Les articles avec le tag natale

Buon natale!!!!

 

Moltissimi auguri di un sereno Natale!

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Da www.comunicareorganizzando.it/mostra/impressionisti-i-protagonisti/ :

Nell’ambito del consolidato rapporto tra il Musée d’Orsay e il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini – viene ospitata a Roma, dal 15 ottobre 2015 al 7 febbraio 2016, la mostra Dal Musée d’Orsay IMPRESSIONISTI. Tête à tête.

L’esposizione propone attraverso oltre sessanta opere, un ritratto della società parigina della seconda metà dell’Ottocento, attraversata dai grandi mutamenti artistici, culturali e sociali di cui gli impressionisti furono esponenti e testimoni.

Il fulcro della ricerca artistica diviene la rappresentazione della vita moderna. Scompare la pittura “storica”, “mitologica”, “religiosa” o “allegorica” e i quadri si popolano di immagini cariche di contemporaneità.

La mostra, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con il patrocinio della Camera dei Deputati, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Lazio, di Roma Capitale e dell’Ambasciata di Francia in Italia, è curata da Guy Cogeval, presidente dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie con la curatela scientifica diXavier Rey, direttore delle collezioni e conservatore del dipartimento di pittura del Musée d’Orsay e di Ophélie Ferlier, conservatore del dipartimento di sculture del Musée d’Orsay.

La rassegna è organizzata da Comunicare Organizzando con il coordinamento generale di Alessandro Nicosia.

Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Frédéric Bazille, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Berthe Morisot, Auguste Rodin: questi, tra i tanti, gli artisti in mostra al Complesso del Vittoriano, in una rassegna di oltre sessanta opere, tra dipinti e sculture.

Attraverso i volti, gli abiti, le posture e gli accessori dei personaggi ritratti e ancora attraverso i luoghi e le ambientazioni in cui essi sono inseriti, Dal Musée d’Orsay IMPRESSIONISTI. Tête à tête offre la possibilità di ricostruire l’ambiente culturale, i contesti sociali e gli stimoli artistici in cui operarono gli impressionisti e, soprattutto, di cogliere quella “rivoluzione dello sguardo” e quel rinnovamento stilistico di cui il movimento impressionista fu portavoce.

Come afferma Zola nel 1868, sono pittori che amano il loro tempo…cercano prima di tutto di penetrare figure prese dalla vita e le hanno dipinte con tutto l’amore che provano per i soggetti moderni.

 Capolavori in mostra

Il percorso della mostra si snoda facendo rivivere lo spirito di un’epoca, offrendo, da una precisa angolazione, un affresco della società francese negli anni del sorgere e dell’affermarsi del movimento impressionista. Artisti e letterati, famigliari ed amici, politici e uomini di affari, signore della borghesia, bambini e adolescenti, evocano mirabilmente episodi di un’esistenza che si svolge fra città e campagna, interni domestici e gite sul fiume. Le opere scelte per la mostra, alcune diventate vere e proprie icone dell’impressionismo, mettono in luce gli aspetti innovativi del movimento artistico ed evidenziano, allo stesso tempo, le connotazioni delle singole personalità. Tra i capolavori esposti Il Balcone (1890) di Manet, icona della borghesia parigina di fine Ottocento. Stéphane Mallarmé (1876) ritratto in un atteggiamento rilassato, capace di raccontare l’intimità tra due amici che si incontrano ogni giorno per discutere di pittura, letteratura, ma anche di gatti e perfino di moda femminile e la bellissima Angelina (1865).

Jentaud, Linet et Lainé (1871) in cui Degas si sofferma sui visi pensosi dei tre giovani industriali parigini che emergono dalla tavolozza scura illuminata dai bianchi della tovaglia, dei polsini, del giornale; dello stesso artista, il ritratto del nonno Hilaire de Gas (1857).

Bazille dipinge Il ritratto di Renoir (1867), con i piedi su una sedia, facendone il modello della sfrontatezza giovanile. Di Renoir tra i tanti, splendida L’altalena(1876) dove la luce inizia a diventare la protagonista delle opere. Di Cézanne è da segnalare Donna con caffettiera (1890-1895), l’Autoritratto (1875) e Il giocatore di Carte (1890-1892).

Rodin con Victor Hugo (1897) ci racconta come l’impressionismo riesca a penetrare anche l’immobilità della scultura.

Qui tutte le informazioni necessarie

Immagini invece da qui

Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.

Eccovi ora, come promesso, altri panini per decorare la tavola in modo gradevole e gustoso, cosa che certo non guasta! Potrete ritagliarli nelle forme che più vi piacciono: qui da me è stato tutto un fiorire di stelle, cuori e alberi di Natale, che poi l'artista di casa ha decorato a suo piacimento, solo per dare un tocco di colore, anche dove già semi di sesamo, lino e papavero, oltre che pepe rosa, avevano fatto il loro lavoro!

Ditemi se non sono carini come gli altri!

Panini morbidi per decorare la tavola delle feste n. 2

ricetta da Pan di pane

Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Biga: 
10 g di pasta madre 
100 g di farina forte,
40 g di acqua.
Impastate e lasciate riposare per una notte coperta a temperatura ambiente , circa intorno ai 18°C.

Ingredienti:
150 g di Biga preparata la sera precedente
400 g di farina tipo 0 (meglio bio),
10 g di zucchero (se piace ma si può evitare),
220 g di latte vaccino o soia o semplicemente acqua,
50 g di burro a pomata o olio (arachide, soia o mais),
10 g di sale fine e
10-15 g di semi a piacere (sesamo, papavero, girasole, lino...) o pepe rosa, con ketchup, senape e maionese facoltative.

 PICT7247

Procedimento:
Tagliate a pezzi la biga in una ciotola con il latte, aggiungete lo zucchero e, gradualmente, la farina, mescolando con una spatola fino ad incorporate il tutto.
Quando l'impasto sarà ben amalgamato, aggiungete il burro a pomata ed il sale.
Impastate bene, fin che l'impasto apparirà liscio, omogeneo e ben incordato.
Mettete a riposare in un contenitore coperto fino al raddoppio di volume.

Ribaltate l'impasto lievitato sul piano di lavoro, e con un mattarello portatelo fino ad 1,5 cm di spessore. Ora. utilizzando un coppapasta della forma che più vi piace, ritagliate l'impasto e mettete le forme ottenute sulla piastra, rivestita con carta forno.

