biscotti, un po' appiccicosa, crea anche una bella crosticina croccante quando i biscotti sono cotti!!!
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Mettete le palline sulla teglia ricoperta di carta forno ad una distanza di qualche centimetro tra loro. Cuocete i biscotti in forno ben caldo per 13 minuti. È possibile mantenere i biscotti in un contenitore ermetico per un massimo di cinque giorni.
Il profumo che invaderà la vostra cucina vi farà sentire ... bene!!!
Buon appetito
Dani


Nonfat Gingersnaps
from D. Leibovitz site
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Because these are meant to be soft cookies, watch them like a hawk during the final moments of baking. Since all ovens are different, take them out just when they feel like they’re starting to set and feel just slightly firm in the center, which you can tell by touching one gently with your finger.

for 20/22 cookies
1 cup, packed (180g) dark brown sugar
1/4 cup (75g) applesauce
1/3 cup (45g) molasses (preferably mild-flavored)
2 1/4 cups (315g) flour
1 teaspoon baking soda
2 1/2 teaspoons ground cinnamon
1 1/2 teaspoons ground dried ginger
1/4 teaspoon ground cloves
1/2 teaspoon freshly-ground black pepper
1/4 teaspoon salt
2 large egg whites, at room temperature
1/2 cup (50g) finely-chopped candied ginger
additional sugar (about 1/2 cup, 100g : I used the cane sugar) mixed with a big pinch of cinnamon for rolling the cookies
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1. In the bowl of a standing electric mixer, beat the brown sugar, applesauce, and molasses for five minutes at medium speed, with the paddle attachment.
2. Meanwhile sift together the flour, baking soda, spices, and salt.
3. After five minutes, stop the mixer, scrape down the sides, and add the egg whites. Beat another minute.
4. With the mixer at its lowest speed, add the dry ingredients until completely incorporated, and mix on medium for one minute more.
5. Stir in the chopped candied ginger. Chill the batter very well.
6. To bake the cookies, preheat the oven to 350F (180C).
7. Line two baking sheets with parchment paper or silicone baking mats.
8. Pour some cinnamon-scented granulated sugar in a shallow baking dish. Scoop the cookies into heaping tablespoon-sized balls (about the size of an unshelled walnut) and plunk them down into the sugar.
Afterward, use your hands to form the dough into sugar-coated balls: don’t be shy with the sugar either. It not only helps to shape the sticky dough, but makes a lovely crust for the finished cookies.
9. Put the cookie mounds evenly-spaced on the two baking sheets, leaving room (at least 3-inches, 8cm) between them to spread.
10. Bake for 13 minutes, or until the cookies feel just barely set in the center. Remove from oven and cool.
Bon appetit
Dani

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"Quasi nessuno ha potuto leggere finora questo straordinario romanzo perchè non appena uscito, nel 1990, fu subito ritirato dal suo editore, dopo la denuncia di uno degli imputati della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologma, e mai più ripubblicato". Così recita la quarta di copertina e così ribadisce nell'introduzione Loriano Macchiavelli che ricorda come questo romanzo facesse parte in origine di una trilogia dedicata ai grandi misteri d'Italia, scritta sotto lo pseudonimo di Jules Quicher. Strage fu il secondo romanzo, dopo quello dedicato alla tragedia di Ustica ed interruppe la serie: a seguito dell'immediata denuncia di uno degli imputati del processo, poi assolto, il libro venne ritirato dalle librerie e Macchiavelli si trovò a sua volta in Tribunale, con un'accusa da cui fu assolto un anno e mezzo dopo, anche alla luce dell'articolo 21 della Costituzione, che sancisce l'esercizio del diritto di cronaca e di critica. A questa motivazione, l'unica che l'autore riporta, in quanto da lui stesso ritenuta la più importante, fa subito seguito l'affermazione per cui tutto quello che staremo per leggere è opera di fantasia, "nient'altro che ipotesi di un romanziere, basate su alcuni dati emersi nel corso delle tante indagini dei magistrati e che io ho utilizzato per aumentare l'interesse dell'intrigo e rendere più credibile la vicenda. Anche il finale, è di pura invenzione". Ma poi, sul sito dell'Einaudi, corregge il tiro: " «È un libro di docufiction, scritto quando il concetto ancora non esisteva. I romanzieri da sempre lavorano con la fantasia sulla realtà. Io ho scelto una realtà dolorosa, misteriosa, inquietante. È un diritto dello scrittore svelare con la scrittura quel che viene tenuto nascosto dagli interessi e dai poteri. Quando pronunciò il suo celebre "io so", Pasolini questo intendeva. Non è significativo che un libro di fiction sia stato assolto per aver esercitato il diritto-dovere di cronaca?"

