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Da www.comunicareorganizzando.it/mostra/impressionisti-i-protagonisti/ :

Nell’ambito del consolidato rapporto tra il Musée d’Orsay e il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini – viene ospitata a Roma, dal 15 ottobre 2015 al 7 febbraio 2016, la mostra Dal Musée d’Orsay IMPRESSIONISTI. Tête à tête.

L’esposizione propone attraverso oltre sessanta opere, un ritratto della società parigina della seconda metà dell’Ottocento, attraversata dai grandi mutamenti artistici, culturali e sociali di cui gli impressionisti furono esponenti e testimoni.

Il fulcro della ricerca artistica diviene la rappresentazione della vita moderna. Scompare la pittura “storica”, “mitologica”, “religiosa” o “allegorica” e i quadri si popolano di immagini cariche di contemporaneità.

La mostra, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con il patrocinio della Camera dei Deputati, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Lazio, di Roma Capitale e dell’Ambasciata di Francia in Italia, è curata da Guy Cogeval, presidente dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie con la curatela scientifica diXavier Rey, direttore delle collezioni e conservatore del dipartimento di pittura del Musée d’Orsay e di Ophélie Ferlier, conservatore del dipartimento di sculture del Musée d’Orsay.

La rassegna è organizzata da Comunicare Organizzando con il coordinamento generale di Alessandro Nicosia.

Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Frédéric Bazille, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Berthe Morisot, Auguste Rodin: questi, tra i tanti, gli artisti in mostra al Complesso del Vittoriano, in una rassegna di oltre sessanta opere, tra dipinti e sculture.

Attraverso i volti, gli abiti, le posture e gli accessori dei personaggi ritratti e ancora attraverso i luoghi e le ambientazioni in cui essi sono inseriti, Dal Musée d’Orsay IMPRESSIONISTI. Tête à tête offre la possibilità di ricostruire l’ambiente culturale, i contesti sociali e gli stimoli artistici in cui operarono gli impressionisti e, soprattutto, di cogliere quella “rivoluzione dello sguardo” e quel rinnovamento stilistico di cui il movimento impressionista fu portavoce.

Come afferma Zola nel 1868, sono pittori che amano il loro tempo…cercano prima di tutto di penetrare figure prese dalla vita e le hanno dipinte con tutto l’amore che provano per i soggetti moderni.

 Capolavori in mostra

Il percorso della mostra si snoda facendo rivivere lo spirito di un’epoca, offrendo, da una precisa angolazione, un affresco della società francese negli anni del sorgere e dell’affermarsi del movimento impressionista. Artisti e letterati, famigliari ed amici, politici e uomini di affari, signore della borghesia, bambini e adolescenti, evocano mirabilmente episodi di un’esistenza che si svolge fra città e campagna, interni domestici e gite sul fiume. Le opere scelte per la mostra, alcune diventate vere e proprie icone dell’impressionismo, mettono in luce gli aspetti innovativi del movimento artistico ed evidenziano, allo stesso tempo, le connotazioni delle singole personalità. Tra i capolavori esposti Il Balcone (1890) di Manet, icona della borghesia parigina di fine Ottocento. Stéphane Mallarmé (1876) ritratto in un atteggiamento rilassato, capace di raccontare l’intimità tra due amici che si incontrano ogni giorno per discutere di pittura, letteratura, ma anche di gatti e perfino di moda femminile e la bellissima Angelina (1865).

Jentaud, Linet et Lainé (1871) in cui Degas si sofferma sui visi pensosi dei tre giovani industriali parigini che emergono dalla tavolozza scura illuminata dai bianchi della tovaglia, dei polsini, del giornale; dello stesso artista, il ritratto del nonno Hilaire de Gas (1857).

Bazille dipinge Il ritratto di Renoir (1867), con i piedi su una sedia, facendone il modello della sfrontatezza giovanile. Di Renoir tra i tanti, splendida L’altalena(1876) dove la luce inizia a diventare la protagonista delle opere. Di Cézanne è da segnalare Donna con caffettiera (1890-1895), l’Autoritratto (1875) e Il giocatore di Carte (1890-1892).

Rodin con Victor Hugo (1897) ci racconta come l’impressionismo riesca a penetrare anche l’immobilità della scultura.

Qui tutte le informazioni necessarie

Immagini invece da qui

Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.

Eccovi ora, come promesso, altri panini per decorare la tavola in modo gradevole e gustoso, cosa che certo non guasta! Potrete ritagliarli nelle forme che più vi piacciono: qui da me è stato tutto un fiorire di stelle, cuori e alberi di Natale, che poi l'artista di casa ha decorato a suo piacimento, solo per dare un tocco di colore, anche dove già semi di sesamo, lino e papavero, oltre che pepe rosa, avevano fatto il loro lavoro!

Ditemi se non sono carini come gli altri!

Panini morbidi per decorare la tavola delle feste n. 2

ricetta da Pan di pane

Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Di altri panini morbidi, con lievito madre, per decorare la tavola delle feste e di una mostra che ha sempre il suo fascino; a Roma, Impressionisti tête à tête.
Biga: 
10 g di pasta madre 
100 g di farina forte,
40 g di acqua.
Impastate e lasciate riposare per una notte coperta a temperatura ambiente , circa intorno ai 18°C.

Ingredienti:
150 g di Biga preparata la sera precedente
400 g di farina tipo 0 (meglio bio),
10 g di zucchero (se piace ma si può evitare),
220 g di latte vaccino o soia o semplicemente acqua,
50 g di burro a pomata o olio (arachide, soia o mais),
10 g di sale fine e
10-15 g di semi a piacere (sesamo, papavero, girasole, lino...) o pepe rosa, con ketchup, senape e maionese facoltative.

