Di Daniela 

Ci siamo, siamo arrivati alla serata dei mostri e delle streghe, che esorcizzano la paura dei piccoli contro ciò che di oscuro e terribile circonda e popola il mondo delle fiabe , dei sogni e non solo, purtroppo. Per questa occasione, utilizzando la ricetta che vi ho dato dei Prezel, ho pensato, seguendo i suggerimenti della nostra amica M. Stewart, di realizzare delle terrificanti "dita da strega", create con il procedimento e la pasta dei prezel, in accompagnamento ad un piatto di formaggio. Nel mio caso ho utilizzato del gorgonzola piccante, anche per via di color piuttosto "inquietanti" e una formaggetta con rucola olive e peperoncino, che ben si prestano scenograficamente alle dita! Per la realizzazione del tutto ho avuto l'impagabile aiuto della Microba, che, nel suo ruolo preferito di arbiter elegantiarum, ha anche realizzato la laccatura delle unghie... I colori utilizzati per questa   laccatura  sono stati scelti con le seguenti motivazioni: verde, perché fa tanto muffa, rosso-arancio per il look "aggressivo", qualcuna lasciata scura, perché fa naturale e qualcuna argento, per la strega chic, ovviamente!!!  
Può essere un antipasto un po' diverso e buooooooonissimooooooooooooooo!
Dita da strega
 strega 
Ingredienti per i prezel
40 gr lievito di birra (ridotti a 25 gr)
1 cucchiaino da tè di zucchero
500 gr di farina 00
1 cucchiaino da the di sale
20 gr burro a temperatura ambiente
ca 230/240 gr di acqua per l'impasto
Pentola con 2 litri di acqua + 20 gr di bicarbonato 2 cucchiai di sale grosso
Per le dita in aggiunta
Colori alimentari,
un pennello
mandorle pelate e non

DSCF9024 

Per il procedimento iniziale seguite quello dei prezel, cioè Versate un po’ dell’acqua nella ciotola Aggiungete lo zucchero, mescolate per sciogliere. Unite il lievito (in alternativa 7gr di quello secco in granuli) e lasciate riposare fino a quando il lievito inizia a fare le bollicine, per circa 5 minuti. Unite al lievito una parte della farina e mescolate bene. Aggiungete ora il sale grosso, il resto della farina, e lavorate per una decina di minuti. Trasferite su una superficie leggermente infarinata, impastate fino a che risulti liscio e sodo. Trasferite la pasta in una ciotola, coprite con la pellicola trasparente e lasciatela riposare in un luogo tiepido a lievitare fino a quando raddoppia di volume, in circa 1 ora . Preriscaldare il forno a 220/230. Mettete in una casseruola a bordi alti i 2 litri d’acqua, unite il bicarbonato e portate ad ebollizione. Coprire due teglie con della carta forno. Dividere l'impasto in quattro parti. Lavorare un quarto alla volta, e coprire la rimanente pasta con pellicola trasparente. Dividere il primo pezzo in 8 pezzi , ma le dimensioni potete sceglierle a piacere, ovviamente. Da qui le differenze. Intanto con un pennellino e dei colori alimentari, dipingete le mandorle sbucciate del colore che preferite Su una superficie di lavoro leggermente infarinato, rotolate ogni pezzo avanti e indietro con il palmo della mano formando la forma allungata di un dito, di circa 10 cm. Pizzicate la pasta in due punti per formare le nocche. 
DSCF9031
Finito di creare le prime “dita” bolli tele per 1 minuto immergendole nell’acqua e bicarbonato, non più di un paio per volta. Utilizzando un mestolo forato, trasferite dita sulle teglie preparate con la carta forno. Continuate fino ad esaurimento della pasta.
DSCF8972DSCF8971DSCF8974 
Sbattere il chiaro d’ uovo con 1 cucchiaio di acqua. Lucidate le dita con un pennello, se vi va fate qualche piccolo taglietto con un coltello affilato all’altezza delle nocche per dare un’impronta più veristica.
dita 
Cospargete col sale marino e posizionate le mandorle a mo' di unghie. Cuocere nel forno a 220° fino a doratura, per 15 minuti circa. Lasciate raffreddare su una gratella.

DSCF8983 
Servitele infilate su una bella fetta di formaggio dal gusto deciso o con del formaggio morbido, o con qualunque altra cosa vi suggerisca la fantasia
Buona serata
Dani

Condividi post

Repost 0

Di Daniela

Illustrazione dal manoscritto Hortus Deliciarum
(Alsazia 1190 circa)
Come ogni volta che ci troviamo a parlare di un piatto nazionale, ciò che colpisce è la grande varietà di ricette, che praticamente quasi ogni famiglia nel tempo ha adottato, variando leggermente l’originale, per meglio adattarla ai suoi gusti, come pure l’incertezza sulle origini precise del piatto. Così succede per il piatto di cui ci occupiamo oggi, i Prezel. Cominciamo subito con il dire che perfino il nome ha diverse grafie: sono laugenbrezel, pretzel, pretzl, breze o brezn o brezel a seconda del luogo in cui si cerca. Per ciò che riguarda la creazione di questo squisito impasto ci sono diverse storie, ugualmente interessanti La prima, più prosaica, racconta che già nel 610 d.C., nei monasteri a sud della Francia ed a nord dell’Italia, i monaci  utilizzavano dei ritagli di pasta per creare dei lunghi cilindretti, che poi annodavano, dandogli la forma delle braccia di un bimbo raccolto in preghiera. Con queste golosità, premiavano (pretiola (da pretium), piccoli premi) i bimbi più bravi, cioè quelli che avevano imparato a memoria le preghiere o brani della Bibbia…
Memmingen- Il simbolo dei prezel e la Torre di St. Martins
A poco a poco questi pretiola, si sono trasformati, secondo la pronuncia, in preziola e sono giunti anche in Austria e in Germania, come prezel o brezel (in questo caso trasformando un brachiola, piccole braccia, nome alternativo dei premi).
Da qui, parte un’altra storia, che vuole i prezel come offerta ben augurante ai mercanti che si incamminavano alla volta della Fiera di Francoforte: questi infatti venivano attaccati da predoni prima di giungere in città e così, gli abitanti, uscivano dalle mura a cavallo e porgevano un benvenuto “protettivo” ai mercanti offrendo loro brocche di vino e prezel infilati agevolmente, data la forma, sulle loro lance, chiamati Geleit-prezel ( prezel di scorta, di protezione insomma). 
Icona dei panettieri su una casa dell'isola di Juist, Bassa Sassonia