Superfluo aggiungere che a pagina 3 avevo voglia di prendere un mitra.
Poi, però, ho pensato, nell'ordine
1. che Macchiavelli è amico di Guccini
2. che anche se le avrò lette secoli fa, le storie di Sarti non mi erano dispiaciute
3. che il mio fegato non è ancora in condizione di reggere altri 21 euro buttati nella rumenta
e così ho preso fiato e ho iniziato a leggere.
E, come prevedevo, sono pure arrivata in fondo, e pure velocemente, rapita da una trama interessante, da una scrittura coinvolgente, da una disinvolta gestione dei tempi narrativi, da tutto quello che, per farla breve, fa di un romanzo un buon romanzo.
Il che ha lenito l'irritazione iniziale, ma solo fino a un certo punto: perchè l'ambiguità di fondo rimane e carica quest'opera di significati e di pregi che, onestamente, non ha.
Non ha senso, intanto, parlare di docufiction- quanto meno non nei termini in cui se ne parla qui. In primo luogo, voglio sperare che Machiavelli fosse distratto, laddove sostiene di essersi fatto interprete di un genere che prima non esisteva- perchè se fossi il signor Frederick Forsyth, autore di un capolavoro come Dossier Odessa (1972), probabilmente non la prenderei così bene, tanto per citare il primo caso che mi viene in mente. Senza contare che tutte le docufiction degne di questo nome o hanno sempre mantenuto un equilibrio fra la storia e la finzione oppure hanno delimitato con dei confini molto precisi la parte storica- e quindi documentata in modo oggettivo- da quella di fantasia.
Qui, invece, si fa una gran confusione fra piano della realtà e piano dell'invenzione, consegnando una storia marcatamente inficiata dalla fretta di arrivare a conclusioni che risultano giocoforza banali e prevedibili.
Ipotizzare che, dietro alla strage di Bologna, ci fosse una connivenza di poteri occulti- mafioso, politico e massone- il cui braccio armato fosse la banda della Magliana e il terrorismo, non è così semplice: è evidente che, all'epoca, la situazione fosse quella, ma da lì alla tesi del complotto ce ne passa. Intendo dire, che bisogna avere documenti, prove, riferimenti certi che suffraghino una parte delle nostre affermazioni: altrimenti, sono i soliti discorsi da bar.
Il punto debole della storia, quindi, è proprio questo: non la storia in sè, che, nella sua astoricità, funziona, ma la pretesa che essa sia sostenuta da una documentazione degna di questo nome.
Ed è un peccato: perchè la strage di Bologna è una piaga che ancora sanguina, nella memoria storica degli Italiani ed è, soprattutto, una pagina che non va dimenticata. Affidarne il ricordo ad una ricostruzione così romanzata e romanzesca, a personaggi stereotipati al limite dell'irritante, a conclusioni così superficiali e scontate, nella loro banalità, è un'occasione perduta, che si macchia a tratti anche di mancanza di rispetto per le vittime della strage e le loro famiglie.
E' un peccato, ripeto, perchè Machiavelli è un bravo scrittore e il suo coinvolgimento nella storia è sincero: ma il romanzo non è all'altezza della materia trattata, che impone serietà, delicatezza, rispetto. Altrimenti, è solo fiction: ma di quelle, ne facciamo a meno.
Alla prossima
Ale