 PICT7247

Procedimento:
Tagliate a pezzi la biga in una ciotola con il latte, aggiungete lo zucchero e, gradualmente, la farina, mescolando con una spatola fino ad incorporate il tutto.
Quando l'impasto sarà ben amalgamato, aggiungete il burro a pomata ed il sale.
Impastate bene, fin che l'impasto apparirà liscio, omogeneo e ben incordato.
Mettete a riposare in un contenitore coperto fino al raddoppio di volume.

Ribaltate l'impasto lievitato sul piano di lavoro, e con un mattarello portatelo fino ad 1,5 cm di spessore. Ora. utilizzando un coppapasta della forma che più vi piace, ritagliate l'impasto e mettete le forme ottenute sulla piastra, rivestita con carta forno.

PICT7082 

Per fare aderire i semini ai panini, potete inumidire la superficie spennellandola con acqua, appoggiando poi i semini sopra. Coprite il tutto con la pellicola trasparente, leggermente unta e fate lievitare a 26-27°C..
Attendete fino a che avranno raddoppiato il loro volume.

panini di Natale 

Riscaldare il forno a 160 C°. Infornate i panini nella parte media del forno per 20 minuti circa. Dovranno prendere appena un po' di colore.
Metteteli a raffreddare su una gratella e decorateli poi a piacimento. Potrete aanche imbottirli, per un aperitivo morbido e saporito.
Buona giornata a tutti.
Daniela

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Non esiste che la figura, il paesaggio è nulla, non dovrebbe che essere un accessorio. Il paesaggio dovrebbe essere usato solo per rendere più intelliggibile il carattere della figura.
H.Toulouse-Lautrec

Douglas Cooper, Toulouse-Lautrec

Museo dell’Ara Pacis, Nuovo spazio espositivo Ara Pacis
Dal 4 dicembre 2015 all’ 8 maggio 2016

 

La mostra, consentirà di portare a Roma il fiore della raccolta di opere di Toulouse-Lautrec conservata al Museo di Belle Arti di Budapest (Szépmű vészeti Múzeum), uno dei più importanti in Europa, con capolavori che vanno dal Medioevo al Novecento.

In occasione dell’esposizione romana, curata da Zsuzsa Gonda e Kata Bodor, circa 170 litografie della collezione (tra cui otto affiches di grande formato e due cover degli album della cantante, attrice e scrittrice francese Yvette Guilbert con circa 10 litografie) lasceranno Budapest per essere esposte al Museo dell’Ara Pacis dal 4 dicembre 2015 all’8 maggio 2016.

Attraverso questa esposizione sarà possibile conoscere a tutto tondo l’opera grafica di Toulouse-Lautrec: manifesti, illustrazioni, copertine di spartiti e locandine, alcune delle quali sono autentiche rarità perché stampate in tirature limitate, firmate e numerate e corredate dalla dedica dell’artista

Nel sito ufficiale del museo dell'Ara Pacis, troverete anche tutte le informazioni necessarie per raggiungere la sede espositiva e per orari e biglietti.

Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.
Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.

Un dolce semplice ma perfetto per il freddo, accompagnato dalla tazza di tè o da un caffè nero, per ritagliarsi un momento di competo relax...

 

 

Treccia dolce (con uvetta, pinoli e nocciole)

Ho trovato questa ricetta mentre, come spesso mi accade ultimamente, girovagavo per il web alla ricerc di una ricetta dolce da preparare utilizzando gli esuberi di pasta madre.... 

L'ho trovata davvero deliziosa e devo dire molto semplice da preparare, ma equilibrata e perfettamente soffice e golosa, semplice anche da arricchire seguendo il proprio gusto.

Ecco cosa ne è venuto fuori. 

Grazie mille dell'idea Sophia!

Toulouse-Lautrec al Museo dell’Ara Pacis e una deliziosa e profumata treccia dolce con lievito madre.

Ingredienti:

400 gr di farina manitoba
100 gr di farina di farro (o integrale)
200 gr di lievito madre
2 tuorli d’uovo bio
120 gr di zucchero di canna
40 gr di burro
60 gr di olio di semi di mais
200 gr di latte intero
1 cucchiaino di sale

Uvetta, pinoli, nocciole, cannella e zucchero di canna a piacere per il ripieno (facoltativo)

treccia dolce 

Procedimento:
Impastare la farina con il lievito madre (rinfrescato la sera precedente). Unire i due tuorli, lo zucchero di canna ed il latte leggermente tiepido.
Impastare bene ed aggiungere per ultimo olio e burro a pezzetti, infine il sale.
Far lievitare in una ciotola coperta per circa 12 ore in un luogo al riparo da correnti d'aria (perfetto anche il forno spento e chiuso)
Trascorso il tempo dividere l’impasto in 3 parti uguali.

Prendete la prima e lavoratela appena, allargandola e disponendo all'interno, se vi fa piacere uno degli ingredienti scelti per il ripieno che, ripeto, sono facoltativi. Chiudetela a formare un salsicciotto e tiratela lavorandola bene: otterreteun filoncino lungo circa 50 cm.
Fate lo stesso con le altre due parti e quindi formate la treccia posizionandola su una teglia ricoperta da carta forno. Ho ottenuto una treccia lunga 40 cm.