PICT7082 

Per fare aderire i semini ai panini, potete inumidire la superficie spennellandola con acqua, appoggiando poi i semini sopra. Coprite il tutto con la pellicola trasparente, leggermente unta e fate lievitare a 26-27°C..
Attendete fino a che avranno raddoppiato il loro volume.

panini di Natale 

Riscaldare il forno a 160 C°. Infornate i panini nella parte media del forno per 20 minuti circa. Dovranno prendere appena un po' di colore.
Metteteli a raffreddare su una gratella e decorateli poi a piacimento. Potrete aanche imbottirli, per un aperitivo morbido e saporito.
Buona giornata a tutti.
Daniela

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Sintetica al massimo la nota di Rai 5 : Ritrovato un sarcofago di un sacerdote del dio egizio della XXIIesima dinastia nella riva ovest di Luxor in una buca tra le rocce, lo ha annunciato il ministro delle Antichità egiziane Mamdouh el Damati. Costruito in legno e dipinto, sono presenti geroglifici che mostrano il defunto portare offerte agli dei Anubi e Hathor.

Più approfondita e vasta la presentazione dell'Ansa:

Il ministro delle Antichità egiziane Mamdouh el Damati ha annunciato la scoperta di un sarcofago di un sacerdote del dio egizio Amon Ra della XXIIesima dinastia nella tomba del vizir Amenhotep-Huy nella riva ovest di Luxor. Il ministro ha aggiunto che il sarcofago - scoperto da una missione spagnola - è in buono stato ed è stato trovato in una buca tra le rocce, nascosto da pietre.

Secondo il direttore del dipartimento delle Antichità dell'Alto Egitto Soldan Eid, il sarcofago è fabbricato in legno stuccato e dipinto e mostra un uomo con una tipica parrucca tripartita ed una corona di fiori, nastri colorati e una barba posticcia, mentre il petto è decorato con una collana. Inoltre le due mani incrociate tengono probabilmente due steli di papiri. Sul sarcofago sono presenti geroglifici e scene che mostrano il defunto che porta offerte agli dei Anubi e Hathor. 

In ogni caso, comunque venga descritta, questa è certamente una scoperta emozionante: le ottime condizioni del sarcofago, i suoi colori ancor vivaci, a dispetto dei millenni trascorsi da quando è stato fabbricato, creano una porta virtuale con il mondo straordinariamente affascinante degli antichi egizi. Questo sacerdote del più potente tra gli dei dell'antico Egitto, ci rivelerà, suo malgrado, ancora qualcuno dei segreti del suo mondo, che non smette mai di stupirci...

Foto tratte dal sito http://www.ansa.it/
Foto tratte dal sito http://www.ansa.it/
Foto tratte dal sito http://www.ansa.it/
Foto tratte dal sito http://www.ansa.it/

Foto tratte dal sito http://www.ansa.it/

E dopo le emozioni dalla storia antica, passiamo a quelle più semplici, che ci regalerà tra poco una bella tavola di Natale, ricca di colori e sapori intensi. Qui un piccolo suggerimento, che mi viene dal blog di Patrizia e che trovo davvero grazioso, oltre che buonissimo!  Oggi vi presento i primi, lunedì prossimo ve ne proporrò altri ugualmente graziosi.

Eccoli:

Panini per decorare la tavola delle feste

da un'idea di Pan di Pane

Di una scoperta emozionante a Luxor e di panini decorativi per la tavola di Natale...

Biga: 

10 g di Pasta Madre (solida o liquida o semisolida),

100 g di farina forte,

40 g di acqua.

Impastate e lasciate riposare per una notte coperta a temperatura ambiente meglio sui 18°C circa.

(Se si vuole utilizzare il lievito di birra, metterne un grammo fresco o 1/3 di grammo secco per preparare la biga. Poi aggiungetene 3 g fresco o 1 g secco nell'impasto finale)

Ingredienti:

150 g di Biga (come sopra),

500 g di farina di grano tenero tipo 0,

260 g di acqua,

20 g di olio,

10 g di sale fine e

10-20 g semi a piacere (sesamo, papavero, girasole, lino...).

PICT7066 

Tagliuzzate la biga in una ciotola con l'acqua, aggiungete gradualmente la farina, mescolando con un cucchiaio o una spatola ed incorporatela alla biga. 

Iniziate ad impastare, e quando l'impasto sarà liscio ed omogeneo, aggiungete il sale e l'olio. Continuate fino a quando il composto sarà ben incordato.

Date un giro di pieghe e mettete a riposare in un contenitore coperto fino al raddoppio del volume.

Ribaltate sul piano di lavoro, abbassate lo spessore della pasta, utilizzando un mattarello, fino a circa 1 cm o poco meno.

Con un bicchiere o un coppapasta, di  9 cm di diametro, ritagliate 16 dischi. Ri-impastate gli avanzi e procedete fino ad esaurire l'impasto.

PICT7040 

Se volete decorare i panini con i semi aromatici, prima di tagliarli, bagnate i dischi spennellandoli con dell'acqua, appoggiateli poi su uno strato di semini (che metterete su un piattino), e premete leggermente per farli aderire bene.

Con una spatola con la lama di 6 cm incidere fino in fondo 3 tagli incrociati al centro. (mettendo la faccia decorata dai semini all'ingiù)

Prendere ad una ad una le 6 punte che si sono formate e tirarle verso l'esterno a formare la stella.
Potete anche ripiegarle leggermente sopra l'impasto, senza estrarle totalmente, per avere un effetto decorativo differente.

Potete anche lasciarli lisci senza semi se preferite.

Mettete i panini così ottenuti sulla piastra da forno rivestita con carta da cottura, ce ne stanno 8 per ogni teglia, potete utilizzare 2 teglie e cuocere contemporaneamente o fare 2 cotture sfruttando la stessa teglia.

Coprite con della pellicola trasparente e fate lievitare a (a 26-27°C).

Ora attendete che raggiungano il raddoppio di volume o poco più per cuocere.

Riscaldare il forno a 160-170 C, prima d'infornare spruzzateli con un po' di acqua od olio e cuocete a forno statico per circa 15-20 minuti. Dovranno essere leggermente dorati. 

PICT7071 

Sfornate e fate raffreddare su una gratella. Potrete utilizzarli come segnaposto, come porta candele, per creare un centrotavola originale o addirittura come porta tovagliolo!

