Di Giorgia

Rembrandt. Incidere la luce - I capolavori della grafica.

17 marzo – 1 luglio 2012

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Morte di Maria, Dürer (1510)  e  Morte della Vergine, Rembrandt (1639)

Autoritratto alla finestra (1648)
Ecco una mostra per poter ammirare la produzione grafica di Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leida, 1606 – Amsterdam, 1669), grande pittore ma anche elegantissimo incisore, considerando che la sua produzione artistica comprende circa 400 dipinti, 300 incisioni e un gran numero di disegni. Spesso utilizzò proprio la tecnica dell'incisione per meglio esprimere nei suoi lavori un'intensa partecipazione emotiva, in particolare nelle opere che trattano di povertà e vecchiaia, due tematiche spesso affrontate dagli artisti olandesi nel periodo successivo alla guerra dei trent'anni che di miseria e abbruttimento ne aveva creato molto.

Non si sa chi esattamente insegnò a Rembrandt la pratica dell'incisione , certo è che imparò a padroneggiarla perfettamente, prediligendo la creazione di opere di piccolo formato, anche se si conoscono prevalentemente lavori di grande dimensione. Affrontò con questa tecnica tutti i temi trattati con la pittura tradizionale, utilizzando la sua grande capacità nel saper "imbrigliare" la luce piegandola ai suoi desideri, seguendo la via aperta dal Caravaggio, dalle scene sacre, ai paesaggi ai ritratti.

Autoritratto con la sciarpa al collo (1633)

Fra i mostri sacri dell'incisione a cui certamente Rembrandt potè ispirarsi ci sono quelle del grande Albrecht Dürer (le due opere il alto, entrambe dedicate alla Morte della Vergine, mettono in evidenza le caratteristiche dei due Artisti)), di cui la mostra offre tre esempi proprio per sottolineare il legame tra i due incisori, certo fra i più grandi di sempre.
Tutte le opere esposte, molte mai mostrate al pubblico prima, provengono dalla Collezione del Marchese Malaspina, collezionista appassionato tra l'altro di stampe, che raccogleiendone un enorme numero ha saputo regalarci una visione di insieme molto importante della storia di questa particolare tecnica per il periodo che va dal 1400 fino al 1700 circa. 
Ritratto di Jan Six (1647).
Tra quelle presenti nell'esposizione alle Scuderie del Castello Visconteo potrete ammirare l’Autoritratto alla finestra (1648), l’Autoritratto con la sciarpa al collo (1633) o il ritratto di Jan Six (1647).

Ma forse la più celebre incisione del grande Rembrandt è un'acquaforte nota come La stampa dei 100 fiorini (1642-49), nome che le derivò dalla cifra iperbolica per l'epoca che fu pagata per averla (presente tra le opere esposte ). 
Il Cristo guaritore, vero titolo dell'opera, racconta un intero capitolo del Vangelo di Matteo (XIX) mettendo al centro di tutto la figura luminosa di Gesù che guarisce i malati mentre
<[...] i farisei discutono delle domande da porre [...] per poterlo confondere, i discepoli lo ascoltano e una madre conduco da lui il proprio figlio. 
Sullo sfondo della scena spunta dalla penombra un cammello[...]: è un'allusione alle parole di Cristo " E' più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco nel regno di Dio">(V. Sgarbi)

Buon sabato a tutti voi

Giorgia

Viale XI febbraio, 35 – 27100 Pavia

Orari: martedì, mercoledì, venerdì:10.00 – 13.00 / 15.00 -19.00 
ogni giovedì apertura fino alle 21.00 sabato, domenica e festivi: 10.00 – 13.00 / 14.00 – 20.00 
lunedì chiuso
La biglietteria chiude 30 minuti prima della chiusura delle sale espositive
Biglietti:
Intero: euro 7,00 Ridotto convenzionati: euro 6,00
Convenzionati con ingresso a euro 6,00 : feltrinelli, fondazione per leggere, ghislierimusica, abbonati trenord.
Ridotto per over 65, studenti universitari fino a 26 anni con tesserino, scuole e gruppi (min. 15 max. 30 persone), accompagnatori di disabili: euro 5,00. 
Gratuito: fino a 6 anni, giornalisti con tesserino, disabili, accompagnatori di disabili, guide di gruppi e scolaresche, guide abilitate gite, soci ICOM. 

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Di Daniela

Innanzitutto vorrei chiedere scusa perché ieri sera, per causa di forza maggiore, nel caso specifico interruzione della connessione internet di Ale e mia assenza, non abbiamo potuto dar vita al consueto "salotto letterario del Giovedì" . Recupereremo prestissimo, promesso e scusate ancora!
Poi lasciatemi scrivere due righe un po' fuori controllo, per un volta guidata solo dall'orgoglio e dalla soddisfazione grandissima che mi dà quello che sto per dirvi... Vi ricordate della questione cui vi accennavo l'altro giorno, circa il famigerato conglomerato bituminoso? Ecco, finalmente abbiamo risolto tutti i conti in sospeso anche con questa affascinante materia ed è con grande soddisfazione che vi presento la neo dottoressa, con laurea Magistrale in Scienze e Teconologie dell'Ambiente conseguita presso la Università degli studi di Milano-Bicocca,
Francesca

franci

mia nipote, nonchè figlioccia e anche da qui, tesoro, tutte le congratulazioni del mondo e gli auguri per un futuro radioso come il tuo sorriso!



Acciughe marinate
da ELLE à table
acciughe marinate
Vi metto di seguito, la ricetta originale e tra parentesi ciò che ho variato.
Ingredienti per 4 persone
30 acciughe (le mie pesavano ancora da pulire circa 220 gr, tanto sono piccole tenere e compatte le acciughe liguri!!)
4 cipollotti freschi
4 limoni (2 bastano)
1 cucchiaino semi di coriandolo
1 cucchiaino bacche di ginepro (non le ho messe)
pepe macinato di fresco
aceto di vino bianco
olio d'oliva
2 chiodi di garofano
2 foglie di alloro
sale (grigio di bretagna)

acciughe marinate

Chiedete al pescivendolo per pulire il pesce o pulitelo voi, se preferite, lavandolo le acciughe sotto l'acqua corrente fredda rimuovendo la testa con le interiora e dividendole in due filetti.
Sciacquatele, e mettetele ad asciugare su un tagliere inclinato o tamponatele con carta assorbente per asciugarle. 
Sbucciate e affettate i cipollotti, escludendo la parte verde del gambo. In un contenitore meglio se di vetro, mettere un po' di cipollotto tritato, i semi di coriandolo e il ginepro con 2 cucchiaini di aceto. 
Posizionate su un piatto di portata o su un piccolo vassoio una fila di acciughe e cospargetele con 1 cucchiaio d'olio d'oliva. Aggiungete un po' di pepe appena macinato e un po' di sale, e di nuovo una fila di acciughe con un paio di cucchiai di aceto aromatizzato, preparato prima, procedendo così fino ad esaurimento degli ingredienti, terminando con le acciughe. Coprire l'ultima fila con olio d'oliva, succo di limone, foglie di alloro e chiodi di garofano. Coprite e lasciate riposare in frigo per almeno 2 giorni e fino ad un massimo di 8 giorni.

acciughe marinate
Prima di servire le acciughe, tenetele per un'oretta a temperatura ambiente. Potreste portarle in tavola come aperitivo accompagnate da fette di pane tostato strofinato d'aglio o come secondo, con una semplice un'insalata verde o mista. ma in questo caso aumentate un po' le dosi in rapporto all'appetito dei vostri commensali.