Personalmente ho riempito i tre filoncini uno con zucchero di canna e cannella, uno con  l'uvetta anmmorbidita nel cognac e acqua per circa mezz'ora, e uno con pinoli e nocciole spezzettate grossolanamente.

Far lievitare altre 3 ore in luogo tiepido e poi spennellatela con una chiara d'uovo leggermente sbattuta e magari, come me, con un po' di granella di zuccherino 

Infornare per 30 minuti circa a 200 °C . Se vi si dovesse colorire troppo la superficie, potrete coprirla per gli ultimi 10 minut con un foglio di carta forno o di alluminio.

Estraetela dal forno e fatela raffreddare prima di servirla. La crosticina che si forma in superficie è sottile, fragrante e dorata, mentre l'interno rimane morbidissmo e profumato.

Vi lascio immaginare l'aroma e il sapore...

Buona giornata

Daniela

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I capolavori dal Museo Provinciale dello Henan - uno dei maggiori musei nella Repubblica Popolare - per raccontare il passaggio dalla dinastia Han – periodo in cui l’odierna Cina comincia a prendere forma - all’Età dell’Oro della dinastia Tang (581 d.C. – 907 d.C.).

In mostra oltre 100 pezzi, tra i quali una veste funeraria di 2.000 listelli di giada intessuti con fili d’oro, ad illustrare lo straordinario clima di prosperità e di apertura culturale del periodo, quando la capitale dell'Impero era l'odierna Xi'An.

Info e orari qui

 

I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice
I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice
I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice
I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice
I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice
I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice
I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice
I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice
I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice
I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice
I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice
I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice

Una non ricetta per gustare un ottimo caprino fresco. 

La mia generossisima amica ticinese M. mi ha donato - tra le tante cose - un caprino fresco di qui, precisamente della val Verzasca, una valle stupenda e suggestiva che sta a una decina di km da dove lavoro. 

Erano - e sottolineo erano - squisiti!! 

 

Caprini in caprese scomposta

I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice

Ingredienti per porzione

1 caprino freschissimo (quantità da variare a seconda della fame e della dimensione del caprino)

4/5 pomodorini datterini

insalatina verde fresca

una fetta di pane alla segale o integrale

olio evo

aneto 

pizzico di sale (per me no, il caprino è abbastanza sapido, ma per chi preferisce mangiare la verdura a parte è necessario condire insalata e pomodori)

I Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e sempliceI Tesori della Cina Imperiale e un antipasto sfizioso: Caprino in finta caprese destrutturata - buono e semplice

Preparazione

Ve la devo proprio scrivere??!

Comunque.... lavate e tagliate insalata e pomodorini.

Diponete il tutto su un piatto a vostro piacimento. Condite con un ottimo olio extravergine italiano - magari di corpo, come quello romano. Aggiungete un poco di aneto (o spezie a vostro piacimento - ecco alcuni esempi: origano, rosmarino in polvere, salvia in polvere, peperoncino, basilico fresco) sul caprino. Condite eventualmente le verdure. Ho usato il pane alla segale (e consigliato l'integrale) perchè hanno un sapore un po' più deciso, dolce e aromatico che ben si sposa con il sapido e intenso dolce e, inolte, contenendo una più bassa percentuale di farina raffinata risultano più digeribili, anche questo però può essere variato.  

 

Buona giornata!!

 

Giorgia

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Nello splendido Palazzo Cipolla a Roma si può visitare fino al 26 luglio 2015 una mostra dedicata allo stile che a Roma ha trovato la sua espressione più pura e celebrata: il Barocco.

"Il percorso espositivo spiega in modo sintetico e chiaro l’evoluzione dell’arte barocca dalla sua nascita nei primi due decenni del Seicento, alla sua massima ‘esplosione’ figurativa sotto il pontificato di Urbano VIII e continua con l’attenzione riservata all’urbanistica da papa Alessandro VII Chigi, che diede alla città di Roma un nuovo ‘volto’...

Manifattura dei Gobelins, Nicolas Poussin e Charles Le Brun, Mosè bambino calpesta la corona del faraone, 1680-1685 ca., lana, seta e oro; Parigi, Mobilier National et Manufactures des Gobelins, de Beauvais et de la Savonnerie

L’esposizione vanta tra i prestatori alcuni dei musei più prestigiosi al mondo: Musée du Louvre, The State Hermitage Museum, Kunsthistorisches Museum, Museo Nacional del Prado, Victoria & Albert Museum, Musei Vaticani, Musei Capitolini e Galleria degli Uffizi. (da qui)

 

il trailer della mostra

"La pittura, la scultura, l’architettura e l’urbanistica raggiunsero allora i massimi livelli; l’esposizione mira a svelarne il fascino attraverso la ricostruzione del percorso creativo dell’artista, dall’idea progettuale – sono esposti, tra l’altro, studi, bozzetti, schizzi, piante e sezioni architettoniche – fino all’opera compiuta, anche oltre il perimetro della mostra.

G.L. BERNINI, Ritratto di Costanza Bonarelli, 1636-38 ca.

Il percorso raccoglie quasi 200 opere tra dipinti, sculture, disegni, medaglie e oggetti, dislocate e contestualizzate in uno spazio visivo ispirato alle inquiete architetture di Borromini. Tra le opere più ricercate c’è il disegno riferibile a Ciro Ferri tratto dagli affreschi di Pietro da Cortona per palazzo Pamphilj a piazza Navona e il Contro-progetto del colonnato di piazza San Pietro di Gian Lorenzo Bernini." (da qui)

Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, Santa Maria Maddalena Penitente con due angeli

Troverete sul sito ufficiale della mostra tutte le informazioni necessarie, compresi tuttie gli eventi satellite organizzati intorno a questa splendida esposizione.

