Mia suocera era una donna incredibile. Molto intelligente, sensibile, colta, figlia di musicista, nipote di pittori (zio e nonno), nata immersa nella musica e nell'arte, era, per sovrammercato, molto ironica e spiritosa, con un po' di coda di paglia ;-) e molto buona, una dote rara e preziosa, che apprezzo infinitamente, come apprezzavo di lei anche le discussioni che qualche volta avevamo e il suo amore incondizionato e sconfinato di nonna, che le aveva guadagnato altrettanto amore dai suoi nipoti, creandole con loro un rapporto splendido.

Con tutto ciò, non aveva un carattere semplice: sapeva farsi rispettare, diceva sempre la sua, senza essere offensiva o pedante, era chiara e decisa, con una forte personalità... ma un po' pigra e amante delle sue comodità...

miste bellissime (9) 

La  prendevamo spesso in giro per questa cosa, perchè le dicevamo che la sua aria di "morbidezza" nel muoversi, le veniva dall'aria di Napoli, che lei aveva respirato per poco tempo alla nascita:diceva che era vero e ne era felicissima, e ci raccontava che già suo marito, per scherzare, la chiamava "donna Stena"... lei che era alta un metro e cinquanta, pesava un nulla, era bionda con occhi scuri, da cerbiatto, e metteva in riga tutti quanti... Anche il nome era particolare: si chiamava come la prima opera composta dal suo papà, cosa che la rendeva orgogliosissima.

E' difficile poter raccontare in poche righe tutto ciò che la rendeva speciale ai miei occhi, il suo incrollabile positivismo, la sua forza e la sua sensibilità, ma decisamente su un paio di cose non è che fosse proprio ferratissima: innanzitutto il suo adorato caffè. Faceva un caffè che era davvero terribile, con la sua piccola moka e addirittura lo trovava eccellente anche riscaldato. Era diventato la favola della famiglia, la mitica "crema d'Arabia della nonna"!! E poi la pizza... era terribile, ma lei sosteneva che, essendo nata, seppur di passaggio, a Napoli, non poteva che essere una pizzaiola provetta... No, non lo era proprio!!!

miste bellissime (6) 

Bene, una volta, anni fa, certo più di 10, ero incuriosita dal suo calendario Paneangeli, che a lei piaceva moltissimo e che aveva per ogni mese una ricetta dedicata.  C'era anche la torta di rose e io avrei voluto prepararla con lei... Ma si sa come vanno queste cose, "ma si, prima o poi la prepariamo", "si, appena abbiamo un attimo..." e così il tempo è passato, l'anno terminato e il calendario o meglio la parte delle ricette, lo ha dato a me, per "provare" qualcosa da farle assaggiare e io l'ho messo da parte e dimenticato.

Ma proprio l'altro giorno, mentre con Giorgia pensavamo di dedicare qualche ricetta ai lievitati, scartabellando fra le mie riviste mi è venuto in mano, a proposito.

Così adesso la ricetta della torta di rose l'ho provata, ne sono rimasta conquistata e la dedico a lei, che avrà sempre un posto speciale nel mio cuore...

Torta di Rose alle mele, cannella e uvetta al Brandy

Torta di rose mela, uvetta al Brandy e cannella e una suocera da tenere nel cuore...

La ricetta originale è leggermente diversa: ho apportato qualche variazione nel ripieno e nella quantità di zucchero e ho scelto una rifinitura per l'insieme, ma per il resto ho seguito le istruzioni...

Ingredienti per una tortiera di 26 cm

farina00 500 g
burro 80 g 
zucchero 80 g
arancia 1 (buccia grattugiata)
estrattto di vaniglia 4 cucchiaini  
sale 1 cucchiaino raso
uova 2 intere
lievito 25 g fresco o 1 bustina tipo Mastro formaio Paneangeli
Per farcire  
cannella 1 cucchiaio
mela 1 (fuji o renetta)
zucchero 100 g (50g bianco, 50g di canna)
burro 100 g (ne bastano anche 80g)
uvetta  una manciata
brandy
1 bicchierino
per la rifinitura  
zucchero a velo  

 

rose 

Mettete a macerare in un contenitore con del brandy (1/2 bicchierino)

Setacciate la farina in una terrina larga e mescolatevi una bustina di lievito di birra disidratato a lunga lievitazione, come il mastro fornaio Paneangeli, oppure, sciogliete nel latte tiepido un cubetto di lievito fresco (25g)

Fate  un buco al centro della  farina e versatevi lo zucchero, l'estratto di vaniglia, il sale, la scorza di l'arancia, le uova e il burro morbidissimo.

