Gli hamburgers di Martha per lo Starbooks di Ottobre!

panini per hamburger e hamburger
 
Quanti di voi possono dire di conoscere davvero la cucina statunitense? Al di fuori dei soliti stereotipi, intendo, che la fanno coincidere con l'hamburger, i pancakes, la salsa barbecue e i macaroni&cheese, intendo: quanti siete?
Io, mi tiro fuori, purtroppo: perchè se mai c'è un ignorante in materia, l'avete virtualmente di fronte.
Colpa di una taglia 42 difesa con le unghie e con i denti al tempo della mia permanenza oltreoceano, che mi aveva vista cibarmi praticamente solo di caffè americano e di colazioni da Tiffany, prima;  e di una serie di agghiaccianti ricette portate in dote dal marito, postumi della sua lunga formazione targata U.S.A., che son roba da concorrenza sleale al piccolo chimico: in mezzo metteteci un po' di sano snobismo britannico ed ecco spiegati i motivi per cui, ad oggi, la cucina statunitense non ha mai suscitato il mio interesse. 
C'è voluta la profonda cultura gastronomica di un'amica, quest'estate, a farmi cambiare idea: e ciò è avvenuto a suon di ricette insospettabili, per complessità, radicamento col territorio e- udite udite- scarsità di grassi e di calorie, che lei ha raccolto in una sorta di Coast to Coast gastronomico, bussando alle porte giuste, che non son mai quelle dei ristoranti di grido, quanto piuttosto quelle delle case private, meglio ancora se delle nonne o delle prozie. Ne è venuto fuori un quadro complesso e interessentantissimo, del tutto controtendenza rispetto alle opinioni comuni, alla luce del quale la cucina statunitense acquista un fascino altrimenti impensabile. Il che, a pensarci bene, è ragionevole: mutatis mutandis, pensate alla varietà delle nostre cucine regionali e provate ad applicarla al panorama del Nord America ed ecco che la concezione di una cucina fatta di pochi piatti trasversali inizia a vacillare. Se poi si riflette sulle differenze del territorio, della storia e delle culture delle varie etnie che diedero vita al popolo statunitense, le nostre credenze in materia son destinate a crollare miseramente. 
Va da sè che dalla scorsa estate ad oggi non abbia avuto un nanosecondo per tornare sull'argomento in modo serio: ma il desiderio di riuscire ad approfondirlo, prima o poi, c'è sempre stato. E lo è ancora di più in questo mese, con uno Starbook che, pur essendo estremamente divulgativo, dà però una mappatura esauriente di tutti i principali piatti della tradizione gastronomica targata U.S.A. 
Aspettatevi un librone, intanto: son più di 400 pagine, con quasi 400 ricette, prevalentemente "classici" o comunque mai rivisitate in chiave personale: la Stewart è compilatrice, ancor prima che chef creativa, il che, a mio parere, costituisce un punto a suo favore. Nessun volo pindarico, quindi- ma neppure nessuna ricetta della nonna: la direzione scelta è chiara e precisa e non lasca spazio a nessuna variazione sul tema, neanche se le autrici sono vecchiette con la crocchia bianca, che vivono in una fattoria e fanno raffreddare le torte di mele sul davanzale. Punto a sfavore, sia chiaro- e palla al centro. 
La suddivisione del materiale segue un criterio geografico. Si parte con un capitolo dedicato alle ricette trasversali, comuni a tutti gli Stati (dai pancakes ai cookies, dal tacchino ai macaroni and cheese) e poi si procede per grandi aree geografiche: il nord- est, il sud, il mid-west, il sud ovest e l'ovest, chiiudendo il cerchio con le ricette di base ed intervallando ogni capitolo con schede dedicate ai prodotti tipici delle varie zone incontrate, come i mirtilli rossi, l'okra, il mais,i black eyed beans e via dicendo. Ottima cosa, specie per una come me, per la quale gli Stati Uniti sono un rettangolo compreso fra l'Alaska, la California, la Florida e il Maine (e di quest'ultimo qui, non ne son neanche troppo sicura) e quello che c'è in mezzo è un guazzabuglio di cose da vedere e da mangiare. Meno ottima, però, quando si tratta di recuperare i piatti della tradizione: per dire, se voleste organizzare un pranzo per il Thanksginving, non sapreste come fare, senza un'idea preliminare. E lo stesso vale per il Natale, per Halloween e per tutte le altre feste comandate. 
Questo perchè la matrice più tipicamente culturale non abita qui. E non fatevi ingannare dai brevi trafiletti a lato di ogni ricetta, che dovrebbero spiegare le origini dei singoli piatti, ma in realtà suonano come tanti slogan propagandistici, di quelli che cominciano con "ecco a voi" e finiscono con "un bell'applauso". 
Martha's American Food è solo un libro di ricette: nè più, nè meno di quelle. Anche le foto, so tutt'altro che "artistiche", nel senso stretto del termine. Sono belle foto di quello che si propone, in cui è il risultato finale che campeggia in primo piano, e non la brocca sbeccata della bisnonna o lo spartito ingiallito sul leggio del pianoforte. 
E' un demerito, questo?
Assolutamente no. Lo sarebbe, se le ricette non riuscissero. Ma siccome riescono tutte, e pure al primo colpo, senza dover ricorrere a preparati in busta, a semi lavorati, a salse pronte, ecco che questa fisionomia così volutamente sbiadita, in partenza, assume via via i contorni ben definiti di un ricettario affidabile, fedele interprete di una tradizione, di cui consegna le chiavi a chi vorrà avventurarsi su queste strade. 
Noi lo abbiamo fatto anche questa volta, con questi risultati

