Di Daniela

Quando si dice l'ispirazione! La curiosità e la voglia di conoscere che, aimè, mi affligge da tempo immemorabile, mi costringe a cercare di tutto qua e là, più con ingordigia che con metodo in realtà, anche se spesso con soddisfazione... Così fagocito quintali di notizie, di informazioni e di suggerimenti che, talvolta riesco ad estrarre dal cilindro quando servono, e a volte, invece, rimangono sepolti da valanghe di altri dati e si perdono nei meandri del cervello.
Ci sono momenti in cui, ripensando a tutto quello che immagazzino, ritengo che  se mai dovessi decidere di scrivere un libro, per esempio di cucina, il titolo dovrebbe essere non "Tutto quello che vorreste sapere sulla cucina e non avete mai osato chiedere", bensì "Tutto quello che non dovreste fare in cucina e  e a cui non avete mai pensato razionalmente!!!!
paperini oga1
E chi poteva venirmi in aiuto sull'argomento meglio del mio eroe a fumetti, il magico Paperino? Pochi giorni fa, sfogliando un numero vecchio di Topolino della figlia n.2,  ho trovato questo: ditemi non è perfetto?
paperini oga
Siamo io e la Ale fatte e finite! Più che altro è la nostra essenza quando decidiamo di provare qualcosa insieme: siamo la summa del sapere su ciò che per certo non si deve fare! Peraltro noi, sia chiaro, ci proviamo lo stesso, non sia mai, ma poi ci diciamo invariabilmente: "ah già, lo sapevo che non avremmo dovuto fare così... lo avevo letto l'altro giorno.... non mi ricordo dove.... "
Tutto questo per dire che dopo aver letto e riprodotto le interessanti preparazioni di Stefano con l'agar agar, mi è venuta la voglia di provare a creare qualcosa di simile con il cioccolato, perchè ispirata dal suo sushi virtuale, ho pensato che dove c'è un caviale rosso può benissimo entrare anche uno nero, o perlomeno marrone scuro!
Quindi mi sono cimentata in questa ricetta che, devo dirvi, ha avuto la piena approvazione delle 3 ragazze. Quindi, confortata da cotanto successo vi giro i nostri

Blinis al caviale rosso e nero.... o almeno così sembra
caviale dolce

Dosi
per il "caviale rosso"
Il succo di 4 arance meglio se rosse (circa 200/220 g)
15 g di fruttosio
1 cucchiaino di agar agar (sono circa 2 gr.)
un bicchiere di olio di semi
caviale dolce
Per il "caviale scuro"
100 gr di cioccolato fondente al 70%
2 cucchiaini  di agar agar (4gr)
100 gr di latte
un bicchiere di olio di semi
Per i blinis dolci
latte g 300
farina bianca g 175
farina di grano saraceno g 40
lievito di birra g 10
zucchero semolato
un vasetto di yogurt intero
un uovo
olio di semi di arachide (o burro)
sale


caviale dolce 

Preparazione
Caviale rosso: seguite il procedimento descritto qui
caviale dolce
Per il caviale "beluga"
160 gr di latte intero
50 gr di cioccolata fondente al 70%
2 grammi di agar agar (un cucchiaino da caffè pieno, circa)
1 bicchiere di olio di semi freddo
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Blinis: con il lievito sciolto in g 40 di acqua e un cucchiaino di farina bianca prelevato dai g 175, formate una pastellina che lascerete lievitare coperta, in un luogo tiepido, per circa un'ora, quindi versatela in una ciotola capiente, mescolatela con il resto della farina bianca, quella di grano saraceno, il latte, coprite il recipiente e fate lievitare l'impasto per altre 2 ore. A questo punto aggiungete mezzo cucchiaino di zucchero, il tuorlo d'uovo (conservate l'albume), g 20 di yogurt, mescolate per amalgamare bene il composto, aggiungetevi l'albume montato con un pizzichino di sale in neve ben soda e lasciatelo riposare per un'altra ora: dovrete ottenere una pastella gonfia e soffice. Prendetene un mestolino alla volta e cuocetela, con lo stesso procedimento delle crespelle, in un padellino di ferro di cm 12 di diametro, con il bordo alto circa un centimetro e mezzo, dopo averlo unto d'olio; se non lo avete fra i vostri attrzzi cuciniferi non ha alcuna importanza: siccome l'impasto risulta piuttosto denso all'interno di un qualunque padellino antiaderente potrete fargli prendere la dimensione che preferite
blinis dolci
A cottura avvenuta (ci vorranno circa 4' a fuoco mediobasso), il blinis dovrà avere l'aspetto di una crespella spessa circa un dito. Preparate altri blinis nello stesso modo, fino ad esaurimento dell'impasto: dovrete ottenerne almeno 12.
Per la preparazione del caviale rosso vi rimando al post sulle gelées.
Per la preparazione di quello "beluga" tanto per dire, dovete procedere in modo simile. Spezzetate il cioccolato fondente. Mettete sul fuoco il latte portandolo ad ebollizione; appena bolle, aggiungete l'agar agar, mescolando rapidamente con una frusta e insieme, i pezzi di cioccolato fondente. Fate bollire per 3 minuti esatti e togliete dal fuoco. Fate raffreddare il composto per circa 10 minuti. Poi aspiratelo con la solita siringa senza ago e fate cadere le gocce nell'olio freddo (per essere sicura fosse ben freddo l'ho messo in frigo la sera prima e poi all'ultimo momento l'ho piazzato in freezer per un quarto d'ora!!!), contenuto in un bicchiere alto e stretto.  Dopo ogni siringa  svuotate il bicchiere, raccogliendo l'olio in un contenitore e le palline nel colino. Invece che sciacquarle sotto l'acqua corrente, però, vi consiglierei di immergere il colino in una coppetta di acqua fredda, per non sciuparle. Procedete fino ad esaurimento della crema di cioccolato, ri-versando l'olio nel vostro flute.
caviale dolce
Una volta che tutto è pronto non resta che montare il dolce: io ho preparato sia i singoli blinis con il caviale rosso e altri con quello nero, 
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sia delle piccole torri, 
blinis e caviale dolceDSCF2470
cospargendo prima i blinis con il mitico golden syrup, che posseggo tanto nella versione monodose newyorkese (souvenir della mia nipotina Francesca), sia nel più chic barattolo inglese (regalo della Ale), 
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e poi sulla "cima" ho messo un bel po' dei due caviali... Scenografico, no?
Con questa golosaggine, partecipiamo al contest di Kia



Ho ancora un paio di piccoli suggerimenti alla fine di questo lunghissimo post:  innanzi tutto siate precisi con le dosi, perchè per riuscire a farlo diventare sferico e mantenerlo tale, più che altro mi ci sono voluti 5 tentativi: non che fosse cattivo o altro, ma le palline si scioglievano appena versate nel colino, tornando ad essere una pappetta. Le dosi sono essenziali quindi come pure la "lavatura" immersa, invece che sotto l'acqua corrente, data la delicatezza delle sfere.  Inoltre, per preparare il "caviale nero" occorre essere piuttosto rapidi, perchè il composto tende a rassodarsi con facilità e, anche riscaldandolo, non si riesce a riaverlo fluido senza alterarne almeno un po' il sapore e, se troppo denso, più che palline si formano vermetti non perfettamente sferici. Quindi , se per caso ve ne avanzasse un pochino, non sognatevi di buttarlo: potrete sempre creare una
Foglia di cioccolato fondente con nuvolette bianche e perle nere
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ha ha ha che vuole semplicemente dire : mettete il vostro avanzo di cioccolata in una formina (a foglia, nel mio caso, ma in qualunque altra forma va bene) e accompagnatela con un ciuffetto di soffice panna montata decorata con le vostre palline cioccolatose! Ma non fa tutto un altro effetto detto così, no?
Buona giornata a tutti
Dani

