starbooks


com'era, quella del chi va piano?
ecco: non so come, ma sono arrivata anche alla fine di febbraio. Mi resta sempre dicembre da sistemare, ma sono riuscita a mettere mano alla classifica generale e- tenetevi forte- sono arrivata nientemeno che alla lettera B. Da fare, ovviamente, ma rispetto alle nebbie delle settimane scorse, è già molto.

 

Intanto, questa biblioteca continua a crescere e cresce nel migliore dei modi: intanto, con ritmi umani, di cui vi ringrazio, perchè ad archiviare un solo titolo ci vogliono come minimo 5 minuti di lucidità, e i primi magari li trovo, mentre la seconda è un lusso. Poi, con contributi ragionati: le ricette che si limitano alla fotocopia pedissequa della fonte da cui sono state tratte sono pchissime, mentre aumentano quelle che entrano nel merito, con interventi personali e, in qualche caso, anche alcune critiche, spesso positive, talvolta negative: siccome l'obiettivo è proprio quello di creare una biblioteca ragionata, direi che ormai si sia sualla buona strada. Infine, si è ampliata di molto la rosa dei titoli: ci sono le novità, ovviamente, ma ci sono anche tante vecchie pubblicazioni che non si trovano più sugli scaffali delle librerie e che invece, stando alle vostre realizzazioni, meriterebbero un posto in vetrina: se servisse anche solo che a questo, la nostra biblioteca, potremmo già dirci pienamente soddisfatte.

 

 
La vincitrice di questo mese è Terry, di Crumpets &Co, ma il nostro grazie va anche a tutte le irriducibili che continuano a mandare i loro contributi, senza mai venir meno a questo appuntamento: Eres, Valentina, Cle, Stefania, Caia, Francesca, Simonetta, Chiara, Buccia e Sarah che non ci fanno mai mancare il loro contributo e il loro sostegno, anzi: il grosso di questi ultimi mesi si deve proprio a loro e quindi vi lasciamo immaginare quanto grande sia il grazie che rivolgiamo loro.
E ora, scappo, che mi tocca una cena frettolosa- e un dopocena di premi da emmetichallenge. A domani, che è "giornata piena"
ciao
ale
 

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Di Daniela

Ritratto di Madame de Staël
François Pascal Simon Gérard (1770–1837)

Proprio oggi , 29 febbraio, in cui cade l'annversario del 220° anno dalla nascita del grande Gioaccino Rossini, musicista immenso e gourmet quasi altrettanto grande (vi ricordate i suoi Maccheroni, o i tournedos o la più semplice citronette?), mi sembrava d'obbligo dedicare il post ad un piatto storico, per celebrarne in qualche modo la memoria.
La scelta è caduta su un semplice toast, dalla sua amata terra di Francia, ma sono certa che con gli arricchimenti del caso, il cigno di Pesaro come antipasto o veloce intermezzo non lo avrebbe disdegnato...
L’origine del celebre croque monsieur è assolutamente incerta. Per quel che riguarda il nome il CNRTL (Centre National de Ressources Textuelles et Lexicales) lo definisce dal punto di vista lessicale : "croque-monsieur, subst. masc.: Étymol. et Hist. 1918 (Proust, J. filles en fleurs, p. 699). Composé de la forme verbale croque (croquer) et de monsieur".  
Dunque nessun dubbio sulle parole che lo compongono;  invece, non è chiara la loro unione : forse era il piatto rapido e caldo che i “signori” ordinavano nella loro pausa pranzo… 
Anche riguardo a chi per primo ideò questo toast ricco e croccante si sono fatte molte supposizioni: alcuni, ad esempio, raccontano che sia stata una nascita casuale, dovuta ad alcuni operai che lasciarono inavvertitamente i loro panini su un termosifone caldo, apprezzando poi, nella pausa pranzo, l’aver trovato il formaggio fuso e il pane croccante. 
Comunque sia nato, un dato certo lo abbiamo : venne presentato per la prima volta in un menù dei un Caffè parigino in Boulevard des Capucines e la prima volta che apparve in una opera letteraria fu nel "À l'ombre des jeunes filles en fleurs" (1918) di M. Proust: «Ora, lasciando il concerto, nel prendere il sentiero che va in albergo, ci siamo fermati per un momento sulla diga , mia nonna ed io, per scambiare qualche parola con la signora de Villeparisis, che ci ha detto di aver ordinato per noi all'hotel, "croque-monsieur" e "œufs à la crème ».
Louis Leprince-Ringuet
Ci racconta Wikipedia fr. Che al lemma "croque-monsieur" contenuto nel Dictionnaire de l'Académie française è legato un aneddoto : il celeberrimo  Louis Leprince-Ringuet, fisico nucleare francese, accademico di Francia con una serie infinita di titoli, partecipò alla sessione per la creazione della IX edizione del dizionario in cui si discuteva proprio del termine in questione. La definizione finale approvata fu : «XX secolo. Vivanda formata con due fette di pane tra le quali è messo del prosciutto ricoperto di formaggio, che viene cotta al forno». 
Tornato a casa, ne parlò con la moglie che gli fece osservare che questa definizione era la prova evidente del fatto che gli autori erano solo uomini, perché qualunque donna sapeva che un croque-monsieur non si cuoce in forno, ma utilizzando un particolare utensile domestico (grille à croques-monsieurs). 
Alla seduta successiva, Louis Leprince-Ringuet mostrò ai colleghi questo attrezzo, ma nonostante l’apprezzata dimostrazione, la definizione rimase la stessa.
L'Académie Culinaire de France ha dibattuto ufficialmente la questione se il croque-monsieur si prepara in modo corretto come un sandwich aperto con il formaggio come topping, or se invece il formaggio doveva ritenersi un “ripieno” tra due fette di pane. 

