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Per il piatto storico : il Brandacujun - un piatto super (e) tipico

Bentrovati cari amici! Oggi ho intenzione di presentarvi un piatto tipico della tradizione marinaresca ligure, sempre che non vi siate dimenticati di me e della mia voce blogghistica. 

Ho provato questo secondo antipastoso (o antipasto secondoso, in base ai vostri gusti e alle portate successive ;) )  durante un pranzetto speciale a casa della mia dolce metà (no, non l'ha prepatato lui.... per fortuna!). L'equilibrio nell'amalgama dei gusti mi ha subito rapita nonostante la semplicità e la delicatezza dei suoi ingredienti, che uniscono il mare alla terra "terrazzata" (10 punti al primo che mi trovi un sinonimo calzante di "terra"), caratteristici del nostro paesaggio ligure.

Narra la leggenda che i nostalgici marinai liguri in viaggio per le Americhe si portassero dietro lo stoccafisso nelle botti e nelle tasche qualche manciata di olive delle loro fasce. 

Una volta arrivati a destinazione, a stoccafisso ormai dimezzato, colmavano i barili puzzolenti di stoccafisso con il prodotto oltreoceanico più famoso ed economico: le patate. Il rollio delle navi aveva il compito di "brandare", ossia scuotere, mescolare, gli ingredienti, in modo che si fondessero i gusti e le consistenze. Una volta tirata fuori la ciotola dalle botti, piena della succulenta "sbobba", condivano, come erano soliti, con qualche oliva sgraffignata dalle tasche del vicino di branda. E tou lì, fatto il piatto!

 

Ecco a voi il........

 

Brandacujun

Per il piatto storico : il Brandacujun - un piatto super (e) tipico

Ingredienti 

per 4 persone

 

1 kg di Stoccafisso

una bella manciata di Pinoli

2 cucchiai di Olive taggiasche sott'olio extra vergine

Olio extravergine ligure di ottima qualità 

Sale

750 g circa di Patate 

Prezzemolo (un cucc. raso tritato)

Limone

Pepe bianco

 

ATTENZIONE! Tempo preparazione 1h e mezza + 3 notti di ammollo

stoccafisso 

foto di Wolfgang Meinhart, Hamburg 

Procedimento

Preparate lo stoccafisso con largo anticipo: ammollatelo nell'acqua per 3 notti.

Terminato questo periodo, tagliatelo a pezzi e ponetelo in una casseruola bassa e capiente con abbondante acqua fredda. Accendete il fuoco e portate ad ebollizione. Intanto pulite e pelate le patate, tagliatele a metà se medie e in quarti se grandi. Appena l'acqua bolle abbassate il fuoco e aggiungete le patate e continuate la cottura affinché diventino morbide. Tritate il prezzemolo pulito. Tostate i pinoli. 

Scolate. Pulite con accuratezza lo stoccafisso intiepidito da pelle e lische. Schiacciate le patate grossolanamente. 

Nella stessa pentola dove avete cotto precedentemente stoccafisso e patate metteto ora una modesta quantità di olio evo ligure (ancor meglio se d'olive taggiasche - potete usare una parte di quello gustosissimo dove sono immerse le olive). Scaldate leggermente ed aggiungete patate, pesce condendo con prezzemolo, olive taggiadche denocciolate tagliate alla metà, una spruzzata di limone, sale a gusto e un poco di pepe bianco.

Quanto il tutto è ben caldo girate il tutto con decisione utilizzando un cucchiaio di legno in modo da ottenere una texture piuttosto spezzetata ed omogenea, dopo un quarto d'ora circa togliete dal fuoco. Tenendo chiusa la pentola con un coperchio adatto, afferratela dai manici e cominciate a brandare ovvero sbattere vigorosamente. Ciò che dovete ottenere è un composto piuttosto omogeneo e ben mescolato in cui, però, siano ancora individuabili gli ingredienti che lo compongono. 

Servite abbastanza caldo, magari utilizzando un coppapasta per dare una forma a vostra scelta, versando poco olio a crudo di ottima qualità, accostandolo magari a qualche verdurina fresca a vostra scelta.  

 

Un piatto sano, davvero fantastico dal sapore delicato ed al contempo deciso!

Super consigliato!

 

Buon appetito e buona giornata,

 

Giorgia e metà 

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- “Arrosto” è una parola bellissima: indica qualcosa di succulento, ben rosolato, con tutto il sughettino sotto. E’ uno di quei bei ricordi che mi accompagnano dall’infanzia. […] Il classico arrosto che mi ricordo io, lo preparava mia mamma la domenica, con sedano, carote e cipolle, (le verdure venivano tutte dall’orto), tagliate giù alla buona e “buttate” nella pentola alta d’acciaio (poi quando abbiamo usato la ghisa, un po’ di anni dopo, era decisamente migliore.[...] Si lasciava andare [la carne] per un paio d’ore [in forno] e ogni tanto veniva girata e ribagnata. Però il bello di queste cose è che si facevano quasi da sole, non dovevi starci troppo dietro: un po’ a rosolare, poi in forno, alla fine mettevi il coperchio per non farla bruciare e farla arrivare alla cottura interna ed eri a posto. Per me è un piatto mitico, di cui ho un mio ricordo fortissimo nella mente. Mi piaceva un sacco. – (C. Cracco)

"Se vuoi fare il figo usa lo scalogno"

L'Arrosto alle cipolle dello chef Cracco e un po' di cucina nell'arte...

Questo è l’incipit della ricetta che lo Carlo Cracco ci presenta per l’arrosto. La ricetta proviene dal suo libro "Se vuoi fare il figo usa lo scalogno", che, quando lo avevamo analizzato con lo Stabooks, non aveva decisamente avuto uno strepitoso successo. Comunque io ero al tempo stata fortunata, scegliendo questo specifico piatto, che mi era piaciuto e che ho preparato da allora spesso e con piacere. 

Ve lo ripropongo quindi, presentandolo con le parole stesse dello chef, che lo preannuncia come un piatto familiare, “alla buona” e ci offre una versione con le cipolle, dalle dorate alle rosse di Tropea, con qualche nocciola aggiunta per un sapore più particolare o in alternativa con l'arancia e il miele

Vincent van Gogh, Still Life with Apples, Meat and a Roll, 1886

Ma partiamo dall’inizio: nella sua “scuola” dichiarata, la presentazione dell’arrosto serve per enunciare nella lezione numero 6, la reazione di Maillard, applicata a questo tipo di cottura della carne, che semplicemente spiega l’utilità della rosolatura.

In sostanza, l’alta temperatura del grasso in cui la carne viene posta a rosolare, consente agli zuccheri presenti di caramellizzare, impedendo ai succhi nutritivi di fuoriuscire, sigillandoli all’interno e regalando contemporaneamente all'arrosto un bell’aspetto dorato e una considerevole morbidezza. La carne va quindi rosolata in ogni parte, su una padella antiaderente, prima di iniziare la cottura vera e propria, stando attentissimi, nel farlo, a non bucarla, per non vanificare la sigillatura.

