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Il post  che segue è stato pubbicato sullo Speciale di G2K, per cui se siete lettori della rivista è probabile che lo abbiate già letto. Tuttavia, fra le tante ricette che abbiamo preparato per queste feste, quella del Pandolce è, per noi Genovesi, la più natalizia di tutte e per questo abbiamo pensato ad una fetta di questo dolce, per salutarci e farci gli auguri. Menuturistico si prende una pausa lunga, fino al 5 gennaio, quando torneremo con la ricetta dell'mtchallenge. Non è esclusa una sortita prima di Capodanno, ma in questo momento, con il Natale alle porte e ancora tutto da fare, qualsiasi promessa in merito sconfinerebbe nello spergiuro. E quindi, ci salutiamo qui, facendovi tutti gli auguri più cari di questo mondo, di un Natale sereno e di un 2011 pieno di belle sorprese. 
Auguri a tutti
Ale&Dani




CREPI L'AVARIZIA- IL PANDOLCE GENOVESE


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Sia chiaro: la colpa non è nostra ma di chi, nel lontano 1728 ebbe ad ospitare a Genova Montesquieu. Nessuno sa che cosa sia successo, in quel breve soggiorno genovese, ma di certo il trattamento a lui riservato non dovette essere da cinque stelle se, al ritorno in patria, il grande filosofo si scagliò contro i miei avi, parlando della loro suprema avarizia e additando i nostri palazzi come la cosa più bugiarda del mondo: Vedete una casa superba e dentro ci trovate soltanto una vecchia domestica che fila. Invitarvi a pranzo? A Genova, è una cosa inaudita”
Poche frasi per rovinare la reputazione di un popolo che,fino ad allora, era sempre rimasto sul filo della misura, lasciando ogni volta gli stranieri sbalorditi per le tante meraviglie celate dietro sobrie facciate. Ma se è agli stranieri, Rubens su tutti, che la nostra opulenta discrezione deve la sua fama, è un dolce tutto genovese quello che la rappresenta da secoli: il pandolce.
Leggenda vuole che il Doge Andrea d'Oria avesse indetto un concorso fra i pasticceri della città alla ricerca di un prodotto che la rappresentasse al meglio: una sorta di testimonial ante litteram, che trovò in questo in questo scrigno ruvido all'esterno ma ricchissimo all'interno la più gustosa rappresentazione della genovesità.
La storia, invece, lo fa derivare dall'Oriente, e precisamente dalla Persia, da sempre sinonimo di seduzione e raffinata opulenza: era il dolce beneaugurale del Capodanno, offerto a corte dal più giovane dei sudditi. Nei secoli, è diventato il dolce tipico del Natale, ma le antiche usanze orientali sono rimaste: è ancora tradizione che sia il più piccolo di casa a portarlo in tavola ed il più vecchio a tagliarlo, dopo aver tolto il rametto di alloro o di ulivo, in segno di buon augurio. Un tempo, la prima fetta era per il primo povero che avrebbe bussato alla porta di casa, mentre la seconda si teneva da parte per mangiarla, un pezzetto per uno, il 3 febbraio, il giorno di San Biagio, protettore della gola, come antidoto contro i malanni dell'inverno.
Due sono le versioni del Panduce: una alta, la più antica, prodotto di una lievitazione naturale, ed una bassa, il Pandolce vecchio, che, a dispetto del nome tradisce l'età più recente con la presenza del lievito chimico. Gli ingredienti sono grosso modo gli stessi, i tempi di preparazione no: la seconda versione è più veloce, mentre per realizzare la prima sono necessarie molte ore, anche perchè più lenta è la lievitazione, migliore è il risultato finale. Lo sapevano bene le Genovesi di una volta, che andavano a dormire portandosi a letto l'impasto e sistemandolo al caldo, sotto le coperte, vicino al “prete”, la struttura in legno che conteneva lo scaldino. Sul perchè del nome, però, non è lecito fare domande: l'ho detto, no?, che noi Genovesi siamo discreti...

natale

PANDOLCE BASSO
500 g di farina
200 g di burro morbido a pezzetti
200 g di uvetta
150 g di zucchero
50 ml di acqua e fiori d'arancio
50 g di arancia e cedro canditi
50 g di pinoli
2 uova
1 bustina di lievito per dolci

Impastate la farina, lo zucchero, l'acqua di fiori d'arancio, il burro e le uova, fino ad ottenere un impasto omogeneo. Aggiungete poi l'uvetta ammollata in acqua tiepida e ben strizzata, i canditi e i pinoli e amalgamateli bene. Per ultimo, aggiungete il lievito e di nuovo impastate, dando la forma di un pane rotondo. Praticate un taglio a croce sulla superficie e infornate a 180° per 40 minuti.


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di Daniela
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Vi ricordate il corso di cucina di quest'estate? Quello dove alcuni chef  valtellinesi bravissimi ci hanno insegnato a preparare piatti deliziosi e pure belli? Se si, spero ricorderete anche l'accenno alla ricetta di oggi... se no, poco male, vi rinfrescherò le idee. Il tutto è nato dalla realizzazione di uno splendido strudel destrutturato, accompagnato dal questa salsa. Al momento ero tanto attenta al dolce che ho appena accennato allo zabaione, ma ora, in un momento di panettoni, pandori ed altri dolci goduriosi, nella stagione del freddo, ho pensato di dedicare un post anche a questa salsa di accompagnamento squisita, che mi ha inondato la casa di un profumo meraviglioso, mentre la stavo preparando.
Si tratta di un semplice
ZABAIONE AL MOSCATO
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che sinceramente ho faticato a lasciar da parte per i miei ospiti perchè tant'è "aspetta che assaggio..." "hum, non ho sentito bene il sapore.." " forse è meglio se lo provo su un biscotto, tanto per sentire come sta..." ci è mancato poco che finisse troppo presto!