Dal 1400 i brezel sono diventati anche simboli pasquali cotti con 2 uova sode e nascosti in tutto il giardino, per farli cercare dai bambini, precursori della caccia all’uovo di Pasqua o al coniglietto pasquale attuale...
Il Brezel sembra rappresenti, con la sua forma particolare, anche il simbolo del nodo d'amore e del legame matrimoniale. Pare infatti che nell’Europa centrale, nel VII secolo, ci fosse l'usanza di fare un voto matrimoniale sotto ad un Brezel che poi veniva spezzato in due dagli sposi, tirandolo ognuno dalla sua parte, come il celebre ossicino di pollo : chi rimaneva con il pezzo più grande, avrebbe visto realizzati i suoi desideri! Il pretzel è stato in uso come un emblema di panettieri al tempo loro corporazioni, nel sud della Germania dal 12 ° secolo.
La fontana del ragazzo del prezel a Speyer (Germania)
E già in questo secolo in una illustrazione del Hortus deliciarum, un manoscritto medievale compilato nella abbazia di Hohenburg in Alsazia, è conteuta la prima raffigurazione di un pretzel.
A proposito di panettieri, un’antica leggenda tedesca sulla creazione dei prezel racconta proprio che un panettiere tedesco, essendosi rovinato la reputazione presso il suo re, venne arrestato e mandato a morte. Ma siccome aveva sempre fatto un buon lavoro, il re decise di concedergli una seconda possibilità, e gli chiese di inventare un dolce attraverso cui i raggi del sole passasser0 per tre volte (o secondo un'altra versione, riflettesse i raggi del sole per tre volte), pena la perdita della sua stessa vita. Riflettendo a braccia conserte, il nostro panettiere risolse l'enigma, creando proprio il prezel, per la gioia del goloso sovrano! (grazie alla mia amica Paola e a Stefan B. per la traduzione :-)))) ) Ci sono diverse versioni di questa leggenda anche in Alsazia con poche variazioni dei personaggi....
Il carnevale contro la quaresima. - P. Bruegel 1559
particolare della Quaresima





La rappresentazione forse più nota dei Prezel è in un quadro di Pieter Bruegel del 1559 "Streit des Karnevals mit der Fastenzeit" (Il Carnevale contro la Quaresima") dove, in basso a destra la Quaresima è rappresentata su di un carro con un cesto di pane quaresimale, i prezel appunto, che nella loro semplicità ben si adattavano al periodo, oltre ad avere una forma che richiamava quella della Santa Trinità.
The Baker, (1681) Job Adriaensz Berckheyde (1630-1693)
L'ultima storia sulla nascita dei prezel riguarda quelli salati bavaresi : sembra che questi siano la creazione involontaria di un fornaio di Monaco di Baviera, tale Anton Nepomuk Pfannenbrenner. Il signor Nepomuk lavorava nella prestigiosa Kaffehaus Königliches (Caffetteria Reale) ed era colui che si occupava della preparazione dei prezel dolci. Un giorno del febbraio 1839, il signor Pfannenbrenner (il cui nome è già una garanzia! Mi pare che significhi bruciatore di pentole) scambiò distrattamente la soluzione di sciroppo di zucchero che solitamente usava, con una di acqua e soda caustica e la usò per la cottura dei suoi dolci. Incredibilmente, i clienti del prestigioso caffè non solo non morirono, mangiandoli, ma anzi, apprezzarono moltissimo l’improbabile miscuglio di sapori ed è così che nacque il prezel bavarese.
...E sapete che perfino Keplero nel suo Astronomia Nova 1609 scrisse "....ma piuttosto in modo simile ad un pane quaresimale, (panis quadragesimalis) come mostra il prossimo diagramma."
Ed eccolo il diagramma in questione.... in effetti ricorda un prezel....
Queste sono le storie principali che ho raccolto qua e la , girando in rete e avvalendomi anche per la traduzione dal tedesco dei miei due gentilissimi amici Stefan e Paola.
Naturalmente, c'è tutta una lunga storia anche riguardante i prezel di oltre oceano... anche in questo caso in molti si contendono il primato della importazione... ma questa è un'altra storia... :-)
La spiegazione della seconda parte del titolo "e le streghe di Halloween" arriverà oggi pomeriggio e spero lo troverete divertente e "interesssssssantemente pauroooosoooo"...
Per quello che riguarda la ricetta che voglio proporvi è anch'essa una ricetta storica. Mi è arrivata direttamente da un'altra mia cara amica, Silvia, che a sua volta la ebbe, quando abitava a Monaco di Baviera, da una gentile signora ottuagenaria, Frau Thum, sua vicina di casa. La signora, mossa a compassione dalla golosità di Silvia, le rivelò la ricetta che lei usava  per preparare i Prezel quando era la governante di Karl Valentin, sfollato fuori Monaco a causa dei bombardamenti
Per chi non conoscesse Herr Valentin, è stato un cabarettista, attore teatrale e produttore cinematografico tedesco, che ha avuto una influenza significativa sulla cultura tedesca al tempo della Repubblica di Weimar, come ci informa Wikipedia. Qui la sua ricetta preferita :

I Brezen di Karl Valentin
DSCF9002 

Ingredienti
40 gr lievito di birra (ridotti a 25 gr) 
1 cucchiaino da tè di zucchero 
500 gr di farina 00 
1 cucchiaino da the di sale 
20 gr burro a temperatura ambiente 
ca 230/240 gr di acqua per l'impasto 
Pentola con 2 litri di acqua + 20 gr di bicarbonato
2 cucchiai di sale grosso
DSCF9013

Prima cosa, non sono perfetti: ma è la prima volta che li preparo....Il sapore, in compenso è magnifico!!!
Versate un po’ dell’acqua nella ciotola Aggiungete lo zucchero, mescolate per sciogliere. Unite il lievito (in alternativa 7gr di quello secco in granuli) e lasciate riposare fino a quando il lievito inizia a fare le bollicine, per circa 5 minuti. Unite al lievito una parte della farina e mescolate bene. Aggiungete ora il sale grosso, il resto della farina, e lavorate per una decina di minuti. Trasferite su una superficie leggermente infarinata, impastate fino a che risulti liscio e sodo. Trasferite la pasta in una ciotola, coprite con la pellicola trasparente e lasciatela riposare in un luogo tiepido a lievitare fino a quando raddoppia di volume, in circa mezz'ora.

