Per tutti quelli che si son chiesti dove mai fossimo finite e qual mai fosse l'evento così importante che ha imposto uno stop a un blog che non si ferma neanche a ferragosto....
PRESENTAZIONE LINDT Vivi un giorno da..24-25 novembre
Eravamo qui
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E' stata una due giorni di quelle che non si dimenticheranno: e non solo per la full immersion nel cioccolato, che è cosa che racconteremo per tutta la vita, e pure fra sguardi di malcelata invidia degli astanti, ma anche e soprattutto per l'accoglienza che ci è stata riservata: siamo stati trattati da veri ospiti d'onore, senza per altro essere messi a disagio- e questo grazie al calore e alla simpatia di un team affiatato e competente, che ci ha guidato alla scoperta della vita di un'azienda, in tutti i suoi aspetti, dalla storia agli studi del laboratorio, fino alla produzione e al mercato, per giunta senza filtro. Che il "Vivi un giorno da..." che ha dato il nome al workshop dovesse essere preso alla lettera ce ne siamo accorti da subito, alla distribuzione del pass aziendale, e da quel momento in poi è stato come essere davvero parte della vita della Lindt: non semplici osservatori esterni, cioè, ma parte di una comunità che lavora, si confronta e produce.

E difatti, abbiamo lavorato: prima la teoria, con un breve corso sul cioccolato, poi la pratica, in laboratorio, e poi il giro in fabbrica, per vedere da vicino la dolce forma che prendono le idee ritenute vincenti: fino a cento ricette testate per un solo prodotto, con una cura del dettaglio quasi maniacale, sinonimo di una qualità che va ben oltre l'eccellenza delle materie prime.
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Il giorno dopo, tutti a decorare le tavole sotto la guida di Angelo Garini, che ha reso i cioccolatini protagonisti di sontuosi centrotavola e di tutto quanto fa Natale e Pasqua...
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Ma un bagno nel cioccolato è, gioco forza, sinonimo di coccole: e noi ne abbiamo davvero ricevute tante, in tutte le forme, dallo stile dell'ospitalità
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alla gentilezza e competenza di tutto lo staff Lindt, compreso il suo presidente Dott. A. Bulgheroni, presidente di Lindt & Sprüngli Italia e Ilaria, la mamma della Pasqua,
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che ci hanno fatto sentire a nostro agio in ogni momento.
A loro e ad Adriana e Spazia della AEMedia va il nostro grazie più sincero.
Ale & Dani

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Pubblichiamo con un po' di ritardo sui tempi, visto il fine settimana de fuego che mi ha tenuta in apnea fino a stamattina. L'elenco cresce e si arricchisce anche di contributi esterni, che sono sempre bene accetti: onestamente, non ho contato tutti i titoli- ma dovremmo essere attorno ai 400, uno più uno meno. I doppioni, però, non si contano: il che, se da un lato conferma la qualità di un gran numero dei libri in lista, dà la misura di quanto sia sempre più difficile trovarne di nuovi. Ma siccome ci vuol altro per sfiancarci, continuiamo impavidi fino alla meta (o fino a quando non mi ricoverano alla neuro, ma questa è un'altra storia)
Eccovi la lista aggiornata al 29 novembre
Divulgate, condividete, coinvolgete.
Ale

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di Alessandra

strenne di natale- terrine

Regalare una terrina- Istruzioni per l'uso

Se siete "quelli che la regalano"
- ricordarsi che è buon norma regalare anche il contenitore in cui la terrina è stata preparata: per cui, rassegnatevi a salutare anche il vostro ultimo oggetto del desiderio sotto forma di cocotte, perchè il galateo non prevede che questa venga restituita. Potete sempre consolarvi comprandovene una uguale, però: in fondo, è Natale per tutti
- cercate di pulire sommariamente il recipiente di cottura. Che non significa regalare una terrina al lisoformio, ma neppure un monumento alle incrostazioni. Il buon vecchio "est modus in rebus" è un adagio che vale sempre- e a Natale ancora di più
- non è buona creanza che ne chiediate un po', "solo per sentire come è venuta": la terrina migliora col riposo e in più può essere congelata senza problemi. Ricordatevi di dirlo, al ricevente, prima che venga colto da un attacco di panico, della serie " e mo' cosa ne faccio, con tutto quello che ho preparato per Natale"

Se siete "quelli che la ricevono"
- di qualsiasi foggia, forma o sapore sia la terrina che vi verrà regalata, sappiate che quello è il vostro giorno fortunato. Se è buona ( e nel 99% dei casi, lo è), vi farà fare una porca figura; e alla mala parata, potrete sempre cimentarvi alla prossima occasione, con esiti migliori: intanto, lo stampo ormai ce lo avete...