5 tuorli d'uovo freschissimi
2 dl di moscato (deve essere ottimo, perfetto quello d'Asti)
50 gr di zucchero

Montate a bagnomaria con una frusta e un movimento costante dall'alto in basso, i tuorli con lo zucchero e poi il vino passito (ricordate che l'acqua deve essere molto calda, ma non bollire) fino ad ottenere una crema bella spumosa. .Nel montarli, lo chef Bassi ha insistito molto di mantenere il movimento costante dall'alto verso il basso, per permettere che venga incorporata più aria possibile ed ottenere che lo zabaione risulti più soffice e cremoso.
Vi ricordo anche che in un'altra ricetta sempre delle lezioni di Bormio lo chef Tusetti, che aveva creato per noi un menù a base di frutti di bosco eccellente, ci aveva raccontato anche che possiamo ottenere dallo zabaione un'altra crema morbidissima perfetta per qualunque dolce. Basta far raffredare il nostro zabaione e poi aggiungere della panna montata, molto delicatamente, sempre con movimento dal basso verso l'alto, e con un cucchiaio di legno. Ancor più soffice e forse anche golosa, con questa crema possiamo farcire o accompagnare mille dolci diversi.
Sbizzarritevi, se ne avete voglia!
Buon appetito e buone feste
Dani

English version
Do you remember the cooking class this summer? The one where talented chefs from Valtellina have taught us to prepare delicious  and even beautiful meals? If so, I hope you will also remember the reference to this recipe  ... if not, never mind, I bring it to your mind . Everything is born for the realization of a wonderful strudel, accompanied by this sauce. At the time I was so concentrated on the strudel realization that I just talked about zabaglione, but now, in a time of Panettone, Pandoro and other cakes, in the cold season, I thought I would also dedicate a post to this delicious sauce. It fill the house with his sweet smell  while I was preparing it...
This is a simple


 Moscato Zabaglione
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The doses are those decided by the chef Bassi, which I write for you below

5 egg yolks fresh
2 dl Moscato (a sweet spumante [sparkling wine])(it must be a good Moscato wine, possibly from Asti)
50 g sugar

Whisk in a water bath with a whip and a constant motion from top to bottom, the egg yolks with sugar and then sweet wine (remember that water should be hot, but not boiling) until you get a nice frothy cream. In whisking, the chef Bassi told us to maintain the constant movement from top to bottom, so the zabaglione get more soft and creamy.
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Let me remind you also that in another recipe chef Tusetti, who had created for us an excellent menu with berries, also told us that we can obtain from zabaglione another  soft cream, perfect for any cake. Just cool down our zabaglione, and then add the whipped cream, very gently, always moving from bottom to top with a wooden spoon. Perhaps, even more soft and delicious, this cream is perfect to accompany several cakes.
Try it, if you like!
Bon appetit and happy holidays
Dani

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di Alessandra

glazed ham (nigella)

Ormai dovreste sapere che, se vedete un pezzo di carne transitare qui sopra, è tutta colp... ops: è tutta opera di mio marito. Fosse per me, vivrei di primi e prodotti da forno e/o pasticceria (e si vede), a differenza degli altri due menbri della famiglia che compensano ampiamente le mie mancanze, per voracità e golosità.
Quello che forse non sapete è il fascino maledetto che la cella frigorifera della Metro suscita su Giulio: è qualcosa di assolutamente irresistibile, ogni volta, tanto che in certi casi penso di aver sposato, più che un ingegnere, un diretto discendente della famiglia di Obelix. E, treccine e pantaloni a righe a parte, tutto il resto ci sta. 
Su quanto accade nella suddetta cella, però, non posso pronunciarmi: e non per ragioni di omertà, quanto per bieche motivazioni di tempo perchè stamattina diluvia e quindi devo
a. portare la figlia a scuola (genova ovest, addentrandomi per il centro)
b. recuperare il marito all'estrema perfieria di Genova est- tutti capaci ad avere il carrozziere sotto casa
c. timbrare entro le nove in ufficio, in centro.
E tutto al 22 dicembre, ultimo giorno di scuola e cortei vari un po' dappertutto.
Ma siccome esiste la pausa caffè, vi aggiorno per quell'ora.
Se sopravvivo, sia chiaro...


AROMATIC GLAZED HAM -nigella lawson
con salsa al Madera


come sempre, prima la ricetta originale e poi le nostre varianti

per 10 persone circa
un prosciutto affumicato di circa 6 kg e mezzo
acqua per coprirlo
1 cipolla grossa, tagliata in due
2 spicchi d'aglio non spelati
la testa di un finocchio, tagliata in due
2 stelle di anice
mezzo cucchiaio di semi di coriandolo
mezzo cucchiaio di semi di finocchio
mezzo cucchiaio di pepe misto

per la glassa
circa 20 chiodi di garofano
4 cucchiai di gelatina di mirtilli rossi o di ribes (IKEA)
1/2 cucchiaio di cannella in polvere
1 cucchiaino di paprika affumicata (va bene anche la paprika normale)
1 cucchiaino di aceto bianco di vino