Amalgamate il tutto con una forchetta, aggiungendo un po’ per volta il latte tiepido.

Lavorate l’impasto sul piano del tavolo infarinato per almeno 10 minuti, allargandolo con i pugni chiusi, riavvolgendolo e sbattendolo sul tavolo fino al completo assorbimento del liquido.

Se preferite, invece, usate la planetaria con il gancio per impastare e fate lavorare l'impasto a velocità medioalta per 10 minuti.

Rimettere l’impasto nella terrina infarinata, coprirla con un canovaccio umido e ponetelo a lievitare in luogo tiepido, fino a quando il suo volume sarà raddoppiato (1 ora e mezza circa).

Per la farcitura lavorare il burro a crema, aggiungendo gradatamente lo zucchero. Per gusto personale ho usato 50 g di zucchero semolato bianco e 50 g di canna..

Con un matterello stendete l’impasto ben lievitato in una sfoglia rettangolare (35x50 cm circa), spalmarvi la crema di burro, le fettine di mela non sottilissime e l'uvetta strizzata, e quindi arrotolate la sfoglia dal lato più lungo.

Tagliare il rotolo in 12 pezzi uguali e sistemarli in uno stampo (diametro 26 cm) imburrato e/o con la base foderata con carta da forno. Porre a lievitare una seconda volta in luogo tiepido per 20 minuti circa. Io ne avevo uno da 22 cm e così ho preparato una torta e due "rose" monoporzione in due pirottini da muffin in silicone.

Prima di infornarla spolverate sulla torta dello zucchero a velo che le darà un aspetto più lucido.

Cuocete per 20-30 minuti nella parte media del forno preriscaldato (elettrico: 200-220°C, ventilato: 190-210 °C, a gas: 210-230°C). 

L'interno è sofficissimo e burroso, l'esterno leggermente croccante...

Fate attenzione può dare dipendenza.... :-))))

Buona giornata 

Daniela

pesche 

Nella seconda metà del 1800 faceva la sua comparsa nelle vetrine della città di Prato un nuovo dolcetto, nato dall'inventiva e dall'abilità nel "riciclare" in maniera intelligente dei fornai della zona: invece di buttar via il pane raffermo, trovarono il modo di renderlo nuovamente appetibile, creando delle mezze sfere arricchite con altri ingredienti, imbevute del liquore per pasticceria per eccellenza di allora, l'Alchermes, e unite insieme da una ricca crema, a ricordare la forma di una pesca, resa vellutata dall'utilizzo di un po' di zucchero semolato.

L'Alchermes, il liquore utilizzato, alla sua "nascita" era considerato una specie di elisir di lunga vita: arrivato probabilmente dalla Spagna, il termine "alkermes" deriva dall'arabo "quirmiz", che significa colore scarlatto. Le origini dell'Alkermes risalgono al XV secolo e l'attuale ricetta è stata formulata nel 1743 da Fra' Cosimo Bucelli, all'epoca direttore dell'Officina. Il colore rosso rubino brillante e il gusto caldo e piccante, lo rendono un liquore unico. L'Alkermes è stato riconosciuto prodotto tradizionale della Regione Toscana e viene usato sia come liquore da dessert che come ingrediente nella preparazione di molti dolci. (da qui) Tra i suoi ingredienti ci sono l'acqua distillata di rose, la scorza (o i fiori) d'arancia, lo zucchero, la vaniglia, il cardamomo, la cannella e il coriandolo e il composto colorante ottenuto con la cocciniglia. Il tutto viene mescolato e messo ad affinare in botti di rovere per circa sei mesi. (da Taccuini storici)

Con il tempo dunque queste "pesche di Prato", subirono una evoluzione naturale, fino a diventare un dolce da pasticceria, ricco, morbido e profumato, pur rimanendo legato ai due prodotti di rifinitura, cioè l'Alchermes (quello prodotto dall’Officina Farmaceutica di Santa Maria Novella di Firenze, la cui ricetta risale al 1743), che regala una calda tonalità leggermente rosata alle "pesche" e lo zucchero, per ricreare l'aspetto vellutato.

