Un'insalata piatto unico: gamberetti e patate con maionese alla soia e yogurt

Già vi avevo proposto l'accostamento gamberetti/patate un milione di anni fa, nel settembre del 2010, con le deliziose ed eleganti barchette di patate con zucchine e gamberetti. Oggi invece vi propongo qualcosa di più semplice ancora, ma dal sapore squisito; talmente semplice che possiamo senza dubbio definirla una deliziosa non-ricetta. Eccola

Per l'insalata 

700 g di gamberetti (puliti)

800 g di patate non farinose

Per la maionese (le dosi sono indicative: dipendono molto dai gusti personali e dal livello di densità che volete raggiungere)

150 ml di olio di semi di girasole o di mais

un uovo intero e un tuorlo

2/3 cucchiai di yogurt naturale (ho scelto il greco)

2 cucchiai di salsa di soia

1 limone spremuto 

sale e pepe qb

gamberetti 

Preparate la maionese leggera: mettete nella ciotola del mixer (ma è davvero semplicissimo prepararla anche a mano) l'uovo intero e il tuorlo e, se la preparate nel mixer, anche il succo di limone (se la preparate a mano potrete invece aggiungerlo subito prima della salsa di soia), versando a filo, mentre le lame girano, l'olio di semi, lo yogurt, e per ultima la salsa di soia. A questo punto, se la densità della salsa vi soddisfa, assaggiatela e correggetela di sale e pepe, altrimenti aggiungete a piacere una piccola dose degli altri ingredienti (in particolare olio se la volete più soda), fino a creare il mix di sapori che preferite.

Lessate i gamberetti (i miei erano piccoli e quindi li ho fatti bollire per 2 minuti, da quando l'acqua riprende bollore), poi scolateli e lasciateli raffreddare.

Lessate le patate con la buccia, lasciatele intiepidire e sbucciatele. Poi tagliatele, una volta fredde, a dadini non troppo piccoli.

Ricetta praticamente terminata: a questo punto non vi resta che unire i due ingredienti e condirli abbondantemente con la maionese delicata, leggera e saporita alla salsa di soia.

Un antipasto delizioso o un ottimo secondo, scegliete voi!

Buona giornata

Daniela

La Pietà Rondanini al Castello Sforzesco

L'ultimo post era dedicato all'immenso genio da Vinci: oggi, per par condicio :-) , due parole sul suo giovane ed intemperante rivale, Michelangelo.

Dopo aver avuto la fortuna di seguire il programma di Corrado Augias, piacevolissimo gentiluomo, elegante, colto e spiritoso, nei modi come nel parlare e nell'esporre, ottimo giornalista, intitolato VISIONARI, dedicato al Buonarroti (e che potrete rivedere al link indicato), mi è sembrato perfetto segnalarvi questo evento particolare, che ha per protagonista proprio la Pietà Rondanini: il Castello Sforzesco, ha prorogato fino a domenica l'ingresso gratuito per poter ammirare da vicino la Pietà, il capolavoro a cui Michelangelo lavorò fino a pochi giorni dalla sua morte. 

La bellezza dell'opera è immensa e le emozioni che sa suscitare altrettanto violente.

Qui, oltre che nella trasmissione di Augias, potrete ascoltare una racconto dell'opera dedicata alla racconto che lo scultore Henry Moore fa dello splendido gruppo marmoreo.

Spero di riuscire a godere anche io, ancora una volta, di tanta bellezza.

Le emozioni positive non sono mai abbastanza...

Buona giornata

Daniela

"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!

Non c'è nulla che chiunque possa dire su chi è Leonardo. Mostre su di lui e il suo lavoro ne sono state fatte in numero infinito, i classici "fiumi di inchiostro" sono stati versati in libri, opuscoli, libelli, trattati e biografie; tutto si è detto della sua vita, delle sue inclinazioni, dei suoi natali e delle sue esperienze. Eppure rimane un personaggio dal fascino possente, che sa incantare ed intrigare con la sua genialità sempre nuovi "fans" di qualunque età e di qualunque provenienza : un genio decisamente trasversale, che sa mettere d'accordo l'artista e lo scienziato!

Una nuova mostra ora si aggiunge a Milano a Palazzo Reale ed è intitolata "Leonardo da Vinci. 1452–1519":

"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!

"Quale migliore occasione di Expo 2015, dunque, per dedicargli una monografica, la più importante mai organizzata in Italia. La mostra, promossa dal Comune di Milano e ideata e prodotta da Palazzo Reale e Skira editore, in programma a partire dal 16 aprile 2015, rappresenta un’occasione unica per ammirare e comprendere in una visione d’insieme la straordinaria complessità di questa figura come artista, pittore e disegnatore, e, in parte, la sua attività di scienziato e tecnologo, mai considerata nelle mostre sinora realizzate.