Procedimento
Mettere tutti gli ingredienti (tranne quelli per la glassatura) in una casseruola grande abbastanza da contenere il prosciutto, coprire con acqua e portare a bollore. Abbassare la fiamma e cuocere, parzialmente coperto, per tre ore e mezza.
Nigella si raccomanda di non far cuocere troppo- dice che 3 ore e mezza possono sembrare poche, per un pezzo così grosso, ma mentre si raffredda continuerà a cuocere e bisogna fare così. Punto.
Trascorso questo tempo, sollevare il prosciutto dal liquido bollente e farlo raffreddare, quel tanto che basta per poterlo toccare senza scottarvi.
Nel frattempo, accendete il forno a 200 gradi
Tornate al vostro prosciutto: prendete un bel coltello affilato ed appuntito ed incidete la cotenna, formando delle losanghe: quindi, fate prima dei tagli orizzontali, poi altri in verticale, leggermente di sbieco e ad ogni itersezione mettete un chiodo di garofano
In un casseruolino, scaldate la geatina di ribes con tutti gli altri ingredienti per la glassa Fate bollire per qualche minuto e spennellate il composto sulla superficie del prosciutto.
Mettete in forno per  15 minuti, fino a quando la cotenna glassata è lucida e brunita.
Sfornate il prosciutto e mettetelo a raffreddare per 2 o 3 ore, prima di servirlo


Note mie
  • il prosciutto: non lo abbiamo trovato, della giusta misura. O si tornava a acasa con una bestia di dodici kg (magari anche vestito da marinaio, in stile Operazione Sottoveste, ve lo ricordate il film?) o ci si accontentava della spalla di un maialino, provvista di spessa cotenna. In Liguria è difficile, trovare del prosciutto pret a porter di dimensioni umane, a meno che non lo ordiniate dal macellaio. Altrimenti, comprate un taglio di maiale adatto per essere lavorato in questo modo: la spalla è perfetta, meglio se con cotenna
  • il nostro animale pesava circa un kg e mezzo, quindi abbiamo tarato tutto il resto (ingredienti e tempi di cottura) su questo peso ed è stata una preparazione più umana, specie nella tempistica e nelle Grandi Manovre. Mi è bastato il tacchino dell'anno scorso...
  • abbiamo eliminato anice e finocchio e coriandolo: volevamo qualcosa di molto classico e quindi il timore era che la quantità eccessiva di spezie potesse disturbare i due sapori su cui volevamo puntare- vale a dire quello della carne e l'agrodolce della crosta. Col senno di poi, abbiamo fatto bene, perchè il risultato è da 10 e lode
  • la gelatina di mirtilli rossi si trova all'ikea e lo stesso vale per la gelatina di ries. Sono ingredienti fondamentali, quasi quanto il prosciutto, per cui, tanto sono elastica sul resto, quanto sono talebana qui. Ci vuole e basta.
Procedimento
Abbiamo seguito tutto alla lettera e, col senno di poi, alcune riflessioni
  • la bollitura previa è sicuramente importante per il tipo di carne originale, che prevede l'affumicatura. Con la nostra, avremmo anche potuto farne a meno e lanciarci in una semplice cottura in forno. Anzi, vi preannuncio che il prossimamente su questi schermi avrà proprio questo tema, per cui tenetevi pronti che in queste feste qualcosa arriverà. Di fatto, la bollitura rende la carne simile a burro, senza bisogno di lunghe cotture nel forno. E' un'altra consistenza, rispetto alla preparazione al forno, ma il risultato finale è una bontà
  • le losanghe:  qui, sarebbe da aprirci un altro capitolo, ma ve lo risparmio. In ogni caso, le nostre erano tutte uguali, al micron. E potete immaginare chi ne sia l'autore...
  • i chiodi di garofano: uno ad ogni incrocio- e alla fine si sentono: a noi non sono dispiaciuti, ma mettete i conto anche questo. Se siete di quelli che al secondo morso vi sembra di stare sulla poltrona del dentista, mettetene di meno
  • la glassa. Un sogno. Ho leggermente ridotto la paprika ma, fidatevi, è la fine del mondo. L'ho detto prima, lo ripeto qui: la gelatina di cramberries o di ribes è fondamentale. 
  • la salsa: altro accompagnamento che proprio "ci sta" è la salsa al Madera, fatta seguendo questo procedimento qui, con il Madera al posto del vino rosso

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Di Daniela
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Per nevicare, ha nevicato
neve e rosa
però la neve non ha "attaccato" per terra e non posso mostrarvi le belle immagini della città imbiancata o del mio giardino bello come nella fiaba della regina delle nevi.... Però, come in quella fiaba, per ghiacciare, diciamocelo pure, ha ghiacciato, anche se per fortuna non è stata scattata la foto di me che leggiadra svolazzo prima di atterrare graziosamente su un ...gluteo, sulla scalinata davanti al portone...:-)
Mi consola dell'assenza di neve il pensiero di mia nipote, che , volata a New York con i suoi amici ,mi ha portato una slitta, proprio come quella di Babbo Natale, con su tutta la famiglia, ma non con i nostri nomi, bensì con quelli che lei usa quando ci chiama: bellissima vero?
DSCF0582
Dice che ha avuto qualche difficoltà per spiegare la cosa al ragazzo che li ha trascritti ....
Comunque, tra un livido che sta diventando sempre più blu, gli ultimi regali da sistemare sotto l'albero e la cena della vigilia da preparare, ho trovato il tempo di dedicarmi al volo a questa squisitezza, che vi consiglio di provare appena recupererete l'olimpica calma che ci contraddistingue in ogni altro periodo dell'anno...;-))))

