starbooks

in teoria, non sarebbe mica ancora finita, perchè c'è tempo fino alla mezzanotte di oggi, 30 novembre. In pratica, se non arriva qualche buontempone con più di 43 titoli e link corrispondenti entro le prossime tre ore, possiamo assicurarvi già due cose: 
la prima, che non avremo pietà degli ultimi arrivati :-)
la seconda, che ha vinto Sonia, di Oggi Pane e Salame, domani..., con un totale di 43 ricette. 
Menzione speciale a Rita, de La Fucina Culinaria, a Francesca, de I Paciocchi di Francy (che c'ha messo un po' , a capire come funzionava lo Starbooks, ma da quando ha avuto l'illuminazione, non ha più smesso) e Sarah, di Pancakes a colazione. In totale, sono arrivate 162 ricette (qui avete la classifica del mese) e la nostra biblioteca si è ulteriormente arricchita: siamo a 180 titoli accessibili, vale a dire con almeno una ricetta e prometto solennemente di trovare il tempo, a Dicembre, per smetterla di predicare bene e razzolare così e così  ed iniziare a catalogare anche MT, ampliando ulteriormente i nostri libri. 
Le ricette in totale sono 515, gran parte delle quali  sono arrivate negli ultimi due mesi: a noi sembrano cifre da capogiro, se si considera la novità del progetto (vi diamo licenza di sentirvi dei pionieri, se vi va, perchè davvero non ci ha ancora pensato nessuno, a una cosa simile- e dopo che ho catalogato tutta 'sta roba, posso anche ipotizzare perchè) e se si considera che siamo solo all'inizio: ci siamo presi un anno di tempo, ma se marciamo con questi ritmi, rischiamo davvero di metter su qualcosa di grandioso.
Noi però siamo per la politica dei piccoli passi, per cui ci rallegriamo dei risultati raggiunti giorno per giorno: vi anticipo che a Gennaio ci sarà una bella novità, sempre nell'ottica di incentivare la diffusione del libro di cucina, come strumento di base dei nostri esperimenti e di condividere il più possibile questo progetto. a Dicembre NON ci fermiamo: i conteggi per decidere il vincitore si fermeranno al 31 dicembre ma va da sè che la proclamazione avverrà un po' dopo: il veglione, insomma, ve lo lasciamo fare in santa pace.
Per ora mille complimenti a Sonia- e un grande grazie a tutti. 

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 crostata al cioccolato (E. Knam)
 
L'altra mattina, in ufficio, girava la brochure di un congresso sul rapporto fra genitori e figli adolescenti. Un' occhiata al titolo è bastata a scatenare in me una reazione di repulsione, quasi che non ne avessi abbastanza in casa, di adolescenza inquieta, e ho quindi dribblato con eleganza la montagna di volantini pubblicitari in cui mi imbattevo ad ogni passo. Ma quando, a fine mattinata, ne ho scovato uno incastrato fra due fascicoli, mi sono arresa alla volontà del fato e gli ho dato un'occhiata. 
 
A parte la fondamentale domanda di senso iniziale - "perchè parlare di adolescenza oggi?"- a cui ogni volta mi vien da rispondere a tono ("perchè ci fate un convegno sopra, se non lo sapete neppure voi?") gran parte dei lavori era dedicata a scandagliare i meandri della comunicazione fra adulti e ragazzi. Le parole chiave c'erano tutte: "percorso", "identità", "disagio", "rischio", "luogo" e "futuro" e vi garantisco che se mai ho rimpianto di non aver mai imparato a fare un aeroplanino di carta, è stato proprio in quel momento lì. Tornando a casa, però, ho ripensato alla comunicazione che esiste fra me e la creatura e mi è venuto in mente che potremmo essere un buon soggetto di studio. Se non ci credete, eccovi alcune chicche, di queste ultime settimane. 

 

 
1. Piazza De Ferrari (per me)- Deffe per lei, appuntamento dall'edicola per mezzogiorno. E sono le 12.05 e lei non c'è. Le concedo ancora 5 minuti (sul fuso della Raravis, però: di solito, faccio un count down veloce, da 300 a 0. Mi sto esercitando per battere il record dei 50 secondi netti) e le telefono. 
Prima telefonata, a vuoto. 
E penso che meno male che non risponde alla prima, perchè se ciò avvenisse sarebbe indizio di prossima et grave calamità naturale.
Seconda telefonata, a vuoto.
Parte l'incavolatura, nella quale mi prospetto tutta la gamma di possibili punizioni da "sabato non esci" a "ti sequestro il cellulare", fino alle minacce più immonde, del tipo "a scuola ci vai con il transistor di tuo nonno, che intanto per sentire solo della musica va bene anche quello, altro che mezza costola per l'ultimo modello, che a me serve che mi rispondi quando ti chiamo, con quello che mi costano le ricariche" etc etc
Terza telefonata, risponde
Intanto, si son fatte le 12 e un quarto e io vedo sfumare il mio appuntamento successivo.
"Dove sei?" vomito nel telefono
"Sull'autobus", risponde scocciata. 
"MA DOVE, SULL'AUTOBUS????????????????"
"sul 42"
 
