Il fuoco scoppiettava allegro e vivace, e su una delle tavole laterali c'erano quattro grossi barmbracks, che sembrava non fossero ancora stati tagliati.
Ma, guardandoli da vicino, ci si accorgeva che erano stati divisi in fette lunghe, grosse e uguali e che erano pronti per essere servite con il tè.

J Joce, Clay, The Dubliners

Scroll down for English version

Sir John Everett Millais - Afternoon Tea (or The Gossips) 1889.

Detto fatto, eccomi con la prima ricetta per il nostro tea time: è una ricetta storica, bella e antica, come piace a me e l'ho preparata e assaggiata con grande soddisfazione. 

In Irlanda la festività di Halloween è molto sentita, grazie alle sue profonde origini celtiche ed è festeggiata con particolare entusiasmo.

Halloween nacque dalla festa celtica di Samhain, risalente a 2.000 anni fa. La parola "Samhain" deriva dall'antico irlandese e significa "fine dell'estate". Gli irlandesi pagani adoravano il ciclo naturale della vita e soprattutto il passaggio delle stagioni. Credevano che a Samhain il velo tra questo mondo e quello successivo fosse più sottile che mai e che consentisse agli spiriti degli antenati defunti di oltrepassarlo.

I Celti indossavano costumi (probabilmente teste e pelli di animali) per mascherarsi da spiriti maligni ed evitare rapimenti spettrali dai veri spiriti nocivi che vagavano furtivi. Venivano accesi enormi falò per guidare gli spiriti buoni.

La trasformazione di Samhain in Halloween arrivò verso il settimo secolo, quando la Cristianità dichiarò il giorno di Ognissanti o All-hallows per il 1° novembre. Ciò rese la notte precedente All-hallows Eve, che negli anni diventò Halloween (Dal sito http://www.ireland.com/)

Questo è un dolce che ricorda moltissimo il panettone (ma anche il pan coi santi, o il panone valtellinesela bisciola, il Kugelhopf, il nostro pandolce genovese, lo stollen o il Christmas pudding...), ma ha qualcosa nelle dosi, o nell'originalità di qualche ingrediente, la sua originalità: qui, per esempio, l'uvetta ammorbidita molto a lungo nel tè, dà un suo tocco particolare...

Ricetta e introduzione vengono direttamente dal sito dedicato alla mia scrittrice preferita, Jane Austen.  Dato che la traduzione è personale, per chi volesse leggere il tutto direttamente in lingua, ho riportato più in basso la versione in lingua originale. Ho solo aggiunto tra i charms del dolce la monetina e il ditale, che erano sfuggiti all'autrice del pezzo ed una diversa interpretazione del bastoncino .

Eccovi quindi la mia versione:

Il Barmbrack (anche conosciuto come Bairin Brack), è un ricco pane dolce irlandese con frutta, ed è il cibo più legato all'antica tradizione di Halloween. 

Nel dolce vengono inseriti dei piccoli oggetti, dei charms, che predicono la sorte a chi li trova. All'interno di ogni  Barmbrack si potevano trovare un pisello, un bastoncino, un pezzetto di stoffa, una monetina ed un anello.

  • Chi trovava il pisello, non si sarebbe sposato
  • chi il bastoncino, sarebbe stato un combattente (o avrebbe avuto un matrimonio infelice) / oppure un viaggiatore
  • chi la moneta, sarebbe stato ricco
  • chi il pezzo di stoffa, sarebbe stato povero
  • chi l'anello, si sarebbe sposato entro l'anno
  • chi il ditale.... zittella a vita!

La parola barm proviene dall’arcaico inglese beorma, che era un liquore fermentato a base di lievito. Brack proviene dall’Irlandese brac,che significa punteggiato; e il barmbrack, effettivamente, è punteggiato di uvetta e frutta candita.

Il Barmbrack  è abitualmente cotto in teglie rotonde di 20 cm (8") di diametro, con la base removibile, ma questa ricetta funziona benissimo anche in una teglia rettangolare, naturalmente. Le dosi indicate permettono di preparare un dolce piuttosto abbondante, 

Per il piatto storico: il Barmbrack Irlandese per il perfetto tea time di Halloween

Ingredienti (per 8/10 persone):

2 bustine di tè o tre cucchiaini di tè sfuso (una miscela di tè forte, o nero, è più adatta);

350 gr di frutta secca mista (uva passa, uva sultanina, frutta candita varia);

240 ml di latte;

un cucchiaino di zucchero;

7 g (2 cucchiaini) di lievito di birra secco (non istantaneo);

450 gr di farina per pane di tipo forte (anche manitoba);

Un cucchiaino di sale;

25 gr di zucchero di canna;

75 gr di burro;

1 uovo sbattuto;

1 cucchiaino di mix di spezie

Forno pre-riscaldato a 180°

tea time 
Procedimento

Cominciate preparando due tazze di tè forte (480 ml circa). Togliete le bustine di tè o filtratelo per eliminare le foglie. Mettete in ammollo la frutta secca nel tè. L’ideale sarebbe tenere la frutta per diverse ore in ammollo, o addirittura per una notte intera, ma se non è possibile, non vi preoccupate, lasciatela solo più a lungo che potete.

Riscaldate il latte fino alla temperatura corporea, quindi finchè non diventi tiepido (potete utilizzare il microonde). Fate sciogliere nel latte il cucchiaino di zucchero e lievito. Quindi lasciate riposare per 15 minuti (o finché non diventa spumoso) in un luogo tiepido.