MARMELLATA DI CLEMENTINE

marmellata di clementine 1

Ingredienti
clementine 1 kg
zucchero 500 g
acqua 500 g
limone 1
mela 1/2
mqrmellata di clementine5
Sbucciare le clementine e tagliare le scorze a listarelle sottili.  Bollire le bucce per qualche minuto in acqua, ripetere una seconda volta  cambiando l'acqua tra le due bolliture. Frullare nel frullatore metà  delle bucce. (io le ho private quasi del tutto della parte bianca e poi le ho tagliate tutte finissime al coltello)
Collage di Picnik
Tagliare grossolanamente i clementini, (privati quanto più possibile dei "filini" bianchi) metterli in un tegame con 250 g  di acqua e 250 g di zucchero, il succo di mezzo limone e la mezza mela.  Far bollire circa 30 minuti, poi passare il tutto nel passaverdure,  tralasciando la mela.
Unire le bucce frullate, la polpa dei clementini passata, le bucce  tagliate a listarelle, 250 g di acqua, 250 g di zucchero, il succo del  rimanente mezzo limone. Far bollire fino al raggiungimento della  consistenza desiderata (la prova del piattino è sempre utile in questi casi). Potete invasare la marmellata nei vasetti sterilizzati ancora calda oppure spalmarla immediatamente su una bella fetta di pane, o su un formaggio stagionato (il lieve retrogusto amarognolo la rende perfetta anche per questo uso), o ancora accompagnarla ad una torta secca per dar profumo e morbidezza.... scegliete voi!
PS. Leggo sulla ricetta originaria che si possono utilizzare queste stesse dosi per preparare ottime marmellate anche con le arance, il pmpelmo e anche il cedro! Tentar non nuoce !
Buon appetito
Dani

English version

CLEMENTINE MARMALADE


marmellata di clementine6


Ingredients
2.3 pound clementines
2 1/4 cups sugar
1.1 pound water
1 lemon
1 / 2 apple


Peel the clementines and cut the peel into thin strips. Boil the peels in water for a few minutes, repeat a second time changing the water between the two boiling. Blend in blender half of the skins.
Roughly cut the clementines, put them in a pan with 250 g of water and 250 g of sugar, lemon juice and half apple. Boil about 30 minutes, then mash it, exept the apple.
Combine puree with the skins, the pulp of clementines mashed, the skins cut into strips, 250 g water, 250 g of sugar, juice of remaining half lemon. Boil until it reaches the desired consistency.You can pot the jam in sterilized jars while still hot or spread immediately on a slice of bread or on a matured cheese (the slight bitter aftertaste makes it perfect for this use), or on a dry cake  to give fragrance and softness .... take your pick!  You can use the same procedure for lime, orange and grapefruit marmelade: they are all delicious!
Enjoy your choice, anyway
Dani

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di Alessandra
torta di compleanno

Sono ufficialmente una donna morta
Ho lavato a mano
36 flut (e pure per due volte, una in corso di festa)
240 mini affarini (piattini, coppettine, bicchierini, e tutto quanto è accomunato dall'irritante diminutivo e dall'ancor più irritante divieto di ingresso in lavatrice)
300 cucchiaini (vedi sopra)
40 fra vassoi, alzatine, piatti da portata
36 cucchiaini di ceramica- di cui due si sono rotti nella pericolosa operazione dell'asciugatura, dal titolo "cosa succederà, se ne asciugo otto per volta?"
senza contare il dover rimettere tutto a posto. 
E tutto perchè l'ingegnere ha avuto prima la bella pensata di nascere a ridosso del Natale e poi di voler sposare una come me, che figuriamoci se non si festeggia, e cosa vuoi che sia se avremo un'infilata di feste una dietro l'altra, anzi: ne approfittiamo per invitare tutti gli amici che così ci facciamo gli auguri come si deve, no? Già che ci siamo....

panettoncino ripieno

Il "già che ci samo di quest'anno" ha previsto

- Angolo bar: ci pensa mio marito. Di solito son bollicine rigorosamente italiane, ultimamente anche con qualche concessione ai rosèe, più qualche mix preparato al momento. Non chiedetemi di più, perchè per l'occasione mi tengo accuratamente lontana da questo settore della casa, considerati gli effetti devastanti dell'alcool sulle mie ginocchia, che quella sera lì mi servono più del solito. In ogni caso, niente di solido, questa volta

- Buffet freddo
  • Sablèe alla paprika, per l'occasione a forma di stella cometa che, nelle mie intenzioni, sarebbe dovuto essere un cucchiaio natalizio per attingere al
  • Patè di Prosciutto allo Xeres
  • Rillette di Salmone ai tre fumi (Laphroaig) con pan brioche
  • Patè di aringa al pepe rosa con pane di segale
  • Panettoncini di pan brioche ripieni di insalata messicana di tacchino
  • Brandade di Baccalà al Caffè su crema di patate
  • Mostarda e caprino di Stella 
  • Mini vol-au - vent alla crema di zucca e curry
  • Mini vol-au-vent alla crema di broccolo e aglio
  • Mini vol-au-vent alla crema di barbabietola e acciuga
vol-au-vent-zucca


Buffet caldo
pate di aringa al pepe rosa


Zuppe
scacchiera di polenta con totanetti...

