A Genova, "Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913" e i piccoli, dolci "finanzieri"

"L’arte va oltre ogni religione o razza"
Ernst Ludwig Kirchner

sito Ufficiale della mostra

Il 5 marzo sarà inaugurata a Genova, a Palazzo Ducale, la mostra sulla nascita dell’Espressionismo Tedesco, in collaborazione con il Brücke Museum di Berlino e curata dalla sua direttrice, Magdalena Moeller.

"La mostra è promossa dal Comune di Genova e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per il tramite della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, con la collaborazione della Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale e della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria. La realizzazione del catalogo è curata da Skira editore.
In mostra oltre 150 opere tra dipinti, stampe e disegni dei fondatori del gruppo, tutte provenienti dal Museo berlinese a documentare una rivoluzione artistica, nel fermento che porterà l'Europa alla Grande Guerra del '15-'18 di cui quest'anno si ricordano i cento anni.
L’esposizione di Palazzo Ducale documenta dunque la varia creatività artistica all’interno di questo gruppo rivoluzionario che riportò l’arte tedesca sulla scena internazionale a un livello qualitativo pari a quello delle opere dei fauves, dei cubisti o ancora, dei futuristi italiani." Da qui
 
Il termine Espressionismo Tedesco deve la sua origine principalmente alla fondazione del movimento Die Brücke (“Il Ponte”) da parte di Fritz Bleyl (1880-1966), Erich Heckel (1883-1970), Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938), Karl Schmidt-Rottluff (1884-1976) a Dresda il 7 giugno 1905. Lo scopo di questi artisti è quello di gettare un ponte tra la pittura classica neoromantica e un nuovo stile che si definirà in seguito come “espressionismo”. [...]
La “Brucke” si sciolse nel maggio del 1913, a causa di contrasti originati dal testo scritto da Kirchner per la Cronick del Brucke– una Cronaca, destinata a tutti i membri passivi della Brucke, che doveva contenere stampe a mano e foto delle opere dei fondatori del gruppo. Heckel spiegò più tardi che il testo non corrispondeva più all’idea di rifiuto di un programma artistico e dunque decisero di non pubblicare e di restituire ad ognuno le stampe e le foto.
Negli anni della guerra alcuni espressionisti guardano al grande conflitto come alla possibilità di un nuovo ordine sociale. Una guerra mondiale può essere il colpo di spugna da loro desiderato per far nascere un nuovo stile di vita: si auspica la purificazione dell’Europa, il tramonto di tutte le antiche strutture di potere. Molti artisti, animati da questi principi, si arruolano e combattono al fronte come volontari, ma il risultato è quello di prender coscienza degli orrori della guerra, che sconvolge al punto di portare molti di loro ad abbandonare la pittura. In altri casi, la guerra diventa contemporaneamente fonte di ispirazione, incubo, ossessione.
 
Dopo la guerra l’espressionismo tedesco si trasforma, assumendo connotazioni esasperatamente realistiche che si spingono fino all’estrema durezza, alla brutalità, alla rappresentazione dell’orripilante con artisti in grande debito verso i pittori del Brucke come Otto Dix (1891-1969), Max Beckmann (1884-1950) e George Grosz (1893-1959).
L’esposizione di Palazzo Ducale documenta dunque la varia creatività artistica all’interno di questo gruppo rivoluzionario che riportò l’arte tedesca sulla scena internazionale a un livello qualitativo pari a quello delle opere dei fauves, dei cubisti o ancora, dei futuristi italiani. Da qui
 
Informazioni più dettagliate su orari e contenuti nel sito di Palazzo Ducale
A Genova, "Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913" e i piccoli, dolci "finanzieri"A Genova, "Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913" e i piccoli, dolci "finanzieri"A Genova, "Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913" e i piccoli, dolci "finanzieri"A Genova, "Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913" e i piccoli, dolci "finanzieri"A Genova, "Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913" e i piccoli, dolci "finanzieri"A Genova, "Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913" e i piccoli, dolci "finanzieri"A Genova, "Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913" e i piccoli, dolci "finanzieri"A Genova, "Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913" e i piccoli, dolci "finanzieri"

Biscottini finanzieri (financiers)

Chef Mattia Giacomelli

A Genova, "Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913" e i piccoli, dolci "finanzieri"
Ingredienti

165 g zucchero a velo

60 g di farina di mandorle

150 g di chiare d'uovo

90 g di burro

65 g di farina

2 g di lievito chimico per dolci

2 g di estratto di vaniglia

finanzieri 

Imburrate degli stampini da finanzieri o comunque degli stampini piccoli (in questo caso piccole piramidi e piccoli parallelepipedi) e preriscaldate il forno a 210 °C

Mescolate in una ciotola lo zucchero a velo e la farina di mandorle. Aggiungete, sempre mescolando, le chiare d'uovo, il burro in crema e l'estratto di vaniglia, concludendo con la farina setacciata unita al lievito per dolci.