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La ricetta è dedicata a Cristina G. e alla sua raccolta, ovviamente!!


Buona giornata a tutti 
Dani


Anchois marinés
Ingrédients
30 anchois
4 oignons tiges frais
4 citrons
1 c. à café de graines de coriandre
1 c. à café de baies de genièvre
poivre du moulin
vinaigre de vin blanc
huile d’olive
2 clous de girofle
2 feuilles de laurier

 Demandez au poissonnier de vider les poissons ou bien faites-le vous-même, c’est très simple. Sous un filet d’eau froide, enlevez du bout des doigts les quelques écailles, puis retirez la tête en entraînant les intestins. Glissez le doigt le long de l’arête des deux côtés de façon à décoller la peau, coupez l’arête à la base avec desciseaux et laissez le petit bout de queue. Rincez les anchois au fur et à mesure et déposez-les sur un papier absorbant. 
Pelez et émincez les oignons en gardant la moitié des tiges. Dans un récipient (terrine ou bol), mettez quelques oignons émincés, un peu de coriandre et de genièvre et 2 cuillères à café de vinaigre. Déposez une rangée d’anchois et arrosez d’1 cuillère à soupe d’huile d’olive. 
Parsemez d’un peu de poivre moulu et d’un peu de sel, puis à nouveau mettez oignons, genièvre, coriandre et ainsi de suite jusqu’à épuisement des ingrédients, en terminant par des anchois. Recouvrez cette dernière rangée d’huile d’olive, du jus des citrons, des feuilles de laurier et des clous de girofle. Couvrez et mettez au frais au moins 2 jours et jusqu’à 8 jours. 
Sortez les anchois un bon moment avant de les manger à température ambiante. 
Proposez ces anchois dans une salade mélangée ou sur des tartines de pain de campagne grillées et frottées à l’ail.

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149.
siamo ufficialmente morte.
Ma non tanto da non fare gli auguri di buon compleanno a Cristina che, non paga delle tre dicasi tre proposte che ci ha inviato questo mese, ha deciso di contribuire al superamento del nostro record spremendo il neurone sugli ultimi avanzi della pastella.
La notte del suo compleanno.
...ve l'ho detto, no?, che di normali, all'emmetichallenge, non ne vogliamo....
Auguri, Cri, da tutti noi!!!


CREPES CON BESCIAMELLA, CIPOLLE E BOTTARGA DI TONNO


Infine sono qui con un'altra crepe.
Ne ho avanzate 4 dalle ricette di ieri e stamattina leggevo di un record da battere.... come non accettare la sfida!!!!! Anche perchè domani parto per 4 giorni e bisogna cogliere ogni occasione per svuotare il frigorifero..... perché oltre alle crepe, ho avanzato un tazza di besciamella, già pronta.
Il resto degli ingredienti è stato un po' assemblato a caso, nel senso che non è stata una ricetta pensata e di cui ho comprato il necessario, piuttosto un accostare sapori chiedendosi se staranno bene.
Li ho fotografati ed assaggiati prima di decidere di inviarteli.
Il risultato non è male!!!


Crepe con besciamella, cipolle, bottarga di tonno.


Per le crepe rimando sempre alla ricetta di Giuseppina
La besciamella è quella della mia ricetta n. 2 a cui ho aggiunto una cipolla piccola bianca, fatta rosolare lentamente in un cucchiaio di olio.
La bottarga è stata affettata finemente e posata sulla besciamella.
Sopra a tutto ho messo una grattata di scorza di limone per dare freschezza.


Spero, con questa ricetta di averti aiutato a battere il record, ma so che anche qualche altra tra le tue amiche virtuali e non ci avrà messo il suo impegno.
Buon appetito!
Cristina P.

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Cioè: lo abbiamo ufficialmente chiuso stanotte, alle 00 del 29 marzo, dopo una due giorni da manuale di neuropsichiatria, con blogger intasato sui pc dei tre giudici, il sistema nervoso in fibrillazioni, gli occhi da triglia e "molla-il-computer-che -per-le-prossime-ore-serve-a-me". Anzi, a questo proposito, non escludo che pure il dottore del mio vecchio portatile sia stato mosso a compassione, visto che ha riconsegnato il malato in apparentemente ottime condizioni, con tanto di tastiera nuova e per ora intonsa al seguito. Anyway, per contrastare ai capricci di blogger, abbiamo aperto una seconda pagina degli sfidanti, dove sono state sistemate le ricette che ci sono giunte in questi ultimi giorni. In questa pagina trovate le prime 106, in quest'altra le successive. Va da sè che se dovessero esserci di nuovo problemi, da link errati a foto "mangiate", ci spariamo un colpo in testa, ci attiveremo subito per correggere: voi segnalateci tutto e i nostri miserevoli resti provvederanno a sistemare le cose.


Ora ci attende una tre giorni che lasciamo alla vostra immaginazione, e più fervida sarà, più vi avvicinerete all'attività dei nostri neuroni, nelle prossime ore. Prima, però, vi lasciamo con la ricetta di Flaminia che torna a non smentirsi, ancora una volta: nè nella tempistica (è un'altra abbonata al lastminute), nè nella bravura. Abbiamo iniziato alla grande, abbiamo proseguito sulla stessa banda, come avremmo potuto non chiudere col botto???

PS o meglio CVD: ne è appena arrivata un'altra. In posta privata, quella pirsonale, da parte della Cristina P che, non paga di averne mandate solo tre, ha pensato bene di riciclare gli avanzi di pastella con il suo ultimo contributo. Ergo, pubblicheremo ancora nel pomeriggio, assieme ad un commosso "te possino", di quelli che vengono proprio dal cuore :-D :-D

CREPES DOLCI per un mese …!


