Di Daniela

PicMonkey Collage

 

 

 

 

 

 

Direi che non ci può essere una presentazione migliore di quella che lo stesso Paul Young fa della sua tarte:

 

"Questa crostata con il suo voluttuoso ripieno di cioccolato al caramello, è l'adattamento di una mia ricetta di caramello al sale marino, che mi ha consentito di vincere il mio primo premio in assoluto all'Accademia del Cioccolato del Regno Unito. L'aggiunta di un pizzico di sale marino al cioccolato o al caramello è molto popolare in questi giorni: equilibra i livelli di zucchero, intensificando il gusto naturale di caramello e riducendo la sensazione stessa dello zucchero. Si può provare a sperimentare con diversi sali, che sono così numerosi, sia marini che di roccia, nei supermercati. Il Fleur de sel, la crema di sale marino francese, è uno dei miei preferiti. Qualunque cosa decidiate di fare, però, evitate i sali da tavola in quanto è troppo evidente il sapore non naturale e non sono affatto adatti per il cioccolato" .
E' assolutamente veritiera. Il caramello salato al cioccolato è come una morbida onda che si scioglie in bocca, a cui i chocolate nibs, il cuore delle fave di cacao, sbriciolati, oppure, come suggerisce in un'altra occasione lo stesso autore, le mandorle spezzettate e tostate, conferisconi una piacevole nota croccante .E' un insieme decisamente poco dietetico, ma equivale ad un piccolo piacere speciale che, nel periodo del cioccolato per eccellenza, la Pasqua, è bello regalarsi.
 
Oggi le splendide ricette mozzafiato che vi presentiamo con le altre starbookers sono:

La Apple Pie di Mary Pie : Vellutata di topinambur con cialde di pecorino e cioccolato

 

 

 

Crostata al caramello salato con cioccolato al latte
(Sea salted caramel tart with Javanese milk chocolate)
tarte
 
Per la frolla
350 gr di burro a temperatura ambiente
150 gr di zucchero di canna
4 rossi d'uovo
500 gr di farina 00
Per il ripieno
200 gr burro a temperatura ambiente
200 gr di zucchero Muscovado (lo zucchero di canna più scuro e umido)
200 gr di panna fresca
1 cucchiaino di sale marino
200 gr di cioccolata al latte al 40 % (se la trovate, giavanese)
Per la decorazione 
50 gr di fave di cacao spezzettate o altrettante mandorle spezzettate e tostate
 
DSCF8397
 
Preriscaldate il forno a 180 gradi.
Preparate la frolla mescolando burro e zucchero con un mestolo di legno, finché non otterrete un insieme soffice. Aggiungete i rossi d'uovo e 50 ml di acqua mescolando bene. Aggiungete poi gradualmente la farina fino a formare una pasta soda. Avvolgetela nella pellicola trasparente e fatela raffreddare per almeno un'ora.
Tirate con il mattarello la pasta ad uno spessore di circa 3 mm e utilizzatela per rivestire 4 formine da crostata. Cuocete in forno per 25 minuti, finché non diventa dorata e croccante.
Intanto preparate il ripieno: scaldate il burro e lo zucchero in una padella larga e fate sobbollire per 2 minuti.
Aggiungete la panna e il sale e riportate ad ebollizione per 5 minuti.
Togliete  dal fuoco e buttate dentro il cioccolato al latte spezzettato, mescolando finché non é completamente sciolto.
Rovesciate delicatamente il caramello in ogni crostatina e lasciate raffreddare in frigorifero, finché non diventa sodo.
Per decorare ed aggiungere croccantezza, mettete  un po' di fave di cacao, o nel mio caso mandorle tostate in un padellino leggermente imburrato, sulla superficie del caramello.

Suggerimenti
  • Per effetturare una miglior cottura in bianco, bucherellate il fondo della crostata con i rebbi di una forchetta e dopo avere ricoperto il tutto con un pezzo di carta forno, mettete sopra fagioli secchi o quello che di solito usate per far si che la pasta non si gonfi troppo in cottura.
  • Avendo finito il fleur de sel ho utilizzato del sale rosa dell'himalaia in quantitativo leggermente minore.
  • Ultima osservazione: ho utilizzato delle formine per crostata del diametro di circa 12 centimetri ed ho ottenuto così 9 crostatine.
Buona giornata a tutti
Dani

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No, non avete le allucinazioni.
E neppure vi state confondendo con un'altra ricetta di biscotti al cioccolato, che avete visto proprio la settimana scorsa, nel blog di Emanuela
Tranquilli: sono gli stessi.