DSCF9009 
Preriscaldare il forno a 220/230. Mettete in una casseruola a bordi alti i 2 litri d’acqua, unite il bicarbonato e portate ad ebollizione. Coprire due teglie con della carta forno. Dividere l'impasto in quattro parti. Lavorare un quarto alla volta, e coprire la rimanente pasta con pellicola trasparente. Dividere il primo pezzo in 8 pezzi , ma le dimensioni potete sceglierle a piacere, ovviamente. Su una superficie di lavoro leggermente infarinato, lavorate ogni pezzo con le mani fino a creare un cilindretto lungo e sottile, un po’ più spesso verso il centro e dategli la forma del prezel. Oppure se preferite preparate delle palline ( le mie erano di ca. 4/5 cm di diametro) . Buttate i vostri prezel o le palline nell’acqua bollente una o 2 massimo alla volta. Lasciate cuocere per circa 40 secondi (dai 30 ai 60). Appena cotte, scolatele con la schiumarola e appoggiatele sulle teglie rivestite di carta forno. Continuate fino ad esaurimento della pasta. Quando sono tutte cotte, spennellatele con un chiaro d’uovo allungato con 1 goccio d’acqua. Cospargete con il sale grosso. Lasciate raffreddare per circa 30 minuti. 
DSCF9018
Quando freddi, metteteli in forno a fino a doratura, per circa 20 minuti . Lasciate raffreddare su una gratella. 
I panini sono perfetti per essere mangiati imbottiti con wurstel o salumi , perchè sono più semplicei da tagliare a metà :-)
Si conservano per un paio di giorni , ma si possono congelare tranquillamente. Per la soluzione di bicarbonato non utilizzate pentole di alluminio in quanto provoca una forte corrosione a questo metallo. Il bicarbonato contribuisce al colore bruno e conferisce il caratteristico aspetto "vetroso". 
Buon appetito 
Dani




Fonti:
http://www.kitchenproject.com/history/Pretzel.htm
http://www.twistnroll.com.au/BretzelHistory.aspx
http://www.cucinaseveso.it/germania.htm
http://www.travelblog.org/Photos/6010494

Condividi post

Repost 0



...che è tornata dal suo meraviglioso viaggio di nozze e ha subito coinvolto il suo novello sposo, nell'MTC: viste le sorti degli altri mariti, gli è andata di lusso: non si è dovuto cimentare i riparazioni della siringa con la tettarella del biberon, non ha dovuto vegliare sul forno fino a tarda notte, non è stato costretto a tenere ferma la ciotola, che non sia mai che si imbianchino le pareti di pasta choux. Lui, si è limitato ad esprimere un desiderio e a vederlo esaudito, in men che non si dica, con questo trionfo di profiteroles che vedete nella foto. A Teresa, il nostro solito grazie e tutti gli auguri di questo mondo. Al novello sposo, la stessa vagonata di cose belle, più una: benvenuto nel club :-)))

Ricordate Bubba, l’amico di Forrest Gump nell’omonimo film, quando inizia ad elencare ad oltranza tutte le specialità che si possono realizzare con i gamberi? Beh, la stessa cosa è successa a me quando ho letto il tema dell’MTC di ottobre proposto da Stefania! Ho iniziato a snocciolare una vagheggiante tiritera a proposito di farcie e coperture dolci, salate, probabili, estreme, di questa terra e anche un tantino marziane..
Dopo un po’ però questa abbondanza di possibili scelte mi ha creato un momento di stallo decisionale per surriscaldamento cerebrale …
L’illuminazione mi proviene dal “novello sposo” che, con aria da gatto con gli stivali di Shrek, mi dice: “me lo fai un profiterole classico classico con tanta panna?” Come dirgli di no!
Mi sono concessa solo due minime variazioni sul tema: per la copertura ho alternato cioccolato fondente e cioccolato bianco (più per l’effetto visivo che per il gusto) ed ho aggiunto alla crema di farcitura (una classica pasticciera) un cucchiaino di aroma alla zuppa inglese che al marito-gatto con gli stivali piace molto.
I bignè li ho fatti con la ricetta proposta da Stefania, utilizzando una doppia dose per ottenere circa 24 bignè:
46 ml di acqua
10 ml di latte
66 gr di burro
70 gr di farina
2 uova
Un pizzico di sale.

Per la crema ho utilizzato:
5 uova (delle galline della suocera!), 500 ml latte, 2 cucchiai di maizena, 100 gr zucchero, 1 cucchiaino scarso di aroma “zuppa inglese”, semi di vaniglia.
La ganache di copertura invece l’ho preparata sciogliendo a bagnomaria circa 200 gr di cioccolato fondente con 200 ml di panna liquida e 20 gr circa di burro.
Stesse dosi e procedimento con il cioccolato bianco.
Il risultato è questo: è piaciuto molto a tutti, anche alla suocera che continuerà quindi a fornirmi le uova fresche per le future preparazioni. A presto!
Teresa G.