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Colazione del giorno prima funestata dalle lamentele del marito, a cui è incautamente caduto l'occhio nella fessura della porta di camera della figlia, dopo che lei è uscita. Altrettanto incautamente, ha deciso di ispezionare il bagno. Ovviamente, la colpa è mia, che sono una madre rammollita. Passo all'azione, con i miei soliti metodi persuasivi, per cui da ora in poi alle 2 e mezza del sabato verrà fatta un'ispezione accurata, comprensiva anche dell'armadio e dei cassetti (l'ultima volta che li ho aperti, ho avuto un mancamento, non so ancora se per il disordine o l'olezzo) e se non è tutto perfettamente in ordine, che dica addio ai Proci che attendono pazienti sotto il portone. E che chiuda bene la porta, gli altri giorni della settimana. 
L'altra mattina, il marito sonda il terreno
"La camera com'è?"
"Guarda, a parte il letto da rifare, i cuscini per terra, i libri che poi li sistemo, le felpe che non sapevo quale mettere e le ho tirate fuori tutte ma poi le rimetto a posto e la roba sporca di ieri, è ABBASTANZA in ordine", ha risposto felice, dandoci l'ennesima conferma di come da una generazione all'altra tutto cambi- e il significato di "abbastanza" non faccia eccezione
 
------------------------------------------------------------------------ò----------------------------------------------------------
L'ultima, è un classico che si ripete ogni volta che la becco sulla porta di casa, in orari non scolastici
"Dove vai?"
"Esco"
"E quando torni?"
"Dopo"
D'altronde, che motivi ho per preoccuparmi? Mal che vada, le telefono...
 
CROSTATA AL CIOCCOLATO 
da W le Torte- E. Knam
 
crostata al cioccolato (E. Knam)
 
Di sicuro è un de ja vu, non su questi schermi ma altrove, perchè questa crostata è un classico della pasticceria di Knam, già apparsa su parecchi libri e riviste. A casa, la preparo spesso e solo per mia figlia, visto che il marito non impazzisce per il cioccolato (difatti, dopo la terza fetta, si trattiene) e io sarei a dieta da una vita. Però, per qualche strana ragione, non l'ho mai pubblicata: ed è un peccato, perchè è una delle variazioni sul tema migliori che io abbia mai provato, con un rapporto facilità/risultato finale davvero conveniente e una estrema versatilità: la crema morbida all'interno ne fa un ottimo chiudi pasto in una cena importante, la frolla si presa anche ad una merenda o ad una colazione goduriosa. E' perfetta in monoporzioni e strepitosa in versione mignon, se pensate a qualche dolcetto da offrire col caffè in un dopocena. In più, è targata Knam- e per me, è detto tutto
 
per 6 persone 
in 6 stampi da monoporzione di 8- 10 cm di diametro
oppure un uno stampo quadrato di 20-22 cm di lato
 
per la frolla al cioccolato
 
275 g di farina 0
150 g di burro
150 g di zucchero
25 g di cacao in polvere
3 uova
2,5 g di sale
7 g di lievito 
1 baccello di vaniglia
 
 
per la crema pasticcera
215 g di latte intero
35 g di zucchero semolato
12 g di farina 00
4 g di fecola di patate
1%2 baccello di vaniglia
40 g di tuorli (2)
zucchero semolato per spolverizzare
 
per la crema al cioccolato
300 g di crema pasticcera
180 g di cioccolata fondente in pastiglie o a pezzetti
120 g di panna liquida
 
 
Preparare la frolla al cioccolato
 
Setacciare la farina con il sale su una spianatoia, aggiungere il cacao, il lievito e i semi del baccello di vaniglia raschiato con un coltellino. Formare una fontana e nel centro mettere le uova e il burro precedentemente lavorato con lo zucchero. Impastare con la punta delle dita e, appena gli ingredienti saranno incorporati in modo uniforme, formare una palla. Avvolgere con pellicola alimentare e lasciar riposare in frigorifero per almeno 2 ore

 

 

 

 
Preparare la crema pasticcera
 
Versate il latte in una casseruola, aggiungete il baccello di vaniglia tagliato a metà in senso longitudinale, mescolare e mettere sul fuoco a scaldare. In una ciotola, mescolare la farina e la fecola, aggiungere i tuorli leggermente sbattuti con lo zucchero. Stemperare il composto con un po' di latte caldo e lavorarlo con la frusta. Quando il latte inizierà il bollore, eliminare il baccello di vaniglia e aggiungere il composto di uova e farina. Cuocere per circa 3 minuti, a fiamma moderata, mescolando in continuazione con la frusta, per evitare che si formino grumi. Infine, versate la crema in un contenitore di vetro o di ceramica e spolverizzarla con un po' di zucchero semolato, per evitare che si formi una pellicola sulla superficie. 
Si conserva in frigo per un massimo di 2 giorni
 
 
Preparare la crema al cioccolato
 
Fare la ganache: versare la panna in una casseruola e portare ad ebollizione. Spegnere il fuoco e aggiungere il cioccolato fondente, mescolando accuratamente con un cucchiaio di legno, finchè il cioccolato non si sarà completamente sciolto e bene amalgamato con la panna. Far raffreddare
 
In una bacinella contenente la crema pasticcera, aggiungere la ganache e mescolare accuratamente con una spatola. Amalgamare perfettamente le due creme, fino ad ottenere un composto omogeneo. 
 