 

Stessi biscotti, stessa ricetta, stesse Avventure al cioccolato a cui dedichiamo lo Starbooks di Marzo. 

 

E' solo che mi son trovata al centro di un ciclone di errori di regia, il cui prodotto finale è stato un doppione. 
Realizzato quando ormai era troppo tardi per qualsiasi intervento.
Orrore, all'inizio.
Poco male, a metà: in fondo, Menuturistico è pieno di ricette di Paul A. Young, qualcosa si poteva recuperare dall'archivio. 
Ma tant'è, mi sarebbe dispiaciuto. 
Son tre anni e un tot che punto la sveglia un'ora e mezza prima, tutte le mattine, per dedicare a questo blog e a chi lo legge il tempo che merita- e proporre una ricetta di riciclo mi sembrava scorretto. 
Nei confronti del blog, dei nostri lettori e, onestamente, anche mio. 
Ho ammorbato per un giorno intero le povere fanciulle dello Starbooks, alla ricerca di una via d'uscita, finché è arrivata l'illuminazione, sul far della sera, dopo un fitto scambio di mail con Emanuela. 
I suoi biscotti son gluten free- e hanno avuto un problema, nell'impasto. 
I miei biscotti hanno il glutine- e hanno avuto un problema, nell'impasto. 
Combinazione, lo stesso. 
E allora, ecco che la pubblicazione del doppione non solo acquistava un senso, ma diventava funzionale allo scopo dello Starbooks che, ricordiamo, è proprio quello di provare le ricette, così come vengono riprodotte nei libri di cucina. E, magari, affrontare anche il problema della resa di un impasto con la sostituzione delle farine e sfatare la convinzione per cui la buona riuscita dipenda sempre e solo da quello.
Insomma, piatto ricco. 
E allora, non resta che ficcarvici dentro...


 

 

 

 

 

 

 

CHOCOLATE DRENCHED COCOA NIB COOKIES

 


da Paul A. Young, Adventures with Chocolate


Ovvero, biscotti americani al cioccolato, con fave di cacao.
Che io non avevo e che quindi ho sostituito con gocce di cioccolato, sapendo già in partenza che non sarebbe stata la stessa cosa, ma si era in emergenza etc etc etc. Per il resto, invece, tutto uguale

 

 

che cosa manca? ;-)  

225 g di farina 00
150 g di zucchero di canna
225 g di burro non salato
1 uovo medio
100 g di cacao in polvere
1/2 baccello di vaniglia o 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
100 g di chicchi di cacao (io gocce di cioccolato)
300 g di cioccolato fondente del Venezuela (io Lindt 70%)
un pizzico di sale

 

 

 

 

Accendere il forno a 180 gradi.

 

 

In una casseruola, far sciogliere il burro con lo zucchero e il sale.
Togliere dal fuoco e aggiungere la farina, il cacao e la vaniglia (l'interno del baccello, tagliato in due per il lungo e raschiato con il coltello) e l'uovo.
Aggiungere i chicchi di cacao, mescolare e far raffreddare per 5 minuti.
 
Preparare tre teglie da biscotti, rivestendole di carta da forno e su ciascuna disporre dei mucchietti di impasto, ad una distanza di 7.5 cm ciascuno.
Infornare per 8-10 minuti e lasciar raffreddare.
 
Sciogliere il cioccolato a bagnomaria, immergervi i biscotti in modo che se ne ricoprano per metà, far asciugare. 