DSCF8564 


Passiamo ora alla pentola: Chef Cracco suggerisce, come migliore fra tutte, la pentola di ghisa che trova più indicata a questo tipo di cottura. L’ho utilizzata volentieri anche perché, non avendo la mia manici in materiali diversi, è perfetta per il forno.

 

le quartier de viande Monet

1862-1863 Claude Monet Natura morta con pezzo di carne (M.d'Orsay) 

Altro suggerimento, accennato, al taglio di carne da preferire. Innanzitutto, la richiesta è che non sia un taglio eccessivamente magro: un po’ di grasso, sciogliendosi in cottura, aiuta la rosolatura e la cottura della carne stessa. Specifica anche che pur essendo i filetti una parte nobilissima dell'animale, si possono ottenere eccellenti risultati e con una spesa decisamente inferiore, anche utilizzando altri tagli, meno belli alla vista.

 

Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, Verza, piatto con insaccati, piatto con pollo spennato, tagliere con carne e carote, cipolle, agli e pomodori

Nel caso la parte che sceglierete sia magra, per rosolarla Chef Cracco consiglia di utilizzare qualche cucchiaio di olio nella padella o qualche fettina di pancetta per avere un po’ di grasso. Personalmente ho utilizzato 3 o 4 pezzetti di pancetta (30/40 gr), anche per regalare un sapore leggermente più deciso alla carne di vitello.

Roy Lichtenstain, Standing rib, 1962

Di seguito la ricetta proposta dallo Chef: ve la riporto integralmente, perchè possiate goderla appieno.

Qui la "figaggine" promessa nel titolo non nasce, dall'uso dello scalogno, ma da quello della cipolla di Tropea, che io non ho però utilizzato...
Ingredienti
1 kg di reale di vitello (per me 1300 gr di sottopesce di vitello)
2 o 3 cipolle (rosse di Tropea per lui,  4 rosse di toscana per me)
1 spicchio d'aglio
timo o salvia
alloro
vino bianco
olio evo
burro

DSCF8457 

Preparate un fondo solo di cipolla usando quelle di Tropea, per fare una cosa un po' diversa, un po' più da fighi. Pelatele, tagliatele a fette molto sottili, tutte regolari (a costo di usare l'affettatrice), scartando la testa e la coda. Fatele appassire bene nella padella di ghisa, piano piano, con un po' di olio e burro. Unite l'aglio, un po' di alloro e di timo o, per un sapore più delicato, qualche rametto di salvia intero, in modo da poterlo togliere facliente. Quando la cipolla non ha ancora preso colore ma è appassita - cioè ha sentito il calore, comincia lasciarsi andare e non è più rigida commentando e cruda- fate rosolare il pezzo di  carne in una padella antiaderente a fuoco vivo. Se è carne mista rilascerà da sola il suo grasso, che vi aiuterà a rosolarla, se e un pezzo magro aggiungete voi un goccio d'olio o un pezzo di pancetta (non burro perchè non tiene bene la temperatura e si brucia). Fate rosolare bene tutti i lati, sfumate con un goccio di vino bianco, poi trasferirla nella pentola di ghisa, appoggiandola al centro coprendoala quasi completamente con le cipolle. Se volete esagerare mettete delle nocciole intere ad abbrustolire e poi aggiungetele alla carne: ve le ritroverete in mezzo alle cipolle. Fantastico! 

Cuocete a 200/220 °C a seconda del forno, con la pentola scoperta. Ogni 20/25 minuti girate l'arrosto e le cipolle, che nel frattempo coloreranno, appassiranno sempre di più e inizieranno a ridursi. Calcolate che per un chilo di carne ci vuole un'oretta scarsa. Il risultato che dovete ottenere è la cipolla - che non deve assolutamente bruciare - completamente bionda(nel caso della Tropea vi diventerà di un viola un po' antico) e la carne con la crosticina. Coprite con un coperchio durante gli ultimi 25 minuti dicottura in modo che la carne non diventi troppo croccante e non si rischi di bruciarla: se è troppo rosolata si secca e non va bene, invece il coperchio manterrà un po' di umidità che dà morbidezza. Togliete l'arrosto dal forno e lasciatelo riposare per almeno 10 minuti. È sempre importante farlo perché la cottura euno stress per la carne: si irrigidisce, si ritira, si rosola, si trasforma. Riposando, invece, le fibre si rilassano e diventano più tenere da mangiare. Quindi tagliate l'arrosto a fette, rimetterlo nella pentola, riscaldatelo leggermente sul fuoco con la cipolla a coprire il tutto e servite. Alla fine avrete un arrosto buono e saporito usando, solo la cipolla e pochi profumi.  

Il tocco dello chef:
Potete sfumare l'arrosto con il vino bianco o con quello rosso. Un tocco un po' speciale potete darlo usando invece un goccio di marsala molto secco, non dolce : bagnate, fate evaporare e poi continuate la cottura. Vi do anche una variante un po' esotica. Vi servono 2 arance e due cucchiai di miele, meglio se millefiori. 

Finita la rosolatura della carne, versateci sopra il miele e fate cuocere: il miele comincerà a bollire e ridursi e formerà un caramello tutto intorno. Poi unite la scorza tagliata pezzi e il succo delle arance:  verrà un arrosto buonissimo


F. Wagner, 1819-1881, Still Life with Meat and Vegetables.

Ora, qualche osservazione personale sulla preparazione:

L'arrosto era oggettivamente buono, morbido e succoso e le cipolle saporite e profumate. Però:

- Siccome il sale non viene nominato nella ricetta, per ciò che mi riguarda, ho salato le cipolle una volta cotte. Avendo usato un po' di pancetta per rosolare la carne, questa è risultata appena saporita e l'aggiunta delle cipolle ha fatto il resto. 
- Per contro il suggerimento delle nocciole si è rivelato ottimo. Ho utilizzato delle meravigliose nocciole piemontesi, che ho fatto tostare per pochi minuti nella padella antiaderente in cui avevo rosolato la carne... davvero eccellenti da ritrovare tra le cipolle a fine cottura morbide, ma ancora consistenti.
- Ho tolto le foglie di alloro prima di infornare, per timore che si "sbruciacchiassero", dando sapore amaro al tutto e, per gusto personale, anche lo spicchio d'aglio, che avevo lasciato intero.
- Nel mio forno la cottura è stata fatta a 190° ventilato per circa 1 ora.

Buona giornata a tutti
Daniela

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foto da www.mentelocale.it

foto da www.mentelocale.it

Parte oggi, venerdì 8 maggio dall’Antica Farmacia Sant’Anna il primo “girobotteghe”, un ciclo di visite guidate alle botteghe storiche di Genova che la Camera di Commercio, Confesercenti ed Ascom offrono a turisti e genovesi durante i sei mesi dell’Expo 2015. Cinque saranno gli itinerari che, a rotazione, si susseguiranno ogni venerdì con partenza alle 17 e degustazione finale offerta da una delle 32 botteghe storiche iscritte all’albo.

Genova24.it

Un giro tra le botteghe storiche e le bellezze di Genova è quello che serve in questo periodo di agitazione e stanchezza. 

Non potevo non segnalarvelo!

E' un'occasione unica per ammirare piccoli gioielli che spesso non sono conosciuti e apprezzati neppure da noi genovesi: penso proprio valga la pena di una bella passeggiata!