Mischiate farina (tenendone da parte 60 g), sale e zucchero di canna in una grande ciotola. Aggiungete il burro (o la margarina). Aggiungete quindi il lievito schiumoso, l’uovo battuto e le spezie. Scolate bene la frutta in ammollo, poi aggiungete la frutta all’impasto. Mescolate fino ad ottenere un impasto omogeneo (aggiungete altra farina se la pasta è appiccicosa). (Qui un piccolo suggerimento: tenete da parte 60 grammi di farina togliendoli dal peso totale e, dopo aver scolato l'uvetta passatela, con i canditi nella farina, così non rischierà di rimanere appiccicata e si distribuirà meglio nell'impasto).

irlanda 

Spostate l’impasto su un piano infarinato e lavoratelo bene (ma mi raccomando delicatamente e non troppo a lungo o la frutta "ingrigirà" il colore dell'impasto rompendosi. ndr). . Mettetelo poi nella teglia imburrata e lasciatelo a crescere per 45/60 minuti circa; l’impasto deve raddoppiare.

Preriscaldate il forno a 180°C

Infornate la teglia e fate cuocere per circa 30 minuti. Togliete il barmbrack dalla teglia, capovolgetelo e rimettetelo nella stessa teglia o direttamente sulla gratella del forno per altri 20 minuti circa. Il barmbrack sarà pronto quando, colpendolo su entrambi i lati suonerà vuoto (e inserendo uno stuzzicadenti all'interno, questo uscirà asciutto)

Fate quindi raffreddare il dolce prima di servirlo.

Ho trovato qui anche un altro piacevole e goloso consiglio: appena uscito da forno e ancora bollente, inumidite la superficie del pane dolce con uno sciroppo preparato con  50 ml di acqua bollente e 1 cucchiaio di zucchero... 

E' davvero squisito, non troppo dolce, ma fruttato e morbido... perfetto da servire con una buona tazza di tè, e spalmato ancora tiepido con un ricciolo di burro e un po' di marmellata......:-)

Buon fine settimana a tutti

Daniela 

 

Barmbrack

Posted by Laura Boyle
 
PICT6002 

Barmbrack (sometimes called Bairin Brack), a rich Irish fruit bread, is the food most associated with ancient Halloween customs. The “charms” baked into each loaf would fortell the future of the recipiant. Placed in the barmbrack were: a pea, a stick, a piece of cloth and a ring. Whovever received in their slice the pea, would be unmarried; the stick, would be a fighter (or wife beater!); the cloth or rag, would be poor; and the ring, would be wed within the year.

The word barm comes from an old English word, beorma, meaning yeasty fermented liquor. Brack comes from the Irish word brac, meaning speckled – which, of course, it is, with dried fruit and candied peel.

Barmbrack is usually baked in a round (20 cm or 8″) cake tin with a loose base, but this recipe works just as well with a rectangular loaf tin. The quantities given here will make one large loaf.

 

  • 2 tea bags, or 3 tsp. loose tea (a strong black blend works best)
  • 3½ cups (12 oz, 350 g) mixed dried fruit (raisins, golden raisins/sultanas, currants, candied peel)
  • 1 cup (8 fl oz, 240 ml) milk
  • 1 tsp. sugar
  • 2 tsp. dried active yeast (not instant yeast)
  • 3 cups (1 lb, 450 g) strong bread flour
  • 1 tsp. salt
  • ¼ cup (1 oz, 25 g) brown sugar
  • 1/3 cup (3 oz, 75 g) butter or margarine
  • 1 beaten egg
  • 1 tsp. mixed spice

Oven: Pre-heat to 350F (180C).

PICT5991

Start by making two cups (16 fl oz, 480 ml) of strong black tea. Remove the tea bags, or strain the tea to remove the leaves. Soak the dried fruit in the tea. Ideally, the fruit should soak for several hours or even overnight, but if this is not possible, don’t worry – just leave it soaking for as long as you can.

Warm the milk until it is hand-hot (you can do this in the microwave). Stir in the teaspoon of sugar and the yeast, and leave in a warm place for about 15 minutes or until it becomes frothy.

Mix the flour, salt and brown sugar in a large bowl. Rub in the butter or margarine. Add the frothy yeast, the beaten egg and the spice. Drain any remaining liquid from the fruit, then add the fruit to the mixture. Mix well to make a smooth dough (add extra flour if the mixture is too wet).

Turn the dough onto a floured board and knead it thoroughly. Place it in an oiled tin, cover with a cloth, and leave in a warm place to rise for 45 – 60 minutes; the dough should have doubled in size.

Place the tin in the oven and bake for about 30 minutes. Remove the loaf from the tin, turn it upside down and put it back in the tin or directly on the oven shelf. Bake for another 20 minutes or so. The loaf will be ready when it sounds hollow when you tap on each of the sides. Cool the loaf on a wire rack before serving.

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Menuturistico - ...d

Menuturistico - ...di cibo, di arte, di viaggi, di foto.

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“Vuoi che partiamo subito per la nostra avventura”, domandò Peter Pan, “o preferisci prendere il tè?”. “Prima il tè”, rispose Wendy.

J.M. Barrie, Peter Pan

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, A Lady Taking Tea, 1735, Hunterian Art Gallery collections

Oggi vorrei che leggeste con me il decalogo, anzi le 11 regole d'oro, che George Orwell, uno dei miei autori preferiti, ha pubblicato in un articolo per descrivere come si prepara una buona tazza di tè. E' un interessante pezzo di costume, scritto sull'Evening Standard, 12 gennaio 1946, che diverte e dà comunque indicazioni precise a tutti gli amanti del classico tè inglese; ma io, non paga del solo interesse del brano, ho aggiunto qualche nota di colore, cercando quà e la opere di grandi artisti che hanno il tè come loro motivo centrale .... e si sa, quando le arti figurative si incontrano con l'arte dello scrivere, il risultato è sempre una gioia per gli occhi! 

