agnello al miele

Sì, lo so: è squilibrata.
Sì lo so: è troppo proteica
Sì, lo so: mi scoppierà il fegato.
Sì, lo so: dirò addio ai miei reni.




Ma so anche che prima di aprire questo blog i kg da perdere erano 5 e oggi son diventati 10 e che se devo affrontare una dieta-dieta, mangiando poco di tutto, facendo sport e bevendo tanta acqua, tempo due minuti sono avvinta come l'edera alla macchinetta delle merendine, pronta a farmi fuori qualsiasi cosa mi offrano gli spiccioli del portafoglio.

Ho bisogno di una dieta che mi dia dei buoni risultati nei primi giorni. Che "faccia morale", insomma. E che mi permetta di non affidare la gestione degli attacchi di fame alla buona volontà: quella, ahimè, è andata da tempo a far compagnia al metabolismo, fra le guest star del "chi l'ha visto?" di casa mia. E la Dukan è quella che fa al caso mio, per i seguenti motivi

1. Ho detto che dovevo perdere 10 kg, mi ha risposto che ne devo perdere solo 8. Quindi, i primi due kg li ho persi semplicemente collegandomi al sito- e già lo amo.

2. La fase di attacco, la più sbilanciata, è durata due giorni. Nel corso dei quali ho attaccato il capo, i colleghi, i familiari tutti, esattamente come faccio anche quando mangio di tutto, con la non trascurabile differenza che mi hanno dato tutti ascolto. Non voglio indagare su quanto mi si siano allungati i canini o gli artigli, in questa fase: hanno obbedito tutti- e già lo amo, alla seconda

3. Ora sono in "crociera" e ci devo stare per 46 giorni: un giorno a proteine, un altro a proteine e verdure. Se dico 46 giorni, mi prende male. Se dico un mese e mezzo, va un po' meglio. Se poi penso che alla fine sarò magrissima e poserò un principe alto e biondo e diventerò la regina di Inghilterra- già lo amo, alla enne. 

Seriamente: non è una dieta equilibrata, questo è un dato di fatto, almeno nelle prime due fasi. Lo diventa in quelle successive, una volta che si è raggiunto il peso e lo si deve prima "bloccare" e poi mantenere. Ma se vi dico come mi sono alimentata in questi anni, c'è di che inorridire: perchè è inutile che ci si giri tanto intorno. Se si è strutturalmente sani, si ingrassa solo se si mangia male. Io ho mangiato malissimo- e sono ingrassata tantissimo. Ragion per cui un regime basato su carne, pesce, latticini magri e verdure è immensamente più equilibrato dei pacchetti di Pringles che mangiavo per pranzo o delle tre colazioni a base di caffè al ginseng in bustine, dolcificato con tutti i tipi di zucchero che trovavo in dispensa. Per non parlare della destinazione di tutti i farinacei che sono sfilati sulle pagine di questo blog, in questi tre anni- finiti nello stomaco della sottoscritta già in fase di preparazione, perchè se non assaggio, non son capace a cucinare. 

Al momento, ho perso 2 kg: un kg e sei nella fase di attacco, due etti al giorno, nei due giorni di crociera, oltretutto passati in casa, esposta alle tentazioni del frigo e della dispensa. Ho cucinato pizze e dolci e cene per la famiglia senza cedere alla tentazione del "fammi sentire se va bene", sono stata a tavola con mio marito e mia figlia senza fare irruzione nei loro piatti e il libro letto in questi giorni non ha segni di briciole fra le pagine. Mi sveglio carica come una molla, sono in pari con il bucato da stirare e con le pratiche da smaltire. Accanto ai collant di ricambio, ora giro con una busta di bresaola in borsa- e vi assicuro che una volta rintuzzate le ansie da smagliatura della calza e da attacchi di fame, il grosso del lavoro l'ho già fatto.

Quanto durerà, non posso saperlo, perchè conosco le mie debolezze e preferisco non fare programmi a lunga scadenza: per ora, comunque, sta andando. E al primo cedimento, ho già pronta la foto di Kate Middleton sullo sfondo di Buckingham Palace, da appiccicare all'antifurto del frigo ...

 COSCIOTTO DI AGNELLO AL MIELE E ROSMARINO


agnello al miele

Con tutta che è carne bianca, l'agnello è una delle poche proteine vietate dalla dieta Dukan: anche questo è un sollievo, perchè a me non piace. Cedo tuttavia alle richieste imperiose del marito e della figlia, folgorata sulla via di Damasco (alla lettera) da uno stufato a base di questo ingrediente e da allora schiava di qualsiasi preparazione lo preveda, meglio ancora se con spezie & Co. 
Questa è una versione che ha poco a che vedere con il Medioriente, visto che proviene dalla douce France: rispetto all'originale, che prevede il miele d'acacia, ho usato il miele di rosmarino, per richiamare di più sull'unica erba che lo accmpagna. Neanche a dirlo, è facilissimo da prepararsi, specie se lo cucinate a fuoco lento

Per 4 persone
1 coscio di agnello, del peso di 1 kg circa*
2 spicchi d'aglio
olio
rosmarino fresco, tre rametti
sale
pepe bianco
miele di rosmarino

Parto subito con le Note mie, visto che la ricetta è stata seguita solo nel titolo. 

1. per quanto riguarda l'agnello, qui a Genova abbiamo prevalentemente agnelli sardi, quindi molto piccoli. Ragion per cui è facile che debba comprare più pezzi, quando ho ospiti. Calcolate che a casa nostra, una coscia basta per due persone ma, ripeto, si tratta di pezzature piccole. Se trovate bestie più grosse, meglio. Altrimenti, nulla vi vieta di utilizzare anche altre parti, come per esempio la spalla. 

2. Rivestite una pirofila o una teglia da forno con carta d'alluminio. Stendetevi il pezzo di carne e iniziate a strofinarlo prima con l'aglio (uno spicchio basta) e poi con l'olio: massaggiate per qualche minuto, poi inserite in tutti gli orifizi che trovate dei rametti di rosmarino. Non eccedete, perchè il rosmarino fresco ha l'inconveniente del retrogusto amaro: basta qualche rametto, qua e là. Se amate l'aglio, potete anche affettare lo spicchio con cui avete strofinato la carne e inserirlo assieme all'erba aromatica all'interno del cosciotto. 

3. Con un pennello, meglio se in silicone (non perde setole), spennellate il cosciotto di miele. Io faccio la figa e vi dico "di rosmarino", perchè combinazione avevo quello - e quando mi capita più, un'occasione così?. Ma va bene qualsiasi miele leggero, l'acacia su tutti. L'unica avvertenza (superflua, ma non si sa mai) è di travasare quello che serve (circa tre cucchiai) in un recipiente a parte e intingere il pennello lì e non nel barattolo del miele. ripeto, è una raccomandazione superflua: ma negli anni in cui giravo per cucine di ristoranti, ho visto cose che voi umani etc etc e purtroppo non le ho mai rimosse. 