Assemblare la crostata
 
Tirare la pasta frolla al cioccolato ad uno spessore di 2 cm. Imburrare lo stamp oe foderarlo con la frolla. Pareggiare i bordi con un coltellino, in modo da togliere la pasta in eccesso. Mettere da parte i ritagli, per la decorazione della crostata
Versare la crema al cioccolato negli stampi preparati e livellare bene la superficie con una spatola
Ricavare dalla pasta frolla rimasta alcune strisce larghe circa 1 cm e fare la griglia. 
Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 25 minuti circa. 
Lasciar raffreddare, togliere delicatamente dallo stampo e servire

Note mie

Per quanto riguarda la frolla:
- è spessa. Non so dirvi se proprio 2 cm, ma siccome è molto morbida, si fatica a lavorarla col mattarello: quindi, si usano le mani e giocoforza al di sotto di un certo spessore non si va
- il lievito serve per renderla più soffice, in cottura. Personalmente, non mi fa impazzire, nella frolla, quindi lo ometto sempre.
- mai riuscita a stenderla col mattarello in vita mia

Per quanto riguarda il ripieno, si fa  una ganache col cioccolato e la panna e poi la si incorpora a della crema pasticcera bianca.
Spero di avervi chiarito tutti i dubbi in tempo :-)


A stasera, con lo Starbooks
ciao
ale

 

 

 

 
 

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Collage di mtchallenge baccalà



.. e pure in tempo, naturalmente. E quindi in concorso, per la gioia delle tabelle della Cristina, che sono le più sconvolte della storia. Arrivate ieri, ben prima dello scadere della mezzanotte. Solo che io non me ne sono accorta e stavolta non per colpa del neurone rincitrullito dall'età, dalla stanchezza, dalla distrazione: ma semplicemente perchè all'appello degli anche no avevano risposto tutti, sia chi partecipava, sia chi per questa mano passava. Per cui, non c'era bisogno di nessun controllo supplementare. Perchè abbia deciso di dare un'ultima occhiata alla posta, non mi è dato saperlo: ma vi lascio immaginare come sono rimasta, quando ho visto non una, ma due nuove ricette, ambedue con la firma di due nostre care amiche, di cui avevamo addirittura smesso di lamentare l'assenza, da tanta tristezza ci procurava il saperle indaffarate su altri campi che le tenevano lontane da qui. Le loro mail rimandavano entrambe la stessa nostalgia, unite al proposito di voler ricominciare, in un rimpallo di saudade che avrebbe sfiaccato pure la Amalia Rodriguez.
Per farla breve, sono tornate:  e quindi, con il doveroso rullo di tamburi, con i madames et monsieurs d'ordinanza e, buon peso, il nuntio vobis d'eccezione, ecco a voi, di nuovo su questi schermi, niente meno che....
con due ricette che ci riportano in pieno a qualche mese fa, l'una con un estro che finisce laddove inizia la follia, l'altra con una cucina che profua di Toscana, negli ingredienti, nelle tradizioni, nello stile. In entrambi i casi, due firme d'eccezione e due amiche staordinarie, che mi fan chiudere questo MTC 2011 con tanto di ciglio lacrimoso e naso gocciolante: ieri abbiamo "chiuso col botto", oggi con l'emozione: e domani, chissà...

Grazie a tutti- e a giovedì, per i premi

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The dark side of the cod
(ovvero come ti ammazzo una ricetta cult, portandone permanentemente i segni)



No, non è una parodia del famoso brano dei Pink Floyd…. è molto, molto peggio!!!!
In questi lunghi mesi di assenza ho sbirciato, da un cantuccio remoto, le prodezze degli MT Challengers. Puntualmente dicevo a me stessa: ”No, non ce la puoi fare, rassegnati…..”
Furtivamente spiavo questa o quella tecnica di cottura, rimanevo incantata nell’ammirare i mille volti dei medesimi ingredienti e la vocina si faceva in me sempre più categorica.
Si dà il caso, però, che io abbia un’innata avversione per i “Grilli Parlanti” e, il modo migliore per indurmi a fare qualcosa, è provare a impedirmi di farla!!!!!
Ecco, questo è il primo motivo che mi ha portato nuovamente qui.
Il secondo è che adoro il baccalà, in ogni sua declinazione, anche crudo, anche con la frutta (agrumi e/o melone).
Non ho ancora provato a farne un dessert….. ma se la vocina ricomincia a stressare, non è detto che non ci provi.
Ma veniamo al perché del titolo e del sotto titolo: niente di più banale: la mia ricetta prevede l’uso del nero di seppia, ma la scatola dei guanti di lattice era vuota.
Secondo voi, potevo subordinare il mio estro creativo ad un particolare così insignificante??????
Certo che no!!!!
Ma una cosa è certa: domani andrò in ufficio con i guanti …..di lana!!!!
Su tutto il resto… è meglio tacere!!!!