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di  Daniela
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gioacchino_rossini2dasettemuse.it

Rieccoci con il nostro tris dedicato a Rossini, proprio come in un crescendo, con la sua ricetta forse più celebre: i tournedos. Ma prima ancora due parole sull’uomo, Rossini, sul gastronomo e sul goloso più che sul musicista. Era un uomo brillante in molte occasioni e salace non poco: chiariva i suoi pensieri con un modo diretto che certo avrà spiazzato i suoi interlocutori in più di un’occasione. Voglio dedicarvi questi pochi aneddoti che si raccontano su di lui, a metà tra leggenda e realtà, ma che chiariscono bene il suo modo di essere: diretto e secco. Gli chiesero per esempio dopo una rappresentazione un suo giudizio sul Lohengrin di Wagner. Egli rispose, con molto garbo, di non essere in grado di giudicare un’opera dopo il primo ascolto: aggiunse però  che non aveva nessuna intenzione di ascoltarla una seconda volta! Che ne dite del caratterino del nostro genio? Ed eccovi ancora due esempi di chiarezza:
Un giorno fu invitato a casa di una signora ricca ma avara, il pranzo era stato piuttosto scarso e mediocre. Alla fine del pasto la signora ringraziò il Maestro per aver accettato l’invito e aggiunse: "Sarò felice se prima della vostra partenza da Parigi mi concederete l’onore di pranzare con me una seconda volta" . "Ben volentieri e anche subito!" rispose con ironia Rossini.
"Maestro — chiese un giorno un tizio a Rossini — vi ricordate quel pranzo sontuoso che fu dato per voi a Milano, durante il quale fu servito quel gigantesco pasticcio di maccheroni? Io ero seduto alla vostra destra." "Può darsi benissimo — rispose Rossini — infatti mi ricordo quel pasticcio di maccheroni, ma non riesco a ricordarmi di voi!"
E non ditemi che più di una volta non avreste voluto essere altrettanto signorilmente diretti! Io personalmente si, lo confesso!
L’ultima storiella e poi via alla ricetta : nel 1864 il Barone di Rothschild inviò in dono a Rossini una confezione di splendida uva delle sue serre e da quest’ultimo ebbe in risposta: "La vostra uva è eccellente, vi ringrazio, ma poco mi piace il vino in pillole!" E’ inutile dirvi che il Barone, capito il sottile sottinteso, spedì subito a Rossini un barilotto del suo migliore Chateau-Lafitte....

Tournedos alla Rossini
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E' uno dei termini gastronomici dall'etimologia incerta, dato che la parola francese scomposta: "tournez" e "dos" vuol dire letteralmente fondo schiena. Per alcuni sarebbe stato il maggiordomo di Rossini a determinare il nome del taglio, perchè al fine di mantenerne segreta la procedura dava le sue finiture voltando sempre la schiena agli invitati. Per altri la nascita del termine sarebbe avvenuta durante un pranzo fatto al café des Anglais di Parigi. Qui Rossini, consigliando la ricetta allo chef e ricevendo delle sentite rimostranze, fu costretto a rispondere: "et alors, tournez le dos!". Altra versione: un giorno pretese che il suo cuoco gli preparasse la carne direttamente in sala da pranzo, per controllarlo meglio. Alle proteste dello chef, Rossini replicò “et allors, tournez le dos” (e allora giratevi di spalle) . Così nacquero i tournedos.
Infine un'ulteriore versione indicherebbe che la ricette sarebbe stata creata da Caréme in onore del Maestro.
E' un piatto semplicissimo nella cottura come nella realizzazione: quello che conta è la qualità delle materie
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Ingredienti
Cuore di filetto a fette rotonde
pancarré senza crosta della stessa forma della carne
foie gras
tartufo
burro  
Madera
farina
sale e pepe
Preparazione
Fate dorate in una padella delle fette di pancarré con del burro; toglietele dal fuoco e tenetele in caldo.
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Prendete dei filetti di carne, infarinateli e rosolateli a fuoco vivo da ambo le parti; salate e pepate solo a cottura ultimata.
Sistemate le fette di pane nei piatti da portata, ed adagiate su ciascuna un filetto, una fetta di foie gras ed una lamella di tartufo.
Nella padella di cottura aggiungere a fuoco vivo del Madera, lavorare bene fino ad ottenere un composto semidenso; pepare e distribuire la salsa sui piatti.
Solite osservazioni: non ho come al solito il tartufo data la stagione e così ho usato il mio usuale tartufo nero tritato, che, per altro, sta ormai finendo..... :-(
Non so dirvi, come al solito, il profumo che si sprigiona dal piatto...un vero piatto da re.
Vorrei chiudere questo piccolo trittico di omaggio al Cigno di Pesaro dedicandovi questo suo pensiero:
"Quanto all'amore, lo considero la prima donna per eccellenza, la diva che canta nel cervello cavatine di cui l'orecchio s'inebria ed il cuore viene rapito. Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita e che svanisce come la schiuma d'una bottiglia di champagne. Chi la lascia fuggire senza averne goduto è un pazzo."
E ora , preannunciandovi il poker promesso, vi auguro buona giornata.

Dani

Tournedos alla Rossini
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I will give you all of an interesting article by Brian (on kitschnzinc) about Tournedos Rossini ... There are many legends about the origin of this dish, but these are the most famous: for sure the dish has been created for the great Italian musician, called "the Swan of Pesaro"
"The controversy concerns the now famous Tournedos Rossini dish often ruined by lacklustre chefs the world over. The ingredients are quite clear, fillet mignons, foie gras, truffles, bread crouton and madiera sauce. It's probably the first dish most banqueting chefs attempt to master but who created it? Logic says Careme in honour of their friendship and happy times spent together. Some sources say Cassimir Moisson, Chef at the Maison Doree, a favourite haunt of the composer and traditionalists credit the dish to " the little chef from Nice " the legendary Auguste Escoffier who certainly never cooked for Rossini who died in 1868 at a time when Escoffier had just come to Paris to work at the fashionable Le Petit Moulin Rouge. There is even a school of thought which says that Rossini himself personally supervised the creation of the dish at the Cafe Anglais in Paris. When the chef complained about the constant interference whilst cooking at Rossini's dining table he simply said, well then turn your back to me, " Eh alors, tournez le dos " Tournedo. A further theory was that when his starter of foie gras and main course of beef fillet in madiera sauce arrived at the table at the same time on one occasion, he simply combined the two courses to create this dish."
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Ingredients
Fillet in round slices (filet mignon)
sliced bread without crust of the same shape of the meat
foie gras
truffle
butter
Madeira
flour
salt and pepper
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Preparation
Fry in a pan some ( one for each fillet) slices of sandwich bread with butter, remove from heat and keep warm.
Take the fillets of meat, flour and brown over high heat on both sides, add salt and pepper just after cooking.
Arrange the slices of bread on serving plates, add on every one a fillet and lying on each fillet, a slice of foie gras and a thin truffle slice.
In the baking pan over high heat add the Madeira, work well until the mixture is semi-dense, add pepper and spread the sauce on the plates (demi-glace sauce).
Usual observations: I do not have as usual the truffle (it’s not the right season), so I used my usual chopped black truffle.
I can not tell you, as usual, the smell that emanates from the dish ... a true king course.