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Di Daniela

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Stamani il suggerimento che vi do e che proviene sempre dai consigli di "Donnainforma", parla dell'acqua e del modo di utilizzarla per il nostro benessere : dopo averci fatto sapere che immergersi porta ad uno stato di grande relax, per una serie di connessioni con il nostro subconscio, ci informa anche del fatto che, "nel momento in cui si entra in contatto con l'acqua, aumenta la pressione arteriosa, i vasi sanguigni si dilatano, la circolazione migliora" (naturopata F. Dei Cicchi). Ora, anche se non so con esatezza assoluta che cosa sia una naturopata, anche se credo di aver capito che si tratti di una specie di consulente per il benessere, che si concentra sulla causa e non sul sintomo del malessere, in questo caso sono davvero assolutamente d'accordo con lei! Entrare in acqua e rilassarsi è fantastico, e se in più ci ottimizza l'ossigenazione è ancora meglio.... Ultimo suggerimento: se volete godervi al massimo il potere rilassante del bagno, dovete prima spalmarvi il corpo con olio essenziale di vaniglia.... E l'aroma porta al gusto... e per il gusto vi propongo questa squisita
 

GELATINA DI MELE

 

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La ricetta viene dal sito di D. Lebovitz : mi ha colpito perchè è un modo che nn avevo mai usato per utilizzare le mele, e siccome ne ho un bel po' prese in valtellina, come sempre, ho provato anche questa. Risultato eccellente! Devo fare anche una piccola premessa: la gelatina di mele, al naturale, ha un colore un chiaro, leggermente dorato e non troppo fotogenico, Così, per ravvivarla un pochino ho aggiunto la punta di un cucchiaino di gel alimentare rosso: visto che Halloween si avvicina, perchè non organizzare una bella scenografia "macabra"? Il rosso era perfetto per il nostro intento e rosso è stato! Così con Microba e Ginevra abbiamo creato questo povero fantasma con i marshmallows, che secondo loro ricorda Nick quasi senza testa (chi non ha letto Herry Potter si informi presso qualunque creatura dei 22 anni in giù e sarà edotto sulla materia in questione) e lo abbiamo utilizzato per presentare la nostra gelatina.
La gelatina , ci dice il nostro amico David che dovrebbe cuocere ad una temperatura di 104° C , anche se per la mia , come per la sua , abbiamo “sforato” la temperatura : io sono arrivata a 106° C lui a 110°C. La prova regina però rimane sempre, come per le marmellate, la prova del piattino: fate cadere qualche goccia del composto su un piattino freddo, aspettate qualche minuto, magari mettendolo in frigo, e controllate se mantiene la sua “forma” non scivolando sul piattino inclinato. Quando lo fa pronta!
Mezzo kg di mele cotte dovrebbero produrre più o meno 250 ml di succo. Ma siccome le mele sono diverse ed hanno diversa resa, si può considerare di utilizzare per ogni 250 ml di succo filtrato 150 gr di zucchero , 1 cucchiaino e mezzo di succo di limone e 1 cucchiaino scarso di cognac. Delle mie, per esempio, per produrre 250 ml ce ne sono volute quasi 600 gr.
Ingredienti indicati nella ricetta:
3,5 kg di mele
2,5 lt di acqua
1,2 kg di zucchero
60 ml di succo di limone
2 cucchiai di Calvados, brandy o cognac
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Lavate bene le mele e tagliatele grossolanamente a pezzetti, poi mettetele con semi e buccia in una pentola molto grande. Aggiungete l'acqua, coprite e portate a ebollizione. Quando bolle, ridurre il calore un po ', lasciare il coperchio di traverso, e cuocere per 20 o 30 minuti, finché le mele sono tenere e cotte.
Scolate ora mettendole in uno scolapasta appoggiato sopra una ciotola profonda, rivestito con della garza. Se le mele sono tante utilizzate 2 scolapasta per non “ammucchiarle “ troppo. David consiglia infatti di non schiacciare le mele per ottenere più succo , perché altrimenti il liquido diventerà torbido.
Lasciate le mele così per almeno 3 ore (o , come suggerisce la ricetta per una intera notte). Dovreste ottenere circa 2 litri di succo , secondo la ricetta, ma se così non fosse , attenetevi, per calcolare la quantità di zucchero da aggiungere al suggerimento nella premessa (150 gr ogni 250 ml di succo). Mettete il succo filtrato, lo zucchero e il succo di limone in una casseruola e portate ad ebollizione a fuoco vivace. Schiumando quando necessario.
Se avete un termometro , misurate le temperatura del composto, ogni tanto , fino a portarla a 104°. A quel punto fate la prova piattino: se non vi soddisfa fate cuocere ancora qualche minuto fino ad arrivare alla consistenza desiderata. Togliete la gelatina dal fuoco, aggiungete il liquore, ed invasarla subito nei vasi sterilizzati. Capovolgeteli e lasciate raffreddare. Teneteli in frigo una volta aperti e sterilizzateli ulteriormente se ne preparate un po’ de barattolini e pensate di conservarli più a lungo.
La polpa di mele rimasta potrete, passandola in un passaverdure o schiacciandola con un cucchiaio in un colino a maglie fitte, usarla come ottimo dessert per i ragazzi, magari addolcita, se è il caso con un cucchiaio di zucchero a velo, oppure utilizzarla per preparare una delizia che vi svelerò nel prossimo post!
Buon appetito
Dani