La ricetta:

Per la pasta fresca:
gr. 400 circa di farina;
4 albumi;
tre bustine di nero di seppia (ahimè non ho trovato le seppie fresche);
un cucchiaio di olio EVO.

Per il condimento e la presentazione:
un bel filetto di baccalà dissalato;
2 grosse cipolle dolci;
due coste di sedano bianco ;
vino bianco secco;
un cucchiaino di concentrato di pomodoro;
timo;
4 pomodori ramati;
olio EVO, sale e pepe;

Preparazione:
Indossate i guanti di lattice (non fate come me!) e amalgamate il nero di seppia con gli albumi in una ciotola. Versateli al centro della farina e iniziate ad impastare. Aggiungete l’olio e tirate l’impasto fino ad ottenere una pasta liscia e morbida (ma non appiccicosa). Coprite con una pellicola e lasciate riposare. Successivamente tirate la sfoglia (a mano o a macchina) e ricavate i tagliolini. Infarinate e lasciate asciugare.
Nel frattempo prendete il filetto di baccalà. Mettete da parte 4 cubi (dalla parte più spessa del pesce) che farete cuocere al vapore. Spellate e diliscate le parti rimaste che serviranno per fare il sugo.
In una casseruola fate stufare le cipolle con l’olio ed il sedano. Le cipolle non devono assolutamente imbiondire e il sedano deve ammorbidirsi, quindi non abbiate fretta. Di tanto in tanto aggiungete acqua bollente. Sfumate con il vino bianco, aggiungete il concentrato di pomodoro e i pezzetti di baccalà. Fate cuocere ancora qualche minuto, regolate di sale e pepe e tenete in caldo.
Prendete i pomodori, privati dai semi, e ricavatene una concassè che condirete con olio, sale e un bel ciuffetto di timo.
Fate lessare i tagliolini, passateli in padella con il sugo preparato ed impiattateli a nido. Completate il piatto con la concassè e il pesce al vapore. Finite il tutto con un giro d’olio, aromatizzato al timo.
NB: per la pasta fresca al nero, ho imparato ad usare soltanto gli albumi: la mia salute ci guadagna (per via dell’assenza di colesterolo), la linea pure e la pasta assume un colore più brillante.
Un abbraccio a tutti
Licia


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Il baccalà della Deomira(da una ricetta raccontata)



Premesso che non amo molto il baccalà anche se negl’ ultimi anni stò scoprendo varie ricette interessanti.
Questa che Vi propongo è una ricetta raccontata da mia madre…:mia nonna Deomira faceva un baccalà co l’uvetta e i pinoli ,buonissimo! Co un sugo da intingere tutta la polenta.
Cosi ho provato a cucinarlo grazie all’aiuto dei ricordi di mia madre.
Ingredienti:
400 gr.di filetto di baccalà
1 aglio
1 mazzetto di prezzemolo
½ bicchiere di vino bianco
½ barattolo di  passato di pomodoro
Uvetta,pinoli e farina
Per accompagnare  il pesce potete servirlo con  fette di polenta gialla grigliata

Ho tenuto in ammollo il baccala’ per una nottata.L’ho tagliato a pezzettini  e infarinato e  poi  messo a “rosolare” in una pentola antiaderente con olio ed  uno spicchio di aglio.
Ho aggiunto il passato di pomodoro e dopo circa circa  20 minuti a fuoco basso, ho versato il vino, il prezzemolo tritato e l’uvetta precedentemente tenuta in  ammollo in un po’ d’acqua e vino.
Fatto evaporare l’alcool  ho aggiunto i pinoli tostati e ho finito di cuocere lentamente  il tutto per altri 15/20 minuti mescolando di tanto in tanto.
Nel frattempo   ho preparato la polenta  ed una  volta cotta  l’ho stesa  fra 2 fogli di carta forno per ottenere  delle fettine  piu’ sottili per poi grigliarle(sicuramente  la mia bisnonna scuotera’  il capo  per questo procedimento insolito). Il piatto ha un sapore agrodolce molto interessante,che lo rende quasi un piatto attuale…

  

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Di Daniela

Vi ho già parlato qui e di conseguenza vi ho già chiesto scusa del mio ormai celebre "dito a banana". Se non lo avessi ancora fatto o per chi non lo sapesse vado a spiegarvi di cosa si tratta; dunque, dicesi dito a banana (espressione mutuata dallo sketch di qualche anno fa di Sabrina Impacciatore) la maldestra capacità che posseggo in certa dose, di schiacciare spesso il tasto sbagliato. Quindi, se ogni tanto vedete apparire e poi scomparire ricette dal nostro blog, con ogni probabilità la colpa è mia: una sorte ria e congiunture astrali sfavorevoli o addirittura contrarie mi inducono a ciò!
DSCF9422


Scusatemi, quindi, come si fa con i pasticcioni naturali: da parte mia prometto solennemente di fare maggiore attenzione d'ora in poi (pensate che oramai ricorro ad espedienti di ogni tipo per ovviare l'inconveniente, come ad esempio post-datare i miei interventi :-)) e intanto vi offro a parziale riparazione della mia maldestraggine il bouquet autunnale che vedete sopra e questi semplicissimi, ma ottimi

