nisy

A scanso di pericolosissimi equivoci: l'MTC si è concluso regolarmente il 28 aprile a mezzanotte: abbiamo concesso una proroga per ragioni tecniche (saltata la tastiera, nel bel mezzo di un post inviato con ampio anticipo) ma per il resto tutto tranquillo. A parte l'Araba, ovviamente :-), ma questo è il vero premio del vincitore: notti insonni e conversazioni monotematiche che rasentano l'ossessione nei giorni immediatamente precedenti il verdetto. Quando i consorti son sul punto di chiamare la Neuro, di solito si ricomincia, ma fidatevi, queste sono le ore peggiori. 
Tornando a noi, chiudiamo con l'ultima ricetta degli "anche no": chi non ha un blog spedisce tutto all'indirizzo dell'mtchallenge e noi pubblichiamo nei fine settimana, secondo quello che ci propone il calendario: fino a quando non si decideranno a fare una riforma anche di questo (oltretutto, ai tempi di papa Gregorio, l'MTC non c'era) capiterà di postare qualche ricetta che è stata inviata nei tempi giusti al di fuori delle scadenze. 
E' il caso degli gnocchi di Nisy, arrivati qualche giorno fa e che vengono pubblicati oggi, per la gioia dei vostri occhi e dei vostri palati: da toscana doc, Monica ci presenta un intingolo da paura, con un ragù d'agnello che dice mangiami già a quest'ora del mattino e che si sposa benissimo con questo piatto, che diventa un piatto unico, da servire con vini corposi e da condire con le risate e le chiacchiere degli amici. Un po' come l'emmetichallenge, per intenderci :-)
Noi ci diamo appuntamento a domani (che intanto in Arabia il primo maggio non si festeggia..oppure sì, ma noi la facciamo lavorare lo stesso), con un po' di premi in giornata e la proclamazione del vincitore alle 21.00
Ringraziamenti, festeggiamenti e tutto il resto, a domani. 
ciao 
ale & Dani

Gnocchi di semolino al profumo di rosmarino 
di Nisy
nisy

Credevo di non farcela anche questa volta e di saltare anche questa sfida ma gli gnocchi di semolino mi piacciono troppo!...
li acquisto sempre al supermercato già pronti nelle vaschette … perciò, quale occasione migliore per provarli a fare??? Così tra una pausa pranzo e un dopo cena sono riuscita a combinar qualcosa .
Ecco il risultato:
ingredienti:
per 4 persone
175 gr.di semola
½ litro di latte
25 gr. Di burro
2 torli
60 gr di parmigiano
Sale, pepe, noce moscata
400gr. Di carne
½ cipolla bianca – 3 rametti di rosmarino + petali di fiore stessa pianta
Passato di pomodoro
1 bicchiere di vino rosso
Sale e peperoncino
Punte d’asparagi
Bollire il latte ,versare la semola a pioggia mescolando continuamente,aggiungere il burro il sale ,pepe e noce moscata e cuocere a fuoco basso per 15-20 min. mescolando. A cottura ultimata versare il parmigiano ed i tuorli. Stendere il composto su di una placca da forno ed una volta freddo tagliare con uno “stampino” gli gnocchi del diametro 3 o 4 cm.. Poneteli poi su di un foglio di carta forno spennellateli di burro e parmigiano e passateli poi al grill 10 min prima di servirli…
Per il Ragù d’agnello: scaldare l’olio d’oliva con due rametti di rosmarino ed un po’ di peperoncino, aggiungere poi la cipolla, l’agnello (tagliato rigorosamente con il coltello in piccolissimi bocconcini…)e procedere alla cottura come un normale ragù, versando in sequenza il vino, poi il pomodoro ecc… io ho tenuto il tutto a fuoco basso per circa un ora .A circa 15 min dal temine cottura, ho aggiunto nel “su getto”delle punte di asparagi che mi sono servite per completare il piatto … ho presentato il piatto al” maritozzo”(soprannominato così da ELI/FLA) profumando gli gnocchi caldi con dei petali di rosmarino appena colti,romantico nohhh??... Macchè !! solo l’escamazione di un :buono , voto 8! E giù ad” ingozzarsi” il tutto

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scones1
Questo post va letto in due tempi.
Il primo, è quello che avevo scritto mentre stava succedendo a mia insaputa quello di cui mi sa che vi accorgerete tutti, fra un po'. Per cui, le lacrime (finte) erano di nervoso. Il secondo, son lacrime (vere)- perchè se mai c'è una persona amata sempre e comunque dai suoi amici, questa sono io: e non c'è come rendersene conto di colpo che ti lascia lì come una scema, sospesa fra la ricerca del "colpevole" ( qualche idea ce l'ho) e l'emozione di aver potuto incontrare persone così dannatamente per bene e care e gentili e meravigliose come quelle che in questi giorni hanno preparato una torta storta, che per il resto del mondo sarà sinonimo di un matrimonio reale, ma che per me sarà sempre il simbolo di quello che riesce a fare l'amicizia. Quella vera, che non ha bisogno di maiuscole, ma solo di tanti, tanti, tantissimi fazzoletti. 
Ve possino, a tutti quanti- e non sapete il bene che vi voglio 
Ale

prima parte

...dal nervoso, sia chiaro.
Perchè ieri sera ho passato due ore a sistemare le foto delle ultime cose fatte- fra cui quella prevista per il post di oggi- e le ho perse. 
Non solo: poco fa, ho anche dato al marito la scheda su cui c'erano gli originali e, tanto per non farmi mancare niente, vista la recente visita di un virus sul mio pc, non ho praticamente nulla in archivio. 
A parte una serie di foto di scones, con ricetta del solito Gordon che giunge in soccorso, in puro stile "Blog da incubo": con il Finger Food Friday c'entrano poco e niente, anche se ultimamente vanno di moda i "tea party", ma visto che è giornata di Royal Wedding ce li facciamo andar bene lo stesso. 
A questo proposito, oggi da Marina è tutto pronto per la diretta televisiva, con tanto di chat annessa per i commenti in tempo reale sul matrimonio dell'anno:  tutti i miei amici celebrano degnamente con la Royal Biscuit Cake e insomma, direi che la nostra parte l'abbiamo fatta: ora tocca alle nostre figlie fare il resto, considerato che, prima di diventare la futura suocera del Principe William, la mamma di Kate faceva party bags. Noi facciamo "torte storte" e quindi non possiamo ambire a tanto: un Ducato, però, non sarebbe male.. quanto meno, non ci spaccheremmo la schiena con il trasporto...:-)

seconda parte 
ok: sono tarda di comprendonio, come diciamo qui a Genova... e ho capito alla quarta Biscuit Cake che non poteva essere un caso..ora siamo alla sesta e sto inondando la tastiera... lacrime in diretta, neanche nei peggiori "Blog da incubo" succedono 'ste cose... torno dopo, per ringraziarvi come si deve, ok? 