Ecco il calendario dei primi due mesi di “girobotteghe”:
 
1.    Genova tra Otto e Novecento: le vie e le piazze dello shopping
(8 maggio - 12 giugno)
Appuntamento e partenza dall'antica farmacia Sant'Anna, Piazza S. Anna 8 e degustazioni nel caffé pasticceria Mangini e da Romanengo in via Roma
 
2.    Ripa e Sottoripa: arte e mercatura sulla “Ripa Maris”
(15 maggio - 19 giugno)
Appuntamento e partenza da Piazza S Lorenzo, Portale Maggiore, e degustazioni nella trattoria Sa pesta e nel bar pasticceria Klainguti
 
3.    I quartieri fuori le mura: argenti e perle al cioccolato
(22 maggio - 26 giugno)
Appuntamento e partenza dalla Pasticceria Svizzera, Via Albaro 9, e degustazioni nella fabbrica di cioccolato Zuccotti
 
4.    Piazzette e caruggi : artigiani e speziali dal Medioevo a oggi 
(29 maggio - 3 luglio)
Appuntamento e partenza dalla Loggia di Banchi e degustazioni nella fabbrica di cioccolato Viganotti e da Romanengo in Piazza Soziglia
 
5.    Le strade Nuove: in “bottega” nel “siglo de los genoveses”
(5 giugno - 10 luglio)
Appuntamento e partenza dalla Loggia di Banchi e degustazioni nelle pasticcerie Cavo-Marescotti e Villa-Profumo.
 

Così per prepararvi alla gita vi suggerisco un piatto, secondo me, stupendo: adoro prepararla durante il periodo estivo e primaverile. E' un piatto super versatile!

Ottimo come accompagnamento di un portata principale o come piatto unico, ha come punto di forza l'abbinamento dolce-acidulo dell'ananas, con quello amarognolo delle olive taggiasche, con quello sapido e al con tempo soft delle patate, il tutto legato da un'ottima mayonese - leggermente acidula - che esalta i vari gusti ed allo stesso tempo possiede una nota oleosa che li lega insieme e rende questo piatto unico.

 

Insalata Chilena

ContamiNazioni

Quel che non potete perdervi - La Genova nascosta e l'Insalata fredda alla cilena per le ContamiNazioni

Ingredienti per 3 persone

 

1/2 Kg (circa) di patate da pelare e bollire

4 fette d'ananas (spessore circa di 7 mm)

3 o 4 cucc. di succo d'ananas

1/2 cucc. di uvetta (meglio quella chilena o quella gigante)

5 olive verdi

10 olive taggiasche (rigorosamente) sott'olio 

1 carota media (facoltativo)

semi di chia (facoltativo)

sale q.b.

1 o 2 cucc. di mayonese 

Prosciutto cotto in pezzetti (cubetti) q.b. (io non lo ho usato)

 

Cuocere le patate e la carota in acqua bollente dopo averle lavate e pelate. Una volta cotte lasciatele raffreddare. 

Mettete l'uvetta a macerare nel succo di ananas. 

Da parte preparate una bella ciotola capiente e ponetevi le olive tagliate alla metà o in quarti, l'ananas tagliata a pezzetti. 

Tagliate ora le parate e le carote in cubetti di circa 1,5 cm di lato. Poneteli nella ciotola e mescoalte. Ora unite l'uvetta con il succo d'ananas, due pizzichi di sale, un cucchiaino dell'olio delle olive taggiasche, eventualmente il prosciutto.

Mescoltate il tutto ed infine fate un bel dressing alla vostra insalata con la mayonese (ancora meglio se fatta in casa). 

Lasciate riposare una mezz'ora (se fa caldo in frigo) poi cospargetela con semini di chia (o di lino) e gustatela in gran gioia!

Quel che non potete perdervi - La Genova nascosta e l'Insalata fredda alla cilena per le ContamiNazioni

Buon appetito!

 

Giorgia

Buon appetito!

 

Giorgia

 

Buon appetito!

 

Giorgia

 

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Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma

Dopo l'esposizione dell'ottobre scorso a Milano, il maestro russo è in mostra con ben 140 sue opere, a Roma, al Chiostro del Bramante fino al 27 luglio.

Se l'esposizione milanese era una retrospettiva dell'autore dal 1908 all'85, in questa occasione si tratta del racconto, attraverso i lavori esposti, del suo amore per sua moglie, l'amatissima Bella e del grande dolore per la sua scomparsa prematura.

Le opere arrivano in Italia per la prima volta dall’Israel Museum di Gerusalemme e si tratta di disegni, olii, gouache, litografie, acqueforti e acquerelli e seguono il percorso di Chagall attraverso le varie correnti artistiche che ne hanno influenzato il lavoro nel tempo, mentre attraversava paesi diversi, ma anche guerre, rivoluzioni e catastrofi.

Si tratta di un uomo apolide, legato a tradizioni in parte ebree, in parte russe, ma anche coinvolto nella cultura occidentale, influenze tutte che è riuscito a legare mirabilmente e che si mostrano e si fondono in molte delle sue opere.

Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma

L’ambiente espositivo pone una particolare attenzione alla scenografia delle sale e una forte considerazione della comunicazione ai visitatori dei contenuti durante il percorso di mostra. In una sala la proiezione di quattro opere che prendono forma e si completano sulla parete permette al visitatore di osservare le fasi di composizione di un’opera di Chagall, come se il quadro stesse materializzandosi proprio in quel momento. Un sottofondo sonoro rende multisensoriale l’intera esperienza percettiva.

Inoltre, affinché tutti possano entrare a pieno nel mondo di questo grande del Novecento, ci si potrà immergere in un quadro dell’artista e comporre con dei magneti mobili su uno sfondo “classico” di un’opera di Chagall il “proprio Chagall”, all'interno della quale poi immortalarsi con uno scatto fotografico. E per “immedesimarsi” nella sua appassionante poetica, nell'ultima sala vi è la proiezione a parete di una delle sue opere più importanti La passeggiata (di cui in mostra è presente una gouache del 1919) che invita il visitatore a immergersi nell'atmosfera del dipinto e a immortalare il proprio viso al posto di quello degli amanti, per portare con se un ricordo personale della visita alla mostra e del grande amore di Marc e Bella, dei quali proprio quest’anno cade il centenario del matrimonio.

La mostra CHAGALL. LOVE AND LIFE attraverso le opere dell’Israel Museum illustra la sua arte, tra le più innovative del Novecento, nonché la poetica dell’artista ebreo più apprezzato e ammirato del secolo scorso. Parafrasando il titolo del libro della moglie Bella, le luci di Chagall risplendono ancora, di colui che non è mai stato un “artista tormentato”, anzi ha mantenuto fino alla fine della sua lunga esistenza ottimismo e gioia di vivere.

(Dal sito ufficiale della mostra, dove potrete trovare anche tutte le informazioni su orari, tempi e biglietti utili per la visita).