Questo post di oggi prelude ad alcuni piatti adatti al tea time, di cui già qui e qui avevamo parlato... ma di ciò che accompagne una buona tazza di tè parleremo poi: per ora gustatevi in santa pace...

A Nice Cup of Tea di George Orwell

orwell

George Orwell by Ralph Steadman from a recent issue (Aug 2014) of The New Statesman

"Se cerchi 'tè' nel primo libro di cucina che hai a portata di mano probabilmente non troverai nulla; o al massimo troverai alcune righe di istruzioni abbozzati che non danno informazioni precise su molti dei punti più importanti. 

Questo è curioso, non solo perché il tè è una delle principali segni di civiltà in questo paese, così come in Irlanda, Australia e Nuova Zelanda, ma perché il modo migliore di prepararlo è oggetto di violente dispute.

Quando analizzo la mia ricetta per la perfetta tazza di tè, trovo non meno di undici punti rilevanti. Su forse due di questi ci potrebbe essere un accordo abbastanza generale, ma almeno altri quattro sono decisamente controversi. Qui sono le mie undici regole, tutti quelle di cui io considero d'oro:

Marie-Louise Catherine Breslau Il tè delle cinque, 1883. Depositum der Gottfried Keller - Stiftung / Kunstmuseum Bern

  • Prima di tutto, si dovrebbe usare il tè indiano o di Ceylon.  Il tè Cinese tè ha virtù che non sono da disprezzare al giorno d'oggi - è economico, e si può bere senza latte - ma non è molto stimolante.  Uno non si sente più saggio, più coraggioso o più ottimista dopo averlo bevuto. Chiunque abbia usato quella frase confortante 'una bella tazza di tè' indica invariabilmente tè indiano.

Mary Stevenson CassattLe thé  about 1880

  • In secondo luogo, il tè deve essere fatto in piccole quantità - cioè, in una teiera. Tè fuori di una teiera capace è sempre di cattivo gusto, mentre il tè per l'esercito, realizzato in un calderone, sa di grasso e calce. La teiera dovrebbe essere fatta di porcellana o terracotta. Teiere in argento o Britanniaware producono tè meno buono, i contenitori smaltati sono ancora peggio; anche se curiosamente una teiera di peltro (una rarità al giorno d'oggi), non è così male.

Mary Cassatt, The Cup of Tea, ca. 1879

  • In terzo luogo, la teiera deve essere riscaldato in anticipo. Ciò è fatto al meglio appoggiandola sul piano di cottura, piuttosto che con il solito metodo di riscaldarla con l'acqua calda.

Julius Le Blanc Stewart (1855 – 1919) Five O' Clock Tea, 1884.
 

  • In quarto luogo, il tè deve essere forte. Per una pentola da un quarto (di gallone = 1 litro), se la si vuole riempire quasi fino all'orlo, potrebbero essere giusti circa sei cucchiaini pieni di tè. In un tempo di razionamento, questo non è un'idea che può essere realizzata ogni giorno della settimana, ma io continuo a ritenere che una tazza di tè forte è meglio di venti deboli. Tutti i veri amanti del tè non solo amano il loro tè forte, ma, lo desiderano un po' più forte ad ogni anno che passa - un fatto che è riconosciuto dalla razione supplementare offerta ai pensionati.

Mary Cassatt ,Lady at the Tea Table 1883

  • In quinto luogo, il tè deve essere messo direttamente nella teiera. Senza filtri, sacchetti di mussola o altri dispositivi per imprigionarlo. In alcuni paesi le teiere sono dotate di cestini che pendono sotto il beccuccio per catturare le foglioline vaganti, che si suppone siano dannose. In realtà si possono ingoiare foglie di tè in notevole quantità, senza effetti negativi, e se il tè non è libero nella teiera l'infusione non è corretta.

Roelof Koets II (1650-1725) Dutch Family Taking Tea, 1680

  • In sesto luogo, si dovrebbe portare la teiera al bollitore e non il contrario. L'acqua deve essere effettivamente bollente al momento dell'impatto, il che significa che si dovrebbe tenere sul fuoco mentre si versa. Alcuni aggiungono che si dovrebbe utilizzare solo acqua che è stato appena portata ad ebollizione, ma non ho mai notato che faccia alcuna differenza.

.
 Richard E Miller (1845-1943) The Aftenoon Tea, 1910

  • In settimo luogo, dopo aver fatto il tè, si dovrebbe mescolare, o meglio, dare alla teiera una buona scossa, permettendo poi alle foglie di stabilizzarsi.

Edgard Degas , The Cup of Tea. Breakfast after Bathing, 1883.

  • Ottavo, si dovrebbe bere da una buona tazza da  prima colazione - cioè, il tipo cilindrico di coppa, non quella larga e bassa. La coppa colazione contiene più tè, e inoltre con l'altro tipo di tazza il tè è sempre mezzo freddo prima ancora che si cominci a bere.

Mary Cassatt,  Cup of Tea ,1897

  • Nono, si dovrebbe togliere la panna dal latte prima di utilizzarlo per il tè. Il latte che è troppo cremoso dà sempre al tè un sapore stucchevole.

James Jacques-Joseph Tissot – Picnic – 1876

  • Decimo, si dovrebbe versare il tè prima nella tazza. Questo è uno dei punti più controversi di tutti; infatti in ogni famiglia in Gran Bretagna ci sono probabilmente due scuole di pensiero sul tema. La scuola del latte versato prima può avanzare alcune forti argomentazioni, ma io ritengo che il mio argomento sia incontestabile. Questo perché, versando il tè prima e mescolando appena si versa, si può esattamente regolare la quantità di latte senza il pericolo di mettere troppo latte, se lo si fa al contrario.