Condividi post

Repost 0



Una delle cose più strane che hanno accompagnato l'emmetichallenge è legata alla nascita di alcuni blog, a cui pare che questo giochino abbia dato impulso. Non so se sia stato detto per bieco compiacimento delle due autrici di MT, ma di fatto nessuno contesta l'affermazione che cimentarsi ogni mese con una sfida via internet, strutturando una ricetta in un post e cimentandosi quindi con introduzioni, fotografie e syling sia stato una spinta verso la nascita di blog personali. Tuttavia, era da un po' che non sentivamo più parlare di questo argomento, complice anche l'accoglienza che i nostri lettori riservano agli "anche no": ne parleremo a conclusione della gara, ma la vera sorpresa di questa tornata sono stati proprio i loro post, gettonati e commentati come mai accaduto in precedenza, a conferma di come ormai qui sopra sia tutti una grande famiglia- e pazienza, se per voi in teoria sarebbe dovuto essere solo un passatempo. Quindi, vi lascio immaginare con quale piacere abbiamo letto la mail di presentazione di questa nostra nuova amica che ha deciso di lanciarsi nella sfida, per muovere i suoi primi passi in questo mondo virtuale. Lei si chiama Emily e, a quanto vediamo, ha tutte le carte in regola per affacciarsi in questo mondo: non solo è brava e fantasiosa, ma riesce anche a parlare di cibo in modo coinvolgente: delle sue tre versioni, una è dedicata alla mamma, una allo scorso MTChallenge e l'ultima è la prova golosa dei risultati della fantasia, quando incontra la legge del "non si butta via niente": in circostante diverse, avremmo commentato con un "ce n'è per tutti i gusti". Ma ora, invece, lo prensiamo come un aperitivo goloso, facendo il tifo per quello che verrà!


 

  I PROFITEROLES IN TRE VARIANTI DI EMILY
Ho conosciuto il sito di menu turistico un mese fa circa...

Il mese scorso la sfida era la macedonia di frutta, ma non ho fatto in tempo a realizzare nulla..che sorpresa scoprire che la sfida di questo mese erano i profiteroles!

Si perché, nonostante io ami fare dolci, non amo altrettanto mangiarli, strano a dirsi ma è così. :)

Invece i profiteroles sono uno dei pochi dolci per cui fin da piccola sono andata matta, mia madre ogni anno, per il mio compleanno, ne creava un bel vassoio pieno in mio onore :) son contenta di dedicare a lei questa sfida proponendo quindi LA SUA ricetta dei profiteroles, oltre che una inventata da me per l'occasione!



Per i bignè, che di solito mia madre acquista pronti, ho usato la ricetta di Stefania (vedi qui).

Visto che dovevo fare due (ops, tre :p) varianti, ho utilizzato la dose per 36 bignè (circa 12 bignè per tipo):



110ml acqua

15 ml latte

100gr burro

105 gr farina

3 uova

3 pizzichi sale



Nel mio forno, li ho cotti a 150°, visto che cuoce parecchio ;)

Non si sono gonfiati granché, ne sono venuti un po' più di quelli che mi aspettavo, ma erano davvero ottimi!!!!!



Per tutte e tre le varianti (ovvero 36 bignè) ho usato la ricetta della crema che usa mia madre come ripieno (io ho esagerato con le dosi e mi sono ritrovata quasi una scodella di crema in più, per cui vi consiglio di diminuirne un terzo):



Per la mia dose
Per la dose ridotta
750 gr latte
500 gr latte
8 cucchiai zucchero (io ne ho messi 6 c.a.)
4 cucchiai zucchero
4 cucchiai farina (ne ho messi 3)
2 cucchiai farina
1,5 uova intere (ne ho messe 2)
1 uovo intero
1,5 tuorli (ne ho messo uno)
1 uovo rosso
scorza limone
Scorza limone
cannella
cannella



Su un pentolino sbattere le uova intere e il rosso. Aggiungere poi la farina e lo zucchero mischiati precedentemente, avendo cura di non far formare grumi.

Nel frattempo su un altro pentolino mettere il latte, la cannella e la scorza di limone a scaldare (a me serviva una crema che sapesse molto di limone, per cui ho abbondato). Non appena il latte comincia a bollire, toglierlo dal fuoco e filtrandolo versarlo un po' per volta sul composto di uova farina e zucchero, facendo attenzione che le uova non si cuociano.

Metto poi il pentolino con tutto il composto a scaldare a fuoco lento, fino a raggiungere la densità desiderata.



Due delle tre varianti, poi, sono ricoperte da una glassa al cioccolato. Anche per questa, ho usato la ricetta di Stefania (per la ricetta e i vari passaggi qui), ne ho una mia, ma quella di Stefania mi sembrava di gran lunga migliore, e infatti la glassa è venuta benissimo, proprio lucida e della giusta consistenza!



Riporto allora solo la dose, per 24 bignè:

160 gr cioccolato fondente

140 gr panna



Passiamo poi alle tre varianti...

PROFITEROLES DELLA MAMMA;

PROFITEROLES ALLAFRUTTA E CARAMELLO;

PROFITEROLES ALLA FRUTTA E CIOCCOLATO.



PROFITEROLES DELLA MAMMA:

Visto che a casa mia c'è chi è amante del ripieno alla crema e chi della panna, mia madre utilizza entrambe ;) Anche se poi, inevitabilmente, la sottoscritta finisce per aprire metà dei bignè alla ricerca del ripieno ideale, ovvero un bignè alla crema e uno alla panna :D



Ho preso quindi 12 bignè, e ne ho farciti 6 con la crema e 6 con della panna zuccherata montata, impilandoli uno a uno facendo attenzione che i bignè con la crema e quelli con la panna si alternassero.

Ho versato sopra la glassa al cioccolato preparata in precedenza.



PROFITEROLES ALLA FRUTTA E CARAMELLO:

Visto che l'mtc della macedonia ormai me lo ero perso, ho pensato di usare la frutta qui ;)

Ho preso frutta di diverso tipo (io a casa avevo solo pesche, pere e mele), l'ho pulita, pelata e tagliata a pezzetti e incorporata alla crema rimasta.



Per il caramello, dose per 12 bignè:

100 gr zucchero

50 ml acqua (nel mio caso il caramello è venuto un po' lento, quindi direi di ridurre un po' la quantità d'acqua)

bacca vaniglia (visto che l'avevo finita, io ho usato dell'aroma alla vaniglia in gran quantità, volevo che si sentisse bene il sapore di vaniglia)



Ho sciolto lo zucchero in un pentolino finché non è diventato di colore bruno.

