Signorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce. A Lucca... e una delizia alle mandorle per Mazzini

Nell'ottobre del 2013, vi avevo segnalato una mostra in essere a Verona, intitolata Verso Monet, La storia del paesaggio dal 600 al 900. In quel frangente mi aveva colpito il commento di Carlo pepi che, cito testualmente, mi aveva scritto: "E' inammissibile la mancanza in mostra de I MACCHIAIOLI i quali furono i più innovativi ed all'avanguardia della loro epoca. Speravo che fossero maturati i tempi, dopo oltre 150 anni per far cessare questo ostracismo !"

Devo dire che il suo pensiero mi aveva colpito e l'ho ripensato spesso, spulciando tra le verie email che ricevo sull'organizzazione delle diverse mostre in giro per l'Italia, senza mai trovare qualcosa di soddisfacente.

Ma questa volta, finalmente, ho trovato pane per i denti di Carlo (e per i miei ovviamente), in una splendida  location, Lucca e più precisamente presso il Lucca Center of Contemporary Art : si intitola Signorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce, ed è una straordinaria esposizione, visitabile fino al 6 aprile di quest'anno, di oltre 40 opere dei principali rappresentanti (Lega, Fattori, Banti, Signorini, Abbati, Boldini, Sernesi...) di questa corrente artistica affascinante, innovatrice e controversa, che ha segnato così profondamente la pittura italiana e non solo.

Signorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce. A Lucca... e una delizia alle mandorle per MazziniSignorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce. A Lucca... e una delizia alle mandorle per MazziniSignorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce. A Lucca... e una delizia alle mandorle per MazziniSignorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce. A Lucca... e una delizia alle mandorle per MazziniSignorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce. A Lucca... e una delizia alle mandorle per MazziniSignorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce. A Lucca... e una delizia alle mandorle per Mazzini

Come accaduto per altri movimenti artistici poi passati alla storia, anche i Macchiaioli devono il proprio nome a un termine attribuito loro in modo ironico e dispregiativo, che intendeva ridicolizzare il rifiuto della pittura accademica caratteristico degli artisti della metà dell’Ottocento abituati a ritrovarsi al Caffè Michelangelo di Firenze. Una critica che gli artisti stessi accolgono in un’accezione positiva, fino ad appropriarsene come definizione del gruppo.

Oltre ad abolire il tradizionale chiaroscuro, dipingendo con accostamenti di macchie di colore a vantaggio della luminosità e della resa atmosferica, i Macchiaioli semplificano il paesaggio alle sue strutture essenziali, così come abbandonano la tematica religiosa e storicistica in favore di una ricerca della bellezza del “vero”. (da qui)

Per saperne di più ed avere informazioni su tempi e orari, questo è il sito : Lu.C.C.A,

Cosa unire di buono a personaggi così fuori dal coro e ribelli? Ma il piatto preferito di un altro geniale ribelle, un uomo di azione fuori dal coro: Mazzini quindi e la sua Torta alla Mazzini, una delizia alle mandorle, che vi ho presentato ormai 4 anni fa e che troverete qui.

Buona giornata a tutti

Daniela

Lo confesso, io amo moltissimo il mondo della gioielleria, che si parli di monili in metalli e pietre preziose o bijoux, moderni antichi con pietre o senza, la bellezza degli oggetti preziosi realizzati dalla incredibile fantasia e straordinaria perizia dei Maestri orafi, mi ha conquistata da sempre: adoro fermarmi ad ammirare la preziosa eleganza di queste creazioni...

Da dicembre è in corso a Firenze, al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti fino al 22 febbraio, una mostra dedicata a una famiglia tra le più celebri, in Italia e nel mondo, proprio in questo campo. Il titolo è " I tesori della Fondazione Buccellati. Da Mario a Gianmaria, 100 anni di storia dell’arte orafa"

Qui di seguito alcune delle splendida opera in mostra:

 

Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!

L'esposizione presenterà una selezione di oltre cento opere, tra gioielli, lavori di oreficeria e di argenteria disegnati da Mario e Gianmaria Buccellati, due tra i nomi più significativi del panorama orafo mondiale, eredi della illustre tradizione italiana, fiorita nel Rinascimento con Benvenuto Cellini, uno dei massimi artisti di ogni epoca.
Fu proprio seguendo i canoni rinascimentali che Mario Buccellati, definito da Gabriele d’Annunzio, di cui fu amico e sodale, il ‘Principe degli orafi’, creava le sue opere, reinterpretandole in modo assolutamente personale, unico e facilmente riconoscibile. A lui, va assegnato il merito di aver fatto conoscere lo ‘stile Buccellati’ capace di diventare un mito dell’arte orafa, apprezzato dai membri delle case regnanti, da pontefici e uomini di cultura. [...]

