MasterChef
E' presto per dirlo, ma da quel che si è visto l'altra sera, specie nella seconda parte, sembra che lo tsunami di lacrime che ha inondato lo studio nella puntata iniziale si sia fermato. E che si comincino a riparare i danni, con l'arma di una sana severità che crea scompiglio fra i concorrenti, specie fra gli eliminati. Stavolta, sto dalla parte dei cattivi, rei di interpretare un ruolo che dovrebbe essere la regola, in un programma che ricerca l'eccellenza e che mette in palio centomila euro, oltre ad un contratto con una casa editrice. Era questa assenza, quella che lamentavo la scorsa volta e che temevo avrebbe prevalso sullo spirito del format originale, vittime come siamo dello spirito tutto italiano del "tengo famiglia" e della lacrima facile. Ma stavolta, la musica è cambiata e la chiave in cui si suona è quella della ricerca della capacità, della resistenza fisica, della padronanza della tecnica e dei guizzi dell'invettiva. Certo, restano i dubbi sui criteri di selezione dei concorrenti, molti dei quali sono lontani anni luce dal poter reggere a questi parametri: ma se la direzione resta questa, e magari si incanala in un percorso sempre più delineato e consapevole, abbiamo buone speranze di vedere un Masterchef di tutto rispetto, sia in sè che nel confronto con le edizioni degli altri Paesi. 
Ed ora i commenti, a bocce ferme



Joe Bastianich stacca tutti, perchè è il più televisivo e il meno chef , recuperando i panni che nelle precedenti puntate sembrava avesse dimenticato sul tapis roulant dell'aereoporto, dagli USA all'Italia. E' pronto nella replica, tranciante nei giudizi, padrone del mezzo in modo disinvolto e sicuro. Padroneggia anche gli eccessi , peraltro (ancora?) contenuti e nonostante l'assenza di quell'altro immenso animale da palcoscenico di Gordon Ramsay riesce comunque a portare a casa il risultato e pure a punteggio pieno. 

Bruno Barbieri: Barbieri fa Barbieri-e questo basta e avanza. Che sia a più agio in una cucina, anzichè in uno studio televisivo, lo si nota dall'impaccio delle prime riprese, per nulla aiutato da un trucco che, anzichè abbellirlo, lo imbruttisce. (parentesi: ma in camerino, lo sanno, che si gira Masterchef e non la saga degli avi di Gianni Morandi?). Ma basta che i concorrenti inizino a lavorar di coltello, ed eccolo venir fuori, sempre immenso. L'impressione è che dei tre, sia il più sottovalutato, dagli sfidanti: il che, per certi versi, la dice lunga sul loro grado di impreparazione generale. Ed è sottovalutato anche dal trailers iniziale, che enfatizza i riconoscimenti di Cracco (i gamberi son due) e sminuisce i suoi, in presentazioni generiche più da spot pubblicitario che da sunto biografico. Errori gravissimi, sia in generale che nel caso specifico. L'avversario non si sottovaluta mai. E se di nome fa Bruno Barbieri, ancora meno. 

Carlo Cracco: prima o poi, bisognerà che qualcuno glielo dica, che a noi signore di mezza età lui ci piace, così com'è, senza bisogno che perda tempo a ripassare le pose davanti alle telecamere, lui e il suo sguardo 'sassino che la volta scorsa aveva suscitato la ola dei nostri ormoni e che stasera ti fa venire in mente un guazzetto di triglie. D'altronde, anche se è bello come un attore (bello), di professione fa tutt'altro e si vede: non a caso, dà il meglio quando si dimentica del cameraman e ritorna a fare lo chef, davanti ad una brigata di apprendisti pasticcioni, a cui tenta di insegnare molte volte uno stile che lui ha innato- e che gran parte di questi concorrenti si sogna: dal gesto quasi automatico e stavolta represso, di tacere, di fronte ai giudizi della giuria, alla spontanea attenzione all'eleganza e al dettaglio. Nel piatto e altrove...

Concorrenti: la massa indistinta che ci aveva consegnato la regia della scorsa volta, colpevole del sacrificio della parte migliore delle selezioni sull'altare delle lacrime, inizia a prendere sempre più forma: c'è l'ingegnere che elucubra anche nel piatto, la prima della classe, la madre di famiglia (attenzione a questa: a Masterchef australia, sono stati tutti battuti da una mamma), il padre giovane, l'ossequioso, lo strafottente, la palestrata rasta, il Pantagruel che non si è ancora capito quanto lo faccia o quanto lo sia per davvero, l'Elton John de noartri e, infine, la nobildonna. Sin dal primo trailer, ci aveva edotti sulla sacralità dei lombi di tutta la sua famiglia, lasciandoci intuire che un conto son due uova al tegamino preparate nell'angolo cottura del bilocale dell'interland genovese, un altro spadellare nell'equivalente della cucina del Castello di Fratta. Ma stavolta, però, dilaga: il piatto creativo è un tributo a non so quale illustre parente siciliano e laddove chiunque avrebbe pensato a nomi confortevoli, che intanto "con le lasagne della nonna" non si sbaglia mai, lei zittisce tutti, presentandolo come "Discendenza". Da che, lo aveva spiegato prima, discettando di principesse d'Ungheria e di quarti nobiliari doc. " Sono duchessa per un quarto", lo informa sussiegosa. D'altronde, in una sfida culinaria, un tributo al grande chef d'oltralpe ci sta, no? Duchessa... Ducasse... Du ball....



Masterchef-italia


Lacrime & sangue: se questo è il messaggio da far arrivare ai concorrenti, la scelta di affettare cipolle per tre ore è eloquentissima. Il primo sangue che scorre è quello emiliano verace di Bruno Barbieri, che chiede un "taglio alla Giuliana",preludio a ben altre ferite: scorre il sangue, nella cucina di Masterchef- e neppure mancano le lacrime dei primi eliminati, che si arrabbiano per l'assurdità dei criteri prescelti. "quando mangio le cipolle, mica guardo come son tagliate!", sbotta una delle prime ad uscire, gettando alle ortiche grembiule e fondamentali della tecnica di cottura. Di nuovo, frangette spioventi sugli occhi e capelli al vento, che attenuano il rimpianto per un camion di cipolle sprecate. Per l'ultimo posto, restano i due piagnoni della volta scorsa, l'aviatore e l'orfana e in qualsiasi modo vada, saremo contenti. O scontenti, fate voi. Passa Alberico (ok), insieme ad altri ventisette, per la seconda prova.

Prima l'uovo o la gallina? In fondo, è come ai tempi dell'Università. Se in commissione hai il prof fissato sul Giansenismo, è facile che prima o poi te la facciano, una domanda sull'argomento. Idem qui, con Carlo Cracco nella terna: per cui, nessuna sorpresa, almeno nella scelta dell'ingrediente. Gli interrogativi, semmai, sono ben altri: il primo riguarda le quintalate di uova che arrivano in studio, a fronte di un solo uovo messo a disposizione per ogni concorrente. Cosa ne faranno, dove finiranno e soprattutto era il caso?- non è dato saperlo. Il secondo, più inquietante, è la scelta dei nomi dei piatti dati dai singoli concorrenti alle loro creazioni. Ci tocca sentire di tutto, dalle cremosità, alle croccantezze, fino ai cuori spezzati del napoletano ossequioso, che non si è ancora reso conto in che trappola è andato a inflarsi, con 'sti tre: " Vedremo se lo sarà il tuo cuore, alla fine della gara", dice Cracco- e lo amo, immensamente di più. Il clou lo tocca Anna dai Capelli Rossi, che per la sua creazione sciorina un  "Prima l'uovo dal mare o la gallina dal cielo?". Prontissimo Cracco con un "vedremo"- e pronta la supplica dalle nostre case, che almeno i figlioli si chiamino Giovanni e Maria...