Versate il composto negli stampini.

Infornate per 12 minuti.

Buonissimi morbidi e fragranti, eccellenti per una buona colazione o per una ricca merenda.

Buona giornata

Daniela

La prof. L. Codignola, Dario Argento e il prof R. Iovino

La prof. L. Codignola, Dario Argento e il prof R. Iovino

In questi giorni al teatro Carlo Felice, qui a Genova, è in scena fino al 1 marzo, la Lucia di Lammermoor (qui, se volete leggerne la trama),opera in 3 atti di Gaetano Donizetti, su libretto di Salvatore Cammarano, tratto dal romanzo The bride of Lammermoor di Walter Scott, per la regia di Dario Argento.

Devo dire che l'evento per me aveva decisamente fascino, perchè mi incuriosiva scoprire come il Maestro del Brivido poteva aver immaginato la messa in scena di quest'opera, che spazia dalla pazzia, all'amore, alla fiaba, all'omicidio e naturalmente alla morte.  

Cosa poteva quindi esserci di meglio che ascoltare la genesi di questa realizzazione proprio da chi l'aveva concepita? E' stato perciò un piacere ed un onore avere l'opportunità di incontrare il Maestro Argento al Conservatorio Paganini, dove si è offerto ad una intervista, condotta dal direttore e dalla prof. Codignola, in cui ha espresso il suo punto di vista, ha raccontato il perchè delle sue scelte e ci ha fatto entrare per qualche momento nel mondo del suo lavoro di regista, nel suo rapporto con cantanti ed attori, ma anche della sua sensibilità e capacità interpretativa 

Così, abbiamo scoperto per esempio che per i costumi ha pensato ad un'ispirazione preraffaellita, innamorato della ricchezza degli abiti e delle stoffe e dalle affascinanti capigliature color del rame dorato,

abiti Luciacosì come abbiamo compreso la scelta di mostrare per la prima volta in scena il fantasma (senza veli) di una giovane uccisa per gelosia anni prima, che nel libretto compare solo nel racconto della protagonista,

o quella di far vedere e non più immaginare, sempre per la prima volta, l'omicidio che Lucia commette contro Arturo, suo marito o della scelta di uno spettacolare cambio a vista tra il terzo ed il quarto atto, tra il palazzo di Ashton con la sua scalinata marmorea e la scena del cimitero dei Ravenswood con la quale si chiude il dramma.

lucia di lammermoor 

Ha parlato anche del suo desiderio di chiudere l'opera con un pensiero quasi positivo, in mezzo a tanta tragedia, nel momento in cui gli spiriti dei due innamorati si allontanano insieme, tenendosi vicini.

Ma oltre a questo, nella chiacchierata con Argento, hanno fatto capolino aneddoti divertenti e piacevoli, quasi uno spiraglio sulla sua vita. In breve, è stato un'incontro rapido, durato poco più di un'ora, ma interessante e piacevolissimo, che ha aumentato il desiderio di vedere l'opera e ci ha regalato un'immagine con sfaccettature assai  diverse del celebre regista.

Per chi fosse interessato, qui, sul sito ufficiale del Carlo Felice, gli orari e le repliche.

Buona giornata

Daniela

Van Gogh, l'uomo e la terra, a Milano e il pane ricco alla farina di segale e fiocchi d'avena.

Siamo sul finire ormai di un'altra meravigliosa esposizione in corso a Milano, a Palazzo Reale, intitolata Van Gogh, l'uomo e la terra, che ha avuto e continua ad avere un enorme successo di pubblico. La mostra, che chiuderà l'8 marzo, riceve ancora un tale afflusso di visitatori che, collegandosi al sito ufficiale , appare subito questo messaggio, che vi giro:

van gogh 

Nel sito potrete trovare, come sempre, anche tutte le indicazioni necessarie. Qui di seguito invece, eccovi un piccolo "estratto" delle meraviglie esposte, contenute anche nel ricco catalogo, provenienti da qui

Van Gogh, l'uomo e la terra, a Milano e il pane ricco alla farina di segale e fiocchi d'avena.Van Gogh, l'uomo e la terra, a Milano e il pane ricco alla farina di segale e fiocchi d'avena.Van Gogh, l'uomo e la terra, a Milano e il pane ricco alla farina di segale e fiocchi d'avena.Van Gogh, l'uomo e la terra, a Milano e il pane ricco alla farina di segale e fiocchi d'avena.Van Gogh, l'uomo e la terra, a Milano e il pane ricco alla farina di segale e fiocchi d'avena.Van Gogh, l'uomo e la terra, a Milano e il pane ricco alla farina di segale e fiocchi d'avena.Van Gogh, l'uomo e la terra, a Milano e il pane ricco alla farina di segale e fiocchi d'avena.

