di Daniela


I lavori in sede di giudizio finale per l'MTC procedono a spron battuto: le ricette sono superbe, e foto sempre più belle, decidere un delirio.
A lato di ciò sto preparando un fotolibro con tutte le foto che ho scattato ai lavori che gli studenti della scuola media frequentata dalla Microba hanno creato nelle ore di Arte e che una loro insegnante meravigliosa  ha raccolto e organizzato in una mostra, scegliendo un'opera per allievo, una personale rielaborazione di quadri di  Cézanne . Vuol dire 99 quadri da sistemare, presentare, mettere in ordine in modo da farli risaltare e perchè no, studiare per il piacere di tentar di capire la personalità di chi lo ha disegnato. E' un lavoro bellissimo, che mi piace da pazzi, che mi tiene in contatto con ragazzi giovanissimi, di grande sensibilità e molto impegnati negli studi (la grande maggioranza di loro studia uno strumento al conservatorio).

gaia
In più oggi stiamo cercando di rispondere, sempre con Microba che sta preparandosi per le ultime interrogazioni a scuola e per l'esame di violoncello al suddetto conservatorio, agli inquietanti interrogativi che  attanagliano la sua giovane mente. Il tono è il seguente : Barbarossa, chi era costui? e soprattutto è per uno stupido colore di barba che è passato alla storia con questo appellativo? Ma come imperatore di qui, re di là difensore di su e di giù e per l'eternità sarà noto come quello dalla peluria in faccia ROSSA?  E com'è questa storia del Carroccio? che c'entra Bossi con il Barbarossa? Perchè Bossi ha a che fare con il carroccio vero?
Insomma la testa mi esplode tra centinaia di foto da guardare e dubbi da chiarire, come avete letto, di non lieve entità! Chiedo venia quindi se passo direttamente a presentarvi la ricetta di oggi, che mi ha consolato almeno in parte di tutta questa mole di lavoro... Incidentalmente le foto potevano renderle maggior giustizia... e ah, stavo dimenticando, ho pure fuso il forno :-( !!

Torta con peperoni 

testa peperoni
Ingredienti per 6/8 persone (antipasto)
Per il ripieno
1 peperone giallo (grande)
1 peperone rosso (grande)
200 gr bocconcini di mozzarella di bufala o l'equivalente di fior di latte
70 gr di mollica di pane
30 gr pistacchi
20 gr pinoli
2 rametti di maggiorana
1 mazzetto di basilico
1 arancia non trattata
1/2 spicchio di aglio
olio evo
sale

Per la sfoglia
400 gr di farina 
200 ml di acqua
50 gr olio extra vergine

torta peperoni

Preparate subito la pasta con la farina , l'acqua, il sale e l'olio evo. Lavoratela fino ad ottenere una pasta morbida ma sostenuta e lasciatela riposare mentre preparate gli altri ingredienti.. In alternativa potreste usare secondo la ricetta originale , un foglio di pasta sfoglia.
Fate scottare in forno i peperoni (qui trovate come faccio io) , spellateli, privateli di semi e parti bianche interne e tagliateli a strisce.
Affettate la mozzarella e lasciatela sgocciolare.
Tritate insieme i pistacchi, i pinoli e la mollica di pane. Fate poi tostare l'insieme ottenuto in un padellino antiaderente con un filo di olio, l'aglio e le foglioline di maggiorana tritati e un quarto di scorza di arancia grattugiata.
Riprendete la pasta,  tiratela piuttosto sottile e foderate una tortiera di 20/22 cm di diametro, bucherellate il fondo e cospargetelo con il trito di pane ed aromi. Coprite il tutto con file alternate di peperoni e mozzarella e cuocete nella parte bassa del forno a 200°C per circa 35/40 minuti, a seconda del vostro forno.
Frullate il basilico con 4 cucchiai di olio e un pizzico di sale e spennellate la torta.
E' davvero deliziosa, si conserva bene in frigo per qualche giorno ed è saporita e profumata e, come piace a me, molto colorata.
Buona giornata a tutti
Dani

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Col senno di poi, sarebbe stato meglio mettersi ai fornelli. Ma, visti i ritmi di questi giorni, mi era sembrata una grande idea partecipare al contest di Dauliana con la raccolta di tutte le ricette ripiene che abbiamo pubblicato in questi anni. in tal modo, avrei salvato capra e cavoli, collaborando ad una raccolta di grande interesse e partecipando almeno ad uno dei contest delle tante amiche che li organizzano e a cui ci tocca sempre dir di no.
Dopo un'ora di lavoro, gli occhi ridotti a fessure e non so quante imprecazioni lanciate al computer e alla funzione copia incolla son di diverso parere: se fossi andata in cucina, ora avrei la cena pronta e l'umore tendente al rosa. Ma ormai è andata e, scorrendo la lista, sono certa che Dauly ci penserà a lungo, in queste ultime ore, quelle in cui di solito, si fanno i bilanci e si chiudono i pdf, che intanto cos'altro potrà arrivare, se non due o tre ricette....
Non le ho contate, ma so che ne mancano. Ma penso che per oggi, ppossa andar bene così!!