 

​Zucchine ripiene vegetariane

Zucchine ripiene vegetariane e "Chagall. Love and Life" a Roma
Ingredienti:
6 zucchine
1 uovo intero
80 g parmigiano 
1 patata lessa
250 g stracchino
1 cipollotto fresco
Pangrattato
Sale e pepe
olio evo
spezie varie: paprika, origano, timo, maggiorana, mentuccia o rosmarino a scelta o mescolate fra loro.

zucchini 

Per prima cosa tagliate le zucchine a metà e togliere la polpa con uno scovolino, mettendola in una ciotola a parte.

Aggiungete alla polpa delle zucchine il parmigiano (50 g, gli altri 30 teneteli da parte per spolverizzare i ripieni), l'uovo, lo stracchino, il cipollotto tritato finissimo e la patata lessa schiacciata. Amalgmste bene il tutto.

Aggiustate di sale e pepe e, se vi piace, unite anche alcuni aromi, che regalino personalità ai vostri ripieni: potrei suggerirvi paprika, origano, timo, maggiorana, mentuccia o rosmarino, ma la scelta è davvero infinita.

Dopo aver ben insaporito il composto, che deve essere morbido e vellutato, riempite con un cucchiaino o una sac a poche, le zucchine. 

Spolverizzatele con il pangrattato e il parmigiano, irrorateli con un giro d'olio e cuocetele per 15' a 180°/200°C a forno ventilato.

IMG_3860 

Servitele tiepide o fredde, accompagnate da un'insalata mista fresca, per un pranzo saporito e completo.

Questa ricetta è velocissima e molto semplice, ma il risultato é ottimo!

Buona giornata a tutti.

Daniela

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Lo confesso, io amo moltissimo il mondo della gioielleria, che si parli di monili in metalli e pietre preziose o bijoux, moderni antichi con pietre o senza, la bellezza degli oggetti preziosi realizzati dalla incredibile fantasia e straordinaria perizia dei Maestri orafi, mi ha conquistata da sempre: adoro fermarmi ad ammirare la preziosa eleganza di queste creazioni...

Da dicembre è in corso a Firenze, al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti fino al 22 febbraio, una mostra dedicata a una famiglia tra le più celebri, in Italia e nel mondo, proprio in questo campo. Il titolo è " I tesori della Fondazione Buccellati. Da Mario a Gianmaria, 100 anni di storia dell’arte orafa"

Qui di seguito alcune delle splendida opera in mostra:

 

Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!
Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!
Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!
Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!
Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!
Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!
Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!
Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!
Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!
Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!
Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!

L'esposizione presenterà una selezione di oltre cento opere, tra gioielli, lavori di oreficeria e di argenteria disegnati da Mario e Gianmaria Buccellati, due tra i nomi più significativi del panorama orafo mondiale, eredi della illustre tradizione italiana, fiorita nel Rinascimento con Benvenuto Cellini, uno dei massimi artisti di ogni epoca.
Fu proprio seguendo i canoni rinascimentali che Mario Buccellati, definito da Gabriele d’Annunzio, di cui fu amico e sodale, il ‘Principe degli orafi’, creava le sue opere, reinterpretandole in modo assolutamente personale, unico e facilmente riconoscibile. A lui, va assegnato il merito di aver fatto conoscere lo ‘stile Buccellati’ capace di diventare un mito dell’arte orafa, apprezzato dai membri delle case regnanti, da pontefici e uomini di cultura. [...]

Il luogo che accoglie i capolavori di Gianmaria Buccellati risulta particolarmente evocativo della sua vicenda personale. Fu proprio visitando, nel 1968, il Museo degli Argenti – dove sono conservati i celebri vasi in pietre dure di Lorenzo de Medici nonché i gioielli dell’Elettrice Palatina, oltre agli splendidi lavori di oreficeria del tesoro della famiglia Medici - che Gianmaria Buccellati colse l’ispirazione per cimentarsi nella realizzazione di opere che, pur rivaleggiando per ricchezza e splendore con quelle medicee, fossero espressione delle sue personali ricerche tecniche e formali.
Fu così che nacquero gli Oggetti preziosi, come sono stati definiti dallo stesso Gianmaria, pezzi unici, quali coppe, vasi e scatole appartenenti alla sua collezione personale che lui stesso disegnò e realizzò. Sono manufatti che testimoniano il suo forte legame e il suo costante rapporto con la cultura rinascimentale, barocca e rococò italiana e del resto d’Europa.

Informazioni più precise qui

Polpette allo speck

Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!
Ingredienti per 20/25 polpette

500 g di carne tritata

100 g di speck

2 patate medie

2 uova

40 g parmigiano reggiano (24 mesi, az. Bertinelli per me)

sale

pepe

per la cottura

2 uova 

olio per friggere (per me di oliva)

pangrattato qb

Mettete a cuocere in acqua fredda le patate con la buccia e, appena cotte, pelatele e schiacciate subito la polpa con una forchetta riducendola in una purea morbida.

Prendete il macinato di manzo, mettetelo in una ampia ciotola e unite lo speck tritato al coltello e la polpa schiacciata delle patate. Cominciate ad amalgamare e aggiungete le uova, una alla volta, impastando bene il tutto.

Per ultimo unite il parmigiano grattugiato. Avendo avuto la possibilità di scegliere, io ho preferito usare un parmigiano invecchiato 24 mesi, decisamente eccellente, saporito, ma non eccessivamente deciso nel gusto che si sposa bene senza coprire ne essere coperto, il sapore lievemente affumicato dello speck: decisamente un valore aggiunto alle mie polpette. Ho utilizzato quello della Az Agricola Bertinelli, che mi ha regalato il piacere di assaggiare le varie stagionature e di poter così utilizzare il tipo di sapore che meglio si adatta di volta in volta, alle mie preparazioni.

Dopo aver quindi creato un impasto morbido e profumato, ho creato con il mio fido porzionatore di gelato, delle palline, che ho passato prima nell'uovo, poi nel pangrattato e ancora una volta nell'uovo e nel pangrattato, per ottenere una crosticina bella croccante.

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Le ho immerse nell'olio d'oliva bollente e le ho fritte, girandole ogni tanto, per circa 2 minuti.

Solita raccomandazione di non metterne nella padella troppe insieme, per non abbassare la temperatura dell'olio.

Non posso dirvi la velocità di sparizione delle polpettine dorate. Accompagnate da un po' di purè e da una salsa di pomodoro ristretta in cui pucciarle, se piace, sono state un apprezzatissimo spuntino di mezzogiorno.

Buon fine settimana a tutti.

Daniela

 

 

 

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L’unicità del complesso monumentale della Ca’ d’Oro, vero e proprio scrigno di “gioielli d’arte”, la cui fama nei secoli si è tramandata grazie allo splendore delle decorazioni della facciata sul Canal Grande, si offre come luogo ideale per l’esposizione e l’indagine conoscitiva di linguaggi artistici diversi, proponendo al grande pubblico un’incursione inconsueta in un settore particolare delle arti decorative come quello del “gioiello fantasia” realizzato per la scena hollywoodiana a partire dagli anni Venti del Novecento e protagonista della stagione d’oro del cinema americano.