Devo proprio ringraziarvi soprattutto Giuseppina perché la ricetta del mese ci ha veramente appassionato e per la prima volta ho visto le ragazze in cucina per cucinare tutti i pomeriggi con le amiche a sperimentare farciture: dalla Nutella al gelato ;-)

I primi giorni preparavo le crepes in anticipo la sera con l’idea di ritagliare poi un minuto della mattina per completare la ricetta, ma … non si sa come alla mattina non arrivavano mai !!
Così ho interrotto la produzione, e questa mossa ha avuto risvolti insperati perchè le ragazze hanno cominciato a farle da sole. Le prime volte a mia insaputa (ma lasciando evidenti segni del loro passaggio in cucina) ma poi, non soddisfatte della loro ricetta, mi hanno chiesto di provare la mia e da quel giorno il massimo divertimento nei pomeriggi di studio è diventata la pausa merenda con notevole incremento delle frequentazioni di amici, che sono divenuti improvvisamente solerti nella partecipazione… e devo dire che, sembra incredibile, ma ne ha beneficiato anche il rendimento scolastico visti gli ultimi successi in latino e greco, tanto che si potrebbe affermare che
le crepes migliorano la concentrazione allo studio meglio del fosforo :D
Provare per credere !!

Per quanto riguarda la ricetta per me il primo grande scoglio è stato il burro chiarificato, che confesso non avevo mai avuto il coraggio di sperimentare, ma una volta superato quello e fattone in abbondanza è stato divertimento puro.
Purtroppo non ho avuto modo di fotografare tutte le sperimentazioni che si sono via via succedute con ripieni salati (dalle classiche ricotta e spinaci alle verdure di stagione carciofi, asparagi con vongole) o dolci (con gelato e ganache di cioccolato)

Ecco quindi che mi sono come al solito ridotta all’ultimo minuto ….a proporvi l’ultima creazione con quello che avevo a disposizione stamattina

CREPES ALLA CREMA DI RICOTTA CANNELLA E CIOCCOLATO

Ingrediente per le crepes come da ricetta di Giuseppina
Ingredienti per il ripieno
Ricotta di pecora 100 gr
Scorzette candite q.b.
Cannella q.b.
Zucchero 1 cucchiaio
Marsala 1 cucchiaino
Per la decorazione
Ganache al cioccolato 100 gr. cioccolato fondente + 100 gr crema di latte
Mandorle tostate q.b.
Arance 1
Zucchero 1 cucchiaio

Fatte le crepes, come da indicazioni, preparare una crema con la ricotta setacciata e condirla con lo zucchero, il marsala, un pizzico di cannella e le scorzette di arancia candite.
Con la crema farcire le crepes e chiuderle a pacchetto (come si fa per gli involtini primavera) ponendo il ripieno nel centro ripiegando i bordi e poi arrotolando il tutto.
Per la decorazione scaldare al microonde la crema di latte, aggiungervi il cioccolato tritato e girare fino a ottenere una crema omogenea.
Prendete un padellino fate leggermente tostare i filetti di mandorla e metterli da parte. Nello stesso padellino far caramellare un cucchiaio di zucchero e appena è sciolto passarvi rapidamente le arance, mettere da parte. Sempre nel solito padellino passare rapidamente le crepes per farle leggermente scaldare e se siete particolarmente ispirate un goccio di liquore e potete provare con un flambè !!!
Buon appetito e un saluto a tutti
Flaminia

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di Giorgia



Quando l’amore per l’arte di due coniugi si trasforma in un bene per tutti:
Casa Boschi di Stefano 


Il Museo Bagatti Valsecchi, Casa Boschi di Stefano, Villa Necchi Campiglio e il Museo Poldi Pezzoli dal 2 ottobre 2008 sono riuniti nel circuito delle case museo milanesi.





Il circuito nasce con l’intento di far conoscere e promuovere il patrimonio culturale e artistico milanese, nel corso di quasi due secoli di storia, attraverso alcuni dei suoi protagonisti: i nobili Gian Giacomo Poldi Pezzoli e i fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi nell’Ottocento, i coniugi Boschi di Stefano e gli industriali Necchi Campiglio nel Novecento.
 Le quattro case museo, tutte situate nel  centro di Milano, sono accomunate dalla generosità dei loro fondatori, che hanno messo a disposizione della collettività le loro abitazioni e le loro collezioni d’arte, e sono oggi luoghi di grande fascino. Visitarle permette di conoscere storie personali e scelte di gusto che riflettono anche l’evoluzione e la trasformazione della società cittadina. La nuova rete museale, nata da un accordo di programma sottoscritto nel 2004, è realizzata per volontà e in collaborazione con: Regione Lombardia e Comune di Milano e con il sostegno e il contributo di: Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano e Fondazione Cariplo.






