Quello che penso di Nigella Lawson l'ho detto qui, in tempo non sospetto.
E siccome mi sembrava di non essere stata sufficientemente chiara, l'ho pure ribadito. 
Il resto, lo lascio a questo fudge.

fudgeA


Nell'ormai consolidata classificazione dei cibi per portate- antipasto, primo, secondo etc etc- il fudge va all'unanimità nella categoria della "Porcata Galattica". D'altronde, più passano gli anni e più sono consapevole che una fetta della mia reputazione è stata persa sul marciapiede del Royal Mile, precisamente di fronte alla vetrina del negozio che lo produce in tutti i gusti possibili. L'ultima volta che ci sono stata, tre estati fa, c'era ancora: e con quello che gli ho lasciato, credo che prospererà ancora per molto.
In ogni caso, fare il fudge a casa è cosa lunga, che non sempre riesce. Il rischio è di trovarsi con un composto che sta a metà fra il mou e il dulce de leche, troppo molle per essere il primo, troppo duro per essere il secondo. Ragion per cui, sono anni che ho rinunciato all'impresa, visti anche i tempi di preparazione e l'obbligo di veglia sul pentolone, preferendo comprarlo fatto, quando capita. 
Quest'anno, invece, ho trovato due ricette della mai troppo celebrata Nigella, una col latte in polvere e una col latte condensato, che hanno il pregio di riuscire al primo colpo. E, specialmente questa, in tre minuti esatti (escluso il riposo, ma non sono previste poppate notturne nè rimbocco delle coperte). Siccome mi è sembrato di capire che il latte condensato vi piaccia, parto subito con la versione ultrarapida, che riesce sempre e che è pure buona.


FUDGE AL LATTE CONDENSATO
(Nigella Lawson)

fudge1 



375 g di latte condensato (o l'equivalente del contenuto di una lattina)
375 g di cioccolato fondente
50 g di burro

Sciogliete al microonde tutti gli ingredienti, versare il composto in una teglia quadrata o rettangolare, rivestita di carta da forno e mettere in frigo, per circa due ore. 

Fin qui Nigella, ora tocca a me

1. Il peso esatto del latte condensato è quello delle lattine: da noi, in Italia, sono leggermente più grosse e il contenuto si aggira intorno ai 400 ml: c'è scritto sulla confezione, comunque. Pesate tanto cioccolato quanto latte. 

2. Visto che il mio microonde non funziona, ho sciolto tutto a bagnomaria. 

3. Per poter mettere in frigo le teglie, ne ho adoperate due, usa e getta in alluminio, più piccole della mia teglia da biscotti. In questo modo, si evita anche la carta da forno, altrimenti fondamentale per poter sformare il fudge, una volta solidificato

4. Versate il composto fino a metà del bordo- all'incirca, 2 cm di altezza. 

5. Per quanto riguarda il riposo in frigo, due ore son poche. Una notte, invece, è perfetta. Al mattino, avrete un fudge morbido ma compatto, che si lascerà tagliare senza appiccicarsi alla lama del coltello. Fatene tanti cubotti e teneteli in frigo fino a qualche minuto prima di consumarli. Oppure in una stanza che non sia esposta a vampate di calore come la mia cucina, dove c'è sempre qualcosa di acceso. Altrimenti, col caldo, si rammollisce un po'.

6. Per quanto riguarda i gusti, potete variare
a. cioccolato gianduja e nocciole
b. cioccolato fondente e pistacchi
c. cioccolato fondente e amarene sciroppate (ben scolate dal loro liquido di conservazione)
d. cioccolato bianco e cranberries (foto)
e. cioccolato al latte (foto)

Le variazioni partono tutte da una base al cioccolato, perchè a questa si riferisce la ricetta. Se volete (e se trovo il tempo di rifarlo), posto anche le dosi per il fudge neutro, quello conil latte in polvere, che è stato mangiato senza potersi concedere ai flash del fotografo.

Ah, importantissimo!!!!: il fudge che vedete in foto, è stato fatto a casa mia, poi trasportato a casa di mia mamma, proposto al corso di cucina (e quindi, tirato fuori dal frigo mille volte, tagliato, assaggiato, ri -tagliato e, quel che è peggio, lasciato sotto la luce artificiale e al caldo per parecchio tempo. Dopodichè, si è rifatto il viaggio all'inverso, a casa mia e in frigo. Quindi, è piuttosto sbattuto. Nello stesso tempo, ha retto alla stragrande, cosa che gli altri fudge casalinghi difficilmente riescono a permettersi. Il che, per quanto mi riguarda, è ulteriore motivo di apprezzamento, specie in tempo di regali di Natale...)

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Mtmag di questa settimana su mostre, cinema e teatro




MOSTRE


Vermeer. Il secolo d'oro dell'arte olandese. Su segnalazione di Pellegrina, appassionata d'arte in ogni sua sfaccettatura, vi giro le informazioni di base su questa splendida mostra, in scena a Roma alle Scuderie del Quirinale, da 27 settembre al 30 gennaio 2012. 
Sono riunite in questa mostra alcune opere tra le più significative del maestro Olandese oltre ad una cinquantina di quadri di suoi celebri conterranei tutti vissuti nel XVII secolo, momento, come racconta il titolo della mostra, d'oro di quella nazione. 
E' il periodo delle visioni intime e veriste, così diverso dalle visioni grandiose dell'arte sacra o di quelle gradite alla grande committenza in particolare italiana, con un'utilizzo della luce sapientissimo, ma molto fresco: verrebbe voglia di dire quotidiano, come quotidiane e private sono le scene che illumina. Qui ne troverete alcune tra le più belle che vi sia dato vedere, a meno che non siate collezionisti, poiché è difficile ammirarle tante opere raccolte in un'unica mostra, data "l'estrema difficoltà a reperirne le opere rare e preziosissime, conservate assai gelosamente da pochi musei e raffinati collezionisti, sia per la loro fragilità."