Finger food

 Antipasti freddi

Antipasti caldi
Rotolini di sogliole all'uva



Primi piatti

Crepes salate

Piatti unici
Melanzanine ripiene alla ligure  
parmigiana di peperoni rossi e gialli
pomodori ripieni alla turca (delia smith) 
triangoli di porro farciti con patate  
tortino di carciofi
tortino di carciofi e mascarpone alla crema di scimudin
tortino di patate
zucchini ripieni


Le torte salate
chicken curry pie
crostata di pomodori ciliegini 
Kate and Willie Wedding Pie (pie con ripieno di carne- J. Oliver) 
Lemon meringue pie (salata) 
pie di carciofi e prosciutto crudo
quiche fragole e asparagi con riduzione all'aceto balsamico
quiche di finocchi e roquefort
quiche di zucchini feta limone menta
quiche di zucchini e caprino con pasta al balsamico
strudel ai cipollotti e al timo (piatto storico)
strudel di cavolo rosso con salsa di mele e panna acida
tarte au noix, roquefort et miel
tarte tatin di cipolle e patate con aceto balsamico
tartellette di Stilton con brisèe alle noci
tatin dorata al prosciutto affumicato e finocchi
torta al salmone e patate in crosta all'aneto
torta al tonno 
torta all'aglio caramellato (Y. Ottolenghi)
torta crumble salata allo chevre con mirtilli al balsamico e cassis 
torta di cipolle alla Luisa
torta di cipollotti (delia smith) 
torta di melanzane, pomodori, capperi e ricotta salata (knam)
torta Pasqualina (piatto storico)
torta Pasqualina di carciofi  
torta Pasqualina di nonna Beatrice 
torta di pane di altamura con zucchini e pomodori
torta di peperoni con capperi e acciughe 
torta di pere, gorgonzola, miele e noci
torta di riso alla ligure
torta di verdure
torta di zucca con pistacchi di Bronte
torta di zucchini e fiori di zucchini al curry 
tortine di frutti di mare al curry (m. roux)
triangoli di fillo al cavolo rosso 
triangoli di fillo alla cipolla 

Il Pane e le focacce
focaccia al formaggio tipo Recco
pane al pesto
pane giallo con fichi e olive taggiasche

I Dolci

dolci al cioccolato 
 
choco-caramel tarte
chocolate truffle ravioli (g. ramsay) 
Crostata al cioccolato di Knam 
ma tarte choc (C. Felder)
millionaire's shortbread con caramello al rosmarino
monterossina
Pirottini di cioccolato con mousse al mascarpone 
tarte al cioccolato e caramello morbido ai lamponi (G. Pina) 
tarte robuchon (santin)
 

I Lievitati
 
Le Meringhe
 
 

I Tiramisu
 
 
le Torte
cherry pie (Delia Smith)  
 
 
 
                   

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Due cose, prima di dare il via a questo post

la prima, è che se non fosse stato per Mario, oggi non sarei riuscita a pubblicare nulla. Il cuore, la mente ed ogni organo del mio corpo sono tutti sintonizzati su quanto sta succedendo in Emilia e per quanto mi sforzi di tenere il blog separato dai piccoli o grandi drammi della vita reale, stavolta non ce la faccio. Troppo vicina è l'esperienza della nostra alluvione, troppo frequenti sono le scosse che avvertiamo anche qui, ogni giorno e che ci regalano assaggi dell'angoscia che sta provando chi abita dal lato sbagliato degli Appennini- e troppa è la sfiducia nelle istituzioni italiane per non avvertire come ipocriti palliativi le rassicurazioni e le promesse di aiuto che si susseguono in queste ore. Ma è da un po' che avevo promesso a Mario che lo avrei affiancato in questa piccola avventura a due mani e non vi dico quante "buche" gli ho dato, esposta come sono alle intemperie della mia vita privata in questo periodo. Dirgli di no anche questa volta, avrebbe significato dover lasciar perdere e sarebbe stato un piccolo dispiacere. E visto che sono nel pieno della  stagione di quelli grossi, i piccoli cerco di evitarli, laddove è possibile. E stavolta, lo era.

La seconda, più lieve, è che non ho visto il programma a cui il titolo del post fa riferimento. O meglio: ne ho visto qualche stralcio, nel corso delle tre serate, quel tanto per capire che non mi sarebbe piaciuto. Di solito, amo i programmi di Fabio Fazio, quasi tanto quanto mi risulta detestabile la sua conduzione: la trovo compiaciuta, venata di melensaggine, inondata di paraculismo e di ipocrisia. In più, i suoi modi mi fanno pensare a chi, da bambino, ti istigava a rubare la marmellata per il gusto di fare la spia, e sorvolo sulla fede calcistica, che lo vede schierato sulla sponda sbagliata del torrente Bisagno, quella su cui noi Genoani cerchiamo di non posare lo sguardo :-). Ciononostante, gli ospiti di Che tempo che fa? spesso hanno delle cose da dire, così importanti e così dense, da farmi dimenticare delle non-domande del conduttore e dei suoi modini compiaciuti. Non sono una telespettatrice assidua, non appartengo ai fans del programma ma confesso di scorrere ogni settimana la lista degli invitati e di decidere in base a quella se anticipare la cena o no.  Stavolta, invece, sto con Aldo Grasso e mi associo a chi ha benedetto i nuovi canali del digitale, come sana alternativa all'ennesima lezioncina radical  chic che ti scodella caterve di banalità (banalismi, sarebbe più in tema) con il tono di chi ha il verbo in tasca e, bontà sua, te ne ammannisce un po', ma guai a te se osi esprimere un punto di vista anche solo leggermente diverso. 