Siamo quindi passati da pane secco rinvenuto a pasta brioche arricchita con aromi di limone, vaniglia e miele, legata da una crema vellutata e morbida a sottolineare, senza coprirli gli aromi delle due semisfere. (notizie storiche da qui)

La ricetta che vi propongo è stata proposta dallo chef pasticcere Salvatore de Riso. Ho preferito la sua versione perchè, in tema di lievitazione lenta, la sua preparazione di un preimpasto, mi sembrava particolarmente azzeccata.

Pesche di Prato.

Per le ricette storiche: Le Pesche di Prato

L'unico cambiamento che ho apportato è stata l'aggiunta di 40 g di farina nell'impasto finale perchè mi era rimasto un po' troppo morbido. Ma magari poteva essere un problema legato alla giornata un po' umida...e ne ho preparato esattamente la metà, ottenendo almeno 30 mezze sfere... esattamente quante non lo so, perchè appena uscite dal forno, almeno 6 sono sparite prima ancora che si fossero raffreddate. Per il resto, tutto identico. Eccovi comunque la dose intera. In corsivo le mie piccole annotazioni

Per il preimpasto

farina 450 g
uova 100 g (2 uova medie ca)
zucchero 60 g
lievito di birra 35 g
burro morbido 60 g
acqua 70 g

Preparazione:

Impastare fino a quando il composto non risulterà liscio ed elastico. Lasciar lievitare fin quando il volume non sarà triplicato. Io l'ho lasciato lievitare per 4 ore: era gonfio e perfetto

Per la pasta brioche:

farina 650 g
zucchero 180 g
burro morbido 80 g
uova intere 400 g
miele d'acacia 40 g
arancia candita 20 g
bacca di vaniglia (o estratto di vaniglia) 1/2 (2 cucchiaini)
sale un pizzico

Preparazione:

Impastare bene fino a quando l’impasto non riusulterà liscio e setoso. Lasciate lievitare a temperatura ambiente fino a raddoppiare il volume (2 ore almeno, per me). Formare delle palline di pasta di circa 15/20g l’uno. Tornire i pezzi fino ad ottenere delle palline lisce. Appoggiarle sulla teglia da formo coperta con un foglio di carta forno. Appoggiandole si appiattiscono naturalmente un po' nella parte inferiore.

Fate lievitare a 18 – 20° per altre 4 ore e cuocetele in forno a 180°C (a forno statico, per me) per 15 min., finchè non saranno ben dorate (dipende dal vostro forno). (Le palline da 20 g creano delle mezze sfere, e di conseguenza delle pesche, piuttosto grandi: per una merenda, o un tè con le amiche, possono andare; per un dopocena, invece, è forse meglio tenersi intorno ai 15 g)

Intanto preparate la crema pasticcera.

Crema pasticcera:

latte fresco intero 350 g
panna 150 g
zucchero 140 g
farina 40 g
tuorli d'uovo 120 g (6 tuorli)
sale un pizzico
baccello di vaniglia 1/2
limone  la scorza (per me d'arancia)

PicMonkey Collage 

Portate a bollore il latte e la panna con la bacca di vaniglia e la buccia di limone(o arancia). Mescolate i tuorli con lo zucchero e il sale. Quando sono bianchi e spumosi aggiungete la farina (o 20 g di farina e 20 g di fecola, se preferite) Mescolate con una frusta aggiungendo gradatamente il latte (panna e vaniglia) bollente. Cuocete la crema fino al perfetto rassodamento e lasciatela raffreddare velocemente, magari immersa con la casseruolina in un contenitore con acqua e ghiaccio.

Per lo Sciroppo di Alchermes:

acqua 100 g
zucchero 100 g
alchermes 100 g

Preparazione

Preparate uno sciroppo riscaldando a 35° acqua, zucchero e alchermes in parti uguali (così non evapora troppo il liquore)

pesche 

Preparazione finale:
Ad ogni metà pesca, dalla parte piatta, praticare un piccolo foro e inzupparla nello sciroppo, riempire il foro e la metà pesca con abbondante crema.

Unirle due a due, passarle nello zucchero semolato e per simulare il picciolo decorare con un pezzetto di arancia candita.

Disporre in pirottini di carta a misura.

Lasciar in "ammollo" le mezze sfere per un minuto ca., poi praticare una pressione decisa col pollice sul fondo, per creare una conchetta, che riempirete con la crema pasticcera, in modo che fuoriesca anche un po'. Unite a due a due le mezze sfere e rotolatele nello zucchero semolato per creare l'illusione della buccia vellutata. Appoggiatele in un pirottino di misura e servitele, magari decorandole con un fogliolina di menta. 