Spaghetti ai rossetti e carciofi
DSCF9372

Ingredienti per 4
350 /400 gr di spaghetti (o ancor meglio spaghettini)
250 gr di rossetti
2 carciofi
olio evo
sale e pepe
collage rossetti carciofi

Pulite i carciofi togliendo foglie esterne più dure e cuore e metteteli da parte in una ciotola di acqua acidulata.
Sciacquate i rossetti sotto l'acqua corrente.
Buttate la pasta in abbondante acqua bollente salata e portate a cottura, mantenendo gli spaghetti al dente.
Mentre la pasta cuoce, tagliate a fettine sottilissime i carciofi e fateli saltare per pochi minuti  in una padella con un filo d'olio extra vergine. Appena croccanti unite i rossetti e fate saltare insieme, salandoli leggermente; in pochissimi minuti i rossetti diventano da trasparenti, bianchi: allora sono cotti. Scolate la pasta, rovesciatela nella padella del condimento, fatela andare un paio di minuti per insaporirsi con il pesce e i carciofi. Se vi piace potrebbe non essere male aggiungere una grattugiata di buccia di limone.
Servite subito con una leggerissima spolverata di pepe appena macinato.
Avrete un piatto leggero, profumato e gustosissimo, oltre che molto veloce e semplice da fare.
Buona giornata
Dani

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Oggi è una giornata un po' così, in cui la lotta contro il tempo è stata persa in partenza: il che è già un mezzo disastro normalmente, figuriamoci quando ciò avviene nel fatidico ultimo giorno di Emmetichallenge: stanno arrivando le ultime ricette, via una via l'altra- e una migliore dell'altra, e non siamo ancora riuscite a sistemarle tutte. Due parole veloci, però, per Giorgio e Valeria le spendo- e scusatemi tutti se la fretta mia fa sintetizzare in poche righe la ricchezza di un piatto che meriterebbe ben di più. Ci aspettavamo qualcosa di grande, per dirla alla Cremonini, non fosse altro che per la felice congiunzione fra la geografia e la straordinaria abilità di cui danno prova ogni volta i nostri amici: ma questa è proprio la più classica delle chiusure col botto: una cottura non ancora sperimentata, fra gli sfidanti, e un calice che sa di festa e di gioia: quella che sta provando Cristina in questi giorni e quella che ci piace, ogni volta, condividere con voi. 
Grazie a tutti

IL BACCALA' ALLA LIVORNESE IN VASO COTTURA DI GIORGIO E VALERIA

Ragazze,

questo mese è stata davvero dura trovare la concentrazione per la sfida! Tutte le forze e i pensieri del fuori-lavoro sono concentrati nella produzione di panettoni e pandori! Questo riguarda sia me che sono con le mani in pasta, che Giorgio in quanto auto-promossosi responsabile delle vendite: "mica ho fatto l'agente di commercio per 40 anni per niente, vero?!"
E quindi tra prove di produzione, aggiustamenti, acquisto materie prime, valutazione costi, ricavi (?!), ecc non ce n'è per nessuno!
Però stasera abbiamo fatto il baccalà e l'abbiamo fatto in vasocottura.
La vasocottura l'abbiamo scoperta da tempo, ma applicata solo dopo l'acquisto di Vulcano: con il forno di casa senza vapore, era praticamente impossibile!
Dunque, che ci abbiniamo con il baccalà alla livornese? "ma uno champagne, ovvio!" dice lui..."ma sei matto", dico io. Ma sì dai, apriamoci quella bottiglia che ci hanno regalato la settimana scorsa, dai! E così è stato.
Cena stupenda, niente da dire!
Ah, magari anche aggiungo la ricetta a grandi linee, che dite?
Prima cosa lo 'scef' ha preparato la salsa di pomodoro che, come la sa far lui, davvero non c'è storia (ne sanno qualcosa alcune mie colleghe che se la prenotano di mese in mese...).
Poi, il baccalà lo abbiamo lessato a vapore, infarinato e fritto in olio evo e burro di cacao.
Nel frattempo abbiamo tostato il pane (con lievito madre) a cubetti.
Assemblaggio: pane, salsa di pomodoro, baccalà fritto e ancora salsa di pomodoro.
Chiuso i vasi, in forno a 130° con valore al 50% per 20 minuti.
Buon baccalà e buona notte a tutti!!!

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crème brulée au foie gras


Non so voi- anzi. mi auguro proprio che voi, no- ma a me capita da sempre che, ogni qualvolta divengo preda di qualche passione, mi circondo sempre di ogni tipo di oggetto inutile che al momento dell'acquisto viene ritenuto indispensabile, poi giace negletto in qualche cassetto e quando poi, alla fine, serve alla bisogna, o non si trova o non funziona più. 