Sin qui Paul, seguito alla lettera.
Salvo constatare che, al momento della sistemazione dell'impasto sulla teglia, questo era tutt'altro che morbido. Non solo era difficile lavorarlo col cucchiaio, ma anche utilizzare le mani diventava problematico.
Vabbè, ho pensato: si allargherà in forno.
Errore.
Perchè al momento di sfornarli, erano tal quali .
Sodi, bitorzoluti e crudi, esattamente come dieci minuti prima.
Alla cottura, ho rimediato, lasciandoli 5 minuti di più.
Per il resto, non c'è stato nulla da fare, come potete vedere con i vostri occhi

 

 

 

 

 
 
 
Parlando con la Ema e rileggendo il suo post, ho verificato lo stesso identico problema. Impasto troppo asciutto, niente a che vedere con l'impasto solito dei classici cookies che, oltretutto, in cottura si appiattiscono e si appiccicano al fondo della teglia, facendo pure le bollicine. Cosa che sarebbe dovuta accadere, stando ai suggerimenti del libro, specialmente là dove l'autore raccomanda di posizionare i mucchietti di impasto a 7 cm e mezzo di distanza l'uno dall'altro. 
La Ema, sul momento, attribuiva la causa alla diversa farina. 
Con qualche perplessità, però: perchè non sempre è vero. 
Magari, è comodo, questo sì.
Ma che sia sempre verificato, è un'altra storia.
E infatti, in questa ricetta, l'errore non dipende dalla presenza del glutine della farina, bensì....
 
 
 
... bensì, dallo scarso bilanciamento col cacao. Che ha un forte potere di assorbimento dei grassi, in special modo del burro
Già che ci siamo, sfatiamo un errore: quando leggete che per fare una frolla al cacao basta sostituire la farina con la stessa quantità di cacao, vi state preparando alla frolla più asciutta della vostra vita. 
Non sono una chimica, non sono una pasticcera- per cui non so darvi le percentuali precise. Ma certe cose basilari le so-e una è proprio questa. 
Quindi, in una ricetta che prevede ben 100 g di cacao, si doveva abbondare col burro- che è già tanto. Oppure, aggiungere un tuorlo. Oppure, più semplicemente, ridurre il cacao e lasciar fare il resto alle fave. 
 


Ultime note, sparse

 

- la seconda infornata è stata fatta con un tagliabiscotti rotondo (prima foto)

 

- fra un'infornata e l'altra, coprite l'impasto con una pellicola, perchè all'aria secca e pure parecchio
- non preoccupatevi se, appena fuori dal forno, sembrano crudi. Lasciateli a temperatura ambiente una decina di minuti e poi vedrete che andrà tutto bene. 
- appena sfornati, non sono granché: si sente troppo il gusto del cacao. Un'ora dopo, è già un'altra cosa e il giorno dopo va ancora meglio. E, ripeto, io non ho usato le fave di cacao, ma delle semplici gocce. 
 
Aggiornamento dalla colazione di casa Gennaro: il marito ha detto un "buoni!" che ha corretto in "niente di speciale" al secondo biscotto. La creatura, in compenso, mi ha impedito di portarli in ufficio. Come dire, 1 a 1, palla al centro. 
 
 
E ora, entriamo nel merito dello Starbooks: in primis, siamo felicissime del successo dello Starbook- Redone!, vale a dire della raccolta di ricette di tutte le amiche che vogliono provare i libri che abbiamo passato in rassegna fin qui. Le abbiamo raccolte qui, se vi fa piacere dare un'occhiata. Ricordo che l'appuntamento per pubblicare i loro esperimenti è il primo mercoledì di ogni mese quindi, il prossimo 3 aprile), lasciando il link su uno qualsiasi dei nostri blog. Chi non ha un blog può inviare la sua ricetta con foto all'indirizzo dei vari blog. Se volete mandarli a noi, rispondiamo a menturistico@gmail. com.
 
Invece, ecco cosa ha preparato per voi il resto della squadra, in questa settimana:
 

Vissi di cucina
Pesto al cioccolato
Lechategoiste
pollo piccante con cioccolato venezuela alla maniera di paul
Arabafelice
Tartufi di cioccolato bianco e fragole al pepe rosa
Arricciaspiccia
Lastre rocher con frutta secca tostata e uva sultanina cremisi
Andante con gusto
Muffin con timo, jaggery e cioccolato bianco.
La gaia celiaca
Muscovado chocolate cakes with cocoa nibs and Mayan spiced syrup
Ale only kitchen
Cracker al cacao

A mercoledì prossimmo, con l'ultima "infornata" di ricette!
buona giornata
Ale

 

 

 

 

 