 

 
A little preamble: apple jelly, naturally, has a a clear color, slightly golden and not too photogenic, so, I added the tip of a teaspoon of red gel food to brighten it: as Halloween approaches, because not to organize a beautiful setting "macabre"? The red was perfect for our purpose and it was red! So with Microba and Ginevra, (my daughters) have created this poor ghost with marshmallows, which they say look like Nearly–Headless Nick (who has not read Herry Potter ask any people younger than 22 years and will be informed) and we used to present our exquisite

APPLE JELLY
I found this wonderful recipe on the website of D. Lebovitz and I liked it so much that I made it for me. Here it is:

 

One pound (450 g) of apples cooked will yield about 1 cup (250 ml) strained juice from the cooked apples. So if you have less apples, or you get a different yield (since all apples are different), you can use that as a guideline and add 3/4 cup (150 g) sugar and 1 1/2 teaspoons of lemon juice per cup of strained apple juice.
8 pounds (3.75 kg) apples
10 cups (2.25l) water
6 cups (1 kg, 200g) sugar
1/4 cup (60 ml) fresh lemon juice
2 teaspoon Calvados, brandy, or Cognac
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1. Rinse the apples and cut them coarsely into chunks, then put them and the cores and seeds, into a very large stockpot.
2. Add the water, cover, and bring to a boil. When bubbling, reduce the heat a bit, leave the lid askew, and cook for 20 to 30 minutes, until the apples are tender and cooked through.
3. Line a mesh colander with a piece of muslin cloth or a few folds of cheesecloth (or use a jelly bag and stand) and set it over a deep bowl, then ladle the apples and the liquid into the colanders. (I used two lined colanders since it was quite a bit of apples.)
4. Let stand overnight (or at least three hours), and no matter how tempting, do not press down at any time on the apples to extract more juice or the jelly will get cloudy.
5. The next day, measure out the juice. (See Note below about the apples.) You should have 8 cups (2l). Pour it into a stockpot fitted with a candy thermometer, add the sugar and lemon juice, and bring to a boil. During cooking, if any white scum rises to the surface, skim it off.
6. Cook until the temperature reaches 220ºF (104ºC). At that point, turn off the heat and begin testing the jelly on a chilled plate in the freezer, using the method mentioned in the headnote. When it wrinkles and holds its shape, it’s done. If not, continue to cook and re-test it at intervals. This batch set at 230ºF (110ºC).
7. Remove from heat, stir in the liquor, and ladle into clean jars, then cap tightly.
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So, bon appetit and thanks again to David!
Dani