“Prendi un altro po' di tè”, disse la Lepre Marzolina ad Alice. “Non ne ho avuto ancora nulla”, rispose offesa Alice, “quindi non posso prenderne di più”. “Intendi dire che non puoi prenderne di meno,” disse il Cappellaio, “è molto facile prendere più di niente.”

"Teaparty". Alice, la Lepre Marzolina e il Cappellaio Matto di John Tenniel

  • Infine, il tè - a meno che non si è beva nello stile russo - dovrebbe essere bevuto senza zucchero. So molto bene che io sono in minoranza su questo punto. Ma ancora, come potresti definirti un vero tea lover se distruggi il sapore del tè aggiungendo lo zucchero? Sarebbe altrettanto ragionevole mettere il pepe o il sale. Il tè è destinato ad essere amaro, proprio come la birra è destinata ad essere amara. Addolcendolo, non lo si degustazione più, si assapora semplicemente lo zucchero; si potrebbe fare una bevanda molto simile sciogliendo lo zucchero in acqua calda normale. 

Henri MatisseTea, 1919. LACMA Colection.

Alcune persone potrebbero rispondere che a loro non piace il tè in sé, che lo bevono solo per essere riscaldati e stimolati, e hanno bisogno di zucchero per togliere il gusto. A queste persone malaccorte direi: provate a bere il tè senza zucchero per un paio di settimane, per esempio, ed è molto improbabile vorrete mai rovinare nuovamente il vostro tè, dolcificandolo. 

James Tissot, Tea, 1872

Questi non sono gli unici punti controversi sul tema del bere il tè, ma sono sufficienti a mostrare fin dove è arrivata la faccenda. C'è anche il misterioso galateo sociale che circonda la teiera (perché è considerato volgare bere dal vostro piattino, per esempio?) E molto potrebbe essere scritto circa gli usi secondari delle foglie di tè, come per predire il futuro, per prevedere l'arrivo di visitatori, per alimentare conigli, per guarire le ustioni e spazzare il tappeto. Vale la pena di prestare attenzione a dettagli come il riscaldamento della teiera e l'utilizzo di acqua davvero bollente, in modo da rendere del tutto sicuro di ottenere dalla propria razione venti buone, forti, tazze di tè che due once di foglie (57g circa), opportunamente trattate, dovrebbe rappresentare.

(tratto da I saggi raccolti, Il giornalismo e lettere di George Orwell, Volume 3, 1943-1946)

 

A venerdì con la prima proposta per il tè, con un piatto storico irlandese.

Buona giornata a tutti

Daniela

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orwell

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L'’iniziale disorientamento di fronte alla natura si spiega con ciò, che si comincia con lo scorgerne soltanto le ultime ramificazioni, senza risalire alla radice. Una volta però che uno se ne sia reso conto, può riconoscere anche nella più lontana fogliolina la manifestazione dell’'unica legge che regola il tutto e trarne vantaggio”.

Paul Klee, Diari, n. 536

 

30.10.2015  -  14.02.2016 

Dopo la mostra dedicata al rapporto tra l’opera di Alberto Giacometti e la statuaria arcaica, il MAN_Museo d’Arte della Provincia di Nuoro prosegue la propria programmazione rivolta ad analizzare aspetti poco indagati della produzione dei più importanti artisti del XX secolo con una mostra dedicata a Paul Klee (1879-1940). 

Inedito in Sardegna, Klee è uno degli autori più complessi e originali del secolo scorso. Con questa rassegna, realizzata dal Museo MAN con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, della Provincia di Nuoro e della Fondazione Banco di Sardegna, con il patrocinio dell'Ambasciata di Svizzera in Italia, curata da Pietro Bellasi e Guido Magnaguagno, con il coordinamento scientifico di Raffaella Resch, si intende esplorare un elemento fondamentale nell’opera dell’artista, ovvero la percezione della presenza di un principio vitale, generativo, insito nella materia delle cose. 

In senso specifico Klee non ha mai parlato di “animismo”, tuttavia la sua opera appare permeata di uno spirito animato avvertito in tutta larealtà materiale ed evocato dall’azione creativa dell’artista. “Creatura superiore” (Diari, n. 660), l’artista, attraverso il proprio sguardo vivificatore, porta alla luce l’elemento generatore presente nei diversi mondi che popolano il cosmo, nascosto sotto la superficie delle cose. Che siano uomini, bambini, animali, oggetti, paesaggi o architetture, i mondi di Klee obbediscono tutti alla medesima legge della natura, che l’artista indaga e imita. 

Un unico principio vitale governa l’intero ordine naturale, dalle cose grandi a quelle infinitesimamente piccole. Questo principio sembra palesarsi in molte opere dell’artista, in particolare nei disegni e negli acquarelli degli anni Venti e Trenta. Opere come Feigenbaum (Fico), del 1929, o Im Park (Nel parco), del 1940, presenti in questa mostra, o ancora l’importante dipinto Wohin? (Dove?) del 1920, proveniente dalle collezioni della Città di Locarno, esposto nel 1937 all’interno della mostra “Arte degenerata”, organizzata dal regime nazionalsocialista tedesco. 

La rappresentazione del mondo animale offre una serie di parabole, di favole morali, dove l’animale è innalzato al ruolo di essere umano, nei suoi vizi e nelle sue virtù. Ecco che nel disegno Tierfreundschaft (Amicizia tra animali) del 1923, ad esempio, un cane e un gatto si accompagnano bonariamente in una tranquilla passeggiata, incarnando il senso di amicizia che può nascere tra due esseri umani. 