Mistery Box: orzo, quaglie, birra scura, uovo, farina, burro, limone, zucca ed acciughe. La nostra chat impazzisce sul cosa preparare con questi ingredienti, mentre nella cucina di Masterchef i diciotto sfidanti si danno da fare per combinarli nel piatto. Tre sono i selezionati, Luisa con una quaglia in salsa di birra con chips di zucca, Denny con dei ravioli di quaglia e la Quaglia curiosa perchè ha mangiato le acciughe di indovinate un po' chi. E mentre io sono curiosa di sapere di che cosa si nutre, la fantasia di questa concorrente, i Giudici decretano il vincitore: è Denny, l'ingegnere, a cui spetta il compito di scegliere l'ingrediente per la seconda prova

Invention test: cicerchie, fichi d'india e mandorle, per sviluppare un piatto che parli della cucina del Sud. Io avrei scelto le cicerchie, Denny scivola sulle insidie della banalità e punta il dito verso le mandorle. Morale, mezz'ora persa a sgusciarle e addio alla focalizzazione sul tema. Vediamo di tutto, dalla frisella col lime ("i Sud"- "no, il Sud, quello italiano") alle mandorle in pummarola, dal tortino di patate fino ad una terrificante "folla di vongole", immediatamente ribattezzata follia dal giudice di turno ecchissenefrega, se ti sei ispirato a Requiem for a dream.. Il momento più alto si tocca grazie al sosia di Elton John, che presenta un piatto di "pene in alto mare". Dice proprio così, perchè è straniero e mangia le vocali, ma l'unico che non nota le attenuanti è Joe Bastianich che, somiglianza con sir Reginald a parte, ha la stessa pronuncia del concorrente. Barbieri rincara la dose ("prepara dei piatti che ti somiglino") e si fnisce in gloria, con la vittoria delle polpette della mamma (cosa avevamo detto???) e l'eliminazione di Fred, che intona il suo Requiem for a Dream, prima di slacciarsi il grembiule. 
E noi, ci vediamo venerdì prossimo
ciao 
ale

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Di Giorgia
Artemisia Gentileschi in mostra a Palazzo Reale, a Milano.

«l'unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità...».

Cosi Roberto Longhi, il grande storico dell'arte italiano, scrisse di lei nel 1916. 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE e Palazzo Reale presentano la prima grande mostra antologica dedicata ad Artemisia Gentileschi, promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. I curatori, Roberto Contini e Francesco Solinas hanno voluto far ripercorrere agli spettatori di questo grande evento dal gusto teatrale, la storia di una di una passione, anzi, di un'immensa passione per la pittura, di una delle protagoniste femminili del 600 europeo.



Artemisia, figlia del famosissimo pittore Orazio Gentileschi, naque a Roma nel 1593 e nonostante le sue qualità eccezionali, rimase sempre nell'ombra dal punto di vista della critica, infatti per aver il riconoscimento di grande pittrice, dovette aspettare ben tre secoli.

Fino al secondo dopoguerra, infatti, la Gentileschi viene ricordata più per il processo per deflorazione intentato al collega del padre Agostino Tassi - che segnerà dolorosamente la sua vita e carriera - che per i suoi evidenti meriti pittorici. Dai primi anni Sessanta, la vicende della sua vita avventurosa e libera, come la forza espressiva e il linguaggio ricco e fantasioso della sua arte, sono stati oggetto di studi ed interpretazioni da parte della critica femminista: Artemisia diveniva un simbolo di coraggio ed emancipazione, ma la sua eccelsa pittura, ammirata sin dal Seicento e ricercata dai potenti di tutta Europa, era messa in secondo piano.
La mostra presenta, con oltre 40 opere e molti documenti inediti, tutta l'abilità e la bellezza della pittura di Artemisia, accostandola ai momenti cruciali della sua incredibile vita. Infatti i curatori hanno scelto di impostare la visita dividendola cronologicamente, ovvero presentando le quattro fasi cruciali della vita della pittrice: gli inizi a Roma, gli anni a Firenze, il ritorno a Roma e i 25 anni passati a Napoli, mettendo ben in risalto tutta l'evoluzione pittorica dello stile di Artemisia, le influenze che la pittrice ha "subito" e quelle che invece ha imposto.
Riscoprire il posto di Artemisia Gentileschi nella grande pittura del suo tempo e approfondire le vicende della sua vita, alla luce di documentazione edita ed inedita, sono tra gli obbiettivi della rassegna milanese ideata e curata da Roberto Contini, conservatore alla Gemäldegalerie di Berlino, con la collaborazione di Francesco Solinas, Maître de Conférences al Collège de France.

Una cosa molto particolare e degna di nota è l'applicazione ufficiale gratuita , per i piu tecnologici, dedicata alla pittrice e alla mostra di Milano. Questa applicazione, grazie ad una grafica accattivante e molto divertente ( l'homepage è uno scrittoio interattivo, che costituisce idealmente il suo spazio privato, su cui sono sparsi alcuni volantini ognuno riguardante le tematiche pricipali dell mostra) guida il fruitore in un viaggio multimediale ( foto, audio, video e giochi ) nella vita della pittrice, con anche la possibilità di poter sfogliare una parte del catalogo della mostra, leggere i suoi scritti inediti e gustarsi una parte dei capolavori in mostra. Molto utile anche il fatto di poter scaricare anche l'audioguida della mostra ad un piccolo prezzo.


INFO:

Artemisia Gentileschi. Storia di una passione.
22 settembre 2011 - 29 gennaio 2012

Palazzo Reale , Milano
Orari:
lunedì: 14.30 - 19.30; martedì - domenica: 9.30 - 19.30; giovedì e sabato: 9.30 - 22.30
Il servizio di biglietteria termina un'ora prima della chiusura.
intero € 9,00 ridotto € 7,50 ridotto speciale € 4,50
Info e prenotazioni:
Tel. 02 54 911
Una mostra del:
Comune di Milano - Assessorato alla Cultura, Palazzo Reale, 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE

Visite guidate:
Audioguide adulti italiano/inglese € 5,00
Radiocuffia obbligatoria e inclusa nel prezzo
Visita guidata gruppi € 107,00
Visita guidata in inglese/francese € 127,00
Sistema di microfonaggio obbligatorio per gruppi con guida propria: gruppi di adulti € 30,00 - scolaresche € 15,00 

Buona serata a tutti.