Questa segnalazione invece ci arriva da Cristina, altra grande appassionata d'arte. Si tratta degli ultimi giorni, grazie ad una proroga straordinaria, utili per vedere la mostra "Arte torna Arte" che si tiene fino al 9 dicembre nelle storiche sale della Galleria dell'Accademia di Firenze. La mostra comprende oltre quaranta opere di trentadue artisti contemporanei .
Ecco alcuni nomi di rilievo : Francis Bacon, Louise Bourgeois, Alberto Burri, Antonio Catelani, Martin Creed, Gino De Dominicis, Rineke Dijkstra, Marcel Duchamp, Luciano Fabro, Luigi Ontani, Claudio Parmiggiani, Giuseppe Penone, Pablo Picasso, Alberto Savinio, Andy Warhol.

Eccovi infine la presentazione di Franca Falletti, una dei curatori della mostra 'il percorso è controcorrente rispetto a quello che uno storico dell'arte di formazione classica normalmente percorre, non è cioè un percorso cronologico che parte dai secoli più lontani per arrivare all'oggi ma uno che dallo sguardo e dal pensiero contemporaneo si rivolge al passato non per assumere un atteggiamento nostalgico, di recupero esteriore e formale, ma per valutare tutto ciò che nel passato può servire oggi per dire una parola che sia forte e valida nel futuro'.
Piccolo stimolo in più per la visita : "La Galleria (dell'Accademia di Firenze) è famosissima per la presenza dei Prigioni e del David di Michelangelo, quest’ultimo qui trasportato a fine Ottocento ed allestito nella scenografica galleria appositamente creata. Vi sono conservati anche molti dipinti dal Duecento al Cinquecento, una importante gipsoteca con opere di Lorenzo Bartolini e Luigi Pampaloni, ed una collezione di icone russe.." Non credo ci sia altro da aggiungere :-)


Ultimi giorni, salvo cambiamenti dell'ultima ora anche per  "Michelangelo e la Cappella Sistina nei Disegni Autografi della Casa Buonarroti", dal 31 ottobre al 7 dicembre 2012,

Questa è una ghiottissima occasione per poter ammirare, a 500 anni esatti dalla benedizione di papa Giulio II, che volle la realizzazione dell'opera, i disegni preparatori autografi dell'immenso genio, messi a disposizione da casa Buonarroti. L'esposizione ricalca esattamente il percorso cronologico della creazione degli affreschi e li mette a disposizione del pubblico con ingresso libero, presso la Camera Dei Deputati,  Palazzo San Macuto, ingresso libero da Via del Seminario, 76. a Roma. Occasione davvero ghiottissima.

Orari: dal lunedì al venerdì: dalle 10:00 alle 20:00. (ultimo ingresso alle 19:00), sabato: dalle 10:00 alle 13:00 (ultimo ingresso alle 12:00), mercoledì 31 ottobre: dalle 14:00 alle 20:00 (ultimo ingresso alle 19:00). Chiuso le domeniche .




teatro dal sito della Scala



Da ieri (mercoledì 28 novembre fino a domenica 9 dicembre) al Sistina a Roma va in scena dopo una lunghissima tournè che dura ormai da diversi anni, l’ultima edizione di Peter Pan il Musical , di  James M. Barrie, con la regia di Maurizio Colombi, la produzione firmata "Il Sistina" che ha avuto un grandissimo successo tra gli adulti come tra i più piccoli. Le musiche, tanto per ricordarlo, sono di Edoardo Bennato, tratte dal suo album "Sono solo canzonette" riadattato a musical da lui stesso: questo album, devo confessarlo, è uno tra quelli che più ho amato da sempre: brillante, intelligente, ironico, spiritoso, appassionato, romantico. Qui Bennato ha creato una magia irripetibile, che strega il cuore di chiunque sappia che, chi ha rinunciato ai suoi sogni "e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te".
Per informazioni su date e biglietti il sito del Teatro Sistina





mostre

Escono oggi nelle sale tra gli altri :


UNA FAMIGLIA PERFETTA

Protagonista del film è Leone (Sergio Castellitto) 50 anni, uomo potente, ricco e misterioso, ma soprattutto solo. Lo è a tal punto da arrivare ad ingaggiare una compagnia di attori, per far interpretare loro la famiglia che non ha mai avuto. La recita va in scena la notte di Natale, ma quella che avrebbe dovuto essere la festa più magica e tradizionale dell'anno, si rivela un vero incubo per tutti coloro che capitano a tiro delle stravaganze e del cinismo di Leone

Commedia , regia di Paolo Genovese, con Sergio Castellitto, Marco Giallini, Claudia Gerini, Francesca Neri, Carolina Crescentini, Eugenia Costantini, Ilaria Occhini, Romuald Klos, Paolo Calabresi, Maurizio Mattioli, Sergio Fiorentini, Eugenio Franceschini, Giacomo Nasta, Lorenzo ZurzoloNotizie ed interviste qui

LE 5 LEGGENDE

E' la storia di un gruppo di eroi ben conosciuti tra i bambini, tra i quali Babbo Natale, Il Coniglio Pasquale, La Fatina dei Denti; ognuno con dei poteri straordinari. Quando uno spirito maligno, "L'Uomo Nero", lancia il guanto di sfida per conquistare il mondo, i Guardiani devono unire, per la prima volta, le loro forze per proteggere le speranze, le fantasie e le convinzioni dei bambini di tutto il mondo.


Film di animazione della Universal Pictures, DreamWorks Animation, dai creatori di Shrek e Konfu Panda
Trama dal sito del film dove troverete notizie e giochi legati ai personaggi


Buona giornata a tutti
dani


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Stavolta, sono imbarazzatissima. Perchè credo di essere l'unica, nella squadra dello Starbooks, a uscire insoddisfatta dalla verifica delle ricette di Scandinavian Christmas. Su cinque provate, in totale, solo una ha incontrato i miei gusti: delle altre, tre si sono rivelate una delusione e una- quella che segue- non è proprio riuscita. Per cui, per la prima volta da che esiste questa squadra, mi ritaglio una stanza tutta per me, dove esprimo tutte le mie perplessità, per poi passare al ruolo più ufficiale, di quella che tira le somme con equilibrio e obiettività. Un po' come Fantozzi, quando si sfoga in privato, insomma :-)
 