Il piatto caldo, un coq-au-vin fatto dalla suocera, è stato solo visto da lontano e siamo passati subito ai


Dolci
  • Tiramisu al litchees, crema di cioccolato bianco e acqua di rose
  • Mousse all'Irish Coffee con kipferl alla nocciola
  • Torta di compleanno
In più, nell'angolo di Natale, c'erano dei barattoli con la cioccolata di Babbo Natale (Cacao, Zucchero bianco, Cannella e Cranberries) e i soliti sacchettini con i biscotti.

stelle comete di sablèe

I contributi della famiglia sono stati i seguenti
  • la creatura si è ammalata: da zero a 15 anni, ha scelto il giorno del mio compleanno per farsi venire di tutto. Al punto che sua madre, stremata ogni volta da influenze- brocopolmoniti- referti vari, ha deciso di non festeggiare più un bel niente, fermandosi strategicamente al 39esimo compleanno. Al che, dall'anno scorso, samo passati al compleanno del marito. Il chenella pratica, ha significato una moribonda per casa, che si è ripresa solo con l'arrivo dei suoi amici- quel tanto che bastava per sentirsi ancora peggio, il giorno dopo
  • l'ingegnere ha tagliato il pane nero e il pan brioche: ha fatto tanti  rettangolini tutti uguali- sia quelli bianchi che queli neri e pure tutti uguali fra loro. E fin qui, ce la possiamo fare. Io no, sia chiaro, ma qualcun altro, preciso,  potrebbe riuscirci. Laddove il DNA non lo ha tradito, però, è stato nell'aver azzeccato la proporzione esatta fra misura dei rettangolini- numero degli stessi- perimetro delle teglie, per cui alla fine hanno ricoperto l'intera superficie a disposizione. Per realizzare quesa perfetta fusione  manualità ed ingegno ha impiegato circa un'ora, occupando tutta la superficie del tavolo e rendendo non disponibili tutti i coltelli che in quel momento servivano a me. Però, alla fine, ha fatto un bel lavoro, per davero: intendo dire, quando me li sono dimenticati sotto il grill, bruciandoli tutti, mi è spiaciuto tantissimo...
  • il tempo: è nevicato anche quest'anno, ma dopo l'esperienza dell'anno scorso col cavolo che sto col frigo e il freezer in stile "non aprite quella porta" per un'ora di più: per cui, non si è rimandato niente , con buona pace di tutti
  • la mia amica Cristina ha preparato la torta di compleanno- oltre ai triangolini di fillo e ai gamberi in kataifi. Quello che vedete in foto è un trionfo di decorazioni di zucchero (anche quelle robe verdi: tutto zucchero) a decorare una signora torta, tipo Dobos ma più "adulta": dodici strati sottilissimi di pasta simil biscotto, alternati ad una crema di cacao amaro che era la fine del mondo. Bella e buona, insomma. La ricetta per ora non ve la dò, ma stay tuned, perchè da Gennaio ci saranno delle sorprese, qui sopra e questo dolce è un indizio
torta1


    Eravamo in trenta e stavolta ho fatto una scelta sofferta. 
    Di solito, cerco di fare in modo che vengano tutti, ma tutti, ma proprio tutti: il che, nella settimana che precede il Natale, equivale ad una impresa disperata. Però, fino all'anno scorso, ci sono riuscita, tant che l'ingegnere ha vantato cori di buon compleanno che se li sognano pure gli alpini, quanto a numero (e sobrietà). 
    Il problema, però, è che quando hai 40 o 50 persone in casa, devi fare un sacco di concessioni al numero: intanto, devi tagliare sul menu (meno cose, meno elaborate, più da massimo risultato col minimo sforzo); e poi devi giocoforza tagliare sul tempo che puoi concedere ai tuoi ospiti, senza contare che per trovare una serata "buona" per tutti abbiamo festeggiato spesso anche di giorno feriale- e sorvolo sulla produttività della sottoscritta il giorno dopo in ufficio. 
    Quest'anno, invece, avevo voglia di coccolare un po' i nostri amici: è stato un anno vissuto pericolosamente e le prime a rimetterci sono state le occasioi d'incontro, per cui volevo recuperare, se non sul tempo, almeo sulla qualità. E così, ho dovuto mettere un po' di paletti: ci vediamo sabato sera (e già questo ne ha decimati un po') e senza bambini: e questo, alla fine, l'ho patito io, perchè i bambini terribili dei nostri amici mi sono mancati tantissimo. Ma così tanto che, di fronte all'ultimo nato della cucciolata di due nostri amici (un amore di carlino, avvolto in coperta rosa), ho ceduto alle suppliche della creatura e dopo 15 anni e mezzo di "non se ne parla nemmeno" le ho promesso che prenderemo un cane- e, quel che è peggio, non me ne sono ancora pentita...
    Le ricette da oggi pomeriggio in poi
    Ciao 
    Ale

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    (st)renne di natale

    E stavolta, parliamo sul serio.
    Il riferimento, è chiaro, è all'esperienza delle (St)Renne, visto che oggi pubblichiamo il pdf con tutti i regali di Natale, a reti unificate, in puro stile messaggio del Presidente della Repubblica, a conclusione di 4 settimane di duro lavoro, che per noi sono state bellissime, senza tanti giri di parole. 
    E' stato un modo nuovo di condividere la nostra passione, nato da una specie di emergenza, visto che quest'anno difficilmente noi due saremmo riuscite a confezionare un regalo di Natale per i lettori di MT, e   diventato un'occasione di divertimento quotidiano e di crescita: della nostra amicizia, anzitutto, che si è nutrita di confronti, di confidenze e di battute al fulmicotone (indovinate di chi??), che hanno reso unica un'esperienza altrimenti un po' abusata come quella dei regalini gastronomici sotto l'albero. E poi dei nostri blog, che hanno  fatto circolare aria nuova, da un po' tutta la Penisola, dalla Brianza alle Due  Sicilie , passando per il Regno di Napoli, scoprendo o recuperando tradizioni sconosciute o dimenticate ed arricchendosi tutti, nessuno escluso, delle abilità degli altri.
    Il risultato è questo pdf che, prima ancora che una raccolta di ricette, è il racconto di questa nostra esperienza. Che ci è piaciuta così tanto da desiderare che foste in molti a condividerla. Non c'è un copyright, non accampiamo diritti di paternità, neppure scommetterei due lire sul fatto che sia un'idea venuta solo a noi e a nessun altro prima di noi. Per cui, se una mattina vi svegliate con la luna buona e avete voglia di fare qualcosa di diverso, di creativo e di divertente, coinvolgere altri amici in un'esperienza simile a questa potrebbe essere davvero una bella cosa.
    Provare per credere.
    Un grazie agli Assaggi, alla Meripai, ai Cardamomos e ad Eli/Fla, per il solito tutto (e qualcosa di più)
    Ale&Dani

    N.B. Ho visto ora che mancano le ultime pagine del pdf, indice compreso. Cosa sia successo, non lo so, perchè lo abbiamo visto, rivisto e stravisto tutti insieme mille volte. Ora ricarico e passo voce. Scusate, ciao
    Ricaricato, tutto ok- con indice e ultima pagina presenti! 