Ale Only Kitchen: New England Clam Chowder e Frittelline di mais e cipolle
Andante con gusto: Buttermilk fried Chicken
Araba Felice: Coconut Cake
Arricciaspiccia: Indian Pudding
La Gaia Celiaca: Caramel Corn Ice Cream
Le Chat Egoiste: Oatmeal Raisin Cookies
Vissi d'arte e di cucina: Torta di ananas rovesciata
L'Apple Pie di Mary Pie: Tamale Pie
Menuturistico: Hamburgers

ciao 
ale
 
Hamburger
da Martha Stewart, Martha's American Food
 
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 Ingredienti per 6 panini :
560 gr di reale di manzo macinata 
560 gr di controfiletto macinato 
olio vegetale (dal sapore più neutro possibile, per ungere la griglia e condire) 
sale grosso e pepe macinato di fresco 
6 fettine sottili di formaggio (la ricetta originale prevede lo Sharp Cheddar. Si può sostituire o con l'Edam Olandese o con l'Emmenthaler oppure con il Bitto). 
6 panini per hamburger, tagliati in due 1 cipolla bianca, tagliata a fette di circa mezzo cm l'una 
1/4 di cup (60 ml) di whole grain mustard (è quella che noi chiamiamo Senape all'antica, quella con i semini) 
6 foglie di Boston lettuce (più o meno, è la nostra lattuga) 
1 pomodoro 
1/4 cup di senape (60 ml)
panini per hamburger e hamburger2
 