Però, come dicevo, l'idea di fare un Quello che non ho in chiave personale è carina e, soprattutto, a me non sarebbe mai venuta: e passare da "ma-cosa-si-è-fumato-mario-stanotte" a "dai-troppoforte-ci-sto" è stato tutt'uno. Esattamente come sarà tutt'uno scrivere la mia lista, visto che, nonostante gli slittamenti, mi son ridotta all'ultimo minuto e so già che non avrò il tempo di rileggere nulla. Ergo, abbiate la solita pietà- e cominciamo


Quello che non ho... è un indirizzo a Londra. Vil rifiuto, peccato di gioventù che, da allora, sconto ogni giorno. E il tempo, anzichè lenire, acuisce il rimpianto per il più grave dei miei "no". 

Quello che non ho... è la Genova che vorrei. Con una striscia blu che è quella del mare e non delle righe di "Genova parcheggi" sulle carreggiate, con strutture e infrastrutture che siano trampolini di lancio e non stampelle, con un sociale che ponga al centro i contribuenti, facendoli destinatari dei servizi e non principali sostenitori, con un sistema fiscale che  non gravi sempre sui soliti e che per noi  non sia sempre il più pesante di tutti. Io lo sento, il grido di aiuto che la mia città lancia in tutti gli angoli delle sue strade, ma evidentemente son la sola: alle scorse Amministrative, abbiamo difeso il triste primato della più bassa affluenza ai seggi, con un 35% che il resto del mondo ha interpretato come "disaffezione"- ma che per me ha il colore della vergogna.

Quello che non ho... è la rassegnazione. A 46 anni, dovrebbero darla di default. Quanto meno dopo un tot di disillusioni, intendo. E invece, niente: continuo a svegliarmi ogni giorno con la voglia di combattere, la stessa che avrei giurato di annientare, non più tardi della sera prima. E un conto è sbattere nei muri a 20 anni, un altro a 46, quando non puoi più nasconderti dietro l'inesperienza delle cose della vita. L'unica via d'uscita, è darcelo di botulino, 'sto benedetto muro dove sbattere, a noi signore di mezz'età, giusto perchè le rughe ne traggano giovamento. Almeno loro....

Quello che non ho... è una stella gialla, sulla maglia a quarti rossoblu più bella del mondo. Il decimo scudetto del Genoa fu scippato, nel lontano 1925, sotto le pressioni degli squadristi del gerarca della Bologna di allora. Ci fecero giocare ben 5 spareggi, fin quando non perdemmo l'ultimo,  ci spararono contro il treno, invalidarono come gol della squadra avversaria un calcio d'angolo e chi più ne ha più ne metta, e tutto ai tempi in cui giocare a calcio era davvero tirar calci ad un pallone la domenica, perchè il lunedì si andava a lavorare per davvero, e il colore della maglia si identificava con l'amore per la tua città e per la sua storia. La stessa che i moderni e strapagati "professionisti del pallone" hanno progressivamente dimenticato, negli anni- e che oggi hanno violentato e offeso, come non mai.

Quello che non ho... è una borsa di Gucci. Al momento, è l'unico vero desiderio materiale insoddisfatto. Ho un guardaroba di poche pretese, frutto di un inesorabile venir meno del'interesse per la moda e dintorni, ma questo è un "buco" che vorrei colmare, il prima possibile. Tutto sta ad arrivare indenne al negozio- e a non farsi prendere dai sensi di colpa, durante il tragitto, che una cifra così per una borsa è roba da folli, e tanto vale spenderli in libri...

Quello che non ho... è il concetto di ordine. Tanto sono organizzata, quanto sono disordinata. Datemi un cassetto- e vi incasinerò il mondo. E sfatiamo anche il mito di chi si orienta, nel casino. Io perdo tutto, ogni volta, più volte al giorno e se avessi mille lire per ogni secondo perso a cercare le cose che "avevo messo lì", mi farei una vecchiaia più dorata di quella del Liga.Ma comunque nel disordine, sia chiaro...

Quello che non ho...è una giornata di 48 ore. Detta così, può sembrare una boutade, invece è il mio dramma personale, ogni giorno, da sempre. Mi sento come una Ferrari in tangenziale, nelle ore di punta: bloccata lì, fra mille utilitarie, con la consapevolezza di avere motori che rombano sotto le gambe e una benzina che si consuma, a velocità della luce. Non c'è mattina in cui non abbia un'idea nuova, una passione travolgente, un progetto per cui valga la pena di- e non c'è sera in cui me ne debba tornare a casa trascinata dalla corrente, che intanto i remi li ho dovuti tirare in barca. Se rinasco, voglio un'autostrada. E,magari, pure in un'altra galassia...