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Collage di Picnik



Ok-ok-ok: ce lo diciamo da sole.
Stiamo diventando noiose.
Ripetitive.
Autoreferenziali.
Autocelebrative
E pure antipatiche, se vi va.
Ma come facciamo a non correre il rischio di sembrare tutte queste cose se, ad ogni fine di MTC, battete il record di ricette della volta precedente? E se lo fate con dei numeri da capogiro? E ogni volta allargando sempre di più gli spazi geografici di questo nostro gioco?
Si fa così: 
1. si evitano di contare le ricette: stavolta, ci siamo fermate a 70. Dopodichè, abbiamo messo via pallottolieri, calcolatrici, anche le nostre stesse dita e guai-guai a sapere quante sono
2. si promette solennemente di replicare, se non proprio tutto, almeno qualcosa di quanto è stato proposto, perchè a forza di stare dietro le quinte, l'occasione di imparare finisce che la perdiamo solo noi, altro che storie
3. si preparano i pdf ( e il tanto annunciato coniglio- che avevamo perso e guai a chi ride- è stato finalmente ritrovato, per cui se non è domani è dopodomani sera, che ve lo mettiamo on line e poi da lì tutti gli altri)
4. e infine, si leggono tutti, ma tutti, ma proprio tutti i post e i messaggi che ruotano intorno a questo gioco e che son quelli che ci fanno continuamente ringraziare il colpo di genio che ci è venuto quasi due anni fa e che ci ha messo in contatto con un mare di persone che mai avremmo potuto conoscere, se non con l'MTC.

il_danubio[1]


Prova ne è il messaggio con cui concludiamo la sfida di questo mese, che ci arriva da Angela, un'amica senza blog ma con una grande passione per la cucina e per i lievitati, in particolare. Stava ancora sulle sponde del Danubio, visto che non aveva ancora trovato il coraggio di lanciarsi ma, complice l'onda blu di questi giorni, ha deciso di tentare. Lo ha fatto con un'altra ricetta, per cui non può concorrere, ma le lasciamo volentieri l'onore :-) di chiudere questo giro, pubblicando le sue foto, che valgono più di mille ingredienti. (guardate la prova velo, per credere) Dal mese prossimo giocherà con noi, perchè il ghiaccio ormai è rotto e le diamo quindi il nostro benvenuto direttamente da qui.
Invece, per quanto riguarda noi (noi due e la Tery) ora ci rinchiudiamo nelle nostre stanze munite di carta, penna e un po' di riserve di viveri, per deidcarci all'arduo compito della scelta del vincitore: ne usciremo venerdì, con una giornata dedicata ai premi (non dimenticatevi quello della Dimensione Artistica della Figlia n. 1) e in serata l'apertura della busta col "the winner is"
Per ora, un mega grazie a tutti
ale&Dani

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Di Daniela
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caviale dolce
E' un po' di tempo che, per un motivo o per l'altro, leggendo ricette o articoli di cucina o guardando programmi in tv mi capita di sentir parlare dell'agar agar... ora ho usato spessissimo la gelatina infogli ultimamente ma questo altro prodotto mai. Così, tanto per cambiare, mi sono informata e ho scoperto che si tratta di un gelificante naturale e ricavato da alghe rosse appartenenti a diversi generi(nome originale giapponese kanten 寒天).
Dal punto di vista chimico, è costituito principalmente da galattosio, uno dei due componenti del lattosio, lo zucchero presente anche nel latte. "La gelatina prodotta dall'agar-agar ha un sapore tenue ed è ricca di minerali. Viene impiegato nella preparazione di gelatine per dessert e aspic, poiché ha la proprietà di non alterarne il sapore naturale. L'agar-agar produce una gelatina più solida di quella commerciale, non si scioglie facilmente, ed è inoltre completamente vegetale. Viene assorbita in minima parte dall'organismo, quindi non fornisce nessun apporto calorico. La sua preparazione è facile e veloce e richiede solo una breve cottura, il tempo più lungo è richiesto per la sua solidificazione: un'ora a temperatura ambiente. Non necessitando di zuccheri per gelificare, è adatta per la produzione di confetture a basso tenore di zucchero " (cito testualmente wikipedia). Non che sapere ciò mi abbia aperto incredibili orizzonti inattesi e luminosi, ma almeno mi ha dato un'idea sul da farsi. Poi ho letto il post, o meglio i post di Stefano, e qui si che mi si è aperto un mondo: Innanzi tutto ho preparato anche io seguendo le sue istruzioni e per far conoscenza della materia delle eccellenti caramelle d'arancia, o meglio delle gelée: i risultati sono stati davvero buoni, in ogni senso :-)!

Gelée all'arancia
Qui c'è la ricetta , che vi riporto integralmente come io l'ho seguita:
Ingredienti :
- Il succo di 2 arance (circa 200 g)
- 4 g di agar agar
- 20 g di zucchero (ho messo invece 15 gr di frutosio, come suggerisce Stefano in altro post)
- zucchero per "infarinare" le caramelle
caviale dolce
Spremete le arance e filtrate il succo, se lo preferite. Unitelo al fruttosio in un pentolino, portatelo a bollore e aggiungete 4 gr di agar agar ( 2 cucchiaini da caffè pieni), facendolo sciogliere perfettamente. Rovesciate il liquido in un contenitore di preferenza rettangolare di cm se le volete meno spesse (1 cm): dimezzate la dimensione del rettangolo se le volete più spesse (2 cm)
caviale dolce
Dopo circa 1 ora dovrebbe essersi rassodato il tutto e potete tagliare le vostre caramelle . "Rotolatele" in un po' di zucchero semolato e... voilà il gioco è fatto!
Senza grassi, con pochi zuccheri e veloci da fare... il massimo no?
Piccolo consiglio: mangiatele entro poco tempo, meglio in un giorno,o poco più, rinvigorendo magari l'infarinata nello zucchero, perchè con il passare del tempo tendono a perdere volume...
gelée
L'altro post di cui invece vi parlavo prima, sempre di Stefano e che più mi ha colpito è quello sulla "sferificazione del succo" di mandarino il suo, sempre di arancia il mio.
Qui per non essere da meno al nostro eroe di oggi, mi sono fatta aiutare dalla onorevole figlia n. 2 ... anche se lei è più vecchia... Dunque, le dosi sono queste
Sferette di succo d'arancia
caviale dolce

Il succo di 4 arance (circa 200/220 g)
15 g di fruttosio
1 cucchiaino di agar agar (sono circa 2 gr.)
un bicchiere di olio di semi

Innanzitutto mettete l'olio in freezer per 20/30 minuti,affinchè diventi freddissimo, ma senza lasciarlo congelare. Spremete le arance, aggiungete il fruttosi e fate bollire per qualche minuto. Quando è ben caldo aggiungete il fruttosio, facendolo sciogliere completamente e l'agar agar, magari aiutandovi con la frusta. Pochi momenti di cottura ed è pronto. Togliete dal fuoco e lasciate 4 o 5 minuti a raffreddare.
caviale dolce
Recuperate il vostro olio di semi e mettetelo in un flûte (magari non in cristallo!). Poi recuperate il succo a poco a poco con una siringa e goccia a goccia fatelo scender nel flûte: a contatto con l'olio freddo il succo si solidifica, formando delle palline che si depositano sul  fondo del bicchiere, dal momento che l'agar agar solidifica prima della normale gelatina.
caviale dolce
Recuperate le palline scolandole dal  flûte con un colino e passandole sotto l'acqua corrente, ovviamente fredda, e appena ben scolate, mettetele in un piattino, pronte per il prossimo utilizzo!
E' divertentissimo e semplice: provate! Grazie a Stefano per il suggerimento e...
buona giornata a tutti.

