Di Daniela
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Proseguiamo con la nostra lezione di cucina sui pesci d'acqua dolce: dopo il gustosissimo antipasto, passiamo ad un primo morbido e saporito. Parliamo dei 

Bauletti di patate ripieni di temolo e verdurine croccanti, al timo selvatico

Ingredienti per 4
Per i bauletti
300 gr di patate (vecchie , migliori per gli gnocchi)
60 gr di farina 00
60 gr di farina di grano duro
30 gr di fecola di patate
80 gr di uova intere
40 gr di parmigiano grattugiato
Sale e noce moscata qb
Per il ripieno
60 gr di carote
60 gr di zucchine
10 gr di scalogno
200 gr di temolo (o trota)
40 gr di burro



Schiacciate le patate ancora tiepide , aggiungete la farina e la fecola, l’uovo e il parmigiano, salate e impastate il tutto fino ad ottenere un impasto omogeneo.

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chef a bormio
In una padella fate bollire lo scalogno, aggiungete le zucchine e le carote grattugiate, aggiungere il temolo tagliato finemente, lasciate cuocere il tutto ed infine aggiustate con sale e pepe e fate raffreddare.

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Stendere la pasta di patate finemente, ritagliate dei quadretti e pennellate con un uovo tutte le estremità , anche se trattandosi di un impasto a base di patate non è strettamente necessario.
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bauletti
bauletti di patate

Farcite con il ripieno, confezionando dei bauletti. Cucinate i bauletti in acqua bollente salata, per 4 o 5 minuti, scolate delicatamente e adagiate su di un piatto, condite con una sferzata di burro aromatizzato al timo e parmigiano.
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Buona giornata a tutti
Dani

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Di Daniela

Non c’è vacanza estiva Valtellinese, senza le nostre lezioni di cucina.
La prima che sono riuscita a seguire quest’anno e che vi propongo con un po' di ritardo, è la lezione sul pesce di acqua dolce presentata dallo chef  Paolo Apollonio, coadiuvato dal mitico chef Bassi: quello che ho davvero ammirato, oltre alle ricette in se e per se eccellenti,  sono gli spunti che si possono ricavare, per cucinare in maniera semplice e gustosa anche il nostro pesce di mare, con suggerimenti per la cottura e l’accompagnamento che ho apprezzato come sempre molto, e che si devono alla  professionalità e bravura dei cuochi impegnati. 
Cominciamo quindi con la prima parte della lezione , dedicata all’antipasto, che nella versione originale si intitola

Girelle di trota affumicata alle erbette spontanee con mele di Valtellina


Ingredienti per 4
250 gr di mascarpone
Erba cipollina, cerfoglio, prezzemolo e rafano qb
250 gr di trota affumicata
Rucolina selvatica per guarnizione
50 gr di mele a cubetti
Sale e pepe
Aceto di mele qb

Pulite la trota, sfilettatela accuratamente e spinarla del tutto: per ottenere un buon risultato utilizzare o un coltello estremamente affilato oppure delle normali pinzette da sopracciglia.
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La trota affumicata la trovate già sfilettata dal pescivendolo, ma se non la trovaste potreste sempre affumicarla da soli!!! Lo chef Bassi ci ha detto che non è affatto difficile. Basta utilizzare una vecchia pentola da buttare mettendo sul fondo un po’ di trucioli di legno , si raccomanda non di legno resinoso, mettere il tutto sul fuoco e appena fa fumo appoggiare sul bordo una gratella e su questa i filetti di pesce: nel giro di pochissimi minuti prenderà un ottimo sentore di affumicato. Garantisce la semplicità del procedimento: tutto sta, se vivete in città, nel trovare i trucioli di legno non resinoso :-).
Un piccolo ma fantastico consiglio ancora: NON buttate la pelle della trota!!! Una volta tagliata in strisce, la si può caramellizzare in forno per qualche minuto, facendola diventare perfettamente croccante ed ottima come accompagnamento delle girelle, fornendo al piatto la nota croccante!

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Adagiate il filetto di trota su un pezzo di pellicola trasparente e coprirla con la stessa ; batterla delicatamente per pareggiarne lo spessore.

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Preparate un trito con tutte le erbette e ricordate che il rafano determina la piccantezza del piatto : quindi utilizzatene a vostro gusto, senza esagerare. Nel frattempo scottate in poca acqua bollente i cubetti di mela: lo chef per questa ricetta consiglia le mele verdi tipo granny smith che risultano compatte ed acidule.
Unite il trito al mascarpone formando una crema corposa, aggiustate di sale e pepe e spalmate il composto sul filetto di trota, cercando di dare uno spessore uniforme. Arrotolatelo su se stesso aiutandovi con la pellicola formando una girella. Mentre spalmate il ripieno ricordate di lasciare un dito di trota sul bordo libero in modo da facilitare la chiusura del filetto.

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Raffreddare in frigorifero per almeno 30 minuti. Tagliate poi con un coltello molto affilato i rotolini di trota in modo leggermente trasversale , per creare delle girelle.

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Servite su un letto di rucolina, guarnite con i cubetti di mela scottati e condite il tutto con una vinaigrette preparata con aceto di mele e una macinata di pepe.