Quello che penso io: la prima cosa, è che non mi piace la cucina scandinava, quanto meno non quella rappresentata in questo libro. Il che, vale come un'assoluzione per l'autrice e la sua opera. Se le patate caramellate, dopo due ore di cottura e un kg di zucchero, alla fine avevano un sapore pressochè identico alle patate dolci, che tanto vale compravo quelle e me la cavavo in metà tempo, non è colpa dell'autrice. Così come non è colpa sua se i cavolini di Bruxelles coi mandarini hanno un retrogusto amarognolo che copre tutto quanto e dopo i due minuti di cottura in padella che vengono indicati sono ancora crudi: sarà dipeso dalla qualità dei cavolini che ho comprato io. Quello che però mi ha lasciata insoddisfatta, al di là dei gusti personali, è la superficialità del testo. Tre annotazioni in croce, senza nessuna concessione ad eventuali errori. Per dire, se lascio cuocere i cavoletti più dei due minuti previsti (o quattro: comunque, pochissimi), è ovvio che prendano un retrogusto amaro. Ma se li lascio in padella per così poco, son crudi. Allora, avrei preferito che l'autrice entrasse nel merito del problema, raccomandandosi di non prolungare la cottura oltre un tot, per dire. Idem per i pepparkakor con il golden Syrup: fa schifo, il Golden Syrup, se paragonato al miele della ricetta originale. Considerato che oltretutto non  appartiene alla tradizione svedese, sapere perchè si usa questo ingrediente e non l'altro, manifestamente più adatto a quel tipo di biscotto, spiegare il motivo di questa sostituzione avrebbe chiarito le intenzioni dell'autrice. O forse no: però, di sicuro, avrebbe dato l'impressione che dietro a questa pubblicazione ci fosse un sincero desiderio di far conoscere la cucina della propria terra di origine e non quello di portare a termine l'ennesima operazione di marketing.
 
Il giudizio complessivo della squadra, però, è positivo: tant'è che penso di essere stata semplicemente sfortunata nela scelta. Però, è proprio sulla base di questi insuccessi che son venuti al pettine i nodi di quest'opera, come cerco di spiegarvi con l'esempio di questa torta qui, che è stata un fallimento epocale, come non capitava da tempo immemorabile. 
 
 
La Ring Cake- in lingua originale Krasencake-  è una torta svedese tradizionale, a base di pasta di mandorle, che si prepara di solito per le feste nuziali o comunque per le grandi occasioni. Tanto per avere idea del risultato finale, è una cosa del genere
 
image from here    
La si prepara partendo da un impasto fluido, che viene cotto in stampi appositi, piatti e con scanalature a forma di cerchi concentrici, nei quali viene versato il composto e che poi vanno in forno
 
 

 

   
Image from here

 

 
Sono venduti a set, sono già proporzionati, per cui alla fine la costruzione del dolce è molto più semplice di quanto possa sembrare a prima vista: una volta cotti gli anelli, si sformano e si impilano, senza nessun bisogno di prendere le misure. Per tenerli assieme, si usa un po' di glassa, di zucchero o di marzapane o di cioccolato bianco- che è quella che crea anche i motivi ornamentali che vedete nella foto. 
Scartabellando in rete, ho trovato molte ricette, fortunatamente tutte uguali: si prepara una specie di marzapane casalingo, con un tpt di mandorle tritate e di zucchero a velo, tenute insieme con dell'albume e poi si cuoce. Fine. (potete leggere tutto qui, in italiano, con tanto di realizzazione bellissima del prodotto finito). 
 
Rispetto alle ricette tradizionali, la versione della Hahelmann eliminava gli stampi e proponeva quindi un impasto più compatto, con l'aggiunta di marzapane. 
Cito a memoria, perchè non ho il libro sottomano
375 g di mandorle
375 g di zucchero
75 g di albume
500 g di marzapane
 
Dopodichè, si dovevano arrotolare otto cilindri, ciascuno di tre cm minore dell'altro, per poter ottenere dei cerchi concentrici, da attaccare fra loro con del cioccolato fondente. 
 
Premetto che tutta questa pappardella qui è frutto di miei personalissimi studi :-). La Trina non si premura di dare nessuna spiegazione, se non le solite tre righe in foodbloggerese che inneggiano alla scenografica bontà del dolce. Non parla di tradizioni, non parla di stampi, neanche dice che lei dimezza il numero dei cerchi, per dire, con ovvie ripercussioni sulla "scenografica bontà" di cui sopra.
 
In ogni caso, io eseguo alla lettera, come da Starbooks- e ottengo come primo risultato una pasta di mandorle piuttosto fluida, ovviamente non lavorabile a mano. Ma c'è il marzapane da "grattugiare", come da ricetta. Se non che, il mio non si grattugia, per niente. Anzi, dopo un po' che lo tengo in mano, inizia a sudare copiosamente. E a rammollirsi sulla grattugia. Un attimo prima che implori pietà, smetto. E resto lì, con del marzapane spappolato da una parte e un impasto inutilizzabile dall'altra, a chiedermi cosa fare. 
 
Consulto il libro, in cerca di aiuto. 
Niente
"Grattugiare il marzapane", dice, e nulla di più. 
Provo col coltello, con la mezzaluna, col frullatore - e tutto quello che ottengo è un pappone sformato e molliccio. 
Inizio ad aggiungerlo al composto di mandorle, zucchero e albume. Un cucchiaio per volta. 
non va. 
Provo all'inverso, un cucchiaio di composto nel marzapane. 
Nel frattempo, la cucina è diventata un campo di battaglia, con frullatori sporchi, pile di terrine, tutta la collezione di grattugie tirata fuori dai cassetti- e la carogna della sottoscritta, che pure in mezzo a tutto quel casino trova la via per montare, inesorabile. 
Alla fine, mi faccio coraggio e passo all'impasto a mano. 
E la carogna si trasforma in panico puro, quando realizzo che sono praticamente incollata alla madia.
Faccio un fioretto (se mi stacco, prometto che la brevetto) e mi appello all'estremo diktakt di qualsiasi casalinga disperata, quel "salvate l'impasto a tutti i costi"- e da lì in poi è tutto un aggiungere farina di mandorle, per liberarmi dalla morsa del composto prima e per cercare di tirarci fuori qualcosa, poi. 
Il risultato è quella storta creazione che vedete in foto e che, come prevedibile, ha preso subito la via della rumenta. L'abbiamo assaggiata, faceva schifo. 
 