Ho aggiunto poi, poco per volta (attenzione a non scottarvi!) l'acqua che avevo scaldato fino a far bollire in un altro pentolino con la vaniglia.

Ho mescolato velocemente ed ho spento.



Ho riempito i 12 bignè di questa versione con la crema alla frutta, li ho impilati, e ho versato sopra il caramello.



PROFITEROLES ALLA FRUTTA E CIOCCOLATO:

In questo caso, ho semplicemente riempito i 12 bignè vuoti rimanenti con la crema alla frutta, ricoprendoli con la glassa al cioccolato rimasta invece che con il caramello.


Condividi post

Repost 0

MasterChef


Prova in esterno: o meglio, in interni color crema, appena screziati dal fucsia delle orchidee che si riflette sull'argento delle suppellettili, in un ambiente di grande eleganza, perfettamente intonato al tema dell'alta cucina. L'anfitrione è l'ambasciatore australiano, che accoglie la sgarruppata squadra di Masterchef in infradito, camicie scozzesi, TShirt imbarazzanti e i soliti capelli al vento senza fare una piega. Neppure reagisce quando Cracco sciorina regole e menu con un tono che avrebbe fatto invidia ad una prefica ad un funerale e riesce pure a trattenersi dall'ordinare a Barbieri , in imbarazzante cravattino e giacca chiara, di ritirare i cappotti degli ospiti e offrir loro qualcosa da bere. La brigata, dal canto suo, si rivela all'altezza: Danny esordisce, dicendo di non avere mai visto un ambasciatore da vicino (sic) e Luisa commenta l'odore di pulito, "tipico delle case di lusso". Per il resto, è tutto un annuire convinto, alle parole dell'ospite, indizio infallibile di un'altrettanto incrollabile verità: non hanno capito una cippa.



Occhio per occhio: "Sono io, il loro caposquadra: gliel'ho letto negli occhi", si immola Alberico, fra lo sconcerto dei suoi compagni che tutto avrebbero preferito, tranne che un'altra gara con lui come capo. Ma la vittoria del rivale, Danny (apro e chiudo: gran bel figliolo) e la scelta dell'amico Enea come collaboratore dell'altra squadra hanno il sapore di un duplice affronto, in uno scenario che trasuda epicità da tutti i pori. Ilenia sembra Cassandra, quando predice lugubre che ci saranno solo vittime, da questa sfida- e naturalmente c'azzecca. Molto più lei del resto delle portate...

Masterchef-italia

Pressure Test: partiamo dai fondamentali. Se Masterchef funziona, è grazie alla struttura del format: veloce, mai uguale a se stesso, sempre pieno di sorprese. Compresi anche gli sgambetti e i colpi bassi, come quelli inflitti alla squadra perdente, al termine della prova in esterno. Per la prima volta, infatti, non sono tutti i singoli componenti a sfidarsi, ma è il caposquadra a doverne scegliere due, da mandare all'eliminazione finale. Lì per lì, sembra un'igiustizia per chi deve subire la selezione; in realtà, a pensarci bene, è un boomerang per chi deve assumersi la responsabilità. O ci sono palesi incapacità su cui puntare il dito, con tutte le smorfie di dispiacere del caso, o ci si autonomina, giocoforza, e si va in sfida . Delle due l'una- a meno che non tocchi ad Alberico. Che nomina colei che lui ha costretto a buttar via un dolce ben fatto- e a rifarlo malamente- e l'autore del piatto che ha preso più punti in assoluto. Anna e Federico sono furibondi, dalla balaustra scende un coro di buuu, mentre l'Italia che guarda Masterchef inorridisce di fronte alle didascalie che ci ricordano che l'artefice di un gesto così vigliacco si fregia di gradi e divisa della nostra aereonautica. Dopo i pianti di pentimento nel confessionale, lo avremmo preferito in Lacoste

I'm blue: il pressure test è la cottura del filetto - al sangue, medio e ben cotto- ed Anna ci ammorba per l'ultima volta con l'analogia fra il bleu della cottura della carne e il colore del fluido che scorre nelle sue vene. Peccato che la cottura al sangue sia un'altra cosa- e da lì in poi sia tutto uno sbagliare per gradi, fino al saluto dei nobili, a cui Cracco risponde con la più signorile delle strette di mano. L'ormochat è in delirio, ancor più quando si viene a sapere che l'intenzione di Anna sarebbe stata quella di pubblicare un libro con le ricette degli Avi e che ora le sarà più difficile riuscire nell'impresa. E tuttavia, Anna ha ragione, quando dice di essere contenta di aver giocato fino a quando i rapporti fra i concorrenti erano improntati alla correttezza e alla serenità e di poter tornare a casa a far sonni tranquilli. Masterchef non sarà più lo stesso senza di lei e siamo in tanti ad essere dispiaciuti che la sua permanenza sia finita- e soprattutto che sia finita così. 

Piccolo uomo, non mandarmi via: "Vuoi dire qualcosa ad Alberico?" chiede Bastianich a Federico, al termine della sfida vinta per un pelo. "Che sei un uomo piccolo"- è la risposta che trancia e raggela e ci fa trepidare, pensando a cosa succederà, col prossimo episodio
a mercoledì, con l'ormo chat- e a venerdì, qui sopra
ciao 
Ale

Condividi post

Repost 0

MasterChef

Si increspano le acque, attorno alla nave  di Masterchef, con un equipaggio che acquista sicurezza, a mano a mano che vede avvicinarsi la meta e tre comandanti che sembrano divertirsi a cambiare la rotta, forti di una consapevolezza altrettanto chiara di chi arriverà in fondo e chi no. A sparigliare ulteriormente gli equilibri, intervengono i meccanismi del gioco, sempre più stritolanti , sempre più impietosi: cadono teste coronate, l'esercito è abbandonato alla sorte della propria vigliaccheria e i giullari, al solito, sono gli unici capaci di puntare dritto al cuore della verità. Uno spaccato dell'umana società, un ripetersi di una storia, una lente puntata sulle dinamiche che regolano l'agire degli uomini- e guai a dire che è solo una gara di cucina...