 

Insalata fresca di zucchine e pinoli. 

La semplicità di un'Insalata fresca di zucchine e pinoli per godere dell'opulenta bellezza del Barocco Romano...

Eccovi una "non ricetta" fresca e perfettamente adatta alla stagione, oltre che eccellente anche per una dieta estiva... 

Ingredienti per 3 persone

6 o 8 zucchine piccole e tenere

50 g di Parmigiano reggiano dop

1 manciatina di pinoli

limone

sale 

pepe bianco

olio evo

11427219_10205410832407610_2227010035881860557_n 

Tagliate le zucchine a fettine sottili con una mandolina, unite il parmigiano tagliato a scagliette e i pinoli (qui sono al naturale, ma potete anche saltarli se li volete più croccanti).

Condite con una citronette al pepe bianco (mescolate un cucchiaio di limone per ogni due cucchiai di olio evo, sale e pepe bianco).

Fresca da provare, pronta in due minuti!

Buona giornata

Daniela e Marilisa.

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Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma

Dopo l'esposizione dell'ottobre scorso a Milano, il maestro russo è in mostra con ben 140 sue opere, a Roma, al Chiostro del Bramante fino al 27 luglio.

Se l'esposizione milanese era una retrospettiva dell'autore dal 1908 all'85, in questa occasione si tratta del racconto, attraverso i lavori esposti, del suo amore per sua moglie, l'amatissima Bella e del grande dolore per la sua scomparsa prematura.

Le opere arrivano in Italia per la prima volta dall’Israel Museum di Gerusalemme e si tratta di disegni, olii, gouache, litografie, acqueforti e acquerelli e seguono il percorso di Chagall attraverso le varie correnti artistiche che ne hanno influenzato il lavoro nel tempo, mentre attraversava paesi diversi, ma anche guerre, rivoluzioni e catastrofi.

Si tratta di un uomo apolide, legato a tradizioni in parte ebree, in parte russe, ma anche coinvolto nella cultura occidentale, influenze tutte che è riuscito a legare mirabilmente e che si mostrano e si fondono in molte delle sue opere.

Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma

L’ambiente espositivo pone una particolare attenzione alla scenografia delle sale e una forte considerazione della comunicazione ai visitatori dei contenuti durante il percorso di mostra. In una sala la proiezione di quattro opere che prendono forma e si completano sulla parete permette al visitatore di osservare le fasi di composizione di un’opera di Chagall, come se il quadro stesse materializzandosi proprio in quel momento. Un sottofondo sonoro rende multisensoriale l’intera esperienza percettiva.

Inoltre, affinché tutti possano entrare a pieno nel mondo di questo grande del Novecento, ci si potrà immergere in un quadro dell’artista e comporre con dei magneti mobili su uno sfondo “classico” di un’opera di Chagall il “proprio Chagall”, all'interno della quale poi immortalarsi con uno scatto fotografico. E per “immedesimarsi” nella sua appassionante poetica, nell'ultima sala vi è la proiezione a parete di una delle sue opere più importanti La passeggiata (di cui in mostra è presente una gouache del 1919) che invita il visitatore a immergersi nell'atmosfera del dipinto e a immortalare il proprio viso al posto di quello degli amanti, per portare con se un ricordo personale della visita alla mostra e del grande amore di Marc e Bella, dei quali proprio quest’anno cade il centenario del matrimonio.

La mostra CHAGALL. LOVE AND LIFE attraverso le opere dell’Israel Museum illustra la sua arte, tra le più innovative del Novecento, nonché la poetica dell’artista ebreo più apprezzato e ammirato del secolo scorso. Parafrasando il titolo del libro della moglie Bella, le luci di Chagall risplendono ancora, di colui che non è mai stato un “artista tormentato”, anzi ha mantenuto fino alla fine della sua lunga esistenza ottimismo e gioia di vivere.

(Dal sito ufficiale della mostra, dove potrete trovare anche tutte le informazioni su orari, tempi e biglietti utili per la visita).

 

​Zucchine ripiene vegetariane

Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Ingredienti:
6 zucchine
1 uovo intero
80 g parmigiano 
1 patata lessa
250 g stracchino
1 cipollotto fresco
Pangrattato
Sale e pepe
olio evo
spezie varie: paprika, origano, timo, maggiorana, mentuccia o rosmarino a scelta o mescolate fra loro.

zucchini 

Per prima cosa tagliate le zucchine a metà e togliere la polpa con uno scovolino, mettendola in una ciotola a parte.

Aggiungete alla polpa delle zucchine il parmigiano (50 g, gli altri 30 teneteli da parte per spolverizzare i ripieni), l'uovo, lo stracchino, il cipollotto tritato finissimo e la patata lessa schiacciata. Amalgmste bene il tutto.

Aggiustate di sale e pepe e, se vi piace, unite anche alcuni aromi, che regalino personalità ai vostri ripieni: potrei suggerirvi paprika, origano, timo, maggiorana, mentuccia o rosmarino, ma la scelta è davvero infinita.

Dopo aver ben insaporito il composto, che deve essere morbido e vellutato, riempite con un cucchiaino o una sac a poche, le zucchine. 

Spolverizzatele con il pangrattato e il parmigiano, irrorateli con un giro d'olio e cuocetele per 15' a 180°/200°C a forno ventilato.