Il punto è che, probabilmente, avrebbe fatto schifo anche se fosse riuscita: perchè aggiungere marzapane a un composto di marzapane, per ottenere un dolce alto la metà di quello originale, che è formato da marzapane e basta, significa avere una mappazza dolcissima- e nel mio caso, pure appiccicosa. 
Da buona genovese, ci aggiungo che quello che è finito nella spazzatura è stato circa un kg di pasta di mandorle: siccome in questi casi non bado a spese, fatevi un po' due conti e avrete solo una vaga idea di quanto e come abbia pensato alla Trina, quel giorno e nei due successivi. 
come se non bastasse, pure la scheda telefonica non ha retto a cotanto capolavoro. Si è fulminata, a torta già in discarica. L'unica foto che son riuscita a recuperare è quella che vedete e tutto sommato va bene così, che certi spettacoli bastano una volta sola...
 
Eccovi le altre ricette- tutte infinitamente più belle di questa
La Ale: Pepper Nuts
La Cristina: Glogg
 
con dicembre, lo Starbooks va in letargo, per riprendere a gennaio. Tuttavia, siccome è tempo di regali, abbiamo pensato di farvi una sorpresa. che per ora mi limito ad annunciare (perchè se non c'è un po' di suspance, che sorpresa è?) ma che arriverà a breve, su tutti gli schermi. Voi state attenti, che la prima slitta che passa è la nostra :-)
buona giornata
ale

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XTRA(SH)-FACTOR di giovedì 22 novembre: forse che Jim Morrison, Janis Joplin, Jimie Hendrix, Kurt Cobain e molti altri artisti che vennero consacrati nella Hall of Fame da una morte precoce sarebbero diventati ugualmente dei miti della musica, se il destino avesse loro riservato una vita più lunga, esposta ai rischi del decadimento e della vecchiaia? Forse che un romanzo di  culto come il Giovane Holden avrebbe avuto lo stesso successo se Salinger si fosse dato in pasto ad una vita pubblica, mostrandoci magari le sue debolezze e i suoi lati peggiori? e quanti sono i fans di Vasco Rossi che pensano che il loro idolo avrebbe fatto bene a ritirarsi dalle scene, prima di trasformarsi in un signore perbenino, puntiglioso e polemico, da bello-e-dannato qual era? Se anche voi vi siete posti questi interrogativi, almeno una volta nella vita, potete aggiornare la lista con l'ultima delle domende di senso, quella che, da qualche settimana a questa parte, ci accompagna nel mondo dei sogni, ogni giovedi- e cioè,  che cosa resterà di Elio, dopo questa edizione di XFactor.
Perchè, diciamocelo, la vera delusione del programma è lui: non la Ventura, che ormai, chirurgo estetico a parte, non delude più nessuno; non Arisa, che con la scenata dell'altra sera ha dimostrato, a se stessa e agli altri, che la TV non fa per lei (il che, parolacce a parte, è un complimento); non Morgan che anzi, dopo essere passato dal tritatutto dello show bizz, ne è uscito talmente rafforzato da dimenticarsi nientemeno che di fare Morgan e offrirci, ogni sera di più, un saggio della sua competenza e della sua bravura. Chi ne esce malissimo è Elio e, di sponda, tutti noi che di lui abbiamo adorato quella ineffabile capacità di dissacrare il mondo, con quella implacabile lucidità che deriva solo dal saper guardare tutto con distacco. Niente a che vedere con il giudice di XFactor e con la strategia che ha adottato, quella di vincere a tutti i costi e di farlo secondo i meccanismi di un programma che, a dispetto dei proclami, infligge ogni settimana un colpo mortale alla musica e ai sogni di questi ragazzi. Per salvare a tutti i costi una sua scelta sbagliata in partenza, ha sacrificato l'intera sua squadra, concentrandosi su un solo membro della sua squadra- ovviamente, quello vocalmente meno dotato- e trascurando gli altri due, che invece avrebbero potuto riservare delle belle sorprese, con l'ovvio risultato di veder sbattuta fuori la migliore e ferma al palo l'altra, inchiodata ad una discreta somiglianza con Adele che da trampolino di lancio si è trasformata in una gabbia. Un copione già scritto, almeno per chi - e siamo in tanti- segue il programma dalla prima edizione, ma che ha scatenato le peggiori reazioni mai viste - e soprattutto mai associate ad un artista come lui. Se la prende con l'incolpevole Arisa, che ha salvato la sua cantante ma ha rilevato le sue evidenti responsabilità (con una voce del genere, se arrivi in ballottaggio alla 5 puntata, c'è qualcosa che non funziona nel tuo giudice)- e da lì in poi è tutto un martellamento continuo, che trasforma XFactor nella succursale di villa Arzilla ed Elio nella più pittima delle vecchiette. Quella che si allea con la Ventura e sceglie La Solitudine di Laura Pausini come pezzo forte della sua compilation, ormai risucchiato anima e corpo da quel nazional popolare che ha sempre dissacrato e di cui oggi è completamente intriso. Tristezza infinita...


Passando alle buone maniere, invece....
Fiona Carnavan- Lady Almina. La vera storia di Downton Abbey
Vallardi Ed.


Che io sia drogata di Downton Abbey, è cosa risaputa e neppure troppo peregrina, vista l'old fashionite che è in me. Ma che la mia dipendenza arrivi al punto di considerare come possibile acquisto un libro che, normalmente, non avrei degnato di uno sguardo, è cosa un po' preoccupante. Titolo a parte, comunque, è una storia vera, quella raccontata nelle pagine del romanzo: la protagonista èla statunitense  lady Almina Wombwell, figlia illegittima di Alfred Rotschild ma non per questo meno che ricchissima, che alla fine del XIX secolo sposò un nobile inglese, povero ma bello e avita magione dotato, salvando quest'ultima dalla rovina e assicurandogli una vita felice. L'avita magione di cui sopra è Higclare Castle, nell'Hampshire, che, guarda caso, è la strabiliante location di Downton Abbey. Immediata l'associazione di idee, anche perchè, conoscendo Julian Followes, non è escluso che conoscesse benissimo la storia dell'ereditiera americana che sposa il nobile squattrinato inglese, facendone il "la" per la migliore fiction d'ambientazione storica di questi ultimi anni (lo decido io, sia chiaro :-)). In ogni caso, il romanzo mi attira anche perchè, a differenza della serie TV, si snoda da subito lungo i binari del romanzo storico, focalizzando la sua attenzione sul passaggio dall'età vittoriana al regno di Elisabetta II, passando attraverso le due guerre mondiali e i ripetuti sussulti della società britannica di quegli anni. Roba da farci un pensierino- e forse, più di uno