Quello che non ho... è una figlia che somiglia a sua madre. Prima che nascesse, era il mio progetto più ambizioso, educare un figlio alla diversità rispetto ai genitori. A maggior ragione se la madre ero io, con la personalità mica da ridere che mi ritrovo, e se  la prole che mi riservava la sorte era unica e pure femmina. Ora che ci sono in mezzo, è un po' più doloroso, questo continuo distacco, fatto di strappi più o meno laceranti, di discussioni più o meno accese, di "te l'avevo detto" più o meno annunciati, sempre mai tollerati. Ma se lancio uno sguardo oltre le tempeste dell'adolescenza, vedo una donna che mi piace. Sempre più responsabile, sempre più consapevole della sua autonomia, capace di andare avanti da sola, di ingranare le marce giuste- e di rialzarsi e ripartire. E di declinare la sua diversità nelle forme di un confronto che diventa arricchimento e che per me, madre, è la ricompensa più grande e più bella.

Quello che non ho...è una vita virtuale. Passo al pc gran parte del mio tempo libero, fra il franco disappunto degli amici di sempre, che si sentono trascurati dalla piega delle nuove curve della mia vita e che paventano tutti i rischi dell'isolamento informatico o come cavolo si chiama. Ma in realtà, sto solo facendo la vita di sempre, adattando uno strumento nuovo alle esigenze antiche, che vertono tutte sul bisogno di comunicare, di chiacchierare, di stringere relazioni nuove e di approfondire quelle vecchie, in una corrispondenza di amorosi sensi che prima passava attraverso i fili del telefono e ora corre sul web. D'altronde, non poteva andare diversamente, conoscendomi: vivo senza filtri, con una faccia che tradisce anche il più inconfessabile dei miei pensieri e se mai ho accolto una dimensione virtuale, è stato solo perchè sapevo che prima o poi sarebbe diventata reale. Gli amici di cui parlo esistono per davvero: li ho visti, li ho toccati, ho parlato con loro. E, a maggior ragione, loro hanno visto me: con le mie rughe, i miei chili in più, le unghie rosicchiate, le mani nei capelli, le borse troppo piene e l'infinita serie di imperfezioni e di difetti che mi porto dietro, da sempre. Ma tutti, nessuno escluso, mi han detto che mi immaginavano proprio così. E qualcosa vorrà dire, no?

Ci vediamo oggi pomeriggio, con un po' di ricette
ciao
Ale



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verde speranza e rosso passione.....pomodorini alle erbe di Ottolenghi

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Di Daniela
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In debito di ossigeno per le cose mirabolanti che stiamo continuando a controllare di là per riuscire a prendere una qualche decisione, peraltro difficilissima, al limite del'impossibile, cerco di proporvi qualcosa di semplice veloce e leggero da gustare senza sensi di colpa per la linea, come sfizioso antipasto.... Intanto io torno a rituffarmi nei budini......


Come promesso qualche tempo fa , eccomi con la ricetta dei pomodorini ripieni alle erbe:la croccantezza del ripieno passato al forno con la morbidezza del pomodoro, ne fanno un mix davvero ottimo. Per la gioia dei miei commensali ho ridotto le dosi e li ho preparati con dei cicliegini un po' più grandi, rendendoli perfetti finger food da buffet: in un solo boccone tutti i profumi e i sapori si spargono in bocca e il loro aspetto piacevole li rende adattissimi allo scopo, per non parlare della loro leggerezza e semplicità di esecuzione...
Ecco la presentazione che ne fa Ottolenghi in persona : "Questo antipasto in stile provenzale è veloce da preparare. Servitelo con un po' di insalata fresca di stagione o con con qualche pezzetto di formaggio di un formaggio di capra dal sapore intenso"


Pomodorini alle erbe

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Per 4
4 pomodori medi maturi, ma sodi (oppure 16 ciliegini leggermente più grandi)
sale e pepe
1 cipolla
2 spicchi d'aglio
12 olive nere, snocciolate e tagliate a pezzetti
2 cucchiai di olio di oliva
30 gr di pangrattato
2 cucchiai di origano
3 cucchiai di menta
1e1/2 cucchiai di capperi (sotto sale , dissalati per me)


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Scaldate il forno a 160 °C.
Tagliate la parte alta dei pomodori e svuotateli con un cucchiaino, privandoli dei semi e della maggior parte della polpa. Cospargeteli con un pizzico di sale e metteteli capovolti su un colino per far perdere un po' di umidità.
Nel frattempo mettete in una padella con un cucchiaio di olio, l'aglio, la cipolla affettata sottile e le olive tritate grossolanamente e fatele cuocere per 5 o 6 minuti, finché la cipolla non sia completamente ammorbidita.
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La ricetta originale dice di togliere a questo punto il padellino dal fuoco e di aggiungere il pane grattato, le erbe e i capperi tagliati al coltello. Io ho preferito aggiungere ancora a fuoco acceso il pangrattato poco prima di spegnere e poi, una volta intiepidito erbette e capperi. Aggiustate di sale e pepe.
Riprendete i pomodorini, asciugateli leggermente  e riempiteli, premendo leggermente con il ripieno preparato, fino a formare una cupoletta su ogni pomodoro. Mettete su ognuno un pizzico di pangrattato e un filo d'olio e appoggiateli su  una teglia unta leggermente.
In forno a 160 per 35/45 minuti, a seconda del vostro forno o almeno finché i pomodorini non sono un po' "raggrinziti" (se usate i ciliegini 30 sono sufficienti nel mio forno)
Serviteli tiepidi o freddi. Sono un antipasto - finger food perfetto, se preparati con i ciliegini , o un saporito contorno.