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Questo piatto si può preparare, secondo il suggerimento dello chef, anche con salmone o tonno affumicato.
Buon appetito
Dani



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Ovvero, la liste dei desideri, che in teoria avrebbe dovuto aspettare ancora un po' di tempo, ma che ora gode della corsia preferenziale degli sconti fino a fine mese- e d'altronde, come riusciamo a far risparmiare i nostri mariti noi, non ci riesce nessuno...
Vado random, anche se il primo titolo è quello a cui tengo di più, in assoluto






Quando, nel 1968, Claudia Roden diede alle stampe questo libro, era solo una giovane pittrice, trasferitasi a Londra da Parigi e prima ancora da Il Cairo, dove era nata trent'anni prima, alla ricerca di un modo per attenuare la nostalgia di casa. Raccogliere le ricette della sua terra d'origine le era sembrata una possibile soluzione e fu così che si accinse alla stesura di questa raccolta, raccontando, prima ancora che trascrivendo, le tradizioni culinarie del Medio Oriente. Quello che lei diede alle stampe sarebbe diventato un testo rivoluzionario, capace di aprire la mentalità del'epoca al fascino del mondo arabo che prendeva vita attraverso le ricette, gettando un ponte fra questa cultura e tutte le altre. Nulla apparve più "troppo esotico" o "troppo strano", dopo il libro di Claudia Roden, ma tutto, dal singolo ingrediente, al singolo gesto, si arricchiva di una spiegazione e di un significato che abbatteva ogni pregiudizio ed ogni barriera. Da allora, The Book of Middle Eastern Food ha conosciuto non so quante edizioni (io ho una ristampa di un'edizione della metà degli anni Settanta, che risale a vent'anni fa) e chiunque lo legga ne resta entusiasta: ricette strepitose ed infallibili, sullo sfondo di una storia raccontata in tutti i dettagli, dall'anedottica alla tradizione, in una prospettiva antropologica sorretta da uno stile fresco, leggero, divertente. Le cucine di Siria, Libano, Turchia, Grecia, Egitto, Iraq, Arabia Saudita, Yemen, Sudan, Algeria, Tunisia, Marocco ed Israele si susseguono in un'opera completa erd avvincente, scelta da  Allan Bay per inaugurare tempo la fa la collana di gastronomia da lui diretta presso la Casa Editrice Ponte alle Grazie.  Titolo imperdibile, per cultori della materia e anche no.



Chiara Riccarand- La Cucina Persiana- dalla Tradizione classica all'Iran di oggi.
A differenza di Claudia Roden, che quando si accinse a scriver eil suo primo libro di cucina era una pittrice, Chiara Riccarand è un'italiana che si è dedicata da anni allo studio della letteratura e della poesia iraniane, con una speciale attenzione alla filologia e allo studio della parola tout court. Inevitabile, quindi, il passaggio all'approfondimento delle tradizioni di questo popolo e, da qui, alla cucina, che viene affrontata in chiave dichiaratamente storica. Che, in questo momento della mia vita, con tre metri per due di libreria zeppa di ricette che non farò mai, è quello che davvero mi interessa. Non il singolo piatto, cioè, ma quello che gli sta intorno- e se dietro ancora meglio. In più, parliamo di una terra piena di seduzione e di fascino come l'antica Persia, le cui usanze vengono ricostruite in modo capillare in questo libro, il cui intento dichiarato è proprio la presentazione della cucina persiana, dalle origini ai giorni nostri. In più, la casa editrice è una garanzia, Allan Bay è l'uomo della mia vita- e la foto in copertina fa il resto...




andrei avanti fino ad esaurimento (dei titoli e della carta di credito), perchè questo filone mi intriga da impazzire e questo titolo non fa eccezione: oltre centotrenta ricette, frutto di uno studio capillare, fra la biblioteca e la cucina, in un'opera monumentale che si colloca a pieno titolo fra i testi più autorevoli in materia. L'autrice è nata in Libia da famiglia armena, dopo la diaspora, e ha alternato la sua attività di scrittrice con lo studio ed il recupero delle tradizioni di un altro popolo disperso, soggetto più di altri al rischio della perdita del proprio patrimonio culturale. Il che, è un ottimo motivo per mettere questo libro nel carrello


So di non essere tanto à la page, quando dico che amo Ernst Knam sopra ogni cosa (la tendenza è Conticini, d'oltralpe e il solito Montersino da noi), ma per quanto mi sforzi di adeguarmi alle mode del momento, nessuno è finora riuscito a scalzarlo dal primo posto della mia personalissima classifica dei migliori pasticceri. Non vi tedio oltre con le motivazioni, anche perchè su questo blog ci sono tali e tante ricette targate Knam che potete rendervi conto da soli di quello che intendo dire- oltre che delle ragioni che mi inducono a comprare questa sua ultima fatica ad occhi chiusi, e pazienza se non ho mai fatto una tatin in vita mia...


come sopra, anche se i motivi son diversi: Knam è irrestistibile perchè geniale, la trish è irresistibile perchè dannatamente simpatica. La sua è una cucina che sprizza simpatia da tutti i pori, cominciando dai titoli dei suoi libri (piccoli spuntini tra amici li batte tutti) e passando per le foto (ho letteralmente adorato un banana bread fuoriuscito dallo stampo in cottura, nel suo libro sulle torte). in merito a quest'ultima fatica, ho quelche remora, legata al fatto che già possiedo il suo libro sul cioccolato e il timore che ci sia qualche doppione è fondatissimo. Però, per 7.08 euro, direi che possiamo correre il rischio, no?

altro nome ultra garantito, il cui libro sulle cocottes ha furoreggiato lo scorso inverno fra i food bloggers (e mi mangio le mani, perchè l'ho comprato a prezzo pieno e avessi fatto una-dicasi-una ricetta...), al pari di quello sui macarons (idem con patate, ma stavolta le mani se le mangia la Dani, visto che me lo ha regalato lei...). In ogni caso, la monografia sulla créme brulé non si discute, nel senso che deve essere mia, senza se e senza ma. Mai trovato dolce più facile, versatile e ruffiano di quello- e più variazioni sul tema esistono, meglio è.




O adesso, o mai più: perchè i 45 euro del prezzo pieno sono effettivamente un deterrente efficace, anche se, sia chiaro, se c'è un testo che vale il prezzo di copertina è proprio questo. Anzi, a dirla tutta, con Ma Cuisine di Escoffier è questo il libro che porterei con me non su un'isola deserta, ma in un luogo affollato, pieno di gente da sfamare. Perchè qui c'è proprio tutto- e anche qualcosa di più. A differenza di Escoffier, però, che si limita a dare ricette con la disinvoltura di chi è abituato a trattare con personale di cucina- quindi competente e capace- Pellaprat si sofferma su tutto, svelando tecniche e trucchi, da grande maestro di cucina quale è: il risultato è un manuale completo e di altissimo livello, anche se di ispirazione classica, come conviene ad un'opera pubblicata per la prima volta nel 1935. Che non significa "datata", però, come conferma il fatto che la si continui a pubblicare, anche a distanza di quasi un secolo. ( e come conferma il fatto che io questo libro lo avevo- e ora non c'è più,mentre tutte le schifezze che ho prestato son sempre tornate indietro...)


il primo dei due titoli "border line", che trattano della cucina da un punto di vista diverso da quello a cui siamo abituati qui sopra. Massimo montanari è, attualmente, il più grande "storico del cibo" che abbiamo in Italia e questa sua fatica è un buco che grida vendetta nella mia libreria.