4. Per quanto riguarda la cottura, potete scegliere: 
a) alta temperatura: infornate a 220 gradi, per un quarto d'ora circa; poi abbassate immediatamente a 180 e lasciate cuocere ancora per 20-30 minuti (20 minuti se un kg, 30 minuti se di più): questi sono tempi indicativi, per una cottura rosata. Voi comunque controllate, dopo un quarto d'ora a 180 gradi e regolatevi da lì

b) bassa temperatura: il calore dipende solo dal tempo che avete a disposizione: più bassa è, più lento cuoce. indicativamente, a 150 gradi ci vogliono due ore e mezza circa, a 120 anche tre e mezza- quattro. Potete anche abbassare ulteriormente, fino a 70°, aumentando la permanenza della carne nel forno. Intanto, non passerà mai di cottura, a meno che non ve lo dimentichiate lì per tempo immemore. Ma se lo controllate ogni tot, magari anche con un termometro per la carne, non ci sono problemi e sfornerete una carne morbida, sugosa, profumatissima. 

ciao
ale

Condividi post

Repost 0


...per la proclamazione del vincitore e per la giornata di premi. Lo scorso anno avevamo lavorato anche in spregio della festa dei lavoratori, quest'anno ci fermiamo, complici un ponte strategico e la valanga di frangipane da cui siamo state sommerse: al momento, ne risultano 198, comprese le 7 fuori concorso (ma di sicuro ce n'è qualcuna in più) e vi assicuriamo che mai come in questa tornata nessuno vorrebbe essere nei panni dei Giudici- e in quelli di Ambra in particolare. 

Prenderci una pausa non significa però lasciarvi orfani dell'ultima (?) frangipane in concorso, che porta la firma di "c'era una volta Giulia". Chi sia diventata oggi, dopo aver respirato l'aria del'mTC, non è dato saperlo- e anzi, neppure vogliamo indagare oltre: ci ha sfornato un crescendo di meraviglie in due settimane (e quest'ultima versione, ci assicura, è la migliore), passando da semplice spettatrice a membro fra i più attivi del gruppo... e secondo voi, dovremmo riportarla a com'era prima??? :-)
Buona domenica a tutti

Torta Frangipane Primavera di giulia C.




Dal modello Funeral Pie al modello primavera. Non ho resistito, confesso, la storia del lemon grass mi aveva troppo intrigata, ma non disponendo di quello ho virato sul limone, marmellata di limoni, regalatami a Natale. E poi la menta, che già da sola porta il profumo della primavera e dell’estate e con il limone sta tanto bene. Infine c’era il trucco di Cristina Vissi in cucina, che mi fa anche rima, che andava assolutamente provato e quale occasione migliore di mettere tutto insieme?? Lo so la Dani e la Ale mi odiano, del resto mi odierei anch’io, ma va bè mi perdoneranno . Però signori e signore, per la prima volta da quando cucino, cioè da quando esiste Menù Turistico, IO, IO DICO IO, sono riuscita a stendere la pate sucrèe, prima timidamente con la pellicola sopra, e poi addirittura senza pellicola! E non si è rotta!!! M’ha preso un gasamento da paura... e l’ho anche coperta, la torta con uno strato di frolla sottile sottile!!! Grazie Cristina, Sei un Geniooooooo!!!! Potevate dirlo che il segreto sta nel burro eh! Comunque bando alle ciance che c’ho da fare che martedì vado a prendere la gattina, che c’ho (voce del verbo c’avere…italiano correggiuto) da stirare tre lavatrici e da pulire il terrazzo con la candeggina.


Dunque questa volta ho usato:
Pate sucrèe (non trovo il circonflesso, però lo so che ci vuole)
250g di farina
100g. di zucchero (io zafiro) la ricetta diceva al velo
100g di burro
2 uova
1 pizzico di sale

Per il ripieno:
2 cucchiai pieni di marmellata di limoni
30 foglie di menta
3 ½ pesche sciroppate
5 fragoloni

Per la crema frangipane
50g di farina di mandorle (o mandorle pelate)
50g di burro appena ammorbidito
50g di zucchero semolato
1/2 uovo

Prima ho devastato la piantina di menta sul mio terrazzo. Poi, dopo averle lavate, ho fatto bollire le foglioline in poca acqua per una decina di minuti, non so se si fa così, però ha il suo perché. La pate sucrèe l’ho fatta come sempre; ormai lo potremmo ripetere tutti insieme ad alta voce come le tabelline. Questa volta ho usato una teglia piccolina (di quelle usa e getta, che non avrei detto mai di tirarla fuori da lì, ma oggi deve essere un giorno miracoloso/miracolato) di cm 21. Ho fatto riposare la pasta in frigo per una mezz’ora perché avevo fretta. Intanto ho sciolto la marmellata sul fuoco basso con il poco decotto di menta, dopo aver tolto le foglie. Ho tagliato pesche e fragole a pezzettini, e ho steso la pasta, che non ci potevo credere, avevo i lucciconi dall’emozione. Mi son sentita donna realizzata, tanto che se avessi avuto tempo avrei fatto anche i disegnini!!! Ho steso la marmellata sulla pasta, sopra pesche e fragole e poi la frangipane questa volta con la spatola, che tanto non si vede. Infine sopra altro strato di pasta sucrèe, e ne è avanzata pure tanta. Poi forno a 180° per una quarantina di minuti, è un po’pallida, ma dovevo uscire!!!
E’ buonissima, direi la migliore delle quattro, perché la marmellata di limone stempera il dolce della frangipane e la menta è appena un retrogusto che lascia il fresco in bocca.
Mi son divertita un sacco, grazie a tutti di questo mese di risate!
Giulia

Condividi post

Repost 0


mtchallenge aprile banner

Le intezioni erano di pubblicarle una per una, perchè sono tutte talmente belle che non si poteva non dar loro adeguato spazio. 
Nello stesso tempo, il post di Flaminia è un unicuum, discorsivo, divertente, convolgente e siccome abbiamo sempre detto che a noi piacciono anche le presentazioni, ci dispiaceva farlo a brandelli. 
Di conseguenza, quella che segue è una carrellata di frangipane, ognuna delle quali però merita un quarto d'ora almeno di profonda meditazione :-). Flaminia è ormai una firma nota, dell'MTC e tutti ne conosciamo l'abilità, la raffinatezza, la disinvoltura con cui riesce a premere l'acceleratore della creatività e del buon gusto per proporci piatti con quel famoso tocco in più, che fa la differenza. Non si smentisce neppure stavolta, con quattro variazioni sul tema accomunate tutte dal dettaglio che le rende diverse e uniche. 
Godetevele con calma, perchè ne vale davvero la pena!