terrine collage

La terrina rientra di diritto fra i cibi conviviali: "l'alleata indispensabile di chi ama ricevere", la definisce l'ultimo testo sacro in materia , per il fatto che assomma in sè tutta una serie di qualità che ben si adattano agli inviti numerosi: si deve preparare in anticipo, non presenta nessuna difficoltà di realizzazione, lascia aperte mille possibilità sul fronte della creatività e degli abbinamenti, si può servire direttamente nel recipiente di cottura. Da qualche tempo a questa parte, va di moda regalarle e la cosa non stupisce, proprio per i motivi di cui sopra. E quindi, potevano le (St)Renne di Natale restare indietro e non dedicare un capitolo intero all'argomento? Eccertochenno, è la risposta: e così, ne abbiam raccolte 4, due di carne, una di pesce ed una per vegetariani doc, a conferma di come le terrine mettano davvero tutti d'accordo.


Patè di Carne alle Noci


patè di carne alle noci

E' la ricetta più famosa di mia suocera, quella che io preferisco in assoluto e che da anni "stende" tutti quelli che la assaggiano. Anzi, ormai è stata adottata un po' dappertutto ma, fidatevi, è davvero il jolly per tutte le occasioni. L'abbiamo già pubblicata, qui, per cui non sto a ripetere dosi e consigli- se non quello di prepararla, al più presto.


Terrina di Salmone allo Zenzero


terrina al salmone e zenzero

per 6 persone
300 g di salmone
300 g di pesce a carne bianca (nasello, merluzzo)
4 uova
300 cl di panna liquida
20 g di zenzero fresco
4 steli di erba cipollina
2 spicchi d'aglio
un'arancia
un limone verde
olio EVO
sale e pepe

Eliminate le lische del persce a carne bianca con una pinzetta. Mondate e tritate finemente lo zensero e l'aglio e fateli dorare leggermente in una padella antiaderente con un po' d'olio d'oliva. Frullate il salmone con due uova e 150 ml di panna e, separatamente, il pesce bianco, con le altre due uova e la panna restante. Sbucciate il limone e l'arancia e sbollentatene le scorze. Tritate l'erba cipollina, unitela al soffritto di aglio e zenzero e aggiungete al preparato di pesce bianco. Aggiustate di sale e pepe. Profumate il salmone con le scorze sbollentate ed il succo di mezza arancia e mezzo limone verde, salate e pepate. Ungete lo stampo e riempitelo con la farcia disposta a strisce alternate, l'una accanto all'altra- salmone, pesce bianco, salmone, pesce bianco- invertendo l'ordine nello strato successivo- pesce bianco, salmone, pesce bianco, salmone), in modo da creare un motivo a scacchiera. Cuocete in forno a bagnomaria a 180 gradi per 40 minuti. Si può servire sia tiepida che fredda.

Terrina di Roquefort e Pain d'Epices

terrina al pain d'epice e roquefort

per 6 persone
200 g di roquefort
100 di burro a temperatura ambiente
1 gambo di sedano
3 fette di pan di spezie tagliato nel senso della lunghezza

Tostate le fette di pan di spezie, tagliate il sedano a dadini, schiacciate il roquefort con la forchetta ed incorporatevi il burro, mescolando bene. Unitevi il sedano a dadini e spalmate con questo composto due fette di pan di spezie, avendo cura di fare uno strato uniforme. Sovrapponetele e chiudete con la terza fetta. Lisciate con una spatola il ripieno che fuoriesce, avvolgete la terrina nella pellicola e tenete in frigo per almeno un'ora, prima di servirla.


Terrina Rustica di Carni Miste

terrina di carni miste

Altra ricetta già pubblicata, che però si aggiudica di diritto la riproposta, visti i meriti indiscussi guadagnati sul campo- o meglio: su tutte le tavole- in questi anni. Fossi in voi, non mi farei ingannare dall'aggettivo "rustico" che è nel nome o, quanto meno, non lo prenderei alla lettera. Penso che il riferimento sia alla grana grossa di queste carni, che non vengono frullate a mo' di patè ma "si sentono" al palato: a parte questo, infatti, non ha nulla da invidiare alle sue colleghe più pretenziose ed ogni volta che l'abbiamo servita, anche in pranzi seduti, ha sempre riscosso un grandissimo successo. In più, si sposa bene con le salse: alla senape, per esempio o alle pesche e zenzero, ultima creazione che prometto di rifilarvi appena trovo il famigerato foglietto dove l'ho trascritta.


terrina al salmone e zenzero

A domani, dagli Assaggi di Viaggio
Alessandra

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Coniglio Cri


La parte più bella dell'emmetichallenge sono le storie così, come quella che vi leggerete fra poco. L'abbiamo volutamente tenuta per ultima, perchè ci è sembrato bello chiudere in questo modo. In molti dei vostri post, il coniglio alla cacciatora ha rappresentato la ricetta del cuore, quella che ha raccontato un pezzo di storia delle vostre famiglie. Abbiamo visto foto di nonne, di mamme fresche spose, abbiamo recuperato vecchi quadernetti e tanti, tanti, tantissimi ricordi del vostro passato. Questa piccola storia, invece, parla del futuro: perchè sul coniglio alla cacciatora si cimentano una mamma e il suo bambino- ed anzi, è proprio da Andrea che viene la spinta alla partecipazione ad un contest finora guardato solo da lontano. Ne nasce un piatto a due mani- a due cuori- che a noi piace fissare qui, su questa pagina di questo blog, come segno di una cucina viva, i cui soli ingredienti che contano sono l'amore e quella gioia tutta speciale che nasce dalla condivisione.