Giorgia

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Di Daniela

La nostra amica Sabrina l'altro giorno ha scritto su facebook che avrebbe bisogno di un fine settimana a ... metà settimana... e come darle torto? Visto che  le festività stanno cercando di spostarle  d’emblée tutte alla domenica, tanto per riprenderci dai prossimi stress invernali, non ci rimane altro che propugnare la tesi che Sabri ha suggerito.
Statua di Carlo Magno davanti al museo storico di Francoforte.
 Le mie figlie in realtà, antesignane di qualunque movimento "anti Carlo Magno e la sua stupida idea di scuola" da tempo sostengono che la vera settimana sostenibile per un povero giovane allievo delle scuole dell'obbligo sia questa: lunedì recupero delle energie elargite a piene mani in attività ludiche e non, varie ed eventuali, durante il week end. Martedì preparazione accurata e meticolosa degli strumenti del sapere necessari per poter, mercoledì, rientrare a scuola.  Giovedì ancora a scuola, ma rigorosamente solo di mattina: venerdì preparazione per il week end, quindi a casa, sabato e domenica riposo assoluto, con qualche esercizio di rilassamento creato appositamente per rifocillare la mente provata dallo studio intenso....
Che mi dite? Sanno o non sanno il fatto loro in tema di suddivisione di impegni? Provo poi ogni tanto io, a far notare che poi, studiando entrambe musica, anche il loro suono verrebbe straordinariamente ad assomigliare ad un raglio del loro animale preferito:, ma no, su questa cosa ci sentono pochissimo...... e hanno pure schiere di fans :-) !!!
Quindi, cara Sabri, vedi schierate dalla tua parte anche le nuove leve, che ti suggeriscono nuove idee per una più corretta suddivisione della settimana : non rimane che un consulto personale fra voi, visto che sei diventata un idolo delle creature per la tua apertura mentale verso il relax!
Intanto gustiamoci questo piatto unico che ha dalla sua anche una considerevole velocità di realizzazione che di tempo ne fa perdere ben poco!

Parmigiana di peperoni rossi (e gialli)
 da C.I. settembre 2011
teglia sghemba
Vi riporto integralmente il testo della ricetta trovata su CI. Io confesso di aver sostituito le foglie di basilico , che non avevo fresche, con 2 rametti di origano fresco e i peperoni, solo rossi in originale, con qualche peperone giallo.
Ingredienti per 4 persone
1 kg Peperoni rossi
400 gr di mozzarella di bufala
120 gr di pomodorina ciliegia
30 gr di pinoli
1 cucchiaio di capperi piccoli sotto sale
grana grattugiato
basilico
olio extravergine di oliva
sale

peperoni arrostiti 
Ungete di olio i peperoni e infornateli a 200°C per 20 / 25 minuti. Poi fateli intiepidire chiusi in un sacchetto ( o lasciateli ad intiepidire in forno).
Tagliateli a striscioline la mozzarella, raccoglietela in una ciotola, copritela e tenetela al fresco: dovrà perdere il suo latticello.

mozzarella

Dissalate i capperi, lasciandoli a bagno per 10-15 minuti. Frullate i pomodori con 50 gr di olio, 7-8 foglie di basilico, i pinoli ed un pizzico di sale: otterrete un pesto molto fluido e profumato.
Pelate i peperoni, eliminate semi e filamenti e tagliateli a strisce di 2 cm poi salateli.

peperoni

Scolate la mozzarella e i capperi. In unapirofila distribuite le strisce di peperoni leggermente arrotolati, la mozzarella e i capperi.

teglia 
Condite tutto con il pesto di pomodoro, spolverizzate di grana ed infornate sotto il grill per 2 minuti : la preparazione deve soltanto intiepidirsi e la mozzarella cominciare a fondersi.
teglia2 
Non sono neppure riuscita a fotografarla appena uscita dal forno: al grido "Già è tiepida, non vorrai che si freddi!!" l'hanno fatta sparire in 3 minuti....
Dovrete accontentarvi :-)
Buona giornata
Dani

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NB Le foto di questo post si riferiscono tutte a Cheese. Quelle del pranzo casalingo, infatti, sono rimaste nell'etere, fra un civico e l'altro, visto che il file della Dani è troppo pesante per essere scaricato dai potenti mezzi tecnologggici di cui dispongo.E il neurone è troppo malandato per accorgersene per tempo. Ergo, bisogna aspettare che intervenga da casa e, trattandosi del giorno in cui "mi tocca", non so dove l'abbia portata la pazza gioia a cui si darà (se nell'armadio della figlia grande o a potare qualche albero del giardino, intendo). Appena la scovo, sistemiamo tutto.

cheese 2011




... la minaccia è tutta nei puntini.
Perchè stavolta, contrariamente al solito, sono andata in tilt. Ma siccome ho capito perchè, ve lo racconto, a mo' di memento, per me e per chi di voi è solito organizzare pranzi e cene per un numero di persone superiore a quelle che, di solito, possono stare attorno ad un tavolo. 
Ma prima, un po' di antefatti. 


Antefatto numero uno: mostratemi un formaggio, di qualunque foggia, stagionatura e provenienza- e dirò sì al colesterolo. Non so resistere- e più invecchio e peggio è. Rasento la demenza senile, intendo, da tanto perdo i freni inibitori. A casa, bene o male, è facile trattenersi. Abito nella regione d'Italia più povera di latticini e il formaggiaio più fornito del quartiere lo si paga con la lametta, anzichè col portafoglio. Ma appena varco i patri confini, è finita. Non me ne lascio scappare uno. Quest'anno, peggio  meglio delle altre volte, perchè prima sono stata in Valtellina, per malghe e latterie. E poi siamo andati a Cheese. Vale a dire, all'
Antefatto numero due: con tutta che ogni volta faccio programmi anticipati, non ero mai riuscita ad andarci. Mi riducevo sempre a dover rinunciare e a consolarmi con i racconti degli amici e le degustazioni del pusher, riproponendomi di volta in volta che alla prossima manifestazione, avrei tagliato il nastro e, finalmente, ce l'ho fatta. Non a tagliare il nastro, ma ad esserci- e pure per tempo, vale a dire il pomeriggio del venerdì, quando la fiumana del fine settimana era ancora di là da venire. Ve la faccio breve: se mai dovessi immaginare il mio angolo di Paradiso, lo vorrei così: banchi di formaggi a perdita d'occhio, uno migliore dell'altro, con produttori che lavorano col cuore, prima ancora che con la calcolatrice, orgogliosi del lavoro delle loro mani e desiderosi di condividerlo con te e con chiunque si avvicinasse ai loro banchi. Superfluo aggiungere che, in quei giorni, io ero il ritratto della bontà e della pazienza e mi sono resa disponibile a tutto, dalla prima caciotta all'ultima mostarda, tornando a casa con un bottino da favola, che è andato a far compagnia agli amici lombardi, in attesa sul secondo ripiano del frigo. Il che costituisce l'
Antefatto numero tre: ovvero: non aprite quella porta. Detto del mio frigo, ovviamente, che nel giro di una settimana si è trovato ad ospitare una trentina di tipi di formaggi diversi, la maggior parte dei quali di capra e quasi tutti non sottovuoto. Non vi dico le scene, dalla prima bottiglia del latte del mattino alla sistemazione degli avanzi della sera: la creatura che scappava sul balcone, urlando "liberatemi!", il marito, flemmatico, che affrontava il pericolo armato di citazioni letterarie ("c'è puzza di bambino morto" in primis- J.K.Jerome, Tre Uomini in barca) e confesso che, la volta che ho aprto il frigo soprappensiero, mi era anche venuto in mente il famoso coniglio, "che sta' a vedere che l'abbiamo trovato". In ogni caso, la situazione era davvero al limite, per cui o arrivavano i Nas o invitavo un po' di gente. E con questo, arriviamo all'ultimo degli antefatti, l'
Antefatto numero quattro. Parenti Serpenti- ma anche no: o meglio, decisamente no, se le riunioni di famiglia avvengono nei modi in cui abbiamo preso a rivederci in questi ultimi tempi, sulla scia dei contraccolpi della botta di quest'inverno. Ricevo io- e guai se non fosse così. Ufficialmente, è perchè ho la casa più grande di tutti, ufficiosamente è perchè non vedo l'ora. Mi piace ricevere, mi piace cucinare e sono immensamente felice di poterlo fare in questo momento e con queste persone. e loro, a quanto pare, contraccambiano, visto che al giovedì si sarebbe dovuti essere una decina, e al venerdì avevamo perso il conto...