Il luogo che accoglie i capolavori di Gianmaria Buccellati risulta particolarmente evocativo della sua vicenda personale. Fu proprio visitando, nel 1968, il Museo degli Argenti – dove sono conservati i celebri vasi in pietre dure di Lorenzo de Medici nonché i gioielli dell’Elettrice Palatina, oltre agli splendidi lavori di oreficeria del tesoro della famiglia Medici - che Gianmaria Buccellati colse l’ispirazione per cimentarsi nella realizzazione di opere che, pur rivaleggiando per ricchezza e splendore con quelle medicee, fossero espressione delle sue personali ricerche tecniche e formali.
Fu così che nacquero gli Oggetti preziosi, come sono stati definiti dallo stesso Gianmaria, pezzi unici, quali coppe, vasi e scatole appartenenti alla sua collezione personale che lui stesso disegnò e realizzò. Sono manufatti che testimoniano il suo forte legame e il suo costante rapporto con la cultura rinascimentale, barocca e rococò italiana e del resto d’Europa.

Informazioni più precise qui

Polpette allo speck

Polpette allo speck e... la preziosa bellezza di Buccellati!
Ingredienti per 20/25 polpette

500 g di carne tritata

100 g di speck

2 patate medie

2 uova

40 g parmigiano reggiano (24 mesi, az. Bertinelli per me)

sale

pepe

per la cottura

2 uova 

olio per friggere (per me di oliva)

pangrattato qb

Mettete a cuocere in acqua fredda le patate con la buccia e, appena cotte, pelatele e schiacciate subito la polpa con una forchetta riducendola in una purea morbida.

Prendete il macinato di manzo, mettetelo in una ampia ciotola e unite lo speck tritato al coltello e la polpa schiacciata delle patate. Cominciate ad amalgamare e aggiungete le uova, una alla volta, impastando bene il tutto.

Per ultimo unite il parmigiano grattugiato. Avendo avuto la possibilità di scegliere, io ho preferito usare un parmigiano invecchiato 24 mesi, decisamente eccellente, saporito, ma non eccessivamente deciso nel gusto che si sposa bene senza coprire ne essere coperto, il sapore lievemente affumicato dello speck: decisamente un valore aggiunto alle mie polpette. Ho utilizzato quello della Az Agricola Bertinelli, che mi ha regalato il piacere di assaggiare le varie stagionature e di poter così utilizzare il tipo di sapore che meglio si adatta di volta in volta, alle mie preparazioni.

Dopo aver quindi creato un impasto morbido e profumato, ho creato con il mio fido porzionatore di gelato, delle palline, che ho passato prima nell'uovo, poi nel pangrattato e ancora una volta nell'uovo e nel pangrattato, per ottenere una crosticina bella croccante.

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Le ho immerse nell'olio d'oliva bollente e le ho fritte, girandole ogni tanto, per circa 2 minuti.

Solita raccomandazione di non metterne nella padella troppe insieme, per non abbassare la temperatura dell'olio.

Non posso dirvi la velocità di sparizione delle polpettine dorate. Accompagnate da un po' di purè e da una salsa di pomodoro ristretta in cui pucciarle, se piace, sono state un apprezzatissimo spuntino di mezzogiorno.

Buon fine settimana a tutti.

Daniela

 

 

 

Ecco come ho utilizzato la crema pasticcera di lunedì!

Mi sono fatta ispirare dallo Chef Montersino, nel suo libro "Peccati di cioccolato", che ha pensato di proporla su una squisita tortina arricchita con farina di farro e di mandorle e decorata con mele e mousseline al cioccolato.

La mousseline è una crema che ha per base la crema pasticcera, appunto, ed è arricchita con burro e, in questo caso, con cioccolato fondente; ha una bella consistenza densa ed è perfetta per farcire e decorare. 

L'altro ingrediente essenziale sono le mele, il che fa si che anche questa tortina si aggiunga all'incredibile numero di ricette con questo frutto del blog che vi ho enumerato qui.

E' inutile dire che l'ho trovata deliziosa, molto ricca di sapori e profumata: è semplice da preparare, senza lievito e dolce al punto giusto... Una merenda eccellente e un dopo cena ricco. 

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Oltre alle tortine che descrive Montersino, ne ho cotte anche 4 più piccole e le ho letteralmente ricoperte di mousseline al cioccolato: buonissime anche così!

Ecco come si preparano. 