Dodici sezioni accompagneranno i visitatori a scoprire l’attività poliedrica del Genio, attraverso i suoi codici originali, oltre cento disegni autografi (di cui circa trenta dal celeberrimo “Codice Atlantico”) e un cospicuo numero di opere d’arte: disegni, manoscritti, sculture, incunaboli e cinquecentine provenienti dai più celebri Musei e Biblioteche del Mondo, tra cui: il Louvre, la Royal Collection Trust, il British Museum, il Metropolitan di New York, la National Gallery di Washington, la Pinacoteca Ambrosiana e i Musei Vaticani." (Dal sito ufficiale della mostra)

Nel sito potrete anche trovare, come sempre, orari, biglietti e informazioni varie.

Godetevi la visione di una breve anteprima delle opere esposte, sperando di riuscire ad ammirarla "dal vero" quanto prima!

Chachouka

da Hugh Fearnely-Whittingstall, River Cottage Veg Everyday 

 
"Leonardo da Vinci. 1452–1519" e la Chachouka tunisina!

Altro piatto preparato un paio di anni fa per lo Starbooks, una piacevole ricetta molto gustosa...

Questo stufato speziato nord africano con le uova cotte sopra, crea una piacevole e pigra cena. La classica peperonata italiana è preparata allo stesso modo, ma senza uova o spezie ed è ugualmente buona - H. Fearnley-Whittingstall


Ingredienti per 4:
3 cucchiai di olio di oliva
1 cucchiaino di semi di cumino
1 grande cipolla tagliata a meta e a fettine sottili
1 spicchio d'aglio schiacciato
1 peperone rosso e
1 uno giallo puliti, lavati, senza semi e tagliati a fettine
1/2 cucchiaino di paprika forte affumicata
1 pizzico di pistilli di zafferano
400 gr di pomodori tagliati grossolanamente, senza pelle e senza semi (anche pelati in scatola se preferite)
4 uova
sale marino e pepe nero appena macinato

AAA 

Scaldate l'olio d'oliva in una padella grande preferibilmente adatta al forno su fuoco medio. Aggiungete i semi di cumino e lasciateli friggere per un paio di minuti. Aggiungete la cipolla e cuocete a fuoco basso per 8/10 minuti o fino a quando e morbida e dorata. Aggiungete l'aglio e i peperoni e continuate a cuocere su fuoco basso per almeno 20 minuti mescolando spesso, fino a che i peperoni non saranno morbidi e appassiti. Aggiungete la paprika, lo zafferano e poi i pomodori con il loro succo, insieme a sale e pepe. Cuocete a fuoco medio/basso per 10/15 minuti, mescolando ogni tanto. Preriscaldate il forno a 180°.

Assaggiate la preparazione e aggiustate, se necessario, di sale e pepe. Se la vostra padella non è adatta al forno trasferite i peperoni in un contenitore adatto allo scopo. Fate quattro avvallamenti sulla superficie e, con attenzione, rompete in ognuno un uovo. Cospargeteli con sale e pepe. 

Cuocete per 10/12 minuti in forno finché il bianco d'uovo non è sodo e il rosso ancora morbido. 
Piccola osservazione personale: potrete preparare la Chachouka anche il giorno precedente, come ho fatto io, dividendo il lavoro in due parti e cioè preparando in anticipo la "peperonata" e poi  limitandovi ad aggiungere le uova al momento di portare in tavola. In questo caso però, essendo le verdure già fredde, dovrete allungare di 2 o 3 minuti il tempo di cottura in forno.

chachouka 

Confesso che la mia scelta, prima ancora che sul metodo di cottura o sugli ingredienti, si è basata sul titolo, indubbiamente originale: forse perfino più della ricetta in se stessa per noi, che abbiamo nella nostra tradizione culinaria, l'eccellente peperonata. Lo stesso Hugh suggerisce quest'ultima come variazione al tema, semplicemente togliendo dalla ricetta le spezie e le uova e servendola con pane o un'insalata verde croccante.
Il piatto comunque si è rivelato piacevolmente speziato, dal profumo intenso e dal sapore nord-africano (ho letto  qui  che l'origine della Chachouka, o chakchouka è tunisina), come suggerisce lo stesso autore nella sua introduzione, riportata in alto.