Un’occasione per una rinnovata riflessione sull’importanza storica del collezionismo privato – specie in relazione a pratiche illuminate di mecenatismo e a sinergie pubblico-privato che sono state alla base della nascita stessa del Museo – e per un approfondimento su aspetti, quali il design, l’evoluzione del gusto nella moda e la sperimentazione di materiali e tecniche innovativi, che non soltanto costituiscono capitoli importanti della moderna storia delle arti decorative, ma intrattengono una relazione molto stretta con il carattere composito delle raccolte permanenti della sede museale.

La mostra, a cura di Rosangela Cochrane, prevede l’esposizione di circa 350 esemplari di Gioielli Fantasia provenienti dalla Collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. Il percorso espositivo accompagnerà il visitatore attraverso la produzione di bijoux realizzati negli Stati Uniti tra gli anni ’30 e gli anni ’70 del Novecento, con alcuni esemplari realizzati al giorno d’oggi. Saranno esposte grandi collane, coloratissimi orecchini, spille stravaganti, bracciali eccentrici.


In scena nel lungo “portego” del secondo piano del museo saranno esemplari concepiti ed elaborati dai più importanti designer come Trifari, Marcel Boucher, Coro, De Rosa, Eisenberg, Miriam Haskell, Eugène Joseff, Kenneth J. Lane, Pennino, fino a Wendy Gell e Iradj Moini.

[...] Le dive del cinema come Greta Garbo, Marlene Dietrich, Bette Davis e Vivien Leigh li indossano su loro abiti di scena (il mitico Joseff di Hollywood crea monili per centinaia di pellicole di gran successo, tra cui Via Col Vento). I bijoux hanno finiture accurate e design sbalorditivi e la loro storia procede parallelamente a quella del gioiello e della moda.

Insomma da perdere gli occhi, guardando queste meraviglie colorate e, oramai, preziose... Visto che saranno in mostra solo fino all'11 gennaio, direi che , chi ha la fortuna di poterli ammirare a Venezia, un passo lo dovrebbe proprio fare...

Per le informazioni del caso, guardate qui

i Gioielli delle Divine a Venezia e le cupole di lasagne al branzino.

Cupole di lasagne al branzino

da A Tavola, dicembre 2002

Ho pensato di abbinare a questa splendida mostra un piatto che andava per la maggiore nei ruggenti anni '50 quando, usciti dal tempo cupo della guerra, la tavola poteva e doveva, essere il più possibile ricca e nutriente...

foto da qui

Ingredienti per 6

sfoglia fresca per lasagne 500 g
filetti di branzino 600 g
crescione 200 g
cipolla 60 g
burro 30 g
pinoli sgusciati 35 g
bechamelle 4 dl
acciughe sotto sale 2
vino bianco secco 1 dl
olio evo 40 g
sale e pepe rosa qb

Ritagliate la sfoglia in quadrati di 10 cm di lato con una rotella.

Lessatele in acqua salata a lieve bollore per 2 minuti, sgocciolatele con un mestolo forato e stendeteli ad asciugare su un canovaccio pulito.

Affettate al velo la cipolla e fatela appassire in padella con 20 g di olio e 20 g di burro.

Unite il branzino a tocchetti, rosolatelo con il vino bianco. Lasciate evaporare a fuoco alto e proseguite la cottura per una decina di minuti.

Intanto pulite il crescione, lavatelo, scottatelo per qualche istante in acqua bollente salata, sgocciolatelo, raffreddatelo strizzatelo bene e tritatelo finemente. Aggiungete al branzino le acciughe sminuzzate e il crescione, regolate di sale e pepate.

Tostate leggermente i pinoli in una padellina antiaderente senza aggiungere nulla.

Imburrate con il burro rimasto 6 stampini da budino e foderateli con poca besciamella, distribuendola in modo uniforme. 

Coprite con uno strato composto al branzino e proseguite nello stesso modo fino a riempire gli stampi, alternando gli strati. Terminate con le lasagne e cuocete in forno già caldo a 200°C per 25 minuti.

Sformate le cupole, cospargetele con una macinata di pepe e i pinoli e servite subito.

Buona giornata a tutti.

Daniela

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Chi di voi non è mai stato affascinato da quell'incredibile genio di Leonardo Da Vinci? Chi non si è mai chiesto almeno una volta nella vita che cosa avrà mai provato, che cosa avrà sentito nella sua mente mentre veniva assalito da idee talmente brillanti ed uniche da scioccare coloro che vivevano al suo tempo? Avrà avuto la percezione precisa del suo meraviglioso genio?

Bene vi confesso che dopo la visita alla sua cassa natale questa primavera, ho ancora più forte la sensazione di irrealtà: la casa è ancora, al giorno d'oggi, piuttosto isolata, nonostante le strade asfaltate e ben curate, in cima ad una collina a sua volta un po' in disparte rispetto alla vita del fondovalle... non posso pensare come dovesse essere all'epoca della sua nascita. Ma a dispetto di tutto la sua mente si è mostrata al mondo e ha prodotto ciò che sappiamo ...

codice miniato 

A Torino, presso la Biblioteca Reale, in Piazza Castello 125, in questi giorni e fino al 25 gennaioè visitabile, "una selezione di oltre ottanta capolavori assoluti della Biblioteca Reale di Torino. Le opere - il celeberrimo Autoritratto, il Ritratto di fanciulla, il Codice sul volo degli uccelli di Leonardo da Vinci, disegni di Raffaello, Carracci, Perugino, Van Dyck e Rembrandt, codici miniati, carte nautiche ed altre opere grafiche dalle preziose collezioni della Biblioteca - sono allestite sia nello straordinario Salone realizzato nel 1837 dall'architetto di corte Pelagio Palagi, sia nei due spazi espositivi del piano interrato."

Insomma abbiamo un'altra possibilità di vedere ciò che di meraviglioso quella mente eccelsa ha saputo donarci. 

Per le informazioni del caso, questo è il sito ufficiale della mostra: Bibiioteca Reale

 

 

Polpettone classico con ketchup e senape

di Martha Stewart

Polpettone classico con ketchup e senape e... un genio in mostra a Torino: Leonardo e i Tesori del Re

Ingredienti

fette spesse di pane bianco, spezzettato
3
spicchi d'aglio, tritati
2
cipolla media tritata
1
gambo di sedano tritato
carota media tritata
1
prezzemolo
1 manciata
carne magra di manzo, macinata
340g
carne di maiale macinata
340g
vitello macinata
340g
uovo grande 
1
ketchup
170g
senape di Digione
1 cucchiaio
salsa Worcestershire
1 cucchiaio
sale grosso e pepe macinato al momento
qb
zucchero di canna
2 cucchiai

polpettone martha 

Indicazioni

Preriscaldate il forno a 190°C gradi . Mettete le fette di pane fresco, private della crosta (perfetto anche il pancarrè) in un robot da cucina e macinatele finemente utilizzando il tasto ad intermittenza. Dovremmo ottenere circa 2 1/2 tazze di briciole. Trasferitele in una ciotola media .

Tritate aglio, cipolla, sedano, carota e prezzemolo finemente. Aggiungete il trito ottenuto alle briciole di pane fresco. Aggiungete le tre carni macinate, le uova, 1/4 tazza di ketchup, la senape, la salsa Worcestershire, 1 cucchiaio di sale e 1/2 cucchiaino di pepe. Mescolate tutto accuratamente con le mani e poi trasferite l'impasto in una teglia di 11x25 cm ca, insomma una teglia da plumcake.