J.K. Rowling- Seggio Vacante
Salani



Solo io non sono riuscita a leggere Hatty Potter? mi sa di sì e visto che mi son stufata di essere esclusa da gran parte dei salotti letterari di questi anni, mi sa che stavolta ritento e provo a leggere questo romanzo di J.K.Rowling, il primo dopo la serie del maghetto più famoso del mondo. Al solito, la critica si strappa i capelli sulla bravura di questa scrittrice, qui alle prese con una materia in apparenza diversa da quella affrontata in precedenza: non più stregonerie e scuole di maghi, ma una deliziosa cittadina della provincia inglese, in cui i buoni sentimenti sembrano albergare dietro le porte dell'abbazia, dietro gli scuri di ogni cottage. Ovviamente non è così - e meno male che Agatha Christie è già finita al Creatore da un pezzo, altrimenti non reggerebbe al colpo- e insomma: aspettatevi magistrali descrizioni dei più oscuri meandri della natura umana, con un'alternanza di toni drammatici e umoristici che assicureranno al lettore continui colpi di scena, incollatura alle pagine compresa.sic dixit critica, staremo a vedere.

a martedì prossimo
ale



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colori , colori e colori contro il grigio che ci circonda e un piatto elegante ma semplicissimo.

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Di Daniela

foglie collage 2

Un pannello di arte moderna? Parti di una cartina topografica ingrandita, combinazioni di un caleidoscopio?

No, solo foglie: i colori dell'autunno, i più caldi e vivaci, solo semplici foglie staccate dall'albero, i simboli della stagione per eccellenza. Foglie come questa

autunno

anzi questa è una di quelle che ho fotografato per il collage. L'autunno è davvero troppo affascinante  per rinunciare a scattare foto per chi  ha un debole per l'obiettivo.
Così. vi vorrei mostrare qualcuno dei miei ultimi scatti, sperando che voi condividiate con me l'amore per la luce e le sfumature del colore...anche se so che la perfezione del fotografo "vero" è un'altra cosa. 
C'è anche una piccola domanda : che cosa ho ripreso nella foto numero 6 secondo voi?


Ape su rosa2


ape su rosa


azalea


chicco di melagrana


chicco di melagrana


i semi di rosa


ciclamino


 boccioli di camelia


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Questa foto non è un'intrusa : è proprio la mia piantina di fragole che non vuole rendersi conto che è quasi dicembre.....:-)

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albero autunno


il cuore della rosa


foglie collage


Chiudo con un'altra serie di foglie... Il colore illumina queste giornate qualche volta davvero uggiose e questa è ricca di toni diversi e solari.... Ah, quella nella foto n. 5 è un cinorrodo della mia bellissima rosa gialla, diviso a meta :-)!


Minestra di porri al wasabi con dadini di salmone

salmone e porri

L'idea l'ho presa da qui. La ricetta è semplice, chic e piacevole, oltre ad essere perfettamente in tema con la stagione: l'unica cosa un po' noiosa è il tempo che ci vuole per tagliare a listarelle sottili i porri, ma i risultato giustifica questa operazione degna di Benvenuto Cellini. Per aggiungere ancor più eleganza alla preparazione, ho utilizzato pepe bianco e sale grigio di Bretagna. Mi è piaciuta particolarmente ed ha avuto successo. Non occorre accompagnarla con crostini di pane, come avevo pensato in un primo momento, perché il porro aggiunto alla fine, ancora leggermente croccante, dà una buona consistenza al tutto.  Decisamente da provare.

Ingredienti per 4  porzioni
1 cipolla piccola
2 spicchi d’aglio
700 g di porri
2 cucchiai d’olio
sale
pepe
1 limone
2 cucchiai di wasabi in pasta
1 l di brodo di verdura
1 dl di panna
400 g di filetti di salmone senza pelle

SALMONE

Tritate la cipolla e l’aglio. Tagliate i porri a metà per il lungo e riduceteli a striscioline larghe 2 mm. Fate appassire il tutto nell'olio in una padella ampia, per ca. 5 minuti. Condite con sale e pepe. Mettete da parte un quarto dei porri. Spremete il limone. Incorporate il wasabi, il succo di limone e il brodo ai porri. Coprite e fate sobbollire per ca. 15 minuti. Frullate la minestra e filtratela con un colino. Unite la panna e regolate di sale e pepe. 
Tagliate il salmone a dadi di 2 cm. Mettete nella minestra i porri messi da parte e il salmone. Togliete la padella dal fuoco, mettete il coperchio e lasciate riposare la minestra per 5 minuti, poi servite.
Qualche informazione in più:
1 porzione contiene
Calorie: 300 kcal
Proteine: 22 g
Grassi: 18 g
Carboidrati: 12 g 
Tempo di preparazione 20 minuti + cottura ca. 15 minuti

Buona giornata
Dani

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"Una ogni tre giorni. Dall'inizio dell'anno 115 donne sono state uccise dai mariti, dai compagni, dai figli. Ma non esiste una statistica precisa. Il 25 novembre è la giornata contro la violenza sulle donne, contro il cosiddetto femminicidio. Rainews dalle 10 racconterà le storie di quelle donne che hanno avuto il coraggio di scappare e denunciare i loro aggressori, e la fortuna di aver trovato chi le sapeva ascoltare. Ma parleranno anche quegli uomini che, dopo aver toccato il fondo, hanno avuto l'umiltà di mettersi in discussione e farsi curare.
Il 25 novembre è stata scelta dall'Onu come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, su indicazione nel 1981 di un gruppo di donne riunitesi in un consesso femminista a Bogotà, perchè fosse ricordata la vicenda delle sorelle Mirabal, tre giovani, assassinate il 25 novembre di oltre mezzo secolo fa perché si erano opposte alla tirannia di un governo brutale come quello di Rafael Leonidas Trujillo, nella Repubblica Dominicana. La Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne prende le mosse proprio dal sacrificio di Maria Argentina Minerva, Antonia Maria Teresa e di Patria Mercedes, uccise mentre andavano a trovare i propri mariti in carcere."
(Da http://www.rainews24.rai.it)
Non credo ci sia bisogno di aggiungere alto. Ma il dolore per ognuna di loro è grande e la paura che si avvolge i nostri cuori immensa, soprattutto per le creature più fragili che ci circondano. Vigiliamo costantemente su ciò che ci circonda, non chiudiamo gli occhi..... 
Ale e Dani