cheese 2011

Ora che avete gli antefatti, ecco il menu
antipasto ale

Aperitivo
Palline di robiola di capra al pistacchio e acqua di rose


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Primo piatto

Degustazione di formaggi (c'erano anche due salami di culatello, la fine del mondo)
formaggio formag

Vi dico solo gli abbinamenti
1. pane: 
panini morbidi al burro, con semi vari
pane alla zucca
crackers all'acqua (comprati)
TUC (comprati)
bibanesi (comprati)

pani
2. mieli
lavanda
corbezzolo
erma medica
castagno 
acacia

salse

3. mostarde/composte/confetture
mostarda di arance de Le Tamerici (una bomba)
cotognata della suocera
confettura di ciliegie e peperoncino
gelatina di moscato e peperoncino
gelatina di moscato e mirtilli
gelatina di fiori di sambuco e moscato
confettura di fichi e barolo
confettura di pere e cannella
marmellata di pomodori rossi
cognà

crostata di mele al rosmarino

dolci
Linzer Torte
Bonet
e una Cassata comprata da mia sorella (buona), visto che quel giorno il mai troppo adorato "bellodellazia" ha compiuto 15 anni. 

cheese 2011

Ho cucinato solo il venerdì mattina, con mia mamma, preparando antipasti, crostate e pani. Ho iniziato tardi, un po' prima delle nove e alle due era tutto sfornato. Poi ho fatto la spesa e ho preparato il bonet. Il tutto con il pensiero ricorrente del "the day before"- e cioè: "c'è poca roba"
Al sabato mattina, è iniziata la parte più noiosa dell'allestimento della tavola: vi dico solo che per mettere 5 tipi di miele in 15 ciotoline ho sacrificato un quarto d'ora e i resti del sistema nervoso. Dopodichè, ho poseguito appiccicosa per tutta la giornata. Stavolta, però, la costante era un'altra- e cioè: "c'è troppa roba". Però, me lo tenevo per me. Almeno finchè non è arrivata la Dani, a fare le foto e a sottoporsi alla dura prova dell'assaggio (leggasi: a spazzolarsi tutti i fondi delle pagnotte " che da domani mi metto a dieta, mmmh, belin ale, che buono, un pezzettino solo e poi basta") e quando ho parlato di tagliolini al limone ha strabuzzato gli occhi e ha detto "Il primo??? Ma sei matta??? Con tutta questa roba???". E così, abbiamo insieme firmato la mia condanna. 

cheese 2011

Non so se ho mai scritto qui sopra quello che continuo a ripetere da anni, ogni volta che mi si chiede come faccio a ricevere a multipli di dieci, ed anche con una certa frequenza: tutto sta nell'organizzazione. Cucinare è l'ultima cosa e, volendo, anche riordinare lo è, se prima ci si organizza per bene. "Organizzare" significa un miliardo di cose, la più difficile delle quali, per me, è combinare il numero di piatti con le portate del menu e i programmi della lavastoviglie. Tanto che, di solito, prevedo piatti in ceramica solo per il piatto caldo e per i dessert: altrimenti, finger food, alla faccia dei puristi flagellatori delle mode, che reclamano i vecchi antipasti e le cene sedute. Stavolta, però, era diverso: perchè i formaggi avevano bisogno di un piattino e non vi dico la profusione di forchettine e cucchiaini per la degustazione. Ergo, 24x24x24 piatti, più 24 flut, 24 bicchieri da acqua e 12 calici da vino rosso. Per non parlare delle ciotoline, dei taglieri e della posateria. Se avessi ceffato l'organizzazione, mi sarei trovata la microcucina invasa da roba da lavare- e così è stato. Perchè questi benedetti tagliolini al limone sono diventati non una portata obbligata- e obbligatoriamente lì, fra l'antipasto e la degustazione. Ma l'optional, al termine dei formaggi. Al quale, naturalmente, nessuno ha saputo dire di no. Ragion per cui, ho dovuto cucinare con gli ospiti in salotto (di solito, evito di farlo) e con una cucina che sembrava un camppo di battaglia (dopo la battaglia, ovviamente, e pure cruenta). E mi son ritrovata a lavare piatti fino alle cinque del pomeriggio, sempre con gli ospiti (in cucina, stavolta) e sempre nella confusione più totale, che aumentava a mano a mano che mi illudevo di mettere ordine. 

cheese 2011

Però, alla fine, eravamo tutti contenti. E io più di tutti, perchè vivo di gioia riflessa- e in certe situazioni, in certi momenti e con certe persone, ancora di più. Tanto che sto già immaginando la prossima, grata ad una stagione prodiga di prodotti della terra e capace come nessun altra di offrire occasoni per godersi il calore della propria casa e dei propri affetti. Immagino zucche, castagne e tartufi, e zuppe colorate, pani profumati, carni che grondano sugo e dolci morbidi in cui affondare il cucchiaio. Ma prima, abbiamo ancora una cosa da fare- l'ultima, domani. E poi un po' di fiato da trattenere. Specie davanti alla porta del frigo, dove son finiti i miserevoli resti di sabato scorso...
a venerdì, con Masterchef
Ale
P.S. prima che me le chiediate: nei prossimi giorni, metto un po' di ricette.

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...e non aggiungiamo altro: ma le dita sono incrociatissime :-))))





Tutto è cominciato in vacanza, sulle splendide spiagge di Favignana, senza internet, come si conviene ad una vera vacanza, ho ricevuto un sms da un'amica con il tema del mese: la macedonia.
Primo pensiero: chissà come mai le è venuta la macedonia? Cosa ci sarà poi da inventare su questo piatto? ecc. ecc.
Vabbè, ora faccio un bagno e poi pensiamo a qualche frutto particolare, tanto questo mese è facile.....
Secondo pensiero: tutto quello proposto all'MTC è stato facile, ma sono i partecipanti stupire ogni volta di più, quindi chissà cosa arriveranno a pensare questo mese?!?!?!? Li voglio proprio vedere, cosa vuoi che sia una macedonia....
Durante il volo del ritorno ho iniziato a pensare effettivamente in cosa consiste una macedonia: frutta. Varia e abbinata con sapori e colori gradevoli e complementari. Questa definizione mi è piaciuta. Ok poi la presentazione, ma anche questa, in cosa consiste? Nell'uso di un contenitore, magari anch'esso commestibile, oppure no, che esalti i colori e i sapori di cui sopra.
Che bello. Ero soddisfatta di me stessa ed ho perfino pensato che mai nessuno poteva aver fatto così tante riflessioni su un po' di frutta tagliata.... finchè ho visto quello che è stato pubblicato!
Qui ho invertito l'ordine di importanza dei miei pensieri e il primo è diventato: io non partecipo più all'MTC! Guardo e basta!
Ovviamente non ho saputo resistere.....! Ed ho continuato a pensare al fine ultimo di una macedonia. In cosa consiste una macedonia? In cosa consiste la partecipazione all'MTC?
Eureka!!!! Ecco cosa non è (ancora) stato proposto da quelle menti geniali che sanno fare tutto, cucinare, presentare, stupire, fotografare e altro.
La mia macedonia avrà un'evoluzione di consistenze!