Potrei farvi una lista infinita di tutte le volte in cui sono stata tradita dai miei stessi amori, che fossero tubetti di color verde basilico inariditi o forbici per mancini: e quindi, nessuno stupore se, da qualche anno a questa parte, la stessa sorte tocca alle caccavelle della cucina. 
L'ultima performance è targata "cannello": mi riferisco a quella roba infernale che si usa per caramellare la creme brulèe o la meringa della lemon pie e che, neanche a dirlo, io possiedo dal lontano 1900 e rotti. E che, dal lontano 1900 e rotti è stato usato una sola volta, con esiti neutri, a quanto pare, visto che nessuno ricorda nè il dolce che era stato brunito con quello, nè sono giunte notizie di disastri a persone o cose, al momento dell'accensione. Da allora, spuntava fuori ad ogni trasloco o ad ogni cassetto incastrato, per godere dei pochi minuti necessari a risvegliare il neurone ("e questo, cos'è?") e tornare poi in un non ben precisato dimenticatoio, che fosse la cassetta degli attrezzi del marito o la scatola dei detersivi per il bagno. 
L'altro giorno, però, complici gli avanzi di foie gras, si è finalmente ripresentata l'occasione di una caramellizzazione alla comme il faut e così sono andata alla ricerca del famoso cannello. Che è stato trovato al primo tentativo ma che, orrore degli orrori, non dava segno di voler funzionare. Ho pure trovato la bombola di riserva (un'ottima annata, oltretutto), ma con lo stesso risultato deludente di prima: una scena da ER domestico, con tanto di "libera!" urlati al momento dell'accensione, ma invano: più che due rantoli desolanti, non abbiamo ottenuto. 
E così, sono tornata al vecchio sistema del grill, mentre a Masterchef mi umiliavano sfidandosi a colpi di cannello fiammeggiante: epperò, il risultato mi ha soddisfatto comunque. La crosticina non ha la trasparenza del vetro, come decretò Bastianich, ma la diversità delle consistenze è stata mantenuta. E la sorpresa, al di sotto, è di quelle da stra porca figura, vista la relativa facilità della preparazione e la noblesse dell'ingrediente. E poi fra poco è Natale- e so già cosa chiedere, nella mia letterina: un cannello che non faccia cilecca, e una tastiera con gli accenti circonflessi: perchè se crème brulée dovrà essere, che lo sia anche nella grafia corretta....

 CREME BRULEE AU FOIE GRAS
da qui

crème brulée au foie gras

Le Note in fondo

100 g di foie gras
2 tuorli
100 ml di latte
100 ml di panna
sale
pepe
cassonade (o zucchero di canna)
facoltativo (aborro!!!!!) aroma di tartufo o di fungo

Tagliare 6 pezzi di foie gras che finiranno in fondo a ciascuno stampo e mettere in frigo
Spezzettare il resto, metterlo in una capiente terrina e aggiungete tutti gli altri ingredienti. Mescolate con un frullatore ad immersione, in modo da ottenere una crema liscia e omogenea. 

Sistemate un pezzo del foie gras tenuto da parte sul fondo degli stampi, aggiungere la crema e infornare a 100 gradi per 30 minuti. Sfornare, lasciar raffreddare. 
Cospargere poi la superficie di cassonade (o zucchero di canna) e far caramellare, meglio se col cannello

Note mie
Partiamo dagli ingredienti, come sempre: la ricetta non dice quanto foie gras debba andare sul fondo degli stampini: ergo, andate a gusto personale. Io ne ho sbriciolato un po' sul fondo, giusto per coprirlo tutto, perchè a me non fa proprio impazzire, questo ingrediente. Ovviamente, ho dovuto usare più crema, per cui anzichè 6 porzioni ne sono venute 4, belle piene. Vedete voi, insomma. 
il cassonade è uno zucchero che si trova dappertutto in Belgio, quasi da nessuna parte da noi: usate uno zucchero di canna, meglio se dal gusto più intenso: l'importante è che non sia muscovado e neppure zucchero bianco. 
Orrore-orrore-orrore per gli aromi: se volete dare un retrogusto di tartufo, piuttosto imburrate le pirofile con del burro aromatizzato al tartufo. Ma gli aromi, proprio no. 

Preocedimento: è facilissimo. La ricetta dice di usare il frullatore ad immersione per sciogliere bene il foie gras: io non me la son sentita (ho un pessimo rapporto con le lame, in cucina e altrove) e ho usato prima le fruste elettriche e poi un bel setaccio. Ci ho impiegato più tempo, ma alla fine ho ottenuto una consistenza cremosissima. 