FRANGIPANE 1, 2, 3, 4 !!!
E se continuo così diventa peggio del ciclo di rocky

E’ sia…. questo mese è frangipane-mania all’MTC e per non essere da meno eccomi appena uscita da un frangipane-weekend !!!
Vi devo confessare che avevo fatto la Frangipane solo una volta nella vita con le mele seguendo una ricetta di Montersino e ne ero stata conquistata, ma me la ero, per così dire, un po’ persa per strada …non riuscendo più a riprodurla e bollandola, ahimè, come una torta un po’ cara ed elaborata per i miei gusti.
Grazie quindi ad Ambra e a voi di avermi dato l’occasione di ri-sperimentarla e ri-assaggiarla perché in fondo la parte che preferisco di questa sfida è proprio questa: non solo il fatto di scoprire o di replicare piatti che non ci sono così familiari, ma di avere l’opportunità con voi di approfondire e sperimentare le tecniche direttamente sul campo con una platea di condivisione!!! Quindi questa domenica è stata tutta una sperimentazione che si è concentrata soprattutto sui ripieni: con crema frangipane sotto, sopra , marmellata sì, marmellata no, ma anche crema inglese o ganache di cioccolata, frutta sopra, sotto , cruda, cotta… il bello è che come per le crepes una tira l’altra e da un avanzo nasce una nuova idea …
Alla fine ciascuno in famiglia ha tratto le sue preferenze, che non sono state univoche, ma hanno anzi rivelato come sempre una notevole dose di individualità.
Inoltre mi è sembrato di capire che bisognava battere un record :DDD
E quindi ecco il mio contributo!

Sono partita con un notevole impasto di pasta frolla (1 kg di farina) e godendo di una scorta di mandorle arrivate con mio marito direttamente dalla Sicilia ecco quello che ne è uscito fuori:

VERSIONE 1 – CROSTATA FRANGIPANE MELE ANNURCHE E SALVIA


Pasta frolla * 300 gr
Crema frangipane (1 dose secondo Ambra)
Mele annurche 2
Salvia d.b.
Crema inglese **
Mandorle

Nella prima versione ho steso la frolla, bucherellata e coperta di un velo di crema. Ho poi aggiunto la salvia spezzettata e la crema frangipane realizzata secondo la ricetta di Ambra e in ultimo le mele. In forno a 180° per la solita mezzora

Questa torta è stata notevolmente apprezzata dai ragazzi infatti è stata direi spazzolata via. Voto 7 e ½

VERSIONE 2 – CROSTATA FRANGIPANE CREMA E FRAGOLE


Pasta frolla *
Crema frangipane ( 1 dose secondo Ambra)
Crema inglese **
Fragole
Liquore di fragoline

Nella seconda versione dopo la frolla coperta di un velo di crema profumata con un po’ di liquore alle fragoline (che avevano regalato a mio marito e che non si sa mai bene che farci!) ho posizionato le fragole affettate e coperto con la frangipane con l’aiuto di un sac a poche.
Coperta di mandorle e infornata.

Mettere la frangipane sopra la crema è stato un po’ ostico anche servendosi del sac a poche perchè il ripieno era molto fluido e tendeva a spostarsi mentre la frangipane era un po’ densa e non facile da stendere. Inoltre questa è la versione che è piaciuta di meno forse per via della fragole cotte che non hanno entusiasmato troppo o per via della nota di liquore … mi è toccato ampiamente sacrificarmi ;-) voto 6 +

VERSIONE 3– CROSTATA FRANGIPANE CIOCCOLATO, PERE E ANICE STELLATO



Pasta frolla 300 gr
Crema frangipane ( 1 dose secondo Ambra)
Ganache al cioccolato (100 gr. panna + 100 gr cioccolato fondente + 1 stella di anice)
Pere abate 1
Mandorle

Per la terza versione sulla frolla ho versato una ganache al cioccolato.
Per la ganache ho fatto bollire la panna con l’anice poi filtrandola con un colino l’ho versata ben calda sul cioccolato fondente in scaglie e girato bene fino ad ottenere un composto omogeneo
Quindi ho messo le pere tagliate a strisce sottili disposte a raggiera e coperto il tutto con la crema frangipane e scaglie di mandorla.
In forno a 180° per una mezzora abbondante fino a che si è bella colorita

Questa versione è andata a ruba sarà per via del cioccolato, di cui siamo tutti ghiotti, o perché avevo fatto delle monoporzioni ma ho avuto qualche problema a rimediarne un pezzetto per la foto. Voto 8--

VERSIONE 4 – CROSTATA FRANGIPANE NESPOLE MELE GOLDEN E CANNELLA


Pasta frolla 300 gr
Crema frangipane ( 1 dose secondo Ambra)
Marmellata di nespole (400 gr. nespole, 150 zucchero semolato, 100 zucchero di canna , cannella)
Mele golden 1
Mandorle

Per la quarta e ultima versione avevo comprato le nespole e inizialmente avevo pensato di farle sciroppate cuocendole con uno sciroppo di acqua e zucchero in uguali proporzioni e una bacca di cannella e lasciandole in infusione fino al giorno dopo. Ma rimanevano piuttosto aspre, così ho scolato la frutta dallo sciroppo, aggiunto un paio di cucchiai di zucchero di canna e messo a cuocere in un pentolino fino ad ottenere una marmellata della giusta densità.
Con la marmellata, fatta raffreddare, ho rivestito la frolla e coperto il tutto con la mela affettata sottile e disposta a raggiera e in ultimo la frangipane e lamelle di mandorle a volontà.
Dal forno usciva un profumo che non vi dico….

È stata senza dubbio la mia preferita!!! Perché a mio avviso la marmellata crea uno strato che accompagna il passaggio dalla frolla alla crema frangipane nel migliore dei modi aiutando anche la cottura delle mele. Voto 9


Inoltre devo ringraziare Ambra perchè non conoscevo la possibilità di mettere la crema frangipane sopra la frutta e ciò a mio parere crea una crosticina veramente meravigliosa.
Piccola e unica nota dolente la bilancia di stamattina:-DDD
Ma qualcuno ha calcolato le calorie di una fetta di questa torta!!!!
Un saluto a tutti
Flaminia

Condividi post

Repost 0



Di sicuro l'ho già detto, ma non mi importa se mi ripeto: perchè la bravura delle "anche no", le noste amiche senza blog che partecipano all'mtc è tale da lasciarci ogni volta senza fiato.  E se mai ho un desiderio inespresso (che ora esprimo) è che mi piacerebbe che, una volta o l'altra, fossero loro a portarsi a casa la palma della vittoria, perchè ci mandano ogni volta delle proposte che non sfigurerebbero nè su blog autorevoli nè su libri o riviste del settore. E' il caso di questa frangipane di Fabiola, che si riconferma una grande, specie in materia di dolci. Stavolta, l'ispirazione viene niente meno che da Luigi Biasetto, uno dei tre padri della Sette Veli, da cui la nostra amica è rimasta folgorata durante la sua apparizione a Masterchef. Da allora, non so cosa sia successo fra i due :-) ma, stando ai risultati, l'incontro è stato assai proficuo: tanto da far spazio ad un certo Alain Ducasse che, lungi dall'essere un terzo incomodo, ha apportato un ulteriore tocco di classe a questa versione. Un ménage à trois che pofuma di mandorle e in cui le note acidule delle prugne si bilanciano con quelle più grevi del caramello, in un gioco di consistenze che intriga e fa anche un po' sognare. E  meno male che Fabiola era quella senza fantasia :-)



Torta pizzuta eretica 



Ho imparato dell’esistenza di Luigi Biasetto seguendo MasterChef Italia. Di lui mi sono piaciuti subito quella sua aria un po’ distante, lesue alzate di sopracciglio, il suo sorriso a denti stretti.
E sì perché a me gli chef piacciono così, diciamo non proprio empatici ma rigorosi fino allo sfinimento e con l’aria simpaticamente saccente.Biasetto ha superato il test ed è entrato subito nelle mie corde a farcompagnia a Santin.