Lo studio delle opere architettoniche rivela l’interesse di Klee verso la percezione della forma e la comprensione dell’elemento organico, vivo, dentro di essa, evidente in alcuni acquarelli come Americanisch - Japanisch (Americano - giapponese), realizzato nel 1918, dove a svettanti palazzi stilizzati è affiancata l’icona dell’occhio. “Una volta che si è compreso l’elemento numerico del concetto di organismo”, scrive Klee, “lo studio della natura procede più spedito e con maggiore esattezza” (Diari 536). 

Immagini da www.zoemagazine.net
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Ma il principio generativo insito in tutte le cose è ravvisabile soprattutto in quelle opere che, in maniera dichiarata, evocano o imitano ilmondo dell’infanzia, come in Hier der bestellte Wagen! - Ecco la carretta richiesta, del 1935, ma anche nel finissimo dipinto Getrübtes – Turbato, del 1934, proveniente dalle collezioni della GAM di Torino, o ancora in quei lavori dove le figure sono rappresentate con tratti semplici, stilizzati, alla maniera dei bambini, come nel dipinto Gebärde eines Antlitzes (Espressioni di un volto), del 1939, proveniente dalla collezione del Museo del Territorio Biellese. 

Forme di vita organiche e spiriti della materia animano i diversi soggetti presenti nelle opere di Klee. Un’immagine che sembra trovare una sintesi formale in un’opera come Figurale Blätter (Foglie figurate), un lavoro del 1938 dove alcune figure antropomorfe, come piccoli feti, vivono rannicchiate all’interno di foglie–incubatrici. 

Artista immerso nello spirito del suo tempo, dove si avvicendano eclatanti scoperte scientifiche, Kleerecepisce gli sconvolgimenti provocatidalle teorie della relatività e della fisica quantistica, così come le evoluzione degli studi psicoanalitici, rielaborandoli in maniera indipendente all’interno di una visione magico-fenomenica dell’universo. 

Dalla sito Ufficiale della mostra www.museoman.it dove potete trovare tutte le informazioni utili.

 

Pane semplice con il lievito madre

Paul Klee. Mondi animati (a Nuoro) e un pane semplice e fragrante con il lievito madre

Ingredienti

Per il preimpasto

20 g di lievito madre

100 g di acqua

100 g di farina

Sciogliete il lievito madre nell'acqua, aggiungete la farina, amalgamate e lasciate riposare per tutta la notte.

Per il pane

tutto il preimpasto (220 g circa)

400 g di farina

1 cucchiaino di miele o malto

150/180 g di acqua ca

12 g di sale

pane5 

Preparate il preimpasto come detto sopra e lasciatelo riposare al riparo tutta la notte.

Mettete il preimpasto in una bacinella, unitevi 130 g di acqua e scioglietela mescolando con una frusta. 
Aggiungete la farina, il sale e il malto (o il miele) , lavorate bene il tutto, aggiungendo acqua fino a che l'impasto non diventi morbido e liscio: la quantità può variare, a seconda della farina e di altri fattori esterni. Io ne ho adoperata un totale di 180 g.

Lavorate l'impasto energicamente  fino a quando non sarà liscio e ben lavorato, o, se usate la macchina, fino a quando l'impasto non si incorderà: deve risultare una pasta morbida ma che non si attacchi alle dita. Incidete la superficie con un taglio a croce, coprite con un panno umido e lasciate lievitare il tutto in ambiente tiepido e lontano dalle correnti, per almeno 3 ore (io l'ho lasciato 4 ore e mezzo).

Riprendete l'impasto e rovesciatelo su una superficie foderata con carta forno, dando la forma arrotondata di una pagnotta, praticando quattro incisioni sulla superficie e spolverando di farina.

Lasciate lievitare ancora per 2 o 3 ore, sempre in luogo tiepido e riparato. 

Preriscaldate il forno a 220°C. e, prima di infornare il pane, inserite un tegamino con due dita di acqua bollente sulla base del forno per umidificarlo.

Trascorso il tempo, fate scivolate la pagnotta con la carta forno sulla leccarda che avrete lasciato riscaldare nel forno,  e infornate subito il pane per circa 40 minuti. 

Io ho fatto fare la seconda lievitazione, pensando non crescesse così bene, all'interno di un cerchio in acciaio di 20 cm... questo è il risultato :-) Alto, con la crosta croccante fuori e dentro morbidissimo!!! Una delizia fragrnte che è sparita nel giro di 10 minuti, appena uscita dal forno! Squisito!!!! :-)

Buona giornata

Daniela

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Zuppetta dolce alla

Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!

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Non avrei mai pensato di poter diventare una appassionata di passeggiate in montagna: io sono sempre stata una tipa marina al 100%,. La mia passione per la montagna si era limitata per moltissimi anni, alla passione per lo sci. Col tempo però la montagna estiva, che avevo completamente ignora, mi ha catturata e ha fatto di me una creatura dei boschi: lì riesco a sentirmi al meglio, più serena e, incredibile a dirsi, perfino più calma, io che la calma so a stento dove stia di casa. Mi rilassa, mi fa venir voglia di muovermi, di vedere, di imparare, di scoprire paesaggi che mi stregano per la loro grandiosa bellezza.

Così ogni estate, con grande gioia scopro nuove sfaccettature di questo mio particolare piacere: niente di mirabolante, di estremo o di eccessivamente impegnativo; passeggiate divertenti, da fare con amici, rilassandoci e faticando giusto quel po' che aiuta a mantenersi più pimpanti!

Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!
Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!
Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!
Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!
Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!
Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!
Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!
Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!
Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!
Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!
Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!

 

Ho letto qui la descrizione dell'Adda che Giovanni Guler von Weineck, un viaggiatore dei primi anni del 1600, fa nel suo resoconto “Raetia”: “Sui monti che sorgono dietro ai Bagni e ben addentro nella valle, scaturisce dal versante di mezzodì il celebre fiume che dai latini è detto Abdua, Abduas e Aduas, mentre gli italiani e i tedeschi lo chiamano Adda, Aada, od anche Ada. Due opinioni corrono sulle sue origini: alcuni infatti vogliono che abbia le sue sorgenti in un lago di Val Fraele, donde un notevole emissario esce nascostamente fra massi e dirupi, procedendo sino al luogo dove lo si vede riapparire da una risonante caverna e poi dall’orlo di questa, che si eleva come un muraglione, precipitarsi giù nella valle… Altri invece sostengono con miglior fondamento che diano origine all’Adda i piccoli ruscelli derivanti dalle nevi e dai ghiacci… L’Adda è all’origine un piccolo torrente; ma poi s’accresce, procedendo da paese a paese, perché riceve da ambedue le rive grossi e piccoli corsi d’acqua per tutto il percorso del Bormiese e della Valtellina, finchè sbocca nella parte settentrionale del Lario…Attraversato il lago, l’Adda perviene a Lecco…e quindi prosegue toccando la città di Lodi, finchè a cinque miglia italiane sotto Pizzighettone e un buon miglio prima di Cremona entra nel Po…” 

Quelle che vedete sopra sono alcune immagini della passeggiata che dai laghi di Cancàno porta fino alle sorgenti dell'Adda... un paradiso in mezzo alle montagne valtellinesi, perfetto per presentarvi un delizioso dessert in versione appunto, altrettanto valtellinese...

Zuppetta dolce alla valtellinese

chef Aldo Rocca

 

Zuppetta dolce alla valtellinese e le valtellinesissime sorgenti dell'Adda!

Ingredienti per 4 persone

per il pan di Spagna

5 uova intere

150 g di zucchero

30 g di farina bianca

45 g di fecola

75 g di farina di grano saraceno

per la crema

1 uovo

125 g di mascarpone

125 g di panna fresca

60 g di zucchero

per la bagna

80 ml di liquore al mirtillo (o grappa o rum o buccia di arancia o limone o clementina o vaniglia ecc...) facoltativo

120 g di sciroppo (40 g di zucchero/80 di acqua) se piace aromatizzato con una punta di cannella o con un cucchiaio di miele.

 

Per il pan di Spagna:

Scaldate le uova a bagnomaria e, quando raggiungono i 40°C, togliete dalla fonte di calore e aggiungete lo zucchero, montando con una frusta fino al completo raffreddamento del composto.

Incorporate delicatamente le due farine setacciate, versate il tutto in una tortiera imburrata e cuocere in forno preriscaldato ventilato per 25 minuti a 180°C. Estraetelo dal forno e lasciatelo raffreddare completamente.

Per la crema al mascarpone

Montare l'albume dell'uovo e quando ha raggiunto una bona consistenza, aggiungere lo zucchero poco alla volta, fino ad ottenere una meringa ben ferma. A parte, mescolare il tuorlo con l mascarpone e quindi unirlo alla meringa, Per ultimo, montate la panna, ma non eccessivamente, e unitela delicatamente al composto.

Tagliate ora il pan di spagna, freddo, a fette di circa 1 cm di spessore e foderate il fondo di uno stampo. Preparate la bagna, unendo lo sciroppo al liquore (o a quello che sceglierete) e inzuppate il pan di Spagna.

Coprite questa base con uno strato di crema al mascarpone e poi terminate con un altro strato di pan d Spagna, che bagnerete con lo sciroppo. riponete il dolce in frigorifero e fatelo raffreddare per 2 ore.

Appena è ben freddo toglietelo dal frigo, rovesciatelo su un vassoio, tagliatelo in 4 parti, decorate la superficie con la crema al mascarpone, ben fredda, rimasta.

Decorate a piacere e servite ben fresco.

Che aggiungere? Secondo degli ingredienti che usate per la bagna, si adatta perfettamente ad ogni stagione: ricco, cremoso e saporito.