Ingredienti:
mele, pesche, fragole, cocco, pistacchi
gelatina di limoncello
cannella

Tagliare a piccoli pezzi una mela e una pesca cuocere con un pochino di limoncello e un pizzico di cannella
Lasciare raffreddare e schiacciare grossolanamente con una forchetta

Disporre su un piatto in ordine di consistenza:
purea di mele e pesche, fragole tagliate a fette, cocco a listarelle, granella di pistacchi
accompagnare con gelatina di limoncello

Per la gelatina ho fatto un esperimento:
300 ml di limoncello
15 gr di fogli di gelatina
300 ml di acqua
50 gr di zucchero
il succo di 1 limone



Mettere a bagno la colla di pesce per 5 minuti in acqua fredda, strizzarla bene e metterla in un pentolino insieme all'acqua, al limoncello, allo zucchero e al succo di limone, mescolando fino a che si scioglie. Versare nel contenitore destinato a contenerla e farla solidificare. Al momento di estrarla, immergere brevemente il contenitore in acqua calda, asciugarlo e capovolgere.  

p.s. io non l'ho capovolto, o almeno, ho deciso di non capovolgerlo dopo averne rovinati 2....
p.s.s. può anche essere considerata una macedonia da meditazione, dato il tempo richiesto per la masticazione di cocco e pistacchi.....

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Di Daniela
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E' autunno, è ufficiale, i colori del cielo e delle cose sono più netti, l'aria al mattino e alla sera più frizzantina...lo dice perfino il calendario...
Ciononostante pare che la temperatura, durante il giorno, non voglia saperne di abbassarsi a queste banali indicazioni generali del periodo e continua, implacabile, a pensarsi estiva, con punte belle elevate nelle ore centrali della giornata, che  fanno rimpiangere di non potersi dedicare solo alla tintarella e ai bagni di mare...
Anche il giardino sta vivendo un momento di incertezza: ci sono piccoli fiori primaverili in procinto di sbocciare,

azalea rosa


 il rosmarino è tutto un fiore,


rosmarino 1

..e che dire di questo tipo cicciottello e in pelliccia?


APE SU ROSMA

le rose sono belle e carnose come a maggio,

rosa arancioROSA GIALLA2rosa carnerose gialle

gli oleandri hanno colori intensi,

OLEANDRO BIANCOoleandro 
la gardenia profuma splendida,
camelia 
e così pure l'erba luisa, con il suo delicato sentore di limone.... 
ERBA LUISA3 
o l'ex piccolo incenso, che continua a crescere implacabile nonostante io lo poti vigorosamente... 
INCENSOiNCENSO2
e allora non rimane altro che adattarsi a questa profusione di colori preparandoci qualcosa di semplicissimo, ma di bell'aspetto e gustoso....

Insalata di pollo in turbante di speck
da CI settembre 2011

turbanti di speck
Ingredienti per 6
2 fette di petto di pollo (160 gr)
90 gr fagiolini lessati
18 fette di speck
18 acini d'uva più alcuni per decorare
senape
limone
timo
rosmarino
erba cipollina
olio extravergine d'oliva 
sale e pepe

turbanti di speck
Foderate esternamente 6 anelli metallici di 7,5 cm di diametro con 3 fettine di speck ciascuno e infornateli a 200° C. per 5/6 minuti. Poi lasciate raffreddare e sfilate gli anelli: otterrete 6 turbanti di speck. Nel caso non abbiate gli anelli di metallo potrete prepararli da voi con della carta forno, ripiegata più volte un poco più alti delle fettine oppure qualunque altra "forma" rotonda che possa reggere il forno (io ho usato le forme in silicone per i muffins, e sono venuti benissimo ugualmente).

DSCF8173 
Tagliate il petto di pollo a pezzetti e saltatelo in padella con rosmarino, timo ed un filo d'olio, salatelo e lasciatelo intiepidire. Sbucciate e tagliate a metà i 18 acini d'uva, liberateli dai semi e mescolateli al pollo tagliatoa tocchetti e i fagiolini a rocchetti; condite tutto con una punta di senape, 2 cucchiai d'olio, 5 / 6 fili di erba cipollina tagliuzzati e un cucchiaio di succo di limone e sale.
turbanti di speck 
Disponete i turbanti di speck nei piatti, riempiteli con l'insalata di pollo e serviteli con altri acini d'uva e una macinata di pepe.
Buona giornata 
Dani


Chicken salad in a speck turban
CI September 2011 

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Serves 6
2 slices of chicken breast (160 gr)
90 g boiled green beans
18 slices of bacon
18 grapes plus a few to decorate
mustard
lemon
thyme
rosemary
chive
extra virgin olive oil
Salt and pepper
6 metal rings (3 in. diameter)

Use 3 slices of speck, (or bacon if you prefer it) to wrap around each of the 6 metal rings and bake them at 392° F for 5 / 6 minutes. Then let them cool and remove the rings: you’ve 6 turbans now! If you don’t have the metal rings you can prepare them using greaseproof paper, folded several times a little higher than the slices, or any other round mold that you can put in the oven.(I used some silicone molds for muffins, and they came very well too). Cut the chicken into small pieces and toss them in a pan with rosemary, thyme and a drizzle of olive oil, salt and let cool. Peel and cut in half the 18 grapes, take off the seeds and mix with chicken chunks and green beans cut in small pieces, season with a touch of mustard, 2 tablespoons of olive oil, 5 / 6 chopped chives and a tablespoon of lemon juice and salt. Arrange on plates of speck turbans, fill them with chicken salad and serve with other grapes and freshly ground pepper.
Have a nice day
Dani

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Che io ami il popolo britannico, è cosa arcinota e non sarà certo questaprovvidenziale campagna di sconti su Amazon.co.uk a favorire dichiarazioni d'amore dell'ultima ora. Conferme, semmai: perchè ogni volta che spingo lo sguardo Oltremanica, finisco sempre per constatare che, spesso e volentieri, fregarsene di tutto e di tutti paga e anche bene. E' il caso delle ultime politiche sul prezzo dei libri, a cui la Gran Bretagna non si è allineata, continuando a praticare sconti, in barba alla tutela delle piccole librerie, agli incentivi alla motivazione alla lettura e a qualsiasi atra delle emerite cavolate che ho sentito, a difesa di una delle leggi più scellerate che siano state partorite negli ultimi anni. e così, in attesa che qualcosa si sblocchi sul fronte italico, corriamo ai ripari anche qui, proponendovi i titoli più scontati che abbiamo trovato nelle nostre incursioni su Amazon.co.uk. Al quale, ovviamente, ci siamo affiliate: per cui, se acquistate direttamente dal link, ci sostenete e ci aiutate. 
Ed ecco i libri selezionati per questa settimana