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Semplicemente deliziosi.... e volendo potreste provare anche una versione con le acciughe al posto delle olive, utilizzando lo stesso procedimento, utilizzando, invece delle olive, 4 o 6 filetti di acciuga sott'olio, a seconda della loro dimensione . procedete allo stesso modo, facendo saltare in un padellino con un cucchiaio di olio, l'aglio, la cipolla affettata sottile e le acciughe spezzettate e fatele cuocere per 3 o 4  minuti, finché la cipolla non sia  ammorbidita.
Aggiungete anche qui il pangrattato mentre il fuoco è ancora acceso per farlo insaporire e poi a fuoco spento il trito di erbe e capperi. Da questo punto in poi procedete nello stesso modo indicato sopra. Sono davvero squisiti anche così!!!
Buona serata
Dani

Herb-stuffed tomatoes 

DSCF3200

Makes four starter portions. 
4 medium tomatoes, ripe but firm 
Salt and ground black pepper 
1 large onion, finely chopped 
2 cloves garlic, finely chopped 
12 wrinkly black olives, pitted and roughly chopped (or 4 / 6 salted anchovy fillets, chopped)
2 tbsp olive oil 
30g panko breadcrumbs 
2 tbsp chopped oregano 
3 tbsp chopped parsley 
1 tbsp chopped mint 
1½ tbsp chopped capers 

 Preheat the oven to 160C/gas mark 3 Trim 1cm from the top of each tomato and discard. Use a teaspoon or a Parisienne scoop to remove the seeds and most of the flesh, leaving a clean shell. Lightly salt the inside of the tomatoes and place upside-down in a colander, to drain off some moisture. Meanwhile, put the onion, garlic and olives and 1 tablespoon of oil in a medium pan and cook on low heat for 5 / 6 minutes, to soften the onion completely. Remove from the heat, stir in the breadcrumbs, herbs, capers and some pepper. Taste and add salt, if you like. Wipe the insides of the tomatoes with kitchen paper, then fill them up with the herb stuffing, pressing down very gently as you go. You want a nice dome of stuffing on top. Place the tomatoes in a greased, ovenproof dish, drizzle over the remaining oil and bake for about 35/45 minutes, or until the tomatoes soften. Serve hot or warm.


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You can also use, instead of olives, 4/6 salted anchovy fillets, chopped: in a medium pan, sauté the onion, garlic and anchovy in a tablespoon of oil. Cook on a low heat for two to three minutes, just to soften the onion. Remove from the heat, stir in the breadcrumbs, herbs, capers and pepper, taste and add salt if needed. Then follow the recipe.
They're so delicious, too!!
Have a nice day
Dani

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chiudiamo a 156, ma manca ancora un'ora e mezza a mezzanotte e conoscendo i nostri polli, può capitare di tutto... intanto godetevi la galleria delle meraviglie di questo mese...
http://menuturistico.com/2009/03/mtchallenge-di-maggio-2012-gli-sfidanti.html

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E questa è proprio una sorpresona dell'ultima ora. Arrivata sul filo del rasoio, daa un lettore senza blog, per giunta uomo, per giunta simpaticissimo, per giunta veramente ma veramente ma veramente bravo. Sir Joe sta per Sergio (e ditemi se non lo amate già, dopo questa) e chiudere col suo budino è la scelta più azzeccata, anche se non prevista: perchè questa è stata una sfida all'insegna della creatività, della fantasia, del colore, del divertimento: tutte qualità che si condensano in questa ricetta, con cui diamo il benvenuto al nostro nuovo amico- e l'appuntamento a tutti, a venerdì I giugno, per la giornata dei premi!

Isolotto Arancione bagnato al Latte su spiaggia di Panelle di Sir Joe






In preparazione alla stagione marittima e alla relativa abbronzatura, la mia proposta è un budino di verdure ricche di beta-carotene. Il curry conferisce al piatto un sapore deciso, caldo e “piccante” come alcune sere d’estate; un sapore speziato bagnato dalla dolce salsa al latte, come schiuma di onda marina che lambisce un litorale esotico. Le panelle accompagnano il piatto con la loro semplicità e sono ideali per la sempre gradita “scarpetta”.
Questa introduzione è solo un piccolo “contorno”, la ricetta dell’antipasto invece la trovate qui sotto!! Ciaoooo

per 8 budini:

500 gr di Zucca
400 gr di Carote
300gr. di Patate
100 ml di Panna fresca
2 Uova
2 cucchiai rasi di Curry
30 g di Pangrattato
50 cl. di Brodo Vegetale
Olio Extravergine di Oliva
Prezzemolo per decorare
Sale e Pepe q.b