Buona giornata

Daniela

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L'idea è quella di proporvi un'altra ricetta storica e insieme tipica delle feste natalizie, che provenga però da qualche altro luogo, in Europa o del mondo, per invogliarci ad un assaggio anche solo un po' diverso dal nostro amatissimo e tradizionale panettone.

In questo caso vi propongo un dolce che viene dall'europa dell'est, di tradizione antichissima, che ha, come quasi tutti i dolci delle feste, un'evoluzione dall'iniziale e semplice pane dolce, magari preparato con prodotti di uso comune, come il miele o le uova, per terminare in un prodotto ancor più goloso e ricco, con frutta secca, cacao e canditi, per augurare abbondanza e fortuna ai propri commensali.

Dall'Egitto, su su, attraverso i greci e naturalmente i romani, ecco arrivare fino a noi dolci squisiti, che in ogni paese con qualche differenza, si preparano nel tempo di Natale, alcuni come lo Stollen o il Christmas Pudding con grande anticipo; altri come i biscotti scandinavi Peppakakor o gli Oaks Cookies, sempre scandinavi e sempre natalizi, o come il Kugelhopf soltanto poche ore prima della festa più bella dell'anno. E sempre, legata alla lloro preparazione c'è qualche rito antico, o semplicemente qualche ricordo dolce che aiuta a regalare a questi dolci un sapore speciale.

Quindi, vi lascio alla ricetta del Cozonak, dolce morbido, profumato e, perchè no, anche bello: al taglio delle prime fette, infatti, si rivela la sorpresa... il suo interno è "disegnato" da linee di cacao, noci e uvetta.

Siete giusto in tempo per provarlo: di norma si prepara l'antivigilia di Natale....

Cozonac (dolce tradizionale natalizio)

Per il piatto storico, dalla Romania (e non solo), un dolce tradizionale natalizio: il Cozonac

Come vi dicevo, l'ideale è prepararlo un paio di giorni prima di Natale, per dargli il tempo di "respirare" e di arrivare alla sua resa di sapore migliore. La ricetta l'ho trovata qui, e ho solo leggermente ritoccato le quantità per il ripieno, aumentandole e variato la metà della farina da 00 a 0.

Ovviamente, essendo un dolce tradizionale, ognuno ha la sua personale ricetta di famiglia, tramandata dalla passate generazioni, che ne aumenta ancora il fascino...

Ingredienti

farina 00 500 g
farina 0 (manitoba) 500 g
burro  125 g
olio d'oliva 125 g
tuorli  3
uova 1
sale 15 g
latte 1/2 l
lievito di birra 30 g
buccia di arancia grattugiata  
zucchero  200 g
   
Per il ripieno  
cacao amaro 20 g
uvetta 80 g
noci sgusciate e tritate 80 g
latte 80 ml
rum o liquore alla vaniglia  
   

natale 

Sciogliete il lievito con 2 cucchiaini di zucchero, 100 gr farina 0 e 100 ml latte e copritelo con uno canovaccio e poi lasciatelo lievitare per 30-40 minuti. 

Riscaldate  il resto del latte e la quantità di zucchero rimasti; nel frattempo si separano i 4 tuorli e si sbattono con il sale, tenendo da parte un albume. 

Travasate tutto in una grande ciotola aggiungendo la farina, il latte tiepido, i tuorli, l'albume e il lievito. Adoperate un frullatore per mescolare il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete il burro e l'olio poco a poco e impastate fino a quando l'impasto si stacca da solo dalle mani e dalla ciotola. Se vi piace, potrete a questo punto aggiungere la scorza grattugiata dell'arancio o del limone. Ora coprite la ciotola con un canovaccio e lasciate lievitare in un luogo caldo per raddoppiare il volume. L'impasto risulta troppo duro, aggiungete un po' di latte, mentre se è troppo morbido riparate con poca farina.

PicMonkey Collage

Trascorso il tempo necessario dividete l'impasto in 2 parti, ognuna delle quali va stesa con il mattarello a 1,5 cm. Ora siamo pronti per spargere l'uvetta (precedentemente ammorbidita in rhum o in liquore di vaniglia) e le noci tritate, arrotolando progressivamente l'impasto. Per il ripieno ho trovato in altri siti che si può anche procedere così : mescolate 2 cucchiai di zucchero, 20 di cacao, 80 ml di latte in una piccola casseruola sulla fiamma fino quando comincia a bollire, togliete dal fuoco e versate sopra i gherigli di noce tritati finemente e l’uvetta ammollata nel rhum, per poi spalmarlo sull'impasto: scegliete voi quale versione preferite; personalmente ho adottato la seconda. Inoltre, come vi ho segnalato al'inizio, ho aumentato di poco le dosi per il ripieno, ma confesso che se ce ne fosse stato ancora un po' non sarebbe stato male.  

PICT1090 

Mettiamo i 2 rotoli in 2 teglie diverse: il formato giusto per il cozonac è simile alla teglia per plum-cake. Ciascuna teglia deve essere imburrata o coperta con la carta da forno. L'altezza dell'impasto nella teglia non deve superare 1/3 o 1/2 della altezza della teglia.

Ora ricoprite le teglie con un canovaccio e lasciate lievitare per un altro quarto d'ora; l'impasto dovrà aver raggiunto il bordo della teglia ed essere spennellato con un uovo sbattuto, con dello zucchero o con della granella di zucchero, o, ancora, con il latte prima di essere infornato.Se preferite dare una forma più aggraziata al vostro cozonac, potete dividere una metà del composto in tre parti diverse, procedendo come detto prima, cioè creando tre sfoglie con il mattarello e farcendo ognuna con la noci uvetta e cacao (facoltativo) e poi intrecciandole; oppure in due parti che riempirete come al solito e arrotolerete fra loro (io ho scelto questo).

d.Natale

Infornate con il forno a 180/200° (dipende dal vostro forno, 180° per me) per circa 10 minuti, fino a quando il dolce sarà "salito" oltre la teglia, poi abbassate a 170°C e proseguite la cottura per circa 50 minuti. Una volta pronto, il "cozonac" va tolto dalla teglia, avvolto in un canovaccio e coperto con un altro telo, lasciandolo raffreddare lentamente.

Buono, profumato e classico negli accostamenti: una variazione sul tema Natale molto invitante.

Buona giornata a tutti

Daniela

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Buon Natale, felice Anno Nuovo e ci spingiamo fino all'Epifania!