Cominciamo con l'evento editoriale del prossimo autunno, in uscita giovedì 29 settembre. Si tratta dell'ultima fatica letteraria di Jamie Oliver che stavolta ritorna a casa, con un libro dedicato tutto alla cucina del suo Paese d'origine. Checchè se ne dica, a me lui continua a piacere, ancor più dopo l'esperienza al Fifteen di quest'inverno: dove non abbiamo mangiato granchè bene, ma siamo usciti commossi ed emozionati (per chi non lo sapesse, il Fifteen è una scuola di cucina con ristorante annesso, a cui sono ammessi ogni anno quindici ragazzi presi dalla strada o comunque in stato di bisogno. Da qui il nome, "Quindici", anche se negli anni sono diventati diciotto, con tre "panchinari" pronti a sostituire chi abbandona. Resta fisso il personale di sala e gli chef che insegnano a cucinare a questi ragazzi che, allo scadere dell'anno, lasciano il posto ad altri quindici e possono iniziare ad inserirsi nella società, forti di un mestiere imparato ad altissimi livelli. Tutti i proventi del ristorante- quindi anche la nostra cena- vanno alla Fondazione Jamie Oliver che finanzia questo ed altri progetti, tutti accomunati dalla sua personale convinzione che il cibo possa essere uno strumento di unione, di dialogo e di fratellanza. Fossimo in Italia, avrei alzato entrambi i sopraccigli, sospettando chissà quali mastrussi. all'Inghilterra, invec,e concedo tutta la mia fiducia e a Jamie Oliver tutta la mia crediblità, visto che comunque avrebbe potuto svoltare in altre direzioni, mentre è rimasto fermo su quella dell'educazione al cibo e al mangiar sano. E mi sa che ho messo una parentesi, da qualche parte, ma me la son persa per strada... In ogni caso, per chi prenota la sua copia entro giovedì, c'è uno sconto di oltre  50%, 14.50 sterline (16.70), contro le 30 del prezzo di copertina. Non male, direi, per un libro più che nuovo...






Sulla scia di Masterchef Italia, non può mancare il riferimento al primo- e finora inimitabile- Masterchef, quello targato BBc, in onda ininterrottamente dal 1990 ad oggi. Negli oltre vent'anni di programmazione si sono succeduti diversi giudici, gli ultimi dei quali, Greg Wallace e John Torode, sono i curatori di questo volume, una raccolta delle più significative ricette dei partecipanti alla gara, dal 2005 al 2009: 250 piatti da mmozzare il fiato, suddivisi in Starters (sezione molto ampia: gli Inglesi includono anche la pasta), Vegetables and Fish, Poultry, Meat, Game (selvaggina) e Dessert. Per darvi l'idea della qualità dei contenuti, basti dire che è il mio libro da comodino: ci dò un'occhiatina tutte le sere, da oltre un anno e sogno ad occhi aperti ogni volta. Il rezzo di copertina è di 20 sterline, oggi è venduto a 12,28 (39% di sconto): non pochissimo ma, credetemi, ne vale davvero la pena. 

Dove invece si spende davvero poco è in questa sezione, dedicata al cake design. Pur non amandolo molto, riconosco che gli Inglesi sono i veri maestri di quest'arte e non è un caso se nella mmia biblioteca i testi su questo argomento siano tutti editi in Gran Bretagna e risalgano tutti ad oltre vent'anni fa, quando ancora avevo delle illusioni: intendo dire che è da mo' che gli Inglesi ricoprono con glasse spesse un metro le loro fruit cake e quindi, se proprio dobbiamo ispirarci a qualcuno, è a loro che bisogne guardare. Prova ne è una fittissima scelta di titoli dedicati all'argomento, anche a prezzi davvero stracciati, come questo corso in tre volumi, vendibili singolarmente, che insegnano prima le basi, poi le procedure più avanzate e infine gli aggiornamenti sulle ultime tendenze.













A prezzi ancora più bassi e con la possibilità di sfogliarli on line, ecco altri due titoli, sempre sullo stesso argomento (vi preannuncio che il secondo l'ho ordinato: non riuscirò a stendere una glassa perfetta neanche se piango in turco,ma tant'è, non ho saputo resistere...)





Per finire, il "caso" editoriale dell'anno: il libro di cucina di Gwyneth Paltrow che ha lasciato tutti piacevolmente sorpresi. Ci si aspettava la classica operazione pubblicitaria e invece- toh, sorpresa- la Paltrow non solo sa cucinare, ma propone anche delle bellissime ricette. E ha pure un blog delizioso , oltre che un marito fighissimo, due figli bellissimi e la taglia 40. Io, sia chiaro, non contribuirò alla soddisfazione di vedere che pure col suo libro schizza in cima alle classifiche delle vendite, ma se avete un carattere migliore del mio, a questo prezzo (col 48% di sconto) non vi capita più..




Ultimissima per davvero (ma ormai dovreste saperlo, che se attacco a parlare di libri non la finisco più). la Mary Berry. Sarò breve, anche se mi riprometto di parlarvene come merita nelle prossime volte. Una biblioteca di cucina senza almeno un libro di Mary Berry è come un tavolo con tre gambe: manca qualcosa, insomma. Se non la conoscete, ptete iniziare da questo libro qui, che è una semplicissima introduzione alla cucina di questo pilastro del food britannico, grandiosa nei dolci e nella pasticceria in genere, e che qui spazia un po' in tutti i campi, dandovi un assaggio della sua bravura. Il prezzo è davvero irrisorio, per 100 ricette di sicura riuscita - e da porca figura, of course...




ciao
ale

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... a me i fichi non piacciono???
Credo di essere l'eccezione che conferma la regola, nel senso che non ho ancora incontrato qualcuno che, di fronte a un piatto di fichi maturi e sugosi, sia riuscito non dico a dir di no, ma anche a resistere. Tant'è che in queste occasioni scatta in me non so quale meccanismo ancestrale (leggasi: educazione materna, guai-guai-GUAI a dare fastidio), per cui alla fine li mangio pure io. Magari attirandomi lo sguardo in tralice del marito che trova palesemente cretino il mio comportamento ("se non ti piacciono, non li mangiare") che oltretutto lo priva di almeno uno dei suoi adorati frutti: ma è sempre meglio degli interrogativi scandalizzati e degli sguardi di compatimento degli astanti a cui, francamente, non reggo. Anche perchè la prima cosa che mi verrebbe da replicare è che "de gustibus, non si discutibus- e con la bocca piena ancora meno", ma temo in qualche incidente diplomatico, di quelli in cui devi fare ammenda per una vita, chiedendoti per tutto il tempo com'è che tocca a te riparare, quando in realtà hai tutto il diritto di dire "no grazie", senza dover essere sottoposta al fuoco di fila del percome e del perchè. E così, mi rassegno a mangiar fichi, camuffandone il sapore entro fette di salame o di focaccia o anche di tutti e due insieme e arrivando anche all'aberrazione mentale di metterli pure nell'impasto. 