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Ale non sta per Ale=la sottoscritta, bensì una birra ad alta fermentazione, preparata cioè con lieviti che hanno bisogno di alte temperature per fermentare e che quindi si attivano subito e schizzano in superficie alla velocità della luce. Il suo opposto è la lager (al femminile: sui processi logici che possono aver presieduto al conio di questo nome, passo) ma, se proprio devo dirla tutta, a me piace più la prima: è un po' più "impegnativa", anche per la stabilità delle mie gambe, ma dà molta più soddisfazione. Al palato- e anche agli avventori attorno al mio tavolo, a seconda di quanti sorsi riesco a reggerne, prima di cambiare colore e chiedere al marito di tornare a casa. 
Quindi, quando ho letto la ricetta di questi panini alla birra fermentata, ho subito capito che dovevano essere miei. Esattamente come l'autore del testo da cui derivano, che è il mio ultimo "trip" in fatto di libri di cucina, quel Paul Hollywood che in patria è una star (nomen omen, verrebbe da dire) e che a casa mia sta sbaragliando tutto, dai sacri testi sul pane alle dritte della nonna: perché mai ho panificato bene come da quando è metaforicamente entrato in casa mia questo signore (sul metaforicamente, son concesse le lacrime: è pure un gran bell'uomo, stando alla foto in copertina). In tre mosse, vengon fuori delle robe da urlo. e se non ci credete, provate questi panini qui...


ALE BREAD ROLLS

400 g di farina (200 g di farina 00 e 200 g di manitoba oppure 400 g di farina manitoba già "tagliata"- quella nel pacchetto a stelle e a strisce, per intenderci)
100 g di farina integrale
10 g di sale
10 g di lievito***
30 g di burro morbido
300 ml di birra Ale di buona qualità, come la Spitfire
olio d'oliva per impastare

*** va bene una bustina di lievito di birra secco: le nostre sono 7 g, personalmente lo riduco ancora un po', ma va bene quella

Vado veloce nel procedimento, perchè è quello solito

Se impastate a mano, lavorate primain una terrina; la farina al centro, da una parte il sale, dall'altra il lievito (non si devono toccare): aggiungere il burro e 3/4 della birra e iniziate ad impastare con la punta delle dita, partendo dal centro e allargandovi pian piano varso i lati.  Aggiungete il resto della birra a poco a poco, sempre continuando ad impastare, fino ad ottenere un composto molto morbido, ma non appiccicoso. Le pareti della terrina devono essere pulite. 
Spalmate poco olio sul piano di lavoro e passate a lavorare su quello,impastando per 10 minuti: all'inizio, l'impasto sarà umido, poi diventerà via via elastico e soffice. 

Se lavorate nell'impastatrice, fate fare a lei, con un unico accorgimento- e cioè, l'aggiunta del sale alla fine. Di solito, io parto con la frusta k (ho il ken) e poi passo a quella a gancio, per l'incordatura. Velocità 1- 1,5, anche qui 5 minuti, minimo. 

Per quanto riguarda la quantità della birra, partite subito on i 3/4 della dose indicata. Poi, aggiungeteli poco per volta: ma se riuscite a metterla tutta (io ce l'ho fatta!!!) è meglio. 

Dopodichè:
Ungete bene una terrina, mettetci in composto, coprite con un panno e lasciate a lievitare TANTO. minimo un'ora, meglio se due e addirittura anche tre, specie se riducete la quantità di lievito indicata. 

rivestite di carta da forno due teglie da biscotti

Versate l'impasto lievitato sul piano di lavoro, fate le peighe e lavoratelo ancora, fino a quando torna morbido e soffice. Dividetelo in 14 pezzi, di circa 60 g l'uno e formate altrettanti panini rotondi e disponetene 7 per teglia. Coprite con della pellicola e lasciate lievitare per un'altra ora, fino al raddoppio. 

Nel frattempo, accendete il forno a 210 gradi

con le forbici, praticate tre tagli orizzontali, spolverateli di farina e cuocete per 30 minuti, fino a quando i panini saranno dorati e se toccati alla base, rimanderanno un suono cavo. 

Lasciar raffreddare e mangiare con un sacco di burro (e se lo dice Paul, come si fa a disobbedirgli????)
ciao 
ale



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pa young


(prefazione della ale- ricetta della Dani)
Paul A. Young è il dio del cioccolato- e la Mapi è il suo profeta.