Mescolare perfettamente la rimanente 1/2 tazza di ketchup e lo zucchero di canna e spennellate la crema ottenuta sulla carne. Infornate e cuocere per circa 1 ora e 20 minuti (l'interno del polpettone deve raggiungere circa i 160°). Lasciate raffreddare leggermente e servite con un purè di patate o con un'insalata fresca.

Ottimo, devo dire, un po' sfizioso e saporito. Da provare.

Buona giornata

Daniela

 

Classic Meat Loaf

By Martha Stewart

PICT0918 

Ingredients

  • 3 thick slices white bread, torn into large pieces

  • 2 garlic cloves, chopped

  • 1 medium onion, chopped

  • 1 celery stalk, chopped

  • 1 medium carrot, chopped

  • 1/2 cup flat-leaf parsley

  • 12 ounces ground beef chuck (90 percent lean), preferably pasture-raised

  • 12 ounces ground pork, preferably pasture-raised

  • 12 ounces ground veal, preferably milk-fed

  • 1 large egg

  • 3/4 cup ketchup

  • 1 tablespoon Dijon mustard

  • 1 tablespoon Worcestershire sauce

  • Coarse salt and freshly ground pepper

  • 2 tablespoons light-brown sugar

 

1. Preheat oven to 375 degrees. Pulse bread in a food processor until finely ground. (You should have about 2 1/2 cups breadcrumbs.) Transfer to a medium bowl.

2. Pulse garlic, onion, celery, carrot, and parsley in food processor until finely chopped. Add to breadcrumbs. Add meats, egg, 1/4 cup ketchup, the mustard, Worcestershire sauce, 1 tablespoon salt, and 1/2 teaspoon pepper; mix together using your hands. Transfer mixture to a 5-by-9-inch loaf pan.

3. Stir together remaining 1/2 cup ketchup and the brown sugar until smooth; brush onto meat. Set pan on a rimmed baking sheet, and bake until an instant-read thermometer inserted into the center reaches 160 degrees, about 1 hour 20 minutes. Let cool slightly.

Have a nice Day

Daniela

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Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai

e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai

venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d'estate
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai.

Fabrizio De Andrè

Non so perchè ma scrivendo questo post, ripercorrendo i giorni appena trascorsi, mi è venuta in mente.

 

Giorni particolari questi di allerta 2 a Genova. Ho sfruttato l'occasione per studiare un po', stare in compagnia di persone che amo, rilassarmi, vedere dei bei film, cucinare un semplice ghiso (spezzatino), sentire la pioggia picchettare sulle finestre, mangiare un paio di piadine ottime, riscoprire i piaceri della crema di nocciole, assillare i miei ospiti e vicini con esercizi di canto, muti, vocalizzi e ripetizioni della stessa frase o inciso musicale per un'inusitata quantità di volte, ascoltare un poco di musica, aiutare l'amore a fare un piccolo cambio d'arredamento in camera e camminare con lui per gli umidi, colorati vicoli genovesi.

Quei giorni perduti a rincorrere il vènto... - Patè in crosta

In attesa di un'infornata di pane e pizza... con metodi nuovi (che non sempre vanno a buon fine... sob!), oggi, vi propongo una piccola ricetta goduriosa, per questi giorni uggiosi, che vi costerà poco e vi sazierà molto. 

Da amante dei patè e delle terrine non potevo che provare a farne alcuni secondo i miei gusti: questo è uno di loro.  

Io lo servirei come antipasto (in piccole porzioni) o come secondo. 

il patè è buonissimo anche da solo, servito in terrina - con la gelatina - o da spalare su crostini vari - magari integrali - ho voluto fare il tentativo della crosta e devo dire che l'ho molto apprezzato. 

con queste dosi otterrete circa 10 tortini del diametro di 8 cm.

 

Paté in crosta

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Ingredienti

per il patè

 

Fegatini di coniglio

300 g

Cipolle

1 media

Carote

1 media

Scalogno

1

Sedano

1/2 gambo

Castagne

4 (arrostite o al miele)

Burro

15 g

Pepe nero

una bella spolverata 

Sale

q.b.

Marsala

per sfumare

Miele (d'Acacia)

1 cucc no.

Brodo caldo

300 ml ca.

 

 

per la crosta

 

Farina

300 g

Acqua ghiacciata

100 m

Burro

150 g

Miele (d'Acacia)

2 cucc.

Latte

un goccio

Cannella

un pizzico

Noce Moscata

una spolverata

Sale

un pizzico

Mele

1/2 renetta verde

ob_0c1661_img-4460 

Il procedimento è più difficile - e lungo - da spiegare che da fare.

Dopo aver lavato e mondato le verdure, tagliatele a piccoli cubetti. Fate poi un bel soffritto nel burro, ponendo prima la cipolla, lo scalogno, dunque le carote e per ultimo il sedano. Mentre il soffritto cuoce, pulite i fegatini e privateli dei filamneti duri, quindi tagliateli  in quattro. Dalla pentola togliete i 2/3 del soffritto e mettetelo da parte. Abbassate la fiamma e ponete i fegatini a cuocere. Aggiungete dopo poco le castagne e se necessario un poco di brodo. Il tutto deve rimanere abbastanza succoso. Verso fine cottura aggiungete mile e sale e sfumate con il marsala, alzando un poco la fiamma. Non fate evaporare tutti i succhi. Macinatevi sopra un poco di pepe nero e lasciate riposare tappato.

Lavorate ora la farina con il burro, l'acqua, il miele, il sale e le spezie. Create una brisée piuttosto morbida, se necessario aggiungete un poco di latte. la pasta non si deve incollare ma deve risultare molto facile da lavorare. Lasciate riposare in frigo per un quarto d'ora. 

Frullate i fegatini. Aggiungete alcune cucchiaiate di brodo perché non risulti troppo spesso - dovendo andare in forno tenderà ad asciugarsi, quindi vi consiglio di renderlo bello morbido (ma sempre compatto), un poco più solido di una mousse o spuma. Aggiungete poi il resto del soffritto e mescolate con un cucchiaio. 

Stendete la pasta, tenendo ben infarinati tavolo e matterello, più sottile possibile (1/1,5 mm). Grazie alla presenza del miele si riesce a stendere molto bene. 

Io ho fatto delle mono porzioni, tagliando la pasta e mettendola in appositi formini. Se preferite usare una grande teglia vi consiglio quella per il plumcake, in tal caso usate la pasta più spessa (2,5/4 mm).

Mettete la pasta nello stampino desiderato. Riempite i vostri stampini foderati di pasta con il ripieno preparato fino a 5 mm dal bordo alto, ponete ora qualche fettina, tagliata sottilissima, di mela. Richiudete. La pasta deve riuscire a richiudere il tortino almeno nei bordi. 

Cuocete in forno statico a 180°C per 15 min. Controllate a vista la pasta, quando si dora è pronta!

Servite appena sfornato o tiepido!