Un grazie a Cristina ed Andrea, per aver voluto condividere con noi questo momento prezioso- e un grazie a tutti voi, per l'entusiasmo, la simpatia e il calore con cui avete partecipato a questa sfida, anche questa volta.

A mercoledì, per i premi ed il vincitore

Coniglio Cri


Buongiorno,
devo dire che è stato bello convincermi a partecipare perchè il tutto poi è stato preparato da Andrea!!!
Ma partiamo dall'inizio della storia e soprattutto presentiamo i protagonisti:
1) sono un'amica di Mapi
2) Andrea è mio figlio di 12 anni
3) la storia:
Ho sempre sentito Mapi parlare di questo concorso amichevole di cucina e di "reinventare" una ricetta classica e mi sono detta diverse volte: ma cosa vorrà dire? se la ricetta è diventata famosa così, si vede che va bene così!
Poi, una sera stavo preparando la carne trita per un ragù ed ho pensato alla "reinterpretazione", quindi ho chiamato Mapi e le ho proposto di prendere il coniglio, disossarlo e tritarlo al coltello e cucinarlo come suo solito.
La sua risposta secca, diretta, senza esitazioni è stata: "Io ho già una mia ricetta, questa falla tu!"
A questa reazioni sono seguiti alcuni miei esitanti borbottamenti al che mio figlio (amore-della-sua-mamma) mi ha lanciato un salvagente, dicendomi che con una ricetta facile avrebbe voluto provare anche lui,


quindi,


4) fatta mente locale sugli ingredienti necessari
5) passati al supermercato per recuperare quelli mancanti
6) infine,
ieri abbiamo preparato il coniglio ed oggi la polenta perchè i piatti in umido vengono meglio se consumati il giorno dopo.
Questa è la versione ufficiale, in realtà ieri abbiamo cucinato la carne per la cena e poi siamo stati invitati fuori......


Però è vero che oggi era molto buono!

Dunque, non so come si scrive il tutto per presentarmi all'MTC (a proposito, di cosa è l'acronimo? Mangia Tutto Cotto? o Massaie, Terrine e Canovacci? o forse Mi Trasformo in Cuoco??? Fortuna che Mapi mi ha chiarito l'arcano mistero: Menù Turistico Challenge!!!) ma proverò a scrivere qualcosa lo stesso,
intanto gli ingredienti:

400 gr. di polpa di coniglio tritata al coltello


vino rosso (io ho usato un Nero d'Avola, un vino che a me piace molto per il suo carattere spiccato ma non aggressivo, per l'armonia dei sapori e per il leggero retrogusto di spezie oltre ai frutti di bosco rossi che si sposa ottimamente con il leggero sapore di selvatico del coniglio) consigliata una
bottiglia, di cui una piccola parte serve per la marinatura e il resto.... a tavola!
aglio, olio, scalogno, rosmarino
carote
funghi porcini
zucchine
passata di pomodoro
polenta

Ha marinato il coniglio già tritato per un paio d'ore nel Nero d'Avola

Ha messo i funghi in ammollo (ha usato quelli secchi)

Ha grigliato alcune listarelle di zucchine tagliate per il senso della lunghezza

Ha rosolato in una padella una carota tagliata a cubettini con aglio, olio, scalogno, poi ha aggiunto la passata di pomodoro ed ha salato, unendo anche un trito di rosmarino

Ha aggiunto la polpa di coniglio e i funghi strizzati ed ha cotto il tutto per circa 20 minuti

Su un letto di polenta ho formato un anello con una zucchina grigliata e l'ho riempita con la carne e i funghi



Ricetta consigliata a chi non vuole spiluccare gli ossicini ma ama il coniglio.


Ricetta facile e anche la cottura è più veloce di quella necessaria per il coniglio a pezzi.


Precisazione:
ho esposto i passaggi parlando in seconda persona, perché IO ho fatto la polenta ed ho impiattato, è stato Andrea a cucinare il tutto e pure a fare la foto!