 

 

Se non ci fosse stata lei, infatti, probabilmente non saremmo mai incappate in questo libro. Con tutta che esiste anche la traduzione in Italiano, infatti, non è un titolo che ricorre con frequenza nelle nostre librerie, meno che mai sugli espositori o nelle vetrine: lì, il posto d'onore è occupato da visi televisivi, da supersconti, da gadget strampalati di cui il libro costituisce un semplice accessorio e mai come in questo caso si rimpiangono le oscure regole del commercio, che spingono prodotti di scarsa qualità, a discapito di altri, di assoluto valore. 

 

Ma per fortuna che c'è la Mapi- e per fortuna che c'è lo Starbooks che, di fronte a questa proposta, ha accettato senza titubanze: perché si parla di cioccolato, finalmente, e perchè a parlarne è Paul A. Young, capace come pochi di coniugare la competenza e la professionalità che gli derivano da una lunga esperienza sul campo alla genialità di cui madre Natura lo ha abbondantemente dotato. 
Perchè, diciamocelo chiaro, quest'uomo è un genio. Perchè solo un genio potrebbe affrontare un argomento così in profondità mettendo subito la quarta, senza neanche darti il tempo per prendere un po' di confidenza con l'ambiente. Cucinare con Paul A. Young, cioè, è come un giro sulle montagne russe- e pure di quelle toste, che iniziano togliendoti il fiato e finiscono lasciandoti stordito, inebetito, persino scombussolato, a volte. Ma mai deluso, mai insoddisfatto, mai convinto a metà.
Il cioccolato viene declinato in tutte le sue sfumature e, da qui, utilizzato in tutte le combinazioni possibili: e questa è un'altra straordinaria lezione di quest'uomo, che azzarda fin dove sa di poterlo fare. "Prima impara e poi sperimenta" è il sottofondo di ogni pagina, di ogni riga di questo libro. Nulla nasce dal caso, ma tutto è frutto di un'alchemica e felice combinazione di sapere, di gusto, di creatività e di tecnica, con l'umiltà che è solo dei grandi. 
Come se non bastasse, è tutto tradotto nel linguaggio della semplicità. Gli ingredienti sono reperibili, le ricette sono comprensibili, le dosi sono umane, il procedimento è dettagliato, il lessico è chiaro, almeno per quanto riguarda la versione originale. 
Sulla traduzione italiana, invece, lamentiamo le solite pecche: e cioè, che la competenza linguistica non basta, quando si deve tradurre un manuale di cucina. E' una vexata quaestio, qui sopra, a cui gli editori di solito rispondono con stizza o - peggio- fanno orecche da mercante. Ma confondere "cream" (voce del verbo to cream, montare a crema) con il sostantivo "cream", panna, manda in confusione. Così come assimilare i tsp (cucchiaini) ai tbs (cucchiai), e via dicendo. I libri di cucina, checchè se ne dica, non sono libri di fotografia o accessori di programmi televisivi: sono manuali tecnici e pratici. E quindi, al pari di tutti i manuali tecnico-pratici di questo mondo, richiedono competenze specifiche, sia nell'editing che nella traduzione. In un mondo perfetto, le verifiche verrebbero fatte anche sui contenuti, ma per questo ci siamo noi dello Starbooks, che da oggi fino alla fine del mese vi accompagneremo in queste Avventure al Cioccolato, cominciando così:
 
Ale- AleOnlyKitchen: Ganache al miele con thaini e semi di sesamo tostati
Cristina- Vissi di cucina: Pere sciroppate al rosmarino con ganache di Stilton e noci
Emanuela- Arricciaspiccia: Biscotti al cacao ricoperti di cioccolato
Gaia - la gaia celiaca : Muscovado truffles
Mapi- La Apple Pie di Mary Pie: Vinaigrette al cioccolato
Patty- Andante con gusto : Pane al tea, cioccolato, zenzero e cardamomo
Robi- Le Chat Egoiste:trifle ai quattro cioccolati

 

Stefania- Araba Felice: Pancakes al cioccolato venezuelano con salsa al cioccolato e sciroppo d'acero

Ale

Poi ci siamo noi con:

Chocolate Syrup 
Paul A Young
 
DSCF8334
"Una versione dello sciroppo al cioccolato solo per adulti da godersi sul gelato come bambini"
P.A, Young

Ingredienti
Un cucchiaino di sale marino
400 gr di zucchero di canna dorato
300 gr di cioccolato fondente al 70% spezzettato (ho utilizzato il 75% della Lindt)
75 gr di golden syrup
Opzionali per gli altri sciroppi aromatizzati:
Erbe tritate miste (lavanda, rosmarino, basilico, lemon grass...)
200 ml del liquore che preferite (per me Cointreau)
Spezie miste (cannella, anice stellato, peperoncino, vaniglia, chiodi di garofano...)
 
