L'almanacco di MT

La colonna sonora dell'almanacco del 23 maggio

 

 

Il Santo del Giorno:

San Desiderio da Genova- alla faccia dei Genovesi che pensano che San Desiderio sia solo un posto sotto Bavari, nuntio vobis che non è proprio così: ci fu un Santo eponimo, e pure importante. A parziale discolpa della nostra ignoranza, aggiungo che ebbe successo, fama e gloria del martirio in Francia, e precisamente a Langres (Champagne- Ardenne), dove fu eletto vescovo nel IV secolo e dove morì decapitato per ordine delle autorità imperiali. Leggenda vuole che, una volta compiuto il barbaro atto, Desiderio si sia alzato da terra, abbia preso sottobraccio la sua testa e se ne sia tornato in città, attraverso una spaccatura nella roccia che vi faranno vedere, se mai un giorno doveste passare da Langres. Un po' come Saint Denis, insomma, ma con minor fama. Gli è anche toccato di essere scavalcato da un suo omonimo di Vienne e oggi non è più così adorato come un tempo, quando lo si invocava a tutela della verità, nelle testimonianze giurate, e a protezione delle puerpere, nei parti difficili. Anche il nome, non è più diffuso: ma se ci fosse un Desiderio fra i nostri lettori, gli facciamo gli auguri

 

Accadde oggi...

 

1992: strage di Capaci. A dire il vero, il 23 maggio è stataa una data molto gettonata dalla Storia e ci sarebbe stato il classico imbarazzo della scelta. Ma ci sono momenti che si impongono su tutti- e l'attentato in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone con la moglie, Francesca Morvillo, e gli uomini della sua scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinari è uno di questi. Palermo, la Sicilia, l'Italia intera commemora, da allora, questa data, diventata il simbolo della lotta contro la Mafia, il punto di svolta delle coscienze che trovarono nel sacrificio di Falcone prima e di Borsellino poi il coraggio di schierarsi dalla parte giusta, in nome della legalità e della fiducia in uno Stato che, purtroppo, a distanza di 21 anni, ancora non è stato capace di fare completa chiarezza su quanto accadde in quelle drammatiche circostanze. Il frutto di quel risveglio ha oggi il volto di Antonino Emanuele Schifani, il figlio di Vito, che qualche mese fa ha prestato giuramento nella Guardia di Finanza, per servire lo Stato. Sua madre, 21 anni prima, aveva commosso un'Italia agghiacciata dallo sbigottimento e dalla paura, perdonando gli assassini del marito, ma  invitandoli a inginocchiarsi e pentirsi : era una ragazzina di 22 anni, lasciata sola con un bambino di pochi mesi da crescere- e stava indicando a noi tutti la sola strada da seguire. Che non era quella dell'odio e della vendetta, ma della resistenza, nel nome di quei valori per i quali suo marito aveva perso la vita e per cui oggi suo figlio dà un senso altissimo al sacrificio del padre e delle altre vittime di quella strage.

 

Accade oggi:

23 maggio 2013: la Comunità di san Benedetto al Porto di Genova commemora la morte di don Andrea Gallo, uno dei suoi fondatori, prete di strada-  amato, contestato, discusso, spentosi ieri all'età di 84 anni. E' un altro pezzo di Genova che se ne va, un interlocutore inmportante, un esempio della "fantasia del bene" che ha preso comunque forme concrete e oggettive, al di là di ideologie, di strumentalizzazioni, di polemiche che han sempre ceduto, di fronte alla forza strabordante della carità verso i poveri.  Sulla sua tomba, la Bibbia, la sciarpa rossa, il mezzo toscano e la bandiera del Genoa -e monsignor Bagnasco sull'altare, a suggellare un 'unità della Chiesa che trova nell'amore per il prossimo il suo suggello e la sua identità.