Buona giornata a tutti

Daniela

Rieccomi con una ricetta squisita preparata con pasta madre: una merenda squisita, o una colazione sfiziosa, o semplicemente un pane ottimo e saporito da assaggiare in qualunque occasione. 

Se per caso vi interessa la storia di questi ottimi "panini" mitteleuropei, qui sul blog la potrete trovare, insieme alla versione (ottima) ottenuta con il lievito di birra. 

Pieter Bruegel il Vecchio Lotta tra Carnevale e Quaresima 1559 ca. Vienna, Kunsthistorisches Museum 

Qui c'è un'altra ricetta, molto Halloween, naturalmente, le dita da strega, ma che sono comunque proprio divertenti!

"Hortus Deliciarum 1190" di Herrad von Landsberg - Hortus Deliciarum, as represented at http://www.guerriers-avalon.org/alsaceXIII.html. Wikipedia 

Mentre qui, troverete i pretzel al cioccolato di Martha Stewart , deliziosi e particolari, che la microba golosissima di cacao ha apprezzato moltissimo!
 Clara Peeters (Dutch), Still Life with Flowers, Goblet, Dried Fruit and Pretzels, 1611

Quindi, oggi, vi propongo ancora un'altra versione, anche questa morbida e goduriosa: non vi rimane che scegliere quale può essere la preferita .... 

I pretzel leggeri con il lievito madre (oltre a quelli che già vi ho proposto...!)

In questa versione, ho seguito alla lettera la ricetta di Marta Albè che è riuscita senza alcun cambiamento da parte mia. L'unica cosa che ho aggiunto (in corsivo), è stata la quantità di acqua che ho usato, visto che nell'originale non era specificata. 

Per il rinfresco della pasta madre

100 grammi di pasta madre
100 grammi di farina biologica di tipo 0 o integrale
50 g di acqua

Per l'impasto

400 grammi di farina biologica di tipo 0 o integrale (io ho fatt0 300 Manitoba e 100 segale)
5 cucchiai di olio extravergine d'oliva
Sale fino integrale
220 g di acqua

Per la preparazione

2 litri d'acqua
1 cucchiaio di bicarbonato di sodio

Per la decorazione

Sale grosso
Semi di papavero o di sesamo (facoltativi) 

PICT2973 

Iniziate con il rinfresco della pasta madre. Versatela in una ciotola, unendo mezzo bicchiere d'acqua in cui sciogliere la pasta madre e 100 grammi di farina. Lavorate il tutto con le dita fino a far ritornare alla consistenza iniziale la pasta madre. Staccatene metà e riponetela nel barattolo per la conservazione.

Passate all'impasto dei pretzel, unendo alla pasta madre rimasta nella ciotola, la farina, l'olio extravergine d'oliva, il sale fino e acqua quanto basta per formare un impasto elastico e ben lavorabile (per me 220 g.) Impastate con le mani per alcuni minuti fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Lasciate lievitare l'impasto a temperatura ambiente, riponendolo in una ciotola ricoperta da un canovaccio, per 6-8 ore, fino a quando il suo volume non risulterà raddoppiato.

Quando l'impasto sarà pronto, suddividetelo in palline di media grandezza e iniziate a preparare i pretzel. Con ogni pallina di impasto create una striscia allungata, come nella preparazione degli gnocchi, della misura di circa 30 centimetri. Ripiegate il tutto, come mostrano le seguenti immagini, per formare i pretzel. Disponeteli ad uno ad uno su di un piano o vassoio infarinato.

 

collage pretzel Foto da greenme

Nel frattempo portate ad ebollizione 2 litri d'acqua, a cui aggiungerete un cucchiaio di bicarbonato. Sollevate ogni pretzel con una schiumarola in metallo ed immergetelo nell'acqua bollente per 30 secondi. Quindi appoggiatelo su di una teglia ricoperta di carta da forno. Procedete così per tutti i pretzel.

pretzel 

Decorate ogni pretzel con del sale grosso e dei semi di sesamo o di papavero quando la superficie risulterà ancora umida e premendo leggermente con le dita. Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 40-45 minuti fino a doratura. Lasciate raffreddare i pretzel prima di servirli. In Germania i pretzel vengono spesso accompagnati con salsa di senape.

Eccellenti! Grazie ancora a Marta per il "prestito" delle sue 3 foto della formazione dei pretzel.

Buona giornata a tutti.