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    siamo imperdonabili.
    Certo, sotto le feste ce la caviamo con qualche giustificazione plausibile in più- le famiglie, i regali, le chiusure in ufficio, la laurea della figlia grande, i compleanni da organizzare e tutto quanto fa Natale alle porte- ma la realtà non cambia: siamo distratte e senza memoria. E così, ci siamo completamente dimenticate della scadenza del contest organizzato dall'altra parte del mondo, dalla nostra amica Simonetta che aiuta tutti i celiaci a convivere bene con le loro intolleranze, insegnandoci vie alternative per sbizzarrirci in cucina, anche quando "il glutine no".Ciononostante, non potevamo mancare al suo primo blog compleanno e pazienza se siamo fuori concorso, anzi: visto che siamo fuori concorso, mandiamo due menu, uno per ciascuna, entrambi adatti a queste festività, il primo pensato per chi trascorre le feste in montagna, l'altro per chi le trascorre in città. L'augurio, invece, è cumulativo e viene dal profondo del cuore: cento, mille, diecimila pagine piene di ricette creative, fantasiose, divertenti, raccontate con il brio e la simpatia che metti in tutto quello che fai
    Buon Blogcompleanno!
    Ale&Dani

    Primo menu (Daniela)


    Antipasti:
    Carpaccio di Capriolo con Porcini e Parmigiano Croccante


    DSCF7056

    Bresaola con julienne di mela



    DSCF7892 

    Pizzoccheri della Valtellina 

    pizzoccheri


    Torta di grano saraceno

    DSCF7923


    Secondo Menu (Alessandra)

    Smoked Salmon Vichyssoise

    vichyssoise al salmone affumicato



    Filetto di Scorfano caramellato con Ratatouille allo Zenzero


    filetto caramellato


    Panna cotta alla Violetta con Gelatina all'Earl Grey

    panna cotta alla violetta

    Buona serata
    Ale&Dani

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    Di Daniela
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    Parliamo un po’ di penne….intendo dire di penne a sfera, in generale… una categoria che certamente appartiene al regno magico dei folletti e delle fate. Perché? Semplice: hanno la perfetta e naturale tendenza a sparire senza lasciare alcuna traccia di se, nonostante l’inchiostro che le anima… Vero? Almeno in casa mia funziona così! Tu , ingenuamente la lasci in un posto consono, chessò, vicino al telefono, oppure in cucina dove esiste perfino un portapenne, o in camera…..ma niente da fare: entro poche ore l’insensibile svanisce e tu al telefono sei costretta a lanciarti in quelle solite frasi tipo ”Devi darmi il numero? Si, un attimo solo, sto..cercando.. la biro.. era qui, ne sono sicura.. un momento ancora… mi scusi solo un attimo…. GAIAAAAAAAAAAA, DOVE HAI MESSO LA PENNA? Si, un secondo solo... GINEVRAAAAAAAAAA HAI FATTO SPARIRE TU LA MIA PENNA?? Si mi scusi ancora…GIORGIAAAAAA ABBIPIETA'DITUAMADREEEEEEEEEEEEE! Si, certo, sa, la mia bambina...eh, si ha preso la penna per i fare i compiti.....è taaaanto studiosa, sa...” e ti aggiri per casa nevrotica, provando a scrivere con qualunque cosa ti capiti in mano, matite spuntate, pennarelli secchi, pastelli a cera sbiaditi e matite gialle o verde acido, le uniche che rimangono sempre tra i piedi….
    Se il povero giornalista argentino - ungherese László József Bíró avesse incontrato la mia famiglia prima di dover cedere il suo brevetto al “perfido” barone  Marcel Bich, non avrebbe affatto avuto bisogno di altri introiti: sarebbe bastato  il guadagno che avrebbe tratto dalla vendita a noi di un numero sconsiderato di “biro” per riuscire a cominciare la sua produzione in serie, e non sarebbe certo morto povero e, immagino, arrabbiato a Buenos Aires!!!
    Quindi ora trovatevi una penna e trascrivetevi subito questa ricetta goduriosa e perfettamente in tono con i caldi colori delle feste

    RISOTTO ALLA BARBABIETOLA , SALSA FRANCIACORTA E PARMIGIANO REGGIANO
    di G. Marchesi
    risotto3
    Ingredienti
    250 gr riso Carnaroli del Pavese, Gran Riserva
    3 dl succo di barbabietola (4 barbabietole centrifugate circa).
    1 bicchiere di spumante Franciacorta
    40 gr di burro
    2 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
    Acqua bollente salata per bagnare il riso