Mistery box: cavolo rosso,  riso rosso, barbabietola rossa , filetto di carne rossa, triglie, peperoni rossi, cipolle rosse, ribes rosso. Ai Giudici sembra di fare la buona azione quotidiana, quando chiedono "secondo voi, quale sarà il tema della prossima sfida"e non sono preparati alle risposte che arriveranno. Tant'è che ridono apertamente, alla faccia dell'imperturbabilità che, mai così presto come questa volta, viene gettata alle ortiche.
Niente, però, in confronto al giubilo di Imma, l'unica donna  che si esalta nell'identificarsi  con una scatola ("Rosso!!! Ma sono io!!!) e di Anna che come cuoce la carne lei, non lo sa fare nessuno. Neanche gli avi, a quanto pare, visto che non vengono nominati, per la prima volta nel programma. E che da lì in poi, sapranno come vendicarsi. Nel frattempo i servi, a palazzo, lustrano a suon di olio di gomito il blasone di famiglia con il nuovo stemma: "la fossa ti scavi/se non nomini gli avi". D'altronde, noblesse oblige...

Google Translate:
Mistery Box= Vaso di Pandora.
Creare un piatto = Mettere in sequenza
Triglia al pomodoro e filetto al cavolo rosso= Tramonto rosso. 
Ogni volta che Imma apre bocca, la memoria torna di default ai corsi di Linguistica all'università, quando ci si dannava il neurone, perso nei meandri della "decodificazione", del significante e del significato. Avessimo avuto Imma, anzichè i manuali del prof, sarebbe stato tutto più semplice, oltre che più divertente. E mentre ci interroghiamo sulla sua ascendenza (io azzardo un love affair fra Ferdinand de Saussure e Jane Parker, quella di "tu Tarzan/io Jane") e ci chiediamo come si dica, a casa sua, " se famo du spaghi",  lei sbaraglia tutti i concorrenti e se ne va, rigorosamente in lacrime, all'Invention Test

Masterchef-italia


Invention Test: il tema è la montagna e la scelta è fra un piatto di formaggi d'alpeggio, uno di funghi e uno di erbe: rabarbaro, ginepro, fieno e foglie di quercia. Imma si conferma una concorrente temibile, per il piglio con cui scarta i formaggi ("li conosco, ma di là c'è chi li conosce meglio di me") e l'intelligenza con cui accetta il suggerimento di Barbieri sui funghi ("questi, son facili"). Si va di erbe e anche se qualcuno sembra essere a suo agio con questi ingredienti (vi risparmio la facile querela di un'altrettanto facile battuta), è il panico a impossessarsi della cucina di Masterchef. Sono pochi, però, i concorrenti che affrontano la sfida con umiltà: la spocchia serpeggia, nella descrizione dei piatti, nella presunzione con cui si rifiutano i consigli degli chef, nelle risposte sfrontate che vengono date. "Io vedo un gran casino", dice Barbieri- e come dargli torto, in quel tripudio di "gelatinizzazzioni", di "bilanciamenti", di "affumicature a caldo", di tecniche obsolete presentate come originali e innovative. Alla fine, grazie al cielo, si arriva allo scadere del tempo e, per la prima volta, chi ha scelto l'ingrediente finisce fra i migliori. Come dire, che la bravura si vede anche dall'abilità nello sfruttare il vantaggio- e se si vuol vincere, bisogna anche avere questa freccia, al proprio arco. 

Cane non mangia cane: "neanche a un cane",è il commento di Joe al piatto di Giada e stavolta ci dispiace. In primis, perchè non vogliamo sapere che cosa mangino gli animali di casa Bastianich, se le costine di cervo marinate nel vino rosso vengono giudicate inadatte pure a loro. In secundis, perchè un conto è usare certi metodi per far abbassare la cresta a concorrenti spocchiosi e ieni di sè, un altro è farlo con Giada: di tutti, la più modesta, la più carina, la più onesta nel valutare le sue capacità, di sicuro migliori di quelle di molti altri sotto l'aspetto della tecnica. E' bravissima con il sushi, ha sfilettato una triglia in modo perfetto e di certo ci avrebbe regalato, se non piatti eccezionali, l'eccezionalità della sua modestia e della sua lealtà.
Vince Denny- e c'è un po' di malumore: giustificato per qualcuno (la sempre più grande Luisa, che discetta di fondi bruni con competenza rara e il sempre più adorabile Spyros che a fronte di un piatto elogiato apertamente da Cracco, neppure finisce fra i finalisti), del tutto ormonale per qualcun altro: il rosicamento di Alberico è tale che Alessandro, al confronto, è il vincitore del Premio Bontà 2011- ma il bello ha da venì, per cui stay tuned fino alla prossima puntata
ci rivediamo nel pomeriggio, ciao 
Ale





Condividi post

Repost 0

Di Daniela

Eugenio Montale : I limoni

 Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantanoi ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.


Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.


Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.


Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rurnorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità. 

Foto di Ema Orellana
Quando si ama un luogo, lo si fa allo stesso modo in cui si ama qualcuno: senza condizioni, indipendentemente da anni, lontananza, età, eventi. Lo si ama per sempre, anche se non ci sei nato, perchè rimane nel cuore, resta "il paese dell'anima". E lo si capisce  molto bene soprattutto quando viene ferito e si ha paura di perderlo, proprio come una persona. Questa poesia, "I limoni", scritta da chi ha molto amato Monterosso, la offro a chi lo ama ora, ferito, travolto ed in ginocchio.
Buona giornata a tutti

Dani

Condividi post

Repost 0


Forse non tutti sanno che nei giorni immediatamente precedenti al disvelamento della ricetta della sfida, avevo spalmato un po' di indizi rivelatori. Va da sè che fossero difficili, perché sennò sarebbe finito il (mio) divertimento, che invece è durato parecchio e in un caso si è trasformato in sgodazzamento puro- vale a dire con la storia del piccione, dei piselli e delle palline. Si trattava di una citazione tratta dal Gargantua e Pantagruel di Rabelais, che contiene una delle prime menzioni del profiteroles, in origine una sorta di panino di pasta choux, solitamente ripieno di carne. Le "palline" della traduzione, quindi, erano il vero indizio, che però è stato colto da pochi. I più, infatti, si son fatti ingannare dal piccione- e giù "io passo", "no-il-piccione-no", conditi dai soliti "ale te possino", che ormai son diventati come il prezzemolo, da tanto van bene dappertutto.