Se il titolo è fedele al contenuto, siamo a cavallo: perchè il vero scoglio di qualsiasi ricevimento che si rispetti non è tanto la preparazione dei piatti, quanto la composizione del menu. Senza contare che attorno al menu si è sviluppata gran parte della storia della cucina internazionale, con le grandi rivoluzioni di Careme, Escoffier, servizi alla russa e alla francese e via dicendo. E' un argomento che mi ha sempre affascinato e che ho sempre desiderato approfondire: e temo di dover aspettare ancora un po', visto che a forza di consigliare questo libro alle amiche, adesso è esaurito: ma io son fiduciosa e nel carrello lo metto comunque, in attesa che torno disponibile, anche a prezzo pieno (e la prossima volta evito di ridurmi all'ultimo minuto, come faccio sempre e da sempre...)

come già sapete, Mt è affiliato ad Amazon: per cui se vi fa piacere sostenere anche noi, oltre che comprare i libri con lo sconto, potete farlo ordinando direttamente dai nostri link.
Altre segnalazioni qui
Grazie e buona giornata
ale

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o meglio: "cundiggiun" per i Genovesi, "Cundijun" o "Cunijun" per gli Imperiesi, ma loro senton l'aria di Monaco e, si sa, sono più fini. Al di là della filologia, resta il fatto che questa sia una delle insalate più tipiche della nostra regione , spesso confusa con la capponadda che è tutt'altra cosa rispetto alla caponata siciliana e di cui prima o poi parleremo anche qui. Volendo azzardare un paragone illustre, potremmo avvicinarla alla Nicoise,  anche se la nostra versione, tanto per non smentirci, è meno ricca ed abbondante. In ogni caso, è piatto unico ed estivo per eccellenza, tanto che oggi è entrato a far parte dei menu del mezzogiorno dei ristoranti che coprono la pausa pranzo, a cui perdoniamo anche l'aberrazione della crosta di pane come contenitore. L'ingrediente caratterizzante è, infatti, la galletta del marinaio, una specie di schiacciata che aveva il pregio di conservarsi a lungo nelle stive delle navi e che poi si consumava bagnata di olio o di acqua e che oggi è quasi introvabile. Idem per l'altro ingrediente un tempo fondamentale, il meraviglioso musciamme di tonno che oggi non si trova quasi più- e se lo si trova, lo si lascia dov'è, a causa del prezzo. 
Anyway, eccovi la ricetta che più si avvicina all'originale, con l'avvertenza che non corrisponde alla foto: quello che vedete riprodotto, infatti, è un cundiggiun in versione finger food, i cui ingredienti sono stati selezionati, partendo dall'originale, in base alla loro maneggiabilità. Al posto delle acciughe, per esempio, avevo messo la bottarga di tonno, nell'illusione che ricordasse il musciamme. Però, ogni volta che lo preparo, sia in chiave ortodossa che eretica, va sempre a ruba: il che, a casa mia, ha un solo significato, e cioè che è un piatto che mette tutti d'accordo...

CUNDIGGIUN

cundiggiun


qui si va ad occhio, naturalmente
gallette del marinaio (potete sostituirle con le friselle)
pomodori da condire cuore di bue
peperoni
cetriolo
olive taggiasche (meglio se snocciolate)
cipolla fresca (la rossa va benissimo)
acciughe dissalate e diliscate
basilico
un po' di insalata verde, del tipo che preferite
aglio di Vessalico
olio rigorosamente extravergine
sale
aceto

i Genovesi aggiungono le patate e c'è qualcuno che, inseguendo suggestioni nizzarde, ci mette pure le uova. Ma la versione più vicina alla nostra cucina (che, ricordiamo, è di terra e non di mare) è quella che vi ho appena proposto. 
Strofinate leggermente le gallette con l'aglio, spruzzatele con acqua e aceto (io le immergo per pochissimi secondi in una soluzione di acqua e aceto) e mettetele in un'insalatiera. Mondate tutti gli ingredienti, tagliateli a pezzettini, versateli sulle gallette, meglio se a strati, perchè anche l'occhio vuole la sua parte e poi condite abbondantemente con olio, sale e pochissimo aceto. In ultimo, una bella manciata di foglie di basilico. Se poi aveste una bottiglia di Vermentino in frigo, quella sarebbe proprio la morte sua
ciao 
ale

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Riprendiamo la rubrica dei Consigli e degli Sconsigli con due titoli segnalati da due nostre amiche,che ringraziamo per il loro contributo. il primo è uno "sconsiglio illustre", visto che è riferito ad un romanzo entrato recentemente nel novero dei titoli che fanno figo, specialmente se hai un blog di cucina, tanto che chi ha l'amicizia con la sottoscritta su FB lo ha anche visto nella mia lista di libri da comprare. An_top ne parla in tono dubbioso, invitando chi lo ha già letto ad uno scambio di opinioni, per cui se c'è qualcuno fra voi che ha voglia di intervenire, è bene accetto. Lo stesso dicasi per il secondo libro, che è un consiglio caloroso e appassionato, come tutti quelli che ci ha dato Maria Chiara e riguarda un argomento tanto delicato quanto sempre attuale, affrontato dalla penna di una giovane autrice, alla sua seconda fatica letteraria. Anche in questo caso, è probabile che molti di voi lo abbiano già letto: lo spazio per i commenti, quindi, è tutto vostro. 
Se volete dare un'occhiata all'intera lista e lasciare i vostri sconsigli e consigli,  trovate  tutto qui 
Ancora grazie ad an-top e maria chiara e buona lettura