Tortina farro e mele con mousseline al cioccolato

da L.Montersino, Peccati al cioccolato.

Tortina farro e mele con mousseline al cioccolato di L. Montersino

Ingredienti 

Per le tortine:
250 g farina di mandorle (125 g)
250 g burro morbido (125 g)
250 g zucchero a velo (125 g)
250 g uova (125 g, corrispondono ad un uovo medio)
130 g farina di farro (65 g)
1 g vaniglia Bourbon in bacche (meno, quindi difficile riportare i grammi)
5 g rum Jamaique 70 (3 g)
700 g mele golden delicius già pulite (350 g)
Per la mousseline al cioccolato:
400 g crema pasticcera (200 g)
250 g cioccolato fondente al 55% (125 g)
125 g burro morbido (65 g)
Per la crema pasticcera (secondo Montersino):
200 g latte intero
50 panna fresca
75 g tuorli
75 g zucchero
9 g amido di mais
9 g di amido di riso
1/4 stecca  bourbonvaniglia
per la finitura:
150 g (75 g) di gelatina di albicocca

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Per la crema pasticcera

(​Qui i suggerimenti dello chef Montersino)

Montate i tuorli con lo zucchero, aggiungete la bacca di vaniglia e infine l'amido di mais e di riso. 

Nel frattempo mettete a bollire, preferibilmente in un pentolino antiaderente, il latte con la panna. Raggiunto il bollore, unite al latte la montata di uova. Fate cuocere per 1 minuto circa, mescolando con una frusta.Fate raffreddare velocemente la crema in un bagnomaria di acqua e ghiaccio, oppure in freezer, dopo averla ricoperta con una pellicola.

Per la crema mousseline al cioccolato
Mettete la crema pasticciera nella planetaria montata con la frusta. Unite poco alla volta il burro ammorbidito. Quando è ben montato, incorporate il cioccolato fondente, che nel frattempo avrete fuso a bagnomaria e fatto intiepidire. Fate indurire il composto in frigorifero prima di utilizzarlo.

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Per la tortina

Montate il burro con lo zucchero a velo, la vaniglia, la farina di mandorle e il rum. Unite a filo le uova e, per ultimo, incorporate a mano la farina di farro setacciata. Distribuite il composto negli stampini precedentemente unti, circa 60 g di composto ciascuno. Guarnite in superficie con una rondella di mela spessa circa 0,5 cm. Le mie formine (da crostatina) sono larghe 10 cm circa e me ne sono venute 10, più 4 che ho cotto negli stampini da mini muffin.

Infornate a 180 °C per circa 20 minuti.

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Decorazione

A fine cottura lasciate raffreddare, lucidate con la gelatina e guarnite con la crema mousseline al cioccolato distribuita in superficie con un sac à poche munito di bocchetta rigata. Servite alla temperatura di 4 °C. (spolverizzando, se piace, con poco cacao in polvere)
Conservate le tortine in frigorifero per 3 giorni al massimo.

Buona giornata a tutti

Daniela

Allora rieccoci!!! In ritardo, in spaventoso ritardo sull'inizio del 2015: vi sentireste ugualmente di accettare auguri di buon anno? Se si, qui ce ne sono a profusione per tutti voi :-)!

E' stata una partenza molto intensa questa per la mia famiglia: molti piccoli piaceri familiari, che si sono rincorsi per 15 giorni e più, conditi da influenze, lavoro ripreso "a palla", shock dal mondo esterno e, per fortuna, soddisfazioni profonde da quello interno, a cercar di equilibrare la paura e il dolore per le follie alle quali siamo costretti ad assistere.

Ora è tempo di riprendere le nostre conversazioni però, di ricominciare a muoverci nel nostro piccolo mondo fatto di chiacchiere, ricette e bellezza.

Giusto per ricominciare parlando di bellezza, vorrei ricordarvi un'esposizione, senza dubbio una delle mie preferite, che, grazie all'affluenza straordinaria di pubblico, sarà prorogata fino al 15 febbraio 2015

F Casorati: studio per il meriggio

Si tratta di Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe, allestita nelle sale della Fondazione Ferrero ad Alba e di cui vi ho già parlato qui

A questa esposizione è collegata anche un'altra mostra molto interessante, quella in corso alla GAM di Torino, che presenta una selezione di disegni di Felice Casorati.

«Bambina dormente», 1927 

Organizzata nella Wunderkammer, è intitolata Felice Casorati. Il pensiero assorto. Anch’e quest'ultima è stata prorogata e rimarrà aperta fino al 15 febbraio 2015.