Ed è proprio il piccione che mi è tornato in mente, leggendo la ricetta di Fabiola: visto che non son riuscita a partecipare alla sfida sulla macedonia, vi incastro la macedonia nei bignè. Che è impresa a dir poco rocambolesca, se non fosse che ormai ci siamo abituati alle robe della nostra "ingegnera" e alla sua peculiare capacità di rendere attuali i classici della cucina, piegandoli alla sua fantasia e al suo gusto. Prova ne è questa ricetta, in cui i profiteroles diventano degli scrigni golosi, che racchiudono un ripieno di frutta profumata, con un bilanciamento perfetto fra il gusto dell'alcool e quello della salsa al caramello che li avvolge. Uno strepitoso "chiudi pasto" autunnale, che non sfigurerebbe neppure sulle tavole delle prossime feste. Fatene tesoro, assieme ai consigli che Fabiola vi dà sul burro da usare e che ce la rendono ogni volta una concorrente preziosa e un'amica cara.

LA MACEDONIA DI PROFITEROLES DI FABIOLA



Mi è spiaciuto parecchio non partecipare a settembre con la macedonia , avevo pure da proporre un mio antico cavallo di battaglia ... macedonia a strati... già... proprio con lo stesso nome ho trovato una mattina sul blog un'altra macedonia (segno evidente e divino che quella che mi sembrava una mia brillante invenzione culinaria non era niente altro che un déjà-vu)

Perciò, anche se io la preparo in modo diverso perchè alterno in una grande coppiera cilindrica di cristallo strati omogenei di 7/8 tipi di frutta diversa alternando colori e tendenza all'ossidazione/acidità in modo che il cromatismo sia stabile e possibilmente d'effetto e la condisco solo con zucchero e cointreau, ho preferito "dargliela su" come si dice qui a Bologna.

Per recuperare moralmente la mia mancata partecipazione della volta scorsa, vi propongo il Profiterol di macedonia. I bignè montersiniani che vedete sono il risultato del 2° tentativo. Il 1° è fallito miseramente perchè ho usato un nobilissimo burro danese che per i bignè non va per niente bene perchè troppo ricco e non li fa gonfiare. Il 2° tentativo, quello della foto, è stato fatto con un burro più plebeo che invece si sposa bene con i bignè; però lo confesso, ho usato il forno ventilato.

ciao
fabiola




Profiterol di macedonia - Fonte di ispirazione CI

Ingredienti per la macedonia: 4 pere + 10 prugne secche tagliate a tocchetti - 4 cucchiaio di kirsh -  acqua - 1 cucchiaione di zucchero
Per la salsa mou: 150 gr panna - 50 gr burro - 8 cucchiai di zucchero - poca acqua

Esecuzione: ho fatto cuocere poco le pere insieme al kirsh allo zucchero e a pochissima acqua. Quando ho spento ho aggiunto le prugne e coperto. La frutta ha assorbito il liquido durante il raffreddamento
Per la salsa mou ho fatto caramellare lentamente lo zucchero con il burro e pochissima acqua, poi fuori dal fuoco mescolando ho aggiunto metà panna e riportando sul fuoco ho fatto sciogliere bene il tutto. Infine ho spento e aggiunto la panna rimasta

Condividi post

Repost 0

Collage di Brownies

Sì, lo so, lo so, lo so: non è così che si fa. Nel senso che, quando si vince, bisogna aver più stile di quando si perde. E quindi, contenere le emozioni, far vedere che sì, ok, si è felici, ma le gioie che ci interessano sono ben altre e, a questo punto, far partire un florilegio di citazioni da salotto, dai classici che non tramontano mai ("per noi, l'essenziale era partecipare") alle ultime perle di saggezza contemporanea ("sappiamo di aver fatto qualcosa di buono, di molto buono. Ma ora guardiamo avanti"). E questo vale soprattutto se, al contest a cui si è partecipato, hanno dato il loro contributo anche alcuni dei tuoi amici più cari, che magari sono arrivati in finale come voi e magari un pensierino avrebbero anche potuto farlo, su questa vittoria.


 
Ma noi, no: niente, non ce la facciamo. Abbiamo vinto The Recipe-tionist e siamo esaltatissime. Un po' perchè è la prima volta (giuringiuretto: non ci crede nessuno, ma è così: mai vinto niente, nè in vita nostra, nè con questo blog) e molto perchè questo è un contest che ci fa letteralmente impazzire, per quanto è geniale l'idea che lo sostiene: valorizzare le dispense dei blog, le ricette che si sono succedute in tutto questo tempo e che, spesso e volentieri, finiscono per essere dimenticate, travolte dalle ondate di nuove proposte che ogni giorno si riversano sugli schermi dei nostri pc. Il neurone illuminato è quello di Flavia, il primo blog scelto era quello di Meggy  e noi ci siamo aggiudicate la sfida con quel "filetto per caso", in cui tutto si era incastrato alla perfezione. Se sia stato un segno della buona sorte, non si sa: probabile, visto che di solito qui è una lotta continua perchè tutto vada al suo posto, cominciando dalle ventimila cose da fare in 24 ore ogni giorno e finendo con la ventimilaunesima, che salta fuori quando pensi di avercela fatta. Di sicuro, è provvidenziale che domenica scorsa abbia detto NO all'asse da stiro, per dedicarmi al riordino dell'indice delle nostre ricette: per cui, non ci sono più scuse: questo mese, si gioca con quelle e noi siamo qui, pronte a darvi tutti i consigli e i suggerimenti del caso. 
Prima, però, un pensiero affettuoso alle nostre amiche Strenne, a cui abbiamo dato la polvere un a grande soddisfazione con la nostra vittoria

  • a Fabio e Annalu: il nostro filetto era "semplicemente perfetto". La vostra Pastilla Maroqui era "semplicemente perfetto, forse" (e lo so anch'io che c'era dell'altro, dopo questo "forse", ma non è il caso di stare a fare tanto i precisini, adesso). Come dire che la perfezione non conosce "forse". Al massimo, solo un po' di "tiè tiè". 
  • a Stefania: non puoi immaginare cosa significhi vincere una sfida, Un'emozione incredibile. Una gioia irrefrenabile. Da non dormirci di notte. Da non stare più nella pelle. Da avere il sorriso da deficiente stampato sul viso da ieri sera ad adesso... D'altronde, lo sai benissimo anche tu, no? Ah, no???
  • a Mapi: GRAZIE. per non aver partecipato, intendo...