Se al croque-monsieur viene aggiunto un uovo questo si trasforma in un croque-madame: Alice casa, nell’articolo da cui ho preso la ricetta, racconta che questa versione è stata inventata in onore di Madame de Staël (1766-1817) la celebre scrittrice francese, anche se mi sfugge un po’ la linea temporale del fatto in quanto la baronessa de Staël visse in tempi decisamente lontani (1766-1817) e non ho trovato in nessun altro articolo questa versione… Ma forse si intende che le è stato dedicato come omaggio e comunque in questo senso noi lo considereremo. 
 Ho letto poi che c’è anche una versione croque-mademoiselle è associato con molti panini differenti, dalle ricette più dietetiche a quelle dolci. Altre a queste tre versioni ne troviamo anche altre ormai “codificate” : 
- croque provençal (con il pomodoro) 
- croque auvergnat (con il formaggio bleu d'Auvergne [una sorta di gorgonzola.] ) 
- croque gagnet (con formaggio olandese e salciccia) 
- croque norvégien (con il salmone affumicato al posto del prosciutto) 
- croque tartiflette (con fette di patate e formaggio Reblochon ) 
- croque bolognese / croque Boum-Boum (con il ragù !!) 
- croque señor (con salsa di pomodoro) 
- croque Hawaiian (con fette di ananas) 

Julia Child and Simone Beck
Un particolare croque madame, invece, con il pollo al posto del prosciutto è “firmato” Jacques Pepin, chef francese di fama, che lo ha presentato nella serie televisiva Julia e Jacques Cucinare a casa (che è diventato anche un libro), dove ha lavorato con la mitica Julia Child.
 Sempre con J. Child ha lavorato un’altra grandissima chef francese Simone Beck a cui dobbiamo un’altra versione del croque madame, questa volta aperto e reso più “audace” dall’aromatizzazione con cognac , kirsch, o rum e solo con formaggio svizzero e uovo. 
Ultima versione firmata il croque Polaine, apparso negli gli anni '90, preparato con il pane del celebre panettiere parigino Lionel Poilane 

Ora non mi resta che presentarvi questa versione piuttosto classica. L’alternativa si presenta per la cottura: invece che in forno potreste farlo friggere per pochi minuti per lato in un padellino con il burro chiarificato.

da Alice cucina, Febbraio 2011

croque monsieur
Ingredienti
8 fette di pancarrè
4 fette di prosciutto cotto 
110 gr di groviera o fontina 
70 gr di burro
1 cucchiaio di farina
2 dl di latte
1/2 cucchiaino di senape
1 tuorlo d'uovo 
noce moscata 
sale e pepe


Croque collage

Sciogliete 20 gr di burro in padella, unite la farina e mescolate a fuoco lento per pochi minuti. Aggiungete il latte a filo e la senape, lasciando sobbollire finchè il composto non si addenserà e si ridurrà
Togliete dal fuoco, sbattetevi dentro l'uovo, salate, pepate, e aggiungete la noce moscata, lasciando raffreddare.
Su una teglia da forno, disponete 4 fette di pane, coprite ognuna con una fetta di prosciutto, parte della salsa preparata, la fetta di groviera, e chiudete con l'altra fetta di pane. 
Aggiungete ancora sulla fetta di pane un po' di burro e cospargete di gruviera grattugiata.
Fate cuocere in forno a 180 °C per 15 minuti circa. Oppure friggete i tost in padella con il burro rimasto fino a dorarli.

croque madame
Per la croque madame aggiungete, prima della cottura, sul un uovo sul panino, facendolo quindi cucinare insieme.
Dopo grattugiatevi sopra la groviera; infine spolverizzate un pizzico di noce moscata.
Buona giornata
Dani

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Picnik collage

 

da blog di cucina, intendo. 

 

Epperò, senza l'uno (l'argomento fuori tema), non ci sarebbe stato l'altro (l'argomento in tema), vale a dire questa produzione biscottifera che qui vedete nei suoi 4/5, stante il resto nello stomaco della creatura che ha incluso nelle ribellioni adolescenziali anche i diktat materni del "prima la foto". Perchè questo è il prodotto di una delle ultime idee della sottoscritta, stavolta nate e consumate in ambito esclusivamente familiare, per arginare in modo limitato et imperfetto quello che credo sia un problema di molti- e cioè la solitudine dei nostri parenti anziani. 
detta così, fa tanto elaborato strappalacrime da quinta elementare. 
 
Ma calato nella vita di tutti i giorni, è un piccolo o grande peso sul cuore, di quelli che restano anche in quelle miracolose giornate in cui tutto va dritto, dal mattino alla sera- ed anzi, più tutto va dritto e più ti vien da pensare a cosa faranno, come staranno e come si può fare a risolvere un problema la cui unica soluzione è, spesso, uno dei tanti "mali minori" che rendono così difficili le nostre scelte di adulti. 

 