Anche questo 2013 è quasi giunto alla fine. Il Natale è già qui, gli auguri impazzano, ci prepariamo finalmente a godere piacevoli ore in famiglia senza fretta, con qualche regalo, molti brindisi e, almeno da noi, un bel po' di gioiosa confusione.

Così, anche Menuturistico vuole unirsi al coro ed augurarvi uno splendido e sereno Natale e, come si diceva una volta, una buona fine ed un miglior principio, per uno spumeggiante 2014!!

Vi aspettiamo come sempre qui, quando la Befana, come da tradizione, passerà a portarsi via tutte le feste, carichi, riposati e satolli :-) !

Per ora, i nostri migliori auguri a tutti, ma proprio a tutti voi !

Daniela e Giorgia

corona natale 

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La tradizione, lo sappiamo bene, ci riserva sempre splendide sorprese. E non solo la nostra, naturalmente. In questo caso ci troviamo in Germania, per affrontare un dolce tipico del periodo natalizio lo Stollen, o Christstollen, o Weihnachtsstollen.

stollen E' un dolce molto antico, le cui radici affondano nel medioevo. Leggendo qua e la storie sulla sua nascita ufficiale, ho notato che le date non coincidono esattamente: c'è chi parla del 1300, chi del secolo sucessivo, ma tutti concordano nel raccontare che la prima versione del dolce non era altro che un semplice pane, adatto al periodo dell'Avvento, un periodo di restrizione alimentare per meglio prepararsi al Natale e alle sue celebrazioni. Quindi non si prestavano alla realizzazione di questo dolce che semplici ingredienti austeri, olio, farina ed acqua. Ma nel 15 ° secolo, nella Sassonia (nella Germania centrale, a nord di Baviera e sud del Brandeburgo), il principe elettore Ernst (1441-1486) e suo fratello il duca Albrecht, decisero di porre rimedio a questa situazione, scrivendo al Papa, a Roma, per ottenere un permesso particolare: I fornai sassoni avevano necessità di utilizzare il burro, poichè l'olio, allora consentito, in Sassonia era costoso  e difficile da reperire, tanto che spesso doveva essere preparato con le rape...

Papa Innocenzo VIII

Papa Niccolò V, nel 1450, negò questo permesso: il burro era ritenuto un ingrediente troppo poco adatto alla penitenza; ma nel corso del tempo il giudizio iniziale fu modificato e così, infine, Papa Innocenzo VIII (papa Genovese, noto per ben altre "faccende" accadute durante il suo papato), nel 1490 inviò al principe una lettera meglio nota come la lettera del burro, in cui concedeva ai fornai di utilizzre il burro, senza dover pagare la multa per questo, ma solo per il principe elettore e la sua famiglia e per la casa.

Anche altre famiglie in seguito furono autorizzate ad utilizzare il burro, ma con la condizione di dover pagare ogni anno una tassa per la costruzione della Cattedrale di Freiberg. Questo divieto e la successiva tassa, vennero a cadere solo quando la Sassonia divenne protestante.

Nel corso dei secoli, la torta si è trasformta e dall'essere un semplice pane, piuttosto insapore, è divenuto un dolce con ingredienti ricchi, come il marzapane, l'uvetta, la frutta secca , quella candita e tanto burro!

Il miglior Stollen divenne quello venduto a partire dal '500 nel grande mercatino natalizio della città di Dresda e da allora la tradizione di questo dolce è rimasta legata a quella della cttà e la severità nel considerare la sua preparazione è tale, che solo un numero limitato di panettieri, accuratamente selezionati e segnalati in tutta la città sono autorizzati a produrlo!

Lo stollen per la sua ricchezza è considerato un pane adatto ai re, che per molti secoli ne ricevettero in dono dal popolo alcune forme: addirittura per il principe elettore Augusto se ne preparò uno gigantesco che ancora è ricordato durante il Festival dello Stollen che si organizza a Dresda nei primi giorni dell'Avvento.

The Stollen Procession 2013

Questo dolce si legò tanto alla città e alla sua vita, che veniva preparato e tagliato solo utilizzando speciali strumenti dedicati a questo scopo preciso e la tradizione vuole ancora oggi che il primo pezzo di dolce sia accantonato, per poter garantire che la famiglia possa essere in grado di permettersene uno anche l'anno seguente e l'ultimo pezzo invece, per garantirle di avere cibo in abbondanza per tutto l'anno successivo....
 

 

Christstollen

da I Dolci di A.Kompatscher.

Per il piatto storico, un dolce delle feste di grande tradizione: lo Stollen

500 g di farina 

1/8 l di latte 

100 g di lievito birra ( ne ho messo 50g) 

190 g di burro 

75 g di zucchero 

1 presa di sale 

1 bustina di zucchero vanigliato (un paio di cucchiai)

250 g di uva passita 

80 g di uva di Corinto 

75 g di cedro candito 

25 g di mandorle 

70 ml di Rum (o di succo di una arancia)

100 g di burro da spalmare

stollen 

Fate macerare la frutta e l'uvetta nel Rum per una notte. 
Il giorno seguente setacciate sulla spianatoia una parte della farina, formate la fontana mettetevi nel mezzo il lievito sbriciolato e intridetelo con una parte latte del latte tiepido. Prendete il panetto morbido così ottenuto e mettetelo da parte a lievitare. Impastate la rimanente farina, con il burro, il sale, lo zucchero vanigliato e quello semolato e il rimanente latte tiepido.. 
Quando il panetto avrà radoppiato il volume, aggiungetelo alla pasta lavorando ben bene i due impasti. 