Buona giornata a tutti

Daniela

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Per festeggiare il sessantacinquesimo anniversario della nascita dei Peanuts, creati dal disegnatore americano Charles Schulz nel 1950, e in occasione dell’attesissima uscita del film “Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts” (nelle sale italiane a partire dal prossimo 5 novembre), presentiamo in collaborazione con BIC Licensing una mostra davvero unica dedicata al gruppo di bambini più amato della Storia del Fumetto, che gode del prestigioso patrocinio del Charles M. Schulz Museum di Santa Rosa (California). Per tutta la durata della mostra saranno organizzati incontri e tavole rotonde con esperti e studiosi, eventi e laboratori di disegno.
L’impacciato Charlie Brown, la scorbutica Lucy, il tenero Linus, l’intraprendente Piperita Patty, il solitario Schroeder e naturalmente l’insuperabile Snoopy, più tutti gli altri membri della compagnia, svelano ai visitatori i segreti del loro successo grazie all’esposizione di tavole originali del grande Charles Schulz, pannelli biografici, divertenti photoset, statue, installazioni multimediali, video, volumi, riviste, quotidiani d’epoca, gadget, giochi, documenti, comic books, manifesti cinematografici che raccontano un successo lungo sessantacinque anni. Nella mostra il visitatore potrà leggere più di 500 strisce, rivedere le scene più belle dei cartoni animati, scattarsi divertenti fotografie in compagnia del suo personaggio preferito e scoprire nuovi contenuti del film “Snoopy & Friends”!
IL FANTASTICO MONDO DEI PEANUTS dedica a questo incredibile fenomeno di editoria e costume un doppio percorso tematico e cronologico che illustra al visitatore come le storie dei Peanuts si sono evolute nei contenuti  grazie a preziosi documenti, a cominciare da alcune rarissime tavole originali disegnate da Schulz provenienti da importanti collezioni private fino ai quotidiani americani su cui venivano pubblicate le strisce e i primi comic book americani.
Grazie ai pezzi unici provenienti dall’archivio della Fondazione Fossati si potranno inoltre ammirare i volumi pubblicati in Italia (come il primissimo libricino “Arriva Charlie Brown” pubblicato da Milano Libri nel 1963), i numeri più importanti delmensile Linus, che già nella testata porta evidente l’influenza dei nostri eroi e che ne ha ininterrottamente pubblicato le strisce per molti anni, fino ai View-master che negli anni Settanta permettevano di vedere le strisce “animate” e a colori, così come testi monografici, saggi, libri e articoli.
La mostra segue anche un itinerario tematico dedicato all’approfondimento dei grandi “temi” dei Peanuts: l’imperdibile partita a baseball, i concerti beethoveniani di Schroeder, le sedute psicanalitiche di Lucy, le chiacchierate filosofiche sul muretto, gli sfottò a Charlie Brown, le serate passate ad arrostire le “toffolette” (ossia i marshmallow) sul fuoco, la copertina di Linus, gli amori difficili (Lucy che non riesce a conquistare il biondo Schroeder oppure l’inconfessata sbandata di Charlie per la bella ragazzina dai capelli rossi) e tantissimi altri, in centinaia di strisce che si potranno leggere in mostra per immergersi nell’atmosfera giusta, introdotte da speciali didascalie firmate da importanti esperti di ogni settore.
[...]

Una sezione a parte è invece dedicata a Snoopy, il simpatico e intraprendente bracchetto che con il suo universo immaginifico ha conquistato generazioni di lettori diventando, insieme a Charlie Brown, vero e proprio testimonial della serie: ecco quindi svelati i segreti della sua cuccia rossa (al cui interno trova posto un tavolo da biliardo o e un Van Gogh), raccontati i retroscena del suo interminabile romanzo scritto a macchina e soprattutto rievocate le mitologiche battaglie aeree all’inseguimento del maledetto barone Rosso che tanto tormenta i suoi voli di fantasia.

Non manca poi un terzo percorso dedicato alla figura e alla vita di Charles Schulz: sono infatti moltissimi gli elementi tratti dal proprio vissuto che l’autore ha inserito nelle sue strisce.
A testimoniare quanto l’animazione sia importante nell’universo dei Peanuts un’installazione multimediale realizzata appositamente da GlobalMedia permetterà ai visitatori di scoprire in tempo reale quanto i cartoni fossero strettamente connessi alle strisce disegnate da Schulz seppure con qualche modifica: con un clic si potranno vedere le strisce trasformarsi in cartoni animati! Si potrà anche vedere la prima apparizione animata dei Peanuts all’interno dello spot pubblicitario girato dalla Ford nel 1959, qualche estratto dello storico lungometraggio “A boy named Charlie Brown” (1969), di “Snoopy cane contestatore” (1972) e dello speciale televisivo che segnò il vero debutto in animazione da protagonisti “A Charlie Brown Christmas” (1965). E poi il cinema: grazie alla collaborazione di 20th Century Fox si potranno ammirare contenuti video, manifesti e cartonati dell’attesissimo film “Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts” nelle sale italiane a partire dal 5 novembre.
Non mancheranno poi le simpatiche costruzioni in Lego realizzate dall’Associazione BrianzaLug.
La mostra è gemellata con la doppia esposizione  “50 ANNI DI linus – CINQUANT’ANNI DI CULTURA DEL FUMETTO” realizzata dal Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona (www.cfapaz.org – info@cfapaz.org), dedicata alla rivista che ha cambiato la percezione del fumetto in Italia e che ha consacrato nel nostro Paese i personaggi di Schulz. I visitatori della mostra milanese avranno diritto al biglietto ridotto alla mostra di Cremona e viceversa.

(dal sito ufficiale della mostra, dove trovate anche altre informazioni utili )

Champignons farcis

da un'idea di

 

Ingredienti

18 champignon di taglia media

2 cucchiai. cucchiai di olio di oliva

sale e pepe

Ripieno:

100 g di prosciutto cotto

50 g di prosciutto crudo

1 uovo

50 g di Emmental grattugiato 

1 spicchio d'aglio

2 cucchiai di pangrattato

1 cucchiaino erba cipollina tritata

1 cucchiaino cucchiai di olio di oliva

4 pizzichi di noce moscata grattugiata

sale e pepe

 

"Champignons Agaricus". Con licenza CC BY-SA 2.5 tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Champignons_Agaricus.jpg#/media/File:Champignons_Agaricus.jpg

Tagliate i gambi degli champignon, quindi risciacquate le cappelle e asciugatele. Salatele e pepatele, conditele con olio d'oliva e mettetele da parte. Tritate i gambi. 
Preparate il ripieno. Tritate finemente i due diversi prosciutti. Mettete il composto in una padella antiaderente con i gambi tritati, uno spicchio d'aglio schiacciato e l'olio. Mettete sul fuoco alto e fate saltare per 2 minuti, mescolando con un mestolo. 
Rompete l'uovo in una ciotola, quindi aggiungete la metà del pangrattato, l'emmenthal, il contenuto della padella, l'erba cipollina tritata, sale, pepe e noce moscata. Mescolate bene. 
Accendete il forno a 180 °C . Riempite le cappelle dei funghi con il ripieno e disponeteli in una pirofila,che li possa contenere tutti. Cospargete con il restante pangrattato. Versate 3 cucchiai di acqua in fondo alla teglia e infornatelo. Cuocete per 30 minuti, bagnando regolarmente con il fondo di cottura. 
Servite questi funghi a piacere caldi o freddi, accompagnati da un'insalata di cipolline fresche o un'insalata verde. Si accompagnano molto bene anche con arrosti di carni bianche.