SCONSIGLIO.
HO SERVITO IL RE D'INGHILTERRA-Bohumil Hrabal
definire la sua tecnica narrativa "particolare" ritengo sia un eufemismo..ho iniziato il libro e pazientemente sono andata avanti cercando di capire se ero impazzita io...
ho avuto anche la tentazione di portarlo indietro...
alla fine mi sono forzata e sono arrivata alla fine beh, sono ancora stordita.
La storia è quella di un apprendista cameriere ossessionato dalla sua statura anatomica e finaziaria. Jan (il protagonista)grazie alla sua ambizione conquisterà una posizione ma la "tragedia" personale sarà il continuo combattere per vederla riconosciuta almeno fino al sopraggiungere della "consapevolezza di sè".
Questo romanzo,ricco di riferimenti storici e dotato senz'altro di una sua logica filosofica mi ha sfiancato (fortuna non è un librone).
In primis per lo stile narrativo, un flusso inesauribile di parole, non si vede l'ora di arrivare a fine capitolo per "riprendere a respirare". Se uniamo poi lo stile "surrealista" il mix mi pare perfetto per un insuccesso - almeno per il mio gusto!! se qualcuno lo ha letto per favore ne scriva...son curiosa di conoscere altre opinioni!
an_top 



"Accabadora" l' ho letto d'un fiato, mi è piaciuto molto, ho apprezzato anche la scrittura originale di questa scrittrice, Michela Murgia, giustamente premiata.
La stessa amica che me ne aveva fatto regalo, mi ha regalato anche, della stessa autrice, da entrambe molto amata, il saggio "Ave Mary. E la Chiesa inventò la donna" nel quale la scrittura è mutata, per via del contenuto, saggistico, appunto, e l'argomento è davvero di grande interesse. La Murgia si chiede quanto e in che modo la Chiesa cattolica abbia contribuito alla visione attuale che un po' tutti hanno della donna in Italia al giorno d'oggi.
I risultati del suo inappuntabile e puntuale ragionamento li lascio scoprire a chi leggerà questo breve libro, rivelatore, a mio parere, sia per donne che per uomini.

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 Di Daniela

masterclass

Tra poco si parte per la masterclass musicale delle bimbe a Bormio: l'eccitazione è alle stelle, anche perché quest'anno non ci sarà soltanto la figlia media, Ginevra,  la pianista, ma anche la piccola, la Microba, violoncellista e,  sommo piacere massimo, anche Carola, la nostra violinista preferita (la figlia di Ale, ovviamente: siamo o no un blog musicale?) Meglio dei tre moschettieri, non vi pare? A fronte di ciò, Ale e io siamo già pronte psicologicamente a farci sommergere le orecchie e tutti gli altri sensi, in verità, da racconti pieni di entusiasmo  (e dei più minuti dettagli ;-)) di ogni meravigliosa performance, solitaria o in gruppo, di ogni singola nota conquistata, accordo ben eseguito e novità tecnica finalmente chiarita e compresa appieno... un delirio di parole, oltre che di note: l'organizzazione della masterclass e del festival si chiama "Le altre note" d'altra parte. Che ne sia proprio questo il motivo ;-)!?
E così nell'attesa di udire concerti in Valtellina e ragazzi appassionati di ogni dove, ci rinfreschiamo, in questa calda fine estate 2011 con eleganti

Sformatini di riso bianco e nero
da un'idea di CI Giugno 2011
riso venere   e bianco in timballo
Ingredienti per 6 
700 gr di peperoni gialli (350 gialli e 350 rossi per me)
400 gr di pomodori
350 di riso verde (bianco per me)
350 gr di melanzane lunghe (2)
300 gr zucchine novelle
250 gr di riso venere
1 spicchio di aglio
olio evo
basilico
alloro
sale

 
riso venere e bianco
Lessate separatamente i due risi in acqua bollente salata, aromatizzata con una foglia di alloro : se usate verde e nero cuoceranno per 40 minuti entrambi, se usate il riso bianco (avevo del Roma) cuocetelo per ca 14 minuti.
Premetto che per ciò che mi riguarda i peperoni li ho, come sempre utilizzati scottati in formo, spellati e po privati di filamenti e semi e tagliati a falde larghe, perché li trovo più buoni e ugualmente saporiti. Così ho fatto anche questa volta, anche se la ricetta originaria prevede invece li prevede tagliati a cubetti e saltati in padella per 5 minuti. Scegliete voi come preferite procedere.
Tagliate le melanzane a fette sottili, nel senso della lunghezza e le zucchine novelle a rondelle. Pelate, svuotate e tagliate a dadini  i pomodori, conditeli con abbondante basilico tritato, l'aglio schiacciato (se piace) e un pizzico di sale, lasciandoli macerare mentre proseguite nella preparazione. Nel mio caso ho adoperato dei pomodori ciliegini tagliati a metà o al massimo a quarti, lasciandoli macerare con i loro semini però...
Friggete in abbondante olio caldo le melanzane, scolatele su carta da cucina e salatele. Scaldate in padella 2 cucchiai di olio e cuocetevi gli zucchini, saltandoli per 5 minuti, salateli e metteteli da parte. Se non utilizzate quelli al forno fate lo tesso anche con i peperoni, tenendoli separati dagli zucchini.
Scolate i due risi (io ho ferma la cottura passandoli per qualche istante sotto l'acqua fredda), conditeli con 1 cucchiaio di olio e alcune foglie di basilico spezzettate, sempre tenendoli separati.
Foderate degli anelli (10 cm di diametro) oppure la forma che preferite, con alcune fette di melanzana, stendete sul fondo del riso nero, pressatelo con il dorso di un cucchiaio, copritelo con uno strato di zucchine, poi uno di riso bianco, ancora ben pressato e poi le falde di peperoni, alternando il giallo e il rosso; ancora del riso nero e richiudete le melanzane sopra il tutto, pressando sempre bene con il vostro cucchiaio.
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Lasciate riposare il tutto per almeno 10 minuti, ma tenete conto che noi ne abbiamo mangiato due porzioni il giorno dopo, tolte dal frigo dove le avevo riposte 15 minuti prima di pranzo , ed era un'insalata fredda di riso gustosa e diversa.  Sformateli e servite con i pomodori concassè dai quali avrete eliminato l'aglio.
Volevo solo aggiungere , nel caso desideriate provarlo, che il riso verde è un riso integrale  dai chicchi piccoli e di consistenza croccante, come ci racconta C.I.. potrete trovarlo nei negozi di alimenti biologici. I tempi di cottura sono pari a quelli del riso venere.
Buonissima giornata
Dani