Oggi volevo parlarvi della seconda casa-museo che ho visitato a Milano ( avevo già parlato di villa Necchi-Campiglio qui).
Il collezionismo d’arte ha avuto a Milano una storia lunga e complessa, fatta di grandi acquisti e accumuli di opere e, più o meno, subitanee dispersioni, a loro volta divenatate parte di altre raccolte. La storia del collezionismo milanese si è spesso unita con l’idea di una condivisione pubblica di una passione nata principalmnte come piacere privato, ma in grado, di  marcare e indirizzare il gusto dell'intera collettività.
Tale condivisione si è anche sviluppata  e manifestata nell'apertura di alcune abitazioni private ad un pubblico di comuni visitatori; cioè non più solo ad un limitato pubblico costituito da un' elite di studisi, critci o artisti ai quali era piu facile accedere alle collezioni private. Ma oltre al fatto di fare avvicinare all'arte e al bello  un pubblico "non specialista", c'è da sottolineare che  fu tramite questo tipo di iniziative che anche i più conservatori poterono cominciare ad avvicinarsi ad un’arte differente e distante da quelle che erano allora i gusti, le idee e le aspettative artistiche dominanti.
L’amore per le opere d’arte, davvero irrefrenabile, si traduceva in un’ansia di possesso che non lasciava spazio a modifiche o ripensamenti .
Giorgio de Chirico
(Volos, Grecia 1888 - Roma, 1978),
Les brioches,
"Quadri dappertutto: dal pavimento al soffitto, uno sopra l’altro in un succedersi senza tregua che non risparmiava neppure le ante delle porte; e poi le sculture, disseminate negli ambienti, appoggiate sul piano dei mobili, costodite nelle vetrine. Cosi ricorda casa Boschi chi ha avuto occasione di visitarla negli anni in cui la collezione era ormai formata nelle sue linee essenziali. L’imrpessione era quella di un coinvolgimento totale, un assedio di immagini che lasciava senza fiato il visitatore, continuamnte stimolato al riconoscimento di un artista, alla ricomposizione di un percorso, all’associazione di un’immagine all’altra. La sequenza delle opere era interrotta e apparentemente affastellata: in realtà, una logica interna ordinava gli accostamenti, creava dei nuclei, dava coerenza a una collezione che gli spazi dell’ appartamento di via Giorgio Jan stentavano ormai a contenere. Eppure Antonio Boschi continuava ad incrementarla, incurante della saturazione che lo costringeva a stipare anche i ripostigli, a stireria, i corridoi dove spesso i quadri appoggiati alla parete si sovrapponevano imperiosi i nuovi aquisti."
Propio cosi: l'amore immenso che questa coppia provava l'uno per l'altra si unì profondamente con un amore altrettanto profondo per l'arte. I coniugi Boschi - di Stefano erano i mecenati nella accezione più moderna del termine, i loro momenti più intensi erano dedicati all'arte a loro contemporanea, girando per gallerie, mostre e atelier di artisti emergenti. Questo modo innovatore di percepire il ruolo del collezionista in termini di militanza, di intervento diretto nel campo, e quindi di una scelta immediata, è quello che ci fa capire e amare maggiormente la capacita di critica, e la sicurezza tra ciò che sarebbe rimasto nella storia dell'arte futura e quella che inevitabilmente sarebbe stato spazzata via.
"Le visite compiute dai coniugi Boschi negli studi degli artisti, ci fa intuire quali rapporti li legassero soprattutto ai giovani emergenti, ci consente di capire come alla base di acquisti massicci della produzione di uno stesso pittore, ci fosse anche la comprensione per le sue difficoltà materiali e il desiderio di venir loro in aiuto. In questa incetta a vasto raggio di opere nuove entrava in gioco anche il piacere della scoperta, la scommessa sul talento di chi si sarebbe o meno affermato, prima ancora che la critica ufficiale lo promuovesse.
Piero Marussig,
(Trieste 1879 - Pavia 1937)
La lettrice, 1935
La collezione però non è solamente composta da opere milanesi, ma anche di molte opere di artisti provenienti da tutta italia: si delinea cosi il panorama di quel quarantennio nel corso del quale i coniugi Boschi hanno dato vita a una collezione quanto mai rappresentativa della cultura artistica italiana."
Nel 1968 però accadde un fatto che mutò la vita dei due mecenati: Marieda di Stefano moriva, lasciando un vuoto incolmabile che spense l’entusiasmo dell’ingegner Boschi e la sua voglia di continuare a mantenere i contatti con il mondo dell'arte.  Proprio questa perdita portò l'ingegnere  alla decisione di donare al comune di milano l’intera collezione e la casa di via Giorgio Jan. Questo accadde nel 1973. Gli accordi del contratto con il Comune prevedevano che il donatore conservasse le opere nel proprio appartamento fino a che fosse stato in vita e che, successivamente, questo venisse aperto al pubblico come casa-museo del collezionista.
Anche nell'ultima decisione della sua vita, l'ingegner Boschi si dimostrò come la persona che era stata per tutta la sua vita: un marito devoto e innamorato di sua moglie, dell'arte, e cosciente di quanto quest'ultima dovesse essere per tutti.

Arturo Martini
(Treviso 1889 - Milano 1947),
Le stelle,1931-32, terracotta,
“Nei dieci spazi espositivi della Casa-Museo Boschi Di Stefano sono riunite circa trecento delle oltre duemila opere raccolte da Antonio e Marieda Boschi Di Stefano, distribuite adottando un criterio di successione cronologica e di selezione qualitativa curato da Maria Teresa Fiorio ex Direttore delle Civiche Raccolte d’Arte di Milano.
All’ingresso si trovano i ritratti dedicati ai coniugi Boschi e le ceramiche della stessa Marieda, indi attraverso un corridoio con tele di Severini e di Boccioni si raggiunge la “sala del Novecento italiano” con opere di Funi, Marussig, Tozzi, Carrà e Casorati. Nella “sala Sironi”, interamente dedicata all’artista, sono presenti sculture di Arturo Martini. Il successivo ambiente comprende il Gruppo di Corrente, sette Morandi e sei De Pisis. In un piccolo corridoio sono riuniti i Chiaristi, mentre proseguendo la visita si giunge nella sala degli “Italiens de Paris”: Campigli, Paresce, Savinio con L’Annunciazione (1932) e de Chirico con La scuola dei gladiatori (1928). La “sala Fontana” propone un prezioso insieme di ventitré lavori, mentre le ultime due stanze sono riservate ai postcubisti picassiani, agli spazialisti, ai nucleari e ai pittori informali, fra cui Piero Manzoni con i celebri Achrome".
P.Manzoni Achrome, 1959


Casa-Museo Boschi Di Stefano
Orario di apertura
dal martedì alla domenica dalle 10.00  18.00
Ingresso gratuito
prenotazione obbligatoria per i gruppi  0220240568
chiuso il 1° gennaio, il 1° maggio, il 25 dicembre e tutto il mese di agosto
Come raggiungerla
MM1 Lima, Tram 33, Bus 60

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passatina di piselli e seppie

Ogni volta in cui mi imbatto nelle discussioni che ciclicamente ritornano sull'identità dei foodblogger e le prospettive del loro futuro, finisco sempre per chiedermi "che ci faccio qui". Per parlare di professione, ci vogliono capacità e occasioni che non ho e sull'indentità, son 46 anni che mi interrogo sul "chi sono- da dove vengo- e cosa farò da grande". Per contro, ho la fortuna di essere riuscita a fare un lavoro che mi piace da morire e che mi appaga di tutte le aspirazioni a realizzazioni diverse che so che altrimenti avrei: e sorvolo sul resto del quotidiano, che spazia dal servizio taxi per la creatura a quello di stireria per le camicie del marito, per non parlare del tempo che reclamo per leggere, girare per mercatini e farmi due sane chiacchiere con le mie amiche, reali o virtuali che siano. 