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Ci sono luoghi così ben definiti- nelle fotografie, nelle stampe, nei set cinematografici, ancor prima che nei libri- che rendono quasi inutile l'immaginazione. O meglio: la spostano, dalla banda della visione a quella dell'emozione, fatta di suggestioni, di atmosfere, di sollecitazione di sensi più reconditi, che soppiantano di colpo gli esercizi della fantasia. Di questi, il più famoso è Manhattan, il cuore pulsante della Grande Mela, i cui scorci hanno da sempre fatto parte dell'immaginario della mia generazione, dalla cartina dei chewing-gum appallottolata nelle tasche dei jeans, da bambini, agli scenari dei film  sparati uno dietro l'altro nei cine club al liceo, che così impari anche a sognare in inglese o quello che cavolo è la lingua che si parla di fronte alle vetrine di Tiffany o al tavolo più famoso di Katz. E quando finalmente ci si arriva, a New York, ci si accorge che tutto è esattamente come ce lo hanno raccontato: c'è il ponte di Brooklyn, c'è lo skyline, c'è Wall Street, c'è la Fifth con le sue vetrine, c'è la Statua della Libertà e Staten Island e Long Island e il Ferry Boat e pure una metropolitana che va o in su o in giù e non altrove,  in questa ineffabile capacità di render tutto così semplice che ti va sentir tutto a portata di mano, anche quello che ti sembra irraggiungibile,  irrealizzabile, impensabile, se visto dal lato dell'Oceano sbagliato. A NY si può- e a Manhattan, ancora di più. 



Questo è stato quello che ho pensato appena ho iniziato a leggere Il Meglio della vita, opera- forse- prima, ma senza dubbio più famosa di Rona Jaffe, che negli anni Cinquanta traduce in un romanzo un'indagine sociologica condotta da lei stessa sulle aspettative delle donne americane di quell'epoca, significativamente intitolata "Donne e Carriera": basta la prima scena del libro, con una delle protagoniste che si affanna a salire le scale della metropolitana per arrivare in tempo, al suo primo appuntamento con il suo primo lavoro. E bastano i dettagli, per sprofondare nelle atmosfere so glam di cui sopra, visto che la fanciulla in questione è un membro dell'agiata middle class newyorkese, con villetta fuori porta, tailleur e caschetto alla moda d'ordinanza e il posto di lavoro è all'interno di una casa editrice altrettanto glam , in un ancor più glam  grattacielo griffato Mies Van Der Rohe. E lo stesso si può dire per le altre quattro protagoniste della storia, la campagnola del Colorado, tanto bella quanto ingenua,  la rampolla dei quartieri alti, che abbandona le sicurezze di un futuro all'ombra del Country Club per gettarsi nelle tremule e incerte mille luci dei palcoscenici di Broadway, la ragazza madre (il personaggio meglio costruito, probabilmente) e la tranquilla ragazza del Bronx, dal cognome italiano la cui felicità fa rima con marito e figli e casalinghitudine.
Tuttavia, quello che si annuncia come un libro tutto al femminile e che lascia quindi intendere una evoluzione in rosa, senza troppe sorprese, vira sin dalle prime pagine verso sfumature assai meno confortanti e prevedibili: come suggerisce il titolo, infatti, le tre ragazze vogliono il meglio della vita e sono a New York per prenderselo, costi quel che costi: Caroline vuol fare carriera, April vuole trovare marito, Gregg vuole una parte che la appaghi, sia sul fronte professionale che su quello privato. Il tutto facendo i conti con due ingredienti imprescindibili per quegli anni- l'ampio ventaglio di una morale che va dall'onestà con se stessi al perbenismo, da una parte, e gli uomini dall'altra, che sono l'immancabile punto di ancoraggio di qualsiasi ambizione cerchino di realizzare le protagoniste del libro: gli uomini occupano i posti di potere, gli uomini acquistano gli anelli di fidanzamento, gli uomini ti prendono e ti lasciano come vuoi, almeno fino a quando non riuscirai a portare la loro fede al dito. Ne escono malaccio, a dire la verità, in un giudizio complessivo che di nuovo un po' sorprende, visti i tempi, ma che per altro fotografa alcuni stereotipi ricorrenti, anche a distanza di decenni: ci sono i bamboccioni, i mariti insoddisfatti che non sanno lasciare la moglie, i cultori del proprio ego,  gli esperti del mobbing, i fedelissimi della bottiglia al bar dell'angolo, i manipolatori, i vigliacchi, quelli che la carriera, la casa in campagna, la moglie che apre la bocca in un sorriso e chude gli occhi sulle sbavature di un rossetto che sa non essere il suo. 
Il tutto, sullo sfondo di una NY fatta di cocktail, di bei vestiti, di tagli alla moda, di scarpe da sogno, di uffici che si lasciano a notte fonda, di lavori che si finiscono a casa, di feste di Natale, di camere di hotel di lusso- e di letti sfatti, di lenzuola che son state testimoni di incontri frettolosi, di promesse mai mantenute, di morsi dati con forza a quella parte di mela che il destino riserva a ciascuno, se solo si è capaci di afferrarla in tempo. 
Cinquant'anni dopo, le ragazze de Il Meglio della Vita si chiameranno Carrie, Charlotte, Samantha e Miranda: le scarpe che porteranno saranno quelle di Jimmy Choo, ma le strade che calcheranno saranno  le stesse e con lo stesso piglio. Non a caso, Rona Jaffa, all'indomani della ristampa del suo romanzo, lo ha definito un  "Sex and the City senza vibratore", con un'espressione che calza a pennello, quasi come uno stiletto di Manolo Blahnik. Il resto, lo fa una scrittura fresca e scorrevole ed una trama ad incastro, di quelle che non annoiano mai e che ti tengono avvinghiata al libro fino alla fine: che non è lieta, quanto meno non per tutti- e che, proprio per questo, eleva il romanzo dal semplice rango di un antesisgnano diel chick lit ad un'occasione per riflettere: sul ruolo della donna, di ieri e di oggi, e su come la ricerca del "meglio"implichi di necessità il confrontarsi col "peggio", in un progressivo passaggio dal bene assoluto al male minore, a ben guardare il vero rito di passaggio all'età adulta. La Jaffa non arriva a tanto, ma la direzione è questa: ed è ciò che rende Il Meglio della vita un romanzo moderno, oltre che avvincente e ben scritto. Da leggere, appena si può. 
Buon fine settimana
Ale