Una volta, però, le famiglie erano diverse. Nel bene e nel male, ovviamente: però io ricordo che, quando ero piccola, ciascuno di noi poteva contare su uno o più parenti deputati all'appello e all'assistenza dei vari congiunti: di solito erano donne, spesso non erano mai state sposate, oppure erano vedove, oppure avevano una tale vocazione all'aiuto e alla solidarietà da riuscire ad occuparsi di tutto, dei loro mariti, dei loro figli e delle vecchie zie. 
In casa nostra, avevamo mia nonna. 
materna, intendo. quando parlo di mia nonna, mi riferisco sempre a lei. E' mancata cinque anni e un tot fa, dopo essersi cresciuta mio zio e mia mamma, me e mia sorella e aver giocato con mia figlia per dieci lunghi anni, piegandosi a tutti i desideri della pronipote, capricci inclusi-  ed è da cinque anni e un tot, che i miei pensieri si son tutti trasformati in chiacchiere che faccio con lei. Per dire, uno si sveglia, al mattino, scruta il cielo e pensa "mi sa che pioverà, meglio prendere l'ombrello"? Ecco: io dico "belin, Ninni, cosa dici, pioverà? dovrò prendere l'ombrello?". Anzi, ad essere precisi, quello che c'è nella mia testa è propriamente così: "belinninnicosadicipioveràdovroprenderelombrello", senza pause, senza punti, senza virgole: perchè se solo mi fermo, per prendere fiato, mi accorgo che lei non c'è più- e anche se son passati cinque anni e un tot, non mi ci sono ancora abituata, all'abisso di questo vuoto. 
A dire il vero, ora che ci penso, anche l'altra nonna, a suo modo, doveva occuparsi del parentado: ho pochi ricordi, ma il più forte e il più chiaro è quello di mio padre che, ogni volta che le telefonava, anzichè esordire con un "pronto!" le chiedeva immediatamente l'elenco dei morti e dei feriti. "Chi l'è mortu?" era il suo modo di annunciarsi, insomma. E se da questa parte del filo a mia madre schizzavano gli occhi fuori dalle orbite, dall'altra doveva sembrare tutto normale, visto che ogni volta era un bollettino di guerra. Il morto, grazie, al cielo, era un fatto occasionale, ma di acciacchi, intoppi, piccole e grandi difficoltà ce n'erano sempre.
E così, ogni sera, avevamo sempre un quadro completo della situazione. Non solo: spesso e volentieri, laddove si prospettava una soluzione, la si era anche già trovata. Mia nonna è stata in prima linea fino all'ultimo giorno della sua vita, facendo telefonate a cui seguivano visite e tessendo ogni giorno una rete di rapporti che hanno permesso, a me e a mia sorella, di avere un filo affettivo con parenti lontani, magari visti una sola volta e pure di sfuggita,  ma sentiti vicini grazie alle storie che lei ci raccontava e al modo in cui lo faceva, con un accudimento che continuava, anche quando i bisogni erano quelli più materiali e meno immediati di cambiare i fiori o accendere un cero sulle loro tombe. Pure dei morti, si prendeva cura- e con lo stesso piglio con cui trattava i vivi: anzi, questi le stavano anche più simpatici dei primi, visto che avevano il buon gusto di non replicare, astenendosi dal comparirle davanti di notte per lamentarsi che il giallo sgargiante dei crisantemi non si accordava con la cravatta della fotografia.
Da quando mia nonna non c'è più, io non ho idea di che fine abbiano fatto, tutti questi parenti. Per gran parte, abitano lontani (l'ultimo cugino, che aveva giurato e spergiurato di sposare "una che sappia di pesto", è convolato a nozze a Tokio, con una ragazza che "sa di sushi", per dire); sono ancora tutti relativamente giovani, relativamente in buona salute, ancora circondati dall'affetto dei loro consorti, dei loro figli, dei loro nipoti. e questo basta, per mettere a tacere i miei sensi di colpa, ogni volta che mi vengono in mente. "No news, good news", mi impongo di pensare- e di solito finisce lì. 
Almeno finchè non si tratta della famiglia di mio marito, dove invece un parente solo c'è. Solo e buono e indifeso e sempre più sprovveduto nei confronti delle insidie sempre nuove di una vita che con lui è stata avara di affetti e di calore. E che non gli ha insegnato a chiedere, nè a farsi sentire. Si defila nei suoi libri, nei suoi studi, nelle sue passioni, quasi che l'unica regola della sua vita fosse quella di non disturbare nessuno. Ed è sempre pieno di impegni e di cose da fare, per cui non è sempre così semplice invitarlo a pranzo o a prendere un caffè: è più facile incontrarlo per la strada, fra una commissione e l'altra e approfittare dell'occasione per poter verificare che vada tutto bene. 
Solo che cinque minuti non bastano, così come non basta una telefonata frettolosa- quando risponde, se risponde, anche se a lui badano i miei suoceri, con tutto l'affetto e l'attenzione di cui sono capaci. E così, lo scorso Natale, mi son fatta venire un'idea e, anzichè regalargli il solito libro (che ha già) o il solito maglione (che non mette), gli abbiamo regalato una fornitura annuale di biscotti, a cadenza mensile o quindicinale o quando decide lui. L'unico vincolo, è che la consegna debba avvenire pirsonalmente di pirsona, meglio ancora se a casa nostra. E' poca, pochissima cosa: ma intanto, riusciamo a vederlo e a pensare un po' solo per lui. E, credetemi, funziona...
 
BISCOTTI DI FROLLA
 
Picnik collage
 
 
I biscotti della foto sono stati tutti realizzati con un unico impasto base, quello della frolla di Martha Stewart. in origine, avrei dovuto preparare solo i Bull's Eye Cookies e gli Icebox Cookies (quelli con la frolla bianca e nera, per capirci), ma siccome mi son persa fra conversioni da cup a grammi e poi dalle quantità industriali della Martha a quelle domestiche mie, ho deciso di attenermi alle dosi e di sbizzarrirmi in vari modi, fino al'esaurimento dell'impasto. 
Quindi, le dosi da cui sono partita sono le seguenti
 
per la frolla bianca
400 g di burro
350 g di zucchero
650 g di farina
2 uova
160 ml di latte
vaniglia o limone per aromatizzare
 
per la frolla al cacao
 
gli stessi ingredenti, più 60 g di cacao. 
 
Unica avvertenza: dosate il latte con parsimonia nella frolla bianca: per me, è tanto. Mentre nella frolla al cacao, c'è voluto quasi tutto.
 