Ciò non toglie, però, che MT sia ormai diventato uno di famiglia- e che se dovessimo fare il conto delle ore che ogni giorno spendiamo qui sopra (e mi limito a quantificare il tempo, nelle note spese, facendo finta di dimenticarmi dei libri, delle cocottine, degli strofinacci e dello zio-santo-subito- che mi ha regalato le assi dello sfondo) ci prenderebbe un mezzo accidente. Per me, quella che una volta era un'eccezione- puntare la sveglia all'alba, per scrivere il post- ora è diventata un'abitudine e al civico di fianco succede più o meno la stessa cosa, anche se con tempistiche diverse. D'altronde, da quando abbiamo consapevolmente deciso che MT sarebbe diventato il nostro spazio, il nostro tempo libero buono, siamo anche riuscite nella magica impresa di dilatare le 24 ore di tempo che ci vengono quotidianamente concesse e riversarlo su un progetto che non ha bisogno di contatti-sponsor-marketing&commercialisti vari è già di per sè un lusso, di cui entrambe siamo pienamente consapevoli. La ricompensa più grande, però, come abbiamo sempre detto, l'abbiamo avuta sul fronte delle "risorse umane"(così, fa abbastanza figo???): se tre anni fa ci avessero detto che alla nostra età, quando ormai ti accontenti godi di rapporti consolidati, avremmo avuto amici in ogni angolo d'Italia e in varie parti del mondo, sicuramente non ci avremmo creduto. Però, è andata così ed anzi: più facciamo esperienza di questa straordinaria capacità del mezzo di trovare persone simili a noi per gusti, interessi e azzarderei caratteri, se non fosse che su questo punto potrei sembrare poco gentile :-), più ci rendiamo conto che è qui che veniamo a fare benzina, per mettere in moto il nostro blog: dai nostri amici, vecchi e nuovi e dal desiderio che si rinnova ogni giorno di comunicarvi qualcosa di noi, dall'ultimo libro letto all'ultima mostra vista, passando pure per la cena scicchissima di un sabato sera dalla suocera. 
Ogni tanto, capita che questi rapporti abbiano un'impennata: a me sembra impopssibile, credetemi, perchè già nel quotidiano c'è un tale scambio di affetti da fare impallidire qualsiasi corrispondenza di amorosi sensi e far alzare anche la curva glicemica più restia. Eppure, ciò accade e l'ultima, in ordine di tempo, è un regalo che coinvolge anche voi e che per questo non può restare fra le quattro mura delle nostre stanze virtuali di Facebook o di Skype. 
L'artefice, neanche a dirlo, è questa disgraz donna straordinaria, che da tempo immemore non la finisce di stupirmi e di commuovermi con le sue trovate: anzi, se mi dicessero che ha una provvigione da Mr. Kleenex, riuscirei a darmi una spiegazione razionale a quello che a me sembra ogni volta "troppo". Per noi, per questo blog e per me in particolare (e il perchè lo sappiamo io, lei e le vagonate di amici che hanno preparato questa torta qui, per tirarmi un po' su). Stavolta, poi, si è superata, fondando su Facebook un gruppo tutto dedicato all'MTChallenge, dal modesto titolo di MTC WORLDWIDE che è un altro dei motivi per cui la amo, senza se e senza ma. A tre nano secondi dalla sua nascita, contava tipo 20 membri che, in poche ore, son diventati 54, per un totale di tre ore spese a sparar cavolate (i 53 membri) e a soffiarmi il naso (la 54esima), rileggendo tutta la storia di questo giochino che oggi è arrivato alla 18esima edizione (neanche siamo state capaci a contarle: ce ne siamo tolte una, giusto per il solito low profile che ci attanaglia) e che ha radunato intorno a sè un'altra piccola comunità di amici. 
Non so ancora come evolverà la faccenda, perchè la Capa è Flavia e io più che lacrimare, al momento, non ho fatto: però, se partecipate a questo gioco e/o se avete intenzione di parteciparvi, le prossime volte, potete iscrivervi. Lo dico da qui, perchè non sono "amica" di tutti su FB e non so come recuperarvi: ma se avete un account e vi fa piacere far parte di questo gruppo (i cui contenuti sono accessibili solo agli iscritti, ovviamente), chiedete lumi qui sotto, se non avete dimestichezza col social network, oppure inoltrate regolare domanda :-), indirizzandola a Flavia- e al suo cuore, grande così. 


PASSATINA DI PISELLI CON SEPPIE

passatina di piselli e seppie

Correva l'anno 2006, ero appena stata folgorata sulla via di Marotta di Senigallia da una cena da Moreno Cedroni e la parola d'ordine, sui forum di cucina che leggevo e/o frequentavo a quei tempi era "passatina di ceci con scampi". Poteva l'ingegnoso neurone della sottoscritta astenersi dal dare il proprio contributo alla storia della gastronomia???*

per 10 coppe da Martini

300 g di piselli sgusciati
uno scalogno
olio EVO
100 ml di panna

20 seppioline

Far stufare i piselli in padella, con poco olio e uno scalogno affettato sottilmente: salarli e portarli a cottura con un po' d'acqua, a fuoco basso e a recipiente coperto. Quando sono teneri, frullarli assieme all'acqua di cottura e filtrarli, in modo da ottenere una passatina liscia. 
Nel frattempo, in acqua bollente poco salata, far cuocere le seppie, fino a quando saranno diventate tenerissime. I tempi di cottura variano a seconda della qualità delle seppie: aspettate fino a quando non diventano molto morbide. 

Allungate la passatina con panna (o latte, se preferite una versione più dietetica) e scaldatela sul fornello, fin quasi al punto di ebollizione. Aggiustate di sale, versatela in una coppa da Martini e accompagnatela con le seppie, infilzate a mo' di oliva. 
Più facile a farsi che a dirsi
Ciao 
Ale

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tavola


Il "metti" ha come soggetto la suocera, perchè io ho smesso da un po', con le cene a casa. Sono ancora gli strascichi dell'annus horribilis appena trascorso e, anche se ogni volta che andiamo a mangiar fuori, rientro con lo stesso spirito di chi è appena stato derubato, non sono ancora dell'umore giusto per ricominciare a ricevere. Per fortuna ci pensa mia suocera, che invece è nel pieno vortice del "chi ricambia chi" e che ogni tanto mi dà l'occasione per sperimentare qualche novità, come le cheesecake del titolo, e rispolverare qualche ricetta dimenticata. Per non parlare della composizione del menu, che è cosa che sommamente mi diverte. 


Stavolta, erano 10 commensali, per una cena seduta. Non c'erano temi particolari (se non la solita porca figura- e quando il richiedente è la suocera vi assicuro che cambia tutto) e quindi ci si è basate prevalementemente sul mercato e sui desideri della padrona di casa (che quando è la suocera etc etc), che voleva servire come piatto forte la sua famosa crema di zucca con gamberoni e baccalà. Che è un piatto unico, ma leggero. E quindi ha bisogno di un secondo, non robusto, ma neppure da "giornata dal risparmio", tanto per citare ciò che più terrorizza la mamma di mio marito. Dopo lungo pensare, siamo approdate ad un'insalata di asparagi. Io pensavo ad un'insalata Escoffier, alla fine si è scelta una via di mezzo, con salmone affumicato, grana, tuorlo mimosa e vinaigrette al limone. Un pre dessert (le crepes Suzette) e un dessert più importante -e poi le friandises a chiudere. 