Daniela

- “Arrosto” è una parola bellissima: indica qualcosa di succulento, ben rosolato, con tutto il sughettino sotto. E’ uno di quei bei ricordi che mi accompagnano dall’infanzia. […] Il classico arrosto che mi ricordo io, lo preparava mia mamma la domenica, con sedano, carote e cipolle, (le verdure venivano tutte dall’orto), tagliate giù alla buona e “buttate” nella pentola alta d’acciaio (poi quando abbiamo usato la ghisa, un po’ di anni dopo, era decisamente migliore.[...] Si lasciava andare [la carne] per un paio d’ore [in forno] e ogni tanto veniva girata e ribagnata. Però il bello di queste cose è che si facevano quasi da sole, non dovevi starci troppo dietro: un po’ a rosolare, poi in forno, alla fine mettevi il coperchio per non farla bruciare e farla arrivare alla cottura interna ed eri a posto. Per me è un piatto mitico, di cui ho un mio ricordo fortissimo nella mente. Mi piaceva un sacco. – (C. Cracco)

"Se vuoi fare il figo usa lo scalogno"

L'Arrosto alle cipolle dello chef Cracco e un po' di cucina nell'arte...

Questo è l’incipit della ricetta che lo Carlo Cracco ci presenta per l’arrosto. La ricetta proviene dal suo libro "Se vuoi fare il figo usa lo scalogno", che, quando lo avevamo analizzato con lo Stabooks, non aveva decisamente avuto uno strepitoso successo. Comunque io ero al tempo stata fortunata, scegliendo questo specifico piatto, che mi era piaciuto e che ho preparato da allora spesso e con piacere. 

Ve lo ripropongo quindi, presentandolo con le parole stesse dello chef, che lo preannuncia come un piatto familiare, “alla buona” e ci offre una versione con le cipolle, dalle dorate alle rosse di Tropea, con qualche nocciola aggiunta per un sapore più particolare o in alternativa con l'arancia e il miele

Vincent van Gogh, Still Life with Apples, Meat and a Roll, 1886

Ma partiamo dall’inizio: nella sua “scuola” dichiarata, la presentazione dell’arrosto serve per enunciare nella lezione numero 6, la reazione di Maillard, applicata a questo tipo di cottura della carne, che semplicemente spiega l’utilità della rosolatura.

In sostanza, l’alta temperatura del grasso in cui la carne viene posta a rosolare, consente agli zuccheri presenti di caramellizzare, impedendo ai succhi nutritivi di fuoriuscire, sigillandoli all’interno e regalando contemporaneamente all'arrosto un bell’aspetto dorato e una considerevole morbidezza. La carne va quindi rosolata in ogni parte, su una padella antiaderente, prima di iniziare la cottura vera e propria, stando attentissimi, nel farlo, a non bucarla, per non vanificare la sigillatura.

DSCF8564 


Passiamo ora alla pentola: Chef Cracco suggerisce, come migliore fra tutte, la pentola di ghisa che trova più indicata a questo tipo di cottura. L’ho utilizzata volentieri anche perché, non avendo la mia manici in materiali diversi, è perfetta per il forno.

 

le quartier de viande Monet

1862-1863 Claude Monet Natura morta con pezzo di carne (M.d'Orsay) 

Altro suggerimento, accennato, al taglio di carne da preferire. Innanzitutto, la richiesta è che non sia un taglio eccessivamente magro: un po’ di grasso, sciogliendosi in cottura, aiuta la rosolatura e la cottura della carne stessa. Specifica anche che pur essendo i filetti una parte nobilissima dell'animale, si possono ottenere eccellenti risultati e con una spesa decisamente inferiore, anche utilizzando altri tagli, meno belli alla vista.

 

Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, Verza, piatto con insaccati, piatto con pollo spennato, tagliere con carne e carote, cipolle, agli e pomodori

Nel caso la parte che sceglierete sia magra, per rosolarla Chef Cracco consiglia di utilizzare qualche cucchiaio di olio nella padella o qualche fettina di pancetta per avere un po’ di grasso. Personalmente ho utilizzato 3 o 4 pezzetti di pancetta (30/40 gr), anche per regalare un sapore leggermente più deciso alla carne di vitello.

Roy Lichtenstain, Standing rib, 1962

Di seguito la ricetta proposta dallo Chef: ve la riporto integralmente, perchè possiate goderla appieno.