stollen 


Tenete da parte 200 g della pasta ottenuta. 
Mettete sulla spianatoia la frutta ammorbidita nel Rum e le mandorle tritate. 
Ora prendete una manciata di pasta e premetela sui frutti. 
Ripetete l'operazione con un altro pezzo di pasta che collocherete sulla prima manciata. 
Proseguite così fino a esaurimento dell'impasto.(Non usate la porzione messa da parte) 
Impastate insieme tutti i pezzi con delicatezza. 
Consigliamo questo procedimento, perchè l'impasto che contiene molta frutta non deve essere lavorato troppo a lungo altrimenti diventa grigio. 
Lavorate ancora la pasta messa da parte e spianatela in una sfoglia sottilissima, nella quale racchiudere lo Stollen, per evitare che la frutta si bruci durante la cottura. 
Con l'impasto di frutta formate dapprima una palla, quindi un rotolo allungato. 
Con il mattarello schiacciate il rotolo nel mezzo nel senso della lunghezza, formando così una parte appiattita con ai lati due rigonfiamenti. 
Avvolgete la pasta ai frutti con la sfoglia spruzzata di latte. 
Alzate un lato rigonfio e piegatelo di sbieco sull'altro, ottenendo in tal modo la tipica forma dello Stollen. 
Adagiate il dolce sulla placca del forno foderata di carta oleata. 
Non fatelo più lievitare, perchè tende ad allargarsi. 
Cuocetelo in forno preriscaldato a 200°C per circa un'ora. 
Dopo averlo sfornato, spalmatelo con burro fuso e spolverizzatelo di zucchero. 
Solo quando sarà freddo cospargetelo abbondantemente di zucchero a velo. 
Avvolgetelo in un foglio di pellicola trasparente. 
Lo Stollen è particolarmente gustoso dopo 3 settimane. 

stollen
Considerazioni personali:

questa volta, rispetto alle altre ricette della Kompatscher, ho trovato la sua ricetta un po' meno chiara da eseguire. Innanzitutto la quantità di lievito: ho guardato un po' in giro e mi è sembrata davvero eccessiva per 1/2 chilo di farina. Così ho pensato di dimezzarne il quantitativo, mantenendo la ricetta più o meno in media con le altre.

Ho poi letto che, se preferite potete anche sostituire il rum con il succo di un'arancia. Io ho aggiunto il succo di mezza arancia al rum. 

Avrei dovuto "allargare" leggermente il solco centrale dell'impasto, perchè, lievitando in forno la forma altrimenti si "srotola" e la forma un po' si perde: il gusto non cambia,è solo un suggerimento estetico.

Dal momento che la ricetta dello stollen, come tutte le ricette tradizionali, varia di casa in casa, potete sostituire le mandorle con altra frutta secca o aggiungere altri tipi di frutta candita. Non è il primo anno che lo preparo e ormai è diventato un dolce classico anche in casa mia.

Ultima considerazione: io aggiungo sempre all'impasto mezza bacca di vaniglia, lasciata in infusione insieme ai suoi semini nel latte tiepido e un cucchiaino cdi cannella unita alla farina. Immaginate il profumo che si sprigiona dal forno?

Il risultato è squisito. Nella foto manca la seconda spolverata di zucchero a velo, che aggiungerò subito prima di consumarlo, alla Vigilia di Natale.

Che aggiungere? Provatelo! Magari confrontandolo con il nostro panettone....

Buona settimana

Daniela

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torroncini

e un grazie di esistere alla Mapi e a questa ricetta di Federica, che fa un po' pendant col fudge al latte condensato, per facilità di esecuzione, rapidità di preparazione e soddisfazione finale. (e facciamo che di calorie, colesterolo, ciccia &brufoli se ne parla a gennaio, ok?)

Va da sè che, trattandosi di una ricetta facile e rapida, io sia riuscita a sbagliare gli ingredienti pure in quella: "tanto me li ricordo, dai, son 3", ho pensato, appena l'ho letta. di conseguenza, quella che trovate qui sotto è la versione deviata di uno dei regali più gettonati del prossimo Natale, posto che le mandibole dei miei cari smettano di dimmostrare il loro apprezzamento, sbafandosene una quintalata appena giro gli occhi. 
Ma intanto, ci si mette due minuti a farli, no?

TORRONE AL CIOCCOLATO

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La ricetta originale è qui
Quella che segue, è la ricetta con cui ho realizzato i torroncini che vedete nella foto. A seguire, come al solito, le mie note

per 30 torroncini di circa 3 cm di lunghezza

300 g di cioccolato fondente
300 g di cioccolato bianco  cioccolato gianduja
400 g di crema di nocciole (Nutella o giù di lì)
400 g di nocciole sgusciate. 

In una bastardella, far fondere a bagnomaria i due cioccolati, dopo averli spezzettati. Nel frattempo, in una larga padella, scaldata sul fornello a fiamma media, fate tostare le nocciole per qualche minuto. appena sentirete il profumo, son pronte. Unite al cioccolato sciolto la Nutella e mescolate bene. Aggiungete poi le nocciole, amalgamandole al composto. 
Riempite con questo tanti stampi monoporzione: potete usare dei pirottini da plum cake oppure degli stampi in silicone da tartellette, come ho fatto io- e riponete il torrone in frigo fino a quando rassoderà, da un minimo di un'ora in poi. Sformate e buon appetito!

Note mie

al pari di tutte le preparazioni analoghe, questo torrone si conserva per parecchio tempo: quindi, potete davvero prepararlo in anticipo, in questi giorni, per regalarlo od offrirlo a Natale. Regge bene anche fuori dal frigo, con la solita avvertenza legata ad un minimo di cautela: anche se fuori fa freddo, le nostre case sono calde e qualcuna lo è più delle altre. Se lasciate i torroncini in cucina, magari mentre c'è il forno acceso e state anche preparando il pranzo, non è colpa sua se un po' si scioglie. 

il cioccolato non è temperato, ma non ce n'è bisogno. Ovvio che nessuno ve lo vieta e anzi: se siete esperti di questa tecnica, potete benissimo cimentarvi ancora una volta. Ma non si tratta di cioccolatini o altre preparazioni in cui sia fondamentale avere un cioccolato lucido. Quindi, va bene così. 

l'errore mio è stato il cioccolato bianco gianduja. Come mi sia venuto in mente, non lo so, ma una tantum sono stata lo stesso soddisfatta del risultato. Tant'è che ve lo posto, convinta. Ciò non toglie che la versione originale sia ugualmente degna di essere provata, per cui il consiglio spassionato è di farle entrambe, magari dimezzando le dosi. 

tre cose, per quanto concerne le nocciole
  • anche se magari non è il caso di immolare la Tonda del Piemonte, non è neanche il caso di usare le ciofeche del super: siamo sempre lì: semplicità di esecuzione non significa "darci là" con gli ingredienti. Scegliete una buona via di mezzo, ma che sia comunque di qualità.
  • fatele tostare prima di metterle nel cioccolato fuso. E' un'operazione che potete fare in forno o in padella e che richiede davvero pochi minuti. Prendete una padella abbastanza larga da poterle contenere tutte, fatela scaldare senza niente, a fiamma media, poi versatevi le nocciole e lasciatele lì, scrollando la padella ogni tanto. Bastan due o tre minuti, non di più: appena sentirete profumo di nocciole, spegnete il fuoco e aggiungetele il prima possibile al composto di cioccolato. Sprigioneranno più aroma, al momento dell'assaggio
  • non versatele tutte nel composto, ma tenetene da parte circa un etto, per "aggiustare" i torroncini. Non è detto, infatti, che riusciate a fare tutti i pezzi uniformi e anzi, sarà facile che qualcuno abbia meno nocciole degli altri. Riempite tutti gli stampini e alla fine aggiustate con le nocciole tenute da parte. 
Potete anche fare il torrone in monoporzione: la Mapi vi spiega tutto per bene. Va da sè che i tempi di riposo siano più lunghi

Per gli stampi, o carta o silicone o stampi in alluminio, rivestiti di carta da forno, meglio se precedentemente bagnata e strizzata, in modo da farla aderire bene allo stampo.