Buon appetito, 

Giorgia

In attesa di un'infornata di pane e pizza... con metodi nuovi (che non sempre vanno a buon fine... sob!), oggi, vi propongo una ricettina goduriosa, per questi giorni uggiosi, che vi costerà poco e vi sazierà molto. 

Da amante dei patè e delle terrine non potevo che provare a farne alcuni secondo i miei gusti: questo è uno di loro.  

 

Io lo servirei come antipasto (in piccole porzioni) o come secondo. 

il patè è buonissimo anche da solo, servito in terrina - con la gelatina - o da spalare su crostini vari - magari integrali - ho voluto fare il tentativo della crosta e devo dire che l'ho molto apprezzato. 

 

con queste dosi otterrete circa 10 tortini del diametro di 8 cm.

 

Patè in crosta

 

 

 

Ingredienti

per il patè

 

Fegatini di coniglio

300 g

Cipolle

1 media

Carote

1 media

Scalogno

1

Sedano

1/2 gambo

Castagne

4 (arrostite o al miele)

Burro

15 g

Pepe nero

una bella spolverata 

Sale

q.b.

Marsala

per sfumare

Miele (d'Acacia)

1 cucc no.

Brodo caldo

300 ml ca.

 

 

per la crosta

 

Farina

 

Acqua ghiacciata

 

Burro

 

Miele (d'Acacia)

2 cucc.

Latte

un goccio

Cannella

un pizzico

Noce Moscata

una spolverata

Sale

un pizzico

Mele

1/2 renetta verde

 

 

 

Il procedimento è più difficile - e lungo - da spiegare che da fare.

Dopo aver lavato e mondato le verdure, tagliatele a piccoli cubetti. Fate poi un bel soffritto nel burro, ponendo prima la cipolla, lo scalogno, dunque le carote e per ultimo il sedano. Mentre il soffritto cuoce, pulite i fegatini e privateli dei filamneti duri, quindi tagliateli  in quattro. Dalla pentola togliete i 2/3 del soffritto e mettetelo da parte. Abbassate la fiamma e ponete i fegatini a cuocere. Aggiungete dopo poco le castagne e se necessario un poco di brodo. Il tutto deve rimanere abbastanza succoso. Verso fine cottura aggiungete mile e sale e sfumate con il marsala, alzando un poco la fiamma. Non fate evaporare tutti i succhi. Macinatevi sopra un poco di pepe nero e lasciate riposare tappato.

 

Lavorate ora la farina con il burro, l'acqua, il miele, il sale e le spezie. Create una brisée piuttosto morbida, se necessario aggiungete un poco di latte. la pasta non si deve incollare ma deve risultare molto facile da lavorare. Lasciate riposare in frigo per un quarto d'ora. 

 

Frullate i fegatini. Aggiungete alcune cucchiaiate di brodo perché non risulti troppo spesso - dovendo andare in forno tenderà ad asciugarsi, quindi vi consiglio di renderlo bello morbido (ma sempre compatto), un poco più solido di una mousse o spuma. Aggiungete poi il resto del soffritto e mescolate con un cucchiaio. 

 

Stendete la pasta, tenendo ben infarinati tavolo e matterello, più sottile possibile (1/1,5 mm). Grazie alla presenza del miele si riesce a stendere molto bene. 

Io ho fatto delle mono porzioni, tagliando la pasta e mettendola in appositi formini. Se preferite usare una grande teglia vi consiglio quella per il plumcake, in tal caso usate la pasta più spessa (2,5/4 mm). 

 

Mettete la pasta nello stampino desiderato. Riempite i vostri stampini foderati di pasta con il ripieno preparato fino a 5 mm dal bordo alto, ponete ora qualche fettina, tagliata sottilissima, di mela. Richiudete. La pasta deve riuscire a richiudere il tortino almeno nei bordi. 

 

Cuocetein forno statico a 180°C per 15 min. Controllate a vista la pasta, quando si dora è pronta!

 

Servite appena sfornato o tiepido!

 

Buon appetito, 

Giorgia

 

 

 

 

 

 

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Rieccomi, finalmente in vacanza, nella mia splendida Valtellina, con solo un po' di perplessità sul fatto che, pur essendo ormai fine luglio, esco di casa con felpa, giacca e scape chiuse, perchè piove molto spesso e la temperatura si aggira, specialmente verso sera,  intorno ai 15-16 gradi...

Devo dire, ad onor del vero, che io amo i climi freschi e non il caldo esagerato, però confesso che qualche bella giornata di sole terso in più, non guasterebbe proprio.

Comunque, dal momento che non è decisamente in nostro potere ordinare tempo atmosferico su misura, a seconda delle personali esigenze, mi accontento assolutamente della situazione e mi godo, serena, pigre giornate passate a leggere, a fare qualche breve escursione e molte lunghe chiacchiere con la mia piccoletta.

pesche 

In più sono anche così fortunata da avere qui amici gentili che posseggono un bellissimo orto e che ci regalano spessissimo i frutta e verdura appena raccolte, profumate e buonissime: mentre sto scrivendo ho la stanza inondata dal profumo dolce e leggemente vanigliato di splendide pesche, sode e vellutate: una delizia.

Quindi per pranzi e cene, via libera a piatti a base di zucchine, melanzane, peperoni e super insalate, oltre a marmellate, sorbetti e gelati!  Tempo libero e temperature fresche sono l'ideale per dedicare un po' di tempo alla cucina, giusto?

 

Tronchetti di zucchine del buongustaio

I tronchetti del buongustaio nel clima fresco della Valtellina.

E' una ricetta semplicissima, che ho scovato in una mia vecchia raccolta, 1000 ricette con le verdure, Fabbri ed., del 1996, dalla quale attingo sempre volentieri. 

Ingredienti per 6 persone

700 g di zucchine

200 g di polpa di pomodoro (Polpa più Cirio per me)

100 g di prosciutto cotto ( o mortadella)

30 g di parmigiano grattugiato

1 spicchio d'aglio

1 tuorlo d'uovo

1 pizzico di cannella (o paprika dolce)

5 cucchiai di olio d'oliva

sale e pepe

tronchetti di zucchine 

Lavate, spuntate le zucchine e dividetele in tronchetti di circa 4 cm l'uno, che svuoterete, raccogliendo il ricavato in una ciotola.

Cuocete i tronchetti per 10 minuti in acqua bollente salata: devono rimanere ben sodi.

Tagliate a fettine sottili la polpa delle zucchine. poi fatela appassire in una casseruola con uno spicchio d'aglio schiacciato, un cucchiaio d'olio, un pizzico di sale ed una spolverata di pepe, appena macinato.

Mentre la verdura cuoce, passate il prosciutto o la mortadella, a seconda della vostra preferenza, nel mixer elettrico, o tritatelo al coltello quanto più sottile possibile, raccogliendolo in una terrina.

Aggiungete il tuorlo, la verdura cotta e tritata finissima, il parmigiano e un bel pizzico di cannella se utilizzate il prosciutto o paprika per la mortadella.

Aggiustate di sale, insaporite con una macinata di pepe e amalgamate bene il tutto, per ottenere un composto omogeneo, che metterete in un sac à poche con la bocchetta liscia.