Mescolate delicatamente i due tipi di carne tritata, formate 6 polpette piatte dello spessore di 2 cm e 1/2 e mettete in frigo per mezz'ora.
Scaldare il grill a calore medio. Se usate un barbecue a carbone, è pronto quando potete tenere la mano sopra, a una distanza di 10 cm, per 3-4 secondi. Quando il barbecue è pronto, spennellate la griglia con l'olio; cospargete abbondantemente di sale e pepe entrambi i lati delle polpette e fatele cuocere, girandole una sola volta, circa 5 minuti per parte, per una cottura al sangue (Naturalmente se non avete il grill, potrete usare una padella antiaderente . n.d.r.).
Mettete sopra ad ogni hamburger una fetta di formaggio negli ultimi 30 secondi di cottura. Trasferire la carne in un piatto. Nel frattempo, grigliate i panini, con le parti tagliate rivolte verso il basso, per circa mezzo minuto, fino a quando sono leggermente tostati. 
Condite leggermente le fette di cipolla con l'olio e scuotetele, perchè si ricoprano bene. Aggiustate di sale e pepe. Grigliatele, girandole una sola volta, per 2 minuti circa. 
Mescolate i due tipi di senape in una piccola terrina (ovviamente le quantità sia della senape che delle cipolle e di ogni altro ingrediente può variare a seconda dei vostri gusti o preferenze. n.d.r.):   spalmatene un sesto della quantità ottenuta su ogni panino. Disponete poi a strati su metà dei panini la lattuga, le polpette, il pomodoro e la cipolla. 
Chiudete con l'altra metà e servite.
 Nota di Martha : "La ricetta dell'hamburger potrebbe sembrare non particolarmente irresistibile: dopo tutto, i consumi alimentari dei supermercati mostrano che la gente, da costa a costa, si limita a comprare polpette preconfezionate e a lasciarle così come sono. Ma negli anni, dopo aver preparato e grigliato innumerevoli hamburger per il Mertha Stewart Living, ho imparato molto di più che una o due cose per migliorare il livello medio. E anche molti chef hanno accettato la sfida di preparare l'hamburger perfetto, e io ho avuto modo di assaggiare molti dei loro tentativi, in ogni parte del Paese. Nella sola NY City,ho apprezzato i deliziosi hamburger di Daniel Bouloud, allo shake Snack e del venerabile :-) Peter Luger a Brookliyn, dove lo preparano solo per pranzo. In tutte queste esperienze gastronomiche ho imparato quanto sia irrilevante sapere chi e dove abbia inventato l'hamburger: quello che conta è solo l'hamburger " 
Buona giornata a tutti
 
Dani 
 
 Ps. La ricetta per i panini originale di Martha la troverete qui, ma lunedì ve ne presenterò un'altra davvero eccellente!

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Daniela 10/19/2012 21:17

perbacco me me ero scordata! Invidia a metà allora :-)

Daniela 10/19/2012 21:01

http://www.dianasdesserts.com/index.cfm/fuseaction/tools.measures/Measures.cfm eccovi accontentate!!!!
Baci ragazze ad entrambe!

Daniela 10/19/2012 20:58

Si li ho fatti io e la ricetta la metterò lunedì! Trovo che tu abbia ragione : ben preparati e leggeri negli ingredienti sono davvero una goduria ottima!
Baci anche a te

Cuoca Gaia 10/19/2012 09:13

Io son da sempre un bastian contrario e quindi quando tutti mi dicevano che in America si mangiano solo patatine e Coca Cola, ho deciso che dovevo dimostrare il contrario. E ho scoperto un sacco di ricette buonissime, certo, diverse dal nostro concetto di cucina ma in fondo che male c'è?
Da diverso tempo io e il mio ragazzo ci facciamo delle scorpacciate di hamburger casalinghi, complice i pochi soldi che abbiamo in tasca, che non ci consentono di fare grandi uscite. Devo dire che sono buonissimi e oltretutto si possono personalizzare secondo i propri gusti. A noi nella carne piace aggiungere un po' di aglio in polvere o in pasta, sale, pepe e paprika.
I panini li hai fatti tu? Hai già messo la ricetta? baci

Alessandra Gennaro 10/19/2012 07:07

6 mesi a NY, per lavoro. Più altre puntate, qua e là, negli anni.
potete pure scatenare l'invidia :-)))

cristina b. 10/18/2012 23:11

daniiiiii help!!! a me serve quel sito!!!!!
i tuoi hamburger sono sublimi e il collage delle foto mi piace tantissimo :)))

Silvia M. 10/18/2012 23:02

Anna, forse si, non ricordo bene. Nel mio primo viaggio ho dormito in 19 alberghi diversi in 23 giorni. Puoi immaginare che ricordo solo i posti o molto belli o molto brutti...
Per darti un idea di Gallarate, ha 50000 abitanti circa è in provincia di Varese e la chiamavano la città delle 100 ciminiere. Ah dimenticavo tanta tanta nebbia...
Daniela apprezzeri il link grazie...