Ultimissima cosa: come già detto per il fudge, quelli che vedete in foto sono i miserevoli resti del corso di cucina- quindi preparati in cucina A, trasportati in cucina B, presentati in sala C, riportati in cucina B, abbandonati sotto i riflettori e poi ripresi e riportati indietro, con grave danno per il loro aspetto. Quelli fatti in casa e serviti, senza tutti 'sti sballottamenti, erano completamente senza rughe.


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comunicazione di servizio:

 

 

con oggi, chiudiamo ufficialmente la parte dedicata al riempimento degli scaffali dello Starbooks: in origine, ci si era dati un anno di tempo- e questo è abbondantemente scaduto, con una profusione di titoli e di ricette a dir poco pazzesca: non son mai riuscita a contarli, ma siamo sicuramente oltre i 500 titoli e ben oltre le 5000 ricette. e questo è quello che si vede. Quello che non si vede è l'affluenza dei lettori a questa "libreria", che è visitata ogni giorno di più. E tuttavia, mi prendo una pausa: per riorganizzare il materiale, anzitutto, per sistemare le ricette che non ho sistemato e per lasciar decantare un po' le cose (che poi si sa che è dalle distanze che vengon fuori le idee migliori). Al momento, stiamo pensando ad un pensierino per le food blogger che hanno contribuito a questa raccolta in modo consistente, senza riuscire mai ad aggiudicarsi il premio in palio: ci sentiremo in pvt, nei prossimi giorni e vi diremo tutto. Per ora, un grazie enorme a tutte quante, per aver sostenuto un'idea nuova, innovativa, utile e sicuramente un po' troppo in là con i tempi e sorretta da mezzi del tutto inadeguati: le pause servono anche per capire meglio dove aggiustare il tiro- e quindi, considerate il nostro saluto un semplice arrivederci :-)
 
Quello che invece riprende- e anzi: non ha nessuna intenzione di smettere - è lo Starbooks del mercoledì, con la squadra più figa della blogsfera (stamattina straparlo, ma va così), questo mese a ranghi ridotti perchè la Gaia Celiaca si è messa in ferie e al momento fa solo il tifo da bordo campo. Andremo avanti per tre mercoledì, ci metteremo in pausa a dicembre- e poi di nuovo in pista da gennaio fino a giugno, a partire dal secondo mercoledì di ogni mese, provando alla lettera le ricette di un libro di cucina scelto di volta in volta e mostrando sulle pagine dei nostri blog i risultati reali, senza aggiustatine in corso d'opera. Lo scopo è quello di verificare l'attendibilità dei libri di cucina per quanti, come noi, ancora li usano come manuali, cercando cioè ricette di sicura riuscita e di sicuro successo. Se non riescono, ve lo diciamo. E se riescono, pure- con giudizi che nascono dall'esperienza di una passione messa in pratica da anni e da un desiderio di condividerla in modo libero e sincero. 
 
 
 
 
 
 
 
Trine Hahnemann, Scandinavian Christmas, un titolo che continueremo a lasciare nella versione originale, perchè "Natale in Scandinavia" è roba da Boldi & De Sica in accappatoio da sauna. E siccome non è cosa, abituiamoci a questo titolo in inglese e- soprattutto- ad un'invasione di ricette natalizie tradizionalmente preparate per le prossime feste nei Paesi Scandinavi che, da sempre, sono il luogo d'elezione di Babbo Natale, delle renne, della fabbrica degli elfi e di tutto quello che caratterizza il nostro immaginario, dall'infanzia in poi. Da qui, la scelta di questo libro per un mese che, almeno in Italia, è sempre più un'appendice di dicembre: le strade son già illuminate, nelle vetrine appaiono i primi alberi di Natale e si comincia a tener buoni i bambini con le blande minacce di slitte che non passeranno e regali che non arriveranno, se non staran buoni fino alla data più poetica dell'anno. E non è escluso che non ci si stia attrezzando anche in cucina, preparando liquori e conserve che saranno pronte solo fra qualche settimana, giusto in tempo per essere regalate alle persone più care. E così, abbiamo pensato a questo libro: una novità editoriale, a firma di una autrice notissima in Inghilterra e semi sconosciuta da noi, che però ha tutto per esserci simpatica: intanto, lo fa per professione, visto che è chef fatta e finita e lo è dal 1990, che non è propriamente l'altroieri. Nel 1995 ha aperto la sua prima azienda di catering e-udite udite- si è specializzata nello sfamare le rock band: ha iniziato al seguito di qualche band danese e poi ha sfondato con Tina Turner, Elton John, i Pink Floyd , i Rolling Stones e, naturalmente, gli Hot Red Chilli Peppers. In attesa che si prenotino anche i Black Eyed Peas e le Vanilla Fudge (ve l'ho detto, no, che stamattina va così?) Trine si è dedicata ad un mare di progetti legati al cibo, inaugurando collaborazioni con varie scuole di cucina britanniche e guadagnandosi bel presto il soprannome di "The Danish Delia", la più calorosa dichiarazione d'amore che possa uscire dalla bocca di un Inglese.
In Italia, come dicevo, è poco nota: non le hanno mai affidato programmi televisivi, non è mai stata tradotta e di sicuro il Danese non l'aiuta: peccato, perchè è una bella ragazza, di quelle che ci piacciono (leggasi: che si vede a prima vista che quello che più amano del cibo è mangiarlo) e che avrebbe quidi tutte le carte in regola per diventare un personaggio, nel mondo dello show cooking e dell'editoria del food, in generale. 
Gettarla nell'agone dello Starbooks forse non è il metodo più indolore (di sicuro, non sarebbe quello scelto dal suo editore, mettiamola così): ma il libro ha un titolo che dice "comprami", una copertina accattivante e gioca la carta sempre vincente del Natale: potevamo restare insensibili a queste lusinghe? La risposta è no- e i risultati della nostra scelta si susseguiranno da oggi in poi, tutti i mercoledì, per tre settimane che profumeranno di spezie, di melasse, di glogg, di aringhe e salmoni e di tutto quanto fa Natale all' Ikea, direttamente a casa vostra.
 