Riempite i tronchetti con il composto, sistemateli in una pirofila, irrorateli con 4 cucchiai d'olio e la polpa di pomodoro. Scegliete una polpa bella densa, che non "scivoli" sui tronchetti di zucchine: per me Polpa Più Cirio, profumata e corposa.

Passate la teglia nel forno già a 200 °C per circa 25 minuti. Appena sono pronti, disponete i tronchetti su di un piatto da portata e serviteli subito.

Deliziosi anche accompagnati da una insalatina fresca.

Buona giornata

Daniela

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Ecco.  Ha detto bene Dani: periodo di diete.. disgraziatamente lo è anche per me. 

Una cosa ve la dico anche io però: mangiado secondo questa mia dieta apprezzo molto di più i giorni di festa, gusto ancora di più il cibo, mangio più lentamente, bevo ancora più acqua e vario molto di più le pietanze; per cui, in fin dei conti, sono abbastanza contenta di questa nostra iniziativa che da portare avanti è impegnativa... ahimè.

Un altro evento dell'ultima settimana è stato riuscire - finalmente - a festeggiare il compleanno di un nostro caro amico, diventato maggiorenne da qualche mese, ma alla cui festa non avevamo potuto partecipare perchè - come vi ho raccontato - eravamo a Roma ad ascoltare una meravigliosa Sinfonia Mahleriana e ad abbufarci di pasta alla gricia (della quale scriverò) e di agnello. Beh.. la mia metà ha deciso di preparare una deliziosa cena in quest'occasione! Quindi, grandi preparativi...ed un menu tutto particolare :D

Tre tartare 

Patate in teccia

Lasagnette di verdure 

Gelato al cioccolato fatto in casa

Tutto accompagnato da birra slava niete male, vino cinese di prugna (troppo dolce -.-'), tea Lapsang Souchong e per finire ottimo liquore alla grappa, erbe e bacche delle nostre montagne.

Oggi vi parlerò delle nostre tartare!

Tartare ... e strani accostamenti

Dalla più delicata alla più strong (che l'inglese fa più figo)

Tartare Noir - très chic

Tartare Exoctic Greenve l'ho detto che in inglese fa più "spesso"!

Tartare classica leggera

 

Bene, come saprete la base della tartare è la carne cruda, talvolta del pesce (vedi tartare di salmone).

Per cui iniziate comprando un buon taglio di carne - filetto o sotto filetto - e tagliatelo al coltello in cubetti piuttosto piccoli, secondo vostro gradimento. Noi l'abbiamo tagliata davvero in pezzettini mignon.

Le dosi sono secondo vostro gusto e resistenza, nonchè secondo l'utilizzo. La tartare può essere infatti un ottimo antipasto, un secondo, oppure - come per noi - un piatto unico.

Per un piatto unico per 4 persone ci sono voluti 800g di carne ed alla fine eravamo sazi.

Finito di tagliare la carne, avendo pronti gli ingredienti, la preparazione del piatto è piuttosto semplice.

Le dosi degli ingredienti sono a piacere, io metterò delle dosi indicative.

L'uso dell'aceto di riso è a vostra discrezione. Io lo consiglio perchè è molto più leggero, non copre il gusto della carne, non la cuoce e ha un grado di acidità basso.  

P.S.: le foto come al solito non sono un gran chè.. stavolta ho una scusa: eravamo davvero affamatissimi - abbiamo iniziato a mangiare alle 22.30! :C

 

Tartare Noir

Ingredienti per 200 g di carne:

sesamo nero 2 cucc.ni

salsa di soia 2/3 cucc.

semi di papavero

 

Procedimento

Mettete la carne in una ciotola e mescolatala al sesamo ed alla salsa di soia, lasciate insaporire per qualche minuto. Impiattate con un po' di semi di papavero sopra. 

 

Tartare Exoctic Green 

Ingredienti per 300 g di carne:

1/4 di avocato maturo (non troppo)

1 cucc. della parte più matura dell'avocato

6 cipollotti medi con il verde

10 g di burro

3/4 cucc. aceto di riso 

un cucc. di maionese

sale (rosa dell'himalaya) 

manciata di pistacchi di Bronte 

 

Procedimento

Tagliate a dadini il quarto di avocado. Lavate, mondate e tritate i cipollotti.

In una padella mettete il burro, il cucc. no di avocado maturo; fate scioglierte burro ed avocado, mettete poi a soffriggere i cipollotti, aventualemente aggiungete un poco di acqua durante la cottura. Togliete dal fuoco una volta che saranno cotti e lasciate raffreddare. Tritate i pistacchi e metteteli da parte - vi serviranno per guarnire e completare il piatto, dando un tocco di croccant e di gusto. 

In una ciotola ponete la carne e aggiungete il composto che è nella padella, la maionese, l'aceto, il sale e l'avocado. Mescolate per bene e lasciate riposare per una quindicina di minuti. Servite a temperatura abiente (anche un poco più fresca). Impiattate e copargete con i pistacchi.

 

Tartare classica leggera

Ingredienti per 300 g di carne:

manciata di olive verdi

manciata di capperi

3/4 cucc. di aceto di riso

1 cucc. di senape (se la trovate magari usate quella con i semini ancora interi)

sale (rosso)

spruzzata di comino

qualche goccia di salsa worcester

olio extravergine

erba cipollina

Procedimento

Tritate le olive ed i capperi. In una ciotola mettete la carne e aggregatevi la salsa worcester, il comino, la senape, l'aceto. Mescolate per bene e lasciate riposare per una quindicina di minuti. Servite a temperatura ambiente con un filo d'olio e dell'erba cipollina. 

 

Data la diversità dei gusti e dato che noi le abbiamo mangiate tutte e tre (in quest'ordine), vi consiglio della birra chiara, non molto alcolica nè amara, di accompagnamento e/o del Tea Lapsang Souchong.

Tea Lapsang Souchong 

 Il Lapsang, o Zheng Shan Xiao Zhong, è un tea nero cinese. Prodotto presso la regione del Fujian. Le sue foglie sono intere, di color nero intenso e abbastanza arricciate. Si distingue per il suo forte profumo affumicato - che inizialemte può spaventare perchè molto forte, ma che non si rispecchia nell'infuso. Il colore di quest'ultimo è ambrato-arancione. 

Viene fatto ossidare e successivamnete viene essiccato e affumicato con fuoco di pino o cedro e per questo motivo (l'essere affumicato) si distingue da tutti gli altri tea.  L'affumicatura conferisce aromi inconfondibili di soja, empireumatici di tostato e frutta secca, legno, sottobosco e fiori, talvolta sentori animali. Ha un contenuto di teina basso.

Adatto all'abbinamento con pesci robusti (tonno, merluzzi nordici) alla brace, alla piastra, al vapore. Si può servire caldo, tipido o freddo. 

Molto caldo o piuttosto freddo è consigliato per accompagnare dello Scotch, del Wischy o della grappa.

Favoloso è l'utilizzo come tè da taglio, ovvero miscelato ad altri - con l'Earl Grey è un classico.

Buon appetito! *.*

... voi che potete ... -.-' sob!

Giorgia

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