Quando ho visto la parola magica “frangipane” nel concorsodi questo mese mi è subito venuta in mente la sua Torta Pizzuta “fondo di pasta frolla, confettura di frutti rossi,frangipane al cioccolato e croccante al cioccolato gianduia” come recita il suo sito.

Sullafrangipane al cioccolato sono stata stoppata con grazia dalle 3 signore diMT-challenge … se volevo partecipare e non perdermi pure questo giro non mirimaneva altro da fare che assemblare una pizzuta eretica.

Eretica per eretica che lo fosse fino in fondo, un puzzle difonti diverse come di seguito elencato:
−       guscio con la mia frolla,che poi è quella di un’amica
−       confettura di prugne,piacevolmente aspra fatta in casa con la frutta del mio giardino, che poi laprepara la ns fida tata. Le prugne sono le stesse del noto confetto “basta laparola”
−       crema frangipane aromatizzata al kirsh, che poi è di Ambra
−       briciole di mandorle caramellate e glassa all’acqua copiata pari pari dal libro Dessert di Alain Ducasse

voglio proprio vedere chi fra le fonti citate reclamerà royalties.

Ciao a tutte
Fabiola


PS: pizzuta deriva dalla denominazione della mandorla, mi vergogno pure a dirvelo…


Torta Pizzuta eretica

Guscio di frolla:300 gr farina – 125 burro – 125 gr zucchero – 1 uovo – 1 tuorlo – estratto divaniglia – presa di sale maldon
Metto nel robot farina burro freddo zucchero sale evaniglia, frullo, aggiungo le uova, rifrullo. Raccolgo a palla e tengo in frigoalmeno mezz’ora. Stendo, piazzo nella tortiera, faccio congelare e poidirettamente in forno a 180°. Fonte della tecnica: Santin

Crema frangipane:fonte indiscussa è Ambra

Briciole di mandorle caramellate: hotostato in una padellina una manciata di mandorle pelate; da caldissime le ho frullate brevemente perottenere grosse briciole che ho subito messo nel pentolino dove 2 cucchiai rasidi zucchero semolato erano già caramellati a secco. Lo zucchero deve esseregiusto giusto per caramellarle, meglio un po’ di meno che un po’ di più. Hosteso le briciole caramellate su carta forno in uno strato sottile aiutandomicon un cucchiaio unto di burro. Quando il composto si è raffreddato bene, le hosbriciolate in un sacchetto. Fonte io-me-moi.

Glassa all’acqua:fonte Ducasse. La tecnica per nappare la pizzuta e ottenere l’effetto croccantel’ho proprio presa dal suo libro
560 cl acqua – 250 cl panna – 150 gr glucosio – 100 grzucchero – 250 gr cioccolato al latte (io ho usato gianduia) – 100 grcioccolato fondente – 5 fogli di gelatina (10 gr qualità oro nel mio caso,quella a 130 gradi bloom)
Si porta ad ebollizione acqua, panna, glucosio e zucchero.Si versa sul cioccolato a pezzi e si amalgama con il minipimer senza farprendere aria (tecnica Santin). Si rimette il composto sul fuoco fino alraggiungimento di 106° (dai 101 ai 106 ci vuole una vita e in più il compostofa come il latte, si alza in ebollizione e tende ad esondare). Quando è tiepidosi aggiunge la gelatina idratata. Prima di usare la glassa occorre portarla a35°. E’ fantastica, ci passi sopra con il cucchiaio quando è appena stesa e nonrimangono segni

Montaggio
Ho messo sul fondo del guscio cotto in bianco uno strato dimarmellata di prugne e sopra la crema frangipane di Ambra. Poi in forno a 180° per meno di 20min. Appena uscita dal forno l’ho cosparsa con le briciole perché facesseropresa e quando è diventata tiepida l’ho nappata con la glassa all’acqua

Condividi post

Repost 0


collage torte salate

La foto non è nulla d che e risente più delle altre della destinazione di queste quattro torte alla tavola di commensali affamati e golosi: come dire, sfornarle e doverle servire è stato tutt'uno. E, a dirla tutta, neanche pensavo di pubblicarle, qui sopra, viste le esigenze anche "d'immaggggine" a cui bene o male ci tocca sottostare.
Però, la primavera per me è anche stagione di torte salate, che hanno l'indiscutibile pregio di essere veloci da preparare e sempre diverse, grazie ai prodotti che la terra ci offre in questi mesi e alla fantasia con cui riusciamo a condirli.
Quindi, prendete queste ricette per quello che sono- niente di più e niente di meno che suggerimenti gustosi, per ravvivare in pochi minuti un pranzo veloce e leggero o per trovare un'idea nuova per un buffet o un pic nic fuori porta.


Inizio dalla base, che per me è sempre la stessa, vale a dire la pasta al vino. La ricetta è quella del libro del Bimby, non ha subito modifiche nel tempo, a parte la possibilità di insaporirla diversamente, a seconda del tipo di ripieno che sceglierete
per una tortiera di 26/28 cm di diametro

300 g di farina
100 ml di olio EVO
90 ml di vino bianco secco
sale
erbe a piacere per aromatizzare (ma anche no, decidete voi)

L'unica raccomandazione che vi faccio, riguarda la scelta del vino, che deve essere di buona qualità. Nessuno vi chiederà di immolare la bottiglia del lontano 19 etc etc, ma lasciate stare tutto quello che è confezionato in tetrapack et similia. Una delle principali caratteristiche di questa pasta è infatti il suo profumo e un buon vino, in questo caso, fa la differenza.

Mettere la farina sul piano di lavoro o in una terrina capiente e unire il sale e, a poco a poco, i liquidi, incorporandoli prima cn un cucchiaio e poi a mano. Non essendoci burro, potete anche lavorarla un tantino di più, che non succede nulla: appena è elastica, comunque, è pronta. Lasciatela riposare in frigo per una mezz'oretta, prima di stenderla nella tortiera.

ed ecco i ripieni
TORTA DI ZUCCHINE ALLA RICOTTA E CURRY
400 g di ricotta
2 uova grandi
curry a piacere
sale
5 zucchine piccole, con i loro fiori

Mescolate la ricotta con le uova, aggiungete il curry, aggiustate di sale e versate questo composto nella tortiera, rivestita di pasta al vino.
Con una mandolina, affettate finemente le zucchine, arrotolatele e disponetele una vicina all'altra, come da foto. Riempite gli spazi vuoti con i fiori, ben lavati e puliti.
In forno a 200 gradi per 20 minuti

TORTA DI MASCARPONE, GORGONZOLA, PERE NOCI E MIELE
250 g di gorgonzola dolce, cremoso
150 g di mascarpone
2 uova grandi
1 pera non troppo matura
noci
sale
facoltativo: miele

Con le fruste elettriche, montare i due tipi di formaggio, fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere le uova, aggiustare di sale e riempire uno stampo rivestito di pasta al vino.
Sbucciare la pera, ricavare tante fettine sottili e disporle a raggiera sulla superficie della torta. cospargere con noci sbriciolate e infornare a 200 gradi per 20 minuti circa.
Servire con del miele, a parte.