Ecco il menu, alla fine (e qualche critica, già che ci sono)

Aperitivo
Champagne (non chiedetemi la marca)
Negroni

Sablè di Mapi (prossimamente su questi schermi)
Mini cheese cake pecorino- fave- salame
Seppie e piselli destrutturati (prossimamente su questi schermi)
Chupito al sale nero di Cipro (prossimamente su questi schermi)

Seduti
Vellutata di zucca con baccalà e gamberoni di Santa Margherita
Insalata di Asparagi e salmone affumicato

Crepes Suzette (prossimamente su questi schermi)

Friandises, col caffè
Tartufini al cioccolato
Tartufi al limone di Felder (prossimamente su questi schermi)

Ai vini, in casa nostra, ci pensano i mariti, quindi passo anche stavolta.

centrotavola

La scienza esatta del Senno di Poi fa alzare un sopracciglio sul doppio dolce: le Crepes Suzette sono troppo importanti, per essere un pre dessert. a maggior ragione se precedono una bomba come la torta di cui sopra. in quel caso, sarebbe stato da fare una scelta, o l'uno o l'altro, arricchendo magari le Crepes con una pallina di gelato al grand marnier, da una parte, o la torta di una salsa alla menta, dall'altra. Il predessert sarebbe potuto essere un bicchierino qualsiasi, magari con delle fragole fresche, visto che ci sono e iniziano anche ad essere buone. Va da sè che, in quel momento, non abbia avuto da ridire nessuno- meno che mai io, che ero curiosissima di provare la ricetta delle crepes di Giuseppina e che da oggi posso unire anche la mia voce al peana di giubilo per quell'impasto. Però, se dovessi fare delle correzioni, è lì che punterei. 

Per il resto, solo pesce e verdure di stagione, con un piede nell'inverno (la zucca e il salmone affumicato, che io associo al freddo) e uno nella primavera (fave e piselli e asparagi). Immancabili le sablè, all'aperitivo, e poi una serie di piccoli assaggi, con un po' di cura nella presentazione (il chupito nelle mini cocotte, le seppie coi piselli nelle coppe da martini, etc etc) e tanto divertimento da parte della sottoscritta che ha pure riempito la "dispensa" del blog. Per cui, da qui alla prossima settimana, aspettatevi un po' di proposte saccheggiate a man bassa da questo menu, a cominciare dalle

MINI CHEESE CAKE DI PECORINO, FAVE E SALAME

cheesecake fave pecorino e salame

Altrove sono le rondini, a Genova sono le fave col sardo nuovo ad annunciare la primavera. E vi assicuro che, quando è stagione, non c'è cena nè catering che non le preveda. Di solito, sono infilzate in spiedini, con presentazioni che normalmente aborro (io son tipa da tagliere, coltellaccio e bucce di fave dappertutto) ma che vengono imposte dal diktat delle cene in piedi. Stavolta, ho fatto di peggio, riducendo il tutto in forma di cheese cake. L'unico must è che ho cercato il più possibile di mantenere i sapori originali, riducendo all'essenziale le aggiunte di panna, giusto quel tanto che basta per rendere minimamente lavorabile il pecorino e tenere insieme la purea di fave. Il risultato è stato gradito, perchè con tutta che ne avevo nascosta qualcuna nel frigo, per poterle fotografare un po' meglio, non si è più trovato nulla: ma tignosa come sono, ci lavorerei ancora un po' su...

Base (per uno stampo rettangolare a cerniera di 25 cm x 20 circa)
200 g di TUC o altro biscotto salato
80 g di burro fuso

500 g di pecorino fresco
dai 50 ai 100 ml di panna
1 foglio piccolo di colla di pesce

2 kg di fave
2 cucchiai di panna
1 foglio piccolo di colla di pesce


Rivestite lo stampo a cerniera con carta da forno e imburrate bene i bordi
Frullate benissimo i crackers e aggiungete il burro fuso. Amalgamatelo ai crackers e versate il composto sul fondo della tortiera. Col dorso di un cucchiaio o, meglo ancora, con le mani, schiacciatelo bene, in modo da rivestire completamente il fondo dello stampo, con uno strato uniforme. Mettere in frigo per mezz'ora, come minimo.

Ammollare la colla di pesce in acqua fredda e farla sciogliere in poca panna, scaldata al limite del bollore.
Setacciate il pecorino, come si fa con la ricotta, in modo da ottenere una crema liscia. E' una parte noiosa, ma se cercare di ottenere una crema con le fruste, non ci riuscite. O meglio, ci riuscite, a patto di aggiungere più panna (fino a 100 ml, non oltre). Se volete un prodotto in purezza, armatevi di setaccio e di pazienza e procedete in questo modo. Una volta setacciato, aggiungete la colla di pesce sciolta nella panna e, se è il caso, ancora un po' di panna, per renderlo più morbido. 50 ml dovrebbero bastarvi.
Stendete il pecorino in uno strato uniforme sul fondo della cheesecake e mettete in frigo a rassodare per almeno due ore.

Sbucciate le fave e fatele bollire in acqua non salata: scolatele appena tenere e togliete loro la pellicina. Anche qui, pazienza, pazienza e pazienza: ma è l'unico modo per ottenere un verde acceso e una purea morbidissima.
Ammollate la colla di pesce in acqua fredda e fatela sciogliere in due cucchiai di panna calda. Riducete le fave in purea, aggiungete la colla di pesce sciolta nella panna, versate il tutto sullo strato di pecorino rassodato e lasciate in frigo, meglio se tutta la notte.
Per servire, tagliate la cheesecake in tanti piccoli quadrati (io ho usato un coltello affilato: pareggiateli bene, dopo il primo taglio) e disponete su ciascuna una rosellina, fatta con mezza fetta di salame.
Finito.
A domani, con un'altra ricetta del menu
ciao
ale



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Di Daniela


violoncelloSabato pomeriggio ho passato un paio d'ore diverse dal solito insieme ad altre due generazioni della mia famiglia: mia madre e mia figlia piccola. Siamo state tutte e tre trascinate, insieme ad una nutrita platea di giovani musicisti attentissimi, qualche altrettanto interessato genitore e due insegnanti di musica, nel mondo splendido  della liuteria.
E' stato un viaggio interessantissimo, organizzato  dal Conservatorio N. Paganini, durante il quale il nostro ospite, il Liutaio milanese Delfi Merlo, ci ha trascinato, per mezzo della sua passione ed esperienza, in un mondo fatto di precisione, di delicatezza, di conoscenza, di legni, essenze particolari, vernici, intagli e suoni, ma soprattutto di grandissimo amore per un mestiere così antico e tanto celebrato.
Liuteria | Violini | Milano
Il laboratorio del Maestro  Delfi Merlo a Mi : foto Ingrid Berniga Dotras
Chi al mondo non ha mai sentito parlare di un violino Stradivari, tanto per citare solo il più noto? Perfino l'incredibile Sherlock Holms cede al fascino di uno strumento tanto perfetto!
Il Maestro Delfi Merlo, dopo un breve excursus sulla sua storia di Liutaio, si è presentato ai suoi ascoltatori con qualche titolo, a garanzia della sua professionalità e competenza, specificando che non si ritiene un'artista, ma che il suo è solo artigianato di eccellenza. Giudicate voi! Noi abbiamo saputo, tra l'altro, che lui si occupa degli strumenti storici di grandi Conservatori (Milano e Torino) di Musei (Museo degli strumenti musicali presso il Castello Sforzesco) e che ha restaurato alcuni contrabbassi di proprietà della Scala di Milano.  Non male vero?
Il nostro appassionato liutaio, restauratore e creatore di violini, viole e violoncelli, ci ha mostrato alcune fasi della lavorazione, partendo dalla scelta dei legni (abete rosso della val di Fiemme e acero dei Balcani i suoi preferiti),  riveladoci i segreti della loro leggerezza e resistenza, che consente di utilizzarli in spessori che li aiutano a caricarsi di armonici, come pur della cura che si ha per evitare che i boschi da cui si ottengono questi preziosi alberi subiscano dissennate razzie; del modo migliore per tagliare i tronchi  che devono avere almeno un diametro di 70 cm, allo scopo di ottenere tavole adatte alla costruzione di strumenti musicali e della precisione e della delicatezza del taglio e dell'incollaggio.