 

La ricetta del giorno :

Streuselkuchen alle albicocche:

 

Vengo dopo il Tiggì

 

I Cento Passi: scelta obbligata, direi, per un bel film di Marco Tullio Giordana, che affronta il tema della mafia in un modo diverso dal solito, ma non per questo meno toccante. I Cento Passi del titolo sono quelli che separano la casa del boss Tano Badalamenti da quella di Peppino Impastato, figlio di un uomo legato alla mafia per paura, per abitudine, per cultura- quella cultura che il giovane decide di ribaltare dal'interno, senza muoversi da Cinisi, un paese alle porte di Palermo, attraverso i microfoni di una radio privata che, in quegli Anni Settanta in cui si svolge la storia, rappresentavano per tutti il vento della libertà. Trattandosi di una storia vera, il finale, purtroppo, è scontato. Non così lo sono i dialoghi, la sceneggiatura, l'intento di vera denuncia che il film si propone, affidato al contributo di Claudio Fava, alla regia partecipe ed intensa  di Gordana e all'interpretazione da spaccacuore di Luigi Locascio. Un'ultima annotazione: se non fosse stato per I Cento Passi, la storia di Peppino Impastato sarebbe rimasta dimenticata. Morì infatti il 9 maggio del 1978, lo stesso giorno in cui venne ritrovato il cadavere di Aldo Moro, per quello che la Magistratura archiviò come "incidente sul lavoro": la Mafia lo fece saltare in aria, sotto una carica di tritolo sui binari della ferrovia, inscenando una sorta di suicidio volto anche a screditarne l'immagine per le conseguenze che avrebbe potuto avere. ci vollero anni, prima che la verità venisse a galla e con essa anche la giustizia che condannò il suo assassino e il mandante rispettivamente a 30 anni di carcere e all'ergastolo.

Rai Movie, 22.55

 

Fortapasc- prima de I Cento Passi, però, vi guardate Fortapasc, va bene? che è un'opera tutta diversa, di Marco Risi, ma su un tema che praticamente è lo stesso: vita e morte di un eroe del nostro tempo, Giancarlo Siani, un praticante giornalista de Il Mattino, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985. Anche qui troviamo la denuncia messa in atto attraverso il potere dei media, l'omicidio efferato, il mandante sconosciuto, i troppi anni per assicurare alla giustizia i colpevoli. Ma lo stile narrativo è tutto diverso: più asciutto, più distaccato, mai compiaciuto, lontanissimo da ogni spettacolarizzazione del male e capace semmai di lasciar spazio alla speranza che, nel film come nella storia, ha il volto pulito, coraggioso ed onesto di questo ragazzo, che meriterebbe di essere ricordato di più.

Rai Tre, 21.05

 

Ce l'ho sul comodino

Enrico Brizzi- Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Gli Americani hanno Salinger, noi abbiamo Brizzi- e io ho il senso dell'umorismo, mettiamola così... la postazione sul comodinoi è prevalentemente dovuta alla dedica, a quell'A.P. "che ha disegnato", che sta per Andrea Pazienza,  che proprio oggi avrebbe compiuto 57 anni (l'altro personaggio neanche tanto misterioso a cui il libro è dedicato, il P.T. "che ha scritto" è Piervittorio Tondelli): però, prima o poi lo avrei consigliato lo stesso, questa storia di adolscenti scritta da un adolescente che, da allora, non è mai più riuscito a centrare il bersaglio come al suo primo tentativo. Più che la storia d'amore fra Alex ed Aidi, più che il tormentone dell'uscire dal cerchio, più che la scrittura (che comunque, non è affatto trascurabile), valgono le decine di citazioni di libri e di hit di culto di chi è stato ggggiovane negli anni Novanta. E chi avesse ancora delle perplessità, pensi che al decennio dopo è toccato Moccia...

 

a domani

ale

 

 

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M.Chiara 05/24/2013 14:20

Fantastica ! Punto.
Ti sei lanciata anche nella critica cinematografica....! bravissima.
Mi chiedevo (ragionamento assurdo....), a proposito di quale scrittore è toccato ai ggggiovani dei varii decenni, che, se "ci" fosse capitata una Raravis (come scrittrice, intendo) saremmo stati molto fortunati. Tutto qui.
baci
M. Chiara

alessandra 05/24/2013 18:20

e se ti acessi conosciuta prima, sarei stata più felice. tutto qui pure su questo fronte :-)
Grazie!