IMG_3860 

Servitele tiepide o fredde, accompagnate da un'insalata mista fresca, per un pranzo saporito e completo.

Questa ricetta è velocissima e molto semplice, ma il risultato é ottimo!

Buona giornata a tutti.

Daniela

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Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini e Giorgio  Morandi a Roma

Per me non vi è nulla di astratto; però ritengo che non vi sia nulla di più surreale e nulla di più astratto del reale…

Intervista per “The Voice of America”, incisa il 25 aprile 1957

E' in corso al Complesso del Vittoriano a Roma fino a giugno 2015 una mostra dedicata ad un grande artista bolognese, Giorgio Morandi : le opere esposte, circa 150 fra dipinti ad olio, incisioni ed acquarelli (e una sezione dedicata anche alla corrispondenza con due grandissimi storici dell'arte, Longhi e Brandi.), provengono da musei da grandi musei, dal centro Pompidou a Parigi, agli Uffizi, alla Pinacoteca di Siena, oltre che dal Museo Morandi di Bologna e da importanti collezioni private. 

Vi riporto, di seguito, alcuni cenni sulla vita del grande Maestro, tratte da un articolo dedicato alla mostra:

Giorgio Morandi nacque e morì a Bologna (1890-1964) in un’apparente solitudine che tuttavia non gli impedì di entrare in contatto con altri artisti e di misurarsi con la loro esperienza. La mostra dà conto della sua attenzione per i grandi maestri italiani, da Giotto e Masaccio a Piero della Francesca e Caravaggio, fino alla scoperta della moderna pittura francese, e in particolare di Cézanne: a partire dalle sue “Bagnanti” Morandi si cimentò nella rappresentazione della figura umana, che poi abbandonò ben presto limitandosi a qualche raro autoritratto.

La primissima e personale adesione al Futurismo e la conoscenza delle illustrazioni di opere di Picasso e Braque si riflette in alcune sue rarissime opere degli anni d’esordio che saranno presenti in mostra. Nel 1917 conosce de Chirico e Carrà. Incontro che lo porta a elaborare, tra il 1918 e il 1919,una sua personalissima “metafisica degli oggetti comuni”. Subito dopo anche Morandi partecipa a Valori Plastici, movimento caratterizzato dalla ricerca di un nuovo plasticismo. Già a partire dal 1920 si assiste a un suo ritorno alla realtà e a una ricerca più autonoma e ormai svincolata dalle avanguardie. Negli anni Trenta riceve i primi importanti riconoscimenti critici. Nel 1930 ottiene per chiara fama la cattedra di tecnica dell’Incisione all’Accademia di Belle Arti di Bologna, che manterrà per 26 anni. In questo quarto decennio del secolo si dedica assiduamente alle acqueforti e, nei suoi dipinti, alla ricerca sulla materia pittorica. Risalgono a questo momento le tele ricche di pastosità, opere che, come scrisse l’amico e letterato Giuseppe Raimondi, “guardate in controluce, aggiungono alla superficie di un dipinto la densa trama di un tessuto”. Nel decennio successivo, quello attraversato dalla Seconda guerra mondiale, Morandi continua a rielaborare i temi consueti della sua arte: Nature morte, Paesaggi e Fiori. Temi a cui si dedicherà, in una ricerca costante, fino agli ultimi anni della sua attività, in opere caratterizzate da un processo di rarefazione e di spoliazione dei dati del visibile e da un colore che diventa sempre più sofisticato.

Il successo internazionale attestato dal premio per la pittura ottenuto alla Biennale di San Paolo del Brasile nel 1957, precedendo Marc Chagall, e l’interesse crescente per la sua pittura da parte di importanti collezionisti si riverbera nella presenza di sue opere nei set della Dolce vita di Federico Fellini nel 1960 e de La notte di Michelangelo Antonioni nel 1961. 
Da questo momento l’attenzione per la pittura di Morandi non farà che crescere attirando l’attenzione di un pubblico sempre più numeroso e internazionale. Interesse stimolato dall’attenzione e da sottolineature di rilievo da parte di pittori, registi e letterati che ne riconoscono l’attualità. La sua capacità di “abitare il Tempo” è testimoniata, tra gli altri, dagli scritti di Pier Paolo Pasolini, Paul Auster, Don De Lillo e dalle parole dell’artista Giulio Paolini, che nel suo testo (in catalogo) scrive: “Un quadro di Morandi è piuttosto un "quadrante" che registra e riferisce le ore, la luce e le ombre di ogni giorno, posate sugli oggetti che di quel tal giorno si fanno muti ma sapienti testimoni tra le pareti silenziose del suo studio.” Di un “miracolo della condivisione di un sogno” parla il regista Ferzan Ozpetek, osservando come la naturalezza quotidiana degli oggetti o dei brani di paesaggio di Morandi divenga “universale” e si trasformi “in una cosa nostra”.

 

La mostra, che chiuderà il 21 giugno, è al Complesso del Vittoriano, in via di San Pietro in Carcere a Roma.

Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini e Giorgio  Morandi a Roma
Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini e Giorgio  Morandi a Roma
Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini e Giorgio  Morandi a Roma
Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini e Giorgio  Morandi a Roma
Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini e Giorgio  Morandi a Roma
Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini e Giorgio  Morandi a Roma
Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini e Giorgio  Morandi a Roma
Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini e Giorgio  Morandi a Roma
Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini e Giorgio  Morandi a Roma
Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini e Giorgio  Morandi a Roma

Il successo internazionale attestato dal premio per la pittura ottenuto alla Biennale di San Paolo del Brasile nel 1957, precedendo Marc Chagall, e l’interesse crescente per la sua pittura da parte di importanti collezionisti si riverbera nella presenza di sue opere nei set della Dolce vita di Federico Fellini nel 1960 e de La notte di Michelangelo Antonioni nel 1961. 
Da questo momento l’attenzione per la pittura di Morandi non farà che crescere attirando l’attenzione di un pubblico sempre più numeroso e internazionale. Interesse stimolato dall’attenzione e da sottolineature di rilievo da parte di pittori, registi e letterati che ne riconoscono l’attualità. La sua capacità di “abitare il Tempo” è testimoniata, tra gli altri, dagli scritti di Pier Paolo Pasolini, Paul Auster, Don De Lillo e dalle parole dell’artista Giulio Paolini, che nel suo testo (in catalogo) scrive: “Un quadro di Morandi è piuttosto un "quadrante" che registra e riferisce le ore, la luce e le ombre di ogni giorno, posate sugli oggetti che di quel tal giorno si fanno muti ma sapienti testimoni tra le pareti silenziose del suo studio.” Di un “miracolo della condivisione di un sogno” parla il regista Ferzan Ozpetek, osservando come la naturalezza quotidiana degli oggetti o dei brani di paesaggio di Morandi divenga “universale” e si trasformi “in una cosa nostra”.

 

La mostra, che chiuderà il 21 giugno, è al Complesso del Vittoriano, in via di San Pietro in Carcere a Roma.

 

Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini

Pasta con pesce spada, melanzane e pomodorini e Giorgio  Morandi a Roma

400 g di tranci di pesce spada

350 g di pasta integrale

1 melanzana rotonda grande

un grappolo di pomodori ciliegini o datterini

1 scalogno

1/2 bicchiere di vino bianco

sale

pepe, meglio se bianco

2 rametti di maggiorana fresca

olio evo

 

PicMonkey Collage 

Lavate e asciugate i tranci di pesce spada e tagliateli a dadini.

Fate lo stesso con le melanzana. Cercate di preparare dei dadini il più possibili uniformi.

In una padella fate dorare uno scalogno e unite le melanzane. Fatele cuocere per qualche minuto. Quando i dadini sono morbidi, toglieteli dal fuoco e metteteli da parte.

Fate lo stesso con i dadini di pesce spada: solo, appena fatti dorare, bagnateli con mezzo bicchiere di vino bianco. Fatelo evaporare e terminate velocemente la cottura.

Mettete da parte anche loro.

Cuocete in abbondante acqua salata la pasta, meglio se integrale, ma naturalmente va bene anche la classica.

PICT2138 

Quando mancano pochi minuti alla cottura della pasta, mettete in una padella grande la melanzana, il pesce spada, unite i pomodorini tagliati a metà o ad un quarto, secondo la loro dimensione e le foglioline di maggiorana appena tritate.

Fate saltare il tutto, affinchè i sapori si amagamino e poi, una volta scolata, unite la pasta e fatela saltare per un attimo.

Servite subito. Profumata, colorata e saporita, oltre che leggera!!

Buona giornata

Daniela

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Secessione e Avanguardia alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e una deliziosa crostata di noci Valtellinese!

Secessione e Avanguardia. L’Arte in Italia prima della Grande Guerra 1905 - 1915 
GNAM Galleria Nazionale d’Arte Moderna 
dal 31-10-2014 al 15-02-2015 

"La mostra approfondisce un momento di particolare fervore innovativo nella cultura artistica e letteraria italiana immediatamente precedente la prima guerra mondiale. Un periodo breve, ideologicamente segnato da contrasti politici e sociali, durante il quale artisti e critici si interrogano sui concetti di modernità e di avanguardia.

Mentre l'Ottocento, il ‘secolo lungo', moriva, e con esso la mitologia positiva della belle époque, una generazione di giovani artisti si poneva in aperto conflitto con il consolidato sistema ufficiali e delle esposizioni, contestando i criteri conservatori e selettivi che regolavano la partecipazione, rivendicando autonomia di ricerca e libertà di espressione.
Come era già avvenuto a Berlino, Monaco e Vienna e in altri centri europei, gruppi di artisti italiani giovani e meno giovani sceglievano di associarsi nel comune segno della Secessione, sia interpretata, alla lettera, come separatismo, divisione netta, sia come manifestazione che raccoglieva le forze più innovative intorno a concetti modernisti, ma in cui non tardarono a penetrare elementi di avanguardia.
La mostra prende l'avvio dal 1905, anno in cui Severini e Boccioni organizzarono nel Ridotto del Teatro Nazionale di Roma unaMostra dei Rifiutati che costituì un primo germe di opposizione.
Le esigenze di rinnovamento e di apertura internazionale si polarizzano fra il 1908 e il 1914 a Venezia e a Roma, nelle manifestazioni di Ca' Pesaro e della Secessione Romana, mentre la dirompente novità dei Futuristi, trova una nuova sede espositiva, sempre a Roma, nella Galleria Sprovieri.
Ca' Pesaro e Secessione Romana rappresentano quindi i poli di un'avanguardia ‘moderata', contrapposta, non senza contraddizioni, all'avanguardia radicale del Futurismo, che intende incidere in maniera rivoluzionaria sul linguaggio artistico e sulla realtà sociale e politica.
La mostra si chiude quindi sulla tabula rasa che il conflitto mondiale attua nei confronti di ogni aspirazione avanguardista, inglobandone lo slancio vitale. All'entusiastico interventismo futurista, alla nuova, modernissima iconografia della guerra, si contrappone la poetica del silenzio e dell'assenza, presagio del dramma imminente, del primo De Chirico."