La bontà, invece, oggi ce la fornisce Luca Montersino: mercoledì vi proporrò un suo dolcetto, ma oggi vi presento solo, condita da alcuni consigli del pasticcere piemontese, la sua 

Crema pasticcera

Per iniziare il nostro anno insieme, Casorati (a Torino e ad Alba) per la bellezza e Montersino (la sua crema pasticcera) per la bontà!!!
ingredienti:
800 g latte intero
200 panna fresca
300 g tuorli
300 g zucchero
35 g amido di mais
35 g di amido di riso
1/2 stecca di vaniglia

Montate i tuorli con lo zucchero, aggiungete la polpa della vaniglia e infine l'amido di mais e di riso.

Nel frattempo mettete a bollire, preferibilmente in un pentolino antiaderente, il latte con la panna. Raggiunto il bollore, unite al latte la montata di uova.

Fate cuocere per 1 minuto circa, mescolando con una frusta.

Fate raffreddare velocemente la crema in un bagnomaria di acqua e ghiaccio, oppure in freezer, dopo averla ricoperta con una pellicola.

E ora i CONSIGLI e le SPIEGAZIONI DI Montersino in persona:

  1. Nella preparazione della crema pasticcera l’uso di composti grassi come la panna garantisce una maggiore cremosità.
  2. La quantità di tuorli può essere da un minimo di 150 g a 400 g ca. Dipende dalle vostre preferenze.
  3. La polpa della vaniglia non va mai inserita nel latte che deve arrivare ad ebollizione, altrimenti la pellicina di panna, che si formerà, ingloberà i grani di vaniglia e, al momento di montare, si formerebbero dei grumi, che impedirebbero la distribuzione uniforme dell'aroma. Per aromatizzare il latte, possiamo invece usare il baccello vuoto, che toglieremo all'ultimo momento e la polpa metterla invece nello zucchero.
  4. Un modo semplice, veloce e igienico per separare i tuorli dagli albumi, è sgusciare le uova in una terrina, per poi raccogliere il tuorlo con le mani. Più l'uovo è fresco, più è facile fare questa divisione ed è ancor più semplice se l'uovo e freddo di frigo.
  5. Al posto della farina, per fare la crema pasticciera, meglio usare amido di riso e amido di mais mescolati, perchè gelificano ad una temperatura più bassa rispetto alla normale farina 00 e poi aiutano a dare alla crema, rispettivamente, l'amido di riso cremosità e l'amido di mais, struttura.
  6. Nel preparare la crema, badate bene di montare i tuorli con lo zucchero accuratamente, prima di incorporarli al latte caldo; una volta versato nel latte in ebollizione, il composto d'uovo rimarrà in superficie senza toccare il fondo della pentola: senza girare il tutto, attendete che il latte riprenda bollore. Appena accade, dopo un paio di minuti scarsi, mescolare rapidamente con la frusta: la crema si addenserà immediatamente, senza attaccarsi, senza grumi e senza bruciare.
  7. Togliete dal fuoco subito, versatela in una terrina e mettete un pezzo di pellicola trasparente a contatto con la crema, per evitare che si formi la pellicina.

Usatela come preferite, è eccellente e di sicura riuscita.

Come la userò io? Ve lo racconterò mercoledì !!!

Buona giornata

Daniela

corona natale 

Allora, come è andata? Passato lo stress dei festeggiamenti per il Natale? Siete riusciti a sopravvivere alle interminabili cene di famiglia, a tutti i problemi organizzativi e logistici del caso? A tutto ciò, insomma, che spesso crea un po' di stress, impedendovi di godere appieno di questo meraviglioso momento sereno di riflessione e gioia? Direi che è l'unico giorno dell'anno in cui, se potessi, vorrei tornare indietro nel tempo... ma ha espresso questo pensiero, meglio di me, Erma Bombeck e così ve lo cito : Non esiste nulla di cosi' triste come lo svegliarsi la mattina di Natale e ricordarsi di non essere piu' un bambino... 

Per fortuna però la sensazione viene mitigata se hai, intorno a te, qualche bambino...

Bene, bando alle malinconie e ai ricordi felici :-) vi spiego il motivo del post di oggi. Volevo solo fare una capatina tra voi, interrompendo il riposo assoluto post natalizio :-), giusto per proporvi ancora una squisitezza da poter tranquillamente preparare per il vostro cenone di fine anno: è semplice, una parte si può preparare con largo anticipo, mentre l'altra non ha bisogno di cottura, ma solo di qualche ora in frigorifero, ed in aggiunta è buono.

In più, diciamolo pure, una volta portata in tavola fa la sua bella figura, elegante e delicatamente colorato.