TORTA DI CAPRINO, PEPERONI, ACCIUGHE E CAPPERI
200 g di caprino
100 g di altro formaggio morbido, tipo philadelphia o robiola
1 peperone rosso
1 peperone giallo
10 filetti di acciuga, sott'olio o sotto sale, ben lavati
capperi dissalati

Peroni e passarli nel forno, a 200 gradi, fino a quando la pelle sarà brunita. Metterli immediatamente in un sacchetto di carta (tipo quelli per il pane) o in un sacchetto di plastica per alimenti, chiudere bene e lasciarli lì per circa mezz'ora. Dopodichè, spellarli e, con un coltellino appuntito, tagliarli in tante strisce sottili, alte uno o cue cm

Nel frattempo, accendere il forno a 180 gradi e far cuocere la pasta al vino in bianco.

Una volta raffreddata, spalmare il fondo della pasta con i formaggi, mescolati assieme.
Disporre un pezzetto di acciuga all'interno della falda di peperone, arrotolarla su se stessa e disporla nella torta, facendola leggermente sprofondare nello strato di formaggio. Procedere così fino con tutte le falde, alternando il peperone rosso a quello giallo. Disponete un cappero sopra ognuna e servite

per la torta alle cipolle, ci sentiamo nei prossimi giorni :-)
ciao
ale


Condividi post

Repost 0

MT book club

Un book club condensato, visto che la scorsa volta ho saltato l'appuntamento, convinta che fosse ancora mercoledì. Ma un book club che si potrebbe anche espandere oltre il limite stablito, visto che non sono riuscita a mantenermi fedele alla scansione e mi son lasciata rapire dalla lettura, in un flusso continuo che si è concluso solo all'ultima pagina, all'ultima riga. 

Esattamente come mi era successo ai tempi del liceo, quando lessi per la prima e unica volta questo romanzo, insieme a quelli degli altri grandi romanzieri francesi della seconda metà dell'Ottocento. Già allora, fu quello che più mi coinvolse. Ma da allora non lo avevo più riletto , ma il mare di ricordi e di emozioni che ha evocato il riprendere in mano lo stesso libro di allora (una vecchia edizione Garzanti, in brossura), si è arenato alle prime righe della storia, travolti da uno degli incipit più immediati e coinvolgenti di tutta la storia della letteratura. 

Bastano le prime righe, infatti- e si è già a Parigi. La Parigi industriale e fumosa della seconda rivoluzione industriale, teatro di ricchezze improvvise e per questo ostentate, di speculazioni, di azzardi, di codici d'onore calpestati nella fretta di scalare le vette della buona società, fatta di uomini cinici e di donne frivole, tutti esponenti di quella classe borghese contro le cui debolezze gli artisti di questo periodo consumano le loro penne e i loro strali. 

Fra loro c'è Georges Duroy, un ex soldato della Normandia, la cui impresa più memorabile è stato un omicidio plurimo di guardiani di bestie, per impadronirsi di cibo, arrivato a Parigi in cerca di fortuna e finito a tirare la cinghia, col misero stipendio di un impiegatucolo delle ferrovie, costretto a vivere in una squallida camera ammobiliata, in un quartiere povero, sporco e rumoroso. Dalla sua, ha la bellezza, il portamento fiero, un paio di baffi biondi naturalmente arricciati e un'ambizione sfrenata, che cresce pagina dopo pagina, facendo di lui un indimenticabile antieroe. 

Da qui in poi, vado veloce, ma mi riprometto di tornare sull'argomento. Di Georges Duroy è stato detto di tutto e di più: cinico, arrampicatore, ambizioso, spregiudicato, incapace di riconoscenza, manipolatore, avido e persino disonesto. Tutti aspetti di una personalità che si sviluppano di pari passo con la storia, a mano a mano che al giovane si aprono nuove strade e nuove possibilità. In questo senso, Maupassant si conferma grande scrittore del suo tempo e di quella corrente naturalistica di cui è uno dei principali esponenti, consegnandoci un ritratto pisicologico di rara profondità, che coglie in ogni sfumatura tutte le tappe di una compiuta formazione. 

La Parigi dei giornali, degli scandali politici, degli adulteri che si consumano sotto gli occhi di mariti e mogli indifferenti o addirittura complici è lo sfondo connaturato allo sviluppo della storia e della personalità di Georges Duroy che troverà proprio nei risvolti più sordidi di questo ambiente la spinta a proseguire lungo la strada della scaltrezza, del cinismo, dell'arrampicata sociale, sordo ai lamenti delle vittime della sua ambizione e delle sue manipolazioni, in un modo totale, pieno ed assoluto, che gli conferisce una dimensione eroica, per quanto col segno meno davanti. 

a voi
ale

Condividi post

Repost 0

gelato alla toma

 


...gettiamo la spugna.

 

 

Infelicissime, sia chiaro, perchè tutte noi dello Starbooks avremmo desiderato sopra ogni cosa di poter confezionare almeno uno dei piatti proposti in questo libro, senza dover passare metà della giornata in cucina a dannarci l'anima per districarci fra ingredienti fuori portata, tecniche astruse e testi di difficile comprensione. Ma ad impossibilia nemo tenetur - e mai come in questo caso vale l'antico broccardo. Per noi, sono ricette infattibili. Non solo per come sono descritte: ma proprio per una concezione del cucinare che è giocoforza diversa, visto che di qui c'è uno chef geniale, pluristellato e sempre un passo avanti rispetto al resto del mondo, dall'altra parte ci siamo noi che cerchiamo di incastrare la nostra passione in scelte di vita differenti.
 

 

Il che, supponiamo, vale per la maggior parte di chi non sta in cucina per professione nè ha mezzi economici e logistici per acquistare attrezzature ed ingredienti adeguati. E allora, ci chiediamo, a chi serve un libro come questo?
Di sicuro, ai teorici della materia. Sappiamo che esistono, li invidiamo anche un po' e li pensiamo come i primi destinatari di un'opera del genere: una monografia completa, informata sin nei minimi dettagli ed affidata ad una scrittura scorrevole e veloce. In questo caso, le ricette sono uno spazio quasi onirico, un luogo di sogno, dove il raccontare è per tenui pennellate, che lasciano campo libero all'immaginazione e ai sensi.
Serve anche a chi ama Moreno Cedroni e desidera comunque portarsi a casa un pezzettino del suo sapere. Replicato come si può, senza mai perdere di vista il piano della realtà (lui sta lassù e io qualche bilione di km più sotto), nella ferma convinzione che qualsiasi cosa passerà dalle pagine di questo libro ai vostri piatti sarà sempre all'insegna della sorpresa, del divertimento, della gioia per il palato e per gli occhi. Ferma restando la parola d'ordine dell'adattabilità, senza la quale, ahinoi, con libri del genere non si va da nessuna parte.