Tagliate a dadini la zucca, le patate e le carote. Scaldate l’olio in una casseruola e aggiungete la zucca, le carote e le patate. Versate il brodo, aggiungete il curry, aggiustate di sale e fate cuocere per 30 minuti con il coperchio. Qualora il composto dovesse cominciare ad asciugarsi troppo potete aggiungere un po’ di brodo. Accendete il forno a 180°C. Frullate il composto insieme alla panna, alle uova e al pangrattato. Versate il composto ottenuto negli stampini imburrati e cuocete nel forno a bagnomaria per 30 minuti. Sformate e servite caldo decorando il piatto con foglie di prezzemolo e julienne di carote.


per le Panelle:

200 gr di Farina di Ceci
350 gr. di Acqua
1 rametto di Rosmarino per infusione
Olio Extravergine di Oliva
1 Limone
SaleAmalgamate in una ciotola l’acqua, la farina di ceci, l’olio, il succo di limone e il sale. Frullate il composto e aggiungete il rosmarino. Lasciate riposare per 1 ora. Dopo aver rimosso il rametto di rosmarino, con l’aiuto di un mestolo versate la pastella in una padella con dell’olio ben caldo e lasciate cuocere da entrambi i lati. Impiattate le panelle dopo averle tagliate a spicchi.


per la Salsa al Latte:

200 ml. di Latte Intero
20 gr. di Maizena
20 gr. di Zucchero

Versate il latte in un tegame e riscaldatelo a fuoco basso. Unite lo zucchero e la maizena. Mescolate energicamente con una frusta per evitare che si formino grumi o che il composto si attacchi su fondo. La salsa sarà pronta quando inizierà ad addensarsi. Lasciate raffreddare la salsa a temperatura ambiente mescolando spesso. Quando il composto sarà tiepido ricopritelo con la pellicola trasparente e mettetelo in frigo. La salsa accompagna il piatto fredda.



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crostata frangipane al Talisker

I tre anni di esperienza nel mondo dei food blogger hanno insegnato due cose, alla Dani e a me. La prima, è che di tutte le date del calendario, quella più temibile è il 28 di ogno mese, fatti salvi agosto e dicembre. Negli altri casi, il 28 scade il termine per la pubblicazione delle ricette dell'emmetichallenge e se altrove questa è un'informazione che lascia il tempo che trova, qui sopra prende le forme di una sorta di grandinata virtuale, con ricette che arrivano da tutte le parti, in puro stile "aprite il fuoco".
La seconda cosa, invece, è stata più un ripasso, che un apprendimento ex novo, vista l'esperienza sul campo, ampiamente collaudata anche prima di Menuturistico: e cioè, che nessuna delle due è minimamente in grado di valorizzarsi. Sarà che semmu de Zena, città maetra dell'understatement, saranno gli studi classici, con la misura e il lathe biosas, sarà il tipo di educazione del ramo materno, sarà-sarà-quel-che-sarà, ma quando c'è da fare un passo avanti noi ne facciamo tre indietro e se l'alternativa all'apparire è nascondersi, cominciamo a scavarci il rifugio, che sottoterra ci si nota ancor meno.



A quasi cinquant'anni, non si cambia più- e quindi anche questo blog è diventato uno spazio personale ristretto a queste pagine, oltre le quali non si va. Ogni tanto ci confrontiamo  anche noi, sul cosa ci piacerebbe fare e sul dove ci piacerebbe essere, ma si tratta di pure fantasticherie da pausa caffè: a parte che stiam bene dove stiamo, la sola idea di dover fare un po' di sana autopromozione ci scoraggia, ci avvilisce e ci inibisce pure: per cui, finito il caffè, si torna alla vita di sempre, menuturisitico incluso.
Tuttavia, da quando abbiamo messo su l'emmetichallenge, questa riservatezza ci pesa. Sappiamo che non possiamo farci niente, ma non avete idea di quanto ci dispiaccia non avere i mezzi per poter valorizzare le ricette dei partecipanti alla nostra sfida. Che sono una migliore dell'altra. C'è gente che ci ferma per strada, per dircelo; lettori che esulano dalla sfera dei blog e che pure aspettano questa gara per strabiliarsi di fronte alla bravura dei nostri amici; abbiamo richieste che ormai son suppliche, per mettere su delle raccolte, per non disperdere tutto il lavoro che viene fatto ogni mese, da venti mesi, in una escalation che forse, in altre sedi, avrebbe una risonanza diversa- ma che noi continuiamo a seguire con lo stesso atteggiamento degli esordi, magari elevato alla enne per quanto riguarda l'impegno e la meraviglia.
Ciò non toglie nulla, però, alla consapevolezza della qualità delle ricette che arrivano, ogni mese, e che si estende a tutti i partecipanti, food blogger e non food blogger, blog famosi e blog meno noti, blog di vecchia data e blog neonati: ogni volta, è una galleria di piccoli capolavori che vorremmo non venissero dispersi. In un mondo perfetto, oggi casualmente capiterebbe su questa pagina la moglie del sultano del Brunei (che poi ne ha tante, no?, magari le probabilità son pure più alte) e domani avremmo un'edizione laminata in oro di tutte le sfide, con tanto di distribuzione capillare e gratuita all'universo mondo. Ma visto che finora ci siam sempre dovute arrangiare altrimenti, passiamo la palla ai nostri lettori e alle vostre idee. Qualsiasi cosa vi venga in mente, per rendere accessibili e fruibili queste raccolte, compatibilmente con una disponibilità di tempo e denaro che viene assorbita più che totalmente dal lavoro quotidiano su Mt, sarà bene accetta: qui sotto o in privato, al nostro indirizzo: mtchallenge@gmail.com oppure menuturistico@gmail.com
Sempre che nel frattempo, non decida di scriverci la moglie del sultano....