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Di Daniela
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Fuochi d'artificio di tutti i tipi, da terra verso il cielo, nastri di mille lucine come un velo, altri da terra verso il mare, con salti rimbalzi e luce che rende visibile all'improvviso un acqua cristallina dai riflessi verde smeraldo, che copre un fondo sabbioso disegnato da ondine. Botti fortissimi e luci accecanti danno il via allo spettacolo che per qualche minuto tiene tutti i (tanti) presenti con il naso in su (ha ha, con l'umidità della sera, domattina ci sarà qualche collo un po' irrigidito, il mio per primo :-)), già pensando alla rivalità con quelli che ai primi di settembre, per la festa della Madonna di Fegina, si terranno dall'altra parte della galleria.(Perdonate la qualità delle foto, fatte al volo dal cellulare di mio marito!)

7 di mattina su peppino d'estate 004
Quest'anno tutto sembra concorrere perchè si raggiunga la perfezione d'esecuzione: cielo terso, luna sullo sfondo, mare piatto e assenza di vento!
7 di mattina su peppino d'estate 021
Ce li siamo goduti, abbiamo applaudito e lanciato i più spontanei "uhhhh" "ahhhhh" "ohhhh" di meraviglia che si possano immaginare, abbiamo visto bambini felicissimi gridare ad ogni nuovo colore e altri terrorizzati con le mani sulle orecchie e gli occhi debitamente semichiusi ed è stato come quando eravamo piccoli, e li attendevamo con ansia, o come quando aspettavo la mia prima piccoletta e lei, al primo botto aveva cominciato a fare capriole piuttosto decise...
Torta al tonno
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Da un'idea trovata su settegiorni tv (sic)
Ingredienti per 4
250 gr di farina
140 di burro
150 di tonno sott'olio
4 acciughe salate
1 spicchio d'aglio
1 ciuffo di prezzemolo (io ho usato il cerfolio)
1 uovo 
latte
1  panino piccolo raffermo
1 manciata di capperi
brodo
sale
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Disponete su una spianatoia la farina a fontana irrorandola con 100 gr di burro fuso. Unite 8 cucchiai di latte freddo, un pizzico di sale e impastatela bene, lavorando piuttosto a lungo, fino ad ottenere una pasta morbida e ben amalgamata. Fatene una palla, copritela con un tovagliolo e fatela riposare per un ora. Intanto sgocciolate il tonno e tritatelo con l'aglio sbucciato, il prezzemolo (cerfolio) mondato e lavato, le acciughe dissalate e i capperi.
torta di  tonno
Mettete il trito in una terrina e unite il panino raffermo ammorbidito in un po' di brodo tiepido e strizzato. Aggiungete altri 30 gr di burro fuso. Riprendete la pasta e stendetela con il mattarello ricavandone due dischi spessi circa 1/2 cm (o qualcosina meno): con uno foderate uno stampo rotondo con cerniera unto con il burro rimasto (il mio stampo è di 20 cm di diametro circa). Copritelo con il ripieno di tonno e disponetevi sopra il secondo disco, saldando il bordo con le dita. Spennellate la sperficie con l'uovo sbattuto poi infornate a 180° per 40 minuti, o finchè la superficie non è bella dorata.
torta di tonno
Delizioso e semplice, potrete, variando le quantità degli ingredienti renderlo più o meno saporito a seconda del vostro gusto. Giorgia, per esempio, ha voluto aggiungere, nella II torta peparata, qualche oliva nera denocciolata, tagliata a rondelle e qualche acciughina in più. Con le proporzioni originali, la torta risulta delicata ed è eccellente accompagnata da insalatina e pomodori.
Buona giornata
Dani

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Di Daniela

robi e bimbe 119
Qualche spunto marino vi va? In questi giorni di sole splendente e di caldo piuttosto deciso, abbiamo fatto la nostra solita pausa marina, e bisogna dire che abbiamo avuto la fortuna di godere di un mare perfettamente adeguato alla nostra voglia di fresco: nonostante il numero di bagnanti sia alto, l'acqua è splendida, cristallina, fresca e soprattutto "sguarnita" delle tremende meduse viola, l'incubo di ogni bagnante.
monterosso 805
I bimbi in particolare hanno stabilito con queste fastidiosissime ospiti, un rapporto di amore odio: loro vivono perennemente immersi, spesso dotati di maschere per ammirare i pesciolini sul fondo, e così da una parte, sono i soggetti che più facilmente
vengono "punti" dai tentacoli urticanti, ma dall'altra, sono quelli che poi, armati di retino e secchiello, si lanciano in cacce audacissime e piene di soddisfazioni per loro, coronate da strilli di conquista e "oh" di stupita meraviglia per la copiosità del pescato!
monterosso 136
Considerato che la Microba è una delle più accanite "testa in giù, gambe in su"  (ha seguito da poco i mondiali di nuoto ed è rimasta affascinata dalle atlete del nuoto sincronizzato) e perciò uno dei soggetti più a rischio di "pizzicature" delle mitiche "violette", le più "piccanti",  pochi apprezzano più di me l'assenza dello sgradevole animale.
carlos 2
In più quest'anno abbiamo in spiaggia un'altra attrattiva per bambini e non: il piccolo gabbiano, che qualcuno ha ribattezzato Carlos, con un ala spezzata, che sta cercando di rimettersi in forze per tornare a volare. La LIPU ha detto che bisogna lasciarlo nel suo ambiente, per dargli maggiori possibilità di guarire senza stressarlo. Tutti coloro che vengono in spiaggia lo hanno adottato, nutrendolo con pezzi di pizza, focaccia, pesce, prosciutto e qualunque altro pezzetto di cibo comprato per il picnic sotto l'ombrellone . La domanda sorge spontanea: chissà come si troverà a mangiare di nuovo solamente pesce da ottobre in poi, se non si rimetterà in forma per tempo!
carlos1
 