pane giallo con olive e fichi neri


Risultato? Questa focaccia, a base di farina di mais, con tanti fichi a renderla più bella all'esterno, più morbida all'interno e irresistibile, dento e fuori. Sempre che vi piacciano 'ste robe qua :-)


PANE GIALLO CON FICHI E OLIVE TAGGIASCHE
da La Cucina del Corriere


350 g di farina tipo 0
150 g di farina di mais fine
1 bustina di lievito per torte salate
1 mazzetto di dragoncello
50 g di olive nere taggiasche snocciolate
50 g di pecorino grattugiato
7 fichi ben sodi
250 ml di acqua tiepida
1 cucchiaino di zucchero
olio extravergine di oliva 
sale

in un'ampia ciotola (o nell'impastatrice) setacciate entrambe le farine e unite il lievito, lo zucchero, una presa di sale, il dragoncello sminuzzato, un cucchiaio d'olio e 250 ml di acqua. Impastare e lavorare a lungo, fino ad ottenere un impasto liscio e morbido, che farete riposare per un'ora circa coperto da pellicola trasparente. 
Nel frattempo, lavate e asciugate i fichi, avendo cura di non rovinarli e suddivideteli a metà oppure in spicchi. 
Riprendete la pasta, abbattetela e lavoratela ancora sulla spianatoia. Aggiungete le olive tagliate in due e riprendere a lavorare, fino a quando queste si saranno bene incorporate all'impasto. 
Sistematelo in una teglia rotonda, ben unta d'olio e  con le dita praticate sulla sua superficie delle fossette, all'interno delle quali disporrete i fichi. Lasciate lievitare ancora una ventina di minuti
Accendete il forno a 220 gradi
Prima di infornare, irrorate la focaccia con un filo d'olio, cospargere con del sale e cuocete per circa 20 minuti, quando il pane sarà dorato.
Col salame, è perfetta.


pane giallo con olive e fichi neri


Note mie
Partiamo dagli ingredienti e dalla farina di mais: senza entrare nel merito della questione, quella richiesta dalla ricetta è la farina macinata fine- quindi, il "fioretto". Quella macinata grossa si chiama "bramata" ed è quella che serve per fare la polenta, tanto per dire la prima cosa che mi viene in mente. Per questa focaccia, potete anche utilizzare la farina a grana grossa, se preferite un sappore più rustico. L'essenziale è che non usiate la farina per polenta istantanea- e non è una battuta: se fate la spesa al sueprmercato, vi accorgerete che sarà facilissimo cadere nell'inganno, perchè su tante di queste confezioni, la dicitura "preparato per polenta istantanea" è scritto piccolo e pure in fondo, per cui comprare un prodotto al posto dell'altro ci sta. 

La farina indicata è la 0, ma potete anche fare metà manitoba e metà 00. 

Il lievito per torte salate  NON è quello istantaneo: partiamo dal presupposto che questo è un pane tipo focaccia, che più di tanto non cresce, anche per la presenza dei fichi che appesantiscono la superficie. Tuttavia, a differenza dei cake salati, ha comunque bisogno di riposo. Mi piacerebbe riprovare con il lievito di birra, per vedere se acquista in sofficità, oppure modificare le dosi, riducendo il primo e aumentando il riposo: alla prossima stagione di fichi, lo faccio. 

Il dragoncello ci va. Dà un sapore unico, un retrogusto che si sposa benissimo con i fichi e che non ne uccide la delicatezza del sapore. Io uso quello secco, dosandolo con cautela, perchè intanto sul poggiolo non mi cresce e fresco non lo trovo. Se non avete neppure quello secco, potete provare con un po' di rosmarino. Sapore più deciso, di sicuro, ma male non sta. 

Olive nere taggiasche snocciolate: da noi si trovano, altrove non so. Potete anche usare altre olive nere, basta che non siano troppo forti, meno che mai condite. 

Pecorino grattugiato: va bene anche un Parmigiano Reggiano di "giusta" stagionatura. L'importante è non usare un formaggio dal gusto delicato. E' il filo conduttore dei sapori di questo pane, quindi cercate qualcosa che "si senta", non eccessivamente ma neppure per nulla. 

Fichi: neri e sodi. E non sbucciati

Acqua: siamo sempre lì: la misura del liquido dipende da quanto assorbono le farine. Io ne avrei messo almeno 30 ml di più, per esempio, ma è meglio verificare ogni volta, aggiungendone a poco a poco e semmai facendo un "rabbocco" alla fine. l'impasto deve risultare comunque elastico e liscio

In merito al procedimento, io farei lievitare un po' di più. Anche qui, la lievitazione dipende da un sacco di fattori, però un'ora come indicazione generale mi sembra pochino. Non so essere precisa, perchè onestamente non ho preso il tempo: aspetto che l'impasto raddoppi e poi lo lavoro. Ma di sicuro ci saran volute quasi due ore.

con questa settimana, si conclude l'appuntamento con le (St)Renne: domani vi aspettano Fabio & Annalu e, a seguire, Stefania,Eli/Fla e Mapi. Noi vi diamo appuntamento a Novembre, con un'altra raccolta e altre sorprese, ma nel frattempo continuiamo a sorvegliare le vostre proposte con i fichi, versione gluten free, per il contest di Stefania. Manca poco alla proclamazione del vincitore, quindi affrettatevi!
Buona settimana 
ale

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...e questa, è stata proprio una sorpresa: perchè, con tutta che Nora è una delle lettrici più fedeli di Menuturistico ed una delle commentatrici più sipatiche ed assidue, di partecipare all'emmetichallenge, proprio, non ne voleva sapere. Dal canto nostro, non ci saremmo mai permesse, nè di proporre, meno che mai di insistere per quello che nasce come un gioco e come tale deve rimanere. Ma tant'è, quando si faceva l'appello degli amici, notare certe assenze un po' dispiaceva. Ma poi è arrivata questa mail- e il resto è storia: godetevela tutta, dall'incipit alla ricetta, assolutamente favolosa, nel titolo, negli ingredienti, nella composizione: in puro stile mtchallenge, insomma :-)





E’ da tanto tempo che seguo le sfide di MT e che invidio le capacità *stilistiche* (letterarie e culinarie) di chi partecipa. (Ho visto cose che noi umani…..) Debbo confessare che più di una volta ho pensato di parteciparvi riproducendo e fotografando ricette con dei risultati così *banali* da spingermi ad evitare una magra figura e rinunciarvi … in extremis. Complice il fatto di avere un forte senso del ridicolo ed un marito che *rema contro*, ho propinato alla famigliola ricette di risotti con i piselli, conigli alla cacciatora e altri manicaretti restando in trepidante attesa di un incoraggiamento che puntualmente NON arrivava.
Ad essere sincera ho avuto spesso l’approvazione del mio cucciolo di otto anni (Andrea la peste,) che ha ereditato da me l’entusiasmo per la cucina e la predisposizione alla comunicazione, spronata più volte dalla mitica Mapi (che ho la fortuna di avere come collega da anni) e questo ha definitivamente esaltato il mio Ego e mi ha convinta a tentare una sortita con quella che è una sfida all’ultimo spelucchino.
Debbo ancora superare l’ostacolo del marito che riconosce come manicaretti unicamente le *polpette della mamma* , la pasta con il ragout o *cotolette e patatine* (durante il viaggio di nozze in Austria fece la cura della Wienersnitzel 15 giorni su 15!!)… ma si sa’: non si può avere tutto dalla vita! ;-)
Potevo proporre una cosa semplice come una macedonia (fino a tagliare la frutta a pezzi ci posso arrivare) quanto alla fantasia….. non mi veniva in mente nulla di esaltante o di nuovo! Quando all’improvviso leggo la proposta di Monique… : SI PUO’ CUOCERE!
Ecco che mi sovviene della composta di frutta cotta che mi preparo da un anno a questa parte quando voglio farmi una coccola *golosa* ma non troppo *calorica* .
Ho sempre odiato il sapore della frutta cotta, nell’esecuzione più banale, e ho scoperto da poco quanto solo poche spezie possano cambiare un cibo che sa di ospedale trasformandolo in un quasi-dessert, da gustare tiepido nelle sere umide di nebbia della mia amata Milano o al mattino, fredda, con qualche cucchiaiata di yogurt mentre cerco di convincere il mio unico neurone superstite a svegliarsi.