Ad ogni morso sarete colpiti da un profluvio di sapori-aromi deliziosi. Sono di una bontà indicibile!! 

E sono squisiti, sofficissimi e profumati anche senza nulla dentro, appena usciti dal forno e spolverizzati con lo zucchero a velo! Volendo anche con un filo di marmellata.....

Buona giornata a tutti

Daniela

Oggi vi propongo qualcosa di bello da vedere, che sia di buon auspicio per un bel fine settimana sereno, da poter dedicare anche all'arte e allo svago della mente. 

Si tratta di una mostra alle Scuderie del Quirinale, a Roma, che andrà aventi fino al 18 gennaio e che ha per tema il rinascimento fiammingo, periodo che, devo dire, personalmente mi piace moltissimo.

11 Memling - Madonna col bambino 

In mostra le opere di Memling, il pittore che è statoper tutta la II metà del 1400, il pittore più celebre di Bruges, culla dell'arte fiamminga, amatissimo anche da tutta la ricca e potente comunità italiana di mercanti e agenti commerciali italiani nelle Fiandre.  E' celebre sia per i monumentali trittici, sia per i ritratti , nei quali perfezionò incredibilmente l'arte dello sfondo in un ritratto che influenzerà, grazie alla conoscenza della sua opera anche in italia, molti artisti italiani del primo '500.

Vasari nelle sue Le vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architettori, nel capitolo finale, che dedica ai "diversi artefici fiamminghi"  lo nomina tra i più celebri artisti, quale discepolo di Van Der Weyden di Bruxelles e dice che suo "abbiàn, come si disse, in Fiorenza, in un quadretto piccolo, che è in man del Duca, la Passione di Cristo."

Roma, "oltre a capolavori di arte religiosa provenienti dai più importanti musei del mondo, tra cui dittici e trittici ricomposti per la prima volta in occasione della mostra come il Trittico Pagagnotti (Firenze, Uffizi; Londra, National Gallery), il Trittico di Jan Crabbe(Vicenza, Museo civico; New York, Morgan Library; Bruges, Groeningemuseum) o il monumentale Trittico della famiglia Moreel (Bruges, Groeningemuseum) [...], la mostra presenterà una magnifica serie di ritratti tra cui Ritratto di giovane dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia, il Ritratto di uomo dalla Royal Collection di Londra - prestito eccezionale della Regina Elisabetta II -,

il celeberrimo Ritratto di uomo della Frick Collection di New York nonché il magnifico Ritratto di uomo con moneta romana (ritenuto l'effigie dell'umanista Bernardo Bembo) proveniente da Anversa". (Dal sito ufficiale della mostra)

Per tutte le informazioni necessarie per visitare la mostra, potete vedere qui. 

 

Risotto di zucca mantecato al taleggio

Memling. Rinascimento fiammingo a Roma e un Risotto di zucca mantecato al taleggio
ingredienti per 4/5 persone
riso (Roma per me) 400 g
zucca, decorticata e priva di semi 350 g
brodo vegetale 1 litro
scalogno 1
taleggio, privato della crosta 80 g
olio evo  
parmigiano reggiano 1 manciata abbondante
pepe  

zucca 

Preparate un litro di brodo vegetale e tenetelo in caldo

In un tegame io uso uno solo per il risotto , di coccio, mettete dell'olio evo e uno scalogno tagliato a fettina: appena lo scalogno diventa traslucido, aggiungete la zucca tagliata a fettine sottili e lasciatela ammorbidire per circa un quarto d'ora. Quando la polpa è bella tenera, aggiungete il riso e mescolatelo bene alla zucca. Dopo un paio di minuti aggiungete 1/2 bicchiere di vino bianco secco, lasciate e vaporare e continuate la cottura del riso come al solito, aggiungendo ogni tanto un mestolo di brodo vegetale.

Seguite i tempi di cottura indicati per il riso che avete scelto e quando arrivate a 4 minuti da fine cottura, aggiungete il taleggio, lasciate fondere e amalgamate bene; poi aggiungete una manciata abbondante di parmigiano reggiano e togliete dal fuoco, lasciate riposare un paio di minuti e servite, spolverando con un po' di pepe appena macinato.

zucca 

Come centro tavola un vaso con le mie splendide rose, che sono sbocciate, nonostante tutto, in questi giorni...