Eccovi le proposte delle altre fanciulle dello Starbooks
Tonno fucsia, da Alessandra (Ale Only Kitchen)
Spinosini alle vongole veraci e limone giallo da Cristina B. (Vissi di cucina)
Tataki di quaglia e tonno, salsa di finocchio, olive nere e arancia candita di Cristina G. (Insalata mista)
Carpaccio tiepido di palombo con purea al lime e salsa di rucola di Patty (Andante con gusto): sta tribolando, in quel di Siena,perchè è venuta meno la macchina fotografica. Non preoccupatevi, se non dovesse esserci: appena si riappropria dello strumento, ripartirà con i suoi soliti sfracelli ;-)

e poi c'è la nostra, che ho riportato sia nella versione originale, sia in quella rattoppata della sottoscritta. In fondo ci sono ancora delle note, leggetele tutte se avete in mente di lanciarvi in questo gelato perchè sono ugualmente importanti. 
 
 
 
GELATO ALLA TOMA CON CONFETTURA DI FRAGOLE
da Grandi Cuochi- Moreno Cedroni, Giunti Ed. 
 
gelato alla toma
 
toma, g 500
panna g 200
zucchero invertito g 50
zucchero semolato g 100 
latte in polvere magro g 50
acqua g 500
stabilizzante g 6
 
burro di cacao g 300
colorante bianco g 7
marmellata di fragole 
 
per il gelato di toma, fate prendere bollore all'acqua, insieme allo zucchero invertito, poi aggiungete mescolando lo zucchero semolato, lo stabilizzante, il latte in polvere e la toma tagliata a dadini. Mescolate e lasciate riposare per circa mezz'ora, coprendo il contenitore con la carta trasparente. Trascorso il tempo, frullate tutto nel bimby, poi colate con il chinois e fate raffreddare. Aggiungete quindi la panna e mantecate nella gelatiera a - 6 gradi
Infine riempite con il gelato il silpat a mezza sfera e lasciate raffreddare. Con l'aiuto di uno stecchino estraete le mezze sfere di gelato dal silpat e passatele nel burro di cacao mescolato al colore alimentare bianco a 35 gradi. 
Mettete di nuovo le sfere a solidificare in congelatore. 
Farcite le due mezze sfere con la marmellata di fragole e unitele come da fotografia.
 
E ora, scendiamo con i piedi per terra, che vi dico come ho fatto io
 
toma 300 g (privata della scorza)
panna fresca liquida 150 ml
zucchero 100 g
 
Sono tutte dosi indicative, che farebbero inorridire qualsiasi maestro gelatiere, come ben so, visto che il corso sui gelati con fior fior di insegnanti l'ho pure fatto. Però, con i formaggi sballa tutto, perchè o si hanno le composizioni organolettiche dei singoli pezzi (e non è il caso del mio formaggiaio, che divide tutto in "buono/no buono") oppure si va a occhio e a gusto. 
Anyway, per prima cosa si devono far sciogliere gli zuccheri e la toma: per cui ho seguito il procedimento di Cedroni, riducendo l'acqua di una buona metà: circa 250 ml. Ho portato a bollore con lo zucchero, ho spento, ho aggiunto la toma tagliata a dadini piccoli e l'ho lasciata una mezz'ora, coperta, in modo che si rammollisse il più possibile. Ho frullato tutto nel bimby (celoooooo!!) e ho messo in gelatiera, con la panna. Da lì in poi, come da istruzioni della mia gelatiera, che non è professionale e quindi fa quello che può. 
Se non avete la gelatiera, potete benissimo fare come per il gelato al parmigiano: mescolate e mettete tutto in frigo, per 6 ore. Per ottenere un po' più di cremosità, quando è freddo lo frullate con le fruste elettriche a bassa velocità, oppure a mano, con una certa forza, fino a quando diventa bello spumoso. 
Dopodichè, prendete degli stampi in silicone a semisfera: io ho solo quelli piccoli e quelli ho usato, facendo dei bon bon di gelato. Li riempite bene, li livellate e pregate che non rimangano bolle d'aria come è successo a me. Poi, li passate in freezer per almeno un'ora e li sformate quando sono congelati. Accoppiateli con della marmellata di fragole (avevo quella di fragole e fragoline di bosco di Stefania- e vi assicuro che ha fatto la differenza), lasciateli qualche minuto a temperatura ambiente e servite.
 
Note mie (ulteriori)
 
Ho scelto una toma poco stagionata, perchè temevo che non si sciogliesse. A dirla tutta, non era granchè, come si intuisce anche dal colore del risultato finale, che non ha avuto bisogno di nessun colorante per diventare così bianco. La prossima volta mi cimento con altri formaggi, perchè ho in mente i seguenti abbinamenti, tutti senza zucchero
 
- bufala, gelèe di pomodoro e fogliolina di basilico
- primo sale o sardo nuovo con purè di fave, servito su una fettina di salame
- parmigiano, con marmellata di fichi e noci
- robiola, con miele di lavanda
- roquefort, con gelèe di porto
- caprino, con gelèe di peperoncino

e cose del genere. Sono perfetti come predessert, specie alla sera quando non andrebbero serviti i formaggi.

Altra cosa, fondamentale. Quando leggete di preparazioni molli, messe in stampi di silicone, che si sformano naturalmente dopo un semplice passaggio in frigo, valutate le dimensioni dei suddetti stampi. Se sono grandi, ok. Ma se sono piccoli, o li passate un po' in freezer o sennò rassegnatevi a buttare via tutto. Parlo a ragion veduta e mi chiedo ogni volta perchè si omettano questi dettagli, che sono fondamentali per la presentazione di un piatto. Io faccio così: riempio gli stampini e, a seconda del contenuto, o li lascio raffreddare a temperatura ambiente e rassodare in frigo (panne cotte, bavaresi, creme inglesi e tutte le preparazioni a caldo con un addensante), oppure li passo direttamente in freezer (gelati, parfait, sorbetti). Dopo un'oretta, li sformo velocemente e li metto in un contenitore a chiusura ermetica e li lascio di nuovo in freezer, fino a un'ora prima dell'uso, se sono panne cotte - bavaresi- etc, pochi minuti se gelati-sorbetti etc. Questi ultimi vanno subito sul piatto di portata, gli altri solo dopo circa mezz'ora, quando sono quasi a temperatura ambiente.