DSCF8354
Portate ad ebollizione in un pentolino 400 ml di acqua con  il sale e lo zucchero. Toglietelo dal fuoco e aggiungete il cioccolato. Mescolate bene utilizzando una frusta o con un frullino ad immersione come preferite. Aggiungete il golden syrup e mescolate ancora.
Potete utilizzarlo subito tiepido oppure metterlo in un contenitore ermetico una volta raffreddato o in una squeezy bottle, insomma un contenitore da cui "spremerlo "direttamente sul gelato.
Variazioni
Sciroppo alcolico:
Usate metà quantitativo di acqua e aggiungete 200 ml del vostro liquore o super alcolico preferito dopo il golden syrup
 
DSCF8358
Sciroppo speziato
aggiungete cannella, peperoncino, noce moscata, vaniglia, anice stellato o chiodi di garofano al pentolino e lasciate in infusione nell'acqua zucchero e sale bollente per 30 minuti.. Passatelo al colino, poi ribollite prima di aggiungere il cioccolato.
 
DSCF8337
Sciroppo alle erbe
Aggiungete delle erbe tritate come lavanda, rosmarino, basilico o lemon grass all'acqua bollente con zucchero e sale e lasciate in infusione fuori dal fuoco per 30 minuti. Passate al colino ribollite e poi aggiungete il cioccolato.
 
DSCF8351

E' vero che la morte sua è su un bel gelato alla vaniglia o alla crema o magari alla fragola, ma le mie taster di fiducia lo hanno gradito sul pane o semplicemente a cucchiaiate.... Vedete voi!

Buona giornata
Dani

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Mio padre era l'unico uomo, in mezzo a quattro donne. Tre delle quali, letteralmente adoranti. La quarta- la suocera- aveva dovuto metterci un po', prima di approdare agli stessi lidi: e se i modi erano quelli bruschi e orgogliosi di chi non deve chiedere mai scusa, la sostanza era la stessa: quel genero così al di fuori degli stereotipi su cui aveva modellato il marito ideale per sua figlia era un uomo unico e speciale. 
Mio padre, per contro, ci trattava come delle regine. Ciascuna aveva il suo regno, le sue prerogative, le sue peculiarità- ed era questo, che ci faceva sentire, al pari suo, così uniche e speciali. La sua non era una stima incondizionata, l'amore cieco di un marito innamorato e di un papà che adorava le sue bambine: o meglio: lo era, ma era così perfettamente sintonizzato sulle nostre caratteristiche, sulle nostre diversità, da tramutarsi per questo in una risorsa inesauribile di sicurezza nei nostri mezzi e di consapevolezza della nostra dignità. Di bambine, da piccole, di ragazzine poi e di donne, una volta cresciute. 


Io sono stata fra le prime donne al mondo a svolgere la professione che faccio: o la prima o la seconda, per la precisione. Non ci sono dati certi, perchè a quei tempi non era cosa da sbandierare, l'assunzione di una donna in quell'ambiente e in quel ruolo- e questo dà la misura del carico di impegno, di sacrificio, di determinazione, di preparazione e di dedizione al lavoro che hanno fatto di me una sorta di apripista alle altre colleghe che sono state assunte successivamente. Quello di cui vado davvero fiera, però, non è tanto l'aver raggiunto un traguardo del genere, dieci anni fa, quanto averlo fatto da donna. Senza indossare le palle, cioè. Senza dover sbandierare l'appartenenza dei miei organi riproduttivi. Senza dover annichilire la mia femminità in gessati maschili e in mocassini stringati. Ho varcato la soglia del mio ufficio con i tacchi, le perle al collo e la ferma convinzione che qualsiasi percorso professionale avessi dovuto affrontare, lo avrei fatto con tutta me stessa- e quindi, con tutti i miei ruoli, che mai sarebbero stati risucchiati da quello della donna in carriera. Accanto ai miei titoli di studio, c'erano mia figlia, mio marito, la mia casa, il mio tempo libero, la mia vita, insomma- e questo era il solo terreno su cui si sarebbero potute svolgere le trattative, di qualsiasi genere fossero. 