Rotolo alle erbe con caprino
rotolo di frittata I
Per 4 persone
8 uova
1 mazzetto di erba cipollina
3 rametti di origano (io fresco , ma va bene anche secco)
Qualche foglia di basilico
peperoncino
patè di olive o 70 gr olive nere snocciolate
sale
7/8 pomodori ciliegini
4oo gr di caprino fresco
rotolo di frittata
Lavate i pomodorini, sciacquate i rametti d’erbe aromatiche asciugateli. Sbattete le uova intere con un pizzico di sale , unite le erbe aromatiche e il peperoncino (a vostro gusto) tritati sottili e versate il composto in una teglia bassa di 20 x 30 cm circa ( io ho fatto 4 porzioni in piccole in teglie da 10x18) foderata con carta forno. Cuocete in forno già caldo a 170°per 10/12 minuti. Si rassoderà perfettamente. Tiratela fuori ed arrotolatela partendo da un lato corto, chiudetela a caramella e lasciatela riposare per 5 minuti. Nel frattempo preparate la crema di caprino, mescolando in una terrina il formaggio, un po’ di erbette tritate, le olive a pezzi o nel mio caso, il patè di olive taggiasche e una macinata di pepe. Tagliate a fettine sottili i pomodorini. Riprendete la vostra frittata, srotolatela, spalmateci su la crema preparata, disponete le fettine di pomodoro e riavvolgetela su se stessa, mettendola poi a riposare in frigo per mezz’ora. Trascorso il tempo, tiratela fuori e servitela tagliata a rondelle accompagnata da pomodori in insalata o insalata verde.
Buon appetito
Dani

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Diciamocelo chiaro: rispetto a Cracovia, Praga è più bella. E, se vogliamo allargare il raggio, anche Budapest forse lo è. D'atronde, ci si sarebbe stupiti del contrario: a rendere bella una città concorre anche la sua storia e Praga e Budapest hanno dalla loro una posizione geografica più favorevole, oltre ad un tessuto urbano marcatamente influenzato dai fasti del lungo dominio asburgico, da cui Cracovia, per contro, fu appena sfiorata. Però, a Budapest sono stata 15 anni fa e non mi è ancora venuta voglia di ritornarvi, da allora. E a Praga so che tornerò, e magari pure a breve, ma solo perchè mio marito mal sopporta di essere l'unico della famiglia a non esserci stato. Mentre a Cracovia non vediamo l'ora di ritornare: dobbiamo ancora lasciarla e siamo lì che facciamo progetti, uno sguardo alle nostre agende, un altro ai "prossimi eventi"- e tanto meglio, se a breve.

Il fatto è che, a differenza delle altre due città, Cracovia ci è entrata nel cuore. Anzi, ad essere precisi, ci si è proprio distesa, occupandone ogni angolino, con i suoi colori, le sue atmosfere, la sua gente. "come si dice 'cosy', in Italiano?- continua a ripetere il marito, ogni volta che ci sediamo ai tavolini di un caffè o scambiamo due parole e tanti sorrisi con le persone che incontriamo. Cracovia è confortevole, intima, piena di calore e la sua vitalità si esprime proprio in questa cifra di un'accoglienza mai chiassosa, che sa coniugare alla perfezione un orgoglioso senso di appartenenza con il rispetto per gli stranieri che passano per le sue strade e le sue piazze. In qualsiasi posto andiamo, siamo accolti non come turisti, ma come ospiti graditi, con una familiarità sempre temperata dal garbo ed una forma che riesce sempre a trasmettere il piacere di averti incontrato. E' questo il vero segno distintivo di Cracovia- ed è per questo che ci torneremo.

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"Alla vostra destra, il balcone dove si affacciò Karol Wojtyla, alla sinistra la soglia che varcava tutti i giorni per andare nel suo studio, di fronte l'aula dell'Università dove studiò e dietro alle spalle il selciato che calpestava per andare in Chiesa". Esagerazioni a parte, dal vivo è peggio. Ovunque vi giriate, tutto vi parla di Giovanni Paolo II, nato ai margini di Cracovia (a Wadowice, città di minatori oggi meta di pellegrini, tanto che la casa natale del Papa è già chiusa per restauri) e che della città resse le redini della vita spirituale, dal 1964 all'elezione al soglio pontificio,con la grinta, la tenacia e l'entusiasmo che di lì a poco tutto il mondo avrebbe imparato a conoscere. Anche in questo caso, non sarebbe potuta andare in modo diverso: ogni città tributa vari onori ai propri cittadini illustri, anche quando non hanno raggiunto fama planetaria, figuriamoci quando capita di aver dato i natali ad un uomo del genere. Epperò, a differenza di quanto accade in altri luoghi, ogni qualvolta si esageri con le commemorazioni, a Cracovia non si prova mai fastidio:  molto dipende dalla purezza della fede dei Polacchi, non contaminata da suggestioni estranee di alcun tipo, meno che mai di natura economica (provate a cercare un santino con l'immagine di Giovanni Paolo II: non lo troverete, da nessuna parte); ma molto dipende anche dal vuoto lasciato dalla perdita di questo Papa, che qui si avverte più che altrove.