Buona giornata
Ale
 

Condividi post

Repost 0


Standing ovescion, ok?
Tutti in piedi, vi vogliamo.
Perchè di seguito trovate due chicche, fra le molte a cui la coppia più bella del web ci ha abituato, in queste 19 edizioni: la ricetta della frolla di Valeria e l'estratto di lemon grass fatto in casa. La prima, anche se suona come "la ricetta della frolla di mia nonna", è cosa diversa anni luce: perchè la Vale è una che di impasti se ne intende e per corsi fatti e abilità innate non ha nulla da invidiare ai più famsi professionisti del settore. Il secondo è quell'estratto di lemon grass per cui io mi sacrifico a prendere l'aereo per Londra due volte l'anno, perchè lo trovo solo lì. Ed è una roba che passa l'immaginazione, per questa straordinaria capacità di quest'erba di risollevare un piatto un po' moscio, sia che si tratti di carne, di pesce, di salse o di dessert. Poterlo preparare in casa ha in sè qualcosa di magico, esattamente come magica è la crostata che ci viene proposta, con una crema frangipane che stempera la sua componente burrosa nell'acidulo del lemongrass ed esalta quella dolce nella confettura di fragole, anch'essa firmata G&V. Che dire di più, se non l'ennesimo grazie?



CROSTATA FRANGIPANE ALL'ESTRATTO DI LEMONGRASS E FRAGOLE


Ebbene sì, anch'io ho fatto la frangipane, ma solo una, don't worry!

La base è la mia frolla classica: dico 'mia' perchè ho adattato e assemblato a mio gusto varie ricette e, dopo varie prove, questa è quella che mi soddisfa di più.


Ingredienti

•    400 g farina per dolci Molino Quaglia
•    100 g fecola
•    300 g burro
•    200 g zucchero a velo
•    80 g tuorli
•    10 g baking
•    sale
 

PREPARAZIONE

1.   Metodo classico (per base crostata).

Lavorare lo zucchero con il burro appena morbido in planetaria con la foglia, miscelandolo senza montarlo. Aggiungere i tuorli poco alla volta, in modo da farli assorbire al composto, quindi aggiungere le farine miscelate al lievito, il sale e gli aromi. Non appena il composto si è amalgamato, spegnere la macchina
 
per l'estratto di lemon grass



Ingredienti per circa 600 g di estratto:

•    175 g acqua
•    175 g zucchero
•    300 g alcool 90°
•    30 pezzi di LEMON GRASS


PREPARAZIONE

In un pentolino sciogliere lo zucchero nell’acqua, portare a bollore e far bollire per 3 minuti.
Far raffreddare completamente.
Pestare il lemon grass con il batticarne e metterlo dentro ad una bottiglia con tappo ermetico.
Aggiungere lo sciroppo di zucchero e l’alcool.
Chiudere e lasciare in infusione per 90 giorni agitando la bottiglia una o più volte al giorno.
Trascorsi i 90 giorni, filtrare l’estratto e versarlo in una bottiglietta.



Il ripieno è la frangipane - come da regolamento - con l'aggiunta di estratto di lemon grass (home made).
Quindi, base di frolla, strato di confettura di fragole (home made), strato di frangipane e copertura di frolla.
NB. anche lo 'scef' ci ha messo lo zampino: le decorazioni sulla torta infatti, sono sue!

Condividi post

Repost 0

caponata alle mele


Quello che segue non è uno dei tanti deliri mattutini della sottoscritta, ma il resconto fedele di un piccolo stralcio di quanto è avvenuto poche settimane fa in quel di Palermo, durante i preparativi della festa di compleanno di Stefania. Oltre a me, c'era anche Stefania di Profumi e Sapori che, da allora, per motivi noti a lei sola, gira coi tappi nelle orecchie, ogni volta che si trova a fare da terzo incomodo fra l'una e l'altra. La invoco a testimone, in caso di contestazioni, assieme a quanti di voi hanno avuto la gioia di conoscere la palermitana più travolgente del mondo, perchè, credetemi, è tutto vero...



"quanti sono? stasera? qui?... e gli intimi, ho invitato, cosa pensavate che facessi, una gran camurrìa per il mio compleanno? solo 46, ne arrivano. E certo che dovete lavorare tutto il giorno, perchè credete che vi abbia fatte venire? Cioè, io vi ho invitato, perchè sono felice di avervi qui. Però, se lavorate tutto il giorno, sono più felice ancora, capito? E poi, ho deciso che faccio il rrrriso rrrrosso di Gualtiero Marchesi. No, non è quello di Menuturistico, è quello di Gualtiero Marchesi. E cosa vuol dire, che son sulla pagina di Menuturistico: c'è scritto rrriso rrrosso di Gualtiero Marchesi? E di Gualtiero Marchesi è. Anzi, lo fai pure tu, anche se io con il rrrriso sono bravissima, ma devo fare altre cose, aspetta che ti prendo lo scatolo del rrrriso per i rrrrrisotti... come, Carnaroli? al nord, lo chiamate Carnaroli? ma avete un rrrriso per i rrrrisotti, voi? e da quando? il rrrriso lidl va benissimo, tutto ci faccio e vien sempre tutto bene, l'ho insegnato anche alla Dora, anzi, è meglio che lo faccia lei che tu non mi sembri mica capace... CRISTIAAAAAAAAANNN, IL TELEFONOOOOOO, è sempre per lui e non va mai a rispondere, 'sto fetuso, CRISTIAAAN, ah, è per me? 'Ciaaaaaaoo, noooo, ma figurati se disturbi, di niente... eeehhh... ahhhh... eeeeehh... e come no, vabbbene, allora ci vediamo stasera, ciaaaaaoo'. IIIIIIIHHHHHH...Quarantotto. Siamo quarantotto. E vabbè. voi non mangerete. Allora, questo rrriso a che punto è? Ci va lo scalogno, giusto? Eccoti lo scalogno. Come, 'quello non è uno scalogno, è un cipollotto?'. A PALERMO, questo si chiama scalogno, quindi qui è uno scalogno. Vero, Stefania, che è così? E come sarebbe a dire che Marchesi scrive in italiano e quando dice scalogno intende scalogno... se qui lo scalogno è questo, questo voleva dire. Il Franciacorta? ci va il Franciacorta? E dove lo ha detto... 'ah, salsa al franciacorta"... ma questo è Menuturistico, mica Marchesi... io ho trovato una ricetta di Marchesi dove ci metteva un altro vino... Non lo spumante frizzantino della lidl, dici? ... ma secondo te, se ne accorgono? secondo me, no... metti quello e quando è cotto esci. MIIIIIIIIII, l'acqua fredda nel rrrrisotto, ma sei matta? Me lo rrrovini tutto, così... e ora, perchè esci? perchè te l'ho detto io, quando è cotto esci??? NOOOOOO, escilo, ho detto, escilo, il rrrisotto, hai capito? Come sarebbe a dire 'belin, ma come parlate, qui a Palermo?'... Italiano, parliamo- e comunque, è venuto buonissimo, il rrrrisotto che ho fatto IO..."

caponata alle mele


La Caponata di Mele è una delle ricette più amate di Stefania. Ogni volta che la prepara, vedo sguardi che si levano al cielo e lacrime di commozione che sgorgano dagli occhi. Purtroppo, non posso neanche assaggiarne un pochino, perchè se mangio una mela stramazzo al suolo e siccome lei lo sa, la prepara tutte le volte che vado giù. Per far felice mio marito, sia chiaro, che di questo piatto, più che un fan, è un hooligan. Va da sè che l'ultima cosa che avrei voluto fare, per il the Recipetionist di questo mese, era proprio un piatto a cui sono allergica. Ma tutti quelli che mi piacevano li ha presi da qui :-))) e quindi, obtorto collo, mi son dovuta rassegnare. Neanche a dirlo, il marito è stato infelicissimo: ci ho messo troppo sale, ha detto e ripetuto, mentre si è scofanato  il contenuto delle due cocotte che vedete nelle foto, puccetta inclusa. Se ha alzato gli occhi dai piatti puliti è stato solo per il verdetto finale: "Stefania la fa meglio". Mai come il rrriso rrrrosso, però...