CROSTATA FRANGIPANE AL CIOCCOLATO, ARANCIA E TALISKER

frangiarancia



per la frolla

300 g di farina macinata a pietra
200 g di burro
100 g di zucchero
1 uovo intero
scorza grattugiata di un'arancia non trattata

per il ripieno

100 g di cioccolato fondente al 70%
150 g di marmellata di arance (meglio se di Siviglia)
50 ml di Talisker o altro whisky torbato

per la frangipane

200 g di farina di mandorle
200 ml di panna liquida fresca
200 g di zucchero
2 uova
whisky Talisker e/o scorza d'arancia per aromatizzare

cioccolato fondente e scaglie di mandorle per decorare


stampo con fondo estraibile, 24-26 cm di diametro. 

Quelle che vedete nella foto sono le crostatine fatte per il consumo domestico, con quello che era avanzato dalla torta principale, destinata ai colleghi. Le dosi bastano e avanzano per uno stampo classico, ma potete anche usarne uno quadrato o rettangolare. Non vi metto le misure, perchè di solito quelli con il fondo estraibile sia rettangolari che quadrati sono standard: sarebbe meglio il fondo estraibile, perchè è di una comodità mai vista e oggi si trova con relativa facilità. Ricordatevi sempre di imburrarlo e infarinarlo prima di stendere la frolla.

per la frolla
se impastate a mano: 
una regola fissa sull'ordine degli ingredienti non esiste: di solito, si dice che se si comincia dal burro e dallo zucchero si prepara una "pasta sabbiata" (orribile traduzione per "sablé"), ma ciò importa, in verità, sono due cose
1. il burro, che deve essere freddo di frigo
2. la lavorazione, che deve essere breve.
Mettete la farina sulla spianatoia, aggiungete il burro a tocchetti e con la punta delle dita (una volta, si diceva "come se contaste i soldi) incorporate l'uno all'altro, in modo da avere un impasto sbriciolato. Aggiungete lo zucchero, la scorza grattugiata dell'arancia e l'uovo intero e impastate velocemente, meglio se con le mani fredde (basta tenerle un po' sotto il getto dell'acqua del rubinetto e poi asciugarle). 
Tutta questa rapidità di esecuzione serve solo a non far "bruciare" il burro, cioè a non surriscaldarlo troppo, con il calore delle mani. Se prendete l'abitudine di impastare a mano (che è la cosa migliore, per questo tipo di impasti), ve la sentirete sotto le dita, la pasta che dice di essere pronta: deve rimanere asciutta e piuttosto dura. 
Di solito, nella frolla si mettono solo i tuorli: gli albumi servono per renderla più croccante. Questa è la ricetta di mia nonna e vi assicuro (ma ormai ho un sacco di testimoni) che viene morbidissima. Il segreto, secondo me, sta nel non farla cuocere troppo, tirandola fuori dal frigo quando è solo leggermente dorata. 
Per quanto riguarda il riposo, è meglio stenderla nella teglia e poi lasciarla in frigo a riposare. Anche questo, non è scritto da nessuna parte, nasce solo da una considerazione empirica, per cui è probabile che a livello teorico sia una scemata. Ma per rendere nuovamente malleabile la frolla indurita dal frigorifero, ho sempre corso il rischio di scaldarla troppo: per cui, la lavoro velocemente sulla spianatoia, la stendo col mattarello, la sistemo nello stampo imburrato e poi la metto in frigo, il tempo di preparare il ripieno. 
Altra cosa: con un solo uovo, vi sarà difficile stendere la pasta con un solo colpo di mattarello. Di solito, si rompe. Aiutatevi con le mani, nei punti dove non riuscite ad arrivare con un'unica sfoglia, sempre con la stessa avvertenza: lavorate poco e velocemente. E semmai, tenetela in frigo un po' di più, almeno mezz'ora. 

se impastate nel robot: 
i robot da cucina sono come i mariti: ognuno conosce il proprio, per cui è inutile che mi metta a discettare del come e del perchè, in merito a cose che non so. L'unico consiglio che posso darvi è trasversale, nel senso che vale per tutti: assemblate gli ingredienti nel robot, fino a quando l'impasto diventa "bricioloso". E poi, passate sul piano di lavoro e finite a mano. Eviterete il rischio del surriscaldamento, che con le macchine è più insidioso che a mano. 

per la cottura in bianco
10 minuti, a 170 gradi, forno statico. 
rivestire la pasta con un foglio di carta da forno e disporvi sopra tanti fagioli secchi
un trucco per non far ritirare i bordi dallo stampo è tenerlo in freezer per una mezz'oretta e poi passarlo direttamente in forno caldo: questo vale specialmente per i gusci che prevedono un'intera cottura in bianco; nel nostro caso, può andar bene anche solo la temperatura del frigo, vista la poca permanenza nel forno. 