Ancora più notizie sul sito della GNAM

 Bonnard, Hodler, Boccioni, Moser, Casorati, Maliavin
 Bonnard, Hodler, Boccioni, Moser, Casorati, Maliavin
 Bonnard, Hodler, Boccioni, Moser, Casorati, Maliavin
 Bonnard, Hodler, Boccioni, Moser, Casorati, Maliavin
 Bonnard, Hodler, Boccioni, Moser, Casorati, Maliavin
 Bonnard, Hodler, Boccioni, Moser, Casorati, Maliavin

Bonnard, Hodler, Boccioni, Moser, Casorati, Maliavin

 

Crostata alle noci

da Valtellina e Valchiavenna in tavola , 2013

Pasta Frolla  
burro 130g
zucchero 80g
farina bianca  280g
uova 1
lievito per dolci 1/2 bustina
la scorza grattugiata di 1/2 limone  
estratto di vaniglia
 
sale  
Ripieno  
zucchero 150g
miele 30g
acqua 40g
gherigli di noce  200g
mandorle 35g
panna fresca  100ml
Presentazione  
uovo 1
zucchero a velo qb  

Pasta frolla

Montare il burro ammorbidito con lo zucchero, il sale , il limone e 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia, ottenendo un composto biancastro. Incorporate l'uovo e fate amalgamare bene.

Lasciate riposare l'impasto , avvolto nella pellicola, in frigo per 2 ore.

Ripieno

Scaldate l'acqua con 150 g di zucchero e il miele, mescolate e senza più toccare il composto, fate caramellare.

Aggiungete la panna e le mandorle macinate, miscelate con delictezza, lasciate bollire per 2 o 3 minuti, aggiungete le noci e lasciate raffreddare.

Foderate una tortiera da 25 cm di diametro con metà della pasta, versatevi il ripieno, pennellate il bordo con l'uovo, ricoprite accuratamente con la restante pasta, bucherellate la suoerficie e cuocete per circa 30 minuti in forno a 220°C

Spolverizzate con succhero a velo, una volta raffreddatta-

Vini consigliati per gustarla al meglio : uno Sforzato di valtellina D.O.C.

Buona giornata a tutti

Daniela

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Da Guercino a Caravaggio. Sir Denis Mahon e l’arte italiana del XVII secolo. A Roma, Palazzo Barberini.

Ancora un paio di mesi di tempo per poter ammirare a Palazzo Barberini, splendido esempio di architettura seicentesca che già da solo vale ben più di una visita, la mostra dedicata ad un grande mecenate europeo amante dell’Italia e della sua arte, Sir Denis Mahon.

Salomè con la testa del Battista - Guido Reni

La mostra comprende 45 capolavori assoluti: alcuni appartenuti alla collezione di Sir Denis Mahon, insieme alle opere di Poussin, Guercino, Carracci e Caravaggio provenienti dall’Hermitage Museum di San Pietroburgo e da altre raccolte pubbliche che generosamente hanno contribuito alla eccezionale ricchezza di questa esposizione.


Il suonatore di liuto - Caravaggio

Sir Denis Mahon dedicò la vita al Barocco italiano, le sue scoperte e i suoi studi sulla bellezza della pittura bolognese alle soglie del Seicento, portarono alla luce eccezionali artisti come Guercino, fino ad allora pittore non riconosciuto nella sua grandezza.

Bacchino malato - Caravaggio

La mostra presenta anche una piacevole innovazione:  i Google Glass. Questo è il nome degli innovativi occhiali del colosso delle ricerche online, che permettono a chi li indossa di avere informazioni aggiuntive sulla realtà che ci circonda grazie alla realtà aumentata.

Sibila Cumana - Domenichino

Il display è stato montato su una lente, è ad alta definizione e andrà a proiettare le immagini direttamente sugli occhi dell’utente, dove i contenuti verranno visualizzati come se ci si trovasse di fronte a uno schermo da 25 pollici.

Venere, Marte e Amore - Guercino

Le funzionalità che possiedono sono numerose. [---] Alcune informazioni potranno essere esplorate tramite la realtà aumentata. Sarà come se i Glass permettessero un’estensione stessa del quadro senza dover direttamente manipolare uno strumento esterno come lo smartphone. 

 La Madonna del passero col Bambino - Guercino

Le notifiche push si integreranno con i Glass che sono in grado di interfacciarsi coi Beacon tramite Bluetooth. (Da qui)

Informazioni su tempi orari e aperture speciali qui

 Amnon scaccia Tamar - Guercino

Sarei sinceramente curiosa di provare questa novità: spero proprio di riuscire a farlo.

Auguro buona giornata e buon fine settimana a tutti

Daniela

Atlanta e Ippomene - Guido Reni 

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Siete appassionati di pop art e pure di stelle della musica pop e rock degli anni 60 (e non solo)?  Ecco qui la mostra che fa per voi! A Roma, in contemporanea alla mostra di Andy Warhol, artista di assouto spicco di quella tendenza artistica, è visitabile anche Terry O'Neill Pop Icons.