Buona giornata a tutti

Daniela

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PicMonkey Collage

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"Ripide pareti di roccia e dolci acque cristalline caratterizzano la Vallemaggia, un territorio verde e ricco di contrasti. Dal ghiacciaio del Basodino sino alle spiaggette di Avegno il fiume Maggia attraversa un paesaggio in cui la natura è rigogliosa. Risalendo la valle il visitatore abbandona le sponde del Lago Maggiore e si immerge in un mondo alpino. Dalla pianura alluvionale del fondovalle alle impervie montagne che sovrastano e alimentano il fiume è possibile apprezzare una natura splendida, affascinante e a tratti grandiosa. I muri a secco, preziosa testimonianza di un mondo contadino antico, costituiscono un elemento essenziale per la biodiversità. I maestri della sopravvivenza fra le piante e gli animali s’insediano nelle fessure, nelle crepe e nei buchi del muri trovandovi rifugio e nutrimento.

La Vallemaggia è caratterizzata da una ricchezza e una diversità di ambienti e di specie estremamente elevata. Nella sola zona alluvionale, dalla vegetazione pioniera dei greti e dei boschi golenali a quella propriamente acquatica, sono state individuate circa 600 specie di piante tra cui diverse specie rare e minacciate; corrispondenti ad 1/4 della flora svizzera. Infatti, la dinamica fluviale crea ambienti unici quali i greti nudi o a vegetazione pioniera, i boschi alluvionali ed i bracci laterali. Data l’unicità del luogo il fiume tra Riveo e Giumaglio è stato inserito tra i 9 paesaggi golenali svizzeri d’importanza internazionale. Inoltre, sull’ampio fondovalle valmaggese accanto alla zona golenare è ancora possibile trovare numerose testimonianze di vita contadina che arricchiscono il patrimonio naturalistico e culturale della regione. I tanti animali presenti sugli alpi e le numerose specie selvatiche quali il camoscio, la marmotta, la volpe e l’aquila possono essere un lieto incontro per adulti e bambini." Da qui

Qualche immagine? La nostra Giorgia ce ne regala qualcuna....

 

 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!
 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!
 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!
 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!
 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!
 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!
 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!
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 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!
 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!
 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!
 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!
 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!
 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!

Ecco che pian piano arriva l'autunno e con lui tanti progetti belli ed impegnativi, non che l'estate sia stata da meno - tra viaggi, lavoro, concerti e un po' di studio.

Oggi vi propongo un piatto svizzero. Beh.. non per provenienza, badate bene: il fatto è.. che l'ho ideato - anche se non c'è molto da ideare - in un'afosa giornata svizzera, per una merenda nurtriente, sana e golosa.

Questo piatto è ottimo come colazione o come frutta. Gustosissimo, può essere facilmente adattato alle esigenze di ciascuno. Non contenendo zuccheri raffinati è super digeribile (a meno che non si sia intolleranti al lattosio... ecco.. ) e aromatico: adatto a tutte le età! :)

 

Yogurt au sirop

 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!

Ingredienti per una porzione

150 di Yogurt intero (Ticinese e bio per me)

1 cucc + 2 cucc.ni  colmi di sciroppo d'acero (Canadese e bio per me)

1 Pesca matura (o se siete dei golosoni, sciroppata)

 Cartolina dalla Valle Maggia (CH) :  e lo Yogurt au sirop - per una merenda leggera e sfiziosa!

Preparazione

Lavate, sbucciate e tagliate a fette e poi alla metà le pesche. 

Preparate una ciotolina dove porrete sul fondo le pesche insieme a due cucchiaini colmi sciroppo d'acero. Rimescolate. Coprite ora con lo yogurt e guarnite con un cucchiaio, anch'esso colmo, di sciroppo. Ovviamente se avete la fortuna di avere delle ottime pesche sotto sciroppo (magari fatte in casa) potete usare loro e il loro squisito sciroppo per il piatto (se userete questo sciroppo userete degli zuccheri raffinati). Altra frutta è certamente accetta: variate a vostro piacimento. Potete anche frullare la frutta (es. fragole) con lo sciroppo per renderla più gradevole ai piccoli palati.

 

Buona merenda!

 

Giorgia

Preparazione

Lavate, sbucciate e tagliate a fette e poi alla metà le pesche. 

Preparate una ciotolina dove porrete sul fondo le pesche insieme a due cucchiaini colmi sciroppo d'acero. Rimescolate. Coprite ora con lo yogurt e guarnite con un cucchiaio, anch'esso colmo, di sciroppo. Ovviamente se avete la fortuna di avere delle ottime pesche sotto sciroppo (magari fatte in casa) potete usare loro e il loro squisito sciroppo per il piatto (se userete questo sciroppo userete degli zuccheri raffinati). Altra frutta è certamente accetta: variate a vostro piacimento. Potete anche frullare la frutta (es. fragole) con lo sciroppo per renderla più gradevole ai piccoli palati.

 

Buona merenda!

 

Giorgia

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