La rassegna, a cura di Kathleen Adler, presenta una lettura dell’opera di Van Gogh del tutto inedita e si focalizza sulle tematiche legate a Expo 2015: la terra e i suoi frutti, l’uomo al centro del mondo reale, la vita rurale e agreste strettamente legata al ciclo delle stagioni.

http://www.vangoghmilano.it/la-mostra/

"In un’epoca in cui la maggior parte degli artisti rivolgeva lo sguardo al paesaggio urbano, frutto dell’industrializzazione europea della fine del XIX secolo – come accadeva appunto per i neoimpressionisti Seurat e Signac – Van Gogh sposta la sua attenzione verso il paesaggio rurale e il mondo contadino. La vita e le mansioni della tradizione agreste diventano per lui materia di studio, considerando questa come soggetto dalla nobile e sacra accezione e i lavoratori della terra figure eroiche e gloriose: dai primi disegni realizzati in Olanda fino agli ultimi capolavori dipinti nei pressi di Arles, Van Gogh esprime la propria affinità verso gli umili, immedesimandosi con loro e rappresentando il loro dignitoso contegno.

 

Il lavoro curatoriale ha permesso di costruire un percorso che accompagnerà il visitatore attraverso oltre 50 lavori dell’artista, alla scoperta di opere note e di altre mai viste prima, per comprendere ed esplorare il complesso rapporto tra uomo e natura, tra fatica e bellezza, rivivendo gli stati d’animo che Vincent Van Gogh ha trasferito nelle sue creazioni.

Il corpus centrale della mostra è costituito, come per l’esposizione del 1952, da opere provenienti dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, a cui si aggiungono lavori provenienti dal Van Gogh Museum di Amsterdam, dal Museo Soumaya-Fundación Carlos Slim di Città del Messico, dal Centraal Museum di Utrecht e da collezioni private normalmente inaccessibili: un’occasione unica per approfondire, attraverso gli occhi dell’artista, il complesso rapporto tra l’essere umano e la natura che lo circonda.

Tra i capolavori concessi dal Kröller-Müller Museum alla mostra milanese, citiamo L’autoritratto del 1887, il Ritratto di Joseph Roulin del 1889, Vista di Saintes Marie de la Mer del 1888, la Testa di pescatore del 1883 e Bruciatore di stoppie, seduto in carriola con la moglie del 1883.

L’esposizione godrà di una mise en scène d’eccezione: l’archistar giapponese Kengo Kuma, classe 1954, curerà il progetto di allestimento della mostra."

Rye, ale and oat bread

da Bread, di P Hollywood

pane Hollywood 

Questo pane dal sapore deciso, così diverso dal pane bianco che di solito prediligo, mi ha incuriosito proprio per gli ingredienti particolari. L'ho scelto, quando ci siamo occupate del libro con lo Starbook, per provare a distaccarmi dalle abitudini giornaliere. E' un pane certo non per la tavola di tutti i giorni, ma si sposa splendidamente, ad esempio con la mia crema di gorgonzola, uvetta e noci, o come accompagnamento a formaggi dal sapore deciso.

Per la pagnotta

350 g farina di segale

150 g di farina , più extra per infarinatura

10 g sale

10 g  lievito disidratato

50 ml  melassa nera (il link c'è , nel caso abbiate qualche curiosità)

140 ml acqua

250 ml birra

Per la pastella di birra (rivestimento)

150 ml birra

100 g  farina di segale 

un pizzico di zucchero

manciata di fiocchi d' avena

Van Gogh, l'uomo e la terra, a Milano e il pane ricco alla farina di segale e fiocchi d'avena.

 

Una piccola precisazione. Sul testo originale è scritto instant yeast, ma ho letto che può essere utilizzato un uguale peso di lievito attivo disidratato (tipo Mastrofornaio della Paneangeli) sciolto in un piccolo quantitativo dell'acqua richiesta dalla ricetta, tiepida e così ho fatto.