 
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Eccovi le nostre proposte:
 
Andante con Gusto: Brown Cookies
La Apple Pie di Mary Pie: Apple Aebleskiver
 
e su menuturistico, i Pepparkakor
La Gaia, come dicevamo, è in ferie- ma qui è iniziato il count down e non si aggiunge altro ;-)

Non dimenticate di frequentare la nostra pagina dello Starbooks, su FB: potete lasciare commenti, impressioni, suggerimenti, apprezzamenti, critiche, qualsiasi cosa possa servirci per migliorare quello che sta diventando un appuntamento sempre più atteso e seguito. 
 
PEPPARKAKOR
biscotti svedesi speziati
 
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Dicesi "Pepparkakor" IL biscotto di Natale dell'Ikea. Quello che si vende nelle scatole di latta rosse, che ha un profumo che ti stende, appena levato il coperchio, che ti "punge" sulla lingua, al primo morso- e che poi evidentemente ti anestetizza, viste le quantità industriali che se ne vendono e se ne mangiano anche durante il resto dell'anno. Io ho una ricetta di casa, che preparo ogni anno a Natale, un po' diversa da quella che ho seguito: per cui, il confronto è stato immediato e, a dirla proprio tutta, "ricetta di amica svedese della ale batte trine 1-0": è il golden syrup che non mi convince, perchè priva l'impasto sia della consistenza della texture, sia soprattutto di tutta quella gamma di sapori che invece il miele assicura. Nella mia ricetta c'è anche la cannella, che di nuovo ammorbidisce il gusto altrimenti troppo pungente dello zenzero e del chiodo di garofano. 
Nel complesso, però, non sono male: diciamo che sono una versione più strong di quelli a cui sono abituata, dal punto di vista del sapore. Per quanto riguarda la riuscita, nessun problema: l'avvertenza, scritta a chiare lettere dall'autrice, riguarda lo spessore della sfoglia, che deve essere tirata sottilissima, per evitare che i biscotti crescano in cottura, data la presenza del bicarbonato. Quello che la ricetta non dice è che si conservano bene, in una scatola di latta, fino a due settimane dalla loro preparazione. Attenti alla temperatura del forno: per il mio, 200 gradi sono tanti. Meglio 180 e l'occhio vigile a che non passi l'attimo: appena i bordi son dorati, ci siamo.
 

 


Per l'impasto

150 ml di golden syrup
250 g di zucchero di canna
2 cucchiai di zenzero
2 cucchiaini di chiodi di garofano
175 g di burro salato, a temperatura ambiente
150 ml di panna fresca liquida
1/2 cucchiaino di bicarbonato di soda
750 g di farina, più un po' per lavorare

per la glassa
300 g di zucchero a velo
coloranti alimentari
qualche goccia d'acqua

 

 

 

 

peppar2a

 

 

 

 

 

con le fruste elettriche mescolare il golden syrup, le spezie e il burro in una capiente terrina, fino a quando diventano soffici e morbidi. Poi aggiungere la panna e mescolare ancora. Setacciare la farina e il bicarbonato e poi aggiungerli al composto di burro. Infarinare un piano di lavoro e impastare bene il composto, poi avvolgerlo in pellicola trasparente e mettere in frigo per tutta la notte.

 

 

 

 

Preriscaldare il forno a 200 gradi

 

 

Stendere l'impasto  molto sottile con il mattarello , su un piano di lavoro infarinato, e tagliare i biscotti, con varie formine: si possono aootenere dai 30 ai 50 pezzi, a seconda della grandezza della forma scelta. sistemarli a mano a mano in una teglia per biscotti, precedentemente  rivestita di carta da forno e infornare per 8 minuti. Lasciar raffreddare su una gratella
 
Preparare la glassa
dividere lo zucchero a velo in tante ciotole quanti sono i colori che vorrete utilizzare, aggiungere i coloranti e poi un po' alla volta qualche goccia d'acqua, mescolando, finchè la glassa diventa morbida: badate a che nn diventi troppo liquida. Decorate i biscotti con questa, una volta freddi.

A mercoledì prossimo, con un'altra ricetta

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santa's little helper

A scanso di equivoci, stiamo parlando di parecchi anni fa. Dodici, per la precisione. E a dirla tutta, l'avevo rimossa. Me l'avete fatta venire in mente l'altro giorno, con il post della Via Crucis natalizia ed è da allora che rido, da sola o in compagnia, ogni volta che la racconto. Il che oggi avviene spesso, ma vi assicuro che per lungo tempo ho taciuto, asfaltata com'ero dai postumi della figura di mierda a cui sono abbonata da una vita e che ha nella figlia che mi ritrovo uno strumento infallibile, come ben sa il mio sistema nervoso. 