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valeria


Valeria lo chiama Furio- il marito di Magda, per intenderci, alludendo alla precisione quasi maniacale che lo contraddistingue. Noi, per contro, che di questa precisione godiamo solo i frutti, lo chiamiamo Archimede e lo candideremmo di diritto al Nobel per la tecnoglogia in cucina. Perchè se ci fanno i complimenti per la precisione delle fette del nostro pancarrè, lo dobbiamo al suo "affettafette perfetto" e se il nostro carpaccio di polpo si taglia come un grissino- tranquilli: è tutto merito del suo pressapolpo che tutto ha da insegnare a quelli dei professionisti. Senza contare che cosa combina quando è in cucina. Con tutta che ormai è passato più di un anno, i miei amici genovesi ancora ricordano le sue sarde in saor, mio marito si addormenta pensando alle sue trippe e dopo l'ultima performance senese è per tutti "L'Uomo della Jota". In più, vi fa spanciare dalle risate, come potrete accorgervi dalla simpatia che trapela dal suo post: insomma, checchè ne dica Valeria, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Solo che così perfetto, riuscirebbe solo a lui!

IL CONIGLIO IMBRIAGO AL PROSECCO DI GIORGIO

valeria1

Mia moglie (Valeria, la fornaia di casa) partecipa a questo contest di menuturistico. Poichè questo mese la ricetta ha per soggetto un secondo piatto che lei non ama fare ha pensato bene di "incastrare" il sottoscritto senza fornirmi alcuna spiegazione, sennonché dovevo preparare un coniglio che avesse una marinatura alcolica.

Che cosa potevo mai inventarmi per un coniglio trevigiano?

Ma di ubriacarlo nel prosecco, naturalmente!

Dal macellaio poi, mentre acquistavo il coniglio, ho visto del bellissimo fegato di manzo, ed ho pensato di aggiungerlo nel sugo: ecco perché il sottotitolo della ricetta è “ci vuole fegato per ubriacare un coniglio”!!!

Per il prossimo mese non pensatevi vi prego ad un altro piatto di secondo: io sono più bravo ad inventare il taglia fette, il pressa polpo, l’appendi panettoni, l’incubatrice o camera di lievitazione…ma inventarmi anche una ricetta al mese, eh no! Sono un povero pensionato io…libero dal lunedì al venerdì e…sotto padrone(a) il sabato e la domenica…

Comuque mi sono divertito.

Alla prossima,

Giorgio (alias Furio, alias Archimede)


CONIGLIO IMBRIAGO al Prosecco

Ci vuole fegato per ubriacare un coniglio.


Ingredienti:


  • 1 coniglio a pezzi (circa kg.1,500)

  • 250 gr. fegato di manzo

  • 1 bottiglia di prosecco

  • 1 carota, 1 costa di sedano, 1 cipolla

  • erbe aromatiche e spezie a piacere

  • farina zero q.b.

  • olio EVO q.b.

  • sale & pepe (meglio chili livello 8)


PREPARAZIONE


Mettere in una terrina le verdure tagliate grossolanamente, le spezie e gli aromi (io ho usato chiodi di garofano, ginepro e alloro) il coniglio tagliato a pezzi, il prosecco e lasciare a macerare per 5-6 ore. Al momento di andare in cottura estrarre la carne, asciugarla, rosolarla in una padella antiaderente... a secco per eliminare l’acqua che contiene.

Togliere le verdure della marinata e filtrare il vino. Poi un pezzo di coniglio per volta immergerlo nel prosecco e passarlo nella farina (anche più di una volta, perché deve essere abbondante).

In una casseruola bassa e larga che possa poi contenere tutta la carne, far soffriggere nell'olio le verdure della marinata ben tritate e le frattaglie del coniglio. Quando il soffritto sarà pronto aggiungere la carne che avete scottato e infarinato, salare e pepare (chili 8).

Rosolare bene e aggiungere il prosecco (meglio se riscaldato).

In una padella con altro olio EVO rosolare il fegato di manzo tagliato a quadrettoni e incorporarlo successivamente nella teglia del coniglio.

Cuocere per un’ora o poco più coperto, controllando che non si attacchi la carne al fondo, perché la farina addensandosi diventa cremosa.

Verso fine cottura togliere il coperchio e lasciare evaporare qualche minuto, se ritenete che il liquido sia troppo.

Regolare di sale e pepe (chili 8)... e servire con una bella polenta gialla.


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Signore e Signori
Madames et Monsieurs
Ladies and Gentlemen
e come-cavolo-si-dice in Spagnolo e in Tedesco e in tutte le altre lingue del mondo
TUTTI IN GINOCCHIO
perchè oggi
eccezionalmente su questi schermi
è con noi all'emmetichallenge
-rullo di tamburi-
la Maria Toti

maria -mtc


Oh yeah.
Proprio quella lì.
Pirsonalmente di pirsona.
L'unica donna al mondo, dopo Calamity Jane, che quando dice "a un tiro di schioppo" è bene che vi gettiate per terra, con la testa coperta
L'unica donna che se mai Obelix l'avesse conosciuta, avrebbe volentieri barattato dieci figurine di Odino con il suo poster a grandezza naturale
L'unica donna per cui i cinghiali si immolano spontaneamente, perchè se proprio si deve morire, tanto vale finire in gloria- e qual gloria è meglio, che gli intingoli della Maria?