La cottura è stata la stessa per tutti: forno statico, 170 gradi, 10 minuti

Canestrelli al cioccolato e arancia

canestrelli ciocco-arancia
 
 
Frolla al cacao, aromatizzata con tanta scorza di arancia, rigorosamente non trattata e grattugiata con la microplane
 

 

 

 

Biscotti all'albicocca e cioccolato
 
Due biscotti tondi, tagliati allo spessore di 3 mm, farciti con marmellata di albicocche e intinti per metà in cioccolato fondente, fuso a bagno maria
 
biscotti

 


la stessa base può essere farcita con marmellata di lampone e glassata con cioccolato bianco. giurin giuretto, c'erano anche quelli. Chiedetelo a mia figlia, che se li è fatti fuori tutti, ancor prima di riuscire a immortalarli)

 

 

Dried Canberry Shortbread Heart

 

 

 

 
La ricetta originaria è sempre in  Cookies, Sablées, Biscuit di Martha Stewart, ma io l'ho adattata alla pasta frolla di cui sopra, aggiungendo dei mirtilli rossi essicati, fatti ammollare in acqua calda e della scorza di limone non trattato. Ho dato loro la forma di cuori e via

 

shortbread ai cranberries

 

 
Bull Eye Cookies e Icebox Cookies

 

biscotti martha stewart


Dei bull's Eye sono soddisfatta, degli Icebox per niente, ma facendo si sbaglia e quindi si dovrebbe imparare.
Anyway:

 

 

per i bull's eye (occhi di bue: non sono la stessa cosa dei nostri  omonimi biscotti, ma l'occhio del bue lo ricordano di pù). Fate un sassicciotto con la pasta frolla al cacao, avvolgetelo in pellicola trasparente e mettetelo in frigo a riposare per una mezz'oretta. dopodichè, stendete la frolla bianca in un rettangolo largo circa il triplo del diametro del salsicciotto, mettetevi quest'ultimo al centro e ripiegate la frolla bianca tutt'intorno, tagliando via le eccedente con un coltellino. viene fuori una cosa così

 

 

GG7_3042

 

 

che poi andrà di nuovo lasciata riposare in frigo per un'altra mezz'ora, prima di tagliarla perpendicolarmente, in dischi dello spessore di circa mezzo mm. 

 

Invece, per gli Icebox, ho fatto un gran pasticcio, lavorando la frolla dopo che l'avevo già abbondantemente scaldata con le precedenti lavorazioni. 
In teoria, avrei dovuto stendere due rettangoli di pasta, uno bianco e uno nero, sovrapporli, arrotolarli e tagliare perpendicolramente, in modo da ottenere i classici biscotti a spirale. In pratica, avevo "ucciso" il burro della frolla, per cui sorvolo su tutto quello che ho tirato giù durante la lavorazione che ha portato alle schifezze che vedete nella foto.  Ma se ci provate voi, vi assicuro che avrete degli ottimi biscotti di frolla, profumati di vaniglia e cacao. basta che non facciate come me. 
Ciao 
Ale

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Di Daniela

DSCF1648E' vero che il freddo ormai è sparito e che la primavera,  senza nessuna titubanza, sta esplodendo, dopo questo inverno problematico per il troppo caldo, il troppo freddo, le alluvioni, i terremoti e tutto quello che ne è seguito.
DSCF1657

DSCF1645DSCF1654Durante il periodo più rigido avevamo iniziato a sbriciolare sul terrazzo qualche "genere di prima necessità" per venire incontro alla carenza di cibo per i beniamini delle mie figlie, pettirossi e passerotti, messi a dura prova dal clima.

Così, senza nemmeno accorgercene, siamo diventati una specie di stazione di rifornimento ufficiale ed abbiamo perfino imparato quali briciole andavano per la maggiore tra i nostri avventori: c'è chi preferisce i biscotti, chi la mollica di pane, chi i semini vari, avanzi di preparazioni di pane e biscotti....

E' stato divertente seguire le loro manovre per avvicinarsi senza rischi alla nostra finestra, la titubanza vinta a poco a poco e la velocità con cui si è "sparsa la voce" della possibilità di cibo disponibile.

Ancora adesso nonostante queste temperature piuttosto miti, la mattina presto, appena alzate, le ragazze preparano qualche  briciola avanzata per i piccoletti e si divertono a vederli arrivare ordinati e puntuali ....
E a proposito di briciole:


Orecchiette con le briciole al profumo di limone
da Sale e pepe , Febbraio 2006

orecchiette

Per 4 persone
(preparazioe 15 min. , cottura 15 min)òàè
400 gr di orecchiette fresche (400 gr di farina di grano duro, sale, acqua tiepida)
2 finocchi
50 gr di mollica di pane fresca
1 limone non trattato
1 spicchio d'aglio
30 gr di pecorino romano grattugiato
olio evo
peperoncino piccante
sale
orecchiette

Intanto voglio specificare che mi sono lanciata fino a punto di preparare da sola le orecchiette: non sono venute proprio perfette (quella che ho fotografato è la più "carina" ) ma insomma assomigliano abbastanza alle originali e come primo tentativo non sono venute male: forse avrebbero dovuto essere un pochino più sottili, ma le abbiamo mangiate con grande piacere. Per farle ho seguito questa ricetta: 400 grammi di farina di grano duro, acqua tiepida e sale. 

orecchiette

Ho mescolato bene fino ad avere un impasto compatto e poi l'ho lavorato per una decina di minuti. L'ho messo da parte per farlo riposare circa mezz'ora, poi l'ho ripreso e ho formato un clindro sottile e ho ritagliato dei pezzetti, li ho arrotondati e ,  con un coltello a punta larga, li ho schiacciati (o almeno ci ho provato) come ho visto fare qui su You tube....Così sono venute abbastanza bene,  comunque!