Dani



Balls of orange juice
caviale dolce
 First of all some words about agar agar: Agar or agar-agar is a gelatinous substance derived from a polysaccharide that accumulates in the cell walls of agarophyte red algae.[1][2] Historically and in a modern context, it is chiefly used as an ingredient in desserts throughout Asia and also as a solid substrate to contain culture medium for microbiological work. The gelling agent is an unbranched polysaccharide obtained from the cell walls of some species of red algae, primarily from the genera Gelidium and Gracilaria, or seaweed (Sphaerococcus euchema). Commercially it is derived primarily from Gelidium amansii.
Agar (agar-agar) can be used as a laxative, a vegetarian gelatin substitute, a thickener for soups, in jellies, ice cream and other desserts, as a clarifying agent in brewing, and for sizing paper and fabrics.
Chemically, agar is a polymer made up of subunits of the sugar galactose. Agar polysaccharides serve as the primary structural support for the algae's cell walls.( wikipedia)

caviale dolce
The juice of 4 oranges (about 200/220 g)
15 g of fructose (fruit sugar)
1 teaspoon of agar agar (about 2 oz.)
a glass of vegetable oil
First, place the oil in the freezer for 20-30 minutes, until it becomes cold, but not let it freeze. Squeeze the oranges, add fructose and boil for some minutes. When it is hot, add the agar agar, making it completely dissolve , helping with the whip. Cook it for few minutes and it’s ready. Remove from heat and allow to cool 4 to 5 minutes.
Poor your cold seed oil in a flute . Then get the juice with a syringe and slowly let the drops go down in the flute: in contact with the cold oil they solidifies, forming small balls that sink to the bottom of the glass.
Drain balls from flutes and passing it through a sieve under running water, of course, cold, and put them in a dish!
It 'funny and simple: try!

Orange jelly 
Ingredients:
- Juice of 2 oranges (about 200 g)
- 4 g of agar agar
- 20 g sugar (I put 15 grams of fruit sugar)
- Sugar for "flour" candies
Squeeze the oranges and strain the juice. Add it to sugar in a saucepan, bring to a boil and add 4 g of agar agar (2 teaspoons full), making it dissolve completely. Pour the liquid into a container, preferably rectangular 14 x 9 cm if you want less thick (1 cm) halved the size of the rectangle if you want more thick (2 cm)
After about 1 hour should have hardened and you can cut all your candy. "Roll" them in a bit 'of sugar e. .. voila!
Without fat, low sugar and quick to do ... the maximum isn’t it?
Have a nice day
Dani

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 Di Daniela

Questa volta non voglio parlarvi io: non potrei dire nulla che non vi direte da soli, dopo aver letto questo articolo di Massimo Gramellini, che  riporto integralmente qui sotto, comparso sulla Stampa di Torino in data 26 marzo 2011 : si intitola Il buon tzunami , scritto per la sua rubrica "Buongiorno". Non aggiungerò una parola: vi offro solo uno spunto di riflessione, sugggerito da una penna ben più esperta e quotata della mia.
"Come il Pangloss di Voltaire che tesseva l’elogio del terremoto di Lisbona coi parenti delle vittime, Roberto De Mattei ha spiegato dai microfoni di Radio Maria che lo tsunami giapponese «è stata un’esigenza della giustizia di Dio» e che «per i bimbi innocenti morti nella catastrofe accanto ai colpevoli» (ma colpevoli di che?) si è trattato di «un battesimo di sofferenza con cui Dio ha inteso purificare le loro anime». Ora, Pangloss era un paradosso letterario. Ma De Mattei esiste davvero ed è pure il vicepresidente del Cnr, tempio e motore della ricerca scientifica. Inutile replicare alle sue farneticazioni, offensive per qualsiasi credente dotato di un cervello e soprattutto di un cuore. Chissà se avrebbe il coraggio di ripeterle in faccia ai frati che si videro cascare addosso la basilica di Assisi: immagino che, per De Mattei, il Dio dei terremoti avesse deciso di castigare anche loro. Ma in quale Paese l’autore di simili affermazioni può restare ai vertici della ricerca finanziata dal denaro pubblico, senza che si muova il governo o almeno la Croce Rossa? Forse solo nel migliore dei mondi possibili vagheggiato da Pangloss. E in Italia, naturalmente. Dove due anni fa il vicepresidente del Cnr organizzò, a spese del Cnr, un convegno contro Darwin, che è come se il vicepresidente dell’Inter organizzasse un convegno contro Mourinho. Possibile che quest’uomo non avverta l’incompatibilità paradossale fra la sua carica e le sue idee? Non resta che invocare l’intervento divino: un terremoto «ad personam» che gli sfili la poltrona da sotto il sedere"
Buona serata
Daniela

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Collage di Picnik
 
"Mamma, è muffa quella roba verde sopra la mousse nei bicchierini?"
Resisto al ragionevole impulso di tirarglieli tutti dietro e rispondo.
"No, è pasta di pistacchio. Ma chi tocca muore"
Sottinteso, prima ti tocca la sintassi dei casi. E il verbo doceo, in particolare. Di cui abbiamo appena scoperto, prima con sollievo e poi con malcelato orrore, che non possiede la forma passiva (sollievo) e che per questo è sostituito da altri tre verbi (orrore). I quali, neanche a dirlo, vanno studiati. 
Sennò, niente mousse. 
"Senti, son facilissimi: instituor, imbuor ed erudior, cosa ci vorrà, a ricordarseli, proprio non so: instituor, pensi alle istituzioni: "in" più "statuo", stabilisco dento, colloco dentro, la regola che è dentro di te, prima ancora che fuori, ciò che dà ordine e quindi educa e quindi..."
ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ c'è scritto nel fumetto sopra la testa di mia figlia. 
Cambio marcia
"ok, imbuor... pensa all'imbuto, hai presente? o meglio, pensa alla spugna: quando la immergi nell'acqua e poi la tiri su...com'è? è imbevuta, no? ecco, pensa alle persone imbevute di cultura...."
"Sfigati" dice il fumetto
Ri-cambio marcia
"Erudior. Beh, dai, questo è italiano. Erudire, ce lo abbiamo anche noi...lo hai già sentito, no?"
No. Che domande.
E così, azzardo
"Il participio passato di erudire. In tre secondi. A partire da ora"
Tre
Si sveglia
Due
Accende il neurone
Uno
"lo so-lo so- lo so... aspetta che lo so... ERODOTTO!!!!" esulta felice
Entra il nipote, con un bicchierino di mousse in mano ed un cucchiaino nell'altra
"Tre secondi pure a te- sennò non mangi: participio passato di erudire"
Tre... due...uno...
"ERUTTO, zia, ERUTTOOOOOOOO"
Capite perchè mi dò al blog?
 