6 mele granny smith (io ho usato le Royal Gala, come da modifiche di Stefania)
4 pomodori maturi
4 cucchiai scarsi di zucchero
1 cipolla grande
mezzo sedano (io, una costa grande)
250 gr. di olive verdi di Castelvetrano (io, mi sono dimenticata di comprarle, quindi ho aggiunto dei capperi di Pantelleria)
mezzo bicchiere di olio extravergine d’oliva
mezzo bicchiere di aceto bianco
sale

il resto, è un copia incolla da Cardamomo & Co

Tagliare a cubetti le mele senza levare a tre di esse la pelle. Nel frattempo far bollire un po’ di acqua e gettarvi i pomodori per spellarli. Tagliare il sedano a pezzetti e a fettine la cipolla. Mettere su un tegame ben capiente l’olio, la cipolla, il sedano e i pomodori anche essi tritati e far soffriggere bene. Quindi aggiungere le mele insieme allo zucchero e l’aceto. Coprire il tegame con un coperchio trasparente, lasciando uno spiraglio con un mestolo inserito fra il tegame e il coperchio. Lasciar cuocere per 5 minuti circa e quindi aggiungere le olive denocciolate e lasciar cuocere per un altri 10 minuti. Servire a temperatura ambiente. Si conserva a lungo grazie alla presenza dello zucchero e dell’aceto.

A stasera, con la frangipane di Valeria!
Ale



Condividi post

Repost 0

C'era una volta, la Giula C. modello normale. 
Era una signora tranquilla, posata, che spendeva il suo tempo fra la casa e l'ufficio e le cure del figliolo, esattamente come fanno tutte le donne e le mamme normali di questo mondo. 
Poi, è arrivata la frangipane. 
E un incontro -vengo, non vengo, quasi quasi vengo- con altre amiche, da tempo  perdute per le tortuose vie dell'emmetichallenge. 
Da allora, Giulia non è più la stessa: sforna frangipane a tutto spiano, prova accostamenti arditi quasi quanto i nomi con cui le battezza e meno male che esiste un calendario che si ostina a seguire un corso regolare, perchè altrimenti chissà quante ne produrrebbe ancora, la signora che non aveva il coraggio. Ma all'epoca, era ancora la Giulia C., modello normale...:-)))
Grande Giulia! E grazie!



La frangipane “Modello Funeral Pie” 

Doveva essere la torta del mio personale trionfo, studiata a tavolino, e composta con grazia. Me l’ero pensata, rigirata e corretta e, invece è venuta uno sgorbio, poverina. Roba da Funerale appunto, triste triste. Che se uno se la trova a casa tornato da un funerale, si suicida!!! Però è un gioco e a me piace giocare e poi dopo avervi conosciuto di persona, alcune, solo alcune, ho deciso che è come essere in famiglia; dove si è se stessi, struccati la mattina (io anche la sera), ciabattosi, con giornate sì e giornate no! Quest’orrore è nato al termine di una splendida giornata, in cui ho conosciuto persone stupende e ho riso tanto ma tanto che alla fine avevo la mascella dolorante. Ho anche potuto constatare che siete vere, in carne e ossa… Ho conosciuto le Stefanie siciliane, quella simpatica e l’altra, ho seguito la processione di Nostra Signora del Ginocchio Dolorante, ho verificato che si può parlare tuuuuutto un giorno senza fermarsi neanche per mangiare. E dulcis in fundo, ho scoperto che la Ale è vera, anche se bionica, e devo dire che ho letto tanti di quei post scritti da lei che mi sembra quasi di conoscerla da sempre! Quindi qui di seguito la ricetta dello splendore: è buona però è un po’ dolce, dovrei trovare qualcosa per renderla un pochino asprina, ma tant’è è venuta così. Il bambino, quello simpatico, l’ha mangiata e anche volentieri e quindi deve essere buona. Questa volta mi son data alla Pate sucrèe, con il risultato che è senz’altro buona, ma si “ritira” in cottura, un po’ come i golf in lavatrice (ovvio si ritira a me non a voi!). 

 Pate sucrèe (non trovo il circonflesso, però lo so che ci vuole) 
250g di farina 
100g. di zucchero (io zafiro) la ricetta diceva al velo 
100g di burro 
2 uova 
1 pizzico di sale 
Per il ripieno 
pesche sciroppate (circa ½ confezione) 
 Per la crema frangipane 
100g di farina di mandorle (o mandorle pelate) 
100g di burro appena ammorbidito 
100g di zucchero semolato 
1 uovo 
30g di fecola di patate 
2 cucchiai di amaretto di saronno (e così ho finito di provare tutti i liquori che ho in casa!) 
Per la ganache al cioccolato 
150g. di cioccolato fondente 
100g. di latte 
100g. di panna 
1 uovo 

Dall’elenco degli ingredienti uno si aspetta che sia di una pesantezza infinita, invece no, avrei detto peggio. In ogni caso penso che il colesterolo ne risenta assai. Tanto è la Funeral, mal che vada il funeral lo fanno a te! Ora l’ho occultata, perché altrimenti il bimbo la finiva… Dunque fate la pate come fate la frolla che l’è istess (identici “te possino”). Stendetela nella teglia, e qui sorvolo come sempre (!!!!), bucherellatela con i rebbi della forchetta e cacciatela nel freezer 10 minuti. Cottura a 180° in bianco per 10 minuti, poi foderate la torta di spicchi di pesche sciroppate e stendete la crema frangipane (dopo 100 e passa ricette sappiamo tutti come si fa, finanche le piastrelle della cucina!!). Ho usato il sac a poche e devo dire che stavolta è andata meglio… Cottura per 20-30 minuti fino a che diventa dorata. E poi ho aggiunto la ganasce che, ovviamente, ho copiato da Menù Turistico, cercando di diminuire un pochino la panna. E’ una delle famose torte della Ale, quella alla ricerca della torta del “Crillon de Paris). Ho rimesso in forno a 120° per una 20 di minuti, poi l’ho estratta e ho riso per mezz’ora :-)) 
Ancora grazie a chi c’era ieri, siete assssolutamente mitiche. 
A sproposito, oggi ho finito di piantare i fiori sul mio terrazzo!! E’ bellisssssssimo!!! 
Giulia (quella senza blog e che resta senza blog!!!)

Condividi post

Repost 0