Anyway, col tempo passa tutto e se riesco a raccontarvi anche questa, significa che gli anni che passano almeno un risvolto positivo ce l'hanno. Per cui, mettetevi comodi, che comincio. 
Era il secondo anno di asilo, selezionato con il rigore della mamma di figlia unica, all'epoca ancora insegnante e ancora convinta del potere formativo della scuola. Nei mesi precedenti all'iscrizione, era stata tutta una ricerca strategica, condotta con metodi che spaziavano dallo scientifico ("questo è a 700 m da casa, quest'altro a 752") all'inquisitorio ("dimmi, ma è vero che li costringono a mangiare le verdure?"), passando per le fisime alimentari ("là hanno le cucine, ma lì raccolgono loro stessi le verdure nell'orto") e le paturnie religiose ("non è che se la mando dalle suore, poi non farà più religione, a scuola?"*ps: la risposta è sì, non la farà più): alla fine, la scelta era caduta sull'istituto che meglio corrispondeva a tutti i parametri, con le suore brave, l'orto biologico, la vicinanza alla casa mia e dei nonni e un dossier di commenti decisamente positivi, carpiti alle spalle di ignari genitori in coda al supermercato o durante la pausa caffè, al bar sotto la scuola. L'unica cosa con cui non avevo fatto i conti, purtroppo, era l'utenza: non tanto per i bambini, che erano assolutamente deliziosi, quanto per i genitori, che transitavano tutti nell'orbita dei calciatori (in servizio o freschi ex) o dei cantanti. Il che, in soldoni, significava mamme strafighissime, con una borsa firmata al giorno, che scendevano dal SUV col tappeto rosso e passavano la loro mattinata a mostrare i loro ultimi acquisti, tutti rigorosamente griffati e ancor più rigorosamente "taglia 42". 
Io, all'epoca, ero come adesso, con dieci anni di rughe in meno: sempre di corsa, sempre affannata, sempre alle prese con gli incastri di giornate troppo brevi per far tutto. Giravo su una cinquecento scassata (è il requisito di tutte le mie macchine, anche se le compro nuove: dopo un po', le riduco a mezzi da sbarco), mi barcamenavo fra tre lavori, con guardaroba di scorta e sensi di colpa nel bagagliaio. Le altre mamme si fermavano ore ed ore a guardare i loro bambini giocare e se uscivano dalla scuola era per infilarsi nel bar, a socializzare fra aperitivi e patatine; io ero "quella che lavorava" e che, per giunta, le disturbava ogni volta, costringendole a spostare le auto dal viale perchè aveva anche degli orari da rispettare e "no, non posso dirlo, al mio capo, che non puoi spostare il fuoristrada perchè non ti si è ancora asciugato lo smalto". Insomma, a farla breve, ero sempre a disagio e qualsiasi cosa facessi, era sempre quella sbagliata. 
Mia figlia, per contro, viveva felice: andava volentieri all'asilo, si trovava bene con tutti i suoi compagni e si era affezionata alla sua insegnante, una suora bergamasca, sbrigativa e senza fronzoli sin dal nome che si era scelto, quel "suor Maria" che aveva il potere di far tornare nei ranghi tutte le madri, griffate o sgarrupate che fossero. 
Ovviamente, come in tutti gli asili che si rispettino,a Natale c'era la recita, che si preparava praticamente da Ottobre. Alla prima, non si era andati: colpa di un'influenza o di un raffreddore o di uno dei mille flagelli compresi nell'iscrizione del primo anno di scuola materna. Alla seconda, invece, bisognava fare la pastorella, con tanto di canto finale che aveva finito per entrarci nelle orecchie, da tanto veniva ripetuto a casa, in ogni momento. In ogni caso, alla vigilia, era tutto pronto- canto, costume, codini- quando, all'improvviso squilla il telefono. 
"Uè, l'è suor Maria..."
Mi metto sull'attenti. "L'è suor Maria", bisbiglio al marito. 
" Ghè un problema"
"Ghè un problema" - la mia voce è un sussurro. Il marito è sull'attenti, pure lui. 
"La Madonna ha la varicella"
"La Madonna ha la varic... La Madonna ha che?????"
"La varicella e no la può venire... te ghe devi dire alla Carola che la fa lei, la Madonna nel presepe, domani... e te ghe devi anche far imparare la parte... e ben, mi raccomando, che l'è una parte importante"
La parte importante consisteva nell'accogliere i pastorelli bambini, al grido di "Gloria e lode". C'era anche qualcosa prima, una variazione sull'evergreen del "venite parvulos", ma il punto critico era quello lì. Perchè la creatura, all'epoca, non diceva la "erre". Parlava come una mitraglia, senza prender fiato fra una frase e l'altra, ma la "erre" proprio no. La sentiva, ovviamente (memorabile la battuta al ristorance cinese "mamma-che-lidele- quetti-cinesi- dicono-"tolta"-invece- che - "tolta"), ma la pronuncia era un'altra cosa. Meno che mai se pi c'erano dittonghi o altre liquide in zona- e "gloria e lode" era un terreno davvero ostico. Neanche a dirlo, la bimba scelta in origine per questa parte aveva la dizione perfetta (era già iscritta a non so quale anno di recitazione) e l'aver affidato a mia figlia il ruolo più importante della recita di Natale, scavalcando bambini di ben altri natali, aveva creato un po' di malumore, negli altri, un'ansia che non vi dico in me. E quindi, era tutto un ripetere "Gloria e lode. Gloria e lode, gloria e lode, cavolo, Carola cosa ci vuole a dire 'sta erre", in ogni momento della giornata. 
Finchè arriva l'ora della recita- e siamo tutti lì, assiepati nelle prime file, con videocamere e rotoli di kleenex di ordinanza. Entrano i pastori, entrano le pastorelle, entrano i bambini e alla fine entrano S. Giuseppe e la Madonna, per l'occasione paludata nel lenzuolo del corredo, diventato di un azzurro celestiale in seguito ad un bucato sbagliato. San Giuseppe saluta il pubblico, con un discorso perfetto, il Primo Pastore gli risponde a tono e poi tutti si girano verso la Madonna: che, come da copione, alza gli occhi al cielo, congiunge le mani, recita una preghiera sommessa e poi, con voce stentorea: "bambini, venite da me! cantiamo tutti.... GLORIA ERODE!"
Devo proseguire- o basta così????
SANTA'S LITTLE HELPER
da Nigella Christmas

santa's little helper

Alla faccia del "piccolo aiuto" a Babbo Natale, ho pensato, quando ho letto gli ingredienti di questa corroborante bevanda natalizia, a base di Brandy, Cointreau e amaretto. Al primo sorso, però, ho pensato che tutto sommato qualcosa di forte ci vuole, per affrontare le fatiche di quella notte; al secondo, ero ancora più convinta; e al terzo, ero pronta a farmene un altro, invocando tante altre notti di Natale, da qui alla prossima primavera. Nigella propone la versione col ghiaccio, io l'ho preferito liscio (non sia mai che si annacqui): ma in tutti i casi, è un gradevolissimo aiuto, in queste giornate così intense e caotiche.


cubetti di ghiaccio (facoltativi)
1 parte di brandy
1/2 parte di amaretto di saronno
1/2 parte di Cointreau o Grand Marnier o Triple Sec

ogni parte corrisponde a 25 ml. 
Mescolare senza agitare e versare nei singoli bicchieri. 
buona settimana 
Ale
 


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