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licia1


Quello che segue è lo stralcio di una conversazione avvenuta fra la sottoscritta e l'autrice di questo capolavoro, non più tardi di ieri pomeriggio, sotto l'ignara Apple Pie di Valeria. La riporto integralmente, come si fa coi verbali dei Carabinieri

"credo sia ormai imminente l'esposizione al pubblico ludibrio della mia "ciofeca" galattica ;-DDDDDD"

"Licia, domani, ti tocca. Domani alle tre, sempre che blogger non impazzisca come oggi. Ma in ogni caso, lo saprai dall'interruzione dei programmi TV- edizione straordinaria, una ciofeca in rete :-)))"

Vi è tutto chiaro? La Licia, che è donna di grande acume, aveva intuito che di lì a poco sarebbe toccato a lei, finire su queste pagine e quindi, con una abile mossa tattica (da donna di grande acume qual è), aveva anticipato i tempi.

Al che la sottoscritta, che quanto ad acume non è seconda a nessuno e meno che mai alla sua amica, aveva dissimulato la sorpresa per lo spiazzamento, facendosi vedere pronta e preannunciando l'apparizione dell'Apple Pie alle tre di domani- oggi, per chi legge.

Che per me erano le 3 p.m., cioè le 15, cioè l'ora in cui, se blogger non va in palla come ieri, dovrei riuscire a pubblicare questo post.

Invece, per la Licia, erano le tre di notte.

E siccome è tipa impaziente, lei alle tre di notte era già in piedi, in puro stile "io c'ero" , a ravanare nel blog alla ricerca della sua torta.

La mail di reclamo è arrivata puntuale all'alba (che è l'ora solita in cui io e lei comunichiamo: oltre all'acume, ci unisce la sveglia)- ed è praticamente da allora che rido come una deficiente (acuminata), senza riuscire a smettere. Ogni volta che ci provo, mi sovviene l'immagine di lei che si aggira per casa nella notte, incurante del povero scultore che anela a sonni tranquilli, con in mano la cornetta del telefono, per chiamare Ted Turner , Murdoch, Mentana e Minzolini, fino alla redazione di TeleChivassoNews, per chiedere disperata com'è che non hanno interrotto le trasmissioni....

Capite perchè è impossibile non essere così tanto amiche????

licia

SWEET AND SOUR YOUNG BOAR & APPLE PIE

Ovvero come partire dal sillogismo aristotelico ed arrivare molto, molto lontano


Un mio prozio, in età decisamente avanzata, affermava spesso e con evidente ironia: “Più invecchio e più divento intelligente”.


Ed io, con cotanti ascendenti, potevo essere da meno? Invece di ammettere che, con l’avanzare dell’età, dormo sempre meno, con altrettanta ironia, preferisco dire: “Meno dormo e più rifletto”.

Durante una di queste mie (sempre più) frequenti e profonde riflessioni, un flash back mi ha riportato ai tempi del Liceo.

Tenere palpitazioni? Ormoni a ruota libera? Brufoli incontrollabili? No, niente di tutto questo.

Dopo decenni di oblio, mi è venuto in mente, niente popò di meno che, il sillogismo aristotelico: ragionamento logico-deduttivo, adatto a tutte le stagioni, che, se usato con nonchalance, può togliervi da qualsiasi impiccio.

Sono partita da alcune considerazioni sul mio giardino, sui cinghiali e sulle loro razzie, attualmente concentrate su un albero di mele, dai rami così carichi da arrivare a toccare il suolo.

Questo il sillogismo conseguente:

  • Le mele sono mie

  • Il cinghiale mangia le mele

  • Io mangio il cinghiale

Invertendo l’ordine dei primi due fattori, il risultato non cambia: io continuerò a mangiare il cinghiale, a dispetto di tutto e di tutti.

Ipse dixit!!!! E non c’è nulla da aggiungere né da recriminare.