    Per la salsa
    Una bottiglia di spumante Franciacorta (meno il bicchiere per irrorare il riso)
    50 gr di parmigiano reggiano grattugiato
    50 gr di burro
    100 gr di panna fresca
    2 piccoli scalogni tritati
    risotto con salsa
    Raccogliete il succo di barbabietola in una piccola casseruola e fatelo evaporare finoad ottenere la metà.
    Per la salsa: mettete in una padella lo scalogno con il Franciacorta, lasciate ridurre il liquido di circa la metà, aggiungete la panna e lasciate ridurre ancora alla metà. Spegnete la fiamma, incorporate il burro e il parmigiano reggiano, amalgamate con cura e passate la salsa al colino fine.
    Per il risotto: in una casseruola fate sciogliere metà burro, unite il riso, fatelo tostare per un minuto, bagnatelo con il Franciacorta e, una volta evaporato, portate a cottura aggiungendo gradatamente l’acqua bollente. Aggiustate di sale. Spegnete la fiamma, mantecate il risotto con il restante burro e il parmigiano reggiano grattugiato. Aggiungete il succo di barbabietola ridotto e mescolate. Stenderete il riso sul fondo dei piatti, guarnendo con un cucchiaio colmo di salsa.
    Buon appetito
    Dani

    RISOTTO WITH BEET AND FRANCIACORTA SAUCE WITH PARMIGIANO REGGIANO
      By G. Marchesi
    risottocon casca
    250 grams of rice Carnaroli
    3 dl beet juice (4 beet centrifugued).
    1 glass of Spumante Franciacorta
    40 g butter
    2 tablespoons grated Parmesan cheese
    Salted boiling water for wet rice

    For the sauce
    A bottle of Spumante Franciacorta (minus the glass to wet the rice)
    50 g grated Parmesan cheese
    50 g butter
    100 grams fresh cream
    2 small shallots chopped

    Pick up the beet juice in a small saucepan and let it evaporate until the half.
    For the sauce: Place the shallots in a pan with the Franciacorta, let the liquid reduce by about half, add cream and let reduce again by half. Turn off the heat, stir in the butter and parmesan cheese, mix thoroughly and pass the sauce through a fine mesh strainer. If it is too liquid, thicken it with a teaspoon of starch dissolved in a tablespoon of sauce.
    For the risotto: In a saucepan melt half the butter, add the rice and toast it for a minute, add one glass of Spumante Franciacorta and stir until evaporated, about 2 minutes
    cook it adding gradually boiling water until rice is al dente and risotto is creamy. Season with salt. Turn off the heat, stir the risotto with the remaining butter and Parmesan cheese. Add the beet juice reduced. and stir. Spread the rice on the bottom of the plates, garnish with a spoonful of salsa.
    Bon appetite
    Dani

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    stupendissima al mohito


    ovvero, la Stupendissima al Mohito.

    Per i sopravvissuti, ecco la storia:
    Se mai ho avuto un quarto d'ora di celebrità, qui sopra, lo devo solo a questa torta, la cui ricetta, per altro, era stata presa pari pari da qui.  Quindi, tutto il merito che ho, di questo quarto d'ora, è solo in relazione all'aver divulgato una torta strepitosa che, grazie ale sue qualità, ha fatto il giro di n sacco di tavole dei miei amici:  recentemente, l'hanno riproposta Eugenia e Nadia, ma vi posso assicurare che sono stati in tantissimi ad averla fatta- e poi rifatta e poi rifatta ancora, perchè, al pari di tutte le cose buone e dannatamente ingrassanti, anche questo dolce provoca dipendenza. 
    L'ho anche ribattezzata, a dire il vero- esattamente dopo il primo morso, quando ho capito che una simile bontà non poteva essere mortificata da un titolo così banale come "crostata al limone e al cocco". Ci voleva qualcosa di meglio, qualcosa di "oltre", qualcosa di più: e così, è nata "Stupendissima", con buona pace della lingua taliana, delle sue regole e dei suoi cultori. 
    In tutto questo tempo, ho sempre pensato di rielaborarla un po', facendola magari al gusto di arancio o di pompelmo, che di tutte le possibili varianti, mi sembravano quelle più abbordabili. Epperò, rimandavo ogni volta, un po' perchè son sempre a dieta, un po' perchè "devo nutrire il blog- e di doppioni, qui sopra, non ce ne devono stare". 
    Senonchè, qualche settimana fa, la mia amica Cristina (quella della Dobos, per intenderci) se ne esce fuori con un "io faccio una torta al mohito" che già in sè meritava una riflessione attenta e approfondita. Alla quale ne ha fatto seguito un'altra e poi un'altra ancora, che ci ha portati dritti dritti a questa meraviglia qua. 
    Che altro non è, se non la Stupendissima in versione alcolica. 
    Le foto, purtroppo, rendono poco perchè, come già accaduto tempo fa, più che 'l color, potè il digiuno: a bocche piene, abbiamo pensato tutti che, forse, avremmo dovuto usare più cautela per tagliarne una fetta da mettere in posa, ma ormai era troppo tardi e tanto valeva mangiarne ancora un po'. Però, ho testimoni che possono assicurare che l'interno è una crema, esattamente come quella della sorella maggiore. 
    Per quanto riguarda la decorazione, ho usato una meringa cruda, preparata nelle proporzioni di 1:2 (una parte di albumi, due di zucchero): nella Stupendissima, che è molto dolce di zuo, lo zucchero a velo on the top basta e avanza; in questa, invece, vedo meglio la meringa, che contrasta bene il sapore agro ed amarognolo del lime. 
    Nella mia infinita bontà, ho anche pensato ad una versione finger food per le prossime feste, considerato che è uno di quei dolci che son buoni uno o anche due giorni dopo: potete prepararlo in anticpo, nasconderlo da qualche parte e decorarlo con la meringa in giornata. 
    Il resto, ve lo spiego via via
    LA STUPENDISSIMA AL MOHITO 

    stupendissima al mohito

    per la frolla
    a costo di essere noiosa: il 3-2-1 per i ripieni semi liquidi è perfetto. Quindi, 3 hg di farina, 2 hg di burro, 1 hg di zucchero e un tuorlo; una bella spolverata di zeste di limone e lime (col solo lime, diventa amara), una lavorazione veloce, partendo da burro e farina, poi il tuorlo, infine lo zucchero e il limone. 
    La si stende subito nello stampo o negli stampini precedentemente imburrati e la si mette in frigo


    per il ripieno
    130 g di zucchero bianco
    il succo di 3 lime non trattati
    250 ml di panna fresca, non montata
    menta fresca
    2 uova grandi
    rum bianco a piacere (mezzo bicchierino, come minimo)