 


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Di Daniela

Questa di oggi è una "non ricetta" a cui sono particolarmente affezionata. Risale infatti al mio viaggio di nozze. Essendomi sposata nel pleistocene, anno più anno meno, qui da noi in Italia, gli hamburger non erano ancora così assolutamente comuni : diciamo che McDonalds a Genova non c'era e forse in Italia aveva aperto i primi due ristoranti della catena dalla gialla M gigante...

C'erano i Burghy, sì, ma non avevano tutta questa diffusione e comunque noi eravamo decisamente più abituati alla nostra amatissima pizza. Quindi non ci era poi tanto abituale l'idea di mangiare panini con l'hamburger così spesso.
In viaggio di nozze invece, ci siamo trovati in diverse occasioni a vedercene servito uno, specialmente quando, magari, dovevi ingurgitare velocemente qualcosa appena tornati da una gita, prima di volare a seguire uno spettacolo.... Era divertente e piacevole, una curiosità da apprezzare oltre alle tante altre "esotiche" proposte che ci venivano fatte... Oddio, a onor del vero bisogna dire che fino ad un certo periodo della mia vita, il cibo ha rappresentato solo una necessità da soddisfare per trovare energia, placando la fame, più che il piacere per il palato che è diventato nel tempo. 
Quindi, oziando sulla spiaggia o correndo da un luogo da vedere ad un altro, una cosa veloce, soddisfacente e golosa era senza dubbio ben accetta.
Appena tornati a casa, nella mia piccola cucina nuova, dove invitavamo spessissimo amici, organizzando cene  o pranzi, essendo i primi della compagnia ad esserci sposati e gli unici con una casa a disposizione, preparavo un sacco di piccoli sfizi, che a casa dei miei genitori proprio non erano mai arrivati: gli hamburger entrarono subito a far parte del gioco dei "ti ricordi" e quindi dei nostri menu favoriti. Non  preparavo ancora i panini da sola, ma avevo ben in mente il sapore che avevano...
Ok, mi fermo qui, prima di farmi tornare in mente come era bello essere soli, privi di ogni responsabilità verso chicchessia, con mille interessi in comune da seguire e tutta la libertà necessaria per poterlo fare... Vabbè, diventare 5 è stato un attimo felice :-)) e ora la libertà, come dire, si è un po' ridotta; ma non dispero per il futuro...prima o poi cresceranno tutte le creature, no? 


Gli hamburger "del viaggio di nozze"

Hamburger e panini

Per due persone :-)
Due panini morbidi per hamburger (troverete la ricetta qui)
1 cipolla dorata abbastanza grande
2 hamburger di carne bovina 
4 fette di formaggio tipo emmental (o un formaggio che comunque fonda facilemnte di vostro gusto) sottili
ketchup
senape media o forte, secondo il vostro gusto
qualche foglia di insalatina fresca


panini per hamburger e hamburger3

Il procedimento è lo stesso di sempre: preparate i vostri panini e quando sono pronti, divideteli in due parti.
Mentre li preparateì,  in una padella fate scaldare un filo d'olio e poi mettete dentro la cipolla, tagliata a fettine sottili, facendola prima ammorbidire, poi diventare quasi trasparenti e per ultimo facendola colorire fino ad un bel colore leggermente dorato, stando attenti a che non si scuriscano troppo. Il profumo vi suggerirà quando sono pronte :-). Appena raggiunto il punto di cottura ideale, conditele con sale e pepe a piacere.
Fate cuocere sulla griglia le due svizzere, facendole grigliare dai due lati per 4 o 5  minuti (al sangue) e poi conditele con un pizzico di sale, appoggiando direttamente sopra di loro poco prima di toglierle dal fuoco, due fette di emmental, in modo che con il calore possano fondersi leggermente. In realtà per i primi  tempi specialmente, io preparavo le svizzere facendole cuocere direttamente nel tegame con le cipolle, ovvero le aggiungevo alle cipolle quando queste erano già appassite, portando a termine la cottura contemporaneamente: poi ho pensato che forse sulla griglia potevano mantenere maggiormente il loro sapore e i loro succhi cuocendo separatamente e scottandosi più rapidamente. Sono comunque squisite in entrambi i modi di cottura: scegliete voi il preferito!
Scaldate ora sulla griglia le due metà dei panini e voilà , il gioco è fatto. Basta costruire il vostro hamburger partendo da una fetta di pane, morbida e calda, un velo di senape, qualche foglia di insalatina, la carne con il formaggio fuso, le cipolle, il ketchup e ancora una bella fetta di pane morbido e caldo: non sono solo i bei ricordi a farmeli apprezzare tanto!
Buona giornata
Dani

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Per l'Mtmag di oggi su mostre, cinema e lirica  


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Anche oggi partiamo dalle mostre in giro per l'Italia

MOSTRE

Renoir, Danza a Bougival (1883, Boston, Museum of Fine Arts)
Cominciamo da questa stupenda esposizione, che già solo per la location toglie il fiato: la Basilica palladiana  a Vicenza riapre le sue porte dopo 5 anni di restauro attento e prezioso e si mostra in tutto il suo splendore proprio esponendo al suo interno gli 85 capolavori che cronologicamente vanno dal 1400 alla fine del 1900 dedicati interamente al ritratto e alla figura. Il titolo è Raffaello verso Picasso. Storie di sguardi, volti e figure. e le opere sono esposte senza seguire una linea cronologica precisa, nel Salone del '400 che si può nuovamente ammirare in tutta la sua magnificenza, splendida volta compresa. Le opere sono divise in 4 sezioni, dedicate rispettivamente a: Il sentimento religioso; la grazia e l'estasi, La nobiltà del ritratto, Il ritratto quotidiano e '900, lo sguardo inquieto
I nomi degli autori esposti sono assolutamente incredibili. Eccovene alcuni in ordine alfabetico : Bacon, Beato Angelico, Bellini, Bonnard, Derain,  Botticelli, Caravaggio, Cranach, Degas, Delacroix, Dürer, El Greco, Gauguin, Giacometti,  Giorgione, Goya, Guercino, Manet, Mantegna, Matisse, Modigliani, Monet, Munch, Picasso, Pontormo, Raffaello, Rembrandt, Renoir, Rubens, Tiepolo, Tiziano, Van Dyck, Van Gogh, Velázquez, Veronese ...e ne manca ancora qualcuno. Che dirvi : chi può, vada, è davvero splendida. Per tutte le informazioni del caso guardate qui