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Giriamo come pazzi, per tutta Stare Miasto, incantati dagli scorci, dalle vedute d'insieme, dal colore, dalla pulizia, dall'armonia che ci conquistano ad ogni passo: passiamo sotto portici medievali, in strade trafficate che sfociano in vicoli deserti, ci fermiamo ai banchi dei piccoli mercati delle piazze laterali, curiosiamo attraverso i vetri delle gioiellerie e fra le cianfrusaglie delle bancarelle. E non ci accorgiamo del tempo che passa e che oggi più che mai è tiranno. La visita alle miniere del Sale è fissata per il pomeriggio e quando sentiamo battere l'una siamo ancora in tenuta ferragostana, oltre che a pancia vuota. Decido per un pranzo veloce in "latteria", il locale più tipico di Cracovia, dove da tempo immemorabile operai, studenti ed avventori di passaggio gustano la cucina di casa a poco prezzo, ma la Lonely toppa ancora-e ci ritroviamo a girare come trottole, alla ricerca dell'indirizzo che non c'è. La creatura ha ripreso la litania, il marito ha perso la pazienza e quando stiamo per rassegnarci ad un panino al volo, mi viene l'illuminazione: "I pierogi!"- esclamo, sventolando la fida moleskine. dopodichè, aggiungo qualche parolina magica ("i migliori di tutta Cracovia" "solo indigeni" "una vera bettola") e in un attimo ci si arriva. A parte l'ultima indicazione (le bettole sono ben altro), tutte le altre informazioni si rivelano corrette: aggiungo qui il non trascurabile dettaglio delle porzioni pantagrueliche, per cui se siete in pausa pranzo un piatto solo per due può bastare: a noi tocca sacrificarci, mangiando tutto, ma intanto smaltiamo con la corsa veloce all'hotel, per cambiarci d'abito e partire, alla volta delle miniere del Sale.

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siete mai stati alle miniere di Salisburgo? O alle saline di Trapani? o a quelle di Cervia? Ecco, le miniere di Wieliczka sono completamente diverse. "Molto più che sale", avverte l'insegna nei pressi dell'ingresso- e con ragione: perchè quello che vi aspetta, una volta scesi i 64 piani di scale (e pure apiedi) ha davvero dell'incredibile. Un mondo sotterraneo scolpito nel sale, spesso dagli stessi minatori che, condannati a vivere quasi perennemente sotto terra, avevano reso meno gravose le loro giornate scolpendo statue e vere ed erigendo vere e proprie architetture. Su tutte, quella che lascia senza fiato è la Cappella di Santa Cunegonda (protettrice dei minatori), una chiesa ad un'unica navata, lunga più di 70 metri e larga quasi 20, dove tutto, dalle pareti alle gocce dei lampadari, è scolpito nel sale. Ci arriviamo quando la visita è quasi finita- e quello che vediamo ci lascia letteralmente senza fiato. 


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"Si sale in ascensore", avvisa la guida a metà percorso- e la vita mi sorride. ma  dopo un po', ghigna, una volta che vedo in quale trabiccolo hanno in mente di farci salire. Una specie di scatola di sardine, con tanto di doppia chiusura ermetica, la cui vistabasta da sola a frmi venire le palpitazioni. Io ho un po' di paura dell'ascensore da quando, da ragazzina, ci son rimasta chiusa dentro: ero con una mia amica e avevamo voluto provare a vedere che cosa sarebbe successo, se ci fossimo messe a fare i salti lì dentro, con l'ascensore in movimento. I pompieri non gradirono il nostro spirito scientifico e da allora se posso preferisco le scale. Ma stavolta siamo al 101esimo piano sotto terra e, per quanto convenga che l'apparizione di santa Cunegonda, una volta arrivati alla luce del sole, possa nobilitare il diario di viaggio, preferisco rassegnarmi al mio destino ed entrare nella trappola."Secondo te, cosa succede, se salto?" mi chiede mia figlia, riportandomi indietro di trent'e pass'anni. Più che l'espressione di terrore sul mio viso la fanno desistere gli altri compagni di avventura, visto che c'è a malapena spazio per respirare, figuriamoci per saltare. In ogni caso, in pochi secondi siamo su- e la vita ora mi sorride, per davvero

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Torniamo a Cracovia che è ora di cena e decidiamo di accontentare la creatura, prendendo salsicce e patate arrosto ai tavolini di una fiera. Lì accanto si esibiscono gli Sbandieratori di un paese vicino a Ferrara e , sulla piazza, un gruppo di reduci inscena uno spettacolo di canti militari. Arraffo un programma e dopo un po' siam lì che cantiamo come due deficienti (il marito è a debita distanza), rendendoci conto a brano finito che abbiamo letto le parole di quello successivo. Ma è l'ultima sera e anche se non son più le estati dei vent'anni, l'atmosfera è sempre la stessa: un velo di follia, a rincorrere gli ultimi istanti di una vacanza magica, in un'estate che non dimenticheremo.

A quando torno, per l'ultimo giorno
ciao
ale

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Se si fa eccezione per lo Starbooks, trovare un consiglio in materia di libri di cucina su queste pagine è fatto abbastanza raro. Il motivo è presto detto: ce ne sono un sacco, su altri blog, e tutte fatte splendidamente. Per cui, abbiamo sempre preferito non creare sovrapposizioni inutili, limitandoci ad annotare i suggerimenti e a riempire i carrelli della spesa, virtuali e non. Questa fine di agosto, però, è un'eccezione: perchè eccezionale è - purtroppo- l'ondata di sconti che la contraddistingue e che segna la fine di un periodo felice, per noi divoratori di libri. E così, ci è venuta l'idea fare un'eccezione pure noi, segnalandovi quei testi che, a nostro parere, varrebbe la pena di comprare, sempre e a maggior ragione adesso, che hanno prezzi davvero abbordabili, se non in certi casi risibili. 
Oggi pubblichiamo la lista di quelli che conosciamo bene, perchè li abbiamo letti-recensiti-testati più volte e appena torno da questo secondo breve viaggio, ci sarà la wish list, con l'elenco di quello che ci piacerebbe acquistare. Per ora, meditate su questi....
 