E l'unica della barzelletta del lunedì, della battuta al fulmicotone, del Brandi col fucile e la Caterina con gli scones, dell'ospitalità che si fa calore e disponibilità e Pablo che ti fa le feste, di una signorilità genuina, che non ha bisogno di fronzoli, della gioia di un incontro che ti fa benedire il giorno in cui hai deciso di scrivere su un forum di cucina- e a ramengo tutto il resto.
Questa è Maria Toti.
E ditemi voi, se è poco...


Il mio non coniglio alla cacciatora.

maria-mtc

Io mi domando e dico cosa mi sia preso (forse un attacco di arterio?) per dire alla Raravis partecipo anche io al MT challenge, sarà che quando ho letto cacciatora, senza nemmeno pensarci ho deciso che era sicuramente una ricetta da fare “marito oblige”; premetto che ho dei problemi con i conigli in genere, forse derivanti dall’infanzia: i miei provenivano dalla città (Firenze) ma trasferiti “provvisoriamente” a Siena per il lavoro di babbo, abbiamo vissuto per ben 19 anni in campagna, anche se nella Villa Chigi-Farnese .

maria- mtch

In quegli anni (60/70) in toscana c’è stata una forte epidemia di mixomatosi , in campagna veniva chiamata semplicemente la malattia del coniglio “co’ i’ capone”; in casa nostra, per questo motivo, non entravano se non proprio estremamente sicuri che fossero esenti da tale malattia; vi era inoltre la credenza che nei negozi vendessero per conigli anche qualche gatto, perciò, a tavola, carne di tutti i tipi ma conigli pochi.Quando mi sono sposata ho trovato nuove consuetudini ed abitudini alimentari, ma di coniglio sempre poco e quelle poche volte arrostito …. anche troppo. L’uomo dopotutto è figlio delle abitudini; in seguito, vedendo alcune ricettine sfiziose, ho provato a reinserirlo nell’alimentazione anche se con scarso successo, infine, dopo il master su “animali esotici da compagnia”, in casa Brandi si va a caccia di selvaggina varia ma i conigli sono vietati (così come sono mal tollerate le lepri…sempre di conigli si parla, anche se selvatiche …) perché ovviamente si curano e non si mangiano; allora se voglio partecipare al contest vi dovete accontentare di un pennutissimo


Fagiano alla cacciatora con spuma di petto spalmabile


Ingredienti:

1 fagiano

½ Kg. pomodorini ciliegia

1 manciata di olive nere

alloro, rosmarino, bacche di ginepro, cipolla e aglio

vino bianco circa ¾ di litro

gin un bicchiere e mezzo

acqua circa ½ litro

burro una grossa noce

panna montata una cucchiaio da minestra colmo

sale e pepe


I^ fase

Per prima cosa aspettare che il coniuge, da una battuta di caccia, porti almeno un fagiano, dopodiché ben spennato, bruciacchiato, frollato e lavato è pronto per.

la marinata:

maria mtch

In una ciotola, metto il fagiano, vino bianco, acqua, un bicchiere di Gin, una cipolla divisa in 4 parti, alloro, rosmarino, ginepro, e lascio in infusione circa 4 - 6 ore, passato questo tempo taglio il fagiano a pezzi, avendo cura ti togliere il petto ed il tutto è pronto per


II^ Fase


la rosolatura:


maria-mtc


in un tegame con solo olio extra vergine d’oliva metto il fagiano a pezzi (escluso il petto) e faccio rosolare ben bene, poi aggiungo rosmarino, alloro, aglio in camicia e bacche di ginepro, mescolo il tutto e sfumo con un bicchiere di vino bianco e gin; a questo punto metto il petto e lo faccio cuocere brevemente poi lo tolgo, a questo punto aggiungo i pomodorini tagliati in due portando a cottura con qualche cucchiaiata di brodo, alla fine aggiungo le olive nere aggiusto di sale e pepe giro il tutto e la prima parte è fatta.