MOUSSE AI TRE CIOCCOLATI E PISTACCHIO- IN TRE VERSIONI
 
 
Dessert a quattro mani, della Dani e mie, preparato col cioccolato Lindt, sulla scia dell'entusiasmo per uno dei primi acquisti dell'anno, una volta realizzato che non era solo per sbavarci su che era stato comprato. E così, ci siamo lanciate con una variazione della solita mousse ai tre cioccolati che qui proponiamo in tre versioni: quella originale, di Felder, quella "da porca figura" e quella veloce, da 5 minuti o poco più. Neanche a dirlo, trattandosi di classica ricetta da RinnUovo, l'abbiamo pure rigirata per le (St)Renne- quando si dice "il riciclo nel riciclo". Trattasi di post chilometrico, per cui mettetevi comodi che cominciamo. 
 
PRIMA VERSIONE: FELDER DIXIT
 
lindt
 

Ingredienti

per 6 bicchierini
  • 2 fogli di colla di pesce
  • 90 g di cioccolato fondente Lindt al 70%
  • 90 g. di cioccolato al latte
  • 90 g di cioccolato bianco
  • 40 g di pasta di pistacchio
  • 100 ml di latte
  • 3 tuorli d'uovo
  • 30 g di zucchero
  • 500 g di panna montata
 

Preparazione

Preparare la crema inglese: montare i tuorli con lo zucchero, fino ad ottenere un composto bianco e spumoso. Versarvi il latte e la panna liquida, portati ad ebollizione, mescolare e mettere sul fuoco, a fiamma bassa, fino alla temperatura di 82 gradi. Se non avete il termometro, la crema è pronta quando “vela” il cucchiaio: l'essenziale è non farla mai bollire.
Prendete i due fogli di colla di pesce, strizzateli bene e mettetene uno nel recipiente che contiene il cioccolato bianco, l'altro in quello che contiene la pasta pistacchio.
Suddividere in 4 parti la crema inglese e incorporare ciasciuna ai tre cioccolati e alla pasta di pistacchio, mescolando bene ogni volta, in modo da ottenere 4 composti lisci e lucidi.
Aggiungere 125 g di panna montata a ciascuna crema, incorporando con una spatola e facendo attenzione a che non smonti.
Riempire sei bicchierini da dessert, cominciando dalla mousse al cioccolato nero e proseguendo con quelle al cioccolato al latte e al cioccolato bianco. In ultimo, la pasta al pistacchio. A mano a mano che preparate gli strati, scuotete il bicchierino contro il palmo della mano, per evitare la formazione di bolle d'aria.
Tenere in frigo per almeno due ore.
 
SECONDA VERSIONE : LA "PORCA FIGURA"
 
 
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per  la pasta biscotto

 

  • 4 uova non separate
  • 120 g di farina
  • 140 g di zucchero
  • 40 g di burro fuso

per le mousse ai tre cioccolati e al pistacchio seguire la ricetta precedente (bicchieri ai 3 cioccolati con crema al pistacchio).

 

 

 

Preparazione

 

 

Per la pasta biscotto
Accendete il forno a 220 gradi (210 se in modalità ventilata). In una bastardella mettete le uova e lo zucchero e, con le fruste elettriche, inizate a montare. Dopo circa cinque minuti, proseguite l'operazione a bagno maria, fino a quando le uova non triplicano di volume e diventano bianche e spumose. Togliete dal fuoco e aggiungete la farina, incorporandola con una spatola. In ultimo, il burro fuso tiepidoPrendete una teglia da biscotti e rivestitela con un foglio di carta da forno.
Versate il composto per il biscuit sulla teglia e, con l'aiuto di una spatola, lavorando delicatamente perchè non si smonti, stendetelo per tutto il perimetro della teglia.Infornate per 4 minutAppena sfornato. copritelo con un canovaccio pulito e rovesciatelo sul piano di lavoro, in modo che la parte coperta dalla carta da forno resti sopra. Togliete delicatamente la carta da forno, eventualmente bagnandola con una spugnetta umida per staccarla meglio.
Prendete il piatto da portata e ricopritelo con un foglio di carta da forno, in modo che sbordi di circa 5 cm da due lati opposti. Tagiate a metà questo foglio e disponetelo di nuovo sul piatto da portata, leggermente sovrapposto. Questo trucco serve per evitare di sporcare il piatto.
Con un anello da pasticceria, ritagliate un cerchio della misura esatta del diametro dell'anello, a seconda di quanto volete che il dolce sia grande. Dopodichè, preparate le mousse, secondo le ricette indicate.
Assemblaggio del dolce
Riposizionare l'anello da particceria, facendolo aderire bene alla base di biscuit.
Versare la mousse al cioccolato e livellarne bene la superficie con una spatola. Mettere in frigo per circa mezz'ora: dopodichè, procedere con i restanti composti, facendo riposare la torta in frigo per circa mezz'ora, fra un'operazione e l'altra.
Una volta completato l'assemblaggio del dolce, lasciarlo in frigo fino a pochi minuti prima di servire, togliendo l'anello solo prima di portarlo in tavola.
Si può decorare con cioccolato a scaglie, pistacchi tritati o lamponi freschi.

 

 

TERZA VERSIONE: RARAVIS ARRANGIAVIT

 

 

 

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Ovvero, la mousse più veloce del West
100 g di cioccolato bianco
100 g di cioccolato al latte
100 g di cioccolato fondente
300 g di panna liquida
3 albumi
3 cucchiai di zucchero

Praticamente:
Si fa fondere prima il cioccolato fondente.
Nel frattempo, si prepara una meringa italiana, con un albume e un cucchiaio di zucchero e si montano 100 ml di panna.

 

 

Dopodichè, si lascia raffreddare il cioccolato  (via dal bagnomaria, metterlo in una terrina e spatolare velocemente) e gli si incorpora prima la panna montata e poi l'albume, facendo attenzione a non farlo smontare. 

 

Si mette il composto in una tasca da pasticcere, si riempie il fondo di sei bicchierini e li si mette in frigo per un quarto d'ora/ mezz'ora.
si procede così per tutti gli altri, fino alla fine. 
Per la mousse al pistacchio, basta aggiungere un po' di panna montata. Si tengono in frigo fino al momento di servire.
.... e con questa, passiamo il testimone agli Assaggi...
Buona settimana
Ale

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L'ultimo appuntamento con gli "anche no" di questa tornata dell'MTC porta la firma della Vitto. Che, dopo le polpette della volta scorsa (e il podio sfiorato, diciamolo, va là...), ci ha preso gusto e partecipa non con una, non con due ma con ben tre ricette di Danubio. La prima, è già stata pubblicata sulla Cucina Piccolina che, a dispetto delle dimensioni, è la cucina più affollata che si conosca- e il fatto che sian pure tutte amiche "vere" è un "di più" tutto personale, che nulla aggiunge alla straordinaria bravura di quelle ragazza, nessuna esclusa. La seconda, invece, è quella che segue, con un racconto in cui, ne sono certa, si rivredranno molte di noi, specie quelle intorno alla nostra età, che i 40 li abbiamo passati da un po'. Quelle, cioè, che sono le fiere custodi della Prima Edizione del Manuale di Nonna Papera e di tutta la trafila di ricordi del'infanzia che si ricollegano a questo ricettario delle meraviglie. Come quello che ci racconta oggi la Vitto, abbinandolo ad una ricetta che ha per lei il sapore dell'infanzia e per noi quello della condivisione: due ingredienti aggiunti che fanno delle "ricette del cuore" qualcosa di assolutamente indimenticabile e speciale. L'ultima, infine, è un omaggio a San Giuseppe, con le amarene e la crema pasticcera, roba che si sviene al solo guardarlo- e che fa benedire, a me, non già il Santo in questione, ma quel fantastico Befana Day in cui si convinse la Vitto a partecipare all'MTC: e se lei oggi dice che non può più farne a meno, figuriamoci noi....