Mescolate le farine, il sale e il lievito in una ciotola. Aggiungete la melassa, 100 ml dell'acqua e 150 ml di birra.

Usando le mani, mescolare gli ingredienti insieme fino a quando tutta il composto si stacca dai lati della ciotola.

Aggiungete poco a poco la birra rimanente e l'acqua se necessario - l'impasto deve essere morbido e la ciotola deve essere completamente pulita.

Mettete la pasta su una superficie leggermente infarinata e impastate per 5-10 minuti. L'impasto sarà bagnato inizialmente ma diventerà liscia una volta lavorato. Quando la pasta ha una aspetto liscio e compatto mettetela in una ciotola leggermente unta. Coprite con un panno pulito e lasciate riposare per due ore.

Per la copertura, mescolare la birra con la farina di segale e un pizzico di zucchero per formare una pastella densa.

Appoggiate l'impasto su una superficie infarinata e formate una mezza sfera. Stendete la pastella alla birra e appoggiatela sopra il pane e cospargete il tutto con una bella manciata abbondante di fiocchi d'avena.

Mettete il pane su una teglia rivestita di carta forno. Lasciare lievitare per un'ora e mezza.

Preriscaldate il forno a 220°C.

Cuocete in forno per 25 minuti. Ridurre la temperatura del forno a 200°C e cuocere per altri 10 minuti.

Il pane cotto avrà un bel colore marrone dorato e suonerà sordo se battuto sulla base.

Lasciate raffreddare su una gratella.

Buona giornata

Daniela

Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare.

 “Quando, per esempio, il mondo degli oggetti chiari e articolati si trova abolito, il nostro essere percettivo amputato del suo mondo delinea una spazialità senza cose. E’ ciò che accade nella notte. Essa non è un oggetto di fronte a me, ma mi avvolge, penetra attraverso tutti i miei sensi, soffoca i miei ricordi, cancella quasi la mia identità personale. Io non sono più trincerato nel mio posto percettivo per vedere, da lì, sfilare a distanza i profili degli oggetti. La notte è senza profili, è la notte stessa che mi tocca, e la sua unità è l’unità mistica del mana. Anche delle grida o una luce lontana la popolano solo vagamente, essa si anima tutta quanta, è una profondità pura senza piani, senza superfici, senza distanza da me. Per la riflessione ogni spazio è fondato su un pensiero che ne collega le parti, ma tale pensiero non si forma in nessun luogo. Per contro, mi unisco allo spazio notturno dal cuore di questo stesso spazio”. Maurice Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione.

Marco Goldin, curatore della mostra, indica questa pagina particolare come ispiratrice per il pensiero che lo ha guidato nella realizzazione di questa mostra, dedicata alla memoria del padre.

ll notturno, quindi, come filo conduttore di una esposizione di 115 opere, provenienti da collezioni e musei di tutto il mondo, disposte in sei sezioni di carattere tematico e non cronologico, che spaziano dalla pittura alla scultura, dall'antico Egitto al 1900, dalle nature morte ai chiari di luna ai reperti antichi...

  1. La notte segue il fiume. Gli Egizi e il lungo viaggio
  2. Figure sul limitare della vita. Da una finestra viene la notte
  3. Il bianco e il nero della notte. Una mano incide una lastra
  4. Di lune e di stelle. E di tramonti prima. Il secolo della natura mentre viene sera
  5. Sere e notti del Novecento. Il cielo e lo spirito
  6. In queste sere e notti ci si perde. La mostra in una stanza

Gli artisti in mostra sono moltissimi e celeberrimi: ci sono Turner, Friedrich, Corot, Millet, Church,  Homer, Monet, Pissarro, Van Gogh, Mondrian, Klee, Hopper, Rothko, De Staël, Wyeth, López García, Luca Giordano, Bacon, El greco, Gainsborough, Rembrandt, Orazio Gentileschi, Gauguin, Cézanne e Caravaggio, tanto per citare qualche nome.

qui di seguito, un piccolo assaggio di ciò che è esposto...

Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare. Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare.

Per ammirare tanta bellezza bisogna andare nella splendida Basilica Palladiana di Vicenza, fino al 2 giugno.

Per avere informazioni dettagliate su orari ecc ecc eccovi il sito ufficiale della mostra, così completo da offrire anche un interessante virtual tour, ben fatto, semplice da utilizzare e corredato anche da audio descrittivi: un'idea eccellente!