strumenti

Ci ha parlato di come si rendano bombate le forme secondo calcoli precisi e minuziosi angoli,  adatti a sopportare le forze esercitate dalla tensione delle corde,  di filettature, sgusci e lavori finissimi di intaglio. Ci ha mostrato come rinforzare le superfici con le "catene", sottili listelli sagomati, posizionate con millimetrica precisione ed antica maestria. Ha raccontato di manici intagliati con il caratteristico "riccio , la firma di ogni liutaio, e dell'unicità di ogni singola parte sgrezzata e poi rifinita a mano, che rende ogni strumento unico, straordinario, ed irripetibile.

strumenti 2

Ha raccontato di come costruisce con le sue mani ogni più piccolo pezzo che poi utilizzerà e di come prepara personalmente perfino le vernici, poichè desidera "tirar fuori" dallo strumento un particolare colore, come pure un suono speciale, che lui ha già in mente.
Ma la cosa più particolare che ci ha raccontato degli strumenti è che hanno "un'anima": immaginavo importanti particolari riccamente decorati, che in qualche modo fossero un valore estetico aggiunto oltre che strutturale, allo strumento stesso, visto che il Maestro ci ha raccontato che è la parte che consente di migliorarne il suono, mettendo in relazione il movimento della tavola con quello del fondo...
E invece questo importante pezzo di ogni arco è... un semplice bastoncino con le due estremità leggermente spioventi, secondo un angolo prestabilito, da infilare, con un apposito strumento, in un preciso punto vicino al ponticello! Un aggeggino da nulla, quindi che non si vede neppure all'esterno, ma che determina la bellezza e la purezza di un suono... Si capisce percè si chiami "anima"...

Insomma è stato un pomeriggio interessantissimo, condiviso in un ambiente affascinante (villa Bombrini, la sede del Conservatorio di Genova è uno splendido palazzo cinquecentesco recentemente restaurato) con due persone per me importanti, mescolata a tanti giovani musicisti.... bellissimo!

Dopo tanta arte e bellezza e suoni e purezza passo ad ccuparmi di colori e di primavera, per nutrire oltre allo spirito anche tutto il resto di noi! Eccovi allora dei semplici


Spaghetti ai calamaretti

calamari forti

Primo piatto di una semplicità incredibile , ma con un profumo e un sapore delizioso, a cui il colore contribuisce a dare un'impronta decisamente primaverileNiente pomodoro, quindi, per esaltare il colore dei calamari e un po' di verde e bianco per completare il quadro.
Detto così, con la rima, il piatto suona un po' ridicolo: ma i calamaretti danno un sapore fresco e delizioso alla pasta e vanno proprio assggiati.
Ingredienti per 4
300 gr di calamaretti (peso da puliti)
350/400 gr di spaghetti
1 bicchiere i vino bianco
1 spicchio d'aglio
1 "mazzolino" di prezzemolo
1 manciata di pinoli (facoltativi) 
olio evo
Pimenton de la Vera (peperoncino affumicato- facoltativo)

DSCF2320
Pulite sciacquate e tagliate i calamaretti: in questa stagione sono di una tenerezza incredibile. Fateli saltare in padella con un filo d'olio, uno spicchio d'aglio e del prezzemolo, sempre facendo attenzione che non brucino per evitare l'amaro, e sfumateli con un bicchiere di vino bianco. Appena il vino è evaporato, incoperchiate il tutto e fate ciuocere a fuoco moderato per una 20ina di minuti, ovviamente smuovendoli con un ciucchiaio di legno, ogni tanto

totanetti
PDF

Intanto che i calamaretti cuociono fate saltare in una padellina antiaderente, senza aggiunta di olio, la manciata abbondante di pinoli, finchè nono diventino leggermente abbrustoliti.

pinoli

Mettete sul fuoco una pentola di acqua salata ed apena arriva ad ebollizione buttate gli spaghetti (forse sarebbero ancor più indicati gli spaghettini, per la verità). Raggiunta la cottura al dente, scolateli e , tenendo da parte un po' d'acqua di cottura, versateli nella padella dove il condimento di calamaretti è pronto e ancora caldo. Fate saltare per un paio di minuti tutto insieme, aggiungete i pinoli tostati, se vi va una spolveratina di prezzemolo e servite subito.

DSCF2346 

Se voleste fare un'esperimento un po' audace, per gli amanti dell'aroma affumicato, potreste provare ad aggiungere al vostro piatto un pizzico di questa meravigliosa povere rossa, il pimenton de la Vera, un peperoncino spagnolo affumicato al legno di quercia: attenzione alla quantità però: non deve essere troppo, per non nascondere il sapore del mare , ne troppo poco, perchè altrimenti non lo avvertireste... per me e mia figlia media, amanti di questo gusto, è stato sufficiente una punta abbondante di cucchiaino sulla singola nostra porzione.
Buona giornata a tutti
Dani  


P.s. : Pimenton de la Vera ( D.O.P.) da Il gastronomade


Il peperone arrivò dall’America nell’anno 1493, insieme ad altri prodotti offerti da Cristoforo Colombo ai “Re Cattolici” nel monastero di Guadalupe (situata nell’est dell’Extremadura). La sua diffusione è dovuta ai monaci Geronimi, del Monastero di Yuste, che durante il secolo XVI diffusero la sua coltivazione nei conventi della zona de “La Vera”.
• Coltivazione tradizionale, raccolta manuale.
• Le tre tipologie di Pimentòn de la Vera (dolce, agrodolce e piccante).
• Pimentòn de la Vera è l’unica DOP che certifica pimentòn agrodolce, ottenuto da determinate varietà di peperone (non è un miscuglio di varietà dolci e piccanti). Questa categoria rappresenta la maggior parte del pimentòn totale certificato.
• Essiccazione a fumo su braci di legno di quercia, che conferiscono al pimentòn il tipico aroma di “affumicato”.
• Macinazione in mulini di pietra.
• Utilizzo diffuso nella produzione di insaccati e come condimento, sia di carni che di pesce.
• Effetti benefici sulla salute (proprietà antiossidanti), dimostrati scientificamente da studi recenti.