Daniela 10/18/2012 21:34

Hai un nick troppo carino "Cannella impazzita"! grazie a te e buona serata

Daniela 10/18/2012 21:30

Valentina grazie da parte di entrambe!

Daniela 10/18/2012 21:29

Bene... sono contenta di aver suscitato la tua curiosità :-)))) Un super abbraccio

Daniela 10/18/2012 21:26

Ma se siamo delle creature a dir poco meravigliose!!! :-))))) Certo che mangerai cose solo cose targate MT... cosi l'omonima sarà serena perchè tu sfogherai la tua parte più inquietante con noi ;-D, nella critica estrema!
Baci gigantesca

Daniela 10/18/2012 21:23

Silvia anche io apprezzo oltremisura l'asse new jersey-gallarate-parigi!!!
se vuoi i suggerisco un sito eccellente per le conversioni... :-)
Abbraccio super
Dani

Cannella Impazzita 10/18/2012 20:01

Grazie per questa attentissima analisi, e per la ricetta:-) Corro a comprare il libro, io, da amante della cucina americana (soprattutto dolciaria) quale sono, ahimè!

Valentina 10/18/2012 19:31

Mi piace molto la tua analisi: lucida e pragmatica. Le ricette di Martha riescono. Sempre. Questo è ciò che conta. Questi panini sono splendidi, altro che junk food :)

Anna--USA 10/18/2012 18:53

Sivia, il tuo commento sul New Jersey mi ha fatto ridere di cuore. Non sono mai stata a Gallarate--nemmeno a Parigi veramente, ma sospetto che tu sia stata nella citta' chiamata Elizabeth, NJ?

Daniela 10/18/2012 16:19

Anche io ne ho congelati 3 o 4 ... non so quanto dureranno prima che qualcuno senta l'esigenza assoluta di mangiarne uno!!!!!!

Daniela 10/18/2012 16:18

grazie ragazza!!!!! abbraccio ricambiato con gli interessi!

Daniela 10/18/2012 16:16

Roberta anche il tuo librone sarebbe di grande utilità, con la mia passione per la storia dei piatti! Siamo davvero contente, comunque, di aver soddisfatto la tua passione e aver appoggiato le tue tesi :-))
A presto

Stefania Orlando 10/18/2012 14:36

Infatti la cucina americana non è solo quella spazzatura che ci vogliono far credere i suoi detrattori...e aspetto anche io i tuoi panini ;-)

Gambetto 10/18/2012 14:00

Sino a quando non sono arrivato ai commenti..ero certo di essere affetto da disambiguazione autorale che lentamente bruciava le poche sinapsi ancora attive...
Sono certo che a scrivere è la Ale...ma qui dice Daniela...stanno giocando alle gemello o mi sono solo giocato la lucidità per sempre?!...
Poi finalmente l'epilogo che mi ha riappacificato con le mie incartapecorite capacità mentali, talmente sfinite che non hanno la forza di poter dire niente contro la Martha! :P ahahahhha
Insomma bontà indotta e non naturale...e non da meno un hamburgher lo mangerei volentieri adesso ma non della Stewart, solo se è targato MT!! :DDDDD
PS
Ve possino ad entrambe! :P

Daniela 10/18/2012 12:33

Ciao Ema! No, ni, no, frena l'invidia ;-), niente vita a stelle e strisce per me e , per quanto ne so, neppure per Ale.... Per lei qualche parentesi inglese però :-))! Grazie comunque per i complimenti per le foto... sono molto sensibile in materia!!! :-)))
Bacione anche a te

Daniela 10/18/2012 11:39

:-))) mi è piaciuta la tua idea del mai "fatto se fossimo stati qui". :-) Grazie del tuo apprezzamento, Anna e buona giornata!