Ingredienti per 4 porzioni
2 belle mele grandi (io uso le Fuji o le Granny Smith)
1 pera bella soda (io William)
8 prugne secche denocciolate
4 albicocche secche denocciolate
4 datteri denocciolati
1 cucchiaio di miele di acacia o millefiori (io di cardo)
2 cucchiai di uvetta secca (non serve farla rinvenire…. lo farà cuocendo)
2 *stelle* di anice stellato
1 cucchiaino di cannella in polvere
6 bacche di cardamomo (solo i semini)
2 cucchiaini di zenzero fresco grattugiato
Un pezzetto di scorza di limone (da togliere dopo la cottura)
1 cucchiaio di rum
Acqua q.b. (poca poca – le mele rilasciano in cottura un poco del loro succo)
Per guarnire:
qualche gheriglio di noce tritato grossolanamente (o di mandorla)
qualche pinolo
Esecuzione:
Lavare, sbucciare e tagliare le mele e la pera a piccoli tocchetti. Metterle in un pentolino antiaderente (se avete una terrina di coccio che va sul fuoco fa più *figo* ) con le spezie, lo zenzero grattugiato, la scorza di limone, il miele, le prugne secche, le albicocche ed i datteri tagliati a filetti.
Aggiungete le uvette,il rum e qualche cucchiaio di acqua.
Accendere il fuoco al minimo (io uso il fornello piccino, mettendo anche la retina frangi-fiamma se uso il coccio) coprire con un coperchio e lasciare cuocere sino a che i pezzetti di mela diventano morbidi (attenzione a non farli *scuocere* diventerebbe una mousse!!!) mescolando ogni tanto ed aggiungendo eventualmente 1 o 2 cucchiai di acqua se le mele non rilasciassero troppo succo.
A cottura ultimata togliere la scorza di limone , le stelle di anice.
Lasciare intiepidire e servire in coppette con il sughetto e qualche briciola di noce, mandorla e un cucchiaio di pinoli.
Decorare con due fiori fatti con 2 albicocche aperte per formare 4 petali e mezzo dattero per il pistillo e un dattero aperto a 4 petali con una mandorla che fa capolino al centro.
NB- Se non volete infierire con le calorie……. bluffate evitando di aggiungere il miele ed il rum (altrimenti …. INFISCHIATEVENE!!! ;-) )
Gustare con calma, quando il marito è rapito dalla partita della squadra del cuore ed il figlio è decisamente crollato tra le braccia di Morfeo, fregandovene delle lavatrici che traboccano e della pila immensa dei panni da stirare!!

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Confesso che, sulle prime, non avevo realizzato. Al solito, ho letto il post di accmpagnamento con un occhio solo e il neurone aveva colto solo un "Mauritius" che mi aveva subito fatto scattare una botta di invidia, condita dall'inevitabile "te possino" della risposta. 
Poi, stamattina scarico il post e resto basita: non solo perchè Teresa si è sposata, ma anche perchè ha dedicato l'mtchallenge di questo mese al suo matrimonio, dando alla sua macedonia la forma di un boquet da sposa. 
Da lì in poi, è stato tutto un dilagare della commozione, la stessa che mi prende ogni volta che penso ai "dietro le quinte" di questo giochino, che è fatto di emozioni, di condivisioni, e di psersone speciali come Teresa, a cui vanno tutti gli auguri di questo mondo- e pure qualcuno di più.


 

LA MACEDONIA "BOUQUET DELLA SPOSA" DI TERESA

 


Ad una settimana dal matrimonio, la futura sposa, che sapeva di non poter più contare sulla “giovinezza mezza bellezza”, cercò di salvare il salvabile almeno della sua linea, anzi, della sempre più curva, e decise quindi di stringere i denti (mai modo di dire fu così vicino al vero intento) e dedicarsi alla cucina light.
Fu di grande aiuto il tema dell’MT challenge del mese: la macedonia.
Cosa c’è di meglio, per tenersi leggeri, di una bella macedonia di frutta fresca? Che si dia inizio al taglio!
Cosa c’è in dispensa? kiwi, melone, uva e pesche. Beh, non tanto, ma è meglio non appesantire il tutto. E poi l’uva è già a chicchi, devo solo spellarla e denocciolarla. Faccio a palline anche il melone.. cerco di emulare la maestra Fabiana: provo a fare rondelle di kiwi e non meglio identificate forme di pesca. Il risultato è decisamente scadente, però ho bruciato qualche caloria nello sforzo di intagliare… la cosa mi esalta.
Il limone? Dov’è il limone? Giuro di averlo visto un attimo fa! Acc.. dovrò fare diversamente.. mi sa che l’unica è il liquore, in fondo, se ne adopero poco, quanto sarà più calorico? Vediamo un po’: Porto o Amaretto.. faccio un provino vah, non si sa mai.. l’Amaretto! Si si, ci sta proprio bene, ed ora ci aggiungo anche un po’ di mix quattro spezie (cannella, zenzero, chiodi di garofano, noce moscata).
Però, con l’Amaretto liquore ci potrei abbinare… l’amaretto pasticcino!! La scoperta dell’acqua calda..”
La sposetta sbriciola l’amaretto nella coppetta, e in cuor suo realizza che si sta sbriciolando anche l’ultimo degli intenti di resistere alle golosità.
Sopra ci dispone la frutta macerata nel liquore e le spezie.
L’ultimo ed ormai impercettibile senso di colpa cade travolto dagli eventi quando le sovviene che ha degli albumi da consumare, e che voleva da tempo provare a fare delle meringhette, così, tanto per provare quella ricettuzza che aveva letto su MTcon tutti quei bei suggerimenti della Ale.
però, geniale il suggerimento del limone passato sulla ciotola, dà quel non so che di aroma senza appesantire il gusto, ed ora ci metto anche lo stesso mix quattro spezie che ho messo in macedonia…
Dopo tutto questo lavoro, vale la pena sistemarla decentemente nella sua coppettina. Anzi faccio anche una sorpresina allo sposetto stasera con un’anteprima da cerimonia!”
P.S. Per dovere di cronaca, la sposa al momento del “Sì” aveva tutti i suoi kg lì dove erano sempre stati e, a guardarla bene quel giorno, era tanto felice così. Anzi, chi l’ha vista ha giurato che sembrava anche tanto più bella per la gioia…
Teresa G.

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