orecchiette

Nel frattempo ho preparato il condimento. Procedete così: pulite e lavate i finocchi e tagliateli a spicchietti. Rosolate l'aglio schiacciato in una padella con 5 cucchiai di olio, poi eliminatelo. Aggiungete i finocchi e rosolateli per circa 5 minuti, finchè non saranno morbidi e dorati; spruzzateli con il succo di mezzo limone, regolate di sale e mescolate.

orecchiette
Prelevate i finocchi dal tegame con un mestolo forato e metteteli da parte. Unite al fondo di cottura la mollica frullata grossolanamente e rosolatela a fiamma media. Aggiungete i finocchi, la scorza grattugiata di 1/2 limone rimasto e un pizzico di peperoncino; mescolate e fate insaporire ancora per pochi istanti . 

orecchiette

Lessatele orecchiette in abbondante acqua salata bollente, scolatele e mescolatele al condimento. Cospargete con il pecorino (potete anche farne a meno se volete avvertire maggiormante l'aroma del limone e il gusto delicato dei finocchi) e servite.
Buona giornata a tutti
Dani 

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GLI SFIDANTI

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GLI SFIDANTI





















































 




























14) il pane dolce del sabato al cioccolato e pistacchi di Flavia






15) il pane dolce del sabato all'uvetta e arancia di Flavia







16) il pane dolce di arancia, uvetta e miele di Giusy









17) il pane dolce al farro, nocciola e cannella di Fabiola










18) il pane dolce al pistacchio, anice e miele di Nora





19) il pane dolce dei tre ripieni autunnali di Chiarina









20) il pane dolce  ai tre ripieni con lievito liquido di kika





21) lo shabat-strudel di Gaia (GLUTEN FREE)











22) Il pane dolce del sabato alle mele, ribes e cannella di Alessandra













23) il pane dolce del sabato all'uva e zenzero di Alessandra










24) il pane dolce del sabato a lievitazione naturale con marmellata di arance amare









25) il pane dolce del sabato alla marmellata di ciliegie di Valentina






26) il pane dolce del sabato al cacao e amaretti di Valentina





27) il pane dolce del sabato al miele di limone di Dauly









28) il pane dolce del sabato con intreccio a sei (e video) di Bucci






29) il pane del sabato al sesamo e miele di Ann






30) il pane dolce con miele di silan, cranberries ed uvetta di Michela





31) il pane dolce con pasta di datteri, fichi e sciroppo d'acero di Michela

32) il pane dolce con mele, miele, zenzero e cardamomo nero di Gloria






33) il pane dolce alla zucca e allspice di Gloria






34) il pane dolce con mela, camomilla e semi di zucca di Tery









35) Il pane dolce con frutta secca e ciccolato fondente di Tery








36) Il pane dolce con frutti rossi e acqua di rose di Mapi






37) il pane dolce del sabato alle mele e frutta di silvia







38) il pane dolce del lunedì (albiicocche secche, rosa e fiordaliso) di Giulia










39) il pane dolce del martedì al cioccolato e spezie di Giulia









40) il pane dolce del mercoledì ai mirtilli e 4 épices di Giulia










41) il pane dolce del giovedì con mele e uvetta di Giulia







42) il pane dolce del venerdì al cioccolato, pere, zenzero e pepe rosa di Giulia









43) il pane dolce del sabato alla marmellata di pesche, albicocche e lamponi di Giulia








44) il pane dolce del sabato ai frutti rossi disidratati di Ginestra





45) il pane dolce alle tre confetture di Roberta









46) il pane dolce al cioccolato e nocciole di Roberta








47) il pane dolce di datteri e zucchero ai fiori d'arancio di Annarita










48) il pane dolce del sabato col ripieno di nonna Emma di Patty 









49) il pane dolce alla maniera di Sacher di Mariella







50)il pane dolce ai datteri e cannella di Elisa











50 bis) il pane dolce del sabato cn datteri e nocciole di Elisa












51) il pane dolce del sabato con intreccio a sei di Manu 






52) il pane dolce del Sabato con uvetta e pinoli di Rosaria










53) il pane dolce del sabato al mandarino candito e nocciole di Rosaria










54) il pane dolce del Sabato al cioccolato fondente, pere e cannella di Dolci in Boutique









55) il pane dolce del sabato ai mirtilli, succo d'arancia e noci di Dolci in Boutique








56) Pane dolce con ananas, vaniglia e limone di Chiarina-ina











57) il Pane dolce del Sabato con noci e fiordifrutta alle albicocche di Fabiola












































































































































































































































 























































135) il pane dolce del sabato con confettura di mosto e mele cotogne col mattone di Eleonora







136) il pane dolce  del sabato alle mele di Martina 






137) il pane dolce del sabato alle noci di Martina 





136) il pane dolce del sabato con ciliegie secche e pepe rosa di Cristina G. 



137) il pane dolce del sabato con uvetta, noci pecan e semi di sesamo di Nora



138) pane dolce con  marmellata di rose  di Marica






139) pane dolce al cardamomo e semi di lino di Marica







140) pane dolce ai semi di papavero e limone di Acquaviva









141) pane dolce alle prugne e semi di girasole di Acquaviva










142) pane dolce ai semi di finocchio di Alessandra










143) il pane dolce del Sabato con miele di fichi, pinoli e pistacchi di Fabiola 










144) il pane dolce del sabato alla marmellata di prugne di Valeria (Infinite Delizie)

145)il pane dolce del sabato alle mele renette di Valeria





146) il pane dolce del sabato con mele, miele e semi di papavero di Raffaella








147) il pane dolce alle pere limone e cioccolato fondente di Tanto caruccia










148) il pane dolce con crema all'arancia, mele e cannella di Carlotta

149) il pane dolce con pere cioccolato e nocciole di Carlotta


150) il pane dolce del sabato di arance e mandorle di Gaia
151) il pane dolce alla composta di cachi, mele cotogne e pistacchi di Gaia