Cremoso morbido e e saporito: questo risotto è una gioia per il palato ed è perfetto per ravvivare giornate fredde e grigie, visto che è dotato di un meraviglioso color oro intenso che regala piacere anche agli occhi !

Buona giornata a tutti

Daniela

...E come promesso lunedì, eccovi la seconda parte delle mie fatiche "da pizzaiolo" per la gioia dei miei commensali e mia. 

Per questa pizza ho utilizzato un impasto indiretto, utilizzando la biga, un preimpasto ottenuto mescolando acqua, farina e lievito in modo da ottenere una pastella piuttosto asciutta.

Tendenzialmente si adopera con farine forti e si lascia fermentare fino a 24 ore, come nel mio caso.

Quando è passato il tempo scelto, si uniscono gli altri ingredienti necessari per il tipo di impasto che si desidera preparare. Una volta lavorato si lascia lievitare il tutto per una seconda volta prima del taglio nella pezzatura desiderata e della definitiva cottura.

Sul blog aveva già utilizzato questo metodo la Dani nel preparare la baguette, per il Kalach, la ciabatta italiana (dove c'è anche una spiegazione della differenza tra biga e poolish) e il pane di semola rimacinata ai semi di zucca o le Ensaïmada de Mallorca. Tra dolce e salato ce n'è per tutti i gusti...

 

II ricetta

Pizza con biga e malto

24h per la biga + dalle 24h alle 48h per l'impasto rinfrescato.

pizza 1 

 

Ingredienti

per la biga

 

Farina di Manitoba

275 g

Acqua

225 ml

Lievito madre secco

5 g

 

 

per il rinfresco

 

Farina 00

1 Kg

Farina di Grano Duro

500 g

Acqua

800 ml

Olio

3/4 cucc.

Lievito madre secco

1 cucc no

Malto d'orzo

1 cucc no

Sale 

50 g

Semola rimacinata

q.b.

 

Wow. La biga, il malto e la farina di grano duro insieme alla lievitazione naturale e lenta danno un sapore così fragrante a questa pizza che una volta provata non potrete più resistere.

Biga: Nell'impastatrice unite la farina il lievito e l'acqua e impastate per circa 5 minuti. L'impasto risulterà piuttosto grezzo.

Ponete la biga in un recipiente a riposare, coperta da un panno, in un luogo fresco (es. vicino a una finestra a Nord) alla temperatura di circa 18°C. Lasciarla così per 24h.

Rinfresco dell'impasto. Ciascuno rinfresca l'impasto in maniera differente. C'è chi aggiunge molto lievito, chi non lo aggiunge... poi c'è chi usa la biga in proporzioni diverse rispetto all'impasto finale, al 30%, al 50% o al 100%...

Tutto varia a seconda della preparazione, delle farine, del lievito, dell'acqua, del gusto e del tempo di lievitazione.

Io ho fatto così: mettete nell'impastatrice la biga, le farine, il lievito, l'olio, il malto (io lo uso in sciroppo) e l'acqua e impastate. infine aggiungete il sale e continuate a impastare per un totale di 15 min. Lasciate riposare su della carta da forno l'impasto, cosparso di semola per un'oretta. Procedete con le pezzature di 300g per persona o secondo i vostri tegami.

Lasciate riposare le pezzature, sempre cosparse di semola per 24h nei ripiani del vostro forno, luogo - quest'ultimo - dove avrete messo una conchetta di metallo piena alla metà di acqua bollente (che lascere raffreddare nel forno). Aprite il forno il meno possibile.

Trascorse le 24h potrete utilizzare il vostro impasto. Sempre allungandolo con le mani, dolcemente cercando di tirarlo il più possibile senza romperlo. Risulterà molto elastico. Usate la semola rimacinata per modellarlo. Lasciate riposare nei tegami per 15 min e farcite. Infornate a forno statico a 220°C o in ventilato a 200°C per circa 13 minuti (secondo gusto e spessore, premurandovi che il fondo e l'inteno siano ben cotti).

Vi dirò che l'ho trovato perfetto, se non fosse che le dosi del sale che avevo calcolato sono risultate a mio personale parere un poco poco eccessive. Il risultato non era di certo salato, ma si può ridurre la dose di sale a 45g.

Dentro la ricetta : la lievitazione e ...la seconda pizza fragrante!

E se vi avanza...

Congelatelo o lasciatelo lievitare, in forno, ancora 24h per gustarlo l'indomani come pizza o focaccia.