Non vi rimane che provarlo, rispettando però i dettami più rigidi che riguardano queste preparazioni a crudo e che vi ricordo qui di seguito:

"Parassiti e batteri,  non sopportano il caldo e il freddo. Esiste una normativa europea (CE 853/2004) che obbliga i produttori e i negozianti a congelare tutto il pesce commercializzato (quindi anche il crudo) a -20 gradi per almeno 24 ore. […]”se la normativa viene rispettata non ci sono problemi - continua Bianchi [Elisabetta, tecnologa alimentare dell`associazione dei consumatori Altroconsumo ndr.]. Se vogliamo essere più tranquilli e non vogliamo rinunciare al nostro piatto preferito, però, possiamo congelare il pesce anche nel freezer di casa, dove deve rimanere per 3 giorni, per essere certi di aver eliminato ogni problema. Inoltre, per neutralizzare tutti i pericoli, "la cottura andrebbe fatta ad almeno 60-70 gradi, per 10 minuti." (da Il sole 24 ore salute) Se non siete più che sicuri del vostro fornitore, fatelo anche voi: congelate il vostro filetto prima di prepararlo".

 

Carpaccio di Branzino al pepe rosa con bavarese rosata

da CI novembre 2009

Carpaccio di Branzino al pepe rosa con bavarese rosata e BUON ANNO NUOVO!!!!!

E' un piatto vagamente retrò, forse un po' anni '80, e si adatta quindi allo stile della mostra, ma decisamente delizioso ed originale. Sono gli anni della Nouvelle cuisine, dove si comincia a puntare sulla qualità e ricercatezza degli ingredienti, più che sulla quantità e sulla cura nell'estetica, oltre che sulla bontà del piatto.

Il peperone non è propriamente di stagione, ma sotto Natale si trova di tutto perfino nei supermercati meno forniti. Qui, è stato utile principalmente per il suo colore e per la dolcezza che si sposa con il sapore un po' di pinolo del pesce, e regala una bella consistenza morbida al piatto

Ingredienti per 6

branzino 
800g
peperone rosso 
250g
panna fresca
200g
vino bianco secco
100g
gelatina in fogli 
15g
scalogno
1 grande
prezzemolo
2 cucchiaini
pepe rosa
2 cucchiai
zucchero
1 cucchiaio
olio evo
 
sale fino 
sale grosso
 
2 cucchiai
pepe nero in grani
1 cucchiaino

carpaccio di branzino 

Sfilettate e spinate il branzino: ponete i due filetti in una pirofila con la pelle verso il fondo e cospargeteli con 2 cucchiai di sale grosso, mescolati con uno di zucchero, sigillate con la pellicola e ponete in frigo a macerare per 4 o 5 ore.

Arrostite il peperone, poi mondatelo e pelatelo. In una casseruolina fate bollire il vino per un minuto con lo scalogno a rondelle e mezzo cucchiaino di pepe nero; fuori dal fuoco stemperatevi la gelatina, ammollata e strizzata, poi filtrate il tutto al colino fine.

Frullate il peperone con la riduzione di vino e scalogno e sale, ottenendo una salsa omogenea. Tenete da parte 10 cucchiaini di questa salsa e incorporate al resto la panna, non completamente montata. 

Unite alla salsa tenuta da parte due cucchiaini di prezzemolo tritato, versatene un cucchiaino in 6 stampini troncoconici del diametro di 5 cm e l'altezza di 5,5 cm (due bicchierini leggermente svasati vanno benissimo) e poneteli in frigo per 30 minuti per far rassodare leggermente la gelatina, poi riempiteli, ma non del tutto, con il composto di peperoni e panna e poneteli di nuovo in frigo per 30 minuti.

Completate ognuno con due cucchiaini di gelatina al prezzemolo e poneteli ancra in frigo per 4/5 ore.

La ricetta originale non spiega come trattare il branzino, ma io personalmente, l'ho "scrollato" e asciugato con della carta da cucina prima di tagliarlo.

Prima di servire il piatto, tagliate obliquamente i filetti di branzino in fettine sottili (carpaccio), distribuitele in 6 piatti conditele con poco pepe rosa sbriciolato e un filo d'olio.

Immergete rapidamente gli stampini in acqua calda e sformate le bavaresi nei piatti. 

Completate a piacere con un'insalatina e servite.

Piatto tres chic e delicato.

Chiudo il post, con i più classici auguri, da parte di Giorgia e mia, di un FELICISSIMO ANNO NUOVO, sperando, come sempre, che porti maggior serenità a tutti !

Daniela