IL DANUBIO ELISABETTA e il DANUBIO SAN GIUSEPPE  DELLA VITTO

 
 
 
Eccomi presente all’appuntamento con l’MTC! Ma come mi stò divertendo? 
Vi confesserò che non mi ero mai cimentata con questa preparazione per pura pigrizia mentale, semplicemente facevo oooooohhhhhhhhhh quando leggevo una ricetta e poi …me ne dimenticavo!!!!  
Ma come realizzarlo? L’impasto era lì bello pronto, non si doveva inventare nulla o quasi, ma la forma? Il ripieno?
All’improvviso sono stata folgorata perché era appena affiorato dalla memoria un ricordo che mi ha molto emozionato. E’ la “ricetta del cuore”, la prima vera ricetta che avevo fatto da bambina, insieme alle mie sorelle, poi rifatta tante volte da ragazze e da donne adulte.
La ricetta viene nientemeno che dal “Manuale di nonna Papera” avuto in regalo a 10 anni, prima edizione; è la “Torta Elisabetta. Torta fatta per un compleanno della mamma, la mitica nonna Ibidi che in realtà si chiama Elisabetta, fatta a più mani piccoline e pasticcione e quei fagottini tutti attaccati sono stati ribattezzati subito subito “La torta delle dita dei piedi” ….e così è rimasta in casa nostra! Versione dolce quindi, molto semplice, con ripieno di marmellata.
Voglio condividerla con voi per affetto, perché ringrazio questa bella iniziativa che mi ha riportato in un attimo all’atmosfera dei 10 anni, a pasticciare in cucina.

Stavolta la pasta è quella di Tery (ma l’originale è molto simile) e li ripieno è duplice:
Il primo con le prugne viola, una specie di marmellata, ma cotta delicatamente in modo da conservare i mezzi frutti interi in abbondante sciroppo. L’avevo preparate 2 anni fa per le crostate e ne avevo ancora un barattolo.
L’altro, in onore all’origine napoletana del Danubio, ho voluto farcirlo con la crema pasticcera e le amarene sciroppate, anche perché siamo nei paraggi di San Giuseppe e a Napoli si fanno le zeppole con questa crema e amarene …………..un grazie di cuore ad Annalù e Fabio per la ricetta delle zeppole!!!!

Danubio Elisabetta
La ricetta originale della torta Elisabetta la potete trovare QUI http://littleitalyandabitmore.blogspot.com/2010/01/torta-elisabetta-dal-manuale-di-nonna.html

Per l’impasto (Ricetta di Tery)  
ho solo sostituito lo strutto con tutto burro perché al terzo super che mi ha dato buca ho semplicemente rinunciato all’acquisto, ………….ma non è detto che non ci riprovi!
Ah, per questo ho usato esattamente mezza dose di impasto

500gr di farina (300gr manitoba, 200gr farina 00)
150gr di latte (anche 160, 170, regolatevi in base all'assorbimento della farina)
3 tuorli ed 1 uovo intero
1 cucchiaino di sale (circa 8-10 gr)
10gr di lievito di birra
40gr di zucchero
1 cucchiaino di miele
80gr di strutto + 20gr di burro (io tutto burro)

Per il ripieno DANUBIO ELISABETTA
Conserva di prugne intere (vedi sopra), ma vanno bene anche prugne secche, ammollate e cotte in un pentolino con zucchero e acqua fino a fare uno sciroppo.

Per il Ripieno DANUBIO SAN GIUSEPPE
Crema pasticcera fatta con 250 gr latte, 1 tuorlo, 50 gr zucchero, 30 gr farina
Amarene sciroppate ben sgocciolate, 2 ogni fagottino …..di quelle comprate, di quelle fatte da me ce ne sono volute 3 essendo piccolissime!.

Per impastare ho utilizzato il Ken, mettendo farina, lievito sciolto nel latte (ne ho usati 180 gr circa) e miele, lo zucchero e le uova (tutte insieme), il sale. Quando era tutto ben amalgamato ho aggiunto il burro.
Ho lasciato impastare con il gancio e mi sono distratta per cena (mai fare una cosa sola). Forse ha impastato troppo e si è scaldato, forse mi è scappato troppo latte, ma non si incordava mai ed era un po’ appiccicato alla ciotola. Alla fine mi sono stufata e ho spento lasciando a lievitare un’ora. Dopo era bellissimo, ben lievitato e gonfio!
Versato sul tavolo di legno, sgonfiato, fatto il salamotto e diviso a palline da 30 gr, ne sono venute 32, abbastanza per due teglie da 30 cm diametro.

Per il Danubio Elisabetta ho fatto i fagottini schiacciando le palline e mettendo al centro 2 mezze prugne e a quel punto mi colava sciroppo ovunque. Vanno scolate bene e non bisogna bagnare il bordo dei fagottini di sciroppo perché la pasta non si salda più. Con una marmellata soda e compatta mi sa che è più facile!
Per il Danubio San Giuseppe ho farcito i fagottini con un cucchiaino abbondante di crema pasticcera ben soda e fredda e due o tre amarene sciroppate ben sgocciolate.
Messe in teglia a lievitare nel forno trepidino per circa un’ora, spennellato di uovo (intero) battuto con poco zucchero, spolverato di zucchero semolato e infornato a 180° per 15-18 min.

Dal Danubio Elisabetta po’ di sciroppo era uscito, si è caramellato ed era delizioso, ma nell’insieme un po’ dolce, la versione con il ripieno di crema e amarene più equilibrata.
La pasta è sofficissima, per le versioni dolci forse aumenterei un po’ lo zucchero dell’impasto.
Baxi, Vitto

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Vi svelo un retroscena, posso? Io,  quando ho letto il racconto di Flaminia, mi sono intenerita. Anzi, a dirla tutta, mi son quasi commossa. Di sicuro, è un periodo da lacrima in tasca, per cui tutto ci sta, anche avere il groppo in gola per un contest di cucina: epperò, quando il contest è l'emmetichallenge, che è roba per cui ci si sbatte tutti i mesi all'inverosimile, e non solo per organizzare, ma soprattutto per far passare nei fatti che "la sfida", qui sopra, altro non è che un altro modo per stare bene insieme, avere di questi "ritorni" è una ricompensa bella grossa. A conferma di ciò, una doppia ricetta: la prima, è quella del Danubio tradizionale, fatto con la ricetta di Tery, seguita passo passo, all'inizio con l'incertezza di chi si avventura per la prima volta su terreni inesplorati e poi via via più rassicurato, a mano a mano che realizza che sta andando tutto per il meglio. La seconda, è una variazione sul tema, dopo che ci avevano preso gusto- Flaminia a prepararlo e il resto della truppa a mangiarlo: una Torta delle Rose salata, con l'impasto del Danubio, ripiena di scamorza e prosciutto arrosto e di radicchio & gorgonzola. Neanche a dirlo, è pronta per la versione dolce, il che equivale a dire che abbiam creato un mostro: ma qualcosa ci dice che non si lamenterà nessuno ;-)


IL DANUBIO E LE SUE ROSE.