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"un antipastino di poche pretese", dice lei- una roba da urlo, diciamo noi, aggiungendoci una serie di altri aggettivi che spaziano dalle meraviglie della stagionalità e del territorio, che sono sempre un tratto inconfindibile, nelle ricette della nostra Diana. Che stavolta ci aggiunge pure il merletto sulla crepe, in una preparazione elegante, raffinata, da vera porca figura, insomma...



CREPES AI CARCIOFI SCAMPI E FAVE
di Diana Monaco - Bordighera

Ingredienti per 4 persone

Per le crepes
80 gr. di farina 00
20 gr. di farina integrale
2 uova
1,5 dl di latte
Sale

Per il ripieno:
2 carciofi
Succo di limone
fave tenere tenere
2 scampi a testa
Olio evo
Prezzemolo tritato
1 spicchio d’aglio
½ bicchiere di vino bianco
Sale e pepe

Preparare le crepes, mescolando bene gl’ingredienti (io l’ho fatto con il frullatore ad immersione) versare il composto in un padellino unto di burro e far rapprendere bene, rivoltando la crepe quando inziera’ a staccare dal fondo del tegame, quando le avrete pronte tutte quante, a me ne sono venute 12, tenetele da parte.
Nel frattempo avrete pulito i vostri carciofi, tagliati a fettine (togliete la barba se c’è…… i miei non  l’avevano) e messi in acqua acidulata.
In un tegame con olio evo fate dorare uno spicchio d’aglio che leverete, prima di aggiungere i carciofi che avrete scolato e ben asciugato con un torcione o carta da cucina, salate, pepate, aggiungete gli scampi, il vino bianco e fate sfumare, cospargete di prezzemolo tritato e cuocete per 6/8 minuti, non troppo perché i carciofi devono risultare croccanti, infine unite le fave, spegnete il fuoco e coprite con il coperchio, giusto per 2 minuti.
Prendete gli scampi, togliete il carapace, uniteli ai carciofi e le fave e farcite una meta’ della crepe, chiudete a portafoglio, un giro d’olio evo e servite con una bella insalatina  mista di stagione.
Questo è un antipastino oppure un secondo veloce veloce e senza nessuna pretesa, se avete dei bei gamberi rossi  di Sanremo (!) ancora meglio.



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Ho dovuto fare qualche sforzo questo mese perché le crepes non sono esattamente la mia passione, le vedo come un ottimo primo piatto, ripiene e  ricoperte da besciamella e parmigiano.
Così parlò la nostra Diana... rifilandoci nell'ordine, un secondo e un antipasto. 
Capite perchè non possiamo fare a meno di lei???


Geodetevela tutta, perchè le dedichiamo l'intera domenica, a questa amica sensibile, cara, generosa, intelligente e buona. Partiamo in quarta, ma nel pomeriggio arriva il botto, perchè l'antipasto, secondo noi, è roba da urlo assoluto, che Tarzan al confronto sembra bisognoso di pastiglie per la gola. Ergo, stay tuned, come dicono quelli che se lo possono permettere. Ma con la Diana all'MTC, ci gasiamo un po' anche noi :-)


CREPES AL NASELLO E RICOTTA

Rieccola di nuovo………  purtroppo sono nuovamente qui a intrufolarmi tra voi, assolutamente non paga dei risultati ottenuti finora, ma solamente perché ho necessita’ di arricchire l’elenco degli “epitaffi” che scegliero’ al momento opportuno.
Ho dovuto fare qualche sforzo questo mese perché le crepes non sono esattamente la mia passione, le vedo come un ottimo primo piatto, ripiene e  ricoperte da besciamella e parmigiano.
Lo spunto l’ho preso da un antipastino veloce che ho gustato proprio l’altro giorno presso un ristorante amico e ho pensato perché non integrarlo con un una crepe che faccia da involto al tutto? Quindi qui di seguito ho dato il meglio di me e vi assicuro non è poco, visto che ormai siete abbondantemente a conoscenza del mio bla-bla a proposito delle mie “insite” ma proprio “insite” capacita’ culinarie.
E ora, visto che mi sono allargata, spedisco ben DUE (2) ricette, ma che mi sta succedendo???Mi sto forse appassionando all’arte cuciniera?. Mah! tutta colpa di MT, lo dico sempre!!
Ciao a tutte Voi! Diana


CREPES AL NASELLO E RICOTTA
di Diana Monaco - Bordighera

Da un’idea dell’”ENCICLOPEDIA DELLA CUCINA ITALIANA “
Edizione “La Repubblica”
(qualcosa di mio ce l’ho messo pero’)

Ingredienti per 4 persone

Per le crepes:

80 gr. di farina 00
20 gr. di farina integrale
2 uova
1.5 dl di latte
Sale

Per il ripieno:

400 gr. filetti di nasello
200 gr. di bietoline tagliate a listarelle
1 mazzetto di prezzemolo tritato
Peperoncino se piace in caso un giro di pepe bianco a mulinello
1 mazzetto di aneto tritato
8 cucchiai di olio evo
300 gr. di pomodori (io confit)
1 mazzetto di cerfoglio tritato
200 gr. di ricotta (io di Seirass)
1 cipollotto
1 scalogno
Sale e pepe

Rosolate i filetti di nasello nell’olio e prezzemolo, mettete da parte, nella stesso tegame soffriggete lo scalogno tritato, unite le bietoline e fate saltare giusto per 2 minuti, mescolando, aggiungete nuovamente i filetti di nasello e fate dorare per 2 minuti, levare dal fuoco e mettere il tutto in una terrina, incorporare la ricotta, mescolando piano, vedrete che i filetti si disferanno senza pero’ diventare una crema, mi piace che i pezzi di pesce si sentano e quindi fate tutto con molta calma.
Preparare le crepes, friggendo in un padellino antiaderente, con un velo di burro, distribuite su ciascuna il ripieno, ripiegatele su se stesse a ventaglio e poi ancora in due e adagiatele, accavallandole,  in una pirofila unta, infornate a 180° per 20 minuti.
Nel frattempo preparate il condimento, appassite il cipollotto tagliato, il cerfoglio e l’aneto in un po’ d’olio che vi sara’ avanzato dal totale, unite i pomodori, salate e pepate e cuocete per 20 minuti (per me giusto 10 perché i pomodori erano confit e quindi quasi pronti).
Sfornate le crepes , impiattate ed aggiungete la salsa su ciascun ventaglio.
Servite subito.






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