Gli stampini vanno imburrati, ovviamente e la cottura è a bassa temperatura. Nulla vi vieta di farli cuocere a bagnomaria, ma non alzate il forno oltre i 100 gradi. I tempi di cottura, invece, sono diversi: dopo mezz'ora, era ancora crudo, nel mio forno. Ho lasciato cuocere per quasi un'ora, prima di ottenere una consistenza accettabile. 
Non preoccupatevi se, al momento di sfornarli, la crema sarà ancora un po' traballante: all'aria, rassoda

Prima di versare lo zucchero, dovete far raffreddare bene tutto. Almeno mezz'ora di tempo, a temperatura ambiente. Poi cospargete la superficie con lo zucchero e passate sotto il grill o alla fiamma del cannello, per pochi minuti. Appena lo zucchero brunisce, ci siamo

Ovviamente, col calore della fiamma o del grill, la crema tornerà di nuovo semiliquida. Non preoccupatevi, perchè è normale. Lasciate raffreddare lo zucchero e poi passate in frigo- e vedrete che tornerà tutto come prima. Va da sè che questa non sia una preparazione da fare al momento, proprio per il tempo di riposo necessario: però, in frigo si conserva per qualche giorno e quindi potete prepararla tranquillamente in anticipo. 
Secondo noi, è un antipasto parecchio impegnativo, per lo stomaco: la prossima volta, con le stesse dosi farò 12 mini porzioni (vanno benissimo le ciotoline bianche dell'ikea) e le servirò come finger food, all'aperitivo di Natale. Aggiungete del pan brioche leggermente tostato come accompagnamento- e quello sì, imburrato con del burro al tartufo, se proprio volete strafare. 

strenne natale

Ovviamente, questa ricetta fa parte della raccolta delle Strenne di questo mese, tutta dedicata ai piatti festivi da porca figura. Per ancora questa settimana, potrete lustrarvi gli occhi da Fabio&annalu, domani; da Stefania, il mercoledì; da Flavia il giovedì e da Mapi il Venerdì. 
Dalla settimana prossima-udite udite- entrano in gioco le Strenne per un mese, vale a dire le amiche che si sono cimentate con la versione gluten free del tema del mese scorso e che hanno vinto l'ambito titolo di cui sopra: toccherà a Giulia, Emanuela, Eleonora, Stefania e Mai proporre una loro versione dei piatti delle feste, per cui state sintonizzati anche sui loro blog perchè le anticipazioni promettono grandi sorprese. 
Infine, giocate.giocate.giocate al contest di Stefania: proponete un piatto da porca figura rigorosamente senza glutine e candidatevi a diventare Strenna per un mese e a condividere la nostra "stalla allargata" per gennaio, assieme alle nostre risate e al nostro divertimento, che si rinnova ed anzi si accresce ad ogni puntata. 
Buona settimana 
ale

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...ovvero, sempre più in alto!, tanto per citare un tormentone pubblicitario dei miei tempi e dichiarare pubblicamente quanti anni ho. Però, solo che il ricordarmi il titolo mi ha portato via mezzo neurone, e il resto si è sciolto, leggendo il resto.


Lei è Teresa, ormai un'amica di Menuturistico e una firma fissa dell'Emmetichallenge, che stavolta ci lascia un'interpretazione di un'abbinata classica, in chiave raffinata e chiccosa. E ci conforta leggere che, per quanto nuovo di zecca, il marito di Teresa sia alla parte dei nostri, sia per quanto riguarda l'incredulità di fronte ai variegati corredi di caccavelle e alle macchine fotografiche in cucina, sia per la papilla critica a cui non sfugge niente. Per esperienza, questo non è un dato del tutto negativo: avere un compagno che, colazione-pranzo-cena, rileva le pecche in tutti i piatti che si trova davanti, è un'ottima scuola per migliorarsi. E se così non dovesse essere, tranquilla: un'aureola tutta tempestata di diamanti e pietre preziose non te la toglie nessuno...
Baccalà alla livornese con quenelle di crema di ceci, salsa di prezzemolo e pomodorini confit


Quando il sabato o la domenica (i miei giorni liberi!) mio marito mi vede tirar fuori il corredo quasi completo di caccavelle da cucina sa che sto per preparare qualcosa di speciale; se poi c’è la macchina fotografica intuisce che il momento dell’MTC è arrivato! Quindi inizia ad aggirarsi intorno al grande tavolo da lavoro (tipo squaletto affamato). E dà inizio all’”intervista”: “Che fai? ….. Ma come lo fai? …… ma è per noi? …. E che ci metti? …. E non è troppo?... E se lo facessi co….” L’ultima frase di solito non la finisce e non è necessario che io parli: la mia trasfigurazione in cuoca mannara, unita alla consapevolezza che in una cucina gli oggetto taglienti sono a portata di mano, lo convincono ad un’onorevole ritirata in altra stanza.
Ovviamente pago tutto quando salta fuori la “pecca”. In questo caso il baccalà ancora un po’ salato nonostante il tempo in di ammollo e i cambi di acqua. Però sono riuscita a compensare con la freschezza del prezzemolo e la dolcezza dei pomodorini e dei ceci e, a parte qualche “se me lo avessi detto ti consigliavo di..”, il piatto è stato onorato con il consueto entusiasmo!
Grazie a Cristina per questa scelta, il baccalà ci piace molto ma lo cucino poco e questa è stata un’ottima occasione per prepararlo.
Questo è il mio
Baccalà alla livornese,
con quenelle di crema di ceci, salsa di prezzemolo e pomodorini confit