Carissime Ale e Dani,
vi devo proprio ringraziare per il vostro blog e le sue favolose iniziative e un grazie speciale alla Tery per questa ricetta veramente eccezional.
Devo dire che partivo molto perplessa.
Un po’ perché nuova alla MTChallenge, un po’ perché ancora in difficoltà con foto e post, dopo l’esperienza delle polpette mi chiedevo: “ma sarà il caso di insistere… l’altra volta c’era una storia , ma ora …, sarà forse il caso di tenere un basso profilo e scomparire nell’ombra “ e poi io e i lievitati a dire il vero abbiamo così poca affinità, con quello stress tutte le volte della serie: “ si gonfierà o no ???” “il forno sarà troppo freddo, troppo caldo, avrò impastato troppo o troppo poco ….ect.ect.ect ?” un vero inferno ((( e poi mi dicevo cosa posso aggiungere di personale ad una ricetta così ben costruita …
Poi è arrivata la mail della Ale che spiegava la psicologia dell’MTChallenge che, se ho ben interpretato, più che una sfida per la vittoria o uno sfoggio di tecnica vuole essere un momento di condivisione, confronto con noi stessi e con gli altri su ricette che magari da soli non avremmo osato o pensato di affrontare e allora mi sono detta :”Perché no?”. Io il Danubio non avevo neppure osato immaginarlo, lo strutto a casa mia non era mai entrato perché sinonimo per me di un grasso oserei dire “repellente” ( e devo dire che a prima vista non mi ha proprio entusiasmato…) ma la ricetta di Tery è così chiara, ti porta per mano passo passo, che mi sono detta: “Ora o mai più” e mi sono buttata !!


E devo ammettere che se pur ho dovuto penare non poco per ottenere il famigerato velo, se ho dovuto interrompere la lievitazione mettendo tutto in frigo per un paio di ore per un’uscita improvvisa e nonostante tutti i dubbi e le incertezze….sono così soddisfatta del risultato (e  la velocità con cui è sparito il tutto divorato dai familiari con mugolii di approvazione…. anche se erano solo le sei del pomeriggio ne è stata una conferma ) che tutto mi porta a pensare che ripeterò l’esperienza al più presto, magari in versione dolce !!! Grazie mille Tery di aver voluto condividere una simile meraviglia !!!!
La ricetta che ho usato è esattamente quella della Tery seguita religiosamente passo passo , il ripieno del Danubio è scamorza e prosciutto arrosto. Poi visto che ci avevo preso gusto e mi avanzava l’impasto ho steso anche due rettangoli di pasta farciti uno con l’avanzo del precedente ripieno e l’altro con radicchio e gorgonzola. Arrotolati, tagliati a segmenti di circa 3 cm, messi nella teglia a lievitare e poi infornati.
Sono uscite delle gustose girandole ma devo ammettere che, nonostante il gradevole effetto scenico, preferisco la versione originale che esalta maggiormente la brioche lievitata.
Alla prossima … temo che non vi libererete più di me !!!!
Flaminia

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di Giorgia

Ed eccomi qui, questa volta senza nessun aiuto, sola soletta.
Ebbene si, sono la figlia numero 1 ( ormai mi sono abituata ad essere chiamata cosi :-)) di Daniela, l'appassionata d' arte in tutte le sue forme, quella che ogni tanto sbucava in qualche racconto e che ora partecipa all'organizzazione di questo blog. Beh, quando i due big boss mi hanno chiesto una mano per gestire tutte le bellissime, ma soprattutto squisite ricette che giornalmente inviate per partecipare all' MTC ( che mi provocano innumerevoli svenimenti, acquolina in bocca nonchè patimenti essendo io a dieta... :-)) non stavo più nella pelle. Cosi ho fatto un po di gavetta, ( non è servito a nulla il fatto che io sia un pochino raccomandata...) concentrandomi solo sull'aspetto pratico e di bassa manovalanza ( anche alcuni pdf sono miei!), fino ad adesso che con grande felicità e paura (il mio primo post, o mammaaaaaaaaaaaaaaa, panico panico panico!), mi occuperò, una volta ogni tanto, di ciò che mi sta più a cuore: l'arte. Avevo già scritto qualcosina, insieme ovviamente a mia mamma ( ci di voi si ricorda il post su Monet e il sushi o quello di Schiele e la sua mostra a Palazzo Reale a Milano???), ma mai avevo avuto uno spazio tutto per me. Spero quindo di non annoiarvi e di non esservi troppo sgradita! Ma adesso basta cincischiare e andiamo al sodo.


Centocinquanta come i 150 anni dell'Unità italiana. Sono quei luoghi che, sui 660 aperti in occasione della Giornata FAI di Primavera 2011, sono dedicati al Risorgimento italiano per consentire agli italiani di scoprire e riscoprire gli eroi a cui dobbiamo la nascita della nostra Patria. sabato 26 e domenica 27 marzo festeggia insieme a noi l'anniversario dell'Unità d'Italia. le visite sono a contributo libero.
Fra i 660 luoghi che saranno aperti sabato 26 e domenica 27 marzo 2011 in tutte le Regioni italiane, 150 sono dedicati al Risorgimento italiano, in un percorso che si dipana in tutta Italia e che permette di rendere i cittadini consapevoli e orgogliosi del valore storico, culturale e civile di questo importante anniversario.


FAI - Fondo Ambiente Italiano

Con alcuni miei amici di Milano,  siamo andati a visitare quella che viene definita "un gioiello ritovato" o "un tesoro da vivere" : la magnifica villa unifamilare Necchi Campiglio, situata nel cuore della città di Milano, in via Mozart. 14 Ed eccovi un pò di notizie.
La villa è stata aperta al pubblico nel 2008, dopo oltre tre anni di restauri costanti e costati più di 6 milioni di euro. Costruita tra il 1932 e il 1935 dall’architetto milanese Piero Portaluppi e modificata Successivamente dal collega Tommaso Buzzi, questa abitazione è circondata da un ampio giardino al cui interno si trovano una piscina ed un campo da tennis, grossa novità per gli anni trenta. L'edificio, considerata l'opera magna dell'architetto Portaluppi, si fa carico di essere la prima costruzione creata sotto gli stilemi della corrente del razionalismo a Milano, mettendo in mostra, però, la fantasia pirotecnica del progettista che riesce a legare questa nuova corrente a molti elementi della precedente Art Dèco.