Qui la "figaggine" promessa nel titolo non nasce, dall'uso dello scalogno, ma da quello della cipolla di Tropea, che io non ho però utilizzato...
Ingredienti
1 kg di reale di vitello (per me 1300 gr di sottopesce di vitello)
2 o 3 cipolle (rosse di Tropea per lui,  4 rosse di toscana per me)
1 spicchio d'aglio
timo o salvia
alloro
vino bianco
olio evo
burro

DSCF8457 

Preparate un fondo solo di cipolla usando quelle di Tropea, per fare una cosa un po' diversa, un po' più da fighi. Pelatele, tagliatele a fette molto sottili, tutte regolari (a costo di usare l'affettatrice), scartando la testa e la coda. Fatele appassire bene nella padella di ghisa, piano piano, con un po' di olio e burro. Unite l'aglio, un po' di alloro e di timo o, per un sapore più delicato, qualche rametto di salvia intero, in modo da poterlo togliere facliente. Quando la cipolla non ha ancora preso colore ma è appassita - cioè ha sentito il calore, comincia lasciarsi andare e non è più rigida commentando e cruda- fate rosolare il pezzo di  carne in una padella antiaderente a fuoco vivo. Se è carne mista rilascerà da sola il suo grasso, che vi aiuterà a rosolarla, se e un pezzo magro aggiungete voi un goccio d'olio o un pezzo di pancetta (non burro perchè non tiene bene la temperatura e si brucia). Fate rosolare bene tutti i lati, sfumate con un goccio di vino bianco, poi trasferirla nella pentola di ghisa, appoggiandola al centro coprendoala quasi completamente con le cipolle. Se volete esagerare mettete delle nocciole intere ad abbrustolire e poi aggiungetele alla carne: ve le ritroverete in mezzo alle cipolle. Fantastico! 

Cuocete a 200/220 °C a seconda del forno, con la pentola scoperta. Ogni 20/25 minuti girate l'arrosto e le cipolle, che nel frattempo coloreranno, appassiranno sempre di più e inizieranno a ridursi. Calcolate che per un chilo di carne ci vuole un'oretta scarsa. Il risultato che dovete ottenere è la cipolla - che non deve assolutamente bruciare - completamente bionda(nel caso della Tropea vi diventerà di un viola un po' antico) e la carne con la crosticina. Coprite con un coperchio durante gli ultimi 25 minuti dicottura in modo che la carne non diventi troppo croccante e non si rischi di bruciarla: se è troppo rosolata si secca e non va bene, invece il coperchio manterrà un po' di umidità che dà morbidezza. Togliete l'arrosto dal forno e lasciatelo riposare per almeno 10 minuti. È sempre importante farlo perché la cottura euno stress per la carne: si irrigidisce, si ritira, si rosola, si trasforma. Riposando, invece, le fibre si rilassano e diventano più tenere da mangiare. Quindi tagliate l'arrosto a fette, rimetterlo nella pentola, riscaldatelo leggermente sul fuoco con la cipolla a coprire il tutto e servite. Alla fine avrete un arrosto buono e saporito usando, solo la cipolla e pochi profumi.  

Il tocco dello chef:
Potete sfumare l'arrosto con il vino bianco o con quello rosso. Un tocco un po' speciale potete darlo usando invece un goccio di marsala molto secco, non dolce : bagnate, fate evaporare e poi continuate la cottura. Vi do anche una variante un po' esotica. Vi servono 2 arance e due cucchiai di miele, meglio se millefiori. 

Finita la rosolatura della carne, versateci sopra il miele e fate cuocere: il miele comincerà a bollire e ridursi e formerà un caramello tutto intorno. Poi unite la scorza tagliata pezzi e il succo delle arance:  verrà un arrosto buonissimo


F. Wagner, 1819-1881, Still Life with Meat and Vegetables.

Ora, qualche osservazione personale sulla preparazione:

L'arrosto era oggettivamente buono, morbido e succoso e le cipolle saporite e profumate. Però:

- Siccome il sale non viene nominato nella ricetta, per ciò che mi riguarda, ho salato le cipolle una volta cotte. Avendo usato un po' di pancetta per rosolare la carne, questa è risultata appena saporita e l'aggiunta delle cipolle ha fatto il resto. 
- Per contro il suggerimento delle nocciole si è rivelato ottimo. Ho utilizzato delle meravigliose nocciole piemontesi, che ho fatto tostare per pochi minuti nella padella antiaderente in cui avevo rosolato la carne... davvero eccellenti da ritrovare tra le cipolle a fine cottura morbide, ma ancora consistenti.
- Ho tolto le foglie di alloro prima di infornare, per timore che si "sbruciacchiassero", dando sapore amaro al tutto e, per gusto personale, anche lo spicchio d'aglio, che avevo lasciato intero.
- Nel mio forno la cottura è stata fatta a 190° ventilato per circa 1 ora.

Buona giornata a tutti
Daniela