152) il pane dolce del sabato con fichi e mandorle di Stefania











153) il pane dolce del sabato ai lamponi e mele di kika 







154) il pane dolce del sabato con mele, limone e rosmarino di Valentina  







155) il pane dolce del sabato con frutta secca e marmellata di albicocche di semplicemente buono
156) il pane dolce del sabato con pere e cioccolato di Semplicemente buono








157) il pane dolce al lekvar di Ann








158) il pane del sabato al panettone di Mariella









159) il pane dolce del sabato al miele di timo, mele e nocciole di Ale









160) il pane dolce del sabato al cioccolato fondente e noci di rosaria










161) il pane dolce alla cipolla caramellata, miele e pinoli di Rosaria 










162) il pane dolce del sabato con crema inglese senza latte  e crema di marroni di gianni









163) il pane dolce del sabato alla marmellata di fichi e cannella di eli
164) il pane dolce del sabato alla marmellata di fichi e peperoncino di Eli




165) il pane dolce del sabato al farro con mela e frutta secca di Ele
166) il pane dolce del sabato al farro con miele di rododendro e noci di Ele








167) il pane dolce del sabato con marzapane  al limone di Ann






168)  il pane dolce alla marmellata di more di Valentina



 





















































































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 Picnik collage

Senza nulla togliere alla categoria dei foodblogger che partecipano alla nostra sfida, spesso chi ci lascia davvero a bocca aperta sono i cosiddetti "anche no", vale a dire coloro che, per scelta o necessità, sono privi di una pagina internet personale. Lo stupore è presto detto- e chi ha un blog lo ha già capito: noi che passiamo qui sopra gran parte del nostro tempo libero abbiamo dovuto giocoforza affinare certe tecniche- culinarie, in primis, ma anche grafiche e comunicative: è un impegno costante, che ci impone di coltivare quasi quotidianamente la nostra passione e che quindi, di necessità, la fa crescere. Per chi non ha un blog, dovrebbe essere diverso: uso il condizionale, però, perchè ogni volta che arrivano le ricette degli "anche no", finiamo sempre per restare basiti: anzi, se posso spingermi ancora un po' più avanti, spesso e volentieri loro mettono in mostra abilità tecniche che sui blog, forse anche per bieche ragioni di fotogenia, non appaiono a sufficienza: disossano, sfilettano, sviscerano, insomma, fanno tutto quello che, per tradizione, dà il fondamento ad una capacità culinaria da intendersi in senso pieno e completo. E' il caso dei tre amici che ospitiamo oggi qui all'MTC (2+1) e la cui identità vi è stata svelata, oltre che dal titolo, anche da questa premessa: perchè di tutti gli appassionati che conosco, pochi possono vantare la sicurezza con cui Diana, Giorgio e Valeria affrontano qualsiasi piatto- e sempre per la via ortodossa, senza cercare scappatoie. Si parte dalla materia prima (e che materia prima), tutta intera- e la si comincia a lavorare, con metodo, competenza, attenzione: con i risultati che vi lascio immaginare (e su cui preferisco non soffermarmi, vista la dieta). Sono talmente "vicini", per concezione della cucina, che entrambi oggi presentano due proposte che profumano di Liguria: nessuna sorpresa per Diana,  che ci propone il classico dei classici, l'agnello con i carciofi (il classico), trasformato in patè perchè "non si butta via niente" (il classico, elevato alla enne); un po' di stupore per Valeria e Giorgio, trevigiani doc che si cimentano con un piatto storico della nostra terra. Lette entrambe le ricette, non abbiamo avuto dubbi: 24 ore intere, ad entrambe, per poter essere viste, godute, assaporate come meritano. Qui trovate la ricetta di Diana, qui quella di Giorgio e Valeria- e vi assicuro che, alla fine, sarà dura scegliere quale preparare per prima...

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Collage di Patè- mtchallenge febbraio 2012

Sono nuovamente qui a tentare di spiegare che da noi non si avanza e non si butta nulla da buoni Liguri, si cerca sempre di trovare una sistemazione consona ai resti di un piatto e qui il resto è stato durissimo che avanzasse (!), perché la tentazione di farci fuori tutto l’agnello cosi’ com’era era fortissima, ma ho resistito perché avevo deciso gia’ da tempo che il mio patè sarebbe stato con l’agnello.
 Ho cercato d’interpretare al meglio cio’ che avevo senza aggiunte di sapori o ingredienti strani, al mio solito le erbe dell’orto hanno fatto la loro “porca figura” come direbbe la Ale e null’altro che non fosse dei dintorni, l’agnello l’ho recuperato in Francia (direi che è piu’ buono!almeno in quest’angolo di Liguria) e i carciofi sono rigorosamente della nostra Bordighera, qui non sono gelati, ci è andata di lusso al contrario di quelli della Piana di Albenga che sono tutti partiti per altri lidi, che peccato!
Il resto è descritto qui di seguito, ho dovuto mettere per intero la ricetta dell’agnello perché mi serviva il suo sugo e allora ho preferito scrivere il tutto, Ale e Daniela avranno tanta pazienza, ho sempre bisogno di parecchio spazio io, in tutti i sensi!
(abbiate pieta’ per la foto, so che non prendero’ mai quel premio ambitissimo per la fotografia,ma me ne faro’ una ragione)
Diana