E' un ottimo impasto per focaccia (lasciando invariate le dosi del sale) e infornandolo dopo aver creato gli alveoli nella pasta con le dita e averlo cosparso d'olio e acqua (formate un piccolo stato al di sopra). Forno statico 190°C, per almeno 12 minuti, secondo gusto comunque.

A presto

Giorgia

Dentro la ricetta : la lievitazione e ...la prima pizza fragrante!

Una pizza, anzi due pizze a lunga lievitazione.

Nei giorni appena trascorsi, data l'allerta 2 diramata in tutta la Liguria e le raccomandazioni di strare a casa, ho avuto il tempo per testare due squisite ricette per la pizza. Un modo per distogliere la mente e gli occhi dagli orrori che ci capitano tutto intorno... 

Amo la piazza fragrante, rustica, sottile, leggermente croccante sul fondo... con quel sapore meraviglioso che ha solo un lievitato appena sfornato e quella crosta, sottile e fragrante che custodisce un interno morbido e profumatisimo. 

Sul ricordo di pizze buonissime, assaggiate qua e là per l'Italia, ho trovato la mia personale ricetta. Ricetta sempre in evoluzione, perchè mi piace sperimentare... molto.

Trovo poi, che il lievitato che...lievita per molto tempo e natulmente, sia oltre che più ricco di gusti, anche molto molto, molto più digeribile. 

Le ricette che vi propongo sono un poco insolite, ma vi assicuro - e i miei commensali pure - sono ottime. 

Perdonate se le foto sono solo "prima del forno" : quelle "dopo il forno" non ho fatto in tempo a scattarle....:-)

I Ricetta

Pizza fragrante e profumata

Lievitazione 48 h 

pizza 2 

Ingredienti per 6 persone

Farina 00
600g
Farina Manitoba
400g
Olio evo
40 g
Lievito madre essiccato (o eventualemente  lievito di birra fresco)
12 g
Sale marino fino
20 g
Acqua tiepida
250ml
Birra*
300ml
Zucchero di canna**
20 g
Patata media lessa
1
 

 

* di qualunque tipo o genere. Anche non alcolica. 

** meno raffinato è meglio è. In mancanza zucchero di barbabietola (ridurre dose). 

 

In un'impastatrice mettere le farine ed il lievito (in polvere) e mescolate.

Da parte misurate acqua tiepida (calda) e birra (temperatura ambiente), unitele, e aggiungete lo zucchero. Si formerà una bella schiumetta, mescolate per bene. 

Tagliate e pestate la patata privata della sua buccia. Misurare l'olio ed il sale. 

Unire alle farine metà dei liquidi (tranne l'olio), ed azionare l'impastatrice. Continuare ad unire i liquidi, dunque l'olio, la patata ed infine il sale. Impastare con impastatrice a spirale per 15 minuti, con impastatrice a forcella per 25. L'impasto sarà piuttosto morbido.

Ponetelo su della carta da forno, cosparsa di farina o semola rimacinata, in un tegame. Lasciate riposare in forno per 2 ore. Fate la prima piegatura a fagotto (quattro lembi verso il centro), capovolgetelo e lasciate riposare ancora. Ogni 4/5 ore potete effettuare delle piegature.

Trascorse 24h cominciate a dividere l'impasto facendo delle pezzature secondo i tegami che vorrete utilizzare. Piegate e lasciate riposare per altre 24h (eventualmente piegando ogni 6/8h). Finite le fatidiche 24h, stendete piano l'impasto in ciascun tegame, allungandolo dolcemente con le mani e cercando di non comprimerlo. In questa operazione potete aiutarvi con della farina o della semola rimacinata per evitare che si appiccichi al tegame o al piano di lavoro o alle vostre mani. Lo spessore può variare secondo gusta da 2mm a 7mm. 

Farcite.

Cuocete in  forno statico a 220°C o in ventilato a 200°C per circa 13 minuti (secondo gusto e spessore, premurandovi che il fondo e l'inteno siano ben cotti).

Se vi dovesse avanzare...

Potete stenderlo e congelarlo per poi farcirlo in un secondo momento e magiare un'ottima pizza fatta in casa. 

Potete congelarlo in pagnotte. 

Potete lasciarlo in frigo per una notte e usarlo il giorno dopo.

Potete cuocerlo come pane... è davvero buonissimo.

Per la seconda ricetta fate un salto qui mercoledì?   :-)

Giorgia