Passiamo ora a Firenze, Palazzo Strozzi. Da fine settembre si può ammirare la mostra "Anni '30 Arti in Italia oltre il fascismo" dove oltre 100 capolavori non soltanto dipinti, ma anche oggetti di design e sculture, ci danno una chiave di lettura vivace e immediata di questo periodo. Anche qui i Maestri coinvolti nell'esposizione sono di quelli che non possono passare inosservati : si passa da Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Achille Funi, Carlo Carrà, Achille Lega, Ottone Rosai, Giorgio Morandi, Antonio Donghi, Marino Marini, Renato Guttuso, Ivanhoe Gambini, Carlo Levi, Filippo de Pisis, Scipione, Antonio Maraini, Lucio Fontana e anche qui la lista potrebbe essere assai più lunga. Questa mostra è un'esperienza particolare, non solo per la presenza contemporanea di più forme d'arte, testimonianze, in special modo il design , di uno stile di vita, ma anche perchè" il visitatore non è passivo, è attivo e anche interattivo! Attraverso una serie di attività appositamente ideate, infatti, il visitatore potrà esplorare alcuni dei temi chiave della mostra quali la comunicazione di massa (la Sala Radio, la Sala Lettura), il design industriale (la Sala del Design), la creatività artistica (Touchtable) in modo coinvolgente e stimolante"
Maggiori informazioni qui


Aggiornamento dell'ultimo minuto sulla mostra di Miró: oggi pomeriggio alle 17,45 nella Sala del Maggior Consiglio presso il Palazzo Ducale di Genova, il celebre Gillo Dorfles , decano dei critici d'arte italiani, filosofo,psichiatra ed esteta, (Compasso d'oro dell'Associazione Design Industriale, Medaglia d'oro della Triennale, Accademico Onorario di Brera e Albertina di Torino, Dottor honoris causa del Politecnico di Milano, dell'Università di Città del Messico e dell'Università di Palermo, oltre ad una serie incredibile di altri titoli onorifici, cresciuto con la compagnia di Saba, Svevo, Stuparich e Bazlen), sarà protagonista di una conferenza organizzata nell'ambito della mostra "Miró! Poesia e luce". 
Qui su Mtmag
La sua competenza e profonda conoscenza dell'arte, sviluppata in 80 anni di intensa attività critica e saggistica, ne fa un mito da ascoltare con attenzione. Gillo Flores è nato infatti nel 1910 e dagli anni Trenta scrive sull'argomento arte e dintorni . Qualche titolo : Le oscillazioni del gusto (1958), Ultime tendenze nell’arte di oggi (1961), Il kitsch (1970), Moda e Modi (1979), La moda della moda (1984), Elogio della disarmonia (1987), Itinerario estetico (1988), Horror pleni. La (in)civiltà del rumore (Castelvecchi 2008).

lirica e balletto


foto da qui
Passiamo ora alla Stagione lirica  del Teatro Carlo Felice a Genova. Sabato 24 novembre alle ore 20.30 ci sarà la Prima dell'opera "Don Giovanni. Dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte. Musica di Wolfgang Amadeus Mozart", per la direzione di Giovanni Di Stefano e la regia di Elisabetta Courir .
Il sito del Carlo Felice, sempre piuttosto scarno, offre qui la presentazione dell'opera con la sua chiave di lettura e gli interpreti dei vari personaggi. 
Le date degli spettacoli:
Prima
Sabato 24.11.12 -  ore 20.30
Repliche
Martedì 27.11.12 - 15.30
Venerdì 30.11.12 -  20.30
Sabato 1.12.12 - 15.30
Domenica 2.12.12 - 15.30



mostre

Sono usciti ieri contemporaneamente nelle sale italiane 3 film molto pubblicizzati in questi ultimi tempi. Si tratta di :

Il peggior Natale della mia vita .
Commedia brillante per la regia di Alesandro Genovesi, musiche di De Scalzi e come interpreti : Fabio De LuigiCristiana CapotondiAntonio CataniaDiego AbatantuonoAnna BonaiutoDino Abbrescia, Laura ChiattiAleFranzAndrea Mingardi.
Promette molte risate ed alcuni interpreti, normalmente, sono garanzia di garbo e spirito. Speriamo mantenga le promesse: in questi periodi le risate sono davvero un bene prezioso e quantomai gradito.



Dracula, il nuovo film di Dario Argento, maestro riconosciuto del genere thriller in Italia ormai da moltissimi anni. Promette di essere una pellicola molto truce, come i  suoi film di solito, con l'innovazione dell'essere girato in 3 D quindi ancor più coinvolgente ancora del solito. Se siete appassionati del genere, non vi resta che andarlo a vedere.  La sceneggiatura è dello stesso regista e tra gli interpreti , oltre alla figlia  Asia Argento, anche Rutger Hauer.





Per concludere in bellezza due segnalazioni ancora : è uscito ieri Un mostro a Parigi. E' un film di animazione della Bibo Films, Europa Corp., doppiato nella versione italiana  da Arisa, RafEnrico BrignanoMaurizio MattioliEnzo DecaroSimona Borioni....







...mentre dall'8 di novembre è in programmazione Hotel Transilvania, che prende il titolo da un hotel a 5 stelle dove tutti i peggiori e più truculenti mostri della storia della letteratura e del cinema di sempre, si ritirano per un po' di relax.... Anche i piccoli avranno così la loro parte di vampiri & Co.!!!







Alla prossima
Daniela

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