PATE’ D’AGNELLO AI CARCIOFI


Ricetta di Diana Monaco con l’intervento graditissimo di Jamie Oliver
INGREDIENTI
450 gr. di agnello arrosto a tocchetti
150 gr. di sugo d’agnello arrosto
180 gr. di burro
30 gr. di panna liquida
150 gr. di carciofi saltati in padella aglio e prezzemolo
Una spruzzatina di Porto
Sale e pepe q.b.
Ho bisogno di fare una premessa per la cottura dell’agnello e vado a spiegare qui di seguito:
Ho comprato una bella spalla d’agnello da 2kg. circa, l’ho cosparsa bene di olio e l’ho massaggiata con del sale aromatico (zeste di limone,rosmarino,timo,salvia e alloro che ho sempre a portata di mano) e pepe.
Ho acceso il forno e portato la temperatura di 240°.
In una bella teglia grande e nel mezzo ho appoggiato, tagliate molto grossolanamente, 2 cipolle 2 carote 2 gambi di sedano, 4 spicchi d’aglio con la camicia, timo 1 foglia di alloro due di salvia spezzettate, rosmarino, spruzzato il tutto con olio d’oliva, ho appoggiato la spalla e infornato, facendo scendere la temperatura a 200° per 1h. e 30 minuti. A meta’ cottura controllate che l’agnello non si asciughi troppo, cospargendolo bene con il sugo che troverete nella teglia e rinfornate, se lo desiderate piu’ rosato, cuocete un po’ per meno tempo.
Togliete la teglia dal forno, appoggiate l’agnello su un tagliere e copritelo con un foglio d’alluminio ed un canovaccio in modo che la sua temperatura scenda gradualmente riacquistando la sua morbidezza.
Nel frattempo dalla teglia con le verdure toglierete gran parte dell’olio che terrete da parte(io l’ho usato per preparare delle patate e carote cotte al forno fantastiche) e la metterete sul fornello del gas a fiamma vivace, cospargete con un cucchiaio di farina e mescolate molto bene schiacciando nel contempo le verdure con una forchetta, a questo punto aggiungete del porto oppure dello sherry, mescolate sempre, a parte avrete preparato del brodo vegetale o di carne, circa un litro, che aggiungerete poco per volta alla teglia, continuando a cuocere e a schiacciare le verdure raschiando per bene il fondo della teglia, finito questo bel lavoretto, rovescerete in un passino a maglie larghe ma non troppo, cio’ che resta delle verdure, otterrete un sugo fantastico, con il quale condirete l’agnello.
Ritornando alla famosa ricetta del pate’ ho salvato dell’agnello che ho privato da tutte le parti grasse, l’ho tagliato a pezzetti e messo nel mixer, ho aggiunto il sugo dell’agnello avanzato ed iniziato a triturare, ho aggiunto un po’ di porto ancora e ho raggiunto la consistenza di una bella crema, messo il tutto da parte.
In una padella ho fatto stufare con olio e aglio dei carciofi nostrani a fettine, salato e pepato ho aggiunto del prezzemolo tritato all’ultimo, fatto raffreddare e l’ho tritati nel mixer (senza l’aglio ovviamente), non hanno avuto bisogno di un ulteriore passaggio con il passaverdure perché le foglie erano tenerissime e non hanno prodotto filamenti.
A questo punto ho unito all’agnello , la pasta di carciofi, la  panna liquida e il di burro morbido e  mescolato nella planetaria per bene senza far scaldare troppo, ho assaggiato e corretto di sale e pepe.
Ho preso una piccola teglietta di alluminio (anzi due perché ne è venuto parecchio) l’ho foderata con pellicola e versato l’impasto ottenuto, battendo un poco la teglia su un canovaccio per far aderire bene il composto, ho pareggiato e ricoperto con i lembi della pellicola, messo in frigo (io fino all’indomani) credo che 2/3 ore siano sufficienti per ritrovarsi con un bel pate’ che si stacchera’ con facilita’ dalla pellicola. Un’insalatina di carciofi julienne conditi con olio limone sale e pepe e un pane integrale ai pinoli che avevo preparato per l’occasione ha accompagnato questo pate’  molto delicato.

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Collage di Patè- mtchallenge febbraio 2012

Presentare una ricetta ligure ad un blog di genovesi (di nascita o acquisita) mi pare il massimo! Però avevamo letto questa ricetta su Ricette di Osterie e Genti di Liguria - Slow Food Editore - e, avendo in casa un piccolo polpo (vedi foto), abbiamo ben pensato di rivisitarla e partecipare con questa alla sfida di questo mese!
Inannzitutto spieghiamo il nome della ricetta quotando quanto scritto nel libro suddetto:
"c'erano una volta grandi e piccole barche da lavoro invelate che bordeggiando collegavano la costa ligure. Queste imbarcazioni necessitavano di cospicua zavorra della quale tuttavia fosse facile e pratico liberarsi in caso di necessità. Le pietre di mare, per la loro maneggevolezza ed economicità, soddisfacevano quest'esigenza. La raccolta delle pietre, fatta da uomini del posto detti 'zavorristi' si svolgeva lungo le spiaggette, all'inizio della battigia. In tale occasione non era infrequente catturare anche qualche polpo che in quell'ambiente era solito rintanarsi. Ecco la materia prima di questo piatto che è originario di Portovenere, facilmente conservabile durante le lente navigazioni costiere"


Ecco gli ingredienti:
- polpo lessato (come da foto)
- poco aglio
- prezzemolo
- capperi
- olio evo
- yogurt greco (nostra aggiunta)


Dopo aver tolto la pelle al polpo e tagliato a tocchetti, metterlo nel frullatore con poca acqua di cottura del polpo.
Frullare e poi aggiungere i capperi dissalati, l'olio, il prezzemolo e lo yogurt greco.
La nostra variante è stata l'aggiunta di yogurt greco intero per rendere questo paté più delicato.
L'abbiamo accompagnato da crackers fatti con la Petra9 del Molino Quaglia.

Alla prossima!
Valeria & Giorgio.