E dopo tutta 'sta pappardella qui, me lo spiegate voi come faccio a dirvi che delle due ricette di oggi una fa schifo???? 

Colpa mia, sia chiro: non ero per niente convinta delle dosi e dei tempi di cottura e quindi ho spento il forno prima dei 40 minuti previsti. Morale: un mappazzone scotto e pesantissimo, dal retrogusto nauseabondo che niente aveva a che vedere con gli originali, assaggiati oltretutto da poco e quindi ancora bene impressi nella memoria del gusto. Li rifaccio alla prossima occasione, imponendomi di seguire la ricetta che segue, per filo e per segno
BLONDIES (da The Hummingbird Bakery Cookbook)

blondies

150 g di cioccolato bianco, tagliato a pezzettini
125 g di burro salato
150 g di zucchero
2 uova
1 cucchiaino e mezzo di estratto di vaniglia
200 g di farina 00
un pizzico di sale
120 g di noci pecan sgusciate e tagliate a pezzetti (io cranberries)

Preriscaldare il forno a 170 gradi
Sciogliere il burro e il cioccolato a bagno maria, aggiungere lo zucchero fuori dal fuoco e mescolare bene. Unire poi le uova e la vaniglia, mescolando con forza per evitare che le uova si rapprendano (basta lasciare intiepidire il composto), aggiungere poi farina, sale e noci e versare in una teglia quadrata, ricoperta di carta da forno. Far cuocere per 35-40 minuti e, una volta raffreddati, tagliare a cubetti. 
I brownies son venuti uno spettacolo- ma per quelli ci vediamo oggi pomeriggio, che il dovere mi chiama ( e pure da mezz'ora)
Ciao 
Ale


Condividi post

Repost 0

Di Daniela

Rieccomi con la seconda parte delle idee su ragnatele e ragni per Halloween. Questa poi è un'idea di ancor più semplice realizzazione dell'altra! Si tratta di creare dei ragnetti con del cioccolato fondente, da lasciare soli, su un piatto al posto dei più banali cioccolatini "di tutti i giorni", oppure da utilizzare come decorazione su un dolcetto per una merenda un po' più inquietante, adatta all'occasione.
Per la tortina da decorare, come al solito, potete far ricorso a tutta la vostra fantasia : potete creare cupcakes, muffins al cioccolato, o a qualunque gusto vi piaccia o creare una torta intera, decorandola con tanti ragnetti tipo, tanto per non smentire la nostra conoscenza già più volte testata di Harry Potter, tipo Aragog e figli....
Bando alle ciance partiamo con il nostro
Aragog di cioccolato fondente

DSCF8917

Come diceva una pubblicità di qualche tempo fa, questa idea ha la lista ingredienti più corta del mondo, perché si può senza dubbio limitare a :
1 tavoletta di cioccolato fondente al 70%  e, opzionale,
un po' di zucchero.

DSCF8898
 Dunque, basta prendere un pezzetto di cioccolata fondente (la quantità varia a seconda delle dimensioni che volete dare al vostro ragno, o a quanti ragni volete fare) e metterlo a fondere a bagnomaria. Volendo potreste temperarlo.  Trattandosi di un cioccolato fondente, dovreste farlo sciogliere, arrivando sui 50 gradi, poi toglierlo dal fuoco, mettendo il contenitore nell'acqua ghiacciata e, mescolandolo, portarlo a 28 °C circa, per poi riportarlo a 31 °C  scaldandolo appena.  In ogni caso, se non lo tempererete, il vostro ragno verrà lo stesso, solo sarà un po' meno lucido :-)!!

ragnetti in itinere 
Fate quindi questa operazione e appena il cioccolato sarà pronto, create una goccia su un foglio di carta forno che sarà la base del nostro aracnide. Trascorso qualche minuto, il cioccolato della goccia comincerà a rapprendersi: aggiungete allora ancora un po' di cioccolato fuso sopra per dare alla goccia un aspetto un po' più "cicciotto" e lasciatelo raffreddare. In alternativa, potreste utilizzare qualcosa per dare la forma al corpo: io qui ho usato un acino d'uva...

ragnetti2


Appena fatto il corpo, dedicatevi alle zampe, disegnando, sempre sulla carta forno delle "virgole" di cioccolato, con un cucchiaino.

ragnetto nell'erba

Per le dimensioni, ovviamente , vale il discorso delle proporzioni che vorrete dare ai ragnetti. Appena corpo e zampe sono solidi, metteteli in frigo per una decina di minuti o poco più, affinché si rassodino bene.

cupcakes ragno2

Trascorso il tempo, riprendete il tutto e assemblatelo, usando qualche goccia di cioccolato fuso in cui immergerete una estremità della zampa per farla aderire al corpo. Per gli occhi potrete usare qualunque cosa: da 2 gocce di cioccolato bianco, a due di caramello o a due palline di argento per decoro.. la fantasia qui si può sbrigliare.

cupcakes ragno 
A questo punto, rimettete il ragno in frigo o almeno tenetelo in luogo fresco, fino a che non lo posizionerete dove serve. Nel caso mio, ho preparato dei muffins al cioccolato, ho pareggiato la superficie, l'ho ricoperta di ciuffetti di panna colorata con il  gel alimentare arancio e con un pezzo della ragnatela di cui vi ho parlato e ho adagiato Aragog al centro. Abbastanza inquietante, no? :-)
Buona serata
Dani

Condividi post

Repost 0