III^ Fase

La spuma di petto spalmabile

Riprendo il petto, lo taglio a cubetti e lo metto nel mixer con un pezzo di burro, una cucchiaiata di gin, un trito di aghi di rosmarino e frullo il tutto, aggiungo una cucchiaiata colma di panna montata ben ferma e formo delle querelle da spalmare sui crostini (fucili con la pasta da focaccia)….:


IV^ fase

Il piatto finito

maria -mtc

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mariella


Prendete 23 cromosomi ischitani

Aggiungetevi una passione dirompente per la cucina, il coraggio di mettersi in gioco, l'entusiasmo, la tenacia, la volontà di una donna speciale ed avrete Mariella, in carne ed ossa. Lei è una di quelle che ce l'ha fatta: che ha provato a trasformare l'amore per la cucina in una professione, lanciandosi quando altri si sarebbero nascosti dietro giustificazioni confortanti ("è troppo tardi- non ne vale la pena- di questi tempi- tengo famiglia"), aprendo un ristorante "vero", nel quale ogni sera i suoi piatti hanno preso vita per qualche anno. Le soddisfazioni non sono tardate, la critica gastronomica si è accorta di lei ed anche se oggi quest'avventura è finita, per noi Mariella rappresenterà sempre la prova di come bravura, talento, sacrificio e un pizzico di follia siano un viatico vincente per il successo. Averla qui all'emmetichallenge è roba da far girare la testa ma, se mi date retta, restate lucidi fino in fondo e godetevi questa ricetta dalla prima all'ultima virgola: non ve ne pentirete.


CONIGLIO ALL'ISCHITANA (MARIELLA DI MEGLIO)


mariella


Quando ho visto che l’ MTC di novembre era dedicato al coniglio, i miei 23 cromosomi ischitani si sono sentiti direttamente chiamati in causa, per cui eccomi qui con la ricetta del coniglio,così come l’ho appresa da mia nonna. Certo mia nonna la preparava con i conigli che allevava personalmente e che nutriva con le erbe che andava a raccogliere tutti i giorni al tramonto, col vino che produceva lei e con i pomodorini del suo orto…mamma mia, che nostalgia!! Questo, per me, è, nella sua semplicità, IL cibo della memoria per antonomasia.

INGREDIENTI

1 coniglio in pezzi

1 bottiglia di vino bianco (possibilmente ischitano, tipo Biancolella)

6-7 pomodorini del “piennolo”

1 testa d’aglio

½ cipolla

Basilico

Origano

4 cucchiai d’olio evo

Sale

La sera prima,mettere il coniglio a marinare nel vino, tenendone da parte circa 1 bicchiere.Scaldare l’olio in un largo tegame e far rosolare i pezzi di coniglio ben scolati dal vino, a 2-3 alla volta; quando sono dorati,metterli in un piatto e continuare con gli altri pezzi,fino ad esaurimento. Una volta dorati tutti i pezzi , mettere a rosolare nell’olio la cipolla e la testa d’aglio tutta intera (gli “intenditori” considerano una vera prelibatezza la cremina d’aglio che si schiaccia dagli spicchi,a fine cottura); sfumare con un po’ di vino. Una volta evaporato, aggiungere i pomodorini schiacciati tra le dita, in modo da eliminare parte dei semi (non tutti,eh! Nei semi ci sono i preziosi licopeni). Dopo un paio di minuti,aggiungere il coniglio, aggiungere l’origano, incoperchiare e fa cuocere per 30-40 min. Ogni tanto, sfumare con del vino e , a metà cottura, aggiungere il fegato. A fine cottura, salare e aggiungere il basilico sminuzzato.

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Di Daniela

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Devo proprio condividere con voi una delle cose che amo di più: i colori dell'autunno. Penso che sia un momento magnifico per la natura, che sa sprigionare un fascino e una bellezza rara,
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un mix di colori e di sfumature incredibili.
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A questo si aggiunge spesso un particolare profumo della terra e dei fiori più delicato della "sfacciata" aggressività estiva, ma altrettanto persistente e particolare
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Ora ditemi sinceramente: dopo questa sfilata di colori e profumi, così intensi, così vividi, avrei potuto presentarvi qualcosa di scipitello in beige? Assolutamente no, è ovvio, e quindi eccovi gli

SFORMATINI DI ZUCCA CON SALSA DI TALEGGIO E TARTUFO

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Lo sformatino , a differenza del soufflè, come abbiamo già detto a proposito di quelli al parmigiano, non deve essere necessariamente servito subito, perché non sgonfia ed ha una consistenza maggiore rispetto all’altro. Quindi potete tranquillamente prepararlo per tempo e poi riscaldarlo in forno per pochi minuti, prima di servirlo.

Ingredienti per 6 persone:
350 ml circa di bechamelle densa
400 gr di purea di zucca,
3 cucchiai di parmigiano grattugiato
sale, pepe, noce moscata
3 uova
150-200 gr di Taleggio
4-5 cucchiai di panna o di latte
tartufo bianco o Tartufo Estivo Spoleto macinato in olio extravergine di oliva