 

Gli shortbread al profumo di lime di E Knam

da Che Paradiso è senza cioccolato? di E Knam

Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. E qualche biscottino al profumo di lime di E. Knam da sgranocchiare.

Come suggerisce lo Chef, la riuscita di tanta bontà, di cui qui potrete leggere la storia, è dovuta quasi esclusivamente dall'eccellente qualità del burro che userete. Ma se per caso per voi, il sapore del burro fosse un po' troppo deciso, potete smorzarlo con una grattatina veloce di scorza di lime, così fresca e profumata!

Dosi per 35 biscotti

burro.....200 g

zucchero semolato.....80 g  (più qb per decorare)

farina 00.....225 g

sale.....1 pizzico

1 lime... la scorza grattugiata

lievito in polvere..... 2 g

Nella planetaria con il gancio lavorate il burro, precedentemente ammorbidito con lo zucchero: aggiungete la farina, il sale, il lievito, la scorza di lime grattugata e impastate. Se non avete la planetaria, impastate il composto a mano in una ciotola.

Quando l'impasto sarà pronto, formate un panetto, avvolgetelo nella pellicola e riponetelo in frigorifero per circa 2 ore.

Stendetelo in una sfoglia alta 4 mm, dalla quale, con un coppapasta, ricaverete dei dischi del diametro di circa 4 cm. Disponete i dischi su una teglia foderata di carta forno e cuoceteli a 170°C per circa 18 minuti.

Una volta cotti, spolverizzate i biscotti con lo zucchero semolato (io ho usato il mio bellissimo zucchero semolato colorato), ancora caldi e lasciateli raffreddare.

Deliziosamente friabili e freschi.

Buona giornata

Ganiela

Ormai lo sapete! Adoro le zuppe! Tanto più con questo freddo pungente, che negli ultimi giorni ha invaso l'Italia.

Quella di oggi è una ricetta semplice, ma davvero deliziosa: Creme à la Crecy.

foto da qui

Crecy, conosciuta per la famosa battaglia che vide scontrarsi, nella guerra dei Cent'anni, Francesi ed Inglesi - e che vedeva degli abili balestrieri Genovesi tra le file Francesi - è qui nominata perché luogo d'eccellenza per la coltivazione dell'ingrediente base del piatto.

Qual è? La carota.

Mais oui, les... pardon!... i Francesi, infatti, gustano le migliori carote del loro Paese proprio a Crecy, una località situata nella parte settentrionale della Francia, in Piccardia.

Gli ingredienti di questa crema sono pochi e semplici. Ciò che mi piace è che sono tutti facili da reperire... così facili che non dovrete neppure uscire a comprare nulla!

Vi dirò, forse i colori, i profumi e gli aromi di questa vellutata si accordano meglio alla Primavera... ma io, amo mangiarla anche d'inverno, quando mi ricorda la stagion beata...

 
BUTTERFLY          Mio marito m'ha promesso
di ritornar nella stagion beata
che il pettirosso rifà la nidiata.
Qui l'ha rifatta per ben tre volte, ma
può darsi che di là
usi nidiar men spesso.

 

Partiamo allora:

Creme à la Crecy

Neve? - una stupenda zuppa, la creme à la Crecy
Ingredienti
carotine novelle o carote molto tenere e dolci 350 g
brodo vegetale o di pollo 1,5 l
cipolla 1 piccolq
riso o patata 70 g // piccola
burro 50 g
sale q.b.
timo qualche fogliolina
zucchero (facoltativo) un pizzico 
panna da montare qualche cucchiaio 

Preparazione

Ponete in una casseruola con 30 g di burro (potete sostituire con 2 cucc. di olio) le carote tagliate a fettine e la cipolla tritata finemente, unite un pizzico di zucchero, una presa di sale, e, se volete, qualche fogliolina di timo, e lasciate stufare lentamente il tutto. Dopo circa 25 minuti aggiungete il riso, rigirate accuratamente e bagnate con la metà della dose di brodo.
Portate a ebollizione ma a calore moderato e continuate la cottura per 45 minuti, aggiungendo di tanto in tanto del brodo, se necessario. Togliete dal fuoco e passate il composto al passaverdure, rimettetelo poi nel medesimo recipiente, diluitelo con il brodo rimasto e fate alzare nuovamente il bollore, schiumando se necessario.
Dopo 1/4 d’ora circa togliete la pentola dal fuoco, mischiate il restante burro alla crema, servite ben calda. Eventualmente guarnite con un cucchiaio di panna montata leggermente salata, per porzione.

Giorgia