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Collage di Patè- mtchallenge febbraio 2012

Questo è il patè di famiglia... comincia così la presentazione di Fabiola che, ancora una volta, regala all'MTChallenge una delle sue tante ricette di casa. Stavolta, però, c'è una dedica, nella quale mi sono rivista in tutto, dal contenuto alle virgole. Perchè questo mai troppo lodato ritorno alle ricette di casa non può non tener conto delle mani e della fantasia di chi, queste ricette, le preparava: vale a dire le nostre mamme, le nostre nonne e tutte quelle figure che, un tempo, senza tanti strumenti e senza tante invocazioni alle muse, imbastivano pranzi straordinari, partendo dalle fondamenta: impastavano, disossavano, sfilettavano e riuscivano sempre a trovare sapori nuovi con quello che c'era, in una cucina che era la vera esaltazione del km zero, senza bisogno di proclami, convegni o  attestazioni ufficiali di sorta. Fabiola dedica questo patè alla sua mamma e noi siamo con lei, in un riconoscimento sacrosanto, ancor prima che legittimo. E se mai ci fossero dei dubbi, basta la ricetta che segue, a fugarli tutti...



PATE' DI TACCHINO E CHERRY GLASSATO ALLA WORCESTER SAUCE





Questo è il patè di famiglia, come molti che vi sono stati inviati.
Viene preparato da quando ho ricordi del pranzo di Natale. E' una ricetta di CI che col tempo è stata modificata.
Con l'occasione vorrei fare pubblicamente un monumento alla mia mamma, artefice della ricetta, per le seguenti ragioni:

 1.
la lungimiranza di preparare un piatto così attuale negli ingredienti e nei sapori. Il tempo lo denuncia solo la presenza del dado che fino a tutti gli anni 90 era un l'insaporitore per eccellenza, poi caduto in disgrazia. Io me ne infischio e continuo ad usarlo nelle vecchie ricette di CI che lo prevedono
 2.
la bravura e la tenacia di montarsi a mano il burro, le maionesi, la panna etc.; la capacità di impastare tutto a mano e di preparare basi difficili come la pasta sfoglia; oggi noi abbiamo robot, planetarie e, se non ci va di lavorare, pure le paste già belle che arrotolate e solo da stendere e pronte nel banco frigo dei supermercati
 3.
la lungimiranza di usare ingredienti che da piccola mi sembrava normale vedere in dispensa ma che erano invece innovativi per quei tempi: spezie portate dai viaggi di lavoro all'estero, salse come la worchester, quella di soia, il tabasco...
 4.
la voglia di preparare le sue mirabolanti cene (con 4 elettrodomestici in croce, altro che bimby e kitchen-aid), che la rendevano un mito fra la sua cerchia di amici con mio grande stupore perchè a me sembrava invece tutto così normale
 5.
il suo meraviglioso pranzo di Natale, pieno di antipasti uno più complicato dell'altro e preparato ancora oggi senza tanti supporti escluso un robot tutto-fare (fu una delle prime ad acquistarlo) e le fruste elettriche

Ciao a tutte



PS: la foto mostra un patè "nudo".  L'originale invece è decorato mirabilmente con sottaceti e gelatinato in superficie. Non mi sono azzardata, purtroppo non ho ereditato la sua manualità e il suo senso artistico




Patè di tacchino e cherry glassato alla worchester sauce

Ingredienti
Per il patè: 380 gr petto di tacchino a cubetti - 280 gr di burro bavarese - 100 gr cipolla - 80 gr sedano - 50 gr carote - un cucchiaino brodo granulare - 100 gr cherry  - 100 gr pancetta tesa a fettine sottilissime - 80 gr emmenthal - 1 foglia di alloro - 2 spicchi di aglio
Per la glassa: 50 gr burro - 250 gr latte - 50 gr panna fresca - 20 gr farina - 6 gr colla di pesce - sale - noce moscata - un cucchiaio grande di worchester sauce

Esecuzione
Patè: ridurre a cubetti sedano carota e cipolla, imbiondire in poco olio evo insieme all'aglio intero e farci rosolare brevemente il tacchino insaporendolo con il dado. Aggiungere lo cherry fargli prendere il bollore, aggiungere la foglia di alloro, incoperchiare molto bene aiutandosi anche con dell'alluminio e infornare a 180° per 40 minuti.
Tolto dal forno aggiungere subito la pancetta e incoperchiare di nuovo in modo che si sciolga con il calore; lasciare intiepidire e passare tutto al frullatore escluso alloro e aglio che vanno scartati. Mettere in frigo
Montare benissimo il burro poi aggiungere poco alla volta, sempre montando il composto, la carne frullata ormai fredda e alla fine l'emmenthal ridotto in piccoli cubetti
Rivestire con pellicola uno stampo da amor polenta, versare il patè e livellare bene battendo anche leggermente lo stampo su un asciughino. Sigillare con altra pellicola la superficie e mettere in freezer almeno 3 ore fino a quando il patè sarà completamente indurito.
Glassa: preparare la besciamella con farina latte panna e burro come di consueto, quando è pronta fuori dal fuoco aggiungere una bella grattata di noce moscata, la worchester e la colla di pesce ammollata e ben strizzata; assaggiare e regolare di sale
Montaggio: appoggiare su una leccarda da forno, rivestita con carta forno, 2 grandi tazze o bicchieri capovolti sui quali sistemare il patè congelato, versare sul patè la glassa ancora calda in modo che lo rivesta uniformemente in un sol colpo, l'eccesso sgocciolerà sulla leccarda. Se non si è sicuri di questa operazione conviene fare un 50% in più di glassa perchè i rattoppi si vedono e ne va della presentazione

Servire con crackers di pasta brisè di Knam, ottenuti tirandola piuttosto sottile, bucherellandola con l'apposito attrezzo e coppandola prima della cottura a 180° fino a doratura. A metà cottura li ho spalmati con un'emulsione di olio di mais e paprika dolce

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