sformatino di zucca
Mettete la zucca tagliata a fette non troppo spesse con la buccia in forno a 170° avvolta in carta d’argento per circa 30 minuti, o finché la polpa non cede alla pressione dei rebbi della forchetta. Toglietela dal forno eliminate la buccia e passatela al setaccio o frullatela nel mixer. Mettetela da parte. Preparate una bechamelle densa (350 gr di latte, 50 gr di burro e 50 gr di farina) e mettetela a raffreddare. Unite poi le uova, la polpa di zucca, il formaggio e condite con sale, pepe e noce moscata. Versate il composto negli stampini imburrati e metteteli in una teglia ampia, che riempirete d’acqua fino a metà abbondante degli stampini, e infornate a 180/200° (dipende come sempre dalla potenza del vostro forno) per 35 minuti circa nel forno ventilato e 45 circa nello statico. Preparate intanto la salsa. Mettete sul fuoco medio una casseruolina con il taleggio tagliato a pezzi e privato della crosta, qualche cucchiaio di latte o di panna, secondo le vostre preferenze. Se dovesse venirvi troppo densa, aggiungete un po' di latte. Viceversa, nel saso fosse troppo liquida, un cucchiaino di fecola sciolto in un cucchiaio di latte rimedierà la faccenda. Disporre la salsa sul piatto e, se vi fa piacere appoggiate lo sformato su un crostino di pane, che da un po' di croccantezza all'insieme. Su tutto il tocco di sapore speciale: qualche lamella di tartufo bianco, o, in mancanza, una punta di cucchiaino di Tartufo Estivo Spoleto macinato in olio extravergine di oliva, come quello che ho usato io.... Eccovi pronto una squisitezza, un trionfo di sapori, paradiso per le papille gustative, specialmente se, come me, amate il tartufo e i sapori della terra.
Vi auguro un Buon Appetito!

Dani



It' Fall!

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Now tell me sincerly: after this parade of colors and scents, so intense, so vivid, could I introduce something in beige? Absolutely not, of course, so here's the
Pumpkin flan with Taleggio sauce and white truffle

sformatino di zucca2

The flan, unlike the souffle, as we have said about the parmesan one, need not be served immediately, after cooking. So you can safely prepare it in advance, and then warm it in the oven for a few minutes before serving.
Serve 6
350 ml of thick béchamel
400 grams of pumpkin puree,
3 tablespoons grated Parmesan cheese
salt, pepper, nutmeg
3 eggs
150 gr Taleggio cheese (fomaggio medium ripe, soft and strong taste)
3 spoons cream or milk
a white truffle


Put the pumpkin cut into slices not too thick with the peel in the oven at 350F°, wrapped in silver paper for about 30 minutes, until the flesh yields to the pressure of the prongs of a fork. Remove from oven, remove the peel and pass through a sieve or put it in the mixer. Set aside. Make a thick béchamel (350 grams of milk, 50 g butter and 50 grams of flour) and allow it to cool. Then add eggs, pumpkin, cheese and season with salt, pepper and nutmeg. Pour the mixture into buttered molds and put them in a large pan, filled with plenty of water to half of the molds, and bake at 356/392F° (as always depends on the power of your oven) for 35 minutes in a convection oven and 45 at about the static. Meanwhile prepare the sauce. Put a small saucepan over medium heat with Taleggio cut into pieces and deprived of the crust, a few tablespoons of milk or cream, depending on your preferences. If it's too thick, add a little 'milk. Place the sauce on the plate and put the flan in the center on a crouton, if you like it, in a way that is firm and not drenched in sauce. Put on the top of the flan some slices of white truffle, or, if you have not, a teaspoon of ground Summer Truffle in extra virgin olive oil, like the one I used ....Here is a triumph of flavors, a paradise for the taste.
Bon appetit
Dani

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... le ricette dell'emmetichallenge, le schede della Dani, i libri della Ale, le cartoline, le foto, i commenti e tutto quanto fa Menuturistico si interrompono per due giorni, causa trasferta golosa. Ci rivediamo al nostro ritorno.
Ciao
Ale&Dani

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eggnog

Fra le molte "qualità" che non faranno mai di me una casalinga perfetta, c'è quella di acquistare prodotti carissimi, che poi non uso perchè "belin, con quello che mi è costato". Astenetevi da qualsiasi commento, perchè ci pensa già mio marito, ad ogni ripulisti della dispensa, quando la pila delle cose scadute supera di gran lunga quelle da utilizzare: marmellate biologiche in confezioni firmate, tè matcha di ogni sfumatura di verde, miscele di caffè che quando mi decido ad aprirle hanno perso tutto l'aroma- e questo per citare solo le prime cose che mi vengono in mente. L'ultima, è stata con l'Aglio di Vessalico. Ho iniziato con tre teste, tanto per provarlo: dopodichè, è stato amore folle e allora vai con le "reste", di ogni misura, di ogni foggia, di ogni produzione. E poi, una volta a casa, il solito copione: e per il soffritto no, e per massaggiare l'agnello no, e sì, forse nell'insalata di pomodori sì, ma mica ne metto uno spicchio intero, cosa lo spreco a fare. Insomma, per farla breve, ne avevo una resta intera da settembre. Retrocessa, ovviamente, dalla cucina alla stireria e poi nel bagnetto della lavanderia, perchè non vi dico quanto puzzi: la volta che mi son dimenticata di preavvisare la donna di servizio, me la son trovata semianime, che stava scivolando lungo lo stipite della porta del bagno. E così, di fronte all'emergenza, è scattato l'ingegno: si fa una cena a base di aglio di Vessalico- e se non vi piace, pazienza.
Ecco il menu di Sabato sera
Aperitivo
Falafel con salsa all'aglio e yogurt
Polpette di ceci al sesamo nero con aioli
Primo
Maccheroni al ferretto con salsa di mandorle e aglio
Secondo
Agnello alle erbe con salsa all' aglio (sarebbe dovuto essere una blanquette de agenaux, ma non siamo riusciti a disossare la bestia)
Carote al burro
e, per dolce, l'Eggnog.
Perchè in casa mia, aglio fa rima con vaniglia. E provate a chiedervi perchè...