Una volta sfornata, togliere i fagioli e la carta da forno e, senza sformare, lasciar raffreddare per pochi minuti.

per la farcia
Nel frattempo, sciogliere il cioccolato a bagnomaria e stenderlo sul fondo della crostata. 

Dopodichè, in un casseruolino dal fondo spesso, far sciogliere la marmellata, con un bicchierino di whisky. 
Io ho usato una delle mie marmalades, from Perfida Albione, con tanto di giuramenti solenni sulle etichette che di Sevilla Oranges trattasi e non di tarocchi :-) ma va bene qualsiasi altra marmellata di arance, purchè ottima. Non abbiate paura di immolare il pezzo forte della collezione della dispensa in questa torta, perchè la cottura non ne uccide il sapore ed anzi, l'effetto finale gioca in gran parte su quella. Quindi, fatevi coraggio e procedete. 

Per quanto riguarda il whisky, in origine sarebbe dovuto essere un whisky normale. Solo che quando saccheggio dalla riserva indiana di mio marito, prendo sempre la prima bottigila che trovo e stavolta sono incappata in quello. E' un whisky piuttosto torbato, tant'è che sul momento ero un po' perplessa: temevo che il retrogusto finisse per prevalere sul resto e che il marito si accorgesse dell'ennesima spillatura della bottiglia sbagliata. In realtà, è quelllo che fa la differenza. Per cui, cercatevi un whisky di questo tipo- e poi sappiatemi dire. 

Per quanto riguarda la frangipane, io la preparo con la panna al posto del burro. Non è la ricetta originale, non troverete mai nulla di simile su nessun testo di cucina. Ma siccome il burro nelle creme mi dà fastidio e ogni volta devo sostuirlo con altri ingredienti analoghi, è facile che mi orienti sulla panna: nel caso della frangipane, la mia versione è più luquida, ma si rapprende ugualmente, con la cottura.Volendo, potete aromatizzare con un goccio di whisky e/o scorza d'arancia grattugiata.


Versare sul cioccolato la marmellata col whisky, lasciata raffreddare, avendo cura di riempire completamente lo strato, fino a metà guscio. Versare sopra la frangipane e infornate a 180 gradi per 20 minuti circa. Qualora la frangipane non si fosse ancora rappresa, dopo questo tempo, stendete sulla superficie della torta un foglio di alluminio e proseguite la cottura per altri 5 minuti.
Non preoccupatevi se, quando estrarrete la torta dal forno, la frangipane non sarà completamente rassodata: lo farà dopo, col raffreddamento. Piuttosto, preoccupatevi che i bordi della frolla non scuriscano. Se vedete che ciò accade, mettete subito il foglio di alluminio.
Per le crostate che vedete in foto, ho usato una farina macinata a pietra, risultato di uno degli ultimi bottini di Eataly: è più scura da cruda e da cotta assume un brunito più intenso. Quindi, non fatevi ingannare dalla fotografia e se proprio non riuscite a fare a meno delle immagini, date un'occhiata all'altra frangipane, prossimamente su questi schermi, che vedete qui sotto: il massmo della coloritura consentito è questo qui

 torta frangipane alle fragole e menta

Per il resto, sarebbe sempre meglio consumare questo tipo di torte dopo un congruo riposo: 6 ore almeno, se fosse un giorno intero ancora meglio. Lasciatele a temperatura ambiente, coperte, meglio ancora se in porta torte dalla chiusura più o meno ermetica. Questa, ha avuto un successone, non solo fra i colleghi, ma anche e soprattutto in casa mia: il marito che non ama i dolci e raramente va oltre un'alzata di sopracciglio, ha speso parole di lode e se non è andato oltre i primi versi è solo perchè la buona educazione gli impedisce di parlare con la bocca piena....

Buona settimana, 
Ale

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E con questo, direi che non ci siano più dubbi: Mariella è diversamente umana. Punto. 
Il resto, è puro godimento....


BUDINO INSALATA RUSSA



Patata                     150 g.
Piselli                      150 g.
Carote                     2
Barbabietola          150 g.
Yogurt greco          5 tbs
Uova                        2
Sale

Per la decorazione

Maionese home made
Carote 2

Lessare separatamente le verdure.  Rompere le uova in una ciotolina e batterle con la forchetta. Frullare le verdure, sempre separatamente, aggiungendo lo yogurt e le uova, equamente ripartiti. Ungere gli stampini. Mettere sul fondo uno strato di frullato di piselli e mettere gli stampini in freezer per mezz'ora. Stratificare il frullato di patate sopra quello di piselli e mettere nuovamente in freezer per mezz'ora. Ripetere l'operazione con la barbabietola e la carota. Cuocere a bagnomaria a 180 gradi, per mezz'ora.
Con la mandolina, tagliare molto sottili le altre due carote e farle disidratare in forno a 70 gradi, per un'oretta. Impiattare i budini e decorarli con ciuffetti di maionese e con le chips di carota.
Mi raccomando di rispettare i tempi per i passaggi in freezer, altrimenti, se si è frettolosi, come lo sono stata io, gli strati non appariranno sufficientemente netti.

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