Va da sè che sia stata dura. Durissima, a dirla tutta. Tanto dura che, se ci ripenso, a volte mi chiedo come abbia fatto a non cedere e a non farmi travolgere dall'ondata di pregiudizi e di discriminazioni che per anni ha preceduto il mio nome. La risposta ce l'ho oggi- ed è grazie a mio padre. E a quell'amore tutto speciale, che mi ha saputo dare. A quello sguardo così orgoglioso, ogni volta che posava gli occhi su di me. A quelle lezioni di vita, fatte di severità, di rigore, a volte anche di intransigenza, con cui ha temprato la mia dignità e mi ha reso in grado di difenderla, in ogni momento della mia vita. 

Anche se menuturistico è stato un blog che ha raccolto tante storie familiari, non è mai stato un vero e proprio diario. Ho sempre raccontato il raccontabile, passandolo attraverso il filtro della finzione narrativa e riservando il mio privato per me e per la cerchia più ristretta delle persone a me più care. E l'unica volta in cui ho rotto questo cerchio, aveva in sottofondo un deciso "mai più". Se torno oggi in argomento, è solo perchè ho deciso di rispondere all'appello lanciato in rete da D.I.Re, donne in rete contro la violenza, il sito che raccoglie i 60 centri sparsi su tutto il territorio nazionale, il cui impegno è diretto al cambiamento di quelle storture culturali che sono alla base dell'ineffabile ondata di violenza che in questi mesi si sta abbattendo sulle donne. Lo faccio da privilegiata, ma con la consapevolezza che l'educazione di cui io ho goduto altro non è che un diritto di tutte le figlie, le mogli, le compagne, le madri di questo mondo. Perchè una cultura che dà voce alle istanze tutte contemporanee dell'accettazione della diversità non può prescindere dal riconoscimento della diversità primaria, che è quella dei sessi- e non può nè deve coniugarla in termini di inferiorità. Nè una società che vuol dirsi aperta all'accettazione dell'altro, può e deve trascurare l'affermazione dei diritti fondamentali dell'umanità, che il nostro status di "persone" fa sì che ci vengano riconosciuti, in modo equanime e assoluto. 

Mi fermo qui, perchè odio la retorica e temo di finirci in mezzo, indebolendo con un'enfasi fuori luogo la forza di un messaggio che mai come oggi ha bisogno di essere ribadito, in modo forte e chiaro, da tutti. Il volontariato mette a disposizione un'infinità di canali per poter contribuire a questo progetto e sono nate anche iniziative solidali, per sostenerlo in modo concreto. Non amo gli slogan, trovo patetica la "festa della donna", sono contraria alle quote rosa, che trovo melensamente discriminanti. Quello di cui abbiamo bisogno non è lo zuccherino per addolcire la pillola amara, ma della forza per dire di no a chi si ostina a propinarcela. Ed è solo dentro di noi, che dobbiamo imparare a cercarla. 

Buona settimana
Ale

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Di Daniela

Per gentile concessione della New York Public Library

Termino la settimana richiamando il post di mercoledì: vi raccontavo che al Parker House Hotel (Omni Parker House) insieme alla Boston Cream Pie, è nato anche il celebre Parker House Roll, un panino burroso e morbidissimo, eccellente sia per la colazione, che come accompagnamento a vari piatti.

La sua storia questa volta è divertente : viene creato , secondo la leggenda, da un cuoco tedesco, un certo Ward, impiegato presso la cucina dell'Hotel (sapete che all'Omni Parker House ha lavorato anche Malcom X?), il quale, arrabbiatissimo sa il cielo per cosa, dopo aver preparato l'impasto dei panini e averli tagliati alla bell'e meglio, li lancia stizzito all'interno del forno: i panini cuociono e lui, costretto a servirli per la mancanza di tempo, riceve moltissimi complimenti per la loro creazione, cominciando così la produzione giornaliera.