Dopo numerosi altri voli pindarici, amarcord nostalgici, considerazioni, elaborazioni, elucubrazioni…..

passando per le ‘mpanatigghie della Dolceria Bonajuto, per i caldi profumi d’oriente e per l’irresistibile british mood…. sono approdata nuovamente in cucina, per concepire questo compendio di nefandezze gastronomiche senza eguali.

Non ci avrei scommesso nemmeno un centesimo….. eppure, tutto sommato, questo scempio non soltanto è commestibile…. è persino gradevole.

Lo scultore, dopo aver ripulito accuratamente il fondo della pentola, mi ha guardato con aria interrogativa, apostrofandomi così: “Che te sei fumata, stavolta????”, pur sapendo benissimo che fumo esclusivamente generi di Monopolio.

Quale messaggio subliminale avrà voluto mandarmi??????


Per gli intrepidi, per i curiosi e per chi non è né l’uno né l’altro (ma mi vuole veramente bene), provo ad illustrare come ho fatto.

INGREDIENTI:

  • Gr. 500 circa di polpa di cinghiale da latte

  • 4 melette croccanti e profumate (anche le annurca vanno benissimo)

  • Uno scalogno

  • Olio EVO

  • 1 cucchiaio abbondante di aceto di mele

  • Un bicchiere di vino rosso corposo

  • Brodo vegetale

  • Spezie miste in polvere ( coriandolo, chiodo di garofano, semi di carvi, anice stellato, noce moscata, cannella)

  • Paprica affumicata

  • Sale, pepe nero, pimento

  • Gr. 50 di cioccolato fondente al 70% (quello di Modica, sarebbe perfetto)

  • Una patata dolce (media)

  • Pasta brisée (300 gr. farina debole + un pizzico generoso di spezie miste, 150 gr. burro freddo, un pizzico di sale, due cucchiai rasi di zucchero, mezza tazzina di acqua ghiacciata o quanto basta ad ottenere un impasto liscio e non appiccicoso)

  • Un tuorlo per lucidare la superficie del pie.


PREPARAZIONE

Per prima cosa, si prepara la brisée:

Si incorpora il burro freddo alla farina speziata, fino a formare tante briciole. Successivamente si aggiunge il sale, lo zucchero e l’acqua, impastando velocemente. Si lascia riposare in frigo, per almeno un paio d’ore.

Poi si passa al ripieno:

Si taglia a cubetti il cinghiale (se è giovane, non ha bisogno di marinatura), si trita lo scalogno, si affettano le mele (sbucciate) e si pone il tutto sul fuoco vivace, con un bel giro d’olio EVO.

Dopo la rosolatura, si spruzza l’aceto di mele, facendolo evaporare completamente. Poi si versa il vino (riscaldato precedentemente). Si aggiungono le spezie, la paprica affumicata, sale, pepe, pimento e si porta il tutto a cottura, a fuoco lento, aggiungendo (quando serve) un po’ di brodo vegetale bollente.

Quando la carne è tenera, si toglie dal fuoco e si aggiunge la cioccolata e la purea di patata dolce (passata a setaccio). Si mescola fino ad ottenere un composto ben amalgamato ed abbastanza compatto.

Infine si compone e si cuoce:

Si stende 2/3 di pasta sulla teglia (incluso il bordo). Si versa il ripieno, ormai freddo, livellandolo bene. Si copre il tutto con un altro strato di brisée, lasciando al centro un buco (camino) per la fuoriuscita del vapore.

Si rimette in frigo e si accende il forno, portandolo a 200°. Quando il forno è in temperatura, si spennella la superficie del pie con il tuorlo d’uovo e s’inforna immediatamente.

Dopo il primo quarto d’ora di cottura, si può abbassare la temperatura a 180°, per non far scurire eccessivamente la crosta.


Non so se si possa considerare un piatto dolce o salato. Posso soltanto dirvi che si serve freddo. E ciò deve bastarvi!!!!!


Le foto sono una schifezza perché il sant’uomo di nome Paul è a Genova!!!!!


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