    Mettere lo zucchero con la menta, in una terrina e sfregare bene con le mani, in modo che lo zucchero si insaporisca bene. Aggiungere poi le uova ed iniziare a montare, fino a quando non si sentiranno più i granelli dello zucchero sotto le fruste. Aggiungere poi tutti gli altri ingredienti- la panna per ultima- continuando a montare. alla fine, dovrete ottenere un composto soffice e spumoso che verserete nel guscio di frolla
    In forno a 190 gradi, per i primi 10 minuti
    Poi abbassate a 160 e proseguite la cottura per altri 20 -25 minuti. 
    Lasciar raffreddare e sformare quando è perfettamente fredda

    Per la meringa
    pesate un albume e pesate il doppio del suo peso in zucchero
    montate l'albume e, quando è sodo, aggiungete lo zucchero, senza mai smettere di montare. Quando non sentirete più i granelli sotto le fruste, la meringa è pronta. 
    Mettetela in una sac a poche e decorate la superficie della torta, una volte che questa è completamente fredda. 

    mohito tarte (finger food)

    Note mie

    - sulla frolla, se siete lettori di questo blog, abbiamo già detto di tutto e di più. Anzi, quasi quasi potremmo fare un post riepilogativo- Pasta Frolla For Dummies- visto che comincio ad essere ripetitiva di mio e non ricordo mai cosa ho detto e cosa no. In ogni caso, se lavorate poco l'impasto, non c'è neanche bisogno di tutto quel gran riposo di cui si dice. Per farvi un esempio, io stendo e metto in frigo, solo per il tempo necessario a preparare il ripieno- e non è mai successo nulla, sempre che non abbia scaldato troppo il burro. Comunque, un'ora di frigo dovrebbe mettervi a vent da qualsiasi rischo. 

    -sul ripieno: non montate la panna, ovviamente. E' come per la Stupendissima: la aggiungete  liquida ad un composto montato di zucchero e uova al quale è stato aggiunto altro liquido e usate le fruste solo per amalgamarla. Meglio queste che un cucchiaio, perchè più il composto è soffice e meglio è: ma bastano pochi minuti di lavorazione ed è pronto

    -sulla cottura: è la parte più difficile della Stupendissima e, in generale, di tutte le frolle ripiene di composti liquidi. Molto dipende dal forno. Nel mio, in modalità ventilata, riesco a cuocere contemporaneamente la frolla e il suo ripieno. In altri, è preferibile far fare una cottura previa alla frolla di 6-7 minuti e poi riempirla con la crema. 
    E' importante, invece, che cuocia a bassa temperatura, perchè la crema deve addensarsi, senza che la frolla si bruci. Controllatela dopo mezz'ora e se vedete che la crema è ancora liquida, coprite con un foglio di alluminio e fate cuocere per 5-10 minuti ancora. 
    Tenete a mente che la crema si addensa al contatto con l'aria: quindi, dovete estrarre la torta dal forno quando la crema è ancora molto morbida: non più liquida, ma non ancora del tutto rassodata. Appena inizia a rassodare, via dal forno e all'aria, a raffreddarsi e ad asciugare. 

    - sulla decorazione : potete variare a vostro piacere, ovviamente. Non sarebbe male neanche un richiamo con lo zucchero di canna, per dire. L'importante è che un tocco di dolce lo si mantenga
    E per il resto, cosa vi aspettate che vi dica, se non di provarla al più presto???
    Anzi no, una dedica al volo la faccio anch'io, e pure cumulativa: a Giorgia, di nuovo, perchè l'orgoglio è arrivato anche al civico di fianco. A Diana, che oggi compie gli anni- e lo fa in una forma smagliante, bella  (come prima) e magra (più di prima). Questa torta è tutta dedicata a loro, con tutto l'affetto di questo mondo.
    Ale
    p.s. prima che scoppi una roba che inizia per emme e finisce per one, oggi è pure il compleanno dell'ingegnere. Con cui, sia chiaro, non me la cavo certo con una torta virtuale, tutt'altro: ho iniziato  stamattina la tre giorni culinaria, che culminerà sabato sera, con il Natale del Bambinello e una quarantina di adoratori infreddoliti e affamati, pronti a dare l'assalto alla greppia. Gli auguri, però, glieli faccio anche da qui, in barba al suo carattere schivo, al suo odio per i calendari  e alla sua personalissima convinzione di essere già stato sputtanato a sufficienza sulle pagine di questo blog :-)
    Buon compleanno,  amore mio
    Ale




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    Di Daniela

    Permettetemi un piccolo post dedicato, questa mattina....
    A Stena, a Varno, ad Aldo, a Maria Teresa, a Ninni, ad Elvira e ad Amelia..... dedicata a voi, la gioia e la soddisfazione con il sorriso raggiante della Dottoressa più fantastica del mondo...
    E al mio tesoro un grazie per l'impegno che ha messo e le soddisfazioni che ci ha regalato: sei il nostro orgoglio, sempre.

    tata laurea

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