Daniela 10/18/2012 11:37

Hai perfettamente ragione : senza eccessi è leggero e saporito...

Daniela 10/18/2012 11:36

... e dei loro figli , Franci! :-))))

Daniela 10/18/2012 11:35

;-))))))) Ti confesso che per essere più rapida io li ho cotti direttamente, quindi si vede che il mio animo è molto vicino a Gualtiero, anche se la sua interpretazione dell'hamburger per una nota catena di fast food non mi ha affascinato molto per la verità :-))!

Daniela 10/18/2012 11:32

ahahahah Loredana, abbiamo ampliato i tuoi orizzonti polpettici allora! Scherzi a parte fatto così è di una leggerezza e di un gusto che conquista... Direi anche eccellente per invitare a mangiare la carne anche da parte dei più riottosi, dal momento che il tipo e la qualità della carne la scegli tu ... :-)
Ciao e buona giornata

Silvia M. 10/18/2012 09:50

Non posso dire di conoscere la cultura gastronomica USA, ma ho fatto almeno 2 viaggi di lavoro di 20 giorni all'anno negli USA per 10 anni. Ci ho fatto il secondo viaggio di nozze e altre 2 vacanze. Ho sempre mangiato BENISSIMO. Anche nelle zone industriali del New Jersey, che in confronto Gallarate sembra Parigi. Ho mangiato in bettole, ottimi ristoranti, a casa di mamme di colleghe.Sempre molto bene. Ho avuto un intenso scambio di email con una collega di Norfolk (VA)la prima parte della mail era di lavoro. Il Post Scriptum una ricetta. Devo perà confessare che non ho mai fatto un dolce americano perchè le misure mi irritano. Amo visceralmente il sistema metrico decimale odio piedi, yarde, once e galloni. Comprerò questo libro e sfogliandolo con la tabella di conversione alla mano cambierò i pesi.

Ale only kitchen 10/18/2012 09:00

Che bello questo post a quattro mani... ;-)
Con il libro di Martha mi si sta aprendo un mondo sulla cucina american, che conosco poco. Gli hamburger sono un must in casa mia, pane compreso... E' tutta un'altra storia prepararseli in casa... Quando preparo i panini, ne congelo sempre un pò perchè si conservano benissimo, e sono curiosa di vedre la ricetta di lunedì :-)))

laroby 10/17/2012 22:51

leggere post come questi ,precisi, attenti, esaustivi è una delizia. guardare le foto di questi hamburger fantastici poi....è una goduria!!! complimenti, come sempre! un grande abbraccio

roberta 10/17/2012 22:03

Io posso alzarla la mano!! Anzi, le alzo tutte e due!! Ho girato gli USA in largo in lungo, molto spesso ospite di amici o parenti e quindi ho avuto modo di gustare la cucina casalinga. Di ritorno dal primo viaggio, mi sono ritrovata piu' di una volta a difendere gli americani da pregiudizi e stereotipi che, molto spesso, riguardano anche la loro cucina, poi mi sono stufata...Mia cognata, conoscendo la mia passione per il cibo americano, mi regalo' qualcosa come 12 anni fa, un librone dal titolo "Stati Uniti una scoperta gastronomica" 512 pagine. Anche questo suddiviso per aree geografiche, ma lascia molto spazio alla storia di come certi piatti siano diventati tipici di una zona specifica, ai prodotti locali, alle tradizioni, mentre di ricette ce ne sono poche, solo le piu' rappresentative. Gli home-made hamburgers sono un must a casa nostra, insieme ai pancakes, ai brakfasts e alle cene a base di polpettone e mashed potatoes ... Ok, la faccio finita...Mi limito a rinnovarvi il mio grazie per lo Starbooks di questo mese.