The Beatles

Il Museo Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, dal 18 aprile al 28 settembre 2014, ospita le opere del grande fotografo Terry O’Neill con una retrospettiva intitolata Terry O’Neill. Pop Icons.
Una carrellata di ritratti che raccontano attraverso i volti dei miti del cinema, della musica, della moda, della politica e dello sport, la carriera artistica del fotografo britannico.
La mostra promossa dalla Fondazione Roma, prodotta e organizzata da Arthemisia Group e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, offre un’ulteriore testimonianza di come il culto della celebrità, leitmotiv degli anni ’60 - ’70, abbia notevolmente influenzato il lavoro degli artisti dell’epoca.

Mick Jagger, 1964

Inaspettatamente il lavoro di O’Neill può essere accostato a quello di Andy Warhol ossessionato per le immagini e la notorietà, le cui opere sono esposte contemporaneamente a quelle del fotografo.
L’artista americano padre della Pop Art fin dall’infanzia colleziona autografi di star, presagendo il dilagare della mania dell’immagine.
Nel suo studio, la famosa Factory, Warhol raccoglie intorno a sé un gran numero di artisti, scrittori, musicisti e figure underground e i ritratti scattati con la sua polaroid costituiscono la base dei suoi iconici dipinti fotografici.

 

Terry O'Neill Pop Icons a Roma a Palazzo Cipolla

 

Curata da Cristina Carillo de Albornoz, la retrospettiva dedicata a Terry O’Neill, contiene alcuni dei suoi lavori più celebri, 47 ritratti che documentano i momenti più intimi e naturali delle icone del pop degli ultimi 40 anni.

 David Bowie e Elizabeth Taylor

“Ho avuto fortuna. Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto: la Londra degli anni 60.  Avevi l’impressione che ogni giorno succedesse qualcosa di rivoluzionario” racconta Terry O’Neill.
Nato a Londra nel 1938 può essere definito uno dei fotografi più celebri del nostro tempo che ha saputo cogliere, con straordinaria abilità, immagini autentiche e spontanee di molte delle leggende del Novecento; personaggi che hanno segnato la storia diventando delle vere e proprie icone. Politici, cantanti e attori con lui trovano la chiave perfetta per esprimere al meglio la loro personalità.
Collabora con riviste importanti come Rolling Stone e Vogue, e con altri celebri colleghi, tra cui David Bailey, Terence Donovan e Brian Duffy.
Tutti autori di quelle fotografie che hanno immortalato la “Swinging London” di quegli anni.
I suoi archivi, recentemente riordinati, rivelano la sua visione poetica della bellezza e del mito degli anni ‘60 e ’70.

Bruce Springsteen, 1975


I suoi scatti più belli sono spesso rubati dietro le quinte di set cinematografici e concerti, momenti informali nei quali i soggetti potevano sentirsi liberi di essere se stessi.
O’Neill entra letteralmente a far parte delle loro vite, trascorrendo con loro intere giornate in piena sintonia con il clima rilassato e disinvolto dell’epoca.
La sua grande abilità nel gestire le pubbliche relazioni in rapporto allo star system insieme alla capacità di essere per i suoi soggetti un osservatore discreto, gli ha permesso di illustrare il successo dalla A alla Z.
L’uso della più leggera e maneggevole 35mm, una novità assoluta per l’epoca, lo ha aiutato a rendere il suo stile naturale e inconfondibile. (Testo da qui)

Robert Mitchum Olanda / The Netherlands, 1986  

Informazioni per orari e biglietti le trovate qui, nel sito ufficiale della mostra.

Se siete a Roma e siete fans veraci, forse un salto questa mostra lo merita!!!

Buona giornata

Daniela

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Questa sera, per i fortunati che avranno la possibilità di essere presenti, si terrà nella Galleria Doria Pamphilj, in Via del Corso 305, a Roma, un interessante concerto.

Si tratta del 

 

Concerto Barocco di Carnevale

Il Concerto Barocco di Carnevale a Roma, con un'occhiata ai gioielli d'arte della galleria Doria Pamphily

Data: 4 Marzo 2014

Inizio: 17:00
Ingresso: 16:30
Prezzo del biglietto: € 35

Arte: Caravaggio, Raffaello, Bernini, Tintoretto, Velàzquez, Carracci

Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto 1595/96

Diego Velázquez, Ritratto di Innocenzo X, c. 1650

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Innocenzo X, 1647

Jacopo Tintoretto, Ritratto di giovane gentiluomo, 1553

Musiche: Mascherate, Moresche, Villanelle, Tarantelle

Compositori: Willaert, Aranes, Lasso, Nola…

Schola Romana Ensemble: soprano, contralto, traversa/dulciana/flauto dritto/percussioni, chitarra spagnola.

IL CONCERTO BAROCCO DI CARNEVALE

Vivi l’atmosfera magica e festosa del Carnevale a Roma.

Sentirai rivivere le arie, le danze e le musiche dello scintillante Barocco romano, eseguite sugli strumenti dell’epoca. Godrai di questa esperienza nelle meravigliose sale del Palazzo Doria Pamphilj, la più importante Galleria privata di Roma, uno scrigno che racchiude tesori dell’arte di Caravaggio, Raffaello, Tiziano, Bernini, Velàzquez…

La visita guidata sarà condotta in inglese, mentre i musicisti offriranno esecuzioni itineranti in alcune Sale del Palazzo, in un crescendo di emozioni, che culminerà nel concerto finale nella prestigiosa Sala del Trono, riservata in esclusiva per questo evento. Un’esperienza indimenticabile durante il tuo soggiorno a Roma. (Sito Roma opera omnia)

Per i fortunati che potranno essere presenti!

Buona giornata 

Daniela

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