In realtà ben più logico ed interessante è il ragionamento storico dell'autrice di abreadaday, che spiega che l'abitudine americana a panificare con mais ed altri cereali, legata al difficile reperimento iniziale (Gambetto!! i soliti padri :-))) ed all'alto costo della farina di frumento importato dall'Europa, abitua i coloni a pani rapidi e morbidi. 

foto da qui
Quando poi l'agricoltura indigena prese a produrre grano in proprio ormai l'abitudine alla crosta morbida era molto radicata e quindi si continuarono per molti anni a preferire panini come i Parker House Rolls, teneri al morso, profumati e burrosi.
Di questi in particolare Fannie Farmer, appassionata esperta di cucina, fornisce una ricetta nel 1896 nel suo Boston Cooking-School Cook Book, un mito in America, il primo ad affrontare la cucina in modo più rigoroso, anche nella stesura delle ricette.

Io ho seguito quella di Martha, tanto per cambiare, anzi una delle ricette di Parker House Rolls. In casa li hanno trovati deliziosi e come al solito la mia velleità di congelamento è sparita nei loro capaci stomaci!


Parker House Rolls
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Ingredienti per circa 36 panini

  • 113 gr (1/2 tazza burro fuso ), più burro fuso per spennellare i panini 
  • 355 ml (1 1/2 tazze) di latte caldo (115 gradi) 
  • 7 gr (1/4-once) di lievito secco attivo
  • 6 cucchiai di zucchero
  • 2 cucchiaini di sale
  • 2 uova grandi, leggermente sbattute
  • 650/ 700 gr (6 o 6 1/2 tazze) di farina,  più un po' per il piano di lavoro

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Spennellate una grande ciotola con il burro e mettetela da parte. In una piccola ciotola, sciogliete il lievito in 60 ml di latte. Lasciate riposare fino a quando si formano un po' di bollicine in superficie, circa 5 minuti. In un'altra ciotola, unite il burro fuso, lo zucchero, il sale, il rimanente latte e le due uova leggermente sbattute. Sbattete con una frusta per mescolare. Unite il lievito.
Con un cucchiaio di legno, unite la farina, 1 tazza alla volta, fino ad ottenere un impasto morbido. rovesciate l'impasto su un piano di lavoro infarinato e impastate fino a che non otterrete un impasto liscio ed elastico, da 5 a 10 minuti. Mettete la pasta nela ciotola preparata, e rigiratela per ungerne tutta la superficie. Coprite con pellicola trasparente. Lasciate riposare in un luogo caldo fino al raddoppio per circa 1 ora e 15 minuti.
Sgonfiate la pasta e dividetela in 2 parti. Rovesciate la ciotola usata per la lievitazione sui due pezzi di pasta e lasciate riposare per 10 minuti. Lavorate con un pezzo alla volta, su una superficie leggermente infarinata: create un quadrato da 30 x 30 cm  spesso un po' meno di 1 cm.. Tagliare in sei strisce (prima a metà e poi la metà in 3 parti). Tagliate poi ogni striscia in tre rettangoli.
Spennellate con burro fuso i rettangoli. Con un coltello, incidete leggermente i rettangoli (non perfettamente a metà) e ripiegateli  su se stessi con la parte imburrata all'interno. Disponete i rettangoli in file regolari leggermente sovrapposte, su una teglia imburrata. Lasciate circa 1 cm di spazio tra le righe. Coprite con un panno e lasciate riposare fino al raddoppio della massa, da 20 a 30 minuti.

rolls della Martha

Preriscaldate il forno a 190 gradi. Spennellate i panini con burro fuso. Trasferite in forno e cuocete fino a doratura, circa 17 minuti, se cuocere una singola striscia, circa 25 minuti, se cuocete 3 strisce alla volta . Togliere dal forno e spennellate nuovamente con il burro fuso e spolverateli con un pochino di sale (per me rosa dell'Himalaya) Se li assaggiate tiepidi non riuscite più a smettere di mangiarli!

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Se desiderate congelarli, preparate tutto seguendo le indicazioni, fino alla disposizione in teglia: quando sarete a questo punto congelate le singole "strisce" e quando desidererete utilizzarle, basterà estrarle dal freezer e disporle su una teglia imburrata, coperte dalla pellicola trasparente fino a quando non saranno scongelate e avranno raddoppiato il loro volume, in circa un paio d'ore. A questo punto potrete cuocerle seguendo le istruzioni precedenti.
Potete trovare questi spettacolari panini anche dalla  Stefi, una garanzia!!!
Buona giornata
Dani

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