Ingredienti:
1 filetto di baccalà
Farina di mais bianco per la panatura
Olio di semi per friggere
Per la crema di ceci:
200 gr circa di ceci già lessati
1 cucchiaio di olio evo
1 spicchio di aglio
Per l pomodorini confit:
200 gr circa di pomodorini (datterini)
Prezzemolo, sale pepe q.b.
2 cucchiai circa di zucchero semolato
Per la salsa di prezzemolo:
1 ciuffo abbondante di prezzemolo
½ spicchio di aglio (se è grande e profumato anche meno)
Olio evo
Per guarnire:
bottarga
Ho tagliato a tocchetti il baccalà, panato con la farina di mais e fritto per pochi minuti. La cottura non era completa: dopo aver scolato l’olio in eccesso ho preferito finire la cottura in forno a 180° per circa 20 minuti.
Per la crema di ceci: ho scaldato l’olio con l’aglio ed ho aggiunto i ceci già lessati. Dopo aver tolto l’aglio ho frullato il tutto e formato le quenelles.
La salsa di prezzemolo è ottenuta semplicemente tritandone un abbondante ciuffo unitamente ad un pezzettino di aglio e aggiungendo alla fine un po’ di olio.
In precedenza avevo preparato i pomodorini confit, che richiedono una cottura più lunga: si tagliano a metà i pomodorini e si fanno appassire in forno a temperatura bassa (max 130°) per 1h e ½ circa, dopo averli insaporiti con sale, pepe, prezzemolo e un pizzico di zucchero.
Composto il piatto, l’ho spolverato con della bottarga, ed ecco il risultato:
A presto! Teresa G.

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Quando penso al debito di riconoscenza che ho nei confronti del mondo virtuale, è come se ragionassi secondo il principio della Matrioska: la bambolina russa, intendo, quella che ne contiene un'altra più piccola e poi un'altra e un'altra e un'altra ancora. 


Fra me e il mondo di internet c'è lo stesso rapporto di gratitudine: se non ci fosse stato, non avrei conosciuto così tante persone che altrimenti, nella vita reale, difficilmente avrei potuto incontrare. E se non ci fosse stato Menuturistico, non le avrei conosciute meglio; e se non ci fosse stato l'Emmetichallenge, non le avrei conosciute così bene, e se non ci fosse stato Masterchef e l'ormo- chat non ne avrei scoperto i lati più nascosti, e così via.
Fabiola è la prova concreta di quanto appena detto: Ormochat a parte, è un'amica che si è svelata a tratti, rivelando un lato ironico che la sua bravura in cucina mi aveva impedito di cogliere, ai tempi del forum. Ad ogni MTC ci stende con un piatto sempre originale e fantasioso, premettendo doverosamente, ogni volta, che lei non ha fantasia nè originalità, tanto che, se mai si dimenticasse di avvisarci, saremmo persino un filino destabilizzate. Stavolta, segue il principio del "c'azzecca", laddove chiunque avrebbe parlato di abbinamenti creativi, personali, singolari: ma ormai, al low profile della Fabiola ci siamo abituati- e, a dirla tutta, ci piace tanto anche per questo. Il suo pasticcio di baccalà con la verza e i pomodori è un piatto da "porco comfort", che fa tanto sere d'inverno, tavolate di amici e buon vino nei bicchieri. Buon peso, abbiamo anche applicato il segreto della confraternita del Baccalà alla Vicentina... cosa si può volere di più???




Ho preparato una sola volta secoli fa il baccalà mantecato con il procedimento che prevede olio e non latte. Buonissimo, ma poi non l'ho più acquistato optando per il pesce fresco che sento più nelle mie corde.
Questa è tutta la mia esperienza pregressa con l'oggetto del vs concorso.

Quindi per il piatto che vi propongo  non ho trovato niente di meglio che applicare la proprietà associativa del "c'azzecca": se la verza sta bene con il pomodoro e il pomodoro sta bene con il baccalà, allora la verza sta bene con il baccalà al pomodoro.

Il mio Pasticcio non è perciò una ricetta, ma l'associazione di cose che fra loro potevano "azzeccarci"
Ho semplicemente seguito le istruzioni del baccalà alla livornese di Cristina tenendo solo un po' più abbondante la salsa di pomodoro e triplicando i tempi di cottura perchè il segreto sussurrato alla Luisa per la preparazione del baccalà alla vicentina mi ha messo quel filino di ansia che mi ha portato a mediare fra i venti minuti di Cristina e le 3 ore di di masterchef.
Confesso, ho anche aggiunto un'ombrina di vino bianco e spero che nessuno gridi "mandatela al rogo".

Poi ho sbollentato le foglie di verza in acqua salata, le ho messe in acqua fredda per mantenere il colore brillante, le ho asciugate su un canovaccio e ho tolto la costa centrale.

Infine ho alternato nella teglia uno strato di sugo, la verza, il baccalà (al quale ho tolto la pelle perchè non mi piace), prezzemolo e poi ancora verza, baccalà, prezzemolo. Ho finito con la verza che ho irrorato con il sugo rimasto.
In forno 30 minuti a 180°, sia per fare insaporire le verze sia... per dare un'altro colpetto alla cottura e farla avvicinare ancora di più al segreto sussurrato alla Luisona...
La foto è prima della cottura

Ciao a tutti e non sparatemi a vista per la proposta e per la foto

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