PERFECT SCONES
di Gordon Ramsay 
da Chef's Secrets

scones

250 g di farina autolievitante
1 cucchiaino di lievito
un pizzico di sale
45 g di burro soffice
1 cucchiaino di zucchero
50 g di uvetta (non l'ho messa, alla creatura non piace)
1 uovo, grande
100 ml di latte freddo, più un po' per spennellarlo sulla superficie

Preriscaldare il forno a 180 gradi. 
Setacciare farina, lievito e sale e aggiungere il burro a pezzetti, incorporandolo con la punta delle dita: quando avrete ottenuto l'effetto briciole, aggiungete lo zucchero e l'uvetta. 
In un'altra terrina, mescolate latte e uovo. Aggiungetene tre quarti all'impasto solido e amalgamate bene il tutto, ma senza mescolare troppo: meno lavorerete l'impasto, più i vostri scones lieviteranno. Il restante quarto va aggiunto solo se l'impasto dovesse risultare troppo asciutto. 
Formare un rotolo con l'impasto  del diametro di circa 2-3 cm e ritagliare tanti dischi di circa 1,5 cm di altezza: sistemarli su una teglia da biscotti, su cui avrete steso un foglio di carta da forno. Spennellateli con un po' di latte e fateli cuocere per una ventina di minuti
d'obbligo il tè e la marmellata di fragole. E poi burro se siete nel Devon, panna se abitate in Cornovaglia e tutti e due per par condicio
ciao 
Ale

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Di Daniela
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Sapete tutti che la storia dei dolci è antichissima: si perde nella notte dei tempi e ancor prima dell’utilizzo dello zucchero già si preparavano presso gli egizi dei pani dolcificati con miele che senz’altro sono gli antenati di ciò che noi gustiamo oggi. Come sempre i greci e romani non restarono indietro in questa preparazione così particolare e crearono le prime versioni di dolci con frutta e uva passa e fichi o altri frutti di cui la natura aveva riccamente fornito le loro terre. Certo molte di queste preparazioni erano votive e quindi venivano create a forma di animali per donarli agli dei durante i sacrifici (anche se per gli stampi veri e proprii si dovrà aspettare la metà del 1600!). Ci sono arrivate diverse ricette attraverso scrittori antichi: perfino il il severo Catone ( si proprio quello tremendo del "delenda Cathago!!) ci parla di una focaccia, probabilmente di origine etrusca e utilizzata molto dai greci, creata a base di farina ricotta fresca e miele (Catone, De agri cultura, 76 del 160 a.C.), la placenta, che aromatizzata con foglie di alloro, doveva essere ben cotta in forno caldo, coperta da un coccio e circondata da carbone bollente e poi, una volta cotta (ci consiglia Catone di controllare due o tre volte, per sicurezza) spalmata ancora calda con altro miele. E non contento poco dopo ci svela anche la ricetta di un'altra, più semplice torta di formaggio (il Savillm,  De agri cultura, 94).....
Ma intanto dalle isole polinesiane era giunto in India e in Cina e poi tramite i persiani di Dario fino ad Alessandro Magno, che lo definì "miele che non aveva bisogno di api", lo zucchero (ricavato dalla canna da zucchero) che i Genovesi e i Veneziani cominciarono ad importare… sempre poco, però, perché costoso e quindi non per tutti. Ma la scoperta dell’America incrementò moltissimo l’arte della pasticceria: infatti arrivarono, oltre a maggiori quantità di zucchero (gli spagnoli importarono nelle Americhe la canna da zucchero che rese meglio che in Europa) che arrivò quasi a sostituire completamente il miele, il cacao, il cibo degli dei, al burro, alle spezie, al latte e al caffè. Alla fine del 1600 si cominciò, partendo dal nord Europa, ad avere quindi una pasticceria ancor più ricca di sapori e più “moderna” (Linz primi 1700 e poi Sacher primi 1800, tanto per citare solo le più celebri). Pensate che per avere lo zucchero di barbabietola, quello che usiamo oggi, bisogna aspettare fino al 1750 quando un chimico tedesco scoprì che si poteva ricavare uno zucchero simile a quello di canna anche da questo ortaggio, più semplice da coltivare anche al nord, rendendo meno costoso il prezioso elemento.
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La torta al miele del 1600, di cui vi ho trascritto la ricetta giovedì scorso si intona perfettamente alla tradizione nordica: ha a suo vantaggio, rispetto al gusto moderno, l’assoluta mancanza di grassi, in quanto priva di burro od olio. È’ interessante parlare però anche di un’altra versione di questa prelibatezza: si tratta della Honey cake di tradizione Ebraica. Vi traduco una piccola parte di un interessante articolo sull'argomento di Leah Koenig
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La torta di miele è carica di tradizione. Variazioni di dolci zuccherati col miele esistono da migliaia di secoli e in luoghi lontani, dall’ antico Egitto, a Roma, alla Cina. Recenti scoperte archeologiche di alveari a Tel Rehov, Israele, suggeriscono anche che la terra d'Israele biblica era davvero una terra di latte e miele. Secondo il libro di Stephen Buchmann, “Letters From the Hive: An Intimate History of Bees, Honey, and Humankind” (Bantam, 2005)" i pellegrini tedesco-cristiani hanno sviluppato un gusto per la torta di miele nei loro viaggi in Terra Santa durante il Medio Evo . Hanno apprezzato il piatto abbastanza da portarlo a casa, dove si è sviluppato nel corso del tempo nella sua forma contemporanea.
[…] nell’Europa dell'Est, dove gli ebrei festeggiano con dolci al miele il (?) simkhot (le felici occasioni) e le festività simili. Secondo Marks, l'uso complessivo del miele come ingrediente è calato nella in cucina orientale nel corso del 17 ° secolo, ma è rimasto popolare in quella ebraica.
Vi propongo quindi, oggi, questa versione tratta da "A Treasury of Jewish Holiday Baking" di Marcy Goldman

A Honey Cake Worth Baking
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Ingredienti per 10-12
3 e 1 / 2 tazze di farina (400 gr)
1 cucchiaio di lievito in polvere
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
1 / 2 cucchiaino di sale
4 cucchiaini di cannella
1 / 2 cucchiaino di zenzero in polvere
1 / 2 cucchiaino di pimento (allspice)
1 / 8 cucchiaino di noce moscata
1 tazza di olio vegetale (235 ml)
1 tazza di miele di colore chiaro (ad esempio, fiori d'arancio, 0 acacia )(225 gr)
1 tazza di zucchero(225 gr)
1 / 2 tazza di zucchero di canna (115 gr)
2 uova grandi
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 tazza di caffè caldo o forte tè fermentato (io 2 tazzine di caffè forte e non zuccherato ovviamente)
3 / 4 tazza di succo d'arancia (non da concentrato) (100 ml)
1 / 2 cucchiaino di scorza d'arancia
1 / 2 tazza di mandorle tostate a fette, optional (40 gr)
zucchero a velo per spolverare, opzionale

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1. Preriscaldate il forno a 180 gradi, e ungete in modo uniforme uno stampo con il buco al centro tipo budino, con burro, o uno stampo da plum cake da 23 x 5 cm (9 x 2 in) . In una grande ciotola, mescolate insieme la farina, il lievito, il bicarbonato, sale e spezie.
2. Fate un buco nel centro e aggiungete l'olio, il miele, entrambi gli zuccheri, uova, vaniglia, caffè, succo d'arancia e la scorza. Utilizzando una frusta o uno sbattitore elettrico a bassa velocità, unite gli ingredienti per ottenere una pastella soda.
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Per Mario!
3. Versate la pastella nello stampo preparato. Infornate , e cuocere per circa 50 minuti - 1 ora , finchè risulti elastica al tatto (Fare attenzione a non passare la giusta cottura.). Lasciar riposare la torta per 15 minuti prima di toglierla dallo stampo. Poi rovesciatela su una gratella a raffreddare prima di tagliarla. Servire decorata con mandorle e spolverata con zucchero a velo, se lo si desidera.
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Un’ulteriore suggerimento tratto da qui : Preparate una glassa : fate bollire insieme 1 e 1 / 2 tazze di miele, succo di limone, scorza di limone e acqua. Quando la glassa raggiunge una consistenza densa, togliete dal fuoco e cospargete sulla torta. Cospargete poi con :  scaglie di mandorle.
ancora una glassa tratta dal sito BBC  : Mentre la torta è ancora calda, fare la glassa mescolando lo zucchero a velo (55 gr.) e 1 cucchiaio di miele chiaro insieme a 2-3 cucchiai di acqua calda. Spargete sopra la torta in qualsiasi disegno che più vi piace.
Io devo dire la verità ho ridotto un pochino sia le dosi dello zucchero bianco che quelle del miele, in virtù della glassatura esterna, che ho terminato usando un pennello per uniformarla... direi 200 ml di miele, 200 gr di zucchero bianco e 100 gr di canna. Ho usato anche la granella di mandorle e qualche filetto... ed è venuto perfetto!!!
Che ne dite?
Buona giornata
Dani

A Honey Cake Worth Baking

By Leah Koenig
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Adapted from “A Treasury of Jewish Holiday Baking”
Serves 10-1
31⁄2 cups all-purpose flour
1 tablespoon baking powder
1 teaspoon baking soda
1⁄2 teaspoon salt
4 teaspoons cinnamon
1⁄2 teaspoon ginger powder
1⁄2 teaspoon allspice
1⁄8 teaspoon nutmeg
1 cup vegetable oil
1 cup light-colored honey (e.g., orange blossom, clover or tupelo)
1 cup sugar
1⁄2 cup brown sugar
2 large eggs
1 teaspoon vanilla extract
1 cup warm coffee or strong brewed tea
3⁄4 cup orange juice (not from concentrate)
1⁄2 teaspoon orange zest
1⁄2 cup sliced toasted almonds, optional
powdered sugar for dusting, optional
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1. Preheat the oven to 350 degrees, and evenly grease a Bundt pan with butter, vegetable oil or cooking spray. In a large bowl, whisk together the flour, baking powder, baking soda, salt and spices.
2. Make a well in the center and add the oil, honey, both sugars, eggs, vanilla, coffee, orange juice and zest. Using a whisk or an electric mixer set to low speed, combine the ingredients to make a stiff batter.
3. Spoon batter into prepared pan. Place the pan on a baking sheet, and bake until the cake springs back when you touch it in the center, about 1 hour. (Be careful not to overbake.) Let cake stand for 15 minutes before removing it from the pan. Then invert onto a wire rack to cool before slicing. Serve topped with almonds and dusted with powdered sugar, if desired.
DSCF4042
Now 2 suggestions to make Glaze, instead of serving with powdered sugar:
1 - Boil together 1 1/2 cups honey, lemon juice, lemon zest and water. When glaze reaches a thick consistency, remove from heat and drizzle over cake. Sprinkle with almond slivers.(from here)
2 - While the cake is still warm, make the icing by mixing the sugar and honey together with 2-3 teaspoons of hot water. Trickle over the cake in whatever design takes your fancy.(from here)
Isn't it wonderful?
Have a nice day
Dani



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Di Daniela

Conosco la signora Franca da quando ero piccola: milanese, elegante, mamma a tempo pieno di 4 figli (di cui 3 maschi), padrona di casa perfetta e ottima cuoca. Questa è l'immagine che ho in mente da srmpre e devo dire che le (poche!!) ricette che sono riuscita a carpire a sua figlia, mi hanno semprre più confermato in questo mio pensiero. E' ancora leggenda qui in casa il suo patè, che prepara per il pranzo di Natale e che Giulia mi ha trascritto in una lettera (ancora si usava così....notte dei tempi, eh!!) che ancora conservo inserita nel mio "album" di ricette giovanili.... Tutto questo per dirvi che, dopo aver nicchiato per un po' Giulia si è  decisa ancora a partecipare, come ospite, all'MT challenge di questo mese, proprio con la ricetta degli gnocchi di semolino di  sua mamma e ce ne ha fornite addirittura due versioni!! Come sempre in questi casi lascio la parola a lei e alla "loro" interpretazione del classico piatto. Buona serata a tutti.
Gnocchi alla Romana e Palline di semolino allo zafferano e formaggio.
gnocchi 001
La mia mamma era una gran cuoca, ora lo so. Lo sarebbe ancora adesso se non avesse qualche problema di deambulazione, ma tant’è; ora sono io a cucinare per lei, la domenica. E per quanto lei amasse la cucina veloce, poveretta, con 6 bocche fameliche da nutrire mattina e sera era veramente brava. E la prova l’ho avuta oggi. Gli gnocchi alla romana sono sempre stati piatto di famiglia, da sfoggiare nelle migliori occasioni: Natale e compleanni vari. Per me e i miei fratelli era sempre una gran festa, ma non bastavano mai e io che ero la più piccola mi ritrovavo sempre con solito bontempone (Luca) che mi diceva “guarda là”; io ignara mi giravo e quando lo sguardo tornava sul piatto era pressoché vuoto…Lo so ero torda, e lo sono ancora adesso.
Divago, ma in quei giorni di gnocchi alla romana io amavo mettermi in un cantuccio della cucina e guardare lei che li faceva, stando zitta, perché da brava chimica lei pesava tutto al millesimo e se parlavo la distraevo. E tutto sommato non mi sembravano neanche difficili da fare, fino a oggi. Non li ho mai fatti perché il pargolo non li ama (e qui non ha preso da me) ed essendo in due...
Il là me lo ha dato un treno perso, assieme alla pastiera verace per la Dani, e una giornata di ferie tutta da riprogrammare. Sono andata a chiedere lumi sulla ricetta di famiglia e mia madre mi ha illuminato sciorinando a memoria la ricetta.

320 grammi di semolino
1 litro e mezzo di latte
2 uova intere
50 grammi di parmigiano
Sale pepe noce moscata
Burro e parmigiano per condire.

Ho fatto bollire il latte, ho unito il semolino, girando, girando, girando, e mano a mano che giravo e questo diventava più duro, mi sembrava di essere in una colonia penale, tanto era faticoso! Dopo i canonici 20 minuti ero a pezzi, ricordando che quando lo girava la mamma mi sembrava fresca come una rosa. E già lì ho cominciato a rivalutare le doti della mamma. Ho unito uova e parmigiano e poi, come da manuale, li ho stesi sul piano del tavolo (avercelo il tavolo in cucina 70 cm scarsi di spazio) dopo averlo bagnato abbondantemente di acqua. Per appiattirlo a spessore 1 cm avrei dovuto usare la lama del coltello bagnata, ma diciamo che l’operazione non è venuta perfettamente. Eppure sempre quando lo faceva mia madre sembrava che il coltello volasse…
Superato questo secondo trauma, siamo arrivati a terzo. Una volta raffeddati, fare dei tondini con apposito strumento (tazzina di caffè) e metterli una pirofila. Ne fosse venuto su uno senza farmi penare, ho dovuto lottare per ogni singolo gnocco e qui basta la mamma ora sembra wonder woman. Completate le innumerevoli pirofile (3), le ho cosparse di parmigiano e fiocchetti di burro e le ho messe in forno. Buoni sono buoni ma mai più…li riconsegno ai ricordi, stimando sempre più quella santa donna!
Palline di semolino allo zafferano e formaggio

palline 004
Un “arancia” e mezza di impasto di gnocchi
2 cucchiai di parmigiano
Pangrattato
Olio per friggere.
Per la salsina
100 cc di latte
50 gr. Di fontina dolce tagliata a pezzetti
Mezzo cucchiaino di maizena sciolto in acqua
Sale pepe
Una bustina di zafferano

Quando sono arrivata al momento di stendere l’impasto dei gnocchi sul tavolo, mi sono accorta che era veramente tanto, allora ne ho tenuto da parte un po’, gli ho messo un altro paio di cucchiai di parmigiano e ne ho fatte delle palline, passandole poi nel pangrattato unito a dell’altro parmigiano.
Le ho poi fritte per un paio di minuti in olio bollente.
Nel frattempo ho fatto bollire 100 cc di latte con dentro 50 grammi di fontina tagliata a pezzettini, ho aggiunto sale e una dose abbondante di pepe, un mezzo cucchiaino di maizena sciolta in acqua e una bustina di zafferano; L’ho fatta sobbollire per un pochino e devo dire che ne è uscita una salsina niente male. E così anche con questa partecipo all’MTchallenge di Aprile, questa volta in concorso!

Giulia

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cocktail mela
Ve lo avevo promesso- e quindi ho elegantemente disatteso, come faccio troppo spesso da un po' di tempo a questa parte. In teoria, sarebbe dovuto essere un post "serale", quelli un po' più riservati, dove ci si conta, ci si riconosce e si chiacchiera di libri un po' a ruota libera, usando il criterio del "mi piace-non mi piace" come sommo metro dei nostri giudizi; in pratica, è un post "diurno" che invade lo spazio dedicato alle ricette. Ma siccome è giorno di Starbooks e siamo pure all'ultima puntata del libro del mese, per giunta con due non ricette che non richiedono granchè di spazio per le spiegazioni, ne approfitto per correre ai ripari e svelarvi il contenuto dell'ultima cassa di libri targata Amazon.co.uk. Quella al 60% di sconto, per capirci, per acquistare la quale mio marito ha di nuovo risparmiato un sacco di soldi, e di cui sul momento avevo detto mirabilia. Ora, a bocce ferme, su qualcosa storco un po' il naso, ma bando alle ciance: eccoli qua

The Hummingbird Bakery- cookbook- Una delle tappe oblbigate di Portobello Rd, la Hummingbird Bakery si è messa a sfornare libri con la stessa rapidità con cui da anni sforna cupcakes, brownies e carrot cakes ai suoi clienti. Questo dovrebbe essere il primo e, neanche a dirlo, ha avuto un successo planetario, a dispetto del prezzo di copertina (16,99 sterline), inversamente proporzionale al numero di pagine (144) e di ricette (azzardo una settantina). Il che spiega il motivo per cui sinora non lo avessi mai comprato, ma sempre sfogliato e lasciato lì. I dolci americani ci son tutti e le cupcakes la fanno da padrone ma, personalmente, è un de ja vu. In compenso, c'è un gran bel lavoro di grafica, sia nell'impostazione generale (very very very American Style), sia nelle singole foto: il talented photographer è Peter Cassidy a cui va il merito di non dare alle stampe una serie di foto tutte uguali: cambiano gli sfondi, le inquadrature, i concetti e a pagina 116 c'è pure un'idea nuova, che va oltre la forchetta nel piatto, le briciole e il pirottino sporco e l'alzatina sullo sfondo azzurrino.  il pregio principale, comunque, è la biscuit cake- fatte uguale uguale alla mia- e cioè tonda, storta e coi biscotti grossi (p. 108): il che non è propriamente una dichiarazione d'amore, ma anche sì. 

Michel Roux jr., Cooking with the Master Chef: Se di cognome fai Roux, non puoi che fare lo chef, a maggior ragione se tuo padre è quell'Albert Roux che con l'ancor più famoso fratello Michelin ha scritto una delle pagine più illustri della recente storia della gastronomia britannica: il loro ristorante, le Gavroche, è stato il primo ad aggiudicarsi prima una, poi due e infine le tre stelle Michelin in terra britannica. E quindi, cosa poteva fare, il rampollo di così tanta famiglia? La risposta esatta, di questi tempi, non è "lo chef", ma "lo chef in televisione"- e il buon Michel jr ha obbedito, alla grande: prima un po' di apprendistato nel ristorante di famiglia e poi il salto a Master Chef, e pure nella sezione dedicata ai professionisti, a conferma di come i pedegree contino sempre qualcosa. A scanso di ulteriori equivoci, questo libro non ha nulla, ma nulla, ma proprio nulla a che fare con Sfoglia&Frolla dello zio: se del primo non si può fare a meno, senza il secondo si sopravvive benissimo. A maggior ragione se si considerano le 25 sterline del prezzo di copertina, intendo. Tuttavia, non è un acquisto di cui mi sono pentita (60%di sconto a parte, intendo): in primis, ha il pregio di non essere una monografia, bensì una raccolta completa di ricette, dagli antipasti ai dessert; si spazia dalla tradizione all'innovazione; e, buon ultimo, c'è il tocco dello chef. Il "concept" - ora me la tiro- è completo, cioè: nel senso che ogni ricetta è concepita come una storia a sè, con un prima, un durante e un poi: dalla salsa di accompagnamento, alla verdura cucinata in un modo particolare, alla spezia mai casuale, raramente da sola. Scelgo a caso, ma in due pagine adiacenti: " Chicken tajine with Olives and Preserved Lemon"- "chicken with Walnut Sauce" "Red Onion, Fennel and Chilli Tarte Tatin", "Pumpkin and Swede Crumble"- insomma, sono ricette su cui si può studiare, ragionare ed ispirarsi. Il che, nella mia cucina, è sempre un punto di forza

Sarah Randell, Weekend Baking: ecco, cosa vi dicevo delle dichiarazioni d'amore? io amo questa donna. La amo, in modo assoluto e totale e se non ci credete recuperatevi questo libro e poi sappiatemi dire. Viene dalla scuola di Donna Hay, con cui ha lavorato per 13 anni, in tutti i settori di questo impero, dalla rivista, ai programmi televisivi, fino all'editoria. Dopodichè, si è messa in proprio e oggi dirige la sezione dedicata al cibo del Sainsbury's Magazine (apro e chiudo: altro posto da non perdere, se volete comprare libri di cucina con sconti da paura, Sainsbury, in Oxford Str.). In mezzo, ha dato alle stampe questo libro che è la fine del mondo, se vi piacciono i dolci e i prodotti da forno in genere: la forza, come sempre, sono le idee, a maggior ragione se non stravolgono tradizioni collaudate ma si limitano ad esaltarle, con qualche suggerimento profumato ed intrigante: lo zucchero alla lavanda, nella torta di mirtilli; la fettina di fico fresco a ravvivare le "solite" lemon bars; la lime drizzle cake con il frosting al cocco; le madeleines al miele e rosmarino; i plum cake alla rapa rossa, cioccolato e ciliegie... e qualcosa mi dice che vi converrà stare sintonizzati su queste pagine, se vorrete saperne di più. 




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Il vero problema, quando parlo di libri, è che non mi fermo più. Per carità, questo vale per qualsiasi argomento- ma con i libri è peggio. Se poi lo faccio al mattino, quando il cartellino incombe, ciò significa rinunciare in partenza a una panoramica completa di tutti gli acquisti, visto che stavolta ho proprio esagerato. Ne riparliamo nelle prossime sere, perchè mi spiace portar via spazio alle ricette, a cominciare da queste due idee velocissime con le quali ci congediamo da Garden Party, lo Starbooks del mese di Aprile. Non prima di aver ringraziato i food bloggers che stanno collaborando con noi, con la promessa di dare una sistemata ai nostri scaffali virtuali e di aggiornarli al più presto con i vostri contributi, quelli che sono arrivati e quelli che, ci auguriamo, continueranno ad arrivare, al solito indirizzo del blog, menuturistico@gmail.com

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Tartine di Caprino fresco e fragole
Spalmate un po' di formaggio di capra su alcune fette di baguette leggermente tostate, coprite con fragole intere o tagliate a fette, pepate

Mela- Pera- Passione
per 8-12 persone
1 l di succo di mela
1 l di succo di pera
1 limone
300 ml di calvados o cognac
foglie di menta o verbena

Mescolate i succhi di mela e pera. Aggiungete un limone tagliato a rondelle e 300 ml di calvados o cognac. Decorate con foglie di menta o verbena
Ciao
Ale

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lemon drizzle cake


Secondo mia sorella, per avere sempre una casa efficiente e sotto controllo, bisognerebbe fare un trasloco ogni cinque anni. Certo, poi ci sarebbero altri traumi, ma la soddisfazione di conoscere il contenuto di tutto quello che abbiamo in casa nostra, nonchè ogni singola posizione in dispense-armadi-cassetti ,è  roba che va oltre ogni "stress da moving on" e che ci ripaga di qualsiasi  sforzo: perchè se è vero che imballare-trasportare-disimballare o come cavolo si dice comporta uno straordinario non da poco di fatiche, smoccolamenti e stanchezza, è altrettanto vero che poter avere una casa pienamente sotto controllo è una soddisfazione mica da ridere. E se questo accade in una stagione della vita in cui, da figli adolescenti a specchi insensibili e maleducati, ti rendi conto che "controllo" è un concetto che ormai non ti appartiene quasi più, è inevitabile aggrapparsi a tutto, anche a robe che, fino a pochi anni fa, venivano considerate semplici accessori di una vita con ben altre priorità- e la casa rientrava fra queste. 
Fino a poco tempo fa, infatti, "casa" e "macchina" stavano esattamente sullo stesso piano, per me: niente di più che due mezzi necessari per il tipo di vita che avevo scelto, tutta proiettata all'esterno- e quindi all'insegna degli spostamenti,  dei  cambiamenti, delle panacee di un'irrequietudine di fondo che l'età, la famiglia e la figlia hanno solo smussato agli angoli. Erano luoghi di permanenza brevi, dove ci si fermava il tempo strettamente necessario per riorganizzarsi e ripartire (la prima) o per farsi trasportare da un luogo all'altro (la seconda) e quindi non avevano nulla che potesse invogliare me o chicchessia a restarvi per un pò'. Che poi, nei fatti, io abbia sempre avuto case piene di gente e macchine che han visto sviscerati tutti i massimi sistemi in discussioni interminabili, meglio se da mezzanotte in poi, questa è un'altra faccenda, di cui, però, nè il mio salotto nè l'abitacolo della mia auto hanno mai avuto la benché minima responsabilità: da quelli, infatti, veniva solo voglia di scappare.
Superfluo aggiungere che, curandomi poco dell'una e dell'altra, non mi sono mai preoccupata dei loro contenuti: l'auto era una specie di cabina armadio con libreria annessa, visto che spesso e volentieri uscivo all'alba e tornavo a notte fonda- e in mezzo dovevo andare a lavorare in tre posti diversi- con tre abbigliamenti diversi- prendermi caffè con tizi, aperitivi con cai e pranzi con semproni, per non parlar degli amici e delle cene e dei tempi morti  da  resuscitare con un libro.
La casa, invece, era un luogo di parcheggio di qualsiasi cosa mi venisse in mente. A me, a mia sorella e ai nostri amici, visto che, all'epoca, le uniche privilegiate ad avere a disposizione un appartamento tutto per loro eravamo noi (e pazienza, se era proprio attaccato a quello di mamma e papà). Nel giro di poco tempo, l'avevamo trasformata in una sorta di antro delle meraviglie, piena zeppa di cose che prima o poi sarebbero servite, a me o a chiunque altro, e che intanto, per il momento, stavano lì, ammassate in dispense vere e di fortuna, stipate negli armadi, nascoste dietro alle immancabili pile di libri.
Superfluo aggiungere che  c'era una gran confusione, dappertutto- e non vi dico cosa è stato il mio primo trasloco: vi basti sapere che da lì per i dieci anni a venire ho pagato la tassa della rumenta senza batter ciglio. 
Tuttavia, ad ogni viaggio che facevo nel bidone della spazzatura, era una litania di "mai più". "Mai più mi ridurrò così, mai più comprerò cose che non uso, mai più terrò sempre tutto, mai più, mai più, mai più". 
Lo stesso copione si è ripetuto tre anni dopo, quando ci è toccato un secondo trasloco che ha riproposto grosso modo un identico trionfo dell'inutile- inutilizzato-inutilizzabile da una parte e del gran casino dall'altra: e i "mai più" si sono arricchiti di altri buoni propositi, pure a scadenza: "una volta alla settimana, controllo la dispensa; una volta ogni 15 giorni, rifaccio i cassetti; una volta al mese, sistemo i documenti; una volta a trimestre, la libreria" e così via, secondo un florilegio di buone intenzioni che non avrebbe sfigurato sui libretti del Catechismo per la Prima Comunione che usavano ai miei tempi. 
Stavolta, c'era tutto: programmazione, raziocinio, coerenza, volontà e pure con il rischio  brutta figura annesso, visto che per motivarmi ulteriormente l'ho detto a mari e monti, che "da questa casa, si cambia".
E allora com'è che ieri, nell'armadietto dei medicinali, ho trovato aspirine scadute nel 2004 e sciroppi per la tosse del 2006?
Ditemi che erano due ottime annate, vi prego....

LEMON DRIZZLE CAKE

lemon drizzle cake

Non so se questo libro avrà mai l'onore dello Starbooks, perchè è un po' troppo connotato: ma di sicuro è uno degli acquisti migliori dell'anno. Ha fatto battere il cuore a me e a mia madre, a cui ha risvegliato una serie di ricordi che si son trasformati in impellente bisogno di cucinare, quando è capitata su questa ricetta. 
"La prima torta che ho preparato in Inghilterra!" ha detto- e a me si è gelato il sorriso: perchè io ero convinta che questa fosse una specie di novità, visto che fino a due o tre anni fa non l'avevo mai assaggiata. Invece, mi sbagliavo di grosso: pare che sia il classico dei classici, assieme ai vari trifle ricoperti di meringa, alla torta di biscotti, alla carrot cake e a un sacco di altre cose che ho preparato nei mesi scorsi, proprio sulla scia delle emozioni suscitate da questo meraviglioso ricettario e che prima o poi posterò anche qui sopra. 
Tornando alla torta, è una meraviglia. 
Presumo che in tutti questi anni sia sfuggita al mio palato perchè poco coreografica: conoscendo i miei gusti (soprattutto quelli di un tempo) avrà finito di fronte agli spettacoli delle layer cake e delle creme, tanto belli da vedere quanto stucchevoli da mangiare- ma ora mi sto rifacendo, perchè la preparo appena posso. L'impasto è incredibilmente morbido e il tocco in più dello sciroppo di limone versato sulla torta ancora calda è roba da candidatura al terzo Cerhio, per intenderci. In più, va bene per ogni momento della giornata, dalla colazione all'ora del tè e se la accompagnate con una crema anche per cena. Insomma, ogni occasione è buona ma, fidatevi, non sto esagerando...

per la torta
200 g di burro morbido
250 g di zucchero
3 uova medie, leggermente sbattute
la scorza grattugiata di 2 limoni
250 g di farina autolievitante 
1/2 cucchiaino di lievito
100 g di latte

per la glassa
100 g di zucchero
il succo di due limoni
la scorza grattugiata di un limone

Preriscaldare il forno a 180 gradi, modalità statica
Mettere il burro, lo zucchero, le uova e le zeste di limone in un'ampia terrina e setacciarvi sopra la farina e il lievito, poi aggiungere il latte, sempre senz mescolare. 
Con un cucchiaio o con le fruste elettriche incorporate tutti gli ingredienti, fino a formare un composto morbido e liscio. 
Versatelo in uno stampo (diametro 22 cm) precedentemente imburrato, e coperto di carta da forno, livellando in superficie e infornatelo per 50-60 minuti (meno, nel mio forno: fate la prova stecchino)

Nel frattempo, preparate lo sciroppo, mischando lo zucchero con il succo e le zeste di limone, a freddo. 
Appena la torta è pronta, toglietela dal forno e, lasciandola nella teglia, mettetela su una gratella. Punzecchiate la superficie della torta con un lungo stuzzicadenti o con i rebbi di una forchetta e poi versatevi rapidamente lo sciroppo, facendo attenzione a distribuirlo su tutta la superficie in modo che  penetri uniformemente all'interno della torta. 
Lasciate raffreddare completamente prima di sformare il dolce dallo stampo. 

lemon drizzle collage

Note mie
Partiamo dagli ingredienti
  • ovviamente, i limoni si intendono non trattati. Meno ovviamente, si dovrebbe usare una grattugia in microplane, perchè non c'è confronto con quelle tradizionali. La scorza del limone viene via senza sforzo e quindi mantiene tutti gli aromi intatti. 
  • il burro deve essere morbido, ma non acquoso. 
  • uova e latte a temperatura ambiente
  • per quanto riguarda il lievito, se non avete la farina autolievitante usate una bustina intera di lievito per dolci. Intera, perchè se fate caso, la ricetta prevede l'aggiunta di un cucchiaino supplementare. Quindi, deve crescere bene
Procedimento
  • è quello che gli Inglesi chamano "all-in-one": si mettono tutti gli ingredienti in una terrina e si mescolano, tutti in una volta. Complicatissimo, direi :-)
  • è fondamentale che lo stampo sia rivestito di carta da forno e se la fate trasbordare un po' è meglio. Vi aiuterà a sformare la torta che, una volta impregnata di succo, resterà un po' umida e quindi più esposta al rischio di spatasciamenti vari. 
Cottura
  • nei dolci col lievito, preferisco sempre il forno a modalità statica. Se usate il ventilato, 170 gradi per 30 minuti- e poi fate la prova stecchino. Deve uscire umido, ma non bagnato o meno che mai con i grumi di impasto attaccati sopra. Per il mio forno, come ho detto, 50 minuti sono troppi. 
Sciroppo
  • un'altra cavolata: è a freddo, quindi si tratta solo di mescolare gli ingredienti. Gli Inglesi usano il caster sugar, che è uno zucchero a "grana" più fine del nostro zucchero semolato e che, quindi, si scioglie più facilmente. Volendo, potete sostituirlo con lo zucchero a velo ma secondo me non è il caso. 
Buona ripresa :-)
ale

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    Questa volta le ricette che affronteremo nella nostra serata insieme ad Ovada presso Casa Parodi Store saranno:


    Favvins al pecorino fresco e fave

    Carbonara di speck e carciofi

    Mille foglie di tortilla (di Giulia)

    Contorno di peperoni grigliati in insalata

    Bavarese allo yogurt e fragole (E. Knam) con shortbread alla lavanda




    Per informazioni chiedete ad  Anna al 0143 86159


    A presto

    Dani
    aend_of_the_skype_highlighting

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    image from here


    Alzi la mano chi non vorrebbe essere alle prese con il turbo-forno di Valeria&Giorgio, o a scoprire gli angoli più nascosti di una Milano da amare con Cristina o nel sole di Bordighera, con Diana (e pazienza se oggi piove: con Diana, c'è il sole dappertutto). E alzi la mano chi, invece, è alle prese con liste di ingredienti, pranzi di Pasqua da preparare (chi aveva detto, "con chi vuoi"?), incubi da code di Pasquetta e colombe che devono ancora lievitare, ovetti da finire di decorare, telefonate da fare e mail da spedire, per auguri più o meno veloci a tutti. Noi siamo presenti in entrambi i gruppi ed è per questo che oggi andiamo di corsa più del solito: non tanto, però, da non farvi gli auguri- e pure come si deve. 
    Li affidiamo alle nostre tre amiche dell'Emmetichallenge che in questa settimana hanno mandato le loro versioni di gnocchi, godibili tanto quanto i post che li accompagnano: ci sono gli gnocchi di semolino di Giorgio e Valeria, al ragù di agnello e carciofi , gli gnocchi di semolino ai tre gusti di Cristina P., a contorno di un altro giro virtuale alla scoperta degli angoli più nascosti della sua città e gli gnocchi di semlino in salsa di formaggio di Diana, che inaugura la nuova fase del "non so fotografare".
    E poi ci sono i nostri auguri personalissimi, di una Pasqua che possa portare in voi e nelle vostre famiglie un po' di serenità- quanta ne basta per potersi godere il tempo buono della festa, del riposo, della condivisione degli affetti e - perchè no?- di una tavola piena di sorrisi, di sguardi felici e di cose buone. 
    Noi ci rivediamo martedì prossimo!
    Buona Pasqua a tutti
    Ale&Dani

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    Di Daniela

    The Earh Day

    Fin dall'ormai lontano 22 aprile 1970 questa giornata è diventata importante. Tutto è cominciato quando un senatore degli USA, scioccato da quanto era accaduto a seguito della fuoriuscita di petrolio da una perforazione di una piattaforma petrolifera a largo di Santa Barbara il 28 gennaio 1969, chiese agli americani di reagire : risposero al suo appello 20 milioni di cittadini, che si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del nostro pianeta. Da quel giorno, ogni 22 aprile si celebra l'Earth Day - la Giornata Mondiale della Terra, un evento internazionale che coinvolge 175 paesi del mondo.
    da qui
    Vi riporto una breve testimonianza di chi ha visto, in quel giorno di gennaio un fenomeno orrendo…. Fermarsi e sparire le onde del mare sotto una coltre nera : “Abbiamo pensato che il mondo stesse finendo. La gente andava alla spiaggia e piangeva. Niente onde. Solo quello strato denso e appiccicoso sull'acqua piatta”.
    La fuoriuscita di Santa Barbara fu dovuto ad una perdita di greggio da un pozzo profondo 1 chilometro sotto una piattaforma dalla Union Oil, a 8 chilometri dalla costa. La pressione provocò delle spaccature sul fondale marino vicino al pozzo mentre i lavoratori estraevano una tubatura e il petrolio venne su per 11 giorni prima che i lavoratori riuscissero a tappare la perdita. E’ stato il primo di una serie di drammatici incidenti con il petrolio che hanno ucciso centinaio di migliaia di animali e insozzato coste prima splendide che solo dopo anni hanno potuto esssere parzialemente recuperate
    da qui
    A fronte di 12 milioni di litri di petrolio versati in mare e 56 chilometri di costa inquinata, è utile ricordare ciò che disse durante un’intervista Fred Hurtley, presidente della Union Oil che causo' il disastro di Santa Barbara: "non mi piace chiamarlo disastro perche' non ha causato la perdita di vite umane. Sono sorpreso di tutta la pubblicita' data alla perdita di pochi uccelli". E a nulla è valso per lui il pensiero che sono stati necessari anni per cercare di ripulire e di restaurare una sorta di bilanciamento ecologico nella baia di Santa Barbara…… E’ un buono spunto di riflessione vero?
     
    Al di la delle inevitabili strumentalizzazioni, questa giornata dovrebbe indurci a riflettere anche su ciò che noi personalmente, nel nostro piccolo, potremmo fare per cercare di migliorare , anche solo di poco, la situazione del mondo in cui viviamo… con piccole cose: dal risparmio energetico alla raccolta differenziata, al rispetto per la natura con la quale veniamo in contatto. Se vorrete dare un’occhiata qui http://www.giornatamondialedellaterra.it/ , “le azioni del buon senso”, sono certa che troverete ottimi spunti.
    Buona serata
    Dani



    http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,900613-3,00.html
    http://www.huffingtonpost.com/2008/07/14/the-santa-barbara-oil-spi_n_112605.html?page=2
    http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-68a815ff-58aa-45b8-901a-285ca029acf7.html?refresh_ce
    http://apocalisseitalia.blogspot.com/2009/02/memorie-di-un-disastro.html

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    Di Daniela
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    Una piccolissima premessa : oggi si celebra l'Earth Day. Più tardi ne parleremo un po'.....

    DSCF3626
    Lo so, poi voi mi direte che perdo un sacco di tempo dietro le sciocchezze delle bimbe, che una merenda vale l'altra , che pane e marmellata è sufficiente da se (specialmente sele marmellate sono quelle che prepariamo noi!), che poi si abituano ad essere coccolate e rimanrranno male quando nessuno lo farà più.... cioè le stesse cose che un po' di tempo fa mi ripeteva mio marito, ogni volta che io disegnavo faccine nella frittata, che presentavo omelettes che ridevano, e i wurstel dovevano necessariamente assomigliare a polpi o a fiorellini....Poi unavolta è rimasto con me (rimasto.... bè, diciamo che l'ho legato su una sedia impedendogli di fuggire!!) durante una merenda a casa nostra di piccolette varie e ha capito quello che io volevo spiegargli: i bambini vanno pazzi per le sciocchezze,per tutto quello che li coinvolge , che li fa sentire importanti e "adulti". Adorano pasticciare in cucina e soprattutto adorano essere coccolati, essere al centro dell'attenzione e i piccoli piaceri legati ad una frittata sorridente non li dimenticano mai più... ma non solo da piccoli: i compagni di scuola del liceo della figlia n.1 amavano venire a prendere il te qui (i più audaci mi chiedevano perfino di poter mettere un po' di zucchero, vero Dimi?), sceglievano tra i tanti aromi, ognuno aveva il preferito e se c'era una fetta di torta o un biscotto non è che stonasse proprio.... Quindi alla Microba, la più piccola, la più viziata da genitori e sorelle si può forse negare una merenda un po' diversa? Specialmente se l'ospite d'eccezione è la sua amica Alice, cuoca provetta, che già con noi ha preparato cioccolata calda e muffins alle gocce .. di cioccolato, naturalmente... (se sospettate una loro certa passione per la bevanda degli dei, bene, avete assssssolutamente ragione!!!). Dunque oggi per siffatta ospite ho spulciato il mio amato web e ho trovato un'ispirazione fantastica qui....l'ho variata seguendo l'ispirazione e le materie prime più "nostre" e golose e così, per citare il poeta, in questo modo sollecitata, ho preparato dei mini muffins, sia con le gocce nere che senza, tenendomi un po' indietro con lo zucchero, e poi ho messo.... bè faccio prima a farvelo vedere che a descriverlo! Ah piccola aggiunta: va da se che si può benissimo preparare anche per adulti golosi...
    Fondue ai due cioccolati!
    bianco1
    Per la fondue
    100 gr di cioccolato fondente al 65 o 70%
    100 gr di cioccolato bianco
    DSCF3617
    Per le decorazioni
    1 manciata di codette di zucchero colorate
    1 manciata di codette di cioccolato fondente o al latte
    1 manciata di zucchero colorato
    1 manciata di zucchero di canna 
    1 cucchiaino di cannella
    1 manciata di nocciole (tritate a granella)
    1 manciata di mandorle (tritate a granella)
    1 manciata di pistacchi
    ....qualunque altra cosa vi vada di mangiare con il cioccolato
    DSCF3721
    Per i mini muffins (18 circa)
    175 gr di farina
    1 cucchiaino di lievito
    1 cucchiaino di bicarbonato di soda
    sale
    3 cucchiai di zucchero scarsi
    1 uovo sbattuto
    145 ml di latte
    3 cucchiai di burro fuso
    MINIMUFFINS
    Per i muffins: Mescolate in una ciotola tutti gli ingredienti asciutti: farina, lievito, bicarbonato, sale, zucchero; in un altra, tutti quelli liquidi: l'uovo leggermente sbattuto, il latte e il burro fuso lasciato intiepidire. Unite poi i composti, mescolate rapidamente e infornate nell'apposito stampo o negli stampini monoporzione a 190 gradi per una quindicina di minuti.Lasciate intiepidire e sformateli. Potrete anche prepararli prima e poi congelarli quando vi servono. Basta lasciarli fuori dal freezer 3 / 4 ore e tornano perfetti.
    Per le decorazioni : disponete in tante coppette diverse tutti le vostre golosità, creando un bell'insieme colorato.

    DSCF3720
    Per la fondue: fate fondere nella cioccolatiera, insomma nel apposito attrezzino con candelina sotto, il cioccolato: bianco da una parte e nero dall'altra.
    Una volta fusi vi resta solo da infilzare 1/2 muffin per volta con le forchettine in dotazione e scegliere come volete mangiare i vostri muffins : prima dovrete pucciarli nella coppetta con il cioccolato che avrete scelto e poi in una, o più d'una coppetta colorata....
    DSCF3703-1cioccolata e pistacchio
    DSCF3711-1
    bianco colori2bianco colori
    DSCF3693
    Posso assicurarvi che è assai difficile smettere? L'unica attenzione è quella di non toccare le tazze della fondue con le mani, perchè sono ovviamente calde, oltre naturalmente quella di contenervi nel numero di dolcetti.... Io li ho divisi a metà per permettere di fare più scelte di pezzetto in pezzetto. Ho aggiunto buon peso anche dei quadrotti di torta al cioccolato e nocciole, già glassati con una ghiaccia cotta al cioccolato, che inforchettata e inzuppata nel cioccolato bianco diventa una cosa da paura......e può essere sia in sobrio  "bianco e nero"
    bianco e nero2bianco e nero
    o in un più brillante multicolor...
    a colori3a colori
    e se poi alla fine non ce la fate proprio più a mangiare un ultimo minimuffin, potrete sempre fare come la sorella media della Microba...
    ditone
    Le bimbe hanno comnque molto apprezzato!!
    Buona merenda a tutti
    Dani



    Double chocolate fondue

    MINIMUFFINS
    For the fondue
    100 grams of dark chocolate or 70 to 65%
    100 grams of white chocolate

    For decorations
    a handful of Rainbow Jimmies
    a handfull of Chocolate Brown Jimmies
    A handful of colored sugar
    1 handful of sugar cane
    1 teaspoon cinnamon
    1 handful of hazelnut (crushed )
    1 handful of almonds (crushed)
    A handful of pistachios (crushed)
    .... whatever you like to eat the chocolate

    DSCF3693
    For mini muffins (about 18)
    175 gr flour
    1 teaspoon baking powder
    1 teaspoon baking soda
    salt
    3 tablespoons sugar low
    1 beaten egg
    145 ml of milk
    3 tablespoons melted butter

    bianco colori2
    For the muffins: Mix in a bowl all the dry ingredients: flour, baking powder, baking soda, salt, sugar. In another, all those liquids: the lightly beaten egg, milk and butter cool melted. Then add the compounds and mix quickly. Then pour into the in the mold or molds and then in the oven at 190 degrees for fifteen minutes. Let cool and the mold. You can also prepare them first and then freeze them. Just leave them out of the freezer 3 / 4 hours and they are perfect and soft again.
    For decorations: available in many different cups all your goodies, creating a beautiful blend color.
    For the fondue: Melt the chocolate in the Chocolate Melter: white on one side and black on the other.
    bianco1
    When melted, you just stick 1 / 2 muffin at a time with small forks included and choose how you want to eat your muffins: first you must dip it into the bowl with the chocolate you prefer and then in the one colorful cup you prefer!
    But then, if you can eat no more muffins, just do as my daughter Ginevra...
    ditone
    Bon appetit
    Dani

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