EGGNOG

eggnog


Ricetta tutta dedicata alla mia amica Marina, che mi ha mandato una busta profumatissima dal Madagascar. Ho passato un mese a sniffarla, anche in modo spudorato, passandomi la bacca sotto il naso- e a forza di inalare, mi sono venute un po' di idee per utilizzarla al meglio. Quella scellerata della Marina ha osato suggerirmi di profumarci la scarpiera, ignara del duro lavoro a cui sto sottoponendo le sue bacche, a ripulire la casa dalle tracce dell'aglio. Solo che queste dureranno molto meno, mi sa...

Dunque, la ricetta. L'eggnog è propriamente una bevanda, e pure decisamente alcolica, dalle note più speziate della versione che vi propongo qui. Al solito, ogni Anglosassone segue la sua tradizione, e quindi c'è chi ci mette la cannella, chi la noce moscata, chi non mette la vaniglia, ma il risultato è semre una bevanda corroborante e gustosa. E' una specie di zabaione, per capirci, molto frequente nelle tavole di Natale e Capodanno.
In questa versione, è presentato come un dolce al cucchiaio, molto morbido e soffice. D'obbligo è la permanenza in frigo, fino al momento di servirla. Facoltativa, ma apprezzata, una spruzzata di noce moscata.

EGGNOG AL BOURBON
(da un vecchio numero di Sale & Pepe)

Per otto persone
mezzo litro di latte
4 uova (tuorli e albumi)
100 g di zucchero
un baccello di vaniglia
2 dl di panna fresca
0,5 dl di rum
2 dl di bourbon
noce moscata

Scaldate il latte con il baccello di vaniglia inciso per la lunghezza e lo zucchero, mescolando finchè quest'ultimo si sia sciolto. In una terrina, amalgamate i tuorli con il latte caldo, versandolo a filo e mescolandolo con una frusta; rimettete la casseruola sul fuoco e fatelo cuocer eper 5 minuti, a fiamma bassa. Filtrate la crema, lascaite raffreddare e emscolatevi il rum, il bourbon e gli albumi montati a neve, amalgamati con la panna montata. Servite l'eggnog spolverizzato con noce moscata grattugiata.

eggnog

Note mie
la vaniglia: ho estratto i semi, incidendo la bacca per il lungo con la punta di un coltellino affilato e passando poi la lama del coltello all'interno del baccello. Nel latte, ho messo sia i semi che la bacca.

i tuorli: non occorre montarli, basta "romperli" con una frusta. In compenso, quando si aggiunge il latte, bisogna montare: non con le fruste elettriche, ma a mano. Però, più spumoso è il composto che metterete sul fuoco e meglio è

la cottura: non aspettatevi che si addensi troppo, perchè non c'è amido. E badate a non farlo bollire, perchè le uova, altrimenti, si separano dal resto. Se avete un termometro, dovreste mantenere la temperatura intorno agli 85 gradi. Altrimenti, fate come faccio io: fiamma media ma bassissima, mescolo di continuo e ogni tot tolgo dal fuoco per pochi secondi. E' un metodo empirico che però funziona.

i liquori: potete anche variare le tipologie. Usando la vaniglia, erano d'obbligo questi due, ma ho una ricetta a base di sherry e noce moscata, per esempio, o un'altra con cue tipi di rum e la cannella. Fate voi: l'importante è che si amalgamino bene con la spezia scelta

il raffreddamento: è essenziale, altrimenti i composti smontati, col calore, montano. Coprite con una pellicola e portate a temperatura ambiente. Solo allora, procedete con l'aggiunta del resto

i composti montati: non li ho aggiunti insieme, come da ricetta, ma separatamente, prima la panna e poi gli albumi. Ci ho perso in tempo, ci ho guadagnato in densità, tant'è che sembrava una crema e l'ho felicemente spacciata per dessert. Il "felicemente" è da intenersi in senso collettivo, sia per la padrona di casa che per gli ospiti, per cui al prossimo eggnog rifaccio uguale.
ciao
ale

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