Scampato miracolosamente ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e mai alterato da modifiche legate a cambi generazionali, l'edificio è arrivato fino a noi completamente intatto, nonostante varie occupazioni, "specchio del gusto raffinato e dell’elevato stile di vita dei proprietari. Noti esponenti dell’alta borghesia industriale lombarda, i Necchi Campiglio hanno condotto la loro esistenza all’insegna dell’agiatezza e dell’eleganza, come tuttora testimonia la loro casa, frutto di un’armoniosa fusione tra architettura, arti decorative, mobili e opere d’arte. Gli ampi volumi interni, la preziosità dei materiali e il vasto spazio dedicato alle sale di rappresentanza contribuiscono a raccontare la storia della Milano della prima metà del Novecento, con i suoi riti, le sue mondanità, le sue etichette. Nello stesso tempo il fervore delle quotidiane attività domestiche e la vita di chi a questi riti contribuiva da dietro le quinte, sono adeguatamente testimoniati dalla sequenza delle stanze di servizio, office, cucine e bagni, ancora dotati di arredi e impianti tecnici originari." . Tutti i particolari degli interni, originari appunto, dai copri caloriferi alle stoviglie, ai più minuti arredi del bagno, spazzole pettini e pennelli da barba compresi, sono stati disegnati appositamente per i due coniugi Necchi Campiglio. Anche i componenti d'arredo più grandi, armadi, ringhiere delle scalinate, mobili  e camini, sono stati creati con essenze ricercate e soluzioni innovtive dai due architetti. Anche i marmi e i vetri utilizzati, sono inoltre tra i più preziosi in commercio all'epoca: insomma un luogo magnifico creato con profusione di ingegno e di denaro.

Inoltre la visita è arricchita da due bellissime quanto importanti donazioni: la straordinaria collezione di opere d’arte del primo Novecento di Claudia Gian Ferrari, con 44 opere tra cui alcuni lavori di Sironi, Martini, de Chirico, Morandi ed altri e la raffinatissima collezione di dipinti e arti decorative del XVIII secolo di Alighiero ed Emilietta De’ Micheli, con, tra le diverse opere, tele di Canaletto,  Guardi, Rosalba Carriera e Tiepolo, per non parlare delle porcellane cinesi, delle maioliche di provenienza lombarda e di molte miniature di miniature di Jean Baptiste Isabey appartenute a Napoleone.
Ma la villa non si potrà solo visitare,ma, come ha tenuto a precisare la presidentessa del Fai, Giulia Maria Crespi «al suo interno si potranno tenere convegni, celebrare matrimoni, festeggiamenti. La villa sarà aperta anche alla sera, con la sua caffetteria davanti alla psicina e il campo da tennis. Una villa museo quindi non solo da visitare - ha sottolienato Crespi - ma che tutti i milanesi possono vivere personalmente».

Eventi a Villa Necchi Campiglio. Primavera 2011


Se volete qui c'è un bellissimo video realizzato da Stefano Biolchini per Il Sole 24 Ore e se volete essere ancora più aggiornati, vi consiglio di comprare questo libro interessante:

Contatti

Villa Necchi Campiglio
via Mozart, 14 - 20122 Milano, Italia
t +39 02 76340121 - f +39 02 76395526
fainecchi@fondoambiente.it
www.fondoambiente.it

Orario
Da mer a dom: 10.00-18.00
Martedì apertura su prenotazione per gruppi Ultimo ingresso: 17.15
Giorni festivi: consultare www.fondoambiente.it

Biglietto
- Adulti € 8,00
- Aderenti FAI e Soci National Trust Gratuito
- Bambini (4-12 anni) € 4,00
- Scolaresche € 3,00
- Scolaresche aderenti FAI € 1,50
I gruppi sono ammessi previa prenotazione.
La visita si svolge con una guida o con un'audioguida gratuita in gruppi di massimo 15 persone e si effettua secondo la disponibilità dei posti.
Durata della visita: 50 minuti.
In caso di manifestazioni il prezzo può variare
Come arrivare
MM1 Palestro: 5 minuti a piedi. MM1 San Babila: 10 minuti a piedi. MM3 Montenapoleone: 15 minuti a piedi. Autobus di linea 54 – 61 - 94: fermata San Damiano - Monforte.

Link utili
http://www.fondoambiente.it/beni/casa-necchi-campiglio-beni-del-fai.asp
http://www.casemuseomilano.it/it/casamuseo.php?ID=3
http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Necchi_Campiglio

Buona giornata a tutti,
Giorgia

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di Daniela

giulia 1
Giulia è una della mie amiche di sempre: in realtà non saprei come altro definirla, visto che la conosco da quando lei aveva 6 anni e io qualcuno in più, ed entrambe passavamo la nostra estate a Monterosso con le famiglie: lei con i suoi 3 fratelli e io con mia sorella insieme ad una valanga di altri bambini che, crescendo, sono rimasti quasi tutti li come noi, con sempre meno tempo a disposizione per le ferie, ma l'irrinunciabile desiderio di tuffarci almeno qualche volta nel nostro mare, e con figli a seguito, a loro volta diventati amici! Bene Giulia è una perfezionista: non c'è mai nulla di quello che fa che sia ben fatto, non è mai contenta dei suoi risultati ( a parte, checchè lei ne dica, del suo capolavoro, Federico) ed è spesso intransigente. Per questo sono così orgogliosa di essere riuscita, con Ale, a farle tirare fuori la sua passione per la cucina, fino al punto da riuscire ad averla partecipe, pur fuori concorso, di una "puntata" dell'MT challenge! Ora lascio la parola a lei e alla sua creazione. E intanto dallo staff di menu turistico si alza una grande ola benvenuto per la nostra Giulia!!! Ah piccolo post scriptum : i 150 anni, nonostante quello che può sembrare dal titolo che lei mi ha mandato senza "virgolette", sono quelli dell'Italia non di Giulia :-)))))))))))))))!!
Eccomi qui! Ho approfittato di questa festa un po’ piovosa per dedicare un po’ di tempo ai miei amati dolci. E quindi mi sono lanciata in un danubio dolce, ripieno di crema pasticcera e marmellata di pesche. Ovvio che non è nulla di originale, ma io non sono una cuoca da blog e non sono neanche tanto brava (ve lo avevo detto no? n.d.R.) …

Danubio dei 150 anni 
danubio 003

La ricetta è quella di Tery con la sola differenza di 80 grammi di zucchero al posto di 40 e il burro al posto dello strutto (80gr). Quindi ho utilizzato

500gr di farina (300gr manitoba, 200gr farina 00)
150gr di latte (anche 160, 170, regolatevi in base all'assorbimento della farina)
3 tuorli ed 1 uovo intero
1 cucchiaino di sale (circa 8-10 gr)
10 gr di lievito di birra
80 gr di zucchero
1 cucchiaino di miele
80 gr di burro
20 gr di burro

La crema pasticcera quella classica:
2 tuorli
50 grammi di zucchero
250 cc di latte
25 grammi di farina.
qualche cucchiaiata di marmellata di pesche


danubio 004


Crema Pasticcera:
sbattere i tuorli con lo zucchero fino a che non diventano spumosi.Aggiungere la farina setacciata sempre sbattendo. Aggiungere a filo il latte (fatto scaldare precedentemente con una scorza di limone).
Trasferire il tutto sul fuoco e cuocere fino a che non si ispessisce.
Il procedimento per l'impasto è esattamente quello suggerito dalla Tery
nel suo post.

Al momento di fare le palline, però, mi è mancata la crema e così ho completato il ripieno con qualche cucchiaiata di marmellata di pesche.
giulia 2
Davvero fantastico! Il pargolo ha gradito….
Buona giornata a tutti


Giuli

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