La Scuola di cucina di Le Cordon Bleu: se bazzicate nelle sezioni gastronomiche delle vostre librerie, è impossibile che vi sia sfuggito questo titolo: di solito è insieme ad altri volumi analoghi per forma e dimensione, con copertina rigida e pagine patinate, tutti venduti all'abbordabilissima cifra di 10 euro. Fra tutti, questo volume è in assoluto il più bello, non fosse altro per la casa editrice che fa capo alla scuola di cucina più famosa del mondo, quella di Sabrina, per intenderci, che ha diplomato, negli anni, Julia Child e Mario Batali, tanto per citare i primi due nomi illustri che mi vengono in mente. In questo libro sono raccolte 700 tecniche per imparare a cucinare, illustrate passo passo e spiegate con una tale dovizia di particolari da renderle accessibili a chiunque. In più, contiene anche molte ricette, sempre firmate Le Cordon Bleu, con cui cimentarsi una volta acquisito l'abc. E' il regalo ideale per chiunque ami cucinare, sia che si tratti di apprendisti alle prime armi, sa che si tratti di cuochi più esperti, che non vogliono mai smettere di imparare. tanto che sto pensando di ricomprarmelo pure io, visto che la mia copia è incappata in un incauto prestito e dispero seriamente che faccia ritorno a casa....
 
 
AA.VV. Il Grande Libro dei Cuochi- Giù il cappello, signori e signori, perchè questa è una delle pubblicazioni più complete e di alto livello in cui mi sia imbattuta, negli ultimi dieci anni. E' di nuovo un manuale di cucina, frutto però della collaborazione degli chef più famosi del mondo, ciascuno dei quali ha scritto il capitolo relativo al proprio ambito di eccellenza. Ferran Adrià si è dedicato alle spume, Hermè ai dessert, Van Aken alla cucina del sud america e così via, per realizzare un'opera davvero stellare. Il vero deterrente sono gli 80 euro del prezzo di copertina: anche questo li vale tutti, ma è evidente che di fronte a queste cifre ci si pensa due volte, se non tre. Ma ora che siamo in tempo di sconti, amazon lo propone al 40% e davvero, se non ora, quando?
 
 
Montersino, Luca- Tiramisu e Chantilly- E' l'edizione economica dell'omonimo libro uscito qualche anno fa per la Fratelli Fabbri Editore ed è uno dei libri culto dei fans di questo pasticcere. A buon diritto, direi, perchè quanto a completezza di spiegazioni e a fantasia nelle ricette, Montersino non è secondo a nessuno. Come è suo costume, egli dedica la prima parte dell'opera alla teoria, spiegando in modo chiaro ed esaustivo tutto quello che c'è da sapere in merito ai dolci cremosi, partendo dagli ingredienti base per arrivare alle tecniche e, buon ultimo, ai segreti dello chef. Qui troverete tutti i consigli per stabilizzare le salse, per montare perfettamente la panna, per pastorizzare le uova- e una serie di ricette una più golosa dell'altra: qualche nome? Torta tiramisu alle mandorle e aspic di moscato e pesche; chantilly ai pistacchi e lamponi con curd al limone; pera semicandita al miele di acacia e cardamomo farcita conchantilly alla vaniglia e moltissime altre idee, tutte di questo tenore e tutte rese accessibili grazie ai suggerimenti di questo maestro.
 
 
Roux, M.- Frolla & Sfoglia- chi mi conosce sa quanto ami questo libro- per cui è autorizzato a passare al titolo successivo. Ma a chi non fa parte del gruppo, toccherà sorbirsi il panegirico di uno dei testi a mio parere più completi, più accurati, più precisi che siano mai usciti in libreria, in questi ultimi anni e anche prima. Michael Roux ci svela tutti i segreti dell'impasto- frolla sable, brisè, sfoglia, pasta brioche, pasta croissant, pasta choux, pasta per pizza, per patè e pure la pasta fillo- e per ognuna di queste categorie snocciola una serie di ricette dolci e salate da pochissima figura, di quelle che non richiedono chissà quali ingredienti o chissà quali abilità e riescono comunque sempre a strappare deglo "ohh" di meraviglia ai commensali, anche ai più difficili. 
 
 
Ferber, C.- Mes Confitures. ed eccolo qui, il libriccino più prezioso di tutta la sezione confetture-marmellate-conserve: è stato il nostro Starbook dell'estate e se ricordate le dliziose marmellate della Dani non c'è bisogno che aggiunga altro, per presentarvelo. Di solito, è difficile da trovare, tanto che mi chiedo come mai sia ancora in circolazione, a questo prezzo. Ma, fidatevi, è davvero una chicca, da non perdere.
 
 
Bocuese, P., La Cucina del Mercato- altro titolo imperdibile, La Cucina del Mercato di Paul Bocuse. Un testo, questo, che ha avuto varie peripezie editoriali: la prima edizione risale alla fine degli anni Settanta, se non vado errata, e solo di recente è stato ripubblicato in Italia per i tipi della Guido Tommasi. Per averne una copia, gli ho dovuto dare letteralmente la caccia, pagandola ovviamente a prezzo pieno- ed ora me lo ritrovo qui, ad una cifra assolutamente abbordabile per la qualità dell'opera. Stiamo parlando di un testo datato, quindi se siete di quelli che non riescono ad immaginare una ricetta senza il supporto della figura, passate dritti dritti alla voce successiva. Ma per chi, come me, è cresciuto sognando sull'Artusi e sull'Ada Boni, ritrovare una cucina raccontata - e per giunta da uno dei veri grandi della storia della gastronomia mondiale- è un piacere impagabile. 

 

 

De Riso, S.- I dolci del sole. Ok, lo sappiamo, esageriamo con i dolci. Ma come si fa a resistere a sal De Riso? E a questo libro, che è il primo della sua fortunata produzione editoriale, dove sono raccolti tutti i classici della sua arte? La torta di ricotta e pere, i profiteroles al limone, la caprese, i sospiri al rosmarino e ai frutti di bosco, con un'ampia sezione anche di salati, dalla millefoglie di frittata al finocchietto selvatico, confettura di pomodori verdi e limoni e caciocavallo al cubotto di baccalà al profumo di cetara e confettura di agrumi. Una ventata di profumi di costiera nelle nostre cucine, insomma- e hai voglia, a resistere...

 

 
ci